Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...

mercoledì 24 aprile 2013

La battaglia del Brennero



 
Alcuni eroici compatrioti sul fronte alpino

La situazione attuale è che 3 passi sono presidiati dalle forze papali e ben fortificati (Gr. San Bernardo, Maloja e Dobbiaco), mentre un paio sono abbandonati (San Lucio e Santa Maria) e il Brennero è recentemente caduto in mano alle truppe d'assalto del IV Reich.
Il gruppo pensa bene, quindi, di stanziare in maniera abbastanza equilibrata le truppe a disposizione nei passi, poi vengono inviati contingenti militari per il recupero dei due forti abbandonati e i nostri decidono in prima persona di curare la preparazione della battaglia per riprendere il forte sul passo del Brennero.
I nostri ci si recano con la divisione egizia governata dal temuto Petrosis, oltre a milizia papale, frati ospedalieri e interpreti, Excubitores, alcune bande di Cacciatori di Morti e gruppi di Templari e Inquisitori, per un totale di circa 3mila unità.
Si sa poco di come siano organizzate all'interno del forte le truppe tedesche.. i pochi superstiti del precedente attacco raccontano di milizie della Wehrmacht, Ufficiali delle SS.. ma anche di strane creature volanti, somiglianti a sorta di uomini falena.. oltre  a truppe in divisa tedesca ma costituite da Morti.. un pericolo ed un rischio in più, sicuramente.
Inoltre, grazie ai generosi poteri divinatori che la santa spada di Galgano sviluppa nelle mani di Fratello Michele e Fratello Benigno, seppur in modi diversi, i nostri riescono a percepire altri dettagli sugli occupanti del Brennero.. e quindi i nostri cadono preda di visioni malevole.. Morti.. aberrazioni genetiche... cani a due teste.. e quant'altro.
Consci del fatto che espugnare quel fortino del terrore non sarà certo una passeggiata, il gruppo marcia sul Brennero con convinzione; per prima cosa vengono inviati, come carne da macello, diverse centinaia di fucilieri egizi.. quindi gli italici piazzano alcune postazioni d'artiglieria ed iniziano un bombardamento a tappeto del forte tedesco..
Ma i germanici, seppur colti forse di sorpresa, non tardano ad effettuare la controffensiva: truppe della Wermacht costituite da sodati Morti fuoriescono dal forte e iniziano a falcidiare i fucilieri egizi..
Poi la battaglia infuria a tutto campo.. l'esito sembra incerto.. e alla fine anche i nostri scendono in battaglia..
vengono affrontati e battuti a fatica SS, soldati, un feroce Kerberus (Dobermann a due teste, partoriti dai funesti laboratori del Reich..) che per poco non faceva passare a miglior vita il povero malcapitato Padre Bastiano.. e una grottesca e temibile creatura somigliante ad un ragno con zampe formate da membra umane.. gambe.. braccia armate di lunghi coltelli.. un orrore letale.. a stento abbattuto dagli spadoni templari di Benigno e Michele.
La battaglia del Brennero infuria dunque su tutto il passo.. ma quale sarà il suo funesto verdetto..?


Il temibile Generale Petrosis, egizio alleato italico


Una mitragliatrice italica falcidia le truppe germaniche sul Brennero


mercoledì 17 aprile 2013

Il Male non muore mai

...l'oscuro altarino...

Una blasfemia dopo l’altra e il gruppo si ritrova di fronte una densa oscurità.. di fronte.. e poco dopo ci si accorge che è anche sul retro.. dopo un breve conciliabolo e molte reticenze, dubbi, forse per mascherare una malcelata paura di affrontare quell’ulteriore prova, si decide di entrarvi.. dapprima il solo Fratello Michele.. poi gli altri.. e quivi accade l’imponderabile.. ognuno si ritrova solo.. nudo.. incamiciato.. con il cartellino al polso.. in attesa di entrare in sala operatoria.. una porta.. una fioca luce.. uno studio.. un altare.. candele.. una croce.. un libro.. di certo non un testo sacro.. ognuno ha esperienze e versioni differenti di quest’incubo reale.. qualcuno riconosce nel libro le blasfeme parole teutoniche de “Il Misterioso”, oscuro tomo sulla pratica blasfema dell’ipnotismo ed altre eretiche amenità ..
Poi ognuno fa il suo ingresso nella sala operatoria, dove ad attenderli vi è il “medico”.. il "primario".. il "rettore".. il fulcro di tutta questa malevola entità che presiede questo luogo malsano.. medico e infermieri operano un malcapitato paziente inesistente.. lobotomie.. poi tutto si fonde e si crea un turbinio di malvagità.. facce dai lineamenti distorti e disumani.. mani nere.. una voce nelle menti comunica in latino.. per sancire un funesto patto.. che forse qualcuno accetta.. mentre qualcun’altro, forse, lo rifiuta.. fatto sta che ci si trova dinnanzi anche la sacra spada di Galgano.. ognuno alla fine la brandisce, per un motivo o per l’altro.. ognuno si plasma al potere della santa reliquia in maniera differente.. poi qualcuno (o forse ognuno..) si trova nella difficile situazione di dover in qualche modo fronteggiare il male che si trova davanti.. colpi di spada.. dolore nella mente.. mente ormai sull’orlo della follia..ed alla fine per ognuno cala il buio..
Ci si ritrova quindi tutti fuori dall’ospedale.. vivi.. con la santa spada giacente in terra.. del povero Goffredo Usteboge però più nessuna traccia.. probabilmente anche lui avrà affrontato quel male puro.. ed avrà fatto una scelta.. probabilmente..
In ogni caso ormai questo è l’ultimo dei problemi.. il male palesemente è ancora fortemente presente in quell’oscuro e temuto edificio ospedaliero.. forse dovuto alle vetuste pratiche ritualistico – blasfeme perpetrate da qualche primario troppo sicuro di se.. o forse chissà..
I nostri però pensano bene di tornare indietro a Siena.. spiegare l’accaduto alle autorità ecclesiastiche locali e poi fare rotta verso Roma, alla corte papale.
Quivi si ritrova il Consiglio nuovamente riunito.. il Papa ascolta attentamente il resoconto dell’accaduto ed è lo stesso Sommo Inquisitore Santarosa che si incarica di inviare una squadra scelta di suoi inquisitori e padri esorcisti presso l’oscuro Ospedale di Casciano..
Poi si torna a parlare della guerra, della germanica minaccia imminente..
E’ tornato inoltre nell’Imperium anche Fratello Benigno “Brassi, l’egiziano” con notizie più che buone: il divino e faraonico amico Ramesse III si è infatti apertamente schierato con il Papa e sta provvedendo ad inviare sul suolo italico due ingenti battaglioni del suo esercito, formati da alcune migliaia di uomini, un centinaio di feroci Morti e due dei suoi migliori generali, fra i quali spicca il mummificato e potentissimo Petrosis.
Il Papa dal canto suo è ben contento di questa "santa" alleanza, anche in virtù del fatto che il venerabile faraone si è anche impegnato ad aiutare sul campo la liberazione di Gerusalemme, culla del cattolicesimo..
Ovviamente alcuni nel Consiglio pongono anche dubbi.. infatti Frate Agonia pensa quale impatto negativo potrebbe avere per gli uomini italiani vedersi affiancati da Morti egizi.. la questione della famigerata Bolla Papale della Captivitas Intellecti e tutto ciò che ne consegue.. ed è per questo che le truppe egizie per ora verranno stanziate in luoghi isolati ai margini del fronte alpino, pronti all’azione, ma lontano il più possibile dagli italici occhi indiscreti..
Ma vengono discusse ed affrontate tutta una serie di altre problematiche tecnico tattiche sui forti alpini del fronte.. il Gran San Bernardo, il San Lucio,  il Maloja, il Giogo di Santa Maria, il Brennero e la Sella di Dobbiaco.. alcuni dei quali non sono nemmeno presidiati.. poco più che ruderi in stato di abbandono siti in zone non sicure e nemmeno bonificate dai Morti.. quindi il primo dilemma sarà mettere in sicurezza e poi rafforzare e fortificare i vari rifugi sui passi.. e poi si discute sulle fasi di comunicazione.. sulla disposizione delle truppe e sull’arruolamento forzato delle stesse.. e altre cose del genere.. ed i nostri, ovviamente, dovranno essere nel vivo dell’azione, a presidiare uno o più forti alpini, quando arriveranno i primi invasori germanici, vivi o morti che siano..
Militari italici verso il fronte...


 

mercoledì 10 aprile 2013

Lobotomie

La fotografia trovata presso un ufficio dell'ospedale


Per prima cosa Fratello Michele tenta di uscire dal portone d’ingresso dell’ospedale, da dove sono entrati, trovandolo chiuso.. poi Fra Fausto guarda fuori da una finestra, nell’oscurità.. e con un certo disagio si accorge che dove dovrebbe trovarsi il piazzale adiacente all’ingresso è invece presente un ulteriore corpo di fabbrica dell’ospedale, confondendo oltremodo tutta la grottesca e paradossale situazione..
Con l’obiettivo di capire qualcosa di più del luogo ove ora si trovano, i nostri si dirigono alla cerca di una stanza che possa dare l’idea di essere stata una sorta di ufficio amministrativo dell’ospedale.. e dopo alcuni minuti i nostri, fortunosamente, vi si ritrovano.
Quivi possono scrutare molteplici cartelle di pazienti, libri di medicina e parecchie foto appese alle pareti.. foto che ritraggono medici in fasi operatorie.. esaminandole attentamente, Padre Bastiano e Fra Fausto azzardano che potrebbero essere interventi finalizzati alla drastica pratica della lobotomizzazione su alcuni malati..
Continuando, con un filo sempre crescente di tensione, quella buia esplorazione, il gruppo intravede davanti a se il passaggio di una figura vestita con un camice da ospedale, che transita da una porta all’altra, camminando lentamente..
I nostri si armano di coraggio e non solo e varcano quella porta: intravedono una figura inginocchiata a terra e tremante.. avvicinandosi e illuminandolo meglio scorgono in lui i connotati di frate Goffredo Usteboge.. ma nulla ricorda la fierezza e la pericolosità dell’ex inquisitore.. egli ora porta evidenti sulle tempie i segni insanguinati di una recente lobotomia.. lo sguardo vacuo.. solo un mormorio sconnesso dalle sue labbra.. irriconoscibile..
I nostri decidono di ammanettare il malcapitato e portarlo con loro; ma a questo punto Fra Fausto avverte con il suo sesto senso un pericolo malevolo presente nella porta di fronte..
Fratello Michele apre la porta.. si intravede, in un angolo della stanza, la figura di una donna, singhiozzante, camice da paziente, voltata di spalle.
Michele, con cautela, si avvicina a qualche metro da lei e la chiama.. ella si volta, mostrando una faccia a metà fra un presagio di morte, di sofferenza e di follia.. poi fissa il templare.. ed infine emette un urlo stridulo e deformando innaturalmente i lineamenti del volto balza all’attacco; tutti sono coinvolti nello scontro, difficoltoso.. perché questa diabolica entità morde, stritola, urla e infligge puro dolore con il suo tocco, oltre a causare orrore e paura con la sua voce innaturale..
Ma dopo un po’ il gruppo riesce a martoriare irrimediabilmente la paziente.. e a salvarsi la pelle.
Si prosegue quindi con l’esplorazione dell’ospedale, ormai certi che il peggio debba ancora arrivare.
Fausto è scosso nuovamente esente il male dietro una porta alla sinistra del corridoio che si sta percorrendo.. qui Michele entra e vede che vi sono due grandi vasche da bagno in disuso.. poi un attimo di buio, le torce non illuminano più.. Fausto cade.. causa la sua eccessiva tensione occulta ed emotiva.. e quando Padre Bastiano riaccende la torcia e riesce ad illuminare nuovamente la stanza ci si accorge che Usteboge non è più presente e che le due vasche ora appaiono orribilmente colme di un rosso liquido che sembra proprio sangue.. un incubo.. al che Michele accende l’Expiator e trafigge ripetutamente le vasche e il loro carnoso e misterioso contenuto.. forse dei corpi.. o forse, chissà..
In ogni caso, lasciata anche quella funestissima stanza il gruppo percorre un interminabile corridoio.. qui si manifesta nuovamente l’orrore: gigantesche e nere mani fuoriescono all’improvviso da pareti, pavimento e soffitto e si accingono a stritolare il malcapitato di turno, Fratello Romualdo.
Il Templare Michele questa volta indietreggia colto dal panico, Padre Bastiano si accinge a colpire ripetutamente le mani e il Gesuita Fausto mira e spara con il suo vetusto Bodeo, con risultati alterni.. mentre Romualdo urla di dolore ad ogni stretta delle malevole mani..
Per fortuna Bastiano non fallisce i suoi attacchi e alla fine il templare è libero, seppur stremato nel fisico.. e con l’armatura a ormai quasi a brandelli..
Proseguendo, sempre con l’intento di recuperare la sacra spada di Galgano, i nostri scorgono a terra una chiazza di sangue con quella che sembra una lingua umana tagliata di fresco.. Fausto avverte il male nelle vicinanze.. e Michele, spalancando una alla volta le limitrofe porte, viene attaccato da un uomo, senza lingua, con il volto deformato malevolmente.. ennesima manifestazione del male..
Ennesimo duro scontro.. ed ennesima sofferta vittoria.
Dopo qualche altro minuto di percorrenza una densa nebbia si manifesta in fondo al corridoio in fronte ai nostri: Fausto sente che oltre quella nebbia Usteboge è presente.. ma in fin di vita e molto sofferente.. quindi ci si getta a capofitto nell’oscurità.. dopo la nebbia si trova una porta, oltre la quale una grande stanza con una mezza dozzina di grosse catene fissate alle pareti.. ad una di queste è legato per il collo Usteboge.. ma egli è in fase di soffocamento.. e ad almeno 2 metri di altezza.. sollevato da una malvagia forza paranormale ed invisibile..
Il gruppo tenta di liberarlo e spezza la catena, riuscendoci.. ma quando Michele, da ultimo, si accinge ad uscire dalla stanza, il male anima le catene e ad una ad una si fanno sotto e attaccano i nostri, tentando si bloccarli, soffocarli e stritolarli.. ma per fortuna le possenti armi a motore e le lame riescono ad avere ragione anche di queste ferrose e diaboliche insidie…



Una delle "pazienti" incontrate

mercoledì 3 aprile 2013

"B E N V E N U T I"


La rotonda di Montisiepi



Mentre viene deliberato dal Santo Padre che sarà Fratello Benigno a tornare in terra d’Egitto per la seconda, delicata, ambasceria, onde rimediare in maniera tangibile la sbandierata amicizia del divino sovrano del Cairo per fronteggiare l’emergenza dell’imminente attacco germanico, rientra in gruppo Fra Fausto da Firenze, di ritorno dal capoluogo toscano, appunto.
Il gruppo, così rimpastato, deve quindi prodigarsi nel recupero della santa reliquia agognata sia da Sua Santità sia dal Gran Maestro Renato da Chianciano, sempre nell’ottica di avere per le mani un potente oggetto sacro contro la minaccia procurata dalla bellicosità del IV Reich.
Si parte quindi, via treno, per Siena e da lì si rimedia facilmente un carretto e due cavalli per viaggiare in direzione del complesso di San Galgano; il gruppo in città si informa presso i rispettivi ordini e viene tragicamente a conoscenza che pare sia stato nuovamente avvistato aggirarsi nelle campagne limitrofe il malevolo ed eretico Frate Goffredo Usteboge… sicuramente un problema in più..
Ma si parte.. ed il cocchiere di turno, ossia Fratello Michele da Bracciano, si dimostra alquanto maldestro ed in prossimità di un ponticello sul torrente Rosia il carretto si ribalta tragicamente.. causando danni sparsi ai passeggeri e rompendo definitivamente una delle ruote posteriori, rendendosi quindi inutilizzabile.
I nostri, sfiduciati, per forza di cose proseguono lentamente a piedi e con i due cavalli.. e dopo aver fronteggiato alcuni Morti Simplex senza troppa difficoltà, ma col timore che in campo aperto il pericolo sia comunque elevatissimo, si dirigono, per fronteggiare l’imminente nottata, verso uno dei vicini poderi abbandonati.. ma segnato con la consueta e beneaugurante croce bianca, simbolo templare di luogo sicuro.
L’indomani il gruppo marcia sul vicino paesino di Frosini, per rifocillarsi, rimediare un ulteriore carretto e scambiare 4 chiacchere con l’Excubitores di guardia e con il locale Parroco: tutti qui sono ancora scossi dal recente funesto passaggio di Padre Usteboge del giorno precedente.. l’eretico ha predicato e insultato la Chiesa romana e le autorità ecclesiastiche, come suo solito.. e poi ha ucciso col suo Requiem motorizzato uno dei due Excubitore come esempio per tutti i popolani, impauriti da quella figura terribile… infine pare essersi diretto verso Sud.
I nostri, meditando vendetta e giustizia contro quel losco figuro blasfemo, ripartono in direzione San Galgano.. Fra Fausto, con le sue ferventi preghiere mistiche, riesce a percepire che Usteboge probabilmente è anch’egli diretto a San Galgano.. forse per bramosia della santa spada.
Si giunge quindi in prossimità della Rotonda di Montisiepi, sede della reliquia: ma la triste realtà è che la roccia della spada è vuota e rovinata.. tutta la cappella è devastata e dissacrata.. eccezion fatta per l’affresco del Santo Galgano.. è più che probabile che il maledetto Usteboge abbia preceduto il gruppo e si sia impossessato della santa arma, dunque..
I nostri, ormai beffati, ripiegano quindi facendo rotta verso il vicino paesino di Monticiano, per passare la notte al sicuro: qui vengono tragicamente al corrente che l’eretico frate è stato in paese e ha lasciato il segno.. uccidendo anche qui un Excubitores.. ma questa volta brandendo una vecchia spada rugginosa (probabilmente quella del Santo Galgano…) dalla quale, alle invocazioni del frate, sono scaturite fiamme incendiarie che hanno incenerito il malcapitato giovane.
Il popolo quindi è rimasto impressionato e intimorito da quella morte “miracolosa” e si è prostrato ai piedi del folle Usteboge; ma per fortuna, il perspicace Padre semplice di Monticiano ha avuto l’astuzia di stuzzicare il folle frate, inneggiando alla sua grande fede e al suo potere divino.. e convincendo il frate e i suoi (un esiguo manipolo di fedeli) a partire per un impresa in difesa della Vera Fede, da sempre predicata dal folle eretico: infatti a pochi km da Monticiano sorge il vecchio, abbandonato e gigantesco Ospedale Psichiatrico di Casciano, da sempre oggetto di leggende e supposizioni di presenze spiritiche malevole al suo interno.
Ora, sfruttando questa radicata superstizione, il Parroco è riuscito a dirottare la furia dell’Usteboge proprio in questo luogo, chiedendo al “Santo” predicatore di bonificare con la sua fede quel luogo malevolo..
Il gruppo, quindi, parte alla volta del complesso ospedaliero abbandonato, sperando di colpire una volta per tutte l’eretico frate e di recuperare la santa spada di Montisiepi.
Ivi giunti i nostri scorgono alcuni cavalli, sicuramente degli uomini del frate.. oltre ad una tembile scritta in vernice rossa sulla porta di ingresso dell’ospedale: “Infernum est hic”, ovvero “L’Inferno è qui”.
Incuranti e baldanzosi i nosri entrano nel sanatorio, che si dimostra sin da subito di dimensioni esagerate, quasi un labirinto di corridoi e stanzoni in sequenza continua.
Fra Fausto percepisce qualcosa di strano.. vede e sente, da qualche parte dinnanzi a loro, una sedia a rotelle che gigola e si sposta da sola, senza nessuno intorno.. molto inquietante.
Il gruppo pensa bene di cambiare direzione nell’esplorazione.. ma le stanze e i corridoi continuano imperterriti..
Si decide, ormai giunto l’imbrunire, di passare la notte in una stanza ritenuta abbastanza sicura.. ma mentre Fratello Michele vi entra, da ultimo, sente come una mano sulla sua spalla, pur non vedendo anima viva dietro di se.. fenomeni paranormali...
La notte.. il riposo.. quando di veglia ci sono Padre Bastiano e Fratello Romualdo accade che l’oscurità li coglie di sorpresa, facendoli cadere addormentati.. al risveglio la consapevolezza dell’orrore accaduto: ognuno dei nostri ha al polso un cartellino con il proprio nome e la data di nascita, come se fossero pazienti della struttura ospedaliera.. e inoltre Bastiano lamenta dolori alla schiena.. dove Fra Fausto vede con orrore che gli è stata incisa sulla pelle,con una lama, la parola “ B E N V E N U T I ”..  e come se non bastasse le provviste di cibo sono marcite e piene di vermi.. e seppur dovrebbe essere l’albeggiare, dalle finestre non si vede la consueta luce del mattino ma solo una impenetrabile oscurità.. e tutto ciò, ovviamente, non fa presagire ai nostri nulla di buono...




L'ospedale psichiatrico di Casciano




mercoledì 27 marzo 2013

Gerusalemme liberata

La piana di Giza


Prima pagina dell'Osservatore di Santa Romana Chiesa


Gaudium Magnum..! Gerusalemme è libera..!
Ma andiamo con ordine.. e vedremo che alla fine non è nemmeno proprio così..
Ad ogni modo.. siamo nella cripta dove è custodito il tomo blasfemoAl-Azif.. Fratello Benigno dichiara di aver avuto ennesimo contatto psichico con il tomo malevolo.. esso vuole riunirsi alla pagina mancante.. e in molti ne bramano le conoscenze.. a proprio rischio.
Gli altri sono sempre più dubbiosi sulla sanità mentale del templare.. ma continuano a fidarsi, per ora.. così si scoperchia il sepolcro.. i templari stanno a torso nudo ed Expiator accesi alla mano, liberi da armature ormai a brandelli, mentre Padre Bastiano più saggiamente indietreggia e impugna Beretta e spada; sul fondo della tomba uno scheletro con stretto al petto un tomo.. il Necronomicon.. Fratello Michele fa per prendere il libro.. ma l’oscurità tutto inghiotte.. e poi i nostri si ritrovano in quella che pare la piana di Giza, con le sue misteriose Piramidi.. ma c’è anche il sarcofago.. e da questo fuoriescono 4 ombre oscure e maledette, esseri di pura malvagità, che bramano la vita dei nostri.. lo scontro è duro e le ferite si moltiplicano sulla pelle dei nostri.. ma alla fine colpiscono più volte quegli esseri che sembrano liquefarsi e venire assorbiti fra le sabbie.. poi Bastiano si avvicina al tomo in pelle umana.. lo involtola in un panno per non venire a contatto.. ma ha oscure visioni.. poi il buio.. e infine una orribile creatura balza addosso all’Inquisitore dal sarcofago, atterrandolo.. tutti vanno alla carica.. ma questo essere è ancora più temibile dei precedenti, nero come la notte.. Bastiano rischia la morte.. e rimane vivo per un pelo.. alla fine anche questa maledizione viene rispedita alla sabbia.. poi tutti sono intorno al Necronomicon.. Bastiano è tentao dalle sue visioni.. Romualdo si accinge a cogliere il tomo.. ma Benigno non resiste e gli balza addosso per fermarlo.. il libro deve essere suo..! al che Fratello Michele coglie l’occasione e sferra un colpo di Expiator al pacchetto dove è contenuto il libro.. distruggendolo in mille brandelli.
Al che tutti riprendono coscienza di loro stessi.. ci si ritrova nella cripta.. e si decide di tornare indietro..
Dopo ore di tentativi fallaci, solo per puro caso i nostri imbroccano la giusta combinazione della sequenza delle pietre da infilare nella porta metallica per uscire.. e ci si ritrova nuovamente alla piana di Giza, questa volta realmente, o almeno così sembra..
Il gruppo, abbandonate folli idee di fuga dallEgitto, pensa bene di dirigersi verso il Cairo, per rendicontare dell’accaduto il divino Ramesse; dopo qualche giorno di marcia fra le tranquille cittadine egizie lungo la strada principale, si giunge alle porte della capitale.
Quivi Benigno chiede fiducia agli altri: egli infatti vuole recarsi da solo a colloquio con Ramesse per risolvere una volta per tutte la questione e far tornare tutti sani e salvi a casa.
Il gruppo ha molti dubbi.. visti gli squilibri manifestati dal templare ultimamente.. ma quando Michele lo fa giurare sulla Croce tutti si fidano.. o si rassegnano..
Fatto sta che verso sera Benigno varca le porte del Cairo.. per uscire solo all’alba, con notizie raggianti.. Ramesse libera tutti gli italiani prigionieri, con i due incrociatori.. il gruppo è libero di tornare in patria, con la consapevolezza che Ramesse è più che ben disposto ora a stringere un patto di alleanza con il Papa.. inoltre il Divino Figlio di Amon Ra si è impegnato per aiutare il Papato nella riconquista di Gerusalemme..! Che quindi diverrà quindi ben presto libera dai Morti e annessa al Sanctum Imperium.. condizioni straordinarie, certamente.. ma i nostri hanno molteplici dubbi sul prezzo che Benigno si sia impegnato a pagare.. o abbia già pagato al Faraone per ottenere tutti quei benefici insperabili solo poche ore prima…forse si dubita che il templare abbia ceduto a Osiride Incarnato solamente la pagina dell’Al-Azif in suo possesso.. ma tant’è.. e per ora a caval donato è meglio non guardare in bocca.
Indi per cui, fra mille onori, canti, balli e festeggiamenti, il gruppo lascia il Regno di Osiride per tornare, navigando, al suolo italico.. e si va velocemente a Roma, presso il Vaticano, per rendicontare Sua Santità sulla vittoriosa missione egizia appena conclusa.
Il papa si compiace.. ma una nuova minaccia incombe sul Santo Impero: da fonti teutonic

he infatti è giunta voce che il IV Reich sia in procinto di un assalto diretto ai confini italici, sulle Alpi, una vera e propria invasione..!
Il Santo Padre ha quindi indetto un consiglio direttivo per fronteggiare l’emergenza.. insieme ai nostri vi sono quindi i soliti vertici.. il Sommo Santarosa, Renato Da Chianciano.. ma anche i componenti del direttivo.. il Maestro Templare Ferdinando da Rieti, il Magister Giorgio De Cremisi (detto “Frate Agonia”…), il Generale della Sancta Militia Annibale Bergonzoli e un noto Ingegnere, grande esperto di progetti bellici, vecchia conoscenza dei nostri, il Dott. Ing. Mario Timperi.
Ognuno dice la sua.. la situazione è grave.. il Sanctum non ha un esercito in grado di competere con quello germanico.. pochi uomini e male armati.. ma a tale scopo giunge come una benedizione pasquale la notizia della positiva ambasceria svolta presso Ramesse III.. che potrebbe diventare un potente alleato militare sul fronte alpino.
Si delineano quindi le priorità: il Papa esige che qualcuno si rechi al Cairo per definire nero su bianco, in ogni dettaglio, l’alleanza fra il Sanctum Imperium ed il Regno di Osiride, sperando che il divino faraone non abbia cambiato idea e si impegni a inviare concretamente e velocemente molti suoi uomini in Italia.
Inoltre Renato Da Chianciano chiede che qualcuno si prenda in carico la missione di recupero di una importante, potente e santissima reliquia: la Spada di San Galgano, in terra toscana ancora non libera dalla piaga dei Morti.
Quindi il gruppo si interroga su come e cosa fare…


La gioia della popolazione di Gerusalemme alla notizia dell'annessione italica

mercoledì 20 marzo 2013

Dubbi ed enigmi



La funesta Città Senza Nome si dimostra più ostica di ogni previsione; quivi infatti brulicano Morti famelici e più e più volte i nostri sono costretti alla sanguinosa pugna per salvarsi la vita..  senza dimenticare che, sempre sotto la sferza del gelido vento sabbioso, le intricate vie e le basse costruzioni della città sembrano mutare in continuazione la loro geometria.. al fine di disorientare e confondere oltre modo il gruppo.
Tutto questo sino a che Fratello Benigno, sempre guardato con sospetto dagli altri per via della presunta influenza che pare stia avendo la maledetta pagina sulla sua mente, sembra scorgere una sorta di collina, di duna sabbiosa rialzata, sulla cui sommità si ergono frastagliate e scure rocce; l’interesse del gruppo viene subito catalizzato da questa novità e ci si dirige tutti quanti velocemente là in cima.
Qui, fra rocce e sabbia, si nota una specie di fenditura nel terreno, larga circa due metri, da dove parte e scende una ripida scalinata in pietra, a fianco della quale fa bella mostra di se una roccia rozzamente scolpita, similmente a quella veduta in precedenza, con lineamenti umani distorti e inquietanti, segno inequivocabile dell’avvicinarsi al luogo ove dovrebbe essere custodito il temuto Al-Azif, il Necronomicon tanto bramato dal divino Ramesse III.
E proprio dalle profondità di questa fenditura sembra provenire e nascere il gelido vento tempestoso che sin dall’ingresso in questa malevola città ha flagellato i nostri; mentre Fratello Michele quasi inizia la sua discesa, Benigno ha un improvviso attacco di panico.. non vuole scendere la sotto.. anzi, si allontana.. e quindi Fratello Romualdo tenta di farlo rinsavire in fretta, mentre il templare Michele e uno scettico Padre Bastiano iniziano a scendere le scale.
Dopo qualche minuto il gruppo si trova riunito: la discesa fa perdere il senso dello scorrere del tempo.. sembra di scendere per ore, forse giorni.. senza arrivare da nessuna parte.. ma dopo aver constatato per una volta ancora l'insana eccitazione e la frenetica discesa di Benigno, sempre più preso dalla sua blasfema pagina, dopo almeno un paio d’ore finalmente si giunge ad una claustrofobica stanzetta sotterranea.
Qui i nostri trovano una piccola porticina alta si e no un metro, che conduce ad un angusto cunicolo, percorribile presumibilmente soltanto carponi.
Le paure si sommano in tale situazione.. il cunicolo è claustrofobico e buio.. e lungo.. ora è Romualdo a non reggere.. e sviene.. ed anche Michele sembra restio ad entrare in quella trappola perfetta.. ma dopo ennesime prediche e rassicurazioni reciproche, i nostri iniziano a percorrere il cunicolo.. passano i minuti, lunghi come ore.. dopo un quarto d’ora nuove crisi e paure sferzano le labili menti dei nostri, ora bloccati in quel folle percorso dal quale ormai sembra impossibile fare ritorno..
E con disumano sforzo di volontà il gruppo alla fine serra i ranghi e giunge al termine di questo infausto tunnel per ritrovarsi in una ennesima piccola stanzetta di 3x3 m dove spiccano due elementi: un sarcofago in pietra grezza ed una porta di metallo decorata con strani simboli.
La luce delle torce dei nostri illumina una scritta sul fianco del sarcofago, scritta in varie lingue fra le quali, da ultima, il latino..

“Sono il Servo Giusto più Glorioso,
Sulla lapide della mia prigione scrivo ora l'avvertimento
nella lingua del passato, del presente e del futuro.
Nel silenzio della morte, la venuta dei Crociati guidati dall'Ibis attendo.
Del libro sono il custode e da un tempo remoto provengono le mie ossa.
Alla sua follia la mia mente è sopravvissuta,
solo 29 imitarmi potranno, gli altri 42 non potranno seguirmi.
Voi che nel 13° anno giungete nella Città Senza Nome,
non sollevate questa pietra, sotto la quale io vi attendo.”

I nostri quindi ben comprendono quale sia il rischio che molto probabilmente si cela sotto quel sarcofago.. e per il momento decidono di aspettare.. concentrandosi ad esaminare la strana porta in metallo decorata con quel che sembra un pentacolo e con delle pietre dipinte a guisa di simboli astronomici.. sul cui stipite sta scritto (in varie strane lingue ed anche il latino…):

“Oltre me si raggiungono i Tre Re in Terra e la Città si abbandona con salvezza di corpo e anima.
Solo un uomo completo può però passare oltre la mia soglia: chi da un lato domina la mente e dall'altro abbraccia le passioni, mentre dall'alto della sua testa egli costantemente guida gli opposti impulsi.”

Al che, fra vari ragionamenti e congetture più o meno corrette, solo molti dubbi ed enigmi tengono fin troppo occupata la già martoriata mente dei nostri…

mercoledì 6 marzo 2013

La Città Senza Nome



La Pietra Marchiata degli Imohag
Il gruppo si presenta dunque al cospetto del vegliardo Amenokal beduino; Fratello Benigno per primo espone la sua versione dei fatti.. in cambio della conoscenza tramandata da millenni dai saggi Amenokal sulla locazione della pietra marchiata che indica la via per la Città Senza Nome il templare offre una cospicua quantità di oro, fucili, munizioni e altri merci preziose.. il tutto al fine di aiutare l’accampamento Imohag a sostenere l’imminente attacco del Faraone Ramesse, spietato tiranno.. ma il vecchio capo spirituale beduino sembra inizialmente dubbioso.. poi a turno anche Bastiano e Michele da Bracciano prendono la parola e sempre sotto traduzione di Bonomo, favellano col vecchio Tuareg.. il quale alla fine accetta l’accordo.. ma rivela che la posizione della pietra marchiata è solo il primo passo verso la Città Senza Nome.. infatti ogni Imohag conosce la locazione della pietra.. ma i più sanno che codesta indica semplicemente la posizione del primo accampamento Tuareg nel deserto.. solo i saggi Amenokal invece si tramandano le restanti informazioni.. infatti la pietra indica si la via.. ma per imboccarla bisogna trovare la soluzione in un antico testo arabico, un funesto enigma tramandato oralmente da millenni.. un enigma sul quale incombe un’arcaica e sibillina maledizione che impedisce a chiunque ne sia venuto a conoscenza di rivelarlo ad altri estranei, pena una morte istantanea fra atroci dolori e soffocamenti..
“Nessuno dovrà divulgare l'Enigma né alle masse, né ai singoli a meno che non siano loro stessi a venire a cercarle. Solo chi già cerca la Città, può trovare la sua chiave. Solo chi ne è degno, potrà poi tornare.” Questo l’ammonimento del saggio Amenokal.. e poi la rivelazione dell’enigma:
“Alla destra dell'Antico Marchio, quando lo Scarabeo Sacro nasce, i Tre Re mostreranno la via tra le sabbie, dove la città perduta può essere ritrovata. Chi l'ingresso della Città Senza Nome vuole percorrere, segua le orme dei Re fino all'arrivo di Ra.”
I nostri, già meditabondi sull’enigma e consapevoli dell’ennesima maledizione pendente sulle loro anime martoriate, si accingono quindi ai preparativi per la partenza: l’Amenokal fornirà una delle sue migliori guide beduine per condurre il gruppo alla locazione pietra, distante un paio di giorni dall’accampamento, in pieno deserto del Sahara.. e poi si tratterà di rimuginare sull’enigma per capire quale direzione seguire per giungere alla malevola città innominabile.
Difficile è convincere però la sconvolta archeologa Lydia alla partenza: ella brama la pagina del funesto tomo che pensa le sia stata sottratta da un Imohag.. non vuole partire fino a che i beduini non le abbiano restituito la pagina (pagina, ricordiamo, invece sottrattale con l’inganno da Fratello Benigno “Brassi , il Gollum di Dio” la notte prima..); a turno tutti cercano di parlarle.. ma solo l’oratoria di Michele riesce a smuovere la giovane studiosa inglese dalla sua follia.. e alla fine anche lei parte con gli altri, sotto la vana speranza di riavere non solo la pagina ma di poter mettere le mani sull’intero libro.. anche se solo per poi doverlo consegnare obbligatoriamente al divino Osiride Incarnato, ovviamente…
Quindi si parte, con la guida beduina in testa al gruppo, a cavallo di cammelli ed il carro con viveri guidato dal Bonomo.. il primo giorno di viaggio trascorre in tranquillità.. a metà del secondo giorno la guida Imohag avvisa per tempo della presenza di una mezza dozzina di Morti sul cammino, prontamente trucidati dal gruppo, senza problemi.. fino a giungere verso il crepuscolo all’agognata meta.. su una duna si ergono alcune pietre ed al centro di queste giace la famigerata pietra marcata dei beduini, una rozza pietra scolpita in fattezza di un volto umano palesemente tribale e distorto.
A questo punto il Tuareg torna indietro e i nostri iniziano ad arrovellarsi le cervella a lungo per decifrare l’intricato enigma beduino sulla direzione da seguire.. dopo ore di ipotesi l’illuminazione determinante arriva dall’erudizione del domenicano Inquisitore Padre Bastiano, il quale azzecca il parallelismo tra il sorgere del sole  e la luminescenza indicata dalla costellazione delle tre stelle della Cintura di Orione.. quindi fra la tenebra e l’alba di dovrebbe scorgere un raggio fre le pietre indicare la direzione corretta da percorrere.. ed infatti così avviene.. e poi, grazie alla bussola prontamente equipaggiata da Benigno il gruppo riesce a tenere la direzione di marcia anche dopo l’alba.. si viaggia in pieno deserto per una mezza giornata e verso il torrido mezzogiorno accade qualcosa.. una sorta di allucinazione collettiva.. Fratello Romualdo cade in ginocchio e prende ad invocare l’Apocalisse, sconvolto.. mentre gli altri sembrano resistere all’influsso dell’allucinazione patita.. infatti dove solo un istante prima vi era solo sabbia desertica, un istante dopo si erge la derelitta mura di cinta di una estesa città in rovina, fra il turbinare del possente vento del Sahara: la Città Senza Nome si è finalmente rivelata ai loro occhi.
In avanscoperta Benigno, Bastiano, Michele e Romualdo (appena ripresosi, a fatica…) procedono verso la mura di cinta: qui individuano una breccia fra le rovine e decidono di lasciare momentaneamente il carro con Lydia  e Bonomo e di dare un’occhiata all’interno..
Una volta entrati vengono colti da un vento ancor più forte.. sabbia negli occhi e nella pelle.. visibilità scarsa.. e incredibilmente il vento sembra quasi volgere al gelido.. dal torrido di un attimo prima.. altro strano fenomeno di questa blasfema città innominabile.
I nostri quindi cercano riparo in una vicina costruzione in pietra, seppur semi diroccata; con stupore, quando riescono fuori, perdono ogni cognizione d’orientamento.. la città sembra ora un intricato ed enorme labirinto di strade e case in rovina.. vento, sabbia.. freddo.. la breccia nella mura non esiste più.. ognuno ha come l’impressione che la città sia di fatto un’entità con vita e volontà propria.. inoltre si odono alcune grida disumane di probabili Morti famelici in rapido avvicinamento: il gruppo rientra nella piccola costruzione di pietra e si prepara allo scontro.. quattro cadaveri egiziani, rapidi e bramosi di carne viva li assalgono di li a poco.. lo scontro è impegnativo ma lascia indenni le carni dei nostri, ammaccando le loro sole protezioni (benedette).
Con un pensiero a cosa starà accadendo agli indifesi Bonomo e Lydia fuori dalla città, i nostri escono nuovamente dalla costruzione: il paesaggio cambia ancora.. disorientandoli.. altre strade e intricate costruzioni diroccate, seppur sempre differenti da quelle viste in precedenza, si ergono praticamente a perdita d’occhio in ogni direzione.. il gruppo inizia dunque, con timore e senza tante altre scelte, l’esplorazione della malevola Città Senza Nome…

La Città Senza Nome

mercoledì 27 febbraio 2013

Carovane e beduini

Guerrieri Imohag


I nostri decido in fine di organizzare una finta carovana per attirare le attenzioni dei guerrieri Imohag in piste meno battute e danno quindi ordine all’infido Bonomo di organizzare il tutto, pagando profumatamente (con l’oro gentilmente messo a disposizione da Ramesse e Imhotep) uomini e merci.
Nel giro di mezza giornata l’abile Bonomo rimedia tre carri, molteplici cammelli, viveri e acqua in abbondanza, stoffe e spezie di valore, 6 civili di servizio e 6 guardie armate per la spedizione, oltre ad un inestimabile carico di fucili e munizioni.
L’indomani mattina si prevede quindi la partenza; durante le prime ore di viaggio si percorrono le strade più frequentate, con altri carri e piccoli drappelli di guardie del faraone che presidiano la zona.. in molti notano in questo lasso di tempo che Lydia è sempre più presa e coinvolta emotivamente dalla pagina del funesto tomo che si porta appresso.. Padre Bastiano prova a intavolare un dialogo al riguardo, senza particolare successo..
Giunti finalmente sulle piste meno frequentate non tardano a farsi vivi i predoni Imohag; prima con echi di grida di battaglia, poi alla carica circondano rapidamente i tre carri.. istintivamente partono dei colpi di fucile, da una parte e dall’altra, con relativi feriti.. poi Fratello Benigno e gli altri intimano a più riprese a Bonomo di far calmare gli animi a tutti e di cercare di trovare un accordo in qualche modo con i fieri guerriglieri Tuareg.
E così avviene.. gli Imohag cessano gli attacchi e uno di loro si avvicina per dialogare; anche se inizialmente il dialogo è difficile, sempre sotto il giogo della traduzione di Bonomo, lentamente si riesce a scendere a patti coi beduini.
Nonostante gli Imohag non siano particolarmente contenti di sapere di avere a che fare con degli italici, si riesce a trovare un sanguinoso accomodamento: i Tuareg infatti vorrebbero depredare senza ritegno la carovana e fare tutti prigionieri mentre ovviamente i nostri vorrebbero avere salva la vita e poter colloquiare con il capo spirituale del loro accampamento, il saggio Amenokal.. si conviene in fine che  la questione verrà risolta “alla beduina”, con un duello a torso nudo, uno contro uno, con in pugno solo un coltello tipico Imohag.
Il duello durerà fino a che uno dei due avversari non stramazzerà a terra inerme.. sarà poi la volontà del vincitore a stabilire il destino dello sconfitto.. risparmiarlo o eliminarlo..
Il prescelto per lo scontro è Fratello Benigno “Brassi” da Frittole, il quale si pone di fronte al prode campione beduino: lo scontro è chiaramente rischioso e notevolmente cruento.. ogni colpo ferisce pericolosamente il corpo dell’avversario ed è in pratica un gioco al massacro.. sia per abilità sia anche per fortuna colui che rimane in piedi alla fine, seppur ridotto ad una maschera di sangue, è Benigno, il quale magnanimamente opta per la clemenza e fra gli applausi, risparmia la vita al Tuareg sconfitto.
Questo gesto influisce senza dubbio positivamente sui beduini i quali si dimostrano meglio disposti nei confronti del gruppo; come da accordi, si parte quindi alla volta del loro accampamento nel deserto, non prima che il gruppo abbia lasciato liberi due dei tre carri con tutto il personale e parte dei viveri.. i nostri mantengono solo il carro con gli oggetti di valore e alcuni cammelli, per poterli eventualmente usare come ulteriore merce di scambio con gli Imohag.
Dopo circa un paio d’ore, ormai nella notte, si giunge ai margini delle prime tende beduine, dove i nostri destano non poco stupore nell’accampamento ma i guerrieri Tuareg garantiscono per loro e si evitano ulteriori problemi: si opta in ogni caso per non recarsi subito dal saggio Amenokal ma si rimanda l’incontro al mattino successivo.
Da segnalare che nella notte i nostri confabulano, all’interno della tenda allestita per loro dai beduini, sul da farsi: si sceglie di comune accordo con Bonomo e Lydia di recitare una “finta” parte di possibile tradimento nei confronti di Ramesse per potersi meglio conquistare la fiducia degli Imohag, i quali sono apertamente mussulmani e quindi in totale contrasto al dominio del Faraone.
Ma nella notte avvengono anche altri fatto oscuri.. mentre tutti dormono sonni agitati Fratello Benigno “Brassi” gioca il Jolly e decide di compiere un’azione eclatante e rischiosa per se e per tutti.. forse per sconvolgere un po’ gli equilibri in gioco, sottrae la custodia dell’archeologa inglese contenete la pagina dell’Al-Azif e se la tiene nascosta addosso.
Chiaramente l’indomani la povera Lydia è palesemente disperata, quasi in preda all’isteria, una volta accortasi del furto subito.. e non manca di dare la colpa ai Tuareg… il gruppo (dove tutti invece sono a conoscenza della verità, informati per tempo da Benigno) tenta di calmarla, lasciando per precauzione Fratello Romualdo con lei..  mentre gli altri si accingono a presentarsi, insieme a Bonomo, infido traduttore, presso la tenda del saggio Amenokal dell’accampamento, l’anziamo Iyad Hani Hadi, onde tentare di farsi rivelare in qualche modo la via per la famigerata pietra indicante la strada per la funesta Città Senza Nome…

L'Amenokal, capo spirituale dell'accampamento Imohag

lunedì 25 febbraio 2013

Le Profezie di Padre Auricchia


Apriamo ora, fra una Piramide e l'altra, una piccola finestra sul nostro amato Sanctum Imperium, mondo sempre in bilico fra Fede, ragione e il nostro universo "reale".. eccovi un piccolo assaggio delle incredibili profezie e delle visioni di Giuseppe Auricchia, il famigerato sedicente veggente di Avola.. preciso che è tutta roba "reale", anche se sembra fatta apposta x il Sine.. beccatevele..

“A queste parole la Santa Vergine mi mostra la piazza e la basilica di S. Pietro e poi una stanza dove il santo Padre Benedetto XVI accasciato, era seduto su una poltrona. Egli sembra molto malato e preoccupato, mentre due prelati, vestiti di porpora rossa con i cappelli rotondi in testa, dopo essere entrati, portano un documento e cercano dì farlo firmare al Papa. Quel documento il Papa non lo firma”. 

  La visione è del 9 aprile 2010, il veggente è l'avolese Giuseppe Auricchia, agricoltore classe 1926 sul quale la diocesi di Noto ha adottato la massima prudenza...

“Vi dico che il prossimo Papa sarà l'impostore e le forze maligne stanno dietro a questo scisma. Figli miei, siate preparati, così potete seguire quei sacerdoti fedeli al Papa e all'insegnamento della Chiesa. Preservate i santi messali e i libri della vecchia Santa Messa, perché gli apostati cambieranno le parole drammatiche”.

Siamo nel 2006, Auricchia dice di vedere la Madonna:
“Rimanete vicino al Papa Benedetto XVI, egli è un uomo santo ed è molto vicino al Mio cuore di Madre. Figli e figlie, dovete fare attenzione, man mano che gli ultimi tempi si avvicinano. Egli soffrirà molto per Mio Figlio Gesù, lui è sempre pronto nel riservare gli insegnamenti della Chiesa ma verrà perseguitato. Non vedete quello che sta accadendo attorno a voi? Io intercedo presso Mio Figlio per proteggerlo dal male. Non siate sorpresi se un giorno verrà isolato, e questo potrà accadere nel prossimo futuro. Vi sarà nel mondo una rivolta politica dei senza Dio, in quel tempo in Italia si vedrà l’odio dei senza Dio, al suo posto insedieranno un falso profeta della gente del male”

Il 25 marzo 2010 Auricchia vede San Michele Arcangelo: 
“Il vostro Vicario è circondato da traditori, i quali hanno scelto il suo successore. Grandi sono le sofferenze per il Papa. Pregate molto affinché il Papa Benedetto XVI non sia tolto. Guai al mondo! Sarà ri-crocifisso il Corpo mistico di Cristo”. Apparizione del 5 agosto: “La bilancia pende fortemente a sinistra nella città santa di Roma. Si elabora già un piano per distruggere il nostro amatissimo Vicario e l’uomo dei neri segreti, attende il momento di salire sulla cattedra di Pietro”. 

Chi è quest'uomo dei neri segreti..?