Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...
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mercoledì 10 agosto 2011

Processi, polemiche e pirati

Palazzo Pitti, Firenze, sede del Tribunale Inquisitorio presieduto dal Santarosa

Il Duomo di Firenze, sede della messa solenne per la celebrazione di Padre Bastiano Inquisitore

I due templari, Benigno e Michele, vengono condotti, insieme ai “demoni” catturati vivi, dagli uomini del Ruina in quel del vescovado ravennate, così come là si ritrovano anche i tre esuli, Timperi, Rivolta e Bastiano, i quali oziavano al sepolcro del sommo poeta, avvisati da alcuni conversi, dopo aver ricevuto l’ordine di perquisire accuratamente la Villa delle Rose, teatro del tentato rituale blasfemo.
Qui vengono facilmente rinvenute prove di ogni tipo, come armi, tomi maledettamente proibiti e lettere di contatto con altri demonolatri… poi tutti al vescovado, dove ognuno spiega l’accaduto e riceve una parte della verità che gli altri conoscono: in pratica Fra Ruina consiglia caldamente di salire sul primo treno diretto a Firenze per spiegare tutta la faccenda al sommo Padre Ardizzone, il quale di certo vorrà condurre approfonditi interrogatori in merito…
Salutato il risoluto Inquisitore, il gruppo viaggia verso il capoluogo toscano in un treno speciale: tutti i vagoni sono sorvegliati da conversi e templari, i passeggeri sono esclusivamente importanti e misteriosi religiosi, fra i quali, frati gesuiti e domenicani oltre, ovviamente ai prigionieri.
Ravenna… poi Bologna (dove scendono alcuni gesuiti carichi apparentemente di molta carta stampata…) e in fine Firenze.
Qui i nostri apprendono subito una tragica notizia: il Maestro Laffì, l’alchimista, è stato brutalmente assassinato la notte scorsa (il gruppo in seguito verrà a conoscenza dei macabri dettagli del suo omicidio dallo stesso Frate Ardizzone, probabilmente un omicidio premeditato e rituale…).
Ma è tempo di spiegazioni, resoconti e processi, in quel dello Spedale degli Innocenti, sede di Ardizzone: egli si relaziona a lungo col gruppo in merito all’accaduto e comunica inoltre che a breve arriverà in città niente meno che il Grande Inquisitore Gregorio Santarosa da Roma, per presenziare o meglio, condurre direttamente le fasi finali degli interrogatori.
Durante gran parte della giornata seguente avvengono gli interrogatori presieduti da Ardizzone, ai quali i nostri presenziano solamente, con pochi interventi: è il vecchio domenicano a condurre ora le indagini e riesce con maestria oratoria a estorcere senza un uso eccessivo della violenza fisica molteplici informazioni ai membri della setta, la cosiddetta "Potestas Diaboli" (il regno del diavolo), in particolare al loro capo, Terenzio Belli, alias Maestro Belzebub, il quale è ormai un uomo finito e distrutto che ha a cuore solo la salvezza della sua bambina... che il Frate concede benignamente, a fine interrogatorio.
Il giorno seguente è festa grande in città: arriva in pompa magna Gregorio Santarosa, con una decina di uomini al seguito, fra conversi, notaio e alcuni boia.
Il sommo inquisitore si reca prima dal Vescovo fiorentino e poi colloquia a lungo con Padre Ardizzone, prendendo in mano in un colpo solo sia le redini del processo in corso sia, temporaneamente, quelle del potere dell’intera città.
Nonostante la malcelata delusione di Ardizzone per l’accaduto egli si adegua e il Santarosa decide di fare allestire in gran fretta un degno tribunale inquisitorio in quel di Palazzo Pitti, luogo da lui ritenuto più adeguato.
Qui sono invitati a presenziare anche i due Soci che hanno partecipato alle indagini, Bastiano e Leonardo: inoltre il Grande Inquisitore comunica con orgoglio che, viste le prodezze investigative dimostrate in particolare da Padre Bastiano, egli ha deciso di celebrare il giorno successivo una messa solenne per la sua investitura ufficiale a Inquisitore…una degna ricompensa per tutti gli sforzi compiuti dall’integerrimo Sotium al servizio di Santa Romana Chiesa.
Gli interrogatori condotti dal Santarosa e dai suoi uomini sono top secret, ma Bastiano racconterà nei giorni seguenti di sessioni svoltesi all’insegna della civiltà, della moderazione e soprattutto della misericordia… anzi, è probabile che coloro che non sono stati consegnati al rogo, giusta punizione, siano persino stati liberati e consegnati ad una vita di redenzione e lode al Signore… forse.
In ogni caso il giorno dopo avviene in quel del Duomo di Firenze, officiata sia da Ardizzone sia dallo stesso Santarosa, la solennità per la celebrazione del neo Inquisitore Bastiano, al quale oltre all’arma a motore che preferisce, verranno consegnati alcuni conversi, un notaio e il giovane Sotium, già, di fatto, suo discepolo, Leonardo Rivolta.
Il tutto, ovviamente fra l’acclamazione generale della folla e lo sdegno furioso dei suoi compagni templari, Michele e Benigno, i quali sono fra i pochi che conoscono la realtà dei fatti e vedono questa sorta di “promozione” del tutto illegittima e immeritata, ma del resto sanno bene come funziona la Santa, Santissima, Inquisizione… in ogni caso, dal canto loro, come tacita protesta, scelgono di non presenziare ne alla messa ne al successivo rogo dei membri della setta.
Con stati d’animo del tutto differenti e contrastanti, i nostri fanno ritorno (con viaggio spesato, ormai Bastiano è una celebrità…) via treno a Rimini.
In romagna ognuno torna per un po’ alle sue mansioni…
Alla Rocca Templare di Castel Sismondo, Michele consegna lo spadone del caduto e compianto fratello Remigio e presenta al Maestro Morandi il nuovo fidato compagno Fratello Benigno; Morandi inoltre informa i due che sta per arrivare in città un nuovo confratello, a cui il Vescovo Valentini ha consigliato di unirsi a loro. Si tratta di un taciturno e tenace Cavaliere dell’Ordine Teutonico, sorta di Ordine monastico parallelo ai templari, caratterizzato comunque dalla stessa fede nel Papa e nella Chiesa di Roma.
E infatti, il Teutonico arriva il giorno dopo e si presenta…
… così, tra ordinarie questioni e addestramenti vari, trascorre un altro mese, circa…
Finchè non giunge nuovamente la chiamata del Valentini: il gruppo, ormai celebre a livello nazionale, è stato fortemente voluto dal suo amico fraterno, il Vescovo di Genova, come scorta per una sua nave mercantile che da Genova deve arrivare fino al porto di Napoli, trasportando un importante carico di generi di prima necessità, libri teologici, materiale religioso e diverse casse di scudi papali.
Neanche a dirlo, i nostri accettano e salgono sul primo treno per Genova: qui passano qualche giorno a colloquio sia col Vescovo sia col capitano della nave e con i suoi marinai, apprendendo molte nozioni sulla situazione della marina del Sanctum Imperium, sulla spartizione delle acque del Mediterraneo e sui numerosi pericoli che vi si celano.
All’alba di pochi giorni dopo salpano: il mare è tranquillo, il clima ideale… ma nonostante ciò il Teutonico sembra oltremodo provato dal viaggio marittimo…
Fino a che, all’orizzonte, la vedetta scorge uno sciabecco battente bandiera verde, colorazione da subito ricondotta dai marinai a una nave probabilmente di fede islamica: si scatena il panico e solo grazie agli ordini impartiti con fermezza impassibile dall’esperto capitano, vecchio lupo di mare, e grazie anche alla figura autorevole e imponente di Fratello Michele, si scongiura il caos più totale e si torna all’ordine apparente.
Fatto sta che dopo un ora abbondante l’agile sciabecco arabo si è notevolmente avvicinato al lento mercantile italiano e l’ipotesi di un abbordaggio è solo questione di tempo; ma ora la vedetta scorge più chiaramente le scritte arabe sullo scafo della nave e vede chiaramente la bandiera…
Sono in molti a sostenere di non nutrire più dubbi su quella nefasta nave: pare essere la famigerata imbarcazione di MUGEHID IBN ABDALLAH AL AMIRI AL MUWAFAQQ, un famigerato pirata barbaresco noto in Italia con il soprannome più semplice di Musetto. La terribile particolarità è che egli era un pirata saraceno del XI secolo, ed ora è un potente Morto a capo della flotta dello spietato Califfo di Granada. Musetto, ovviamente, ha un odio innato per il Sanctum Imperium, antica terra di infedeli…

Mappa storica di Genova

Uno Sciabecco simile a quello del pirata saraceno Musetto

mercoledì 3 agosto 2011

L'appuntamento, il rito e l'irruzione

Piazza S. Francesco a Ravenna

Padre Bastiano torna dal suo raid a Rimini mentre Fratello Benigno e Michele si sono recati a parlare col locale distaccamento dei Cavalieri del Tempio; alla fine, dopo 2 gg, il gruppo si riunisce e si appresta a presentarsi al fatidico appuntamento in piazza S. Francesco a Ravenna, ore 20, 30.
Ripassate le istruzioni rituali contenute nella “Pseudomonarchia dei Demoni” i nostri si organizzano come segue: Bastiano e Rivolta si apposteranno ai margini della piazza per tenere sotto controllo la situazione dall’esterno; l’ing. Timperi indossa i gemelli incriminati e si porta la maschera di Astarotte, Michele quella di Malacoda e Benigno quella di Baal. Si fanno le 20, 30… niente… sale il nervosismo… alle 20, 45 un tizio chiede di accendere a Timperi, poi se ne va… poi ancora niente… dubbi… ma alle 20, 50, finalmente giunge una bimba che chiede a Benigno se vuole diventare suo papà. Il Templare, sotto mentite spoglie di adepto della setta, risponde “sarai carne di mia carne”, come indicato nel libro oscuro, la bimba sorride e si incammina verso l’ipotetico luogo del rituale blasfemo. E poi accade l’inghippo: mentre fratello Michele pensa bene di seguire, seppur a distanza, l’amico templare, l’ing. Timperi, purtroppo, si perde le tracce lasciate dai compagni e rimane irrimediabilmente al di fuori dell’incursione, insieme ai due Soci Inquisitori.
Invece Benigno e poco dopo Michele giungono dopo una contorta camminata di circa mezzora presso una lussuosa villa con giradino; vengono condotti all’interno da un usciere armato e viene detto loro di indossare le rispettive maschere demoniache e di attendere di essere condotti in un altro salone al cospetto degli altri “demoni” presenti.
Pochi minuti dopo si presenta al cospetto dei 2 tesi templari un elegante uomo indossante la maschera del demone Oze, li saluta secondo i canoni rituali e li conduce presso la stanza adiacente dove lo spettacolo che i due frati infiltrati vedono è, per loro, a dir poco sconcertante: sono qui presenti 8 “demoni” che si intrattengono nelle attività più blasfeme e lussuriose… alcuni sono nudi o semi nudi e fanno sesso promiscuamente senza alcun pudore o ritegno… altri si infervorano pronunciando le più turpi bestemmie contro il Papa e la Chiesa in genere… un continuo martellamento blasfemo che indubbiamente turba e fa vacillare più volte la copertura dei nostri, i quali certamente, dopo quanto visto e sentito, vorrebbero mettere a ferro e fuoco la villa e ognuno dei presenti...
Ma dopo l’ennesimo tentennamento di Benigno alle istigazioni e alle provocazioni lussuriose della bella, ubriaca e nuda demone Decarabia sono in molti nella sala a iniziare a sospettare… fino a che, con uno sforzo enorme, il templare non riesce a cedere in minima parte alle tentazioni della giovane, tranquillizzando gli altri demoni, anche grazie alle parole indovinate di fratello Michele che li tiene a bada… ma durante gli atti lussuriosi, forse in preda anche al timore e allo sgomento, il povero fratello Benigno ha una sorta di “visione”, strana e incomprensibile, che lo segna e lo turba in maniera duratura e permanente…
Arriva, tra mille altre blasfemie, la mezzanotte ed il branco di demoni viene invitato alla stanza attigua, sede del rito vero e proprio: qui è presente il gran cerimoniere, Maestro Belzebub, armato di pugnale decorato con testa di caprone... dopo una breve introduzione, saluti, interrogazioni e litanie ad hoc, dove viene brevemente ribadito ed enfatizzato che il rito servirà per aprire una sorta di passaggio per gli inferi, il Maestro fa entrare una bambina, con maschera di angelo sanguinante e la fa stendere su una sorta di altare.
Sembra palese ai due templari che il Belzebub stia per sacrificare la ragazzina e quindi, in maniera coraggiosa ma molto avventata, disarmati e in minoranza schiacciante, i due prodi Cavalieri del Tempio mollano la copertura e decidono di intervenire: Benigno aggredisce l’unica guardia armata alla porta della stanza mentre Michele si avvicina al Maestro e tenta di disarmarlo.
E’ palese che il tentativo fallisce miseramente e i due vengono presto sopraffatti, tramortiti e perdono conoscenza…
Nel frattempo il Timperi e i due Soci decidono, apparentemente senza alcun motivo valido, di recarsi al sepolcro di Dante, il sommo poeta…
E le ore passano…
I due templari si risvegliano legati e nudi rinchiusi in uno sgabuzzino della villa… ma sentono rumori di battaglia… ad un tratto alcuni nerboruti uomini, vestiti con drappi neri, museruole sul volto e con al collo una specie di rosario che sembra quasi un cappio, armati fino ai denti, li prelevano e li conducono fuori… nel tragitto i due Fratelli templari vedono che nella villa si è consumata uno scontro cruento, una carneficina, molti sono i mutilati e i feriti fra i “demoni”… e in mezzo a tutto ciò si erge la figura inequivocabile di un Magister Inquisitore, vestito color porpora, basso e calvo ma atletico, che brandisce un Requiem a motore e da ordini a voce alta in italiano e in latino…

La Villa sede del rituale

mercoledì 13 luglio 2011

Verso Ravenna

Antica mappa della città di Ravenna

I nostri decidono, prima di dedicare qualche ora almeno allo studio della ritrovata "Pseudomonarchia dei Demoni", di riunirsi, congedarsi dagli esterrefatti abitanti di S. Ezechiele raccontando loro l'accaduto e consegnare in manette i due Probi Viri coinvolti alla prima caserma di Excubitores incontrata. Lo studio del nero tomo porta al gruppo notevoli conoscenze sui vari demoni, alcuni dei quali già incontrati, o almeno le loro maschere... e soprattutto sui vari usi e costumi della setta, come ad esempio, saluti rituali e segni distintivi. Inoltre riescono a tradurre una precedente lettera intuendo l'ora e la data di un ipotetico incontro, in una piazza ravennate, con un emissario della setta, il quale dovrebbe poi condurli, dopo una domanda di rito, nel luogo del famigerato e blasfemo rituale.
I nostri quindi marciano verso Ravenna e si fermano in vista della Stazione del Dazio ravennate, posta insolitamente a ben 20 km dall'ingresso vero e proprio della città. Qui consegnano i due prigionieri al parroco Don Bellinzoni e ai suoi Excubitores, raccontando brevemente le vicissitudini orribili di S. Ezechiele; inoltre, all'interno di una gabbia di pentimento, Fratello Benigno incappa nei lamenti del malcapitato ospite forzato, Ignazio Beppi, ivi rinchiuso a causa di una serie di bestemmie durante una partita a carte... ma il Templare, seppur impietosito, decide di non intercedere x tentare di ridurre la pena al contadino. Inoltre, nella locanda della stazione, ci sono alcuni Cacciatori di Morti in attesa di lavoro... fra i quali anche i due loschi individui che hanno rapinato l'Ing. Timperi pochi giorni prima. Al che i due Templari attuano un'azione di mediazione e di dialogo, lasciando in disparte le bramosie di vendetta dell'Ing. e la sete di sadica giustizia dei 2 Soci Inquisitoris... alla fine i due si dichiarano colpevoli, consegnano il maltolto, i fogli di via e le armi e si rimettono alla clemenza dei Templari, che li obbligano a restare almeno per un po' alla stazione al servizio del parroco, come compito "socialmente utile"...
Ripartiti nuovamente in direzione Ravenna, i nostri, dopo qualche altro km, incappano in una situazione di pericolo: sulla strada c'è un carrozzone, con due cavalli sventrati accanto e un paio di cadaveri affamati e putridi che stanno cercando di entrare, raspandone la porta. Senza pensarci 2 volte il gruppo fa a fette i Morti e libera due persone asserragliate all'interno del carro: sono Filippo e Niccolò Gallio, padre e figlio di 9 anni, di professione burattinai ambulanti. Dopo un breve dialogo, i nostri scortano i due alla vicina stazione del dazio; i burattinai, come ringraziamento, allestiscono uno spettacolo a tema religioso x i loro salvatori e infine cedono, non senza qualche reticenza e timore, alla richiesta del gruppo di creare x loro un paio di maschere demoniache, allo scopo di potersi infiltrare nella setta.
I nostri si dirigono, questa volta senza intoppi, a Ravenna e vi giungono entro la giornata. Qui valutano il da farsi, avendo ancora un paio di giorni di vantaggio sulla data indicata nella lettera x l'incontro con l'emissario della setta: Benigno da Frittole prende contatti con il locale Maestro Templare Paolo Emilio Percivale, alla Rocca di Brancaleone e gli illustra la probabile grave situazione della setta radicata nella sua città, non senza causare allarme e preoccupazione nell'animo del nobile Cavaliere del Tempio.
Padre Bastiano, nel frattempo, valuta se non gli convenga tornare via treno alla sua Rimini, per equipaggiarsi al meglio in vista dei possibili rischi derivanti dall'incontro con i membri della setta...
San Vitale, Ravenna

mercoledì 6 luglio 2011

Tre fratelli per un orrore

La strada a nord di S. Ezechiele

I nostri nuovamente si dividono. I due Soci inquisitori, Bastiano e Leonardo, si appostano nei pressi dell’Emporio Grassi, più o meno all’ora di chiusura e seguono il suo presunto sospetto titolare sino all’uscio di casa, (venendo fra l’altro quasi subito notati e salutati da quest’ultimo) e poi attendono nell’ombra di scorgere chissà quali blasfemi movimenti del negoziante…
Nel frattempo i due Templari erranti, per prima cosa si recano, su suggerimento di Fratello Michele, a dare un’occhiata al vetusto cimitero di S. Ezechiele: qui, fra l’incuria più totale e la vegetazione infestante scorgono, dopo una lunga ricerca, un paio di lapidi per lo meno strane… sono le tombe del folle pittore Nicola Castiglioni e di una certa Elvira Castiglioni, ma la cosa insolita è la data di morte, per entrambi il 1945, quindi, un anno dopo il Giorno del Giudizio… cosa piuttosto inusuale e pericolosa… dare sepoltura e mettere una lapide sopra un corpo che sicuramente avrà subito il Risveglio…
In ogni caso, con più di un dubbio per la testa, i due Templari, ora su indicazione di Fratello Benigno, si recano al concordato incontro fissato con Ennio Mercadante, padre del bimbo down Marzio, piccolo “amico” di Benigno… si dovrebbero vedere ad una quercia isolata posta a pochi minuti da S. Ezechiele, sulla strada a nord del paese, all’ora notturna (mezzanotte)… fatto sta che il duo attende ben oltre, fino all’una di notte, ma di Ennio nessuna traccia.
Contemporaneamente Bastiano e Leonardo continuano l’infruttuoso appostamento fino alle ore piccole… fino a quando vengono sorpresi dai due Probi Viri di ronda, Fernandino e Armando, che li interrogano brevemente ma, rassicurati dal fatto che i Soci pare abbiano avvisato Don Avati (falso…) del loro operato, se ne vanno senza fare troppi problemi…
Preoccupati dall’appuntamento andato a vuoto, i due Templari tornano al paese e contattano sia la moglie di Ennio sia i Probi Viri, per la probabile scomparsa dell’uomo; poi si recano, verso le 4 del mattino, incrociando anche i due frustrati Soci, verso il sentiero che conduce al fiume Montone. Qui scorgono, in prossimità di una piccola radura, il cadavere barcollante di un Morto che si gira verso di loro, iniziando una lenta marcia famelica: Benigno subito riconosce i lineamenti del povero Ennio Mercadante, livido in volto, probabilmente annegato e Risvegliato poco dopo. Fatto a pezzi a malincuore il loro unico possibile informatore, il gruppo giunge alla sponda del fiume; qui il Sotium Bastiano scorge, nascosta dalla notte e dalla vegetazione, una grande costruzione al di la del corso d’acqua, probabilmente un edificio religioso, forse un monastero…
Inoltre è presente una piccola imbarcazione ormeggiata, la barchetta di legno con la quale talvolta Padre Avati ha raccontato loro di andare a pesca… il mezzo ha 3 soli posti e quindi pensano di traghettare in due turni, i primi a salpare sono Fratello Benigno e Padre Bastiano.
Ma nel bel mezzo del fiume Montone l’orrore sorge dalle acque: qualcosa o qualcuno fa ribaltare la barca e nel panico che si genere lo sfortunato Benigno viene trascinato sotto le acque da un essere raccapricciante, un orrendo cadavere dai lineamenti vagamente femminili, coperto di muschio e putredine, con un terribile ghigno stampato sui pochi muscoli facciali rimasti. Bastiano riesce a stento a rimanere a galla e poi a nuotare verso i compagni, gli altri a riva non riescono a vedere con chiarezza cosa accade e quindi Benigno si trova da solo, in preda all’orrore, a lottare sott’acqua con quell’essere mostruoso. Con uno sforzo sovrumano e una fortuna sfacciata il Templare riesce alla fine a riemergere e a nuotare verso la riva: nel frattempo il Morto gli ha ripetutamente morso le caviglie, quasi distruggendogli le protezioni metalliche… ma quando Michele riesce finalmente a lanciargli una corda e a trascinarlo a riva, il Morto molla la presa, tornando sottacqua indisturbato.
Al che però il gruppo si ricompatta e avendo constatato di avere di fronte probabilmente un temibile Mortuus Atrox, pensa bene di tornare a S. Ezechiele per lo meno per pretendere qualche spiegazione: ma sia i Probi Viri sia Don Avati pare non siano nelle loro rispettive abitali dimore.
Quindi Fratello Michele pensa di chiamare una sorta di adunata generale dei paesani per parlare con loro e suona all’impazzata le campane della Chiesa di San Iacopo: la gente ben presto arriva, sorpresa e preoccupata… I nostri raccontano l’accaduto e pretendono risposte… dopo alcune reiterate reticenze iniziali, i popolani iniziano a cantare la verità: loro sono soggiogati dai fratelli Castiglioni ormai da anni, Nicola il pittore è un Morto e sta nell’ex Convento delle suore Carmelitane sito al di la del fiume Montone, Elvira Castiglioni è la terribile “strega” del fiume mentre Don Avati altri non è che Elisabetta Castiglioni camuffata da prete, l’altra sorella, colei che ha architettato il piano di tenere il paese nel terrore, uccidendo il vero prete, il sindaco e i due carabinieri prima presenti e sostituendoli poi con gli attuali Probi Viri, suoi complici e amanti carnali… il popolo aveva il timore di queste orribili figure e non si azzardava a parlare, prima…
Si suppone che ora tutti loro siano asserragliati al Convento… ed il gruppo deve intervenire per sventare finalmente questa follia e per vedere di trovare anche ciò che stanno cercando: la famigerata copia della “Pseudomonarchia dei Demoni”.
Mentre Benigno, insieme all’Ing. Timperi riunitosi al gruppo, sta sulla riva del fiume per tentare di attirare la famelica Elvira, Michele Leonardo e Bastiano trascinano la barca (poco prima recuperata, ancora capovolta, nelle vicine sponde) circa un paio di km più a nord, per attraversare il fiume in un ipotetica condizione di sicurezza dagli attacchi dell’Atrox e così avviene; poi i tre si dirigono verso il Convento e poco prima di entrare odono un rumore gorgogliante alle loro spalle… Elvira sorge ghignante dalle nere acque del fiume per fronteggiarli… ma questa volta, sulla terra ferma, il Morto è meno letale e lo spadone di Michele fa ancora una volta il suo dovere mutilando e infine decapitando l’Atrox.
Il convento risulta una costruzione ampia e divorata dall’umidità ovunque: in ogni stanza ci sono tracce di abbandono oltre agli orridi quadri del Castiglioni. In una stanza posta al 2° piano avviene l’incontro fatidico con Nicola, un inconsapevole della morte, cadavere putrefatto e ancora assorto nella sua pittura… oltre a lui e al suo modello, un Morto simplex incatenato, ci sono la minacciosa Elisabetta-Avati armata di mannaia e i due Probi Viri con doppiette. Ma anche in questo caso Michele fa due passi e con un fendente decapita Elisabetta, senza pensarci troppo su… al che i suoi due scagnozzi gettano le armi, inermi e atterriti. Il gruppo quindi li imprigiona e li interroga brevemente, ignora l’innocuo pittore, assorto, e si dedica alla perlustrazione del convento, alla ricerca del libro blasfemo. Viene scovato un magazzino adibito a deposito Morti, le vittime dei fratelli Castiglioni, incatenati, putridi e decapitati (Nicola si nutre delle loro teste…e poi li dipinge…); una biblioteca ammuffita ma dalla quale salvano alcuni utili e preziosi volumi di teologia, erboristeria e storia, oltre ad una lettera datata 1944, dove la madre superiora delle suore Carmelitane descriveva i suoi timori per una sua novizia implicata in riti blasfemi collegati probabilmente alla lettura e detenzione nel monastero di una copia della “Pseudomonarchia dei Demoni”; ma è nella Cappella che, oltre a una montagna di vestiti e oggetti delle vittime, viene, dopo una ricerca estenuante, rinvenuto, dietro una pietra scorrevole in prossimità dell’altare, il maledetto libro oscuro, scritto in lingua italiana… ed ora, con le conoscenze di ognuno dei nostri, si dovrà provvedere al suo studio e interpretazione…

L'ex convento delle suore carmelitane a S. Ezechiele

giovedì 30 giugno 2011

La liberazione, gente che va, gente che viene

Il bimbo ferox fuori da S. Terenzio

Uno scorcio di S. Terenzio

Orde di Morti all'interno di S. Terenzio

I nostri partono all’alba, alla testa della corazzata Banda di King, per liberare il paese di S. Terenzio dai Morti. Ancora fuori dal paese, Fratello Benigno viene repentinamente assalito da un vorace bambino con le pupille ribaltate, un Ferox, che lo morde avidamente al ventre; poco dopo già infuria la battaglia, una prima ondata di Morti esce alla disperata dall’ingresso del paese, avendo fiutato carne vivente e la maggior parte di loro viene sventrata dai colpi d’artiglieria dei potenti mezzi di King. La parte residua tiene impegnati i nostri in un sanguinoso corpo a corpo che però li vede vincitori.
Alla fine circa tre dozzine di cadaveri ambulanti vengono martoriati e S. Terenzio è di nuovo un luogo libero dalla piaga dei Morti. Il gruppo rinviene anche uno zaino a pelo d’acqua, vicino al ponte sul fiume Lamone: appartenuto probabilmente al blasfemo fuggiasco motociclista, contiene un paio di deteriorate maschere demoniache e diversi altri documenti piuttosto compromettenti.
A questo punto, mentre i nostri sono decisi a lasciare la banda di King per proseguire in direzione Ravenna, apprendono una inaspettata notizia: il loro compagno, il Cacciatore Ettore Zonzini, ha deciso irrevocabilmente di abbandonarli per seguire King e i suoi a tempo pieno, attratto dalle grandi possibilità di avventura e di profitto. Al che, non senza strascichi polemici più che cordiali saluti, Ettore lascia i nostri, diretto con King verso la liberazione di S. Elisa e poi chissà dove, con la vaga promessa, forse, di potersi incontrare nuovamente… il Zonzini però fa un’ultima confessione ai suoi compagni: King gli ha raccontato di essere già passato, mesi fa, da S. Ezechiele, e l’ha descritto come un posto tranquillo ma piuttosto lugubre, dove pare sia vissuto uno strano pittore che ritraeva soggetti morti…
Il gruppo quindi, orfano del Cacciatore e delle sue notevoli abilità di veterano dinamitardo, si dirige mesto verso la strada maestra, in direzione Ravenna, per raggiungere velocemente il paesello di S. Ezechiele, loro meta. Il carretto ligneo trainato da cavalli fa quel che può e lemme lemme li porta alla deviazione per “Granarone”, vetusto e desueto nome del paese prima del Giorno del Giudizio.
Poco prima di arrivare a destinazione scorgono in mezzo alla strada un uomo steso, immobile, ben vestito: avvicinatisi con cautela si rendono conto che è solo svenuto, indi per cui lo soccorrono.
Costui, ancora stordito, li ringrazia e si presenta: risponde al nome di Mario Timperi, un ingegnere romano in viaggio verso Ravenna, dapprima scortato e poi aggredito e derubato dai due loschi Cacciatori che aveva assoldato per la sua incolumità.
I nostri allora decidono magnanimamente di proteggere e portare con loro il malcapitato ingegnere, almeno fino a Ravenna, sua destinazione… ma per il momento si fa tappa obbligata a S. Ezechiele.
Il paese appare sin da subito piccolo, isolato e decadente: una volta entrati e giunti alla piazzetta del borgo, Benigno nota un bambino (che ha sul volto gli evidenti segni della sindrome di down) che, giocando con la sua trottola, canticchia una macabra filastrocca su una presunta “strega del fiume”… il Templare passa un po’ di tempo insieme al piccolo e lo accompagna a casa, dove parla anche con sua madre e viene a sapere che la filastrocca è una precauzione per non far andare i bimbi a giocare verso il fiume Montone, zona potenzialmente pericolosa sia per i Morti sia per la corrente…
Intanto gli altri si recano alla Chiesa di San Iacopo, dove parlano col locale parroco, Don Avati, l’unica autorità: costui li accoglie benevolmente e interrogato fornisce diverse informazioni.
Non sa nulla del libro blasfemo che i nostri cercano ma sa che la storia del macabro pittore è vera: mostrando con raccapriccio uno dei suoi quadri (un S. Sebastiano insanguinato…) il prete racconta che nove anni prima moriva a S. Ezechiele il folle Nicola Castiglioni, un perverso artista che dipingeva cadaveri e poi ne abusava sessualmente. Uscendo dalla chiesa Fratello Michele nota di sfuggita la presenza di un piccolo e vetusto cimitero, posto dietro l’edificio sacro, ormai coperto di sterpaglie…
Il gruppo fra l’altro se vorrà alloggiare in paese dovrà pernottare proprio nella casa del fu malato pittore, unica abitazione libera: qui notano diversi altri orridi dipinti del Castiglioni, gente decapitata e incatenata, sangue… ma anche più tranquilli paesaggi. In particolare notano che uno di questi affreschi, rappresentante il borgo di S. Ezechiele, pare volutamente rovinato su un lato, vicino alla rappresentazione del fiume Montone…
Poi le loro indagini proseguono all’unico emporio locale, gestito da Benedetto Grassi, omone barbuto e sorridente il quale non aggiunge nulla di nuovo… se non che la particolare rapidità nella lettura di Benigno fa si che il templare possa notare e leggere di sfuggita un biglietto sul suo bancone: un elenco di beni da acquistare per il mese prossimo dall’unico mercante di passaggio… sembra strano che vi sia della costosa attrezzature per dipingere, tele e pennelli… quando, a precisa domanda, più volte è stato ribadito che attualmente nel paese non è presente praticamente nessun artista o appassionato di pittura…
I nostri passano a ispezionare poi la caserma che fu dei Carabinieri, ora abitata degli unici due Excubitores locali, due tipi nerboruti e rozzi, Fernandino e Armando, al servizio di Don Avati e posti a protezione del borgo in caso di sporadici assalti di Morti.
Mentre il gruppo inizia a fare supposizioni e ragionamenti per proseguire le proprie indagini e l’Ing. Mario Timperi, lasciato in disparte, si aggira solingo per il paese chiaccherando qua e la, Fratello Benigno incontra di nuovo il piccolo Marzio, il bimbo down: questi vuole giocare ancora un poco con il suo nuovo amico templare e lo conduce, ricorrendo la sua trottolina a gambe levate, a conoscere anche suo padre, con il quale il templare di Frittole ha un breve dialogo…

Uno scorcio di S. Ezechiele

mercoledì 22 giugno 2011

Morti a Marradi, un Templare, John King

Marradi

Dopo la funesta esplosione della mina i secondi scorrono veloci, ognuno dei nostri tenta di rimettersi in sesto e si toglie le parti di protezioni e armatura roventi, ormai inutilizzabili, distrutte… e nel frattempo il cadavere del fu Remigio lentamente, con le interiora fuoriuscite in gran parte dal ventre, comincia a rialzarsi e a barcollare verso il più vicino degli ex compagni, Fratello Michele da Bracciano, il quale fra una dolorosa preghiera e un fendente di spadone templare riesce e dare nuovamente riposo al compare da poco Risvegliatosi, prendendo con se la sua spada con sigillo templare, da riportare al Maestro della Rocca riminese.
Superato velocemente il trauma della perdita del templare, il gruppo decide per applicare lunghe e complesse strategie per ipotizzare un percorso sicuro, dovendo uscire indenni dall’ipotetico campo minato: passano un paio d’ore fra tentativi beceri che comunque portano ad una completa mancanza di esplosioni e quindi i nostri sono salvi… anche perché molto probabilmente la mina esplosa era l’unica, un caso isolato e non un vero campo minato.
Superato a piedi il tortuoso il Passo del Giogo, i nostri continuano a camminare fino ad avere i piedi come zampogne per molte ore fino a giungere in prossimità di Marradi. Qui scorgono subito che è in atto un attacco di Morti, almeno un paio di dozzine. Vedono chiaramente che a difendere Marradi ci sono un pugno di Excubitores coadiuvati da un Prete oltre alla bianca figura rosso-crociata di un Templare armato di spada. Il gruppo pensa bene di dare una mano e tra le granate di Ettore e i fendenti di Fratello Michele in breve tempo si fanno a pezzi tutti i cadaveri ambulanti.
Nasce quindi spontaneo un grido di gioia e di vittoria, il gruppo accoglie con se il nuovo Fratello Templare, Benigno da Frittole (paesello vicino a Bologna) il quale col suo cavallo si sta dirigendo verso Ravenna e accetta di percorrere la strada insieme, almeno per ora...
Inoltre il gestore dell’unica locanda del luogo, Loriano Teppi, li invita a bere e mangiare da lui: l’oste toscano rivela che sulla strada di Marradi sono passate nelle ultime 2 settimane sia dei soldati americani sia una coppia su una Moto Guzzi rossa…
Passata la notte, l’indomani, all’alba, rimediato un carro con 2 cavalli, il gruppo riparte in direzione Faenza: poco prima di arrivare al disabitato paese di Fognano scorgono in una scarpata il cadavere risvegliato di un francescano, forse vittima di banditi…
Un km più avanti vedono segni di un possibile incidente della Moto Guzzi rossa, oltre ad un pezzo del suo parafango, vicino ad una pianta… inoltre Padre Rivolta riesce a individuare molte tracce di passi che si inerpicano in uno stretto e tortuoso sentiero che si snoda nella boscaglia; percorrendolo giungono al limitar di una radura, oltre la quale sorge un casolare fatiscente dal quale provengono grida e schiamazzi.
Mentre i nostri tentato di avvicinarsi di soppiatto, vengono inesorabilmente scoperti e accolti da alcune fucilate e da un attacco al completo dei banditi i quali fuoriescono subito dal loro covo, armati e palesemente arrabbiati.
Lo scontro tuttavia è abbastanza indolore per il gruppo che ne fa a pezzi 3 su 5 riportando solo lievi ferite: gli altri 2 vengono arrestati, insieme ad una donna e a diversi bambini, figli di questa disgraziata e violenta famiglia.
Inoltre vengono rinvenuti nel covo diversi oggetti di valore, bottino dei briganti, fra i quali anche una maschera da demone femminile e un paio di gemelli con gli occhi di serpente: infatti nello scantinato è imprigionata la donna che era sulla moto, colpita da uno sparo dei banditi, catturata, legata e seviziata per ore… il cui documento dice che si chiama Alessandra Iaconi di Firenze… forse in fuga con un compare della setta blasfema sulle cui tracce stanno i nostri…
La donna, gravemente ferita e in un folle stato febbrile, muore poche ore dopo…
I nostri quindi, riportano i banditi fatti prigionieri agli Excubitores di Marradi, fra le ovazioni del Prete e dei paesani presenti.
Poi ripartono e dirigono carro e cavalli verso Fognano, Brisighella e Faenza, città ormai abbandonate… dai vivi e molto probabilmente anche dai Morti.
Qui si accampano e trascorrono la notte in tranquillità, ma sempre con un occhio chiuso e uno aperto, perché in questi posti e di questi tempi non si sa mai…
Il giorno successivo, fatti pochi km, i nostri scorgono del fumo, probabilmente di un accampamento: sono i famigerati e super equipaggiati Cacciatori di Morti che rispondono agli ordini del celeberrimo sergente afro-americano John King. Il gruppo viene accolto benevolmente dal sergente nero, il quale offre loro una tazza di limonata calda e riconosce Ettore Zonzini, aiutato a uscire da una brutta situazione molti mesi prima…
Si discute a lungo e alla fine King chiede al gruppo di aiutarlo nell’opera di bonifica dai Morti commissionata da un Padre Novellatore toscano relativamente ai vicini paesi di San Terenzio (dove fra l’altro è sito l’unico ponte agibile in zona per attraversare il fiume Lamone e proseguire in direzione Ravenna…) e Sant’Elisa.
I nostri, ovviamente, accettano…

mercoledì 15 giugno 2011

Asmodeo, Laffì e Remigio

Il "Sacro Cuore" di Frate Ardizzone

Il gruppo decide, per prima cosa, di tornare da Padre Ardizzone per riportargli le ultime scoperte sull’indagine: in particolare le due lettere rinvenute a casa del Risvegliato Olmi, prove dell’esistenza di una setta blasfema a Firenze.

Il frate inquisitore è sorpreso, preoccupato ma fiducioso che i nostri riescano a proseguire nelle loro indagini, al fine di estirpare il Male che si cela in questi luoghi.

Si recano poi dal Padre Castigatore di Santa Croce, Don Tonizzi, per fargli domande su tale Sandro, uno dei suoi Probi Viri, probabilmente amico e forse complice di Olmi.

Il Padre chiarisce subito che Sandro Adamo non si fa vedere da un paio di giorni e indica che la sua abitazione è nella zona degradata di Campo di Marte, fuori dalle mura cittadine, vicino allo Stadio.

Là i nostri vedono solo povere baracche e mendicanti straccioni abbandonati a loro stessi: Remigio tenta di lenire le loro pene facendo l’ennesima donazione in scudi papali a fondo più che perduto…

La perquisizione della casa di Adamo rivela solo sporcizia e abbandono oltre ad un foglietto accartocciato dove vi è un rimando ad un ipotetico appuntamento alla Casa dei Fanucci.

Chiedendo in giro il gruppo capisce che questa abitazione è li vicino, isolata: su di essa molti popolani rivelano anche più di una credenza popolare che la riterrebbe una casa stragata… ma si sa, il popolo dell’Imperium a quanto pare ama molto le superstizioni…

Questa abitazione abbandonata è cinta da una bassa mura di recinzione e avvolta da una folta vegetazione spontanea infestante: appena i nostri sono all’interno del cortile non fanno in tempo ad annusare il forte odore di benzina che subito si spalanca la porta d’ingresso e ne esce uno spettacolo raccapricciante… fiamme, Morti e una figura infernale!

Tre cadaveri ambulanti si avventano sul gruppo mentre le fiamme fuoriescono dalla casa per incendiare la vegetazione esterna e un uomo col volto di demone rossastro, nudo, coperto di sangue, armato di ascia, urlante, e con un paio di oggetti metallici conficcati nella carne del petto fa in modo che sia Remigio sia Ettore cedano all’orrore e scappino via di gran lena.

Gli altri restano, seppur sgomenti, e fronteggiano la situazione: nonostante il fuoco lambisca più volte le loro carni riescono a fare a pezzi sia i Morti sia colui che sembrava un demone ma che invece si rivela solo un uomo in preda probabilmente alla follia o ad un qualche macabro rituale.

Il gruppo rinviene poi i documenti dell’uomo: è Sandro Adamo, con in faccia un’altra maschera da demone e con i gemelli a forma di occhio di serpente conficcati nel petto…

I nostri, interrogandosi sul da farsi, rifanno visita al saggio Ardizzone, che nonostante stesse riposando, ormai anziano e stanco, li indirizza a colloquiare con un personaggio che egli chiama “Il Libraio” una sorta di grande esperto “protetto” dall’Inquisizione, che potrebbe rivelare importanti informazioni sugli indizi rinvenuti dal gruppo a proposito della setta e soprattutto in materia di libri blasfemi, come la citata “Pseudomonarchia dei Demoni”.

Si arriva quindi alla casa del Libraio, sorvegliata da un paio di Conversi appostati nella penombra del cortile: qui una giovane di nome Mara accoglie il gruppo dicendo che il Maestro li stava aspettando.

Il Maestro ha l’aspetto di un sessantenne dai lunghi capelli canuti ed è seduto in una sala riccamente ammobiliata: egli sorseggia vino e fuma una pipa… poi dopo qualche secondo di attesa e di silenzio si presenta come il Maestro Laffì.

Costui, seppur cortese e incline al dialogo col gruppo, mantiene sempre un atteggiamento piuttosto sarcastico e quasi irriverente nei confronti della Chiesa e dei suoi rappresentanti in quanto egli è, di fatto, prigioniero dell’inquisizione e al suo forzato servizio a causa della sua cultura in ambito occulto e alle sua abilità di premonizione...

I nostri però riescono ad avere molte informazioni da Laffì: le maschere sin ora rinvenute sono di due demoni descritti nella Pseudomonarchia dei Demoni, ovvero Malacoda (Luzzi) e Asmodeo (Adamo). Inoltre vi sono in Italia ben 3 copie di questo libro: una era a Firenze fino a qualche giorno fa ma poi è stata fatta uscire dalla città e se ne sono perse le tracce, un'altra pare sia a Ravenna mentre la terza è sita in un piccolo paesino romagnolo, S. Ezechiele, situato tra Faenza e Ravenna.

Il gruppo quindi capisce di doversi dirigere verso tale località, affrontando un lungo viaggio.

Padre Ardizzone, informato, fornisce loro tutto l’equipaggiamento possibile: carro, cavalli, tende, cibo, munizioni, ecc. oltre ad una dispensa speciale per il Sotium Bastiano che riceve in prestito la santa arma inquisitoria a motore di Ardizzone, il suo “Sacro Cuore”, una temibile Corona Spinarum, per poter meglio estirpare il Male dall’Imperium…

L’indomani, all’alba, si parte.

I nostri decidono di percorrere la strada che sembra più veloce, prima il Passo del Giogo, poi direzione Marradi, poi verso Faenza e in fine a S. Ezechiele. Sembra tutto facile, almeno sulla cartina (donata loro dal Maestro Laffì, il quale, fra l’altro, ha fatto esplicita richiesta che il gruppo torni a trovarlo alla fine della loro missione, magari narrandogli o facendogli brevemente visionare qualche libro “particolarmente raro” reperito durante il viaggio…).

Ma poco prima di iniziare i tornanti del Passo del Giogo avviene l’inaspettata tragedia.

Una tremenda esplosione sconvolge le orecchie e le carni del gruppo: il carro ha evidentemente calpestato una mina e forse, anzi molto probabilmente, ci si trova nel bel mezzo di un intero campo minato, spiacevole ricordo lasciato dalle truppe tedesche in fuga dal suolo italico qualche anno prima…

Accade quindi che il carro va in mille pezzi, i cavalli sono dilaniati, Bastiano, Leonardo, Michele ed Ettore vengono sbalzati via ma risultano miracolosamente illesi (anche se si ritrovano con diverse parti delle loro armature e protezioni ormai inutilizzabili) ma la peggior sorte tocca indiscutibilmente a Fratello Remigio il quale risulta pesantemente investito dall’esplosione e muore sul colpo, sventrato, sbalzato a diversi metri di distanza… un tragico colpo di scena.

Onore al defunto Templare Errante Fratello Remigio da Varazze