Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...
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mercoledì 27 marzo 2013

Gerusalemme liberata

La piana di Giza


Prima pagina dell'Osservatore di Santa Romana Chiesa


Gaudium Magnum..! Gerusalemme è libera..!
Ma andiamo con ordine.. e vedremo che alla fine non è nemmeno proprio così..
Ad ogni modo.. siamo nella cripta dove è custodito il tomo blasfemoAl-Azif.. Fratello Benigno dichiara di aver avuto ennesimo contatto psichico con il tomo malevolo.. esso vuole riunirsi alla pagina mancante.. e in molti ne bramano le conoscenze.. a proprio rischio.
Gli altri sono sempre più dubbiosi sulla sanità mentale del templare.. ma continuano a fidarsi, per ora.. così si scoperchia il sepolcro.. i templari stanno a torso nudo ed Expiator accesi alla mano, liberi da armature ormai a brandelli, mentre Padre Bastiano più saggiamente indietreggia e impugna Beretta e spada; sul fondo della tomba uno scheletro con stretto al petto un tomo.. il Necronomicon.. Fratello Michele fa per prendere il libro.. ma l’oscurità tutto inghiotte.. e poi i nostri si ritrovano in quella che pare la piana di Giza, con le sue misteriose Piramidi.. ma c’è anche il sarcofago.. e da questo fuoriescono 4 ombre oscure e maledette, esseri di pura malvagità, che bramano la vita dei nostri.. lo scontro è duro e le ferite si moltiplicano sulla pelle dei nostri.. ma alla fine colpiscono più volte quegli esseri che sembrano liquefarsi e venire assorbiti fra le sabbie.. poi Bastiano si avvicina al tomo in pelle umana.. lo involtola in un panno per non venire a contatto.. ma ha oscure visioni.. poi il buio.. e infine una orribile creatura balza addosso all’Inquisitore dal sarcofago, atterrandolo.. tutti vanno alla carica.. ma questo essere è ancora più temibile dei precedenti, nero come la notte.. Bastiano rischia la morte.. e rimane vivo per un pelo.. alla fine anche questa maledizione viene rispedita alla sabbia.. poi tutti sono intorno al Necronomicon.. Bastiano è tentao dalle sue visioni.. Romualdo si accinge a cogliere il tomo.. ma Benigno non resiste e gli balza addosso per fermarlo.. il libro deve essere suo..! al che Fratello Michele coglie l’occasione e sferra un colpo di Expiator al pacchetto dove è contenuto il libro.. distruggendolo in mille brandelli.
Al che tutti riprendono coscienza di loro stessi.. ci si ritrova nella cripta.. e si decide di tornare indietro..
Dopo ore di tentativi fallaci, solo per puro caso i nostri imbroccano la giusta combinazione della sequenza delle pietre da infilare nella porta metallica per uscire.. e ci si ritrova nuovamente alla piana di Giza, questa volta realmente, o almeno così sembra..
Il gruppo, abbandonate folli idee di fuga dallEgitto, pensa bene di dirigersi verso il Cairo, per rendicontare dell’accaduto il divino Ramesse; dopo qualche giorno di marcia fra le tranquille cittadine egizie lungo la strada principale, si giunge alle porte della capitale.
Quivi Benigno chiede fiducia agli altri: egli infatti vuole recarsi da solo a colloquio con Ramesse per risolvere una volta per tutte la questione e far tornare tutti sani e salvi a casa.
Il gruppo ha molti dubbi.. visti gli squilibri manifestati dal templare ultimamente.. ma quando Michele lo fa giurare sulla Croce tutti si fidano.. o si rassegnano..
Fatto sta che verso sera Benigno varca le porte del Cairo.. per uscire solo all’alba, con notizie raggianti.. Ramesse libera tutti gli italiani prigionieri, con i due incrociatori.. il gruppo è libero di tornare in patria, con la consapevolezza che Ramesse è più che ben disposto ora a stringere un patto di alleanza con il Papa.. inoltre il Divino Figlio di Amon Ra si è impegnato per aiutare il Papato nella riconquista di Gerusalemme..! Che quindi diverrà quindi ben presto libera dai Morti e annessa al Sanctum Imperium.. condizioni straordinarie, certamente.. ma i nostri hanno molteplici dubbi sul prezzo che Benigno si sia impegnato a pagare.. o abbia già pagato al Faraone per ottenere tutti quei benefici insperabili solo poche ore prima…forse si dubita che il templare abbia ceduto a Osiride Incarnato solamente la pagina dell’Al-Azif in suo possesso.. ma tant’è.. e per ora a caval donato è meglio non guardare in bocca.
Indi per cui, fra mille onori, canti, balli e festeggiamenti, il gruppo lascia il Regno di Osiride per tornare, navigando, al suolo italico.. e si va velocemente a Roma, presso il Vaticano, per rendicontare Sua Santità sulla vittoriosa missione egizia appena conclusa.
Il papa si compiace.. ma una nuova minaccia incombe sul Santo Impero: da fonti teutonic

he infatti è giunta voce che il IV Reich sia in procinto di un assalto diretto ai confini italici, sulle Alpi, una vera e propria invasione..!
Il Santo Padre ha quindi indetto un consiglio direttivo per fronteggiare l’emergenza.. insieme ai nostri vi sono quindi i soliti vertici.. il Sommo Santarosa, Renato Da Chianciano.. ma anche i componenti del direttivo.. il Maestro Templare Ferdinando da Rieti, il Magister Giorgio De Cremisi (detto “Frate Agonia”…), il Generale della Sancta Militia Annibale Bergonzoli e un noto Ingegnere, grande esperto di progetti bellici, vecchia conoscenza dei nostri, il Dott. Ing. Mario Timperi.
Ognuno dice la sua.. la situazione è grave.. il Sanctum non ha un esercito in grado di competere con quello germanico.. pochi uomini e male armati.. ma a tale scopo giunge come una benedizione pasquale la notizia della positiva ambasceria svolta presso Ramesse III.. che potrebbe diventare un potente alleato militare sul fronte alpino.
Si delineano quindi le priorità: il Papa esige che qualcuno si rechi al Cairo per definire nero su bianco, in ogni dettaglio, l’alleanza fra il Sanctum Imperium ed il Regno di Osiride, sperando che il divino faraone non abbia cambiato idea e si impegni a inviare concretamente e velocemente molti suoi uomini in Italia.
Inoltre Renato Da Chianciano chiede che qualcuno si prenda in carico la missione di recupero di una importante, potente e santissima reliquia: la Spada di San Galgano, in terra toscana ancora non libera dalla piaga dei Morti.
Quindi il gruppo si interroga su come e cosa fare…


La gioia della popolazione di Gerusalemme alla notizia dell'annessione italica

mercoledì 6 febbraio 2013

Sekhmet

Sekhmet

Accettati, praticamente senza condizioni, i patti dettati dal Faraone Ramesse III, Giusto Fra i Giusti, i nostri si accingono agli ultimi preparativi prima di affrontare il trasferimento in quel di Tanis, per debellare la minaccia pseudo divina dell’ira funesta della dea Sekhmet.
Dopo aver rimediato alcune parti di equipaggiamento, magnanimamente concesse dall’illuminato sovrano d’Egitto, i nostri vengono informati dal funzionario Bonomo (il quale li seguirà nelle loro imprese come interprete, seppur palesemente di malavoglia, ma obbediente alla volontà di Ramesse) che il Gran Sacerdote di Iside e Osiride, il sommo Arasu, vuole incontrarli; egli dimora in un’ala periferica del dorato palazzo – tempio faraonico, meno lussuosa, più oscura e inquietante.
Arasu, un temibile morto, fa spiegare a Bonomo che per meglio affrontare i pericoli nelle terre d’Egitto i nostri, blasfemi cristiani  infedeli italici, dovranno dotarsi di speciali amuleti da lui assemblati personalmente e quindi vengono consegnati ai nostri un amuleto per ciascuno, raffiguranti rispettivamente le divinità egizie di Ra, Iside, Osiride e Sekhmet.
Congedati dall’oscuro sacerdote i nostri vengono a sapere che uno di loro avrà ora la possibilità di un colloquio con la precedente ambasciata italica; quindi Fratello Benigno da Frittole si propone e viene condotto in un lussureggiante giardino dove, fra ancelle e delizie per il palato e gli occhi, su una panca dorata, lo attende il Vescovo messinese Schirripa, nalla sua più dorata forma di reclusione, in compagnia del Templare Adepto Fratello Salvatore e del Generale De Veris. Dopo un rapido scambio di battute Benigno viene a sapere che il Vescovo e Fratello Salvatore suppongono che la Bocca di Ra, Ureo, sia in realtà il 4° Arcangelo, Uriel… mentre De Veris teme la figura del giovane portavoce di Ramesse e lo paragona ad una entità diabolica… quale sarà la verità..? In ogni caso il Vescovo e gli altri sono più interessati alla loro liberazione che ad altre discussioni… e fanno il loro ovvio in bocca al lupo a Benigno.. rivelando che si dice che Ramesse pare abbia già inviato nei mesi scorsi molteplici truppe a Tanis con lo scopo di pattugliare le rovine del tempio della dea Sekhmet, per lo più giovani reclute, male armate, senza che queste abbiano ovviamente mai fatto ritorno..
Il gruppo, ricompattatosi, si accinge alla partenza: un autocarro li trasporterà fino alla vicina città di Tanis. Lungo il tragitto si attraversano villaggi e paesaggi sempre caratterizzati dal dualismo fra vivi e morti, a stretto “pacifico” contatto.. che il faraone veramente riesca a vegliare e a proteggere il suo popolo..?
Giunti a destinazione i nostri, insieme a Bonomo, si dirigono subito al palazzo del locale Nomarca, tale Mohammed; senza avere particolari rivelazioni e o informazioni ulteriori dal governante, viene data loro una guida per le vicine rovine dove pare aggirarsi la furia della dea leonina che tante vittime ha mietuto negli ultimi tempi; ivi giunti la guida e il Bonomo ritornano velocemente a Tanis, per la loro sicurezza.. e il gruppo si accinge ad esplorare la vasta zona occupata dalle rovine del tempio di Sekhmet.
Qui ovunque si ergono mura screpolate dai secoli, grandi colonnati icrinati, geroglifici scalfiti, statue e bassorilievi raffiguranti la dea femminile con testa di leone.. e anche alcuni sparuti gruppi di Morti. Stranamente non sotto il benevolo controllo del divino Ramesse e quindi apertamente ostili ai viventi: ma le lame templari e il fervore di Padre Bastiano li fanno a pezzi senza batter ciglio.. a più riprese si fanno avanti circa tre mezze dozzine di cadaveri rinsecchiti… rispediti all’inferno.
Poi, entrando nell’ennesimo ampio colonnato, d’improvviso un ruggito e un balzo: la furiosa "personificazione divina" di Sekhmet piomba addosso al malcapitato Bastiano. I morsi e la rapidità di Sekhmet sono incredibili e questa figura incute forse anche più timore della famigerata italica Scannatrice; fatto sta che Benigno in pratica sviene per qualche istante e gli altri restano per un attimo come impietriti alla orrorifica vista dell’essere.. che ne approfitta, lanciandosi più volte all’attacco, devastando con i suoi morsi letali le armature dei nostri.. Poi lentamente il gruppo si riprende e serrati i ranghi si passa all’offensiva: Sekhmet viene ferita molte volte e il suo braccio sinistro cade, mozzato, a terra.. ma anche le protezioni dei templari sono ormai ridotte al minimo.. grandi rischi.. il gruppo si prepara.. Sekhmet si aggira felina e rabbiosa  fra le colonne, aspettando di colpire, ma conscia dei danni subiti dagli italici nemici.. Fino a che, dopo una logorante attesa, i nostri attaccano all’unisono e dopo aver ricevuto altri colpi dalla felina creatura, finalmente Fratello Romualdo riesce, col suo Expiator, a sventrare in maniera definitiva la blasfema creatura.. ora ridotta a un mucchio di carne fremente al suolo.. evidentemente di dea non si trattava.. ma di carne Morta, feroce e affamata..

mercoledì 30 gennaio 2013

Alla corte del divino Ramesse III

L'incrociatore italiano Leone III

La nave salpante dal porto di Mazara Del Vallo, scelta dal gruppo come eccezionale mezzo di trasporto dalla Sicilia all'Egitto, è il famigerato incrociatore Leone III, gloria della italica marina.
Questa imponente imbarcazione vanta delle quote più che considerevoli:

Dislocamento in tonnellate 3.240;
Lunghezza in metri 107,7;
Pescaggio in metri 4,80;
Potenza in cavalli vapore 12.000;
Armamento: 4 cannoni da 120;
Velocità alle prove in nodi 11;
Equipaggio: 230 persone
Comandante: Francesco Santelli

Nel suo unico combattimento la Leone III ha affondato, nei pressi di Porto Torres, una delle imbarcazioni pirata che avevano partecipato alla distruzione della torre di Arbatax, ed è anche per questo che la nave risulta essere conosciuta con il soprannome di “Vendicatrice”.
I nostri, oltre al reverenziale timore di ciò che si accingono ad incontrare, portano con se 3 doni per il divino Ramesse III: direttamente dal Museo Egizio di Torino il leggendario Libro dei Morti, una preziosa stauta celebradiva del Dio egizio Ra ed una del Dio Osiride.
I lunghi giorni di viaggio vengono sfruttati al meglio dal gruppo per proseguire nei loro più disparati allenamenti psico fisici.. per arrivare in fine in quel del porto di Ankhbast in terra egizia,  monumentale ingresso nel Regno di Osiride.

Il monumentale porto di Ankhbast
Ankhbast è veramente un luogo che ispira ammirazione e devozione, adornato con gigantesche statue alternativamente di Ramesse III, attuale divino Signore dell'Alto e Basso Egitto, e della Dea Gatto Bast; inoltre la cosa che colpisce lo sguardo del gruppo è l'ingombrante presenza di un sommergibile U-boat di chiara fabbricazione tedesca e colorazione con gli stemmi del IV Reich, il quale , però, sta venendo stranamente ridipinto con le insegne e i cartigli del Faraone Ramesse... forse che il divino Osiride Incarnato abbia stretto alleanze anche con i germanici..? Mah...
In ogni caso, qui al porto, lasciata la Leone III, il suo capitano Francesco Santelli e l'equipaggio di servizio in attesa, il gruppo viene cordialmente accolto con saluti sorprendentemente fatti in lingua italica da un convoglio di benvenuto presieduto dal funzionario Antonio Bonomo, un reduce, appunto, italiano, votatosi al servizio del divino Figlio di Amon Ra, il Faraone Ramesse III.
Fatti salire su molteplici auto di lusso, i nostri vengono trasportati da Ankhbast fino alla capitale, Il Cairo; lungo il tragitto il gruppo vede parecchi paesaggi tipici della quotidianità del Regno di Osiride.. e quindi si vedono oasi, deserto, beduini, cammelli, monumenti in fase di restauro, splendide piramidi.. ma anche Morti e viventi camminare e o lavorare fianco a fianco, si vedono forze armate adornate con gli antichi paramenti religiosi egizi, con ampie maschere raffiguranti la testa del dio sciacallo Anubi.. e nel mentre il pingue Antonio Bonomo introduce ai nostri vari aspetti della nuova cultura egizia instaurata da Ramesse, tessendone lodi sconfinate.
Il Faraone infatti, tra i vari prodigi a lui attribuiti, pare riesca a governare le menti dei Morti proteggendo di fatto il suo regno dalla loro famelica ferocia di carne viva... o almeno così sembra.
Inoltre Ramesse è divenuto legittimamente Faraone d'Egitto sconfiggendo in battaglia i cosiddetti Falsi Dei, ossia altri potenti Morti risorti dai sarcofagi e pronti a divorarsi l'un l'altro.
Il faraone però non pronuncia parole comprensibili ai comuni mortali ma si avvale di un sacro interprete, la cosidetta Bocca di Ra, un giovane chiamato Ureo, suo unico traduttore e comunicatore, sempre al fianco di Ramesse; altra figura di spicco, sempre nelle vicinanze di Ramesse è il suo fido quanto brutale generale militare, il Generale Petrosis, detto la Spada di Ra, suo servo devoto 2mila anni fa come ora, un Morto dalla forza e dalla ferocia straordinaria, armato di un colossale spadone metallico, che pare avere rispetto e timore solo del suo Dio Ramesse.


Il Generale Petrosis, la Spada di Ra
Quindi, sebbene le premesse non siano del tutto rassicuranti, i nostri giungono in fine in quel del Cairo e vengono subitaneamente condotti presso il magnifico Palazzo - Tempio di Osiride, residenza e centro del potere di Ramesse III; il palazzo è posto su un colle ed è ben visibile da tutta la città, anche perchè sulla sua sommità è posto un grande piramidion in oro massiccio che sempre riluce sotto questo egizio sole invernale.
L'interno del palazzo non è meno magnifico, caratterizzato da una moltitudine di preziose decorazioni, geroglifici, oro e sfarzo a fare bella mostra praticamente in ogni angolo ed il gruppo non può fare a meno di notare, per l'ennesima volta, il lusso e la ricchezza di cui ama circondarsi il blasfemo monarca d'Egitto.
 

Una tipica ancella di Ramesse III
Dopo una brevissima anticamera i nostri sono annunciati al cospetto del Dio Ramesse, nella sua sala del trono: qui, con reverenza, i nostri si avvicinano e si guardano attorno.. per vedere più di una dozzina di splendide giovani ancelle e odalische, riccamente ingioiellate e a seno nudo, ballare vorticosamente per ammaliare il loro Dio, dallo sguardo apparentemente assente (anche perchè al posto degli occhi il divino Amon-Ra ha due bulbi in oro massiccio) placidamente seduto sul dorato trono dell'Alto e del Basso Egitto.
Ai suoi fianchi, come detto, il mostruoso Petrosis e il giovane Ureo, mentre, stese ai suoi piedi, due creature incredibili agli occhi del gruppo, quelle che sembrano veramente due Sfingi, belle e mortali leonesse con busto di fanciulla a seni nudi, riccamente adornate e truccate, ma di una pericolosità e malignità quasi tangibile.


Le due sfingi di Ramesse III
La Bocca di Ra prende velocemente la parola e annuncia (incredibilmente in lingua italiana...) che Ramesse è felice dell'arrivo dell'ambasciata italica; dopo un iniziale scambio ovvio di reciproci convenevoli Ureo annuncia che il divino Osiride Incarnato attende però un altro gradito ospite e prega gli italiani di accomodarsi a sedere e pazientare ancora qualche minuto prima di iniziare il loro dialogo.
Dopo pochi minuti di attesa ecco un servitore egizio annunciare l'arrivo dell'ospite tanto atteso (da notare che chiaramente il servitore parla in egiziano, ma in questi casi è il funzionario Bonomo a tradurre prontamente al gruppo ciò che si dice..) e così una bella e bionda ragazza fa il suo ingresso nella sala del trono: si presenta come Lydia Hichingooke, una giovane professoressa inglese di archeologia la quale pare voler mostrare a Ramesse in persona un recente ritrovamento che reputa possa essere di suo interesse.
Quindi la ragazza estrae da una borsa di cuoio quella che sembra la pagina di un libro che, una volta nella sua mano, sembra vibrare e fluttuare, come presa da vita propria.. secondo gli studi della Hichingooke quella non può essere che una pagina del famigerato Necronomicon e precisamente una pagina dell'edizione originale araba chiamata Al-Azif, da sempre notoriamente persa da qualche parte in Egitto.
Ma a questo punto le due Sfingi sembrano inizialmente intimorite e tremanti, poi ringhiano e iniziano ad avvicinarsi minacciosamente alla giovane.. quindi il divino Osiride Incarnato si alza con agilità dal suo trono e con un cenno della sua mano riesce a far repentinamente ammansire, seppur evidentemente di mala voglia, le due fiere donne leonesse.
Il Faraone si avvicina, calmo, alla ragazza inglese.. lei impaurita si inginocchia e gli porge la pagina del libro.. nella sala del trono si accende un teso mormorio, sovrastato dalla diabolica risata del Generale Petrosis..  Ramesse, benevolo, invita la giovane ad alzarsi e la abbraccia in segno di protezione.. le odalische esplodono in un applauso rivolto al loro Dio misericordioso.. ma Petrosis sembra non appezzare questo gesto di pietà e si avvicina anch'egli minaccioso a Lydia.. anche Benigno da Frittole, temendo il peggio, si alza e tenta di frapporsi fra il Generale e la giovane.. ma Osiride Incarnato risolve la situazione: con un gesto fa cenno al templare di restare fermo e non intervenire mentre, con un gesto dell'altra mano indica Petrosis il quale viene colto come da una furiosa folata di vento di tempesta e viene di fatto scaraventato con violenza a molte decine di metri di distanza.
Ramesse, sempre attraverso Ureo, si scusa pubblicamente con la Hichingooke e con l'ambasciata italiana per il comportamento del suo Generale (il quale, rialzatosi, abbandona, furibondo, la sala..) e poi si accinge e dare l'incarico alla giovane archeologa di continuare le sue ricerche e non appena ella le avrà ultimate, localizzando la posizione del Necronomicon, il Faraone le fornirà una adeguata scorta per proteggerla nelle operazioni di recupero del prezioso libro (e a queste parole il gruppo sente stranamente già un brivido lungo la schiena...). Detto ciò Ramesse congeda la giovane e si appresta finalmente a ricevere a colloquio gli italiani.
I nostri si prodigano subito nel mostrare al Faraone i doni portati dal Museo Egizio; Ramesse li esamina attentamente e poi Ureo parla.. e partono una serie di similitudini e frecciate al gruppo, in riferimento anche alla precedente ambasciata.. che donò a Ramesse una Bibbia miniata.. libro per lui blasfemo.. e poi offese più o meno velate al dio dei cristiani fatte dalla Bocca di Ra.. "che scenda nell'arena a combattere, se esiste, io sono qua".. e i nostri a stento si trattengono ma riescono a mantenere un certo aplomb diplomatico, senza cogliere le provocazioni e senza offendere ovviamente il Faraone.
Ramesse inoltre ribadisce che i doni del museo egizio torinese sono si preziosi, ma non sono veri doni in quanto oggetti insindacabilmente di proprietà del popolo egiziano e non italiano.. sottratti semmai all'Egitto con l'inganno.. ma anche su questo dettaglio il magnanimo Faraone è disposto a chiudere un occhio e ad apprezzare se non altro l'impegno dell'ambasciata nel tentare di compiacerlo (con doni già di sua proprietà).
Il divino Osiride Incarnato quindi descrive che la quasi totalità della precedente ambasciata è ancora in vita, confinata in limitrofi lussuosi appartamenti in un ala del suo gigantesco palazzo-tempio; infatti uno solo degli italiani è deceduto, sbranato dalle sfingi.. colui era l'Inquisitore Fernando Della Pia, scioccamente reo di aver tentato di attaccare il divino faraone, supponendo che egli fosse semplicemente un comune mortale con indosso una maschera di Ramesse..
Ramesse III inoltre lancia anche una velata minaccia ad eventuali intenti mendaci dell'ambasciata italica, facendo riferimento all'ambasceria germanica la quale si presentò con molti doni.. ma nascose, per precauzione, un sommergibile U-Boat al largo del Cairo.. ovviamente il divino Osiride Incarnato se ne accorse e accettò di buon grado anche quel grandioso dono, diciamo, a sorpresa, fattogli dai tedeschi che, colti sul fatto, non ebbero nulla da obiettare, onde evitare ben più tragiche conseguenze per loro..
Ad ogni modo, chiariti tutti questi aspetti, il sibillino Figlio di Amon-Ra vuole ora sancire un patto col gruppo italiano: egli si impegna solennemente a liberare tutta la prima ambasciata e a far tornare in Italia tutti quanti con le due splendide navi a patto che il gruppo compia almeno un paio di "favori" per il divino Ramesse III.
Il primo favore consiste nell'eliminare una creatura che ha portato morte e scompiglio nei pressi della città di Tanis e il popolo, superstizioso, suppone essere addirittura una manifestazione della dea Sekhmet in carne ed ossa, una sorta di donna con testa di leonessa, animata da una furia distruttrice apparentemente inarrestabile..
Il secondo, già vagamente intuito, favore consisterà nello scortare la giovane archeologa  Lydia Hichingooke nelle sue pericolose operazioni di recupero del Necronomicon.
Ramesse ha poi fatto intendere che, in base all'esito degli altri due, ci potrebbe essere anche un eventuale terzo favore.. ma non ha dato chiare indicazioni in merito..
Ovviamente il gruppo è stato lasciato "libero di scegliere".. ma il faraone ha più volte ribadito che in caso di diniego egli stesso non avrebbe potuto garantire per l'incolumità degli italiani, in quanto l'Egitto è una terra dura e spietata per gli stranieri..
Giocoforza i nostri accettano, come sempre, di buon grado le condizioni dettate dal Dio blasfemo Ramesse..