Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...
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mercoledì 22 febbraio 2012

Tarantati

(e così, archiviato il leggendario “Nevone del 2012” che si è abbattuto anche sulla nostra riviera, siamo finalmente tornati a giocare…)


La "Taranta"

Il gruppo pensa bene di archiviare (o così almeno crede…) il caso della diabolica Mano, andandosene dal Reich, dall’Austria, da Castel Wagrain e dai suoi oscuri avvenimenti, dopo una nottata passata tranquillamente, o quasi.. visto che Fra Fausto lamenta ancora incubi e visioni notturne che riguardano la malevola entità a 5 dita, forse ora giunta misteriosamente in quel di Parigi, o almeno così sembra…
Come già detto, invece, la versione ufficiale della Gestapo sarà tendente a limitare la parte palesemente sovrannaturale della questione per favorire i riferimenti più concreti, un ladro particolarmente brutale, omicida e senza scrupoli… tutto molto più semplice da spiegare, in fondo.
Anche se, dopo tutto, l’impressione nei cuori e nelle anime di ognuno dei nostri è che la faccenda della Mano sia ben lungi dall’essere chiusa e archiviata con successo… ma tant’è.
E così, fra ripensamenti e dubbi di ogni tipo, il gruppo torna lentamente verso casa, nel Sanctum Imperium, in romagna, a Rimini.
Qui, come spesso avviene, le cose non sono poi tanto diverse dal solito, con il Vescovo Valentini, il Magister Pasolini e il Maestro templare Morandi a tirare le fila di una città di provincia.
Trascorrono diverse settimane, durante le quali il gruppo impegna il tempo come meglio crede, diviso fra i rispettivi ordini religiosi, addestramenti più o meno riusciti, furiose preghiere, ecc.
Degno di nota è poi l’addio al gruppo di Fratello Michele da Bracciano: il templare infatti, causa ordini superiori (o almeno questa è stata la sua breve spiegazione…) è in partenza per la Piccola Italia, diretto alla Rocca Templare di Avignone… e quindi per un tempo lungo e imprecisato le loro strade reciproche si separeranno.
Ma non tarda ad arrivare il momento di una nuova chiamata: il Vescovo infatti riceve i nostri per l’ennesima volta.
Il Valentini è felice di annunciare che le loro gesta, nel bene e nel male, sono ormai famose in tutto l’Imperium e si vocifera che i giornali le abbiano dettagliatamente descritte anche in quel della Città Eterna, Roma; anzi, pare che lo stesso Pontefice Massimo ne sia stato colpito positivamente…
Del resto ormai Padre Bastiano l’Inquisitore è una figura stimata e temuta in lungo e in largo… lui e i suoi validi “sottoposti”… forse qualche templare avrebbe qualcosa da obiettare al riguardo.. ma del resto il fatto che la stampa sia leggerissimamente condizionata ormai è cosa nota e risaputa…
In ogni caso la nuova impresa che i nostri si dovranno sobbarcare li porterà in terra di Puglia: qui infatti il reverendissimo Cardinale Benedetto Ducci, a Bari, li attende per una perigliosa indagine, della quale vorrà parlare di persona ai nostri, una volta giunti sul posto.
Quindi si parte nuovamente, in questa metà di Febbraio di fine anni ’50, in direzione Bari, via treno.
Il viaggio pare essere infinito, ma almeno è tranquillo.
A Bari, si recano subito a colloquio col porporato: il cardinale Ducci li accoglie e spiega loro l’incarico.
Dovranno recarsi fra i paesini di Galatina e Nardò, alla ricerca di una precedente squadra di uomini che il Ducci aveva inviato e che non ha più fatto ritorno.
La squadra era capeggiata da tale Padre Vito da Molfetta, un Gesuita e la sua equipe. Egli doveva indagare su certi strani esorcismi, anche quesi folkloristici, perpetrati all’ombra del mito della “Taranta”, il ragno che ottenebra anima e corpo… e per i quali erano giunte strane voci al cardinale di Bari, voci che parlavano di riti pagani, da estirpare.. di uno strano frate francescano a Nardò, tale frate Cosimiro, il quale forse li favoriva.. o almeno tutto ciò meritava di essere opportunamente documentato e poi valutato attentamente dalla diocesi barese, in attesa di agire in qualche modo per porre rimedio.
Ma Padre Vito e i suoi non hanno più fatto ritorno… o almeno.. a Bari è arrivato solo un pacco contenente del materiale: una lettera del gesuita, un diario, fotografie e una bobina video con le riprese degli esorcismi…
Il gruppo visiona accuratamente tutta la documentazione, ricca di immagini forti relative a vari episodi di tarantismo e di tarantati in azione… e si scambia varie opinioni al riguardo; poi, ottenuto un furgone dalla diocesi, parte per Galatina, destinazione “Cavallino Bianco”, ostello dove Padre Vito alloggiava, per le prime domande del caso.
Il viaggio verso la piccola cittadina pugliese è un vero e proprio inferno: strada dissestata, buche, Morti, Ettore che guida in maniera pessima ed esce persino di strada, bucando una gomma, ferendosi e danneggiando tutto e tutti… un disastro.
I nostri sono quindi anche costretti a passare una notte a metà strada in una casa segnata dalla croce bianca lasciata dai templari, segno che il luogo è (o era…) sicuro.
L’indomani, verso il tardo pomeriggio, finalmente giungono a Galatina e senza tanti convenevoli, fanno il loro ingresso oltre la palizzata che protegge la città; qui iniziano a scambiare qualche domanda agli abitanti, stupiti di vedere fra gli altri un Templare Adepto e un Frate Inquisitore insieme nel loro paesino sperduto…
Galatina è governata da un Padre semplice, tale Don Antonio, coadiuvato da un manipolo di Excubitores e da qualche volenteroso cittadino; il “Cavallino Bianco”, per la verità un ex cinema, è l’unico, spartano ostello del paese e i nostri iniziano proprio da li le loro indagini…

Alcune delle immagini e delle riprese fatte dall'equipe di Padre Vito da Molfetta




giovedì 26 gennaio 2012

Applausi per Fausto


Questa funesta nottata a Castel Wagrain sembra davvero non finire mai: dopo che tutti sono tornati a “dormire” (se così si può dire, vista la situazione..), verso le 4 di notte, si ode nuovamente musica ovunque.
Tutti si svegliano e pensano al peggio, associando le note dell’organo ad una nuova morte annunciata; mentre Bastiano e gli uomini della Gestapo corrono verso la stanza del grammofono, Michele si accorge che Fausto non è in camera (e Benigno, seppur di guardia nel corridoio, all’adiacente stanza del Vescovo, non l’ha assolutamente visto uscire…) Ettore è il primo a giungere alla stanza dell’organo.
Qui è allestito uno spettacolo inquietante: Fausto, come in trance, fuori di se, sta suonando l’organo (pur non essendovi capace, in teoria…), producendo una melodia insolita, complessa e dalle sonorità oscure… intorno a lui stanno applaudendo una dozzina di mani mozzate, compiaciute evidentemente della musica da lui proposta… Applausi, applausi per Fausto…
Ettore è sbigottito e dopo aver constatato che il compagno non reagisce a richiami vocali, decide di sparare un colpo di doppietta ad un gruppetto di mani, disintegrandole all’istante; in quel mentre giungono sul posto anche Fratello Michele e Benigno, i quali scuotono Fausto e lo trascinano a forza lontano dall’organo, interrompendo così il “suo concerto”…
Al che, le mani rimaste denotano una certa disapprovazione e tentano di stringere le caviglie dei presenti, adirate, i quali, in tutta risposta, invece le fanno a pezzi.
Smembrata l’ultima mano Fausto, repentinamente, torna in se, riprendendo conoscenza… anche se ricorda solo in maniera confusa quanto successogli: in ogni caso il Gesuita può supporre che la Mano del conte Walbert, entità malvagia senziente, si stesse adoperando, possedendolo, per fargli suonare una sorta di rituale musicale, forse lo stesso che suonò il defunto conte un anno fa… anzi, già da almeno 24 ore, Fausto sentiva nella sua mente la Mano che lo chiamava.. inoltre egli suppone che questa entità abbia poteri e possibilità molto simili, per pericolosità, a quelli che potrebbe mettere in atto un Mortuus Diabolicus…
L’unica nota positiva è che forse, grazie all’intervento dei templari e di Ettore, il rituale è stato interrotto.. e infatti questa volta, fra l’altro, non si è rilevato nessun omicidio fra i presenti.
Successivamente, all’albeggiare, nessuno ha più voglia di dormire (anche perche Fausto pensa che la diabolica Mano, causa interruzione del rito, sia ormai di molto adirata con tutti…); i nostri, insieme alla cooperazione Gestapo, si adoperano per perquisire nuovamente alcune stanze del castello, compresa la stanza degli oggetti dell’asta e la camera della contessa Rose Engl, senza però rinvenire niente di interessante.
In ogni caso Fausto nota che nella stanza dell’organo, coperta da una mano di vernice bianca delle pareti, vi è una piccola grata metallica basculante: dopo ulteriori ispezioni e ipotesi se ne deduce che il castello, a insaputa anche degli attuali proprietari, è dotato di una vecchia rete di comunicazione vocale, costituita da piccole tubazioni che sfociano quasi in ogni stanza… ed è per questo che ogni volta che partiva una musica sembrava che la stessa si propagasse ovunque nell’edificio.
Il gesuita, accostando l’orecchio alle tubazioni riesce a sentire, in lontananza, rumori come di piccoli passi.. forse un topo.. o molto probabilmente la Mano… e quindi si spiegano ora tutte le sue possibili apparizioni improvvise nelle stanze delle vittime.
I nostri quindi continuano a rifiutare il sonno e ad ipotizzare soluzioni e o complesse spiegazioni per giustificare l’operato della diabolica entità di Castel Wagrain…
Nel dubbio murano alcune delle grate dei condotti, distruggono l’organo, rendono inutilizzabile il grammofono e dispongono che tutti i presenti dormano riuniti in un’unica stanza, sorvegliati dalla Gestapo; di prima mattina, mentre Bastiano rimane al castello a vegliare sul sempre più intimorito Vescovo Bartoli, Michele, Benigno, Fausto ed Ettore decidono di uscire e di andare nuovamente a perlustrare la cripta degli Engl ed in particolare la tomba di Trina, la moglie del conte, la cui morte pare aver scatenato tutti gli studi occulti di Walbert che infine hanno generato, in qualche modo blasfemo imprecisato, la diabolica Mano.
La cripta è come il gruppo l’aveva lasciata, nulla di più e nulla di meno… ma mentre tutti perlustrano, Ettore scruta l’orizzonte col suo binocolo e nota una cosa strana: nota, di sfuggita, un polverone bianco provenire in prossimità del castello…
Al che, anche perché la ricerca è stata infruttuosa, tutti tornano in fretta al maniero: qui vedono subito, nel cortile, i segni evidenti dei pneumatici della camionetta della Gestapo, che pare non essere più presente…
Inoltre, all’interno, vedono che tutte le persone sono semi addormentate o in fase di risveglio… e uno degli ospiti, il collezionista d’arte Thiade Peters, non c’è più: pare essere fuggito con la camionetta e pare aver portato con se un quadro dell’asta, apparentemente di valore ma insignificante ai fini dell’indagine, o per lo meno, così sembrava…
A questo punto le ipotesi fioccano: la Gestapo, da sempre scettica sulla pista paranormale, è convinta che Peters sia, insieme al defunto cuoco Klausermann, il colpevole di tutti gli altri omicidi, in quanto a lui verrà attribuita la nomea di ladro d’arte spietato e senza scrupoli… ipotesi forse un tantino riduttiva, visti gli sviluppi…
I nostri invece sono convinti che la Mano abbia esercitato il suo potere per sedare tutti e possedere Peters, approfittando dell’occasione per fuggire da Wagrain, dirigersi chissà dove e con chissà quale oscuro scopo…
Infatti la giornata prosegue tranquilla, così come la nottata, senza musiche ne omicidi… riprova che la Mano diabolica forse se n’è andata veramente…
Il dubbio del gruppo ora è: che fare..? Tornare in patria..? Avvalorare la semplicistica ipotesi della Gestapo..? Proseguire in questa impresa..? Chissà cosa decideranno…

mercoledì 18 gennaio 2012

La Mano destra di Walbert


I nostri continuano la loro tragica permanenza forzata in quel di Castel Wagrain… giunge nuovamente l’ora di dormire e questa volta è Fratello Michele ad adoperarsi in perlustrazioni notturne nell’ala est, viste le frequenti insolite circostanze di cui il maniero sembra essere ormai sempre più pieno.
Verso le tre, si ode in tutto il castello una spettrale musica d’organo, probabilmente un componimento di Bach… la maggior parte degli ospiti si sveglia, fra i quali tra i primi vi è Bastiano, il quale si precipita verso la stanza al piano 2° dove c’è il grammofono; nel frattempo Michele, che stava perlustrando il piano interrato, si fionda verso la stanza al piano 1° dove invece sta l’organo.
Le stranezze pseudo paranormali proseguono in quanto da una parte Bastiano giunge nella stanza proprio quando la musica si interrompe; vede che il grammofono ha terminato il disco (di Bach) ed è quindi da li che proveniva la musica.. ma il vicino bacile d’argento è in condizioni raccapriccianti.. ricolmo di frattaglie umane e sangue.. con chiazze tutt’intorno…
Michele invece sfonda la porta e si ritrova, insieme ai sopraggiunti Benigno ed Ettore, in una stanza che se, solo un ora prima, quando Michele vi era passato in perlustrazione, conteneva soltanto l’organo, adesso invece ha appese al soffitto decine di sottili catenelle metalliche alle quali stanno appese altrettante mani mozzate, morte e frementi, che “accarezzano” le teste di chi entra nella stanza.
I nostri ne fanno a pezzi alcune, come istintiva reazione.. ma prima di poter ragionare su qualsiasi cosa il silenzio viene nuovamente squarciato da un urlo agghiacciante..
Questa volta proviene dalle stanze da letto degli ospiti, zona famiglia Kramer.
L’urlo è della signora Ingrid, la quale, andando a sincerarsi delle condizioni della figlia, ne ha invece rinvenuto il cadavere.
Dalila risulta morta, probabilmente, nota Ettore, con segni evidenti di strangolamento sul collo; inoltre rimane impressa a tutti l’espressione distorta del suo volto, contorto dal dolore e dalla paura in maniera quasi innaturale.
Frau Kramer, ovviamente, è sul punto di strozzare il giovane rampollo dei Kortig, già accusato in precedenza.. ma questi sembra realmente distrutto dalla morte della giovane.. e dichiara che i due anzi avevano segretamente una relazione amorosa, da mesi.. solo la presenza di Bastiano in ogni caso riesce a dividere i due, causa la furia della madre, ormai fuori controllo per il dolore…
La guardia dei Kramer, interrogata, dichiara di essere sempre rimasta sulla porta e di non aver udito nulla..
Il gruppo inizia ad avere sempre più certezze verso l’ipotesi di una malevola presenza sovrannaturale che agisca al di la della comune comprensione… e fra l'altro, tornando nella stanza delle mani appese, Ettore nota con disappunto che, rispetto a prima, una delle catenelle è vuota, come se la mano che vi era attaccata fosse, in qualche modo, sparita...
In ogni caso, la mattina seguente, ci sono novità: giungono a Wagrain la squadra d’ordine della Gestapo, la cosiddetta Feuerbrigade, insieme al medico degli Engl, il Dott. Max Berger.
Mentre il medico parla repentinamente col maggiordomo Robert e col permesso dell’ufficiale della Gestapo, Winfried Johann Adolf Schlöss, si reca subito a visitare la contessa Rose, gli uomini della Feuerbrigade richiamano tutti gli ospiti ad un colloquio iniziale, per impartire le nuove regole dettate dal loro coinvolgimento nelle indagini.
La Gestapo infatti è stupita, anche se già sapeva, di trovare veramente un Vescovo con la sua scorta e i suoi templari (e non manca di fare sottile ironia su questa insolita presenza…) in terra di Germania…
In ogni caso viene istituito una sorta di coprifuoco e viene ripristinato il divieto di lasciare il castello e di addentrasi nell’ala est; la squadra d’ordine, composta dall’ufficiale Schlöss e da altri tre elementi (i fratelli Katrina ed Hins Blond oltre a Gregory Krutter), tutti addestrati nel Reiche e ben armati, inizialmente passa molto tempo a interrogare separatamente tutte le persone presenti a Wagrain.. e il tempo passa…
Nel frattempo i nostri iniziano a nutrire sospetti sul cuoco degli Engl, tale Edmund Klausermann, un corpulento gigante di poche parole, ma visibilmente innervosito dalle sottili insinuazioni di Bastiano che gli fa perversamente intendere che lui sia il più indicato e abile nell’usare una mannaia per amputare delle mani, per esempio…
Si arriva di nuovo alla notte e scatta il coprifuoco: nessuno può gironzolare per l’edificio senza il permesso della Feuerbrigade; e così mentre Fratello Benigno si trova a piantonare la stanza del Vescovo, si odono chiaramente rumori di colluttazione provenire dal piano terra… poi grida e infine una raffica di mitra.
Al che tutti gli ospiti del castello escono sulle porte delle stanze, terrorizzati.. infine Schlöss convoca tutti di sotto, per aggiornarli sulla nuova tragedia appena avvenuta.
Durante una ronda notturna i suoi uomini hanno sentito dei rumori provenire dalla cucina.. li hanno trovato Klausermann in stato confusionale che si era appena amputato la mano sinistra con la sua mannaia.. e subito dopo li ha attaccati con follia, grondante sangue.. ovviamente è stato repentinamente crivellato di colpi e fatto a pezzi, riuscendo solo a ferire lievemente un membro della Gestapo…
Proprio quest’ultimo folle episodio, unito ai lunghi interrogatori che lo hanno portato a conoscenza di molti dettagli inquietanti, inducono quindi l’ufficiale Schlöss ad un ulteriore colloquio privato col Vescovo e il suo entourage: il tedesco viene a patti col gruppo, chiedendo, di fatto, una collaborazione in questa indagine, che, forse, si pensa essere più adatta ad esperti di occultismo italiani… vista la evidente fenomenologia paranormale in atto nel castello.
Infatti sia Schlöss sia i nostri hanno saputo, parlando rispettivamente con Robert Schweiz e con la contessa Rose, di quanto accaduto un anno fa, alla morte tragica del conte Walbert…
Il conte infatti pare essersi orrendamente suicidato in camera della figlia.. vi è arrivato grondante sangue e col viso stravolto… era privo della mano destra.. e nella sinistra brandiva un grosso coltello… sembrava quasi sul punto di uccidere Rose.. ma alla fine si è tolto la vita… la cosa inquietante che a fatica Rose sembra ricordare è l’immagine della Mano.. una mano che si spostava accanto a Walbert.. la mano destra di suo padre che, dopo il suicidio, si allontana dal cadavere del conte.. o almeno questo è quello che forse la mente provata di Rose Engl sembra aver visto o ricordato.. o forse solo sognato.. scossa per il suicidio del padre…
E quindi il gruppo si prepara per proseguire le indagini e le ricerche… e verificare queste nuove, folli e diaboliche ipotesi…

mercoledì 11 gennaio 2012

Mani


L ’ indomani, nella grande sala della colazione, sono tutti presenti… tranne la contessa Rose, indisposta e stremata dalla scomparsa di Jolàn… Dalia, chiusa a chiave in camera sua dopo l’aggressione e con Frau Ingrid Kramer che la sorveglia costantemente.
I nostri sentono di sfuggita che gli ospiti parlano di varie ipotesi per quanto accaduto la sera prima.. si vocifera dell’imminente arrivo della Gestapo ad indagare.. e si nomina diverse volte il nome di un certo Berger..
A questo punto, mentre Bastiano resta a vegliare sul Vescovo, gli altri agiscono.
Benigno, Michele ed Ettore decidono di dare un’occhiata alla cripta della famiglia Engl, sita nell’immenso parco del castello; Fra Fausto invece si prodiga nell’affiancarsi nuovamente al maggiordomo Robert e ai suoi domestici per un’ultima ricerca di Jolàn nell’ala est.
Durante la ricerca Fausto ritrova un importante oggetto, sin ora sfuggito all’attenzione di tutti: al piano 2°, nella stanza padronale, viene rinvenuto il diario personale di Walbert Engl, il defunto padre di Rose.
Ma mentre Fausto inizia a leggere il manoscritto si sente un urlo proveniente dal piano sottostante: tutti accorrono: in una stanza dell’ala est due domestici hanno malauguratamente trovato Jolàn, ormai Morta e bramosa di carne viva… inizia uno scontro e la morta morsica fatalmente alla gola uno dei camerieri, male armato e poco avvezzo ai faccia a faccia con i Morti…
Bastiano, sopraggiunto, spara alcuni colpi con la sua Beretta ma non va a bersaglio… Fausto tenta di rendersi utile con la sua accetta… per fortuna accorrono dal piano di sotto alcune delle guardie armate degli ospiti e riescono facilmente a fare a pezzi sia Jolàn sia il cameriere appena caduto vittima…in ogni caso l’aver trovato la povera Jolàn in questo orribile stato ha scioccato non poco tutti i presenti, in particolare Robert.. che è preoccupato anche di dover informare la già affaticata Rose anche di questa nuova sventura.. il Maggiordomo dichiara infatti con preoccupazione che è anche stato chiamato a Wagrain il medico di famiglia degli Engl, Max Berger, per una visita di controllo a Rose…
Nel frattempo i due templari e il cacciatore giungono alla cripta: fuori imperversa sempre la nevicata dei giorni scorsi e si odono strani rumori intorno, forse frutto più dell’immaginazione che della ragione…
La cripta si presenta buia, sporca e maleodorante.. carne marcia.. un brutto segno.. vi sono al piano terreno una decina di tombini funebri.. e una scala a chiocciola che scende di sotto.
Qui l’odore di putrefazione è maggiore.. vi sono molte iscrizioni e decorazioni che segnalano che questa è la tomba di una certa Trina Engl, morta nel 1942.. la moglie di Walbert, madre di Rose…
Al centro della piccola cripta personale sta un grosso sarcofago.. ai piedi del quale giacciono i resti marci e frementi di Trina, risvegliatasi molti anni prima… ma ormai poco più che un ammasso di putredine.. i templari la fanno subito a pezzi.. e poi tornano a Castel Wagrain.
Intanto al castello, dopo l’episodio della Morta Jolàn, Fra Fausto esamina accuratamente il diario rinvenuto: si scoprono così molte informazioni.. Walbert aveva ottenuto conoscenze occulte e arcane.. interagendo con un occultista italiano.. con un Rabbino a Praga.. custodendo blasfemi tomi e pergamene..e infine ottenendone uno spartito per organo.. la cui musica complessa e misteriosa sarebbe stata in grado di far tornare in vita i morti.. almeno secondo i deliri di Walbert… in ogni caso Fausto e Bastiano tentano invano di ricercare qualche riferimento a quanto scoperto… interpellando anche il banditore Karl Schnaider, senza troppa fortuna…
In particolare Fausto trova molti spartiti per organo nella stanza del piano primo…ma nessuno di questi sembra poter essere lo spartito rituale citato nel diario…
Il gruppo quindi si riunisce e si scambia le info reciprocamente…
Fausto e Benigno interrogano garbatamente gli ospiti sugli spartiti musicali.. vengono a sapere i loro contenuti, per lo più popolari e temi amorosi, da Ismund Kortig, appassionato musicista… ma non sembrano arrivare ad una conclusione certa…
Fratello Benigno decide poi insieme a Ettore e Michele, di setacciare, per sicurezza, ogni zona ancora inesplorata del castello, come ad esempio, le due torri esterne… e l’intero piano interrato, in gran parte abbandonato e in disuso…
Il maggiordomo Robert accompagna il templare ad esplorare… e in una stanza sporca buia e abbandonata del piano sotterraneo, Benigno vede che su un letto sobbalza freneticamente un lenzuolo… come tanti piccoli sobbalzi diffusi.. il templare, preoccupato, decide di fare fagotto per intrappolare le eventuali creature… ma maldestramente rovescia il lenzuolo e si ritrova attorniato da una dozzina di mani mozzate…
Mani Morte e frementi…
Benigno, con grande sangue freddo, riesce a farle a pezzi senza difficoltà, nonostante l’orrore…
Il mistero si infittisce.. strane forze sembrano essere presenti a Castel Wagrain..
E i nostri iniziano a pensare alle più strane congetture, tentando di arrivare ad una risposta.. iniziando a sospettare di tutto e tutti, anche e soprattutto del gatto Otto…

mercoledì 4 gennaio 2012

Strani avvenimenti

Il castello della famiglia Engl, Castel Wagrain

Dopo il pranzo, ognuno occupa il tempo di attesa come vuole, ma nessuno esce dal castello in quanto verso le 16 riprende a scendere copiosamente la neve.. mentre alle 17 si ricomincia con la seconda sessione dell’asta.
Ancora vengono battuti oggetti di indubbio valore economico (gioielli, mobili, quadri, ecc.) ma di scarso interesse per il gruppo, alla ricerca di qualche elemento per lo meno blasfemo.
Alle 19 termina la sessione e si annuncia la cena per le 20: durante il desinare Fra Fausto nota che la contessa Engl stranamente non è servita dalla sua domestica personale, Jolàn Duchy, ma a turno dagli altri camerieri presenti.
Alla domanda diretta relativa a questa strana assenza il maggiordomo Robert Schweiz minimizza, adducendo banali motivi di salute della giovane ungherese…
Nel frattempo passano le ore e i nostri iniziano a chiedersi cosa abbia spinto le spie teutoniche a segnalare con apprensione lo svolgimento di quell’asta che, sin ora, si dimostra piuttosto noiosa e priva di minacce.
L’indomani, il terzo giorno di permanenza in territorio austriaco, ricomincia la solita routine: sveglia, colazione e alle 10 inizio della sessione mattutina dell’asta.
Fausto però, fra un’orazione e l’altra, riesce a carpire un teso dialogo fra la contessa Rose Engl e il banditore Karl Schnaider: il toscano capisce solo la parte finale del loro discorso ma pare che Karl fosse molto preoccupato per qualche motivo riguardante Rose e che lei invece lo pregasse di non preoccuparsi e di iniziare l’asta come se nulla fosse.
E così è, parte la sessione mattutina, si battono oggetti di valore, ecc.
Dopo l’asta, Fausto però si accorge che Frau Ingrid Kramer sembra visibilmente molto angosciata, come goffamente alla ricerca di qualcosa in giro per la stanza.
Inoltre pare evidente che il maggiordomo stia organizzando i domestici per qualche compito inatteso…
Il gruppo, facendo domande, viene quindi a sapere dal maggiordomo, con richiesta di massima discrezione, per non allarmare gli altri ospiti di Castel Wagrain, che purtroppo Jolàn risulta essere scomparsa dalla sera precedente; i nostri quindi si rendono disponibili a partecipare, insieme ai domestici, alle ricerche della ragazza, perlustrando anche le zone diroccate e proibite del maniero.
Nel frattempo Fratello Benigno interagisce con Frau Kramer: la donna si confida con la figura del templare.. nonostante le apparenze lei è una fervente cattolica e il suo dramma è la perdita del rosario, che custodiva segretamente, incurante dei rischi che ciò comporta sotto il regime del IV Reich.
Benigno quindi si impegna a recuperare l’oggetto, credendo anche che sia probabilmente stato rubato da qualcuno dei presenti e nel frattempo consegna il suo rosario a Ingrid, la quale è commossa dal bel gesto del templare.
Intanto le ricerche di Jolàn danno esito negativo ma non senza rilevare qualche elemento per lo meno sospetto.
Bastiano, ovunque indirizzi le sue ricerche, pare trovarsi di fronte il gatto Otto...
Ettore invece rinviene alcuni elementi che inspiegabilmente spiccano in un ambiente abbandonato, dove quindi ogni cosa dovrebbe essere sporca e coperta di polvere.
In una stanza al piano primo, ala est, Ettore si accorge della presenza di un grande organo, perfettamente pulito e funzionante oltre a molte tracce di passi sul pavimento; mentre nella stanza padronale al 2° piano è presente un grammofono pulito e carico, un bacile in argento ben lucidato e molte piccole tracce sulla polvere dei mobili e del pavimento, riconducibili, secondo il domestico, forse a topi o altri piccoli animali.
La contessa Rose, alla quale poi viene cortesemente fatta notare la presenza insolita di questi oggetti, spiega la questione dicendo che erano oggetti appartenuti a suo padre, il conte Walbert, morto un anno fa.. una ferita per lei ancora aperta, della quale preferisce non discutere.
Rose però non sa spiegarsi perché gli oggetti siano puliti e funzionanti, visto che la zona del castello è vietata e chiusa a chiave… e nemmeno il maggiordomo riesce a capire il perché di questa cosa, fra l’altro custodendo lui le chiavi delle porte nella sua stanza.. ma entrambi non hanno sospetti sul personale del castello.
In ogni caso Rose comunica ai nostri che ha deciso di chiamare quanto prima una squadra d’ordine della Gestapo, per denunciare la scomparsa della sua cameriera Jolàn; inoltre viene sospesa pubblicamente l’asta, adducendo motivi privati della famiglia Engl, per non allarmare gli ospiti, tanto più che, vista la bufera di neve, nessuno potrà andarsene dal castello ancora per un po’.
Si giunge così alla notte..
Fausto decide di alzarsi e appostarsi nella stanza al piano primo dove è presente l’organo..
Ma verso le 3 un urlo inquietante desta dal sonno mezzo castello: proviene dalla camera di Dalila Kramer.
I nostri vi si precipitano e trovano già sul posto la madre Ingrid e la loro guardia armata.
Dalila è sconvolta e piange a dirotto mentre Frau Kramer grida allo scandalo, accusando che la figlia ha subito molestie sessuali.. forse da parte del giovane rampollo della famiglia Kortig, Hirnich. Ma la guardia giura che ha sempre sorvegliato la porta e non ha visto entrare anima viva…
Dalila invece continua a sostenere che si è sentita palpeggiata dappertutto.. e ha ben impresso nella mente il ricordo di una mano.. che la toccava orribilmente sul volto e sul corpo…

Dalila Kramer

Otto, il gatto della Famiglia Engl

giovedì 15 dicembre 2011

Castel Wagrain

Rose Engl, contessa di Castel Wagrain

I nostri giungono, verso metà pomeriggio, in territorio straniero e precisamente alla stazione ferroviaria del Borgo di Bischofshofen, non lontano da Salisburgo, in territorio austriaco, nel cuore del IV Reich.
Questa è la loro ultima fermata; da qui in poi, per raggiungere la loro meta, Castel Wagrain, si dovrà procedere in altro modo.
La gente del Borgo si dimostra subito schiva, scontrosa, intimorita e irritata dalla palese presenza di italiani e per di più di un Vescovo, con i suoi Templari in armatura e il suo seguito.
Non è semplice nemmeno la più elementare comunicazione verbale in lingua tedesca e alla fine, dopo una breve trattativa, il gruppo riesce a malapena a noleggiare una carrozza a cavalli con uno svogliato cocchiere, convinto solo dalla cifra sfacciatamente elevata sborsata, senza troppe lamentele, dai seguaci dell’evidentemente agiato Vescovo di Bolzano, Mons. Peter Bartoli.
Il viaggio verso il maniero sarebbe di breve chilometraggio ma, sia per la strada malridotta, sia per la lentezza della carrozza e del cocchiere, i nostri giungono in prossimità di Castel Wagrain solo all’imbrunire.
E nel frattempo inizia una fitta nevicata… che va ad ispessire la già notevole coltre di neve che ricopre tutto l’ingresso del castello ed ogni altra cosa visibile intorno.
Il castello si presenta come una costruzione imponente ma in evidente stato di degrado.
Ha tre piani, il piano terra e il primo sono parzialmente illuminati, mentre il piano terzo appare completamente buio; a vista, nonostante la bufera di neve, si nota poi l’immenso giardino e il bosco privato che circondano praticamente a perdita d’occhio l’edificio da ogni lato.
Si nota anche che l’intera ala est del castello appare semi diroccata e con il tetto sfondato, probabilmente a causa degli ultimi eventi bellici.
Il maniero ha il suo ingresso fra da due possenti torrioni, dove un viottolo in selciato conduce alla porta principale della magione.
Qui il gruppo viene accolto, dopo brevi cerimonie d’etichetta per sincerarsi delle loro identità, dall’alto, calvo, baffuto, sessantenne maggiordomo Robert Schweiz, il quale li fa accomodare all’interno e li conduce subito al piano primo, alle loro stanze, dove si possono brevemente ristorare dal lungo viaggio, in attesa della cena, ormai prossima.
E’ opportuno sottolineare che, mentre il Vescovo di Bolzano, i due Templari Benigno e Michele e il Cacciatore Ettore si presentano senza celare la loro identità e quindi come un alto prelato con la sua scorta, Padre Bastiano si descrive come il segretario personale di Mons. Bartoli e Fra Fausto si presenta come una sorta di addetto stampa, un giornalista laico che, perseguendo il diritto di cronaca, vuole documentare ogni fatto riguardante l’importante asta.
Dopo una mezzora circa tutti vengono invitati a tavola, nel sontuoso salone al piano primo, per la cena: qui sono presenti tutti, sia gli abitanti, sia i domestici e sia gli ospiti di Castel Wagrain.
E quindi sono presenti in sala, nell’ordine: la contessa Rose Engl, l’attraente, bionda e giovane padrona di casa, poco più che ventenne, la sua domestica personale Jolàn Duchy, una bella ma dimessa ungherese circa venticinquenne, il maggiordomo tedesco Robert Schweiz e alcuni altri giovani camerieri che servono ai tavoli.
Oltre a loro e al gruppo dei nostri, sono presenti diversi ospiti invitati appositamente per l’asta.
C’è appunto il banditore d’asta Karl Schnaider, nobile viennese quasi settantenne, Thiade Peters, collezionista d’arte tedesco sulla quarantina, Elmira Richter, bella e ricca austriaca, poco più che trentenne, amica della contessa Rose.
Vi sono poi due famiglie invitate, la famiglia Kortig e i Kramer.
I Kortig sono una famiglia aristocratica di Kleinarl, piccolo paese limitrofo a Wagrain; il padre è Ismund, sulla cinquantina, la madre Theresia, bionda, di poco più giovane ed il figlio Hirnich, ventenne.
La famiglia Kramer è composta dalla madre Ingrid, cinquantenne e dalla figlia Dalila, una incantevole dama nordica, con al petto appuntata una evidente spilla della gioventù hitleriana femminile, una svastica circondata da rose.
Ed ovviamente ognuno degli ospiti si è presentato con almeno una guardia armata.
Oltre a ciò si aggira per la sala il grosso, tigrato e scorbutico gatto di casa, Otto.
Dopo un breve saluto e ringraziamento iniziale e solo un paio di portate, la contessa Rose si scusa ma si ritira nelle sua stanza, seguita da Jolan, lamentando stanchezza…
I nostri quindi proseguono con la cena… e nel dopo cena tentano di relazionarsi con gli altri: mentre Mons. Bartoli intrattiene blande conversazioni e i templari, con Ettore, fungono da mute guardie del corpo, Bastiano e Fausto sono coloro che tessono più degli altri i dialoghi con i presenti, scoprendo diverse e molteplici informazioni riguardo agli ospiti e alle loro aspettative e motivazioni che li hanno condotti all’asta.
Fra l’altro si viene a sapere che la contessa Rose è ancora molto scossa a causa della morte del padre, il conte Walbert Engl, avvenuta circa un anno fa; inoltre pare che la contessa abbia indetto l’asta a causa di probabili problemi finanziari, più o meno gravi…
La quale asta di protrarrà molto probabilmente per diversi giorni, fino al quasi totale esaurimento dei molteplici gioielli e opere d’arte messi al bando a partire dall’indomani mattina.
E la nottata passa più o meno tranquilla, escludendo le escursioni notturne di Fausto.. il quale incontra ben presto il maggiordomo Robert che lo riconduce, bonariamente (almeno per ora…) nella sua stanza…
La mattina seguente si parte verso le 10 con la prima, agognata, sessione d’asta; si susseguono vari oggetti di valore, fra i quali preziose sedie d’epoca, candelabri d’argento, carillon ispirati al Fantasma dell’Opera, gioielli, ecc. e iniziano i relativi primi acquisti da parte degli ospiti.
Poi alle 13 viene servito il pranzo; subito dopo Rose Engl si ritira nella sua stanza per riposarsi e comunica che la seconda sessione dell’asta avverrà alle 17; il maggiordomo Schweiz inoltre ribadisce che gli ospiti, nel frattempo, sono liberi di intrattenersi come preferiscono, eventualmente anche girando per il castello.. fatto salvo il divieto assoluto di accesso, per motivi di sicurezza, alle zone diroccate realtive all'ale est e al piano terzo dell'edificio, precluse quindi ad ognuno e con porte ben sbarrate. Robert infine ricorda che invece il giardino e il grande parco esterno (dove è presente anche la cripta funebre della famiglia Engl, ora in disuso...) non sono inaccessibili, ma ribadisce l'ovvia (anche se non certa) possibile presenza di Morti in questo esteso spazio aperto, ora, fra l'altro, flagellato da una intensa nevicata...

Jolàn Duchy, domestica personale della contessa Rose Engl

mercoledì 30 novembre 2011

La battaglia di Palazzo Te

Benigno da Frittole, insieme al redivivo Michele da Bracciano (velocemente medicato e armato alla meno peggio), conduce un ristretto manipolo di Fratelli per la sotterranea via delle fogne, alla volta di Palazzo Te, per guidare l’avanguardia dell’incursione templare dritto al cuore della Santa Inquisizione mantovana.
Fortuna vuole che le fogne si rivelano meno pericolose del previsto: si ode solo qualche eco lontana di passi, lamenti e rantoli non propriamente umani.. ma nulla più, probabilmente qualche sparuto Morto, perso nel sottosuolo, ma non è il momento di occuparsi di lui.
Seguendo sia le indicazioni di Michele, sia le poche insegne, il gruppo giunge rapidamente alla botola di accesso all’ex infermeria di Palazzo Te; qui si da inizio all’incursione, dapprima furtivamente, cercando di restare celati nell’ombra.. per poi esplodere in un terrificante assalto diretto ai 4 Conversi di guardia alla porta d’ingresso del Palazzo, in modo da spalancare la via al grosso dei Templari in arrivo dall’esterno.
In pochi minuti si scatena una battaglia estesa e sanguinosa, combattuta dai Cavalieri Templari da una parte e da Conversi, Sotium e Inquisitori armati di Requiem dall’altra.
Il grosso dello scontro si consuma nell’ampio cortile interno del Palazzo, i morti si contano a decine.. e ogni schieramento si impegna a fare repentinamente a pezzi i corpi dei caduti, compatibilmente con il protrarsi della battaglia, onde evitare che tutta Mantova sia in brevissimo tempo invasa da un esercito di cadaveri ambulanti e famelici.
Benigno e Michele, sebbene ingaggiati in molteplici cruenti scontri, riescono ad avere sempre la meglio sui loro avversari, fino a che riescono a vedere che il Maestro Sullo, insieme al suo primo ufficiale, tenta una furiosa incursione nelle sale interne; i nostri tentano di seguirlo per dargli man forte ma vengono bloccati per qualche minuto ancora da un paio di Sotium particolarmente ostinati…
Liberatisi di questi, raggiungono l’interno di Palazzo Te e vedono che il Maestro Sullo è a terra con un braccio probabilmente spezzato e comunque lacerato e ferito gravemente, mentre il suo ufficiale è stato fatto a pezzi, in un lago di sangue.
Il Maestro indica il colpevole di tutto ciò in Zattra: il Magister si è barricato nel suo ufficio, ultima sua difesa, insieme ad un paio di Conversi.
Michele allora imbraccia l’Expiator del Fratello caduto e si accinge a sfondare la porta che lo separa dal blasfemo Inquisitore, al grido di “Tu, Zattra, sei mio..!”.
Lo scontro è dei più impegnativi: infatti inizialmente i nostri si perdono in molteplici sfortune, tentennamenti, colpi maldestri e tiri mancini.. mentre il Magister, brandendo il suo Requiem, infligge una estesa ferita emorragica alla gamba destra di Benigno.
Ma col passare dei secondi Michele affina la mira e riesce a mozzare in un sol colpo il braccio destro di Zattra, il quale cade a terra morente in una pozza di sangue.
Poco dopo anche Sullo, seppur dolorante, appare sulla soglia e da man forte ai nostri per avere rapidamente ragione delle ultime resistenze dei Conversi; in ogni caso la battaglia sta ormai volgendo al termine, a netto favore dei Cavalieri del Tempio.
Nell’ufficio del Magister vengono facilmente rinvenute prove compromettenti e schiaccianti: lettere con nomi e luoghi di numerose personalità coinvolte in loschi traffici, un libretto a nome del Vescovo Santamaria che descrive inequivocabilmente la sua ossessione morbosa e le sue sventurate piccole vittime innocenti provenienti dal vicino orfanotrofio… ma purtroppo il memoriale della Pansardi non viene rinvenuto ed anzi si apprende, da altre documentazioni rinvenute, che esso sarebbe stato già spedito dall’astuto Zattra in direzione Venezia…ma di questa oscura vicenda, con tutti i suoi sviluppi e le sue tragiche conseguenze, si occuperanno i Templari mantovani, temporaneamente unico potere cittadino, avendo destituito Vescovo e Magister.
Fra l’altro, segregati in una stanza di Palazzo Te, vengono rinvenuti anche Padre Bastiano e il Dott. Mantelloni, sotto evidente effetto di sostanze sedative e allucinogene.. probabilmente erano giunti all’anticamera della tortura.. o peggio.
Non si hanno invece più tracce dell’Ing. Mario Timperi… egli sembra essere sparito nel nulla… anche se, a tal proposito, il Notaio Mantelloni confida in seguito a Padre Bastiano alcuni sospetti che il Timperi non si sia del tutto sottratto alle condizioni dettate del Magister Zattra per salvarsi la pelle…
In ogni caso il gruppo si ricompatta e fa rotta nuovamente su Rimini, per riprendersi dalle fatiche mantovane.
Qui Bastiano apprende, non senza qualche malcelata apprensione, che Benigno e Michele a breve si recheranno a Roma per un periodo di qualche settimana, onde poter espletare la procedura che il loro Ordine prevede per la nomina ad Adepti, il grado degli ufficiali templari.
Nel frattempo passano i giorni…
A Rimini, come previsto, arriva ben presto l’ancora convalescente Maestro Sullo che poi riparte verso Roma insieme ai due Fratelli templari; qualche giorno dopo giunge in città anche un gruppo di Cavalieri Teutonici che si stabilisce alla sede del vescovado, probabilmente avendo qualche affare urgente da discutere con Sua Eccellenza, Mons. Valentini…
Inoltre si ha l’inatteso ritorno in città e nel gruppo di Ettore Zonzini, il Cacciatore di Morti romagnolo che si era aggregato alla Banda di King molti mesi prima… e avrà di certo molte cose da raccontare.. o molte spiegazioni da dare, dipende…
In fine si ravvisa l’arrivo in città di un Padre Gesuita provinciale, tale Fra Fausto da Firenze; costui, nei giorni seguenti, si rende utile a Rimini in molte maniere, prestando soccorso ai feriti e alleggerendo le anime degli oppressi con la sua parola…tanto che il Vescovo stesso lo presenta a Padre Bastiano, dicendo che Fausto sarà il nuovo innesto per il gruppo.
Il gesuita infatti porta con se l’importante referenza del gererale del suo Ordine, il famigerato Nero degli Alfieri (vecchio amico del Vescovo Valentini) e quindi è superflua ogni altra raccomandazione o garanzia; inoltre Fra Fausto è un grande teologo e studioso e indubbiamente le sue elevate conoscenze saranno di grande utilità per il gruppo.
Gruppo che purtroppo è orfano del Teutonico Bartolomeo, tragicamente morto a Mantova…
Anche per questo motivo infatti si spiega la presenza a Rimini del gruppo di Teutonici: costoro sono giunti in città sia per commemorare il loro caduto, sia per chiedere l’intervento del famigerato gruppo di indagatori nelle grazie di Sua Eccellenza, Mons. Valentini.
Il problema, spiegato nei dettagli quando anche i due Templari Adepti sono di ritorno, con tanto di Expiator sulle spalle, non è dei più semplici: il gruppo infatti, dopo una adeguata infarinatura della lingua tedesca, si dovrà recare in territorio austriaco, nel cuore dell’oscuro IV Reich, in uno sperduto Borgo nei pressi del sud di Salisburgo, presso Castel Wagrain.
Qui, infatti, secondo le indicazioni fornite dalla fitta rete di spionaggio dei teutonici presenti sul territorio germanico, si sta per tenere un’asta di oggetti di valore, all’interno della tenuta nobiliare dei conti Engl.
Il guaio.. pare che fra questi oggetti, oppure nella villa stessa, o fra i partecipanti all’asta, ecc. vi sia una forte presenza maligna, rilevata con una certa sicurezza da molti dei mistici presenti fra i contatti dei teutonici.
Le spie teutoniche sono riuscite a farsi pervenire un invito all’asta: qui infatti parteciperanno alcuni dei più ricchi collezionisti d’arte e per quanto riguarda il Sanctum Imperium, sono riusciti a far accedere il Vescovo di Bolzano, Mons. Peter Bartoli e la sua scorta.
I nostri, ovviamente, comporranno la scorta… e mentre il Vescovo terrà banco all’asta, il gruppo dovrà tentare di portare avanti questa indagine, per carpire quante più informazioni possibile su quanto di strano potrebbe accadere…
E così si parte col primo treno per Bolzano, per incontrarsi con Mons. Bartoli e poi via verso i territori austriaci e Castel Wagrain, immerso nella candida neve invernale…

Castel Wagrain, Austria