Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...
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mercoledì 27 marzo 2013

Gerusalemme liberata

La piana di Giza


Prima pagina dell'Osservatore di Santa Romana Chiesa


Gaudium Magnum..! Gerusalemme è libera..!
Ma andiamo con ordine.. e vedremo che alla fine non è nemmeno proprio così..
Ad ogni modo.. siamo nella cripta dove è custodito il tomo blasfemoAl-Azif.. Fratello Benigno dichiara di aver avuto ennesimo contatto psichico con il tomo malevolo.. esso vuole riunirsi alla pagina mancante.. e in molti ne bramano le conoscenze.. a proprio rischio.
Gli altri sono sempre più dubbiosi sulla sanità mentale del templare.. ma continuano a fidarsi, per ora.. così si scoperchia il sepolcro.. i templari stanno a torso nudo ed Expiator accesi alla mano, liberi da armature ormai a brandelli, mentre Padre Bastiano più saggiamente indietreggia e impugna Beretta e spada; sul fondo della tomba uno scheletro con stretto al petto un tomo.. il Necronomicon.. Fratello Michele fa per prendere il libro.. ma l’oscurità tutto inghiotte.. e poi i nostri si ritrovano in quella che pare la piana di Giza, con le sue misteriose Piramidi.. ma c’è anche il sarcofago.. e da questo fuoriescono 4 ombre oscure e maledette, esseri di pura malvagità, che bramano la vita dei nostri.. lo scontro è duro e le ferite si moltiplicano sulla pelle dei nostri.. ma alla fine colpiscono più volte quegli esseri che sembrano liquefarsi e venire assorbiti fra le sabbie.. poi Bastiano si avvicina al tomo in pelle umana.. lo involtola in un panno per non venire a contatto.. ma ha oscure visioni.. poi il buio.. e infine una orribile creatura balza addosso all’Inquisitore dal sarcofago, atterrandolo.. tutti vanno alla carica.. ma questo essere è ancora più temibile dei precedenti, nero come la notte.. Bastiano rischia la morte.. e rimane vivo per un pelo.. alla fine anche questa maledizione viene rispedita alla sabbia.. poi tutti sono intorno al Necronomicon.. Bastiano è tentao dalle sue visioni.. Romualdo si accinge a cogliere il tomo.. ma Benigno non resiste e gli balza addosso per fermarlo.. il libro deve essere suo..! al che Fratello Michele coglie l’occasione e sferra un colpo di Expiator al pacchetto dove è contenuto il libro.. distruggendolo in mille brandelli.
Al che tutti riprendono coscienza di loro stessi.. ci si ritrova nella cripta.. e si decide di tornare indietro..
Dopo ore di tentativi fallaci, solo per puro caso i nostri imbroccano la giusta combinazione della sequenza delle pietre da infilare nella porta metallica per uscire.. e ci si ritrova nuovamente alla piana di Giza, questa volta realmente, o almeno così sembra..
Il gruppo, abbandonate folli idee di fuga dallEgitto, pensa bene di dirigersi verso il Cairo, per rendicontare dell’accaduto il divino Ramesse; dopo qualche giorno di marcia fra le tranquille cittadine egizie lungo la strada principale, si giunge alle porte della capitale.
Quivi Benigno chiede fiducia agli altri: egli infatti vuole recarsi da solo a colloquio con Ramesse per risolvere una volta per tutte la questione e far tornare tutti sani e salvi a casa.
Il gruppo ha molti dubbi.. visti gli squilibri manifestati dal templare ultimamente.. ma quando Michele lo fa giurare sulla Croce tutti si fidano.. o si rassegnano..
Fatto sta che verso sera Benigno varca le porte del Cairo.. per uscire solo all’alba, con notizie raggianti.. Ramesse libera tutti gli italiani prigionieri, con i due incrociatori.. il gruppo è libero di tornare in patria, con la consapevolezza che Ramesse è più che ben disposto ora a stringere un patto di alleanza con il Papa.. inoltre il Divino Figlio di Amon Ra si è impegnato per aiutare il Papato nella riconquista di Gerusalemme..! Che quindi diverrà quindi ben presto libera dai Morti e annessa al Sanctum Imperium.. condizioni straordinarie, certamente.. ma i nostri hanno molteplici dubbi sul prezzo che Benigno si sia impegnato a pagare.. o abbia già pagato al Faraone per ottenere tutti quei benefici insperabili solo poche ore prima…forse si dubita che il templare abbia ceduto a Osiride Incarnato solamente la pagina dell’Al-Azif in suo possesso.. ma tant’è.. e per ora a caval donato è meglio non guardare in bocca.
Indi per cui, fra mille onori, canti, balli e festeggiamenti, il gruppo lascia il Regno di Osiride per tornare, navigando, al suolo italico.. e si va velocemente a Roma, presso il Vaticano, per rendicontare Sua Santità sulla vittoriosa missione egizia appena conclusa.
Il papa si compiace.. ma una nuova minaccia incombe sul Santo Impero: da fonti teutonic

he infatti è giunta voce che il IV Reich sia in procinto di un assalto diretto ai confini italici, sulle Alpi, una vera e propria invasione..!
Il Santo Padre ha quindi indetto un consiglio direttivo per fronteggiare l’emergenza.. insieme ai nostri vi sono quindi i soliti vertici.. il Sommo Santarosa, Renato Da Chianciano.. ma anche i componenti del direttivo.. il Maestro Templare Ferdinando da Rieti, il Magister Giorgio De Cremisi (detto “Frate Agonia”…), il Generale della Sancta Militia Annibale Bergonzoli e un noto Ingegnere, grande esperto di progetti bellici, vecchia conoscenza dei nostri, il Dott. Ing. Mario Timperi.
Ognuno dice la sua.. la situazione è grave.. il Sanctum non ha un esercito in grado di competere con quello germanico.. pochi uomini e male armati.. ma a tale scopo giunge come una benedizione pasquale la notizia della positiva ambasceria svolta presso Ramesse III.. che potrebbe diventare un potente alleato militare sul fronte alpino.
Si delineano quindi le priorità: il Papa esige che qualcuno si rechi al Cairo per definire nero su bianco, in ogni dettaglio, l’alleanza fra il Sanctum Imperium ed il Regno di Osiride, sperando che il divino faraone non abbia cambiato idea e si impegni a inviare concretamente e velocemente molti suoi uomini in Italia.
Inoltre Renato Da Chianciano chiede che qualcuno si prenda in carico la missione di recupero di una importante, potente e santissima reliquia: la Spada di San Galgano, in terra toscana ancora non libera dalla piaga dei Morti.
Quindi il gruppo si interroga su come e cosa fare…


La gioia della popolazione di Gerusalemme alla notizia dell'annessione italica

mercoledì 20 marzo 2013

Dubbi ed enigmi



La funesta Città Senza Nome si dimostra più ostica di ogni previsione; quivi infatti brulicano Morti famelici e più e più volte i nostri sono costretti alla sanguinosa pugna per salvarsi la vita..  senza dimenticare che, sempre sotto la sferza del gelido vento sabbioso, le intricate vie e le basse costruzioni della città sembrano mutare in continuazione la loro geometria.. al fine di disorientare e confondere oltre modo il gruppo.
Tutto questo sino a che Fratello Benigno, sempre guardato con sospetto dagli altri per via della presunta influenza che pare stia avendo la maledetta pagina sulla sua mente, sembra scorgere una sorta di collina, di duna sabbiosa rialzata, sulla cui sommità si ergono frastagliate e scure rocce; l’interesse del gruppo viene subito catalizzato da questa novità e ci si dirige tutti quanti velocemente là in cima.
Qui, fra rocce e sabbia, si nota una specie di fenditura nel terreno, larga circa due metri, da dove parte e scende una ripida scalinata in pietra, a fianco della quale fa bella mostra di se una roccia rozzamente scolpita, similmente a quella veduta in precedenza, con lineamenti umani distorti e inquietanti, segno inequivocabile dell’avvicinarsi al luogo ove dovrebbe essere custodito il temuto Al-Azif, il Necronomicon tanto bramato dal divino Ramesse III.
E proprio dalle profondità di questa fenditura sembra provenire e nascere il gelido vento tempestoso che sin dall’ingresso in questa malevola città ha flagellato i nostri; mentre Fratello Michele quasi inizia la sua discesa, Benigno ha un improvviso attacco di panico.. non vuole scendere la sotto.. anzi, si allontana.. e quindi Fratello Romualdo tenta di farlo rinsavire in fretta, mentre il templare Michele e uno scettico Padre Bastiano iniziano a scendere le scale.
Dopo qualche minuto il gruppo si trova riunito: la discesa fa perdere il senso dello scorrere del tempo.. sembra di scendere per ore, forse giorni.. senza arrivare da nessuna parte.. ma dopo aver constatato per una volta ancora l'insana eccitazione e la frenetica discesa di Benigno, sempre più preso dalla sua blasfema pagina, dopo almeno un paio d’ore finalmente si giunge ad una claustrofobica stanzetta sotterranea.
Qui i nostri trovano una piccola porticina alta si e no un metro, che conduce ad un angusto cunicolo, percorribile presumibilmente soltanto carponi.
Le paure si sommano in tale situazione.. il cunicolo è claustrofobico e buio.. e lungo.. ora è Romualdo a non reggere.. e sviene.. ed anche Michele sembra restio ad entrare in quella trappola perfetta.. ma dopo ennesime prediche e rassicurazioni reciproche, i nostri iniziano a percorrere il cunicolo.. passano i minuti, lunghi come ore.. dopo un quarto d’ora nuove crisi e paure sferzano le labili menti dei nostri, ora bloccati in quel folle percorso dal quale ormai sembra impossibile fare ritorno..
E con disumano sforzo di volontà il gruppo alla fine serra i ranghi e giunge al termine di questo infausto tunnel per ritrovarsi in una ennesima piccola stanzetta di 3x3 m dove spiccano due elementi: un sarcofago in pietra grezza ed una porta di metallo decorata con strani simboli.
La luce delle torce dei nostri illumina una scritta sul fianco del sarcofago, scritta in varie lingue fra le quali, da ultima, il latino..

“Sono il Servo Giusto più Glorioso,
Sulla lapide della mia prigione scrivo ora l'avvertimento
nella lingua del passato, del presente e del futuro.
Nel silenzio della morte, la venuta dei Crociati guidati dall'Ibis attendo.
Del libro sono il custode e da un tempo remoto provengono le mie ossa.
Alla sua follia la mia mente è sopravvissuta,
solo 29 imitarmi potranno, gli altri 42 non potranno seguirmi.
Voi che nel 13° anno giungete nella Città Senza Nome,
non sollevate questa pietra, sotto la quale io vi attendo.”

I nostri quindi ben comprendono quale sia il rischio che molto probabilmente si cela sotto quel sarcofago.. e per il momento decidono di aspettare.. concentrandosi ad esaminare la strana porta in metallo decorata con quel che sembra un pentacolo e con delle pietre dipinte a guisa di simboli astronomici.. sul cui stipite sta scritto (in varie strane lingue ed anche il latino…):

“Oltre me si raggiungono i Tre Re in Terra e la Città si abbandona con salvezza di corpo e anima.
Solo un uomo completo può però passare oltre la mia soglia: chi da un lato domina la mente e dall'altro abbraccia le passioni, mentre dall'alto della sua testa egli costantemente guida gli opposti impulsi.”

Al che, fra vari ragionamenti e congetture più o meno corrette, solo molti dubbi ed enigmi tengono fin troppo occupata la già martoriata mente dei nostri…

mercoledì 6 marzo 2013

La Città Senza Nome



La Pietra Marchiata degli Imohag
Il gruppo si presenta dunque al cospetto del vegliardo Amenokal beduino; Fratello Benigno per primo espone la sua versione dei fatti.. in cambio della conoscenza tramandata da millenni dai saggi Amenokal sulla locazione della pietra marchiata che indica la via per la Città Senza Nome il templare offre una cospicua quantità di oro, fucili, munizioni e altri merci preziose.. il tutto al fine di aiutare l’accampamento Imohag a sostenere l’imminente attacco del Faraone Ramesse, spietato tiranno.. ma il vecchio capo spirituale beduino sembra inizialmente dubbioso.. poi a turno anche Bastiano e Michele da Bracciano prendono la parola e sempre sotto traduzione di Bonomo, favellano col vecchio Tuareg.. il quale alla fine accetta l’accordo.. ma rivela che la posizione della pietra marchiata è solo il primo passo verso la Città Senza Nome.. infatti ogni Imohag conosce la locazione della pietra.. ma i più sanno che codesta indica semplicemente la posizione del primo accampamento Tuareg nel deserto.. solo i saggi Amenokal invece si tramandano le restanti informazioni.. infatti la pietra indica si la via.. ma per imboccarla bisogna trovare la soluzione in un antico testo arabico, un funesto enigma tramandato oralmente da millenni.. un enigma sul quale incombe un’arcaica e sibillina maledizione che impedisce a chiunque ne sia venuto a conoscenza di rivelarlo ad altri estranei, pena una morte istantanea fra atroci dolori e soffocamenti..
“Nessuno dovrà divulgare l'Enigma né alle masse, né ai singoli a meno che non siano loro stessi a venire a cercarle. Solo chi già cerca la Città, può trovare la sua chiave. Solo chi ne è degno, potrà poi tornare.” Questo l’ammonimento del saggio Amenokal.. e poi la rivelazione dell’enigma:
“Alla destra dell'Antico Marchio, quando lo Scarabeo Sacro nasce, i Tre Re mostreranno la via tra le sabbie, dove la città perduta può essere ritrovata. Chi l'ingresso della Città Senza Nome vuole percorrere, segua le orme dei Re fino all'arrivo di Ra.”
I nostri, già meditabondi sull’enigma e consapevoli dell’ennesima maledizione pendente sulle loro anime martoriate, si accingono quindi ai preparativi per la partenza: l’Amenokal fornirà una delle sue migliori guide beduine per condurre il gruppo alla locazione pietra, distante un paio di giorni dall’accampamento, in pieno deserto del Sahara.. e poi si tratterà di rimuginare sull’enigma per capire quale direzione seguire per giungere alla malevola città innominabile.
Difficile è convincere però la sconvolta archeologa Lydia alla partenza: ella brama la pagina del funesto tomo che pensa le sia stata sottratta da un Imohag.. non vuole partire fino a che i beduini non le abbiano restituito la pagina (pagina, ricordiamo, invece sottrattale con l’inganno da Fratello Benigno “Brassi , il Gollum di Dio” la notte prima..); a turno tutti cercano di parlarle.. ma solo l’oratoria di Michele riesce a smuovere la giovane studiosa inglese dalla sua follia.. e alla fine anche lei parte con gli altri, sotto la vana speranza di riavere non solo la pagina ma di poter mettere le mani sull’intero libro.. anche se solo per poi doverlo consegnare obbligatoriamente al divino Osiride Incarnato, ovviamente…
Quindi si parte, con la guida beduina in testa al gruppo, a cavallo di cammelli ed il carro con viveri guidato dal Bonomo.. il primo giorno di viaggio trascorre in tranquillità.. a metà del secondo giorno la guida Imohag avvisa per tempo della presenza di una mezza dozzina di Morti sul cammino, prontamente trucidati dal gruppo, senza problemi.. fino a giungere verso il crepuscolo all’agognata meta.. su una duna si ergono alcune pietre ed al centro di queste giace la famigerata pietra marcata dei beduini, una rozza pietra scolpita in fattezza di un volto umano palesemente tribale e distorto.
A questo punto il Tuareg torna indietro e i nostri iniziano ad arrovellarsi le cervella a lungo per decifrare l’intricato enigma beduino sulla direzione da seguire.. dopo ore di ipotesi l’illuminazione determinante arriva dall’erudizione del domenicano Inquisitore Padre Bastiano, il quale azzecca il parallelismo tra il sorgere del sole  e la luminescenza indicata dalla costellazione delle tre stelle della Cintura di Orione.. quindi fra la tenebra e l’alba di dovrebbe scorgere un raggio fre le pietre indicare la direzione corretta da percorrere.. ed infatti così avviene.. e poi, grazie alla bussola prontamente equipaggiata da Benigno il gruppo riesce a tenere la direzione di marcia anche dopo l’alba.. si viaggia in pieno deserto per una mezza giornata e verso il torrido mezzogiorno accade qualcosa.. una sorta di allucinazione collettiva.. Fratello Romualdo cade in ginocchio e prende ad invocare l’Apocalisse, sconvolto.. mentre gli altri sembrano resistere all’influsso dell’allucinazione patita.. infatti dove solo un istante prima vi era solo sabbia desertica, un istante dopo si erge la derelitta mura di cinta di una estesa città in rovina, fra il turbinare del possente vento del Sahara: la Città Senza Nome si è finalmente rivelata ai loro occhi.
In avanscoperta Benigno, Bastiano, Michele e Romualdo (appena ripresosi, a fatica…) procedono verso la mura di cinta: qui individuano una breccia fra le rovine e decidono di lasciare momentaneamente il carro con Lydia  e Bonomo e di dare un’occhiata all’interno..
Una volta entrati vengono colti da un vento ancor più forte.. sabbia negli occhi e nella pelle.. visibilità scarsa.. e incredibilmente il vento sembra quasi volgere al gelido.. dal torrido di un attimo prima.. altro strano fenomeno di questa blasfema città innominabile.
I nostri quindi cercano riparo in una vicina costruzione in pietra, seppur semi diroccata; con stupore, quando riescono fuori, perdono ogni cognizione d’orientamento.. la città sembra ora un intricato ed enorme labirinto di strade e case in rovina.. vento, sabbia.. freddo.. la breccia nella mura non esiste più.. ognuno ha come l’impressione che la città sia di fatto un’entità con vita e volontà propria.. inoltre si odono alcune grida disumane di probabili Morti famelici in rapido avvicinamento: il gruppo rientra nella piccola costruzione di pietra e si prepara allo scontro.. quattro cadaveri egiziani, rapidi e bramosi di carne viva li assalgono di li a poco.. lo scontro è impegnativo ma lascia indenni le carni dei nostri, ammaccando le loro sole protezioni (benedette).
Con un pensiero a cosa starà accadendo agli indifesi Bonomo e Lydia fuori dalla città, i nostri escono nuovamente dalla costruzione: il paesaggio cambia ancora.. disorientandoli.. altre strade e intricate costruzioni diroccate, seppur sempre differenti da quelle viste in precedenza, si ergono praticamente a perdita d’occhio in ogni direzione.. il gruppo inizia dunque, con timore e senza tante altre scelte, l’esplorazione della malevola Città Senza Nome…

La Città Senza Nome

mercoledì 27 febbraio 2013

Carovane e beduini

Guerrieri Imohag


I nostri decido in fine di organizzare una finta carovana per attirare le attenzioni dei guerrieri Imohag in piste meno battute e danno quindi ordine all’infido Bonomo di organizzare il tutto, pagando profumatamente (con l’oro gentilmente messo a disposizione da Ramesse e Imhotep) uomini e merci.
Nel giro di mezza giornata l’abile Bonomo rimedia tre carri, molteplici cammelli, viveri e acqua in abbondanza, stoffe e spezie di valore, 6 civili di servizio e 6 guardie armate per la spedizione, oltre ad un inestimabile carico di fucili e munizioni.
L’indomani mattina si prevede quindi la partenza; durante le prime ore di viaggio si percorrono le strade più frequentate, con altri carri e piccoli drappelli di guardie del faraone che presidiano la zona.. in molti notano in questo lasso di tempo che Lydia è sempre più presa e coinvolta emotivamente dalla pagina del funesto tomo che si porta appresso.. Padre Bastiano prova a intavolare un dialogo al riguardo, senza particolare successo..
Giunti finalmente sulle piste meno frequentate non tardano a farsi vivi i predoni Imohag; prima con echi di grida di battaglia, poi alla carica circondano rapidamente i tre carri.. istintivamente partono dei colpi di fucile, da una parte e dall’altra, con relativi feriti.. poi Fratello Benigno e gli altri intimano a più riprese a Bonomo di far calmare gli animi a tutti e di cercare di trovare un accordo in qualche modo con i fieri guerriglieri Tuareg.
E così avviene.. gli Imohag cessano gli attacchi e uno di loro si avvicina per dialogare; anche se inizialmente il dialogo è difficile, sempre sotto il giogo della traduzione di Bonomo, lentamente si riesce a scendere a patti coi beduini.
Nonostante gli Imohag non siano particolarmente contenti di sapere di avere a che fare con degli italici, si riesce a trovare un sanguinoso accomodamento: i Tuareg infatti vorrebbero depredare senza ritegno la carovana e fare tutti prigionieri mentre ovviamente i nostri vorrebbero avere salva la vita e poter colloquiare con il capo spirituale del loro accampamento, il saggio Amenokal.. si conviene in fine che  la questione verrà risolta “alla beduina”, con un duello a torso nudo, uno contro uno, con in pugno solo un coltello tipico Imohag.
Il duello durerà fino a che uno dei due avversari non stramazzerà a terra inerme.. sarà poi la volontà del vincitore a stabilire il destino dello sconfitto.. risparmiarlo o eliminarlo..
Il prescelto per lo scontro è Fratello Benigno “Brassi” da Frittole, il quale si pone di fronte al prode campione beduino: lo scontro è chiaramente rischioso e notevolmente cruento.. ogni colpo ferisce pericolosamente il corpo dell’avversario ed è in pratica un gioco al massacro.. sia per abilità sia anche per fortuna colui che rimane in piedi alla fine, seppur ridotto ad una maschera di sangue, è Benigno, il quale magnanimamente opta per la clemenza e fra gli applausi, risparmia la vita al Tuareg sconfitto.
Questo gesto influisce senza dubbio positivamente sui beduini i quali si dimostrano meglio disposti nei confronti del gruppo; come da accordi, si parte quindi alla volta del loro accampamento nel deserto, non prima che il gruppo abbia lasciato liberi due dei tre carri con tutto il personale e parte dei viveri.. i nostri mantengono solo il carro con gli oggetti di valore e alcuni cammelli, per poterli eventualmente usare come ulteriore merce di scambio con gli Imohag.
Dopo circa un paio d’ore, ormai nella notte, si giunge ai margini delle prime tende beduine, dove i nostri destano non poco stupore nell’accampamento ma i guerrieri Tuareg garantiscono per loro e si evitano ulteriori problemi: si opta in ogni caso per non recarsi subito dal saggio Amenokal ma si rimanda l’incontro al mattino successivo.
Da segnalare che nella notte i nostri confabulano, all’interno della tenda allestita per loro dai beduini, sul da farsi: si sceglie di comune accordo con Bonomo e Lydia di recitare una “finta” parte di possibile tradimento nei confronti di Ramesse per potersi meglio conquistare la fiducia degli Imohag, i quali sono apertamente mussulmani e quindi in totale contrasto al dominio del Faraone.
Ma nella notte avvengono anche altri fatto oscuri.. mentre tutti dormono sonni agitati Fratello Benigno “Brassi” gioca il Jolly e decide di compiere un’azione eclatante e rischiosa per se e per tutti.. forse per sconvolgere un po’ gli equilibri in gioco, sottrae la custodia dell’archeologa inglese contenete la pagina dell’Al-Azif e se la tiene nascosta addosso.
Chiaramente l’indomani la povera Lydia è palesemente disperata, quasi in preda all’isteria, una volta accortasi del furto subito.. e non manca di dare la colpa ai Tuareg… il gruppo (dove tutti invece sono a conoscenza della verità, informati per tempo da Benigno) tenta di calmarla, lasciando per precauzione Fratello Romualdo con lei..  mentre gli altri si accingono a presentarsi, insieme a Bonomo, infido traduttore, presso la tenda del saggio Amenokal dell’accampamento, l’anziamo Iyad Hani Hadi, onde tentare di farsi rivelare in qualche modo la via per la famigerata pietra indicante la strada per la funesta Città Senza Nome…

L'Amenokal, capo spirituale dell'accampamento Imohag

mercoledì 20 febbraio 2013

Imhotep, l'Al-Azif e la Città Senza Nome

Imhotep


Messa in sicurezza la divelta testa della feroce creatura appena ridotta in pezzi, a guisa di inequivocabile prova da mostrare al venerabile Ramesse, il gruppo ritorna al nucleo urbanizzato di Tanis, per relazionare sull’accaduto il Bonomo e ripartire con la prima polverosa corriera alla volta del Cairo.. e fra l’altro sia Padre Bastiano sia il templare Benigno notano che almeno dalla loro partenza è sempre presente un Ibis in cielo, come a seguirli.. o forse quasi a spiarli.. brutti presentimenti..
Ad ogni modo, ivi giunti i nostri si recano subitaneamente alla sala del faraonico trono presso il dorato palazzo-tempio e raccontano a Sua egizia divinità lo scontro vittorioso contro la presunta dea Sekhmet.. rivelatasi poi niente meno che una blasfema creatura morta e cucita insieme probabilmente da qualche avverso e funesto negromante per l’occasione.. ma questo è un dettaglio che non interessa troppo al divino sovrano dell’Alto e del Basso Egitto.. sempre circondato da dozzine di aggraziate fanciulle semi nude, le due possenti sfingi ai suoi piedi, il Generale Petrosis e il giovane Ureo ai suoi lati.. e questa volta anche un terzo uomo si erge al suo fianco.. è il suo secondo Generale, l’Ufficiale britannico Sir Nolan Magruder..
Ramesse, soddisfatto dell’operato degli infedeli italici e sempre felice di debellare ogni forma di eresia e superstizione dal Regno di Osiride, chiede però che venga esaudito un ulteriore suo desiderio: vuole che uno dei templari dia dimostrazione dell’uso delle formidabili armi a motore che si portano in spalla, i temuti Expiator.
Fratello Benigno da Frittole si presta quindi a questa facile dimostrazione, facendo a brandelli un inerme suddito Morto, totalmente ammansito dal potere e dal volere del suo divino faraone..
Osiride Incarnato si dice molto interessato a quelle armi.. come anche al progetto Cherubin.. il progetto inerente la nascente nuova aviazione papale.. come poi egli abbia avuto notizia di queste informazioni non è dato sapersi.. ma tant’è.
In ogni caso il faraone comanda che entro un paio di giorni il gruppo riparta per la seconda missione pattuita, ossia la scorta della giovane archeologa inglese Lydia Hichingooke alla ricerca del famigerato tomo Al-Azif.
Ramesse III spiega che la prima tappa sarà la città di Tell El Amarna, nel Nord del paese, importante crocevia e snodo commerciale, sede del glorioso Tempio di Toth, amministrata da uno dei suoi più illustri Visir, il Gran Sacerdote del Dio Toth, nonché famigerato Architetto, il leggendario Imhotep, un potente Morto che viene dal passato, proprio come il faraone.. uno dei maggiori studiosi ed esperti dell’Al-Azif.. e quindi Ramesse vuole che il gruppo cominci le sue ricerche sotto la sua guida e che una volta recuperato il tomo, prima di consegnarglielo, lo facciano visionare anche a Imhotep, il quale, ovviamente, è stato preventivamente informato di tutta la faccenda e si è reso pienamente disponibile a collaborare nell’impresa.
In ogni caso prima della partenza c’è ancora un po’ di tempo..
Fratello Michele si reca quindi, sempre con l’ovvio permesso di Sua Faraonica Santità, nuovamente in visita alla precedente ambasciata italiana; porge i suoi saluti al Vescovo messinese e al Generale De Veris e poi si intrattiene a parlare con Fratello Salvatore e concorda saggiamente con templare di ottenere alcuni preziosi ricambi per le loro danneggiate armature.. oltre a domandarsi ulteriormente se sia buona cosa agire per consegnare il Necronomicon proprio ad un essere palesemente blasfemo come Ramesse… ma non sembrano, al momento, esservi altre soluzioni.. vista anche la conclamata astuzia e i disumani poteri del divino Osiride Incarnato.
Benigno invece, in compagnia di Padre Bastiano, pensa bene di camuffarsi da civile egiziano e di pedinare segretamente Antonio Bonomo, funzionario italico di Ramesse, per capire quali siano le sua frequentazioni fuori dal palazzo e magari scoprire qualche falla.
I due seguono quindi il Bonomo, il quale si dirige verso sera, attraversando il quartiere dei Bazar, ad un Caffè; all’interno i nostri vengono subito intercettati dal probabile padrone del locale, tale Mr. Fadi, un affabile egiziano che dopo qualche tentativo in inglese, francese e tedesco, finalmente indovina la nazionalità e la lingua dei due frati in borghese.
A questo punto Benigno scende a tratta con l’egiziano: se egli terrà d’occhio il Bonomo per qualche giorno e ne scoprirà qualche segreto o infrazione, il templare farà dono a Mr. Fadi del suo stesso Expiator a motore, arma di inestimabile valore e soprattutto oggetto del desiderio del faraone.. un dono prezioso.. ma anche pericoloso.. in ogni caso Mr. Fadi non sembra disprezzare l’accordo.. e ci si rimanda a fra qualche giorno, onde scambiarsi eventuali novità e notizie..
Giunge quindi il momento della partenza per Tell El Amarna; arriva a palazzo anche la bella archeologa Lidya la quale dopo un breve sunto a Ramesse e al gruppo delle sue ultime dritte per individuare il libro agognato, si dice pronta alla partenza.
I nostri, con la giovane studiosa inglese e Antonio Bonomo, vengono fatti salire sull’ennesima corriera, direzione nord; durante il viaggio i nostri scambiano qualche battuta con l’archeologa e sia Benigno sia Fratello Romualdo chiedono timidamente di poter visionare la pagina del Necronomicon che ella custodisce, scoprendo con orrore che mentre sono loro a gettare anche solo fugacemente uno sguardo su di essa, memori dei rischi per chi legga il blasfemo tomo, il testo appare scritto in perfetto italiano.. in ogni caso si arriva senza troppi intoppi a destinazione e il Bonomo inizia a tessere numerosi dialoghi locali sino ad arrivare ad un accolito del tempio di Toth, il quale iniza a condurli verso il palazzo di Imhotep.. facendoli però passare non dalla strada principale in mezzo ai Bazar, ma, seppur scusandosi, da vie secondarie e vere e proprie fetide fognature sotterranee.. per una maggiore discrezione e sicurezza, si dice..
Il lungo e maleodorante tragitto finisce risbucando in superficie proprio di fronte al colossale Tempio di Toth; all’interno un solitario Imhotep li attende..
Comincia così un lungo scambio di informazioni.. dialoghi e scambi di nozioni fra Imhotep e Lydia Hichingooke, col gruppo in venerando ascolto, anche se leggermente inquietato dall’ennesima presenza blasfema di quest’Architetto millenario che ammorba le magiche e strane terre d’Egitto..
In pratica la leggenda vuole che il tomo sia stato nascosto da un arabo, tale Abdel, in un luogo chiamato la Città Senza Nome, sparso da qualche parte nello sconfinato Sahara.. ma che vi sia però una pietra che ne indichi, in qualche imprecisata maniera, la via.. e che l’ubicazione di tale pietra sia nota ai beduini del deserto, gli Imohag o Tuareg, i cui capi spirituali, gli Amenokal, se ne tramandino oralmente la locazione da generazioni.
Imhotep fornisce inoltre al gruppo una ingente quantità di oro (che va a sommarsi a quanto già dato per lo stesso scopo da Ramesse), onde finanziare l’eventualità di un pagamento per estorcere le informazioni agli Imohag.. oppure, data la loro fiera natura di guerrieri del deserto, si potrebbe meglio ottenere la loro fiducia forse dando dimostrazione di coraggio o di abilità militare ai loro occhi.. in ogni caso non sarà facile ottenere di parlare con uno dei loro capi, un saggio Amenokal..
I nostri quindi si tolgono per sicurezza le insegne cristiano-templari, pur mantenendo le armature (leggermente roventi sotto il sole desertico..).. infatti le tribù beduine sono in aperta contravvenzione ai severi dettami del Figlio di Amon Ra e praticano ancora impunemente la religione islamica..
Il gruppo riflette ora su quale possa essere il modo migliore per entrare in contatto con i guerrieri Tuareg.. forse attraverso una rischiosa infiltrazione nel mercato nero, sicuramente presente in qualche sparuto villaggio limitrofo.. oppure fingendosi scorta di una carovana e facendosi successivamente assalire dai beduini durante la percorrenza di una strada meno battuta.. oppure ancora andando in giro, interrogando e malmenando mercanti e venditori vari per estorcere le locazioni delle tende degli accampamenti nomadi, scelta questa decisamente poco ortodossa..


Un Ibis, uccello sacro in Egitto

lunedì 18 febbraio 2013

Il papabile nuovo pontefice

Il divino Ramesse al soglio pontificio..?
Le vostre missioni diplomatiche in terra egizia hanno più peso di quel che pensate.. se fallite potrebbe accadere di tutto.. ad esempio..

Beccatevi questo..!

Saluti,

a domani,

Il Cartomante

mercoledì 6 febbraio 2013

Sekhmet

Sekhmet

Accettati, praticamente senza condizioni, i patti dettati dal Faraone Ramesse III, Giusto Fra i Giusti, i nostri si accingono agli ultimi preparativi prima di affrontare il trasferimento in quel di Tanis, per debellare la minaccia pseudo divina dell’ira funesta della dea Sekhmet.
Dopo aver rimediato alcune parti di equipaggiamento, magnanimamente concesse dall’illuminato sovrano d’Egitto, i nostri vengono informati dal funzionario Bonomo (il quale li seguirà nelle loro imprese come interprete, seppur palesemente di malavoglia, ma obbediente alla volontà di Ramesse) che il Gran Sacerdote di Iside e Osiride, il sommo Arasu, vuole incontrarli; egli dimora in un’ala periferica del dorato palazzo – tempio faraonico, meno lussuosa, più oscura e inquietante.
Arasu, un temibile morto, fa spiegare a Bonomo che per meglio affrontare i pericoli nelle terre d’Egitto i nostri, blasfemi cristiani  infedeli italici, dovranno dotarsi di speciali amuleti da lui assemblati personalmente e quindi vengono consegnati ai nostri un amuleto per ciascuno, raffiguranti rispettivamente le divinità egizie di Ra, Iside, Osiride e Sekhmet.
Congedati dall’oscuro sacerdote i nostri vengono a sapere che uno di loro avrà ora la possibilità di un colloquio con la precedente ambasciata italica; quindi Fratello Benigno da Frittole si propone e viene condotto in un lussureggiante giardino dove, fra ancelle e delizie per il palato e gli occhi, su una panca dorata, lo attende il Vescovo messinese Schirripa, nalla sua più dorata forma di reclusione, in compagnia del Templare Adepto Fratello Salvatore e del Generale De Veris. Dopo un rapido scambio di battute Benigno viene a sapere che il Vescovo e Fratello Salvatore suppongono che la Bocca di Ra, Ureo, sia in realtà il 4° Arcangelo, Uriel… mentre De Veris teme la figura del giovane portavoce di Ramesse e lo paragona ad una entità diabolica… quale sarà la verità..? In ogni caso il Vescovo e gli altri sono più interessati alla loro liberazione che ad altre discussioni… e fanno il loro ovvio in bocca al lupo a Benigno.. rivelando che si dice che Ramesse pare abbia già inviato nei mesi scorsi molteplici truppe a Tanis con lo scopo di pattugliare le rovine del tempio della dea Sekhmet, per lo più giovani reclute, male armate, senza che queste abbiano ovviamente mai fatto ritorno..
Il gruppo, ricompattatosi, si accinge alla partenza: un autocarro li trasporterà fino alla vicina città di Tanis. Lungo il tragitto si attraversano villaggi e paesaggi sempre caratterizzati dal dualismo fra vivi e morti, a stretto “pacifico” contatto.. che il faraone veramente riesca a vegliare e a proteggere il suo popolo..?
Giunti a destinazione i nostri, insieme a Bonomo, si dirigono subito al palazzo del locale Nomarca, tale Mohammed; senza avere particolari rivelazioni e o informazioni ulteriori dal governante, viene data loro una guida per le vicine rovine dove pare aggirarsi la furia della dea leonina che tante vittime ha mietuto negli ultimi tempi; ivi giunti la guida e il Bonomo ritornano velocemente a Tanis, per la loro sicurezza.. e il gruppo si accinge ad esplorare la vasta zona occupata dalle rovine del tempio di Sekhmet.
Qui ovunque si ergono mura screpolate dai secoli, grandi colonnati icrinati, geroglifici scalfiti, statue e bassorilievi raffiguranti la dea femminile con testa di leone.. e anche alcuni sparuti gruppi di Morti. Stranamente non sotto il benevolo controllo del divino Ramesse e quindi apertamente ostili ai viventi: ma le lame templari e il fervore di Padre Bastiano li fanno a pezzi senza batter ciglio.. a più riprese si fanno avanti circa tre mezze dozzine di cadaveri rinsecchiti… rispediti all’inferno.
Poi, entrando nell’ennesimo ampio colonnato, d’improvviso un ruggito e un balzo: la furiosa "personificazione divina" di Sekhmet piomba addosso al malcapitato Bastiano. I morsi e la rapidità di Sekhmet sono incredibili e questa figura incute forse anche più timore della famigerata italica Scannatrice; fatto sta che Benigno in pratica sviene per qualche istante e gli altri restano per un attimo come impietriti alla orrorifica vista dell’essere.. che ne approfitta, lanciandosi più volte all’attacco, devastando con i suoi morsi letali le armature dei nostri.. Poi lentamente il gruppo si riprende e serrati i ranghi si passa all’offensiva: Sekhmet viene ferita molte volte e il suo braccio sinistro cade, mozzato, a terra.. ma anche le protezioni dei templari sono ormai ridotte al minimo.. grandi rischi.. il gruppo si prepara.. Sekhmet si aggira felina e rabbiosa  fra le colonne, aspettando di colpire, ma conscia dei danni subiti dagli italici nemici.. Fino a che, dopo una logorante attesa, i nostri attaccano all’unisono e dopo aver ricevuto altri colpi dalla felina creatura, finalmente Fratello Romualdo riesce, col suo Expiator, a sventrare in maniera definitiva la blasfema creatura.. ora ridotta a un mucchio di carne fremente al suolo.. evidentemente di dea non si trattava.. ma di carne Morta, feroce e affamata..

mercoledì 30 gennaio 2013

Alla corte del divino Ramesse III

L'incrociatore italiano Leone III

La nave salpante dal porto di Mazara Del Vallo, scelta dal gruppo come eccezionale mezzo di trasporto dalla Sicilia all'Egitto, è il famigerato incrociatore Leone III, gloria della italica marina.
Questa imponente imbarcazione vanta delle quote più che considerevoli:

Dislocamento in tonnellate 3.240;
Lunghezza in metri 107,7;
Pescaggio in metri 4,80;
Potenza in cavalli vapore 12.000;
Armamento: 4 cannoni da 120;
Velocità alle prove in nodi 11;
Equipaggio: 230 persone
Comandante: Francesco Santelli

Nel suo unico combattimento la Leone III ha affondato, nei pressi di Porto Torres, una delle imbarcazioni pirata che avevano partecipato alla distruzione della torre di Arbatax, ed è anche per questo che la nave risulta essere conosciuta con il soprannome di “Vendicatrice”.
I nostri, oltre al reverenziale timore di ciò che si accingono ad incontrare, portano con se 3 doni per il divino Ramesse III: direttamente dal Museo Egizio di Torino il leggendario Libro dei Morti, una preziosa stauta celebradiva del Dio egizio Ra ed una del Dio Osiride.
I lunghi giorni di viaggio vengono sfruttati al meglio dal gruppo per proseguire nei loro più disparati allenamenti psico fisici.. per arrivare in fine in quel del porto di Ankhbast in terra egizia,  monumentale ingresso nel Regno di Osiride.

Il monumentale porto di Ankhbast
Ankhbast è veramente un luogo che ispira ammirazione e devozione, adornato con gigantesche statue alternativamente di Ramesse III, attuale divino Signore dell'Alto e Basso Egitto, e della Dea Gatto Bast; inoltre la cosa che colpisce lo sguardo del gruppo è l'ingombrante presenza di un sommergibile U-boat di chiara fabbricazione tedesca e colorazione con gli stemmi del IV Reich, il quale , però, sta venendo stranamente ridipinto con le insegne e i cartigli del Faraone Ramesse... forse che il divino Osiride Incarnato abbia stretto alleanze anche con i germanici..? Mah...
In ogni caso, qui al porto, lasciata la Leone III, il suo capitano Francesco Santelli e l'equipaggio di servizio in attesa, il gruppo viene cordialmente accolto con saluti sorprendentemente fatti in lingua italica da un convoglio di benvenuto presieduto dal funzionario Antonio Bonomo, un reduce, appunto, italiano, votatosi al servizio del divino Figlio di Amon Ra, il Faraone Ramesse III.
Fatti salire su molteplici auto di lusso, i nostri vengono trasportati da Ankhbast fino alla capitale, Il Cairo; lungo il tragitto il gruppo vede parecchi paesaggi tipici della quotidianità del Regno di Osiride.. e quindi si vedono oasi, deserto, beduini, cammelli, monumenti in fase di restauro, splendide piramidi.. ma anche Morti e viventi camminare e o lavorare fianco a fianco, si vedono forze armate adornate con gli antichi paramenti religiosi egizi, con ampie maschere raffiguranti la testa del dio sciacallo Anubi.. e nel mentre il pingue Antonio Bonomo introduce ai nostri vari aspetti della nuova cultura egizia instaurata da Ramesse, tessendone lodi sconfinate.
Il Faraone infatti, tra i vari prodigi a lui attribuiti, pare riesca a governare le menti dei Morti proteggendo di fatto il suo regno dalla loro famelica ferocia di carne viva... o almeno così sembra.
Inoltre Ramesse è divenuto legittimamente Faraone d'Egitto sconfiggendo in battaglia i cosiddetti Falsi Dei, ossia altri potenti Morti risorti dai sarcofagi e pronti a divorarsi l'un l'altro.
Il faraone però non pronuncia parole comprensibili ai comuni mortali ma si avvale di un sacro interprete, la cosidetta Bocca di Ra, un giovane chiamato Ureo, suo unico traduttore e comunicatore, sempre al fianco di Ramesse; altra figura di spicco, sempre nelle vicinanze di Ramesse è il suo fido quanto brutale generale militare, il Generale Petrosis, detto la Spada di Ra, suo servo devoto 2mila anni fa come ora, un Morto dalla forza e dalla ferocia straordinaria, armato di un colossale spadone metallico, che pare avere rispetto e timore solo del suo Dio Ramesse.


Il Generale Petrosis, la Spada di Ra
Quindi, sebbene le premesse non siano del tutto rassicuranti, i nostri giungono in fine in quel del Cairo e vengono subitaneamente condotti presso il magnifico Palazzo - Tempio di Osiride, residenza e centro del potere di Ramesse III; il palazzo è posto su un colle ed è ben visibile da tutta la città, anche perchè sulla sua sommità è posto un grande piramidion in oro massiccio che sempre riluce sotto questo egizio sole invernale.
L'interno del palazzo non è meno magnifico, caratterizzato da una moltitudine di preziose decorazioni, geroglifici, oro e sfarzo a fare bella mostra praticamente in ogni angolo ed il gruppo non può fare a meno di notare, per l'ennesima volta, il lusso e la ricchezza di cui ama circondarsi il blasfemo monarca d'Egitto.
 

Una tipica ancella di Ramesse III
Dopo una brevissima anticamera i nostri sono annunciati al cospetto del Dio Ramesse, nella sua sala del trono: qui, con reverenza, i nostri si avvicinano e si guardano attorno.. per vedere più di una dozzina di splendide giovani ancelle e odalische, riccamente ingioiellate e a seno nudo, ballare vorticosamente per ammaliare il loro Dio, dallo sguardo apparentemente assente (anche perchè al posto degli occhi il divino Amon-Ra ha due bulbi in oro massiccio) placidamente seduto sul dorato trono dell'Alto e del Basso Egitto.
Ai suoi fianchi, come detto, il mostruoso Petrosis e il giovane Ureo, mentre, stese ai suoi piedi, due creature incredibili agli occhi del gruppo, quelle che sembrano veramente due Sfingi, belle e mortali leonesse con busto di fanciulla a seni nudi, riccamente adornate e truccate, ma di una pericolosità e malignità quasi tangibile.


Le due sfingi di Ramesse III
La Bocca di Ra prende velocemente la parola e annuncia (incredibilmente in lingua italiana...) che Ramesse è felice dell'arrivo dell'ambasciata italica; dopo un iniziale scambio ovvio di reciproci convenevoli Ureo annuncia che il divino Osiride Incarnato attende però un altro gradito ospite e prega gli italiani di accomodarsi a sedere e pazientare ancora qualche minuto prima di iniziare il loro dialogo.
Dopo pochi minuti di attesa ecco un servitore egizio annunciare l'arrivo dell'ospite tanto atteso (da notare che chiaramente il servitore parla in egiziano, ma in questi casi è il funzionario Bonomo a tradurre prontamente al gruppo ciò che si dice..) e così una bella e bionda ragazza fa il suo ingresso nella sala del trono: si presenta come Lydia Hichingooke, una giovane professoressa inglese di archeologia la quale pare voler mostrare a Ramesse in persona un recente ritrovamento che reputa possa essere di suo interesse.
Quindi la ragazza estrae da una borsa di cuoio quella che sembra la pagina di un libro che, una volta nella sua mano, sembra vibrare e fluttuare, come presa da vita propria.. secondo gli studi della Hichingooke quella non può essere che una pagina del famigerato Necronomicon e precisamente una pagina dell'edizione originale araba chiamata Al-Azif, da sempre notoriamente persa da qualche parte in Egitto.
Ma a questo punto le due Sfingi sembrano inizialmente intimorite e tremanti, poi ringhiano e iniziano ad avvicinarsi minacciosamente alla giovane.. quindi il divino Osiride Incarnato si alza con agilità dal suo trono e con un cenno della sua mano riesce a far repentinamente ammansire, seppur evidentemente di mala voglia, le due fiere donne leonesse.
Il Faraone si avvicina, calmo, alla ragazza inglese.. lei impaurita si inginocchia e gli porge la pagina del libro.. nella sala del trono si accende un teso mormorio, sovrastato dalla diabolica risata del Generale Petrosis..  Ramesse, benevolo, invita la giovane ad alzarsi e la abbraccia in segno di protezione.. le odalische esplodono in un applauso rivolto al loro Dio misericordioso.. ma Petrosis sembra non appezzare questo gesto di pietà e si avvicina anch'egli minaccioso a Lydia.. anche Benigno da Frittole, temendo il peggio, si alza e tenta di frapporsi fra il Generale e la giovane.. ma Osiride Incarnato risolve la situazione: con un gesto fa cenno al templare di restare fermo e non intervenire mentre, con un gesto dell'altra mano indica Petrosis il quale viene colto come da una furiosa folata di vento di tempesta e viene di fatto scaraventato con violenza a molte decine di metri di distanza.
Ramesse, sempre attraverso Ureo, si scusa pubblicamente con la Hichingooke e con l'ambasciata italiana per il comportamento del suo Generale (il quale, rialzatosi, abbandona, furibondo, la sala..) e poi si accinge e dare l'incarico alla giovane archeologa di continuare le sue ricerche e non appena ella le avrà ultimate, localizzando la posizione del Necronomicon, il Faraone le fornirà una adeguata scorta per proteggerla nelle operazioni di recupero del prezioso libro (e a queste parole il gruppo sente stranamente già un brivido lungo la schiena...). Detto ciò Ramesse congeda la giovane e si appresta finalmente a ricevere a colloquio gli italiani.
I nostri si prodigano subito nel mostrare al Faraone i doni portati dal Museo Egizio; Ramesse li esamina attentamente e poi Ureo parla.. e partono una serie di similitudini e frecciate al gruppo, in riferimento anche alla precedente ambasciata.. che donò a Ramesse una Bibbia miniata.. libro per lui blasfemo.. e poi offese più o meno velate al dio dei cristiani fatte dalla Bocca di Ra.. "che scenda nell'arena a combattere, se esiste, io sono qua".. e i nostri a stento si trattengono ma riescono a mantenere un certo aplomb diplomatico, senza cogliere le provocazioni e senza offendere ovviamente il Faraone.
Ramesse inoltre ribadisce che i doni del museo egizio torinese sono si preziosi, ma non sono veri doni in quanto oggetti insindacabilmente di proprietà del popolo egiziano e non italiano.. sottratti semmai all'Egitto con l'inganno.. ma anche su questo dettaglio il magnanimo Faraone è disposto a chiudere un occhio e ad apprezzare se non altro l'impegno dell'ambasciata nel tentare di compiacerlo (con doni già di sua proprietà).
Il divino Osiride Incarnato quindi descrive che la quasi totalità della precedente ambasciata è ancora in vita, confinata in limitrofi lussuosi appartamenti in un ala del suo gigantesco palazzo-tempio; infatti uno solo degli italiani è deceduto, sbranato dalle sfingi.. colui era l'Inquisitore Fernando Della Pia, scioccamente reo di aver tentato di attaccare il divino faraone, supponendo che egli fosse semplicemente un comune mortale con indosso una maschera di Ramesse..
Ramesse III inoltre lancia anche una velata minaccia ad eventuali intenti mendaci dell'ambasciata italica, facendo riferimento all'ambasceria germanica la quale si presentò con molti doni.. ma nascose, per precauzione, un sommergibile U-Boat al largo del Cairo.. ovviamente il divino Osiride Incarnato se ne accorse e accettò di buon grado anche quel grandioso dono, diciamo, a sorpresa, fattogli dai tedeschi che, colti sul fatto, non ebbero nulla da obiettare, onde evitare ben più tragiche conseguenze per loro..
Ad ogni modo, chiariti tutti questi aspetti, il sibillino Figlio di Amon-Ra vuole ora sancire un patto col gruppo italiano: egli si impegna solennemente a liberare tutta la prima ambasciata e a far tornare in Italia tutti quanti con le due splendide navi a patto che il gruppo compia almeno un paio di "favori" per il divino Ramesse III.
Il primo favore consiste nell'eliminare una creatura che ha portato morte e scompiglio nei pressi della città di Tanis e il popolo, superstizioso, suppone essere addirittura una manifestazione della dea Sekhmet in carne ed ossa, una sorta di donna con testa di leonessa, animata da una furia distruttrice apparentemente inarrestabile..
Il secondo, già vagamente intuito, favore consisterà nello scortare la giovane archeologa  Lydia Hichingooke nelle sue pericolose operazioni di recupero del Necronomicon.
Ramesse ha poi fatto intendere che, in base all'esito degli altri due, ci potrebbe essere anche un eventuale terzo favore.. ma non ha dato chiare indicazioni in merito..
Ovviamente il gruppo è stato lasciato "libero di scegliere".. ma il faraone ha più volte ribadito che in caso di diniego egli stesso non avrebbe potuto garantire per l'incolumità degli italiani, in quanto l'Egitto è una terra dura e spietata per gli stranieri..
Giocoforza i nostri accettano, come sempre, di buon grado le condizioni dettate dal Dio blasfemo Ramesse..

mercoledì 9 gennaio 2013

Rotolando verso Sud

La Rocca Templare di Avignone















Fratello Benigno, più istrionico del solito, guida il gruppo trionfalmente di ritorno a San Marco e soffocando ogni scetticismo, sia da parte dei compagni sia da parte dei cittadini, il templare arringa la folla proclamando la vittoria del bene sul male e garantendo ora pace e prosperità per un paese finalmente liberato dal suo giogo malevolo e poi si ritira meditabondo e solingo in preghiera.
La folla lo acclama come un apostolo, i suoi compagni sono molto scettici sul suo agire e sospettano persino una sua possibile possessione.. ma attendono il da farsi.. e sperano intanto di uscire vivi dagli orrori di San Marco.
Tutto avviene rapidamente… il gruppo, trascorsa un ora dalle arringhe pubbliche di Benigno, decide di partire per Novara; quivi è palese che qualcuno ha saputo degli omicidi del vicino paese e guarda i nostri con paura e incredulità.. ma il gruppo si sbriga e fa valere la sua autorità di Templari e Inquisitori per lasciare una breve missiva indirizzata al Vescovo e poi partire repentinamente sul primo treno in direzione Avignone.
Al Vescovo si dipana per iscritto quanto accaduto a San Marco.. ma si pensa bene di non incontrarlo fisicamente, temendo un arresto.. o peggio.. ma con la consapevolezza che prima o poi ogni misfatto dovrà essere, in qualche modo, pagato o almeno, chiarito.
Ridotti ormai alla stregua di fuggiaschi i nostri giungono nei territori della Piccola Italia e, dopo molte ore, in quel della città di Avignone.
Qui i nostri sono attesi alla Rocca Templare, l’ex Palazzo dei Papi, dove dopo brevi anticamere, vengono ricevuti dal Maestro della rocca, il Templare Ugo Torris.
Costui dichiara subito che il compito che doveva assegnare al gruppo per ora si deve considerare congelato in quanto Sua Santità il Papa stesso, venuto a conoscenza dei recenti fatti di sangue che hanno coinvolto il gruppo, si riserva di giudicare con calma il da farsi.. e nel frattempo ognuno del gruppo deve ritenersi agli arresti, confinato alla Rocca di Avignone, in attesa di nuovi sviluppi.
Sia Benigno sia Michele da Bracciano si impegnano per colloquiare a lungo col Maestro Torris per spiegare l’accaduto, dare la loro versione sugli eventi.. la buona fede, la presenza del diabolico Marcus, gli equivoci, gli atteggiamenti dello stesso Benigno… Il Maestro riflette a lungo sulle loro dichiarazioni.. e probabilmente, nei giorni a seguire, egli avrà anche relazionato il tutto al Santo Padre.. fatto sta che, trascorsi ulteriori cinque giorni di reclusione forzata ad Avignone, finalmente i nostri vengono nuovamente convocati alla presenza del Torris il quale esprime la magnanima volontà del Sommo Pontefice che, coadiuvato nel suo Santo Giudizio sia dal Sommo Santarosa sia dal Gran Maestro Renato da Chianciano, ha deliberato il destino dei nostri: siccome, con tutte le attenuanti, delle vite loro hanno troncato, allora delle vite dovranno recuperare, questo il volere del Papa.
In pratica Roma vuole che i nostri partano il più presto possibile per una difficile, quasi disperata, missione diplomatica in terra d’Egitto, nella speranza di recuperare i membri superstiti di una precedente ambasciata di cui si è persa da mesi ogni traccia.
Ugo Torris non sa molto di più al riguardo e dice che per prima cosa i nostri dovranno partire da Marsiglia con rotta per la Sicilia, al porto di Mazara del Vallo, per ricevere ulteriori indicazioni dal locale Magister Inquisitore, Padre Nunzio Rizzo.
I nostri, quindi, esterrefatti dagli ultimi tumultuosi e impetuosi eventi, si accingono a cambiare nuovamente ogni progetto e partono alla volta di Marsiglia e da qui, via nave, lunghi giorni di navigazione, sballottati dai flutti fino a Mazara del Vallo.


Il porto di Mazara del Vallo, Sicilia
 
Qui, giunti in terra sicula, i nostri non possono fare a meno di notare, con un certo sdegno, che nella zona portuale, importante snodo commerciale marittimo far l’Imperium e il vicino Regno di Osiride, sorgono molteplici statue sia di Santi e iconografie classiche cattoliche, sia simulacri di tradizione egizia.. non mancano ad esempio, statue di tale San Ramesse… un misto fra i santi cattolici e l’iconografia tradizionale dei faraoni egizi.
I nostri, recandosi al cospetto del piccolo monastero dell’Inquisizione (dall’aspetto molto povero e spartano), non si capacitano di come questa possa tollerare simili affronti blasfemi ma, a colloquio col saggio Padre Nunzio Rizzo capiscono, dalle ponderate parole del religioso siciliano, come questa tolleranza sia di vitale importanza per il quieto vivere locale.. il commercio, l’economia, la prosperità, la fede.. tutto un equilibrio per far si che si possa prosperare, tollerando qualche innocua manifestazione della cultura egizia in terra italiana… e pare che anche il Santo Padre sia consapevole e propenso, valutati attentamente i pro e i contro, a questa tacita tolleranza di piccoli episodi di, diciamo, etnie culturali non proprio ortodosse per la cristianità...
Ad ogni modo Padre Nunzio descrive anche la missione diplomatica nei dettagli.
Il primo a inviare una piccola ambasciata al Papa fu, molti mesi fa, proprio Ramesse III: in pratica, il redivivo faraone millenario, voleva gettare le basi per una sorta di alleanza politico economica con il Santo Impero ed invitava esplicitamente alcuni delegati papalini in terra egizia al più presto.
Alcuni mesi fa toccò quindi al Santo Padre inviare la sua ambasceria, in risposta alle richieste di Ramesse III.. ma il Pontefice volle fare le cose in grande e si accinse ad inviare un corteo di alti funzionari in pompa magna.. e quindi salparono, con una delle migliori navi della Sancta Militia a disposizione, il Generale Muzio De Veris, con la sua scorta armata di 4 Crociati, il Padre Inquisitore Fernando della Pia con al seguito 6 Frati Missionari, il Vescovo di Messina Giuseppe Schirripa e il Templare Adepto Fratello Salvatore da Messina con 2 Templari Erranti al seguito, più, ovviamente tutto l’equipaggio dei marinai di servizio sulla nave.
L’ambasciata, a quel che si dice, fu inizialmente accolta con ogni onore nei monumentali porti egizi e poi condotta ai fastosi palazzi dorati del Cairo, capitale politica e dimora del divino Osiride Incarnato, il faraone Ramesse III.
L’ambasciata portava con sé anche un paio di preziosi doni per il faraone: una Bibbia miniata del XVII secolo e un corredo di importanti oggetti prelevati dal Museo Egizio di Torino… ma evidentemente qualcosa deve essere andato storto.. in quanto nulla più si sa di tutta quella gente.
Ed ora il Papa vuole che il gruppo sia la sua seconda ambasciata (per altro già correttamente annunciata via lettera ai vertici del Cairo…), con il delicato compito di rinsaldare i rapporti con il faraone e capire e o riportare  a casa la nave e soprattutto l’intero equipaggio per ora disperso sul torrido suolo egizio, il cosiddetto Regno di Osiride…