Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...
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mercoledì 30 novembre 2011

La battaglia di Palazzo Te

Benigno da Frittole, insieme al redivivo Michele da Bracciano (velocemente medicato e armato alla meno peggio), conduce un ristretto manipolo di Fratelli per la sotterranea via delle fogne, alla volta di Palazzo Te, per guidare l’avanguardia dell’incursione templare dritto al cuore della Santa Inquisizione mantovana.
Fortuna vuole che le fogne si rivelano meno pericolose del previsto: si ode solo qualche eco lontana di passi, lamenti e rantoli non propriamente umani.. ma nulla più, probabilmente qualche sparuto Morto, perso nel sottosuolo, ma non è il momento di occuparsi di lui.
Seguendo sia le indicazioni di Michele, sia le poche insegne, il gruppo giunge rapidamente alla botola di accesso all’ex infermeria di Palazzo Te; qui si da inizio all’incursione, dapprima furtivamente, cercando di restare celati nell’ombra.. per poi esplodere in un terrificante assalto diretto ai 4 Conversi di guardia alla porta d’ingresso del Palazzo, in modo da spalancare la via al grosso dei Templari in arrivo dall’esterno.
In pochi minuti si scatena una battaglia estesa e sanguinosa, combattuta dai Cavalieri Templari da una parte e da Conversi, Sotium e Inquisitori armati di Requiem dall’altra.
Il grosso dello scontro si consuma nell’ampio cortile interno del Palazzo, i morti si contano a decine.. e ogni schieramento si impegna a fare repentinamente a pezzi i corpi dei caduti, compatibilmente con il protrarsi della battaglia, onde evitare che tutta Mantova sia in brevissimo tempo invasa da un esercito di cadaveri ambulanti e famelici.
Benigno e Michele, sebbene ingaggiati in molteplici cruenti scontri, riescono ad avere sempre la meglio sui loro avversari, fino a che riescono a vedere che il Maestro Sullo, insieme al suo primo ufficiale, tenta una furiosa incursione nelle sale interne; i nostri tentano di seguirlo per dargli man forte ma vengono bloccati per qualche minuto ancora da un paio di Sotium particolarmente ostinati…
Liberatisi di questi, raggiungono l’interno di Palazzo Te e vedono che il Maestro Sullo è a terra con un braccio probabilmente spezzato e comunque lacerato e ferito gravemente, mentre il suo ufficiale è stato fatto a pezzi, in un lago di sangue.
Il Maestro indica il colpevole di tutto ciò in Zattra: il Magister si è barricato nel suo ufficio, ultima sua difesa, insieme ad un paio di Conversi.
Michele allora imbraccia l’Expiator del Fratello caduto e si accinge a sfondare la porta che lo separa dal blasfemo Inquisitore, al grido di “Tu, Zattra, sei mio..!”.
Lo scontro è dei più impegnativi: infatti inizialmente i nostri si perdono in molteplici sfortune, tentennamenti, colpi maldestri e tiri mancini.. mentre il Magister, brandendo il suo Requiem, infligge una estesa ferita emorragica alla gamba destra di Benigno.
Ma col passare dei secondi Michele affina la mira e riesce a mozzare in un sol colpo il braccio destro di Zattra, il quale cade a terra morente in una pozza di sangue.
Poco dopo anche Sullo, seppur dolorante, appare sulla soglia e da man forte ai nostri per avere rapidamente ragione delle ultime resistenze dei Conversi; in ogni caso la battaglia sta ormai volgendo al termine, a netto favore dei Cavalieri del Tempio.
Nell’ufficio del Magister vengono facilmente rinvenute prove compromettenti e schiaccianti: lettere con nomi e luoghi di numerose personalità coinvolte in loschi traffici, un libretto a nome del Vescovo Santamaria che descrive inequivocabilmente la sua ossessione morbosa e le sue sventurate piccole vittime innocenti provenienti dal vicino orfanotrofio… ma purtroppo il memoriale della Pansardi non viene rinvenuto ed anzi si apprende, da altre documentazioni rinvenute, che esso sarebbe stato già spedito dall’astuto Zattra in direzione Venezia…ma di questa oscura vicenda, con tutti i suoi sviluppi e le sue tragiche conseguenze, si occuperanno i Templari mantovani, temporaneamente unico potere cittadino, avendo destituito Vescovo e Magister.
Fra l’altro, segregati in una stanza di Palazzo Te, vengono rinvenuti anche Padre Bastiano e il Dott. Mantelloni, sotto evidente effetto di sostanze sedative e allucinogene.. probabilmente erano giunti all’anticamera della tortura.. o peggio.
Non si hanno invece più tracce dell’Ing. Mario Timperi… egli sembra essere sparito nel nulla… anche se, a tal proposito, il Notaio Mantelloni confida in seguito a Padre Bastiano alcuni sospetti che il Timperi non si sia del tutto sottratto alle condizioni dettate del Magister Zattra per salvarsi la pelle…
In ogni caso il gruppo si ricompatta e fa rotta nuovamente su Rimini, per riprendersi dalle fatiche mantovane.
Qui Bastiano apprende, non senza qualche malcelata apprensione, che Benigno e Michele a breve si recheranno a Roma per un periodo di qualche settimana, onde poter espletare la procedura che il loro Ordine prevede per la nomina ad Adepti, il grado degli ufficiali templari.
Nel frattempo passano i giorni…
A Rimini, come previsto, arriva ben presto l’ancora convalescente Maestro Sullo che poi riparte verso Roma insieme ai due Fratelli templari; qualche giorno dopo giunge in città anche un gruppo di Cavalieri Teutonici che si stabilisce alla sede del vescovado, probabilmente avendo qualche affare urgente da discutere con Sua Eccellenza, Mons. Valentini…
Inoltre si ha l’inatteso ritorno in città e nel gruppo di Ettore Zonzini, il Cacciatore di Morti romagnolo che si era aggregato alla Banda di King molti mesi prima… e avrà di certo molte cose da raccontare.. o molte spiegazioni da dare, dipende…
In fine si ravvisa l’arrivo in città di un Padre Gesuita provinciale, tale Fra Fausto da Firenze; costui, nei giorni seguenti, si rende utile a Rimini in molte maniere, prestando soccorso ai feriti e alleggerendo le anime degli oppressi con la sua parola…tanto che il Vescovo stesso lo presenta a Padre Bastiano, dicendo che Fausto sarà il nuovo innesto per il gruppo.
Il gesuita infatti porta con se l’importante referenza del gererale del suo Ordine, il famigerato Nero degli Alfieri (vecchio amico del Vescovo Valentini) e quindi è superflua ogni altra raccomandazione o garanzia; inoltre Fra Fausto è un grande teologo e studioso e indubbiamente le sue elevate conoscenze saranno di grande utilità per il gruppo.
Gruppo che purtroppo è orfano del Teutonico Bartolomeo, tragicamente morto a Mantova…
Anche per questo motivo infatti si spiega la presenza a Rimini del gruppo di Teutonici: costoro sono giunti in città sia per commemorare il loro caduto, sia per chiedere l’intervento del famigerato gruppo di indagatori nelle grazie di Sua Eccellenza, Mons. Valentini.
Il problema, spiegato nei dettagli quando anche i due Templari Adepti sono di ritorno, con tanto di Expiator sulle spalle, non è dei più semplici: il gruppo infatti, dopo una adeguata infarinatura della lingua tedesca, si dovrà recare in territorio austriaco, nel cuore dell’oscuro IV Reich, in uno sperduto Borgo nei pressi del sud di Salisburgo, presso Castel Wagrain.
Qui, infatti, secondo le indicazioni fornite dalla fitta rete di spionaggio dei teutonici presenti sul territorio germanico, si sta per tenere un’asta di oggetti di valore, all’interno della tenuta nobiliare dei conti Engl.
Il guaio.. pare che fra questi oggetti, oppure nella villa stessa, o fra i partecipanti all’asta, ecc. vi sia una forte presenza maligna, rilevata con una certa sicurezza da molti dei mistici presenti fra i contatti dei teutonici.
Le spie teutoniche sono riuscite a farsi pervenire un invito all’asta: qui infatti parteciperanno alcuni dei più ricchi collezionisti d’arte e per quanto riguarda il Sanctum Imperium, sono riusciti a far accedere il Vescovo di Bolzano, Mons. Peter Bartoli e la sua scorta.
I nostri, ovviamente, comporranno la scorta… e mentre il Vescovo terrà banco all’asta, il gruppo dovrà tentare di portare avanti questa indagine, per carpire quante più informazioni possibile su quanto di strano potrebbe accadere…
E così si parte col primo treno per Bolzano, per incontrarsi con Mons. Bartoli e poi via verso i territori austriaci e Castel Wagrain, immerso nella candida neve invernale…

Castel Wagrain, Austria

giovedì 24 novembre 2011

“Questa è una cosa che voi non avreste mai dovuto vedere…”


Sala dei Giganti, Palazzo Te, Mantova

Fratello Benigno da Frittole, persi tutti i suoi compagni dentro le spire dell’Inquisizione, prende contatti con il Maestro Sullo per rendersi disponibile ad ogni azione che i Templari vogliano intraprendere; inoltre riesce a recuperare l’anello di matrimonio della signora Giada Martinelli, padrona della Locanda della Mezzanotte, rubatole dal folle uomo rinchiuso al Gabbio del Pentimento… il quale, sempre grazie all’intercessione di Benigno, è stato per lo meno portato in Misericordia per le minime cure mediche, a salvaguardia della sua derelitta esistenza…
Nel frattempo Padre Bastiano, sempre con il fido Dott. Mantelloni, l’Ing. Timperi, Fratello Michele e il Teutonico Bartolomeo, si ritrovano tristemente disarmati e imprigionati, in una cella, a Palazzo Te.
Qui passano le ore domandandosi il perché di tutto ciò.. il Magister Zattra ha colloquiato con ognuno di loro dicendo che avevano visto cose che non avrebbero mai dovuto vedere, con ovvio riferimento al memoriale della Pansardi, la folle, omicida, blasfema, Saponificatrice di Correggio, in mano al sommo domeicano, il quale, di certo, nutre chissà quali occulti e nefasti intenti…
Finchè entrano nella cella alcuni Conversi insieme ad un Sotium e ordinano di dover portare Padre Bastiano ad un ulteriore colloquio con Zattra… Bastiano non farà più ritorno in cella.
Poco più di un ora dopo tornano i Conversi e stavolta reclamano il Dott. Mantelloni e Mario Timperi; entrambi, analogamente a Bastiano, non si vedono più tornare indietro…
Così Michele e Bartolomeo, sempre più insospettiti e guardinghi decidono di dormire a turno, stando sempre all’erta; accade che, a notte inoltrata, durante la guardia di Bartolomeo, si vede spuntare la faccia di Beco alle sbarre della porta.
Il ragazzino saluta il teutonico e gli allunga la chiave della porte e un paio di coltellacci che ha rimediato in giro, come segno di gratitudine per quanto fatto dal gruppo per lui e per il suo amico Antonio al convento del Martire… e inoltre fa presente la locazione di un vicino passaggio per le fogne sotterranee… e poi scappa via.
I due prigionieri, quindi, galvanizzati dall’insperato aiuto del bambino, si lanciano in una disperata fuga verso le fogne, la cui botola di accesso dovrebbe esser sita in una vicina stanza adibita ad infermeria: fatto sta che ci giungono con relativa facilità ma si accorgono ben presto che la stanza è ora adibita a luogo di tortura, con numerosi attrezzi appesi alle pareti.
Inoltre su un tavolo c’è una scatola di metallo con una strana incisione (che Bartolomeo riconosce essere la stessa immagine incisa sul Requiem appeso nello studio dell’infame Magister Alfredo Zattra…): una scimmia, una vipera, un cane ed un gallo che trattengono una pergamena con inciso “Poena Cullei”.
Ma ancor più nefasto appare, alla luce delle lampade ad olio e delle candele presenti nella stanza, il grottesco contenuto della scatola: una maschera realizzata con lembi di pelle umana, di color bianco latte, quasi eterea, raffigurante un volto con inciso sulla fronte il nome “Azrael” e con uno sbuffo di sangue rosso a lato della bocca.
Nel momento stesso della visone di questo oggetto, sicuramente foriero di sventura, da parte di Michele e Bartolomeo, appare sulla soglia dell’ex infermeria il malevolo Inquisitore Simone Gherni che, dapprima stupito e poi sconvolto dal furore, accende il suo Requiem motorizzato e si scaglia contro i due “evasi”.
Lo scontro è impari e durissimo: i nostri infatti non dispongono di alcuna protezione dai colpi di Padre Gherni e sono armati solo con un paio di coltelli portati loro dal piccolo Beco.
I nostri riescono inizialmente a colpire un paio di volte il domenicano, ma egli resiste.. e al primo affondo di Requiem uccide Bartolomeo: gamba sinistra amputata di netto e il Teutonico cade inesorabilmente a terra in un lago di sangue, del suo sangue...
Ma Fratello Michele riesce alla fine, dopo essere stato a sua volta gravemente ferito all’inguine, a colpire alla testa Padre Gherni facendolo stramazzare al suolo, morente.
Intanto il rumore del cruento scontro ha ridestato molti a Palazzo Te e c’è fermento in ogni stanza.. al che Michele pensa bene di fuggire attraverso le fogne.. la sotto riesce ad orientarsi con alcune indicazioni presenti, senza fare brutti incontri nell’oscurità.. sbuca in superficie ben lontano da Palazzo Te e si dirige subito verso la cittadella templare per avere riparo, cure e supporto.
Qui viene accolto e soccorso, incontra sia il Maestro Sullo sia Benigno da Frittole e si scambiano informazioni sugli avvenimenti recenti.
I Templari hanno intenzione a breve di partire con un risolutore assalto frontale alla sede dell’Inquisizione e al Duomo, per destituire sia il Magister Zattra sia il Vescovo Santamaria, vertici dei poteri blasfemi e corrotti in quel di Mantova.
In particolare Benigno sarà alla testa di un manipolo di Fratelli che dovranno essere l’avanguardia dello scontro, passando per le fogne e sbucando direttamente dentro a Palazzo Te per creare scompiglio dall’interno, mentre Sullo e il grosso dei suoi Templari simultaneamente faranno irruzione dall’esterno sia li sia al Duomo…
In tutta questa complessa operazione strategica rimane solo il dubbio di che fine abbiamo fatto Padre Bastiano, il Notaio Mantelloni e l’Ing. Timperi…

giovedì 17 novembre 2011

Inquisizione = Sparizione

Mantova, Palazzo Te, sede dell'Inquisizione

I nostri, archiviata la funesta questione del “Martire”, fanno ritorno alla Locanda della Mezzanotte per passare la nottata, con l’intento, previsto per la mattina successiva, di iniziare ad indagare sull’ipotetico bordello che dovrebbe essere presente nella zona del cantiere navale.
Ma nella notte alcuni vengono ridestati a causa di rumori di colpi d’arma da fuoco e tafferugli vari: scendendo in strada e guardando dalle finestre della locanda si vede un edificio non lontano dato alle fiamme e diversi individui ad armeggiare nei paraggi.
Giunti sul posto i nostri si rendono conto dell’accaduto: l’Inquisizione ha appena fatto una delle sue incursioni armate in quella che si ritiene debba essere la probabile sede di una casa di malaffare.
E quindi si vedono donne praticamente desnude (probabilmente meretrici…) portate agli arresti insieme ai loro malcapitati clienti; Conversi e Sotium cooordinano le azioni dentro e fuori l’edificio e un Inquisitore impartisce ordini a tutti, mentre fiamme purificatrici si espandono ferocemente in quel luogo di perdizione fisica e morale. Il capo di questa spedizione viene riconosciuto dal gruppo come il famigerato inquisitore tatuato, Padre Simone Gherni.
L’indomani i nostri si dividono.
Padre Bastiano e l’Ing. Timperi si recano a Palazzo Te, sede dell’Inquisizione mantovana, per un colloquio col Magister Alfredo Zattra, anche per avere maggiori delucidazioni sulle operazioni svolte al bordello durante la notte appena trascorsa.
Nel frattempo gli altri vanno a fare visita al vecchio prigioniero appeso da giorni alla Gabbia del Pentimento, ormai folle e malato… e chiedono agli Excubitores della vicina Domus di poterlo interrogare, ottenedo di poterlo fare non prima del pomeriggio.
Poi, durante il pranzo, Michele, Benigno e Bartolomeo si accorgono che Padre Bastiano e Mario non fanno ritorno in locanda e temono che siano stati trattenuti dall’Inquisizione per qualche oscuro motivo…
Nel pomeriggio Fratello Michele insieme al teutonico Bartolomeo si recano anch’essi a Palazzo Te, se non altro per chiedere che fine abbiano fatto i due loro compagni, tecnicamente spariti.
Nel frattempo Fratello Benigno si reca prima ad interrogare il folle ingabbiato, fra l'altro facendo notare agli Excubitores che il prigioniero versa in condizioni igieniche e di salute pessime e che quindi necessita di urgenti cure alla Misericordia.
In seguito Benigno si reca alla cittadella templare dove colloquia a lungo con i fratelli e col Maestro Sullo.
Giunge infine la sera e Benigno si accorge che nessuno dei compagni fa ritorno in locanda, apparentemente tutti fagocitati nei meandri di Palazzo Te, sede della Santa Inquisizione…

mercoledì 9 novembre 2011

Il Martire


I nostri alla fine si riuniscono, scambiandosi le rispettive informazioni. Decidono per prima cosa di andare presso l’orfanotrofio vicino alla Chiesa del Martire, ora in rovina e sconsacrata, per riconsegnare il piccolo Beco alle suore, spiegando l’accaduto.
Il bambino però sembra inquieto, soprattutto dopo aver nominato la cosiddetta “cella”, ossia una sorta di stanza dove, per punizione, sovente i bimbi vengono rinchiusi dalle severe suore.
Giunti in prossimità dell’orfanotrofio il gruppo scorge in lontananza 2 religiose che stanno accompagnando un bimbo all’interno della Chiesa del Martire, molto probabilmente alla “cella”: Beco a questo punto fugge in preda al panico e grida solo ai nostri di salvare quel bambino…
Benigno allora anticipa tutti e corre incontro alle 2 figure, suor Bertilla e suor Lucia, due donne circa cinquantenni, magre e dall’aspetto flemmatico e severo.
Con loro c’è Antonio un bimbo reo di aver fatto molteplici risse con altri coetanei e per questo destinato alla punizione della cella: le suore infatti, alle domande del Templare, rispondono spiegando che quella è una punizione praticata da anni al loro orfanotrofio, atta a instillare nelle menti dei giovani discoli un po’ di buon senso misto a sano timor di Dio, un luogo isolato, dunque, all’interno della ex sagrestia della Chiesa del Martire, ora in rovina, luogo adatto alla preghiera e al vero, sano, pentimento.
Anche gli altri giungono sul posto, si presentano, chiedono di poter vedere la Chiesa diroccata e poi, mentre si intrattengono discussioni con le due sorelle e ci si sposta a conferire all’interno dell’orfanotrofio, Fratello Bartolomeo pensa bene di restare nascosto all’interno della cella, per controllare dal vivo quel luogo, anche perche Antonio confida al teutonico velatamente che tutti i bimbi hanno paura di quella stanza e si sentono strani rumori la dentro di notte…
Le sorelle, nella discussione, dicono che i sospetti sulla cella sono solo spauracchi dei bambini e che, di fatto, nessuno ha mai subito alcunché passando una notte la dentro.
Alle suore viene infine detto che Bartolomeo se n’è dovuto andare via (gli altri sono stati avvisati dal teutonico per mezzo di un biglietto lasciato al piccolo Antonio di nascosto), poi ci si congeda rispettivamente e le due riaccompagnano Antonio alla sua punizione.
Là il piccolo trova dunque la figura amica di Bartolomeo che gli parla, promettendogli protezione: il piccolo confida al frate che l’ultima volta, nella cella, ha subito una ferita all’orecchio ma non ricorda bene in che modo gli sia successo…
Il gruppo, fuori, si organizza: si cena e poi si fanno velati appostamenti fino a che, giunta la notte non si decide di entrare nei ruderi della Chiesa per appostarsi la dentro, vicino all’ingresso (chiuso a chiave) della cella.
Nel frattempo Bartolomeo, al buio, tenta di consolare Antonio e spalle al muro, tiene sguainata la sua spada, per precauzione, contro l’oscurità ignota.
Ma ad ora tarda il teutonico, dentro la cella e Fratello Benigno, da fuori, odono parole sbiascicate e lamentose, in lingua latina… “O Domine, non sum dignus te sed dic verbo, et sanábitur ánima mea” (Oh Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato).
E poi il rumore di mattoni smossi, qualcuno (o qualcosa…) che sembra entrare nella stanza…odore di morte… il piccolo Antonio in lacrime, tremante.. Bartolomeo tenta disperatamente di lanciarsi, spada alla mano, verso quel pericolo ignoto.. ma è bloccato dall’incertezza… da fuori Benigno e gli altri sentono i rumori e iniziano a sfondare la porta.. poi una macabra voce d’oltretomba si rivolge al teutonico… “Chi siete..?”.. ma la porta viene sfondata e il gruppo fa irruzione e illumina la cella: ci sono Antonio, Bartolomeo e un buco aperto in una delle pareti.
L’inseguimento della mortuaria figura è scontato: dopo pochi istanti di rincorsa un essere balza fuori da un angolo, fra le macerie e cinge il corpo di Fratello Benigno… ma non lo attacca.. si limita solo a tenergli una delle sue sozze, scheletriche e putride mani sul capo.
Le torce illuminano una figura da incubo: quel che resta probabilmente di un religioso, un saio da frate a brandelli, arti scheletrici, volto putrefatto, decomposto e voce a dir poco raccapricciante.
Costui parla al gruppo, il quale temporeggia sul da farsi, vista la strana e delicata situazione.
Il Morto dice che ora si fa chiamare semplicemente “Il Martire” (in quanto nel 1944, secondo lui per volere del Signore, si vide costretto ad affogare un neonato durante un battesimo e il popolo lo linciò fino a decidere di murarlo vivo nella sagrestia di quella chiesa); in vita il suo nome era Padre Giosuè; dice di aver ricevuto in dono dal Signore il potere della visione dell’anima delle persone e quindi ha il compito di scrutare e giudicare la gente.
Padre Giosuè riesce a percepire come si comporterà una persona nel futuro… e, se secondo lui, questa si macchierà di peccati e delitti, ha il dovere di eliminarla: in questo modo egli scruta i bambini dell’orfanotrofio che vengono messi in cella.. se vede del bene in loro li risparmia… altrimenti diventano letteralmente carne per i suoi denti marci.
Il Martire quindi lascia la presa sul templare, dicendo che ha visto del bene in lui… poi a turno scruta dentro l’anima di ognuno dei presenti… per Bartolomeo e Michele vede una via di dedizione al Signore ma anche un imminente viaggio in terra di Germania… mentre per l’Ing. Timperi vede cose contrastanti.. infatti il frate si limita laconicamente a dire che egli sta mentendo ai suoi stessi compagni e gli chiede più volte il perché di tutto ciò.. lasciando sgomenti anche tutti i presenti…mentre il Timperi tende a minimizzare e quasi a irridere le dichiarazioni di quel Morto putrefatto, probabilmente un folle e sicuramente un blasfemo…
Fatto sta che in ogni caso i due Templari, d’intesa, decidono comunque di attaccare ed eliminare quel Morto così equivoco: seppur forse realmente dotato di una qualche forma di “dono” di preveggenza ma senza dubbio anche un essere pericoloso, bramoso di carne viva, che si pone nella rischiosa condizione di giudicare, divoratore reo confesso di bambini… troppo.
In fine e con più di un dubbio nelle loro menti, i nostri escono dalla Chiesa e vedono che ad attenderli ci sono Antonio, insieme a Padre Bastiano e a Beco.
Quest’ultimo, in particolare, ringrazia tutti per aver protetto il suo amico Antonio.. inoltre ribadisce di aver rivelato poco prima a Bastiano l’esistenza di una serie di utili passaggi sotterranei che permettono, ovviamente a rischio e pericolo, di raggiungere molteplici edifici di Mantova attraverso le tubazioni fognarie.
Il gruppo saluta e si congeda dal piccolo furfante, pensando bene di andare repentinamente ad infliggere una dura requisitoria alle due vecchie e arcigne suore: qui si apre un’accesa discussione dove i nostri accusano le due religiose apertamente per non aver garantito l’incolumità dei bambini, dichiarandole quindi direttamente responsabili delle morti di chissà quanti fanciulli, mentre le suore invece si limitano a barricarsi verbalmente dietro il muro della loro inconfutabile buona fede, aggiungendo che ogni eventuale accusa rivolta a loro dovrà essere giustificata davanti ad un tribunale presieduto dal Vescovo mantovano, Sua Eccellenza, Monsignor Santamaria…
Al che i nostri lasciano momentaneamente perdere la questione, ripromettendosi di aver comunque un ampio conto in sospeso con suor Bertilla e suor Lucia.

mercoledì 19 ottobre 2011

A Mantova


Fratello Michele e l’Ing. Timperi, insieme alla piccola Irene, giungono ben presto alla casa dello zio Claudio Pitti.
Qui nessuno li accoglie ma al richiamo della bimba subito risponde lo zio il quale però pare essere molto impegnato sul retro, causa il difficile parto della moglie la quale lancia urla disperate di dolore.
Sul retro bottega è allestita una piccola sala parto: Pitti infatti ora è tintore ma prima del Giudizio era un medico affermato, laureatosi alla facoltà di Padova, ma poi i Morti hanno cambiato la vita di tutti, anche la sua…
Ad un tratto però, Claudio, mentre assiste la moglie, è bloccato dall’orrore: i nostri accorrono ad aiutarlo e vedono che il neonato è già morto, Risvegliato e tenta, sebbene senza denti, di mangiarsi tutto ciò che trova, in un lago di sangue.
Mentre Mario porta fuori dalla stanza Irene e Claudio, Fratello Michele si occupa del funesto neonato: recide come può il cordone ombelicale e recitando orazioni, mette fine all’empia esistenza di quel Morto piccino.
Subito dopo viene richiamato il Dott. Pitti, ripresosi, il quale attua le misure mediche necessarie per salvare almeno la vita di sua moglie: il tutto va a buon fine e il Templare discute a lungo con l’uomo, reo di non aver voluto portare la moglie in una Misericordia (non essendo un uomo molto devoto…) ma lo perdona e non lo denuncia in quanto il Signore ha messo comunque sul suo destino la scelta di prendersi cura della piccola nipotina Irene.
Congedatisi da casa Pitti i due ritornano al centro di Ostiglia dove si riuniscono con gli altri e si scambiano le informazioni ottenute.
La mattina seguente la soluzione sembra unica: partire in direzione Mantova, probabile ultima destinazione dei due Inquisitori fuggiaschi.
Fra l’altro tutti notano, senza riuscire a dare una spiegazione logicamente plausibile, che Fratello Benigno questa mattina appare già stanco, affaticato e quasi zoppicante…
In circa 3 ore di viaggio il gruppo giunge alla Stazione del Dazio mantovana: qui chiedono dell’inquisitore tatuato e vengono a sapere dagli Excubitores che altri non è che il loro amato Padre Gherni… ma poi si devono giustificare sul fatto di aver chiesto notizie in maniera sospetta sul religioso mantovano, rientrato in città poco tempo prima.
In ogni caso riescono a glissare ed entrano in città.. qui accadono molteplici avvenimenti.
Un uomo, probabilmente ormai folle, rinchiuso da troppo tempo in una Gabbia del Pentimento, interpellato da Padre Bastiano, si rivolge a lui con toni criptici e sicuramente forieri di sventura…
Un’arzilla locandiera, fra l’altro senza un braccio, spiattella ai nostri, durante il pranzo alla “Locanda della Mezzanotte”, una serie inenarrabile di informazioni e pettegolezzi su Mantova (fra le quali la presenza di bordelli, furti, sparizioni di bambini, ecc.), lasciando i nostri per lo meno sbigottiti di fronte alla moltitudine di cose che ci sarebbero da sistemare in questa apparentemente tranquilla città di provincia…
Benigno e Michele per prima cosa vanno a far visita alla Rocca di Mantova, al centro del Borgo ora adibito a sede dei Cavalieri Templari: qui, dopo una brevissima anticamera, riescono repentinamente ad avere un lungo colloquio con il Maestro Ernesto Sullo, il quale li rende edotti su diversi aspetti della situazione in cui versa la città…
Nel frattempo Padre Bastiano, il Teutonico Bartolomeo e Mario Timperi pensano bene di andare verso Palazzo Te, sede della Santa Inquisizione.
Durante il tragitto passano davanti al Duomo della S.S. Trinità, sede del Vescovado, dove è presente una lunghissima coda di fedeli in attesa delle confessioni, celebrate nell’odierna giornata dallo stesso Vescovo Santamaria; poi attraversano il Porto fluviale e prendono le parti di un ragazzino, Beco, reo di aver rubato una pagnotta ad un nerboruto panettiere, Baldo, il quale lo avrebbe di certo massacrando di botte…saldano il debito del bambino e vengono a sapere che lui è uno dei ragazzi dell’orfanotrofio sito vicino alla Chiesa dei Martiri (ora sconsacrata) e chiede di essere ricondotto li.
Giungono infine a Palazzo Te ma, nel labirintico cortile esterno, vengono subito intercettati da una nutrita squadra di Conversi che, dopo un breve scambio di battute, li esortano ad andarsene, in quanto il Magister Alfredo Zattra ha dato disposizione di non essere disturbato; l’unico modo per essere ricevuti dal sommo Padre Inquisitore pare sia presentare una Richiesta di Ricevimento compilata e firmata dal Vescovo Santamaria…
Peccato che Sua Eccellenza sia proprio ora impegnato oltre misura con le lunghe confessioni e non riesca a liberarsi almeno fino al mattino seguente…
E questo è solo un assaggio dell’assurda burocrazia che, in taluni casi, ancora affligge il "moderno" Sanctum Imperium…