Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...
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giovedì 3 febbraio 2011

La propaganda, l’oppressione e l’irruzione

La planimetria del Ghetto Fabbri

Un manifesto nazista presente al Ghetto Fabbri

Il gruppo decide, adottando la tattica pensata dal vulcanico Remigio, di presentarsi al Ghetto Fabbri con un’abbondante scorta di cibo e medicinali, in modo da poter aumentare la propria credibilità agli occhi dei villici.
In prossimità del ghetto si nota subito la robusta palizzata lignea che cinge i confini della zona abitata; giunti ad un ingresso, i nostri superano l’iniziale, comprensibile, diffidenza degli anziani posti alla cancellata.
Una volta penetrati all’interno del ghetto il gruppo si divide: mentre Remigio si fa indicare e si reca subito presso l’abitazione della personalità di maggior influenza del borgo, tale Manlio Fabbri, discendente della famiglia Fabbri che diede il nome, nel secolo scorso, all’agglomerato urbano, Frate Bastiano, Ettore e Vito si recano presso le stalle per aiutare gli anziani abitanti a sistemare le scorte regalate loro e allo stesso tempo, per carpire alcune impressioni e commenti dei popolani in merito ai vicini tedeschi oppressori.
Spicca appeso in ogni muro libero del ghetto un sarcastico manifesto di propaganda nazista risalente al secondo conflitto mondiale, nel quale un soldato della wehrmacht tende “amichevolmente” la mano ai cittadini italiani…
Al gruppo vengono raccontate numerose occasioni di sopruso patite dei vicini tedeschi arroccati nel monastero abbandonato di S. Fortunato: roghi ed esecuzioni sommarie, rastrellamenti, la dissacrazione della chiesetta locale e via dicendo… l’unico elemento a favore degli italici agricoltori pare essere il fatto di poter chiamare con una radio trasmittente i soldati tedeschi in caso di attacco di Morti.
Viene indetta la sera stessa una sorta di piccola assemblea al centro del Ghetto Fabbri. Si discute a lungo, anche perché gli anziani villici, intravedendo finalmente una prospettiva di libertà, vorrebbero immediatamente partire per la città di Rimini e cominciare una nuova vita; i nostri invece premono per la prudenza e riescono a far pazientare i borgatari ancora per un po’, in attesa di aver teso un tranello iniziale ai soldati germanici.
Viene infatti simulata una chiamata di aiuto via radio, il gruppo si apposta nel buio e quando, poco dopo, giungono al borgo due soldati della wehrmacht in Bmw, scatta la trappola: uno viene centrato da un colpo di fucile alla testa, morendo all’istante e l’altro viene prima catturato, poi sadicamente “interrogato” dal Sotium Inquisitoris Bastiano, felice di poter finalmente metter in pratica le proprie arti persuasive… e infine barbaramente ucciso.
Il gruppo ha finalmente ottenuto così importanti informazioni sull’organizzazione dei soldati tedeschi e decide di passare all’attacco: guidano la Bmw fino a S. Fortunato, poi simulano una richiesta d’aiuto in lingua tedesca, grazie alla padronanza linguistica di Ettore e infine partono all’attacco. Lo scontro è cruento, soprattutto per i tedeschi, colti evidentemente di sorpresa; non mancano però le sorprese, come quando due agili Mortuus Ferox accorrono dalla boscaglia più famelici che mai… ma i nostri riescono ad avere ancora la meglio, portando lo scontro fin dentro al monastero.
Qui esplorano rapidamente il luogo un tempo sacro, trovando una grande bandiera nazista e poco altro. In fine scovano i residui soldati e ufficiali tedeschi, barricati dietro alcuni tavoli, organizzati in una disperata difesa: il breve scontro si risolve ad appannaggio dei nostri, grazie all’abilità di tiro dei due cacciatori, alla robusta armatura e al sacro spadone del Templare Remigio e alla letale spada di Padre Bastiano.
Nello scontro purtroppo viene irreparabilmente danneggiata la radio trasmittente tedesca ma vengono anche recuperati alcuni importanti documenti sulla città di Rimini, oltre a numerose armi, munizioni, mezzi, benzina… e, come al solito, la Diocesi di Mons. Valentini ringrazia sentitamente…

mercoledì 26 gennaio 2011

I tedeschi, San Fortunato e il Ghetto Fabbri

Uno dei piccoli Morti presenti in grande numero alla Colonia Murri
S. Fortunato
Ghetto Fabbri
Dopo aver eliminato il potente Morto con le vestigia templari e averne recuperato lo spadone e qualche altro pezzo della sua armatura, i nostri, dubbiosi sul da farsi, decidono comunque di proseguire nell’esplorazione e relativa bonifica della restante parte agibile della Colonia Murri.
Il che avviene con relativa facilità, incassando poche ferite. Poi ripiegano verso il centro cittadino, per curarsi e per attendere il da farsi, costantemente sotto la cappa di piombo che, nelle menti di alcuni di loro, il processo oramai prossimo ha generato.
Il vescovado chiama nuovamente, dopo l’ennesima settimana di relativa calma e tensione interiore, questa volta per un incarico assegnato ai nostri dalla caserma della Sancta Militia allestita nel palazzo in Via Tonini; il Sottufficiale Marco Giovannini e l’Ufficiale Tommaso Arlotti, il più alto in grado della caserma, comunicano al gruppo che alcuni informatori hanno segnalato la presenza di un contingente tedesco ancora presente nei dintorni del riminese e precisamente in quel del complesso monastico di S. Fortunato, ora in stato di abbandono, sito sul colle di Covignano, pochi chilometri fuori dalle mura cittadine. E’ certa la presenza del temibile ufficiale tedesco della Wehrmacht Klaus Heinze oltre che di due suoi sottufficiali, Friedrich Hilmert e Jurgen Kleinen; oltre a loro anche il medico Josef Brinner e alcuni soldati semplici della Wehrmacht pari ad un numero imprecisato ma non troppo elevato, almeno secondo le fonti…
Questi reduci tedeschi erano al comando della città nel 1946… poi il Giorno del Giudizio… i roghi di riminesi in piazza Giulio Cesare… poi le rivolte partigiane… e in fine lo stanziarsi del vescovado. I tedeschi, quindi, più o meno da una decina d’anni, parrebbero essersi rifugiati in quel del monastero di S. Fortunato e probabilmente (almeno secondo la deduzione dei nostri impavidi...) estorcono rifornimenti al vicino ghetto di poche case, il Ghetto Fabbri, (popolato per lo più da anziani contadini) con minacce e l’eventuale offerta di protezione dai Morti che infestano saltuariamente queste zone ancora non bonificate.
Inoltre i tedeschi sono in possesso di molte armi, una ricetrasmittente e quel che è peggio, di non meglio precisati importanti documenti inerenti la città di Rimini che potrebbero trasmettere oltralpe da un giorno all’altro…
Il vescovado chiede quindi ai nostri di recuperare i documenti e rendere innocua la teutonica brigata, con ogni mezzo…
Il gruppo pensa bene di organizzarsi tatticamente dirigendosi, per prima cosa, al vessatissimo Ghetto Fabbri, per tentare una qualche indagine e o un agguato ai tedeschi sulla via dei rifornimenti…


Da sinistra, Friedrich Hilmert, Jurgen Kleinen e l'Ufficiale della Wehrmacht Klaus Heinze