Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...
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giovedì 16 agosto 2012

Il gioco dei pacchi


Il sigillo papale posto sulla cassa trasportata dal gruppo


Ormai si è giunti all'albeggiare e i nostri pensano bene di caricare la pesante cassa sul carro e partire molto celermente dal Santuario della Verna, in direzione Firenze, al duplice scopo di raggiungere la stazione ferroviaria più vicina e far curare il martoriato Padre Bastiano, pluri massacrato in battaglia... soprattutto dall'Expiator dell'amico Benigno...
Ma dopo un paio d'ore di percorso, Fra Fausto ha un tremito nelle sue percezioni.. sente Morti in avvicinamento... e pochi minuti dopo appaiono una mezza dozzina di cadaveri che corrono forsennatamente dietro al carretto del gruppo.
I nostri si organizzano, forse anche prendendo un po' sottogamba questo combattimento: un converso rimane alla guida del carro, Fratello Benigno e l'altro converso di Bastiano affrontano i Morti corpo a corpo, Fausto prega, Bastiano è incosciente (ma costantemente assistito dal Notaio, Dott. Mantelloni...)e Karpenko spara comodamente da sopra il carro.
Fatto sta che subito ci si accorge che questa sporca mezza dozzina di Morti è orribilmente forte e veloce... bestie abominevoli... e nel giro di pochi attacchi subito i due conversi, quasi privi di armature protettive, giacciono mortalmente feriti a terra.
Sale la tensione, l'ansia, la paura.. e anche Benigno inizia a temere il peggio.. la sua cotta di maglia è ridotta a brandelli.. il suo torace dilaniato da un brutale morso... il dolore, la fatica.. ed anche la sfortuna.. Sergej infatti, vedendo il templare allo stremo delle forze, si getta dal carro, ascia in pugno, ma cade malamente ai piedi dei Morti... subendo molteplici ferite e perdendo quindi i sensi.
A questo punto anche il Notaio Mantelloni, uomo di cultura e non dedito alla violenza, impugna una pistola e spara... praticamente alla cieca, mancando più volte ogni bersaglio designato.
Fra Fausto, dal canto suo, impugna il rosario e prega in maniera fervente... il Gesuita concentra tutte le sue forze nel Signore.. e come spesso accade, pare che il Signore lo ascolti.. infatti potenti folate di vento spingono più volte i Morti lontano da Benigno, permettendo al templare di riprendere fiato e mettere al sicuro il cacciatore russo caduto a terra.
Ed alla fine, il templare riesce a fatica a fare a pezzi, col suo fido spadone, ognuno dei cadaveri ambulanti, ormai provato nel fisico, nel cuore e nell'animo...
Quindi si riparte.. e si giunge infine a Firenze.
Bastiano e Karpenko vengono portati d'urgenza allo Spedale di Ardizzone, per le cure del caso, mentre Benigno si fa sistemare le ferite alla meglio da Fra Fausto per poi ripartire subitamente sul primo treno per Roma...
Il templare infatti ha ragionato a lungo sul da farsi e ha deciso di sfruttare la situazione a favore del suo Ordine, andando quindi a consegnare la preziosa cassa non al Sommo Santarosa, probabilmente implicato in un illecito, ma bensì al suo Gran Maestro Renato da Chianciano: chiaramente questa azione porterà ad un aperto scontro o resa dei conti alle alte sfere dell'Imperium, ma tant'è...
Un paio di giorni dopo il gruppo si riunisce a Firenze: ci si ragguaglua sull'accaduto e ovviamente Bastiano teme molto eventuali ripercussioni sulla sua pelle da parte del Santarosa, di fatto, totalemnte tradito nelle aspettative.
In ogni caso, dopo un colloquio con Frate Ardizzone, i nostri decidono di riprendere da dove avevano interrotto, ripartire verso Foggia per la missione del Frate Santo e/o cannibale, che dir si voglia...
Primo scalo, Roma: qui rifornimenti di armi, proiettili e protezioni al benedetto P.I.C.M.O.e atteso colloquio privato fra Bastiano e il Sommo Santarosa.
Bastiano poi sarà stringato nel raccontare agli altri l'accaduto ma l'impressione è che il grande Inquisitore sia ora probabilmente sotto inchiesta per la vicenda della cassa (contenente una Bomba Pax, pare...) e che ci potrebbero essere riorganizzazioni interne all'inquisizione.. con varie conseguenze...
In ogni caso il gruppo (ed in particolare Benigno...) minimizza la questione e pensa bene di riprendere il viaggio.
Secondo scalo ferroviario, Napoli: anche qui la stazione è in ristrutturazione ecclesiastica, con statue di Santi qua e la e il clima è vivace.
I nostri vengono salutati ed omaggiati di piccoli dolcetti dalla gente, che vede in particolare nei templari delle figure vicine alla santità... in quanto liberatori di Napoli dai Morti nel recente passato.
Il gruppo viene avvicinato anche da un certo Mimì, locale gestore di una antica pizzeria e da questi invitato a cena; il solo a disertare è Benigno, fautore di una vita poco mondana e molto austera, meditativa.. quasi un'eremita.
Mimì sfoggia nel suo locale molte effigi del Papa... ma anche quadri di un noto attore locale, tale Antonio De Curtis, in arte Totò.. le cui immagini spesso gli causano piccole ammende da pagare.. in quanto Totò viene ritenuto interprete troppo licenzioso e audace dalla Chiesa...
In ogni caso i nostri passano una buona serata (Mimì offre anche una pizza e una buona bottiglia di vino per l'assente templare... vettovaglie prese in custodia dal Cacciatore Sergej .. e mai arrivate a destinazione...) e l'indomani ripartono in direzione Foggia, dove giungono verso metà mattinata.

Antonio De Curtis, in arte Totò


mercoledì 8 agosto 2012

Amara La Verna

La Verna: frati in preghiera

I nostri infine si decidono: interruzione dell’attuale missione, repentina partenza da Roma sul primo treno e ritorno a Firenze, poi rotta in direzione Monastero de La Verna, per ritirare la misteriosa cassa tanto agognata dal Sommo Santarosa.
Ma qui si miscelano molte e profonde divergenze nel gruppo..
Bastiano dubita sull’opportunità di disobbedire al Grande Inquisitore, Fratello Benigno vorrebbe che la cassa fosse consegnata al più fidato Frate Isaia Sprenger, Fra Fausto teme un funesto intervento del Re Nero mentre Sergej Ivanovic Karpenko pensa, in buona sostanza, solo al suo compenso (pattuito attraverso un losco e cavilloso contratto con l’Inquisitore Bastiano e il Notaio Mantelloni).
I tentativi di contattare Sprenger a Roma sono fallaci e allora si parte subito per Firenze: il viaggio in treno è tranquillo e si segnala solo, una volta giunti nel capoluogo toscano, lo zelo di Bastiano nel racimolare denaro rastrellando alcune parrocchie fiorentine per la sua giusta causa…e per lo stipendio del Cacciatore russo (a cui, secondo le ultime Sante disposizioni diocesane, dovrà provvedere d’ora in avanti Padre Bastiano…).
L’Inquisitore, non pago, sequestra in parrocchia anche un carretto a cavalli, con il quale il gruppo si dirige verso La Verna: sono più di 4 ore di impervio viaggiare e la guida di Fratello Benigno non sempre si dimostra ottimale.
Si giunge al monastero all’imbrunire, i nostri si presentano all’Abate e spiegando la situazione ottengono subito la cassa in questione, con i sigilli papali e inquisitori; decidono di barricarla in una piccola dispensa e ci si piazzano subito di guardia, consci che passare la nottata potrebbe non essere facilissimo…
Ed infatti, verso le ore piccole, Fra Fausto patisce l’ennesimo sogno premonitore: i Morti inviati dal Re Nero stanno arrivando e vogliono la cassa.
Il gruppo allerta subito tutti i monaci del pericolo imminente i quali, inizialmente, sono scettici.. ma le dure parole di comando e incoraggiamento del russo Sergej, alla fine, li spronano ad agire con prontezza.
Ci si barrica, si piazzano fucili dalle feritoie, si preparano bombe molotov.. e si attende nel buio.
Pochi minuti dopo i rantoli, le urla.. ed i primi corpi barcollanti si profilano all’orizzonte da ogni direzione.. i Morti sono giunti.
Scatta un furioso combattimento al quale prendono parte i nostri, i monaci e i due Conversi di Padre Bastiano, invero sempre molto preoccupato per la salute dei suoi prodi uomini, nonché del Dott. Mantelloni…
La prima ondata di Mortuus Simpices e Maiores viene ricacciata… anche grazie alle fiamme scaturite nel sagrato del monastero, precedentemente cosparso di paglia imbevuta d’olio.
Poi un gruppo di ben 4 Atrox irrompe all’interno dei corridoi del monastero: ora si fa sul serio.
Dopo una dura lotta, dei nostri il solo Karpenko rimane lievemente ferito e per fortuna gli abominevoli Morti vengono sterminati..
Ma il peggio deve arrivare.. Fra Fausto con la coda dell’occhio vede un essere mostruoso passare rapidamente davanti ad una finestra.. un tremito nella sua mente.. e subito urla a tutti che una Scannatrice è qui..!
Il gruppo, seppur lievemente intimorito, si organizza al meglio: Bastiano impugna il suo Requiem e Benigno accende finalmente il possente Expiator.
La Scannatrice arriva fulminea balzando sul templare dal soffitto..
Il gruppo inizialmente fatica a tenere testa alla bestia, rapida e letale.. anche perché Benigno, nella foga, colpisce involontariamente con l’Expiator il braccio destro del povero Bastiano, il quale ha salva la vita (ed il braccio…) per miracolo e solo grazia alla sua armatura, completamente distrutta dalla motosega templare.
In ogni caso dopo poco i nostri iniziano a raddrizzare la mira e infliggono pesanti danni alla Scannatrice, compresa amputazione del braccio destro.. e la bestia pensa bene di darsi alla fuga, gettandosi da una finestra e scomparendo nel caos della battaglie e della notte.. ritirata decisa non si sa se per sua volontà o se per intercessione dello stesso misterioso Re Nero…
E lentamente anche la moltitudine degli altri Morti minori scema indietro o viene debellata dai colpi dei monaci e del gruppo… la preziosa cassa è salva, almeno per ora…

La Verna: il monastero


p.s. x i PG: eccovi la mappa vera del santuario...
in effetti è un po' diversa da quella che vi ho disegnato a mano l'altra sera, in diretta, durante la sessione... ma vabbè... anche se, per inciso, noi abbiamo giocato al punto 1 (piazzale con la croce) e 3-4 (monastero)... e li più o meno eravamo abbastanza fedeli... dai...

mercoledì 1 agosto 2012

Ordini superiori

Frate Isaia Sprenger, detto "dei Corvi"

I nostri tornano a rapporto da frate Ardizzone, alla sera, per aggiornarlo dei fatti; l’indomani Firenze è invasa dai corvi, segno premonitore dell’imminente arrivo in città di frate Isaia Sprenger.. a questo punto Ardizzone sospende ogni indagine in attesa del famigerato inquisitore, grande esperto della Croce di Sangue.
All’alba del giorno seguente egli giunge in città con il suo seguito e dopo colloqui di rito e privati con l’Arcivescovo Paoli e Bastiano Ardizzone, finalmente si concede al gruppo e vuole essere portato sul luogo del delitto, per un lungo, dettagliato sopralluogo..
Poi, tornando da Ardizzone, i nostri informano Sprenger dei Corvi di tutti gli sviluppi delle indagini da loro portate avanti in questi giorni.
Ma l’inquisitore deve partire, probabile rotta verso Roma, al Consiglio Inquisitorio, per urgenze impellenti di vitale importanza.. e quindi i nostri rimangono in una situazione di stand by a Firenze.
Passano un paio di settimane, fra preghiere, colloqui con Ardizzone e allenamenti fisici..
Poi il vecchio frate comunica al gruppo di avere un incarico per loro; le indagini sulla Croce di Sangue per ora sono ferme ed in ogni caso le sta portando avanti Sprenger da Roma.. ma un nuovo problema incombe.. questa volta sulla Diocesi foggiana..
Ardizzone spiega nel dettaglio la questione.. un piccolo paese della provincia pugliese, San Filippo di Agira.. la venerazione di un eremita locale, un francescano, tale “Frate Santo”, probabilmente portata troppo oltre.. la gente lo considera capace di miracoli e divinazioni, lo considera in misura maggiore dei Vescovi e del Papa stesso.. ma accuse addirittura di cannibalismo coinvolgerebbero il religioso.. troppi misteri e incongruenze per non inviare un inquisitore ad amministrare giustizia, attraverso un Santo ed equo Tribunale Inquisitorio, per estirpare il male e riportare ogni divergenza sotto il controllo della Chiesa di Roma.
Il gruppo, quindi, nell’attesa, accetta questo incarico, conscio del fatto che Padre Bastiano avrà il delicato ruolo di presiedere il Tribunale Inquisitorio nel foggiano..
Si parte.. e si fa scalo, come prima tappa, alla Stazione Termini della Città Santa, Roma.
Qui, fra cantieri che rendono la stazione simile ad una gigantesca cattedrale, Bastiano viene repentinamente contattato da un giovane Sotium inviato dal Sommo Santarosa in persona, il quale comunica che il Grande Inquisitore desidera parlare urgentemente con padre Bastiano.
Egli dunque si distacca dal gruppo e va al cospetto del numero due del Sanctum Imperium: Santarosa comunica brevemente ma in maniera risoluta con Bastiano il quale, ossequiosamente, apprende la situazione e infine si congeda umilmente dal Sommo cardinale.
Bastiano riferisce al gruppo di aver ricevuto un nuovo incarico, o meglio, ordini superiori..
la missione di Foggia passa in secondo piano, Gregorio Santarosa esige che lui e i suoi si rechino al santuario de La Verna, in Toscana, per il recupero di una preziosa cassa, con sigillo papale e dell’inquisizione, contenente un prezioso oggetto che dovrà essere portato al Sommo Santarosa a Roma nel più breve tempo possibile, ne va delle sorti del Sanctum Imperium stesso.. o almeno così si dice..
La notizia getta il gruppo nello scompiglio.. pochi dettagli e confusi.. un inaspettato cambio di rotta.. una missione da interrompere ancor prima di cominciarla..
Inoltre Fra Fausto è molto preoccupato.. i suoi sogni.. il suo tormento.. il temibile Re Nero.. l’inquietante Scannatrice.. la cassa coi sigilli papali.. tutto torna.. il timore di un agguato.. o peggio..
Mentre Fratello Benigno è apertamente scettico e dubbioso e per sicurezza si reca, essendo a Roma, dal Gran Maestro Templare, Renato da Chianciano, per un lungo colloquio e per chiedere lumi in merito…
Giochi di potere.. Consigli.. decisioni.. votazioni.. cambi di rotta.. forse illeciti..
Dopo lunghi scambi di opinioni e di punti di vista, il gruppo decide dunque di partire e tornare in Toscana, direzione La Verna, per il recupero della misteriosa cassa sigillata, ma molti dubbi, di ogni genere, si addensano all’orizzonte di questa nuova, inaspettata, poco chiara e rischiosa impresa…

La Stazione Roma Termini in ristrutturazione

mercoledì 25 luglio 2012

Tracce di sangue

H. Pietro Tommolini

Il gruppo viaggia senza intoppi sino al capoluogo toscano, stazione di Santa Maria Novella.
Si dirigono subito allo Spedale degli Innocenti, sede del vecchio frate Ardizzone: l’inquisitore li riceve su una sedia a rotelle, malandato nel fisico, accudito e accompagnato da una sorella clarissa… ma la sua mente è lucida e convinta che le indagini debbano porre fine ai delitti e ai misteri della Croce di Sangue.
Ardizzone consiglia ai nostri due piste, la prima conduce da un giovane talentuoso giornalista fotografo dell’Osservatore di Santa Romana Chiesa, sede di Firenze, tale Dott. H. P. Tommolini, il quale ha scattato le prime foto nella stanza del delitto del Dott. Poggi, alla Biblioteca Nazionale, mentre la seconda pista potrebbe essere appunto visionare direttamente il luogo dove è stato brutalmente ucciso il nobile Rettore.
Prima si va all’Osservatore: qui, fra il fermento del giornale sia per il recente delitto, sia per i progressi della costruzione del Lux Venti (impianto eolico in costruzione che dovrebbe fornire una parvenza di energia elettrica alla città) accade un deplorevole alterco fra il Templare Benigno, forte del suo ruolo e il biondo Tommolini, particolarmente sprezzante, quasi isterico e visibilmente effeminato.
In pratica il fotografo concederà al gruppo di vedere le foto solo se gli porteranno un permesso scritto da parte del rettore dell’Osservatore, il frate gesuita e gran consigliere vescovile, padre Gabriele Tesse… l’ennesima scocciatura burocratica, insomma.
Nel frattempo, anche per calmare gli animi di Benigno, fra Fausto, che qui a Firenze praticamente gioca in casa, fa prima una visita al suo mentore, il Generale Gesuita Nero Degli Alfieri, col quale concorda a breve un sopralluogo congiunto sui luoghi del delitto; poi si reca umilmente alla porta di Padre Tesse, per chiedere il permesso per la visione delle foto.
Il Consigliere vescovile, con toni garbati e suadenti, fa intendere bene che nonostante sia una prassi che non dovrebbe autorizzare, concede benignamente il suo benestare in quanto confida che in futuro frate Ardizzone possa ricambiare il favore… e sigla di suo pugno una missiva per il fotografo dell’Osservatore.
Fratello Benigno si reca invece presso il famigerato Lux Venti, per indagare sui suoi recenti rapidi progressi di sviluppo e scopre con stupore che il principale merito andrebbe ad un nuovo ingegnere, romano, vecchia conoscenza del gruppo, il Dott. Ing. Mario Timperi; i due si incontrano e si salutano... Benigno non è interessato al passato (per la verità poco chiaro...) dell'Ing. ma gli chiede solamente di provare a riferire eventuali notizie di interesse per l'indagine di cui dovesse venire a conoscenza nei prossimi giorni...
Padre Bastiano, nel mentre, pensa bene di recarsi presso Palazzo Pitti, sede dell’Inquisizione fiorentina, per accertarsi se esitano o meno dei fascicoli aperti sul femmineo H. Pietro Tommolini, vera e propria spina nel fianco di quest’inizio d’indagine.
Dopo essersi nuovamente riuniti per un summit sugli ultimi eventi ed aver colloquiato ancora con padre Ardizzone, i nostri decidono di non servirsi delle fotografie e quindi di non usufruire del “favore” a caro prezzo di Padre Tesse, anche e soprattutto per non mettere in poi in obbligo e in difficoltà in futuro l’anziano mentore Ardizzone…
Si va quindi da Nero Degli Alfieri per il sopralluogo alla Biblioteca Nazionale: la stanza è stata ripulita, essendo avvenuto il delitto circa una settimana prima, ma alcuni segni risultano ancora ben visibili su muri e pavimento, tracce di sangue, di mani e piedi, che portano fuori e poi spariscono in strada… almeno in apparenza.
Ma Fra Fausto aguzza lo sguardo e nota, con orrore, altri segni simili su una parete verticale di un edificio vicino… la Scannatrice in fuga sembra essersi dunque arrampicata in verticale sino al tetto.
Continuando a seguire le tracce, da lassù Benigno scorge altri segni su un tetto antistante… la bestia ha fatto quindi un salto prodigioso… e la direzione sembra proseguire sempre verso Est, dove si trova la degradata zona dello Stadio e del Campo di Marte, poco fuori dalle mura cittadine.
I nostri quindi vogliono dirigersi proprio la, consapevoli dei pericoli: quel piccolo agglomerato di baracche è infatti quasi privo di leggi, in balia di ladri e accattoni di ogni risma, poveri derelitti, prostitute e assassini, ma si va.
L’odore di urina si fa più forte quanto più si giunge in prossimità del campo… una vecchia si attacca subito ai piedi di Benigno per elemosinare qualche spicciolo… poi altri 3 vecchi storpi… e poi giungono anche 5 giovani straccioni, robusti e risoluti, i quali chiedono subito scudi e cibo… i nostri non vogliono usare le maniere forti con questi derelitti e quindi la borsa di Bastiano sgancia qualche spicciolo (esborso che l’Inquisitore poi dovrà giustificare ai suoi superiori, o così almeno si lamenta…) e Benigno promette cibo e una vita migliore se la gente saprà collaborare debitamente ai fini dell’indagine.
Al campo si parla con molte persone… fino a che non si giunge ad una bimba che si dice abbia visto il diavolo l’altra notte.
La piccola, in lacrime, descrive in pratica a Benigno la probabile orribile fisionomia della Scannatrice… Benigno ringrazia e promette di portare la piccola in salvo a Firenze quanto prima.
Poi un paio di anziani raccontano che un uomo lamentava di aver addirittura ospitato il diavolo in casa sua.. e che sembra si sia visto persino un insolito carro funebre nei paraggi di casa sua; indicano infine la baracca di costui, tale Nedo Landi, un ubriacone della peggior specie.
Nedo non è in casa e nella sua baracca non si rinviene nulla di utile, a parte i segni della sosta di una carrozza nella sua stalla…
Chiedendo in giro il gruppo viene facilmente a sapere che l’ubriacone in questione, se non è in casa, di sicuro è all’osteria, la peggiore di tutta Firenze, al “Rosso del Ronchini” .
Quindi si torna tutti in città; Fratello Benigno, come promesso, porta la piccina al sicuro presso le clarisse di Ardizzone e contratta col vecchio frate un carico di viveri da destinare ai collaborativi ma indigenti abitanti del Campo di Marte.
Padre Bastiano e Fra Fausto invece vanno all’osteria in questione: l’inquisitore è subito colto dalla confusione e dai fumi del vino, perdendo lucidità, mentre il gesuita si mantiene fermo nell’intento di scovare Nedo Landi.. prima si interroga l’oste, Rosso Ronchini in persona, il quale spiega che il Landi, di solito senza il becco di uno scudo, questa volta si è presentato con ben 50 denari e ha pagato da bere a tutti i soliti avventori, rintanandosi nella cantina più lontana dall’ingresso, per bere avidamente il poco vino buono di quel lurido e sudicio vinaio…
Di conseguenza Fausto giunge al cospetto di Nedo, più ubriaco del solito, steso a terra vicino ad una botte, ormai in gatta triste, lacrime e biascicamenti sconnessi; egli soggiace alle domande del gesuita e racconta la sua versione più o meno chiaramente…
In sintesi egli è stato così ben pagato da un cocchiere di un carro nero per far dormire “il diavolo” nella sua stalla, dice… lo ha visto coi suoi occhi, un essere mostruoso… in tutto e per tutto simile alla Scannatrice, ne deduce fra Fausto… e gli ha pure rubato tutti i suoi bei coniglietti di allevamento, il maledetto.. ed ora Nedo festeggia tristemente, sperperando bevendo gli scudi che gli ha dato quel nero cocchiere per chissà quale orribile scopo… e piange amaramente la sua attuale condizione.. la sua disgrazia.. la sua miseria…

L'uscio della cantina "Rosso del Ronchini"

Nedo Landi



giovedì 12 luglio 2012

Risveglio dall'incubo


Il solo Benigno è cosciente, in una Tirivolo finalmente reale, tutta ruderi e prati, finalmente senza nebbia.. così da poter vedere le sembianze trasfigurate di Alessia, ora poco più che uno spirito trasparente.. la comunicazione tra i due avviene mentalmente.. gli altri sono tutti svenuti ed Ettore è morto.
Il templare di Frittole vede dunque lo spirito della bambina sparire per sempre, finalmente in pace…
Fratello Benigno soccorre poi al meglio delle sue capacità Bastiano e Fausto, malconci e meravigliati di essere ancora vivi.. si da l’estremo saluto, di inconsolabile commiato, al defunto compagno Ettore.. prima di farlo a pezzi e sottrargli ogni oggetto ritenuto utile o di qualche valore, ovviamente..
I tre superstiti si trascinano al loro carretto, portando con se anche alcuni oggetti del precedente gruppo formato dall’inquisitore Della Rosa e dai suoi uomini, oltre ai tre altri superstiti di Tirivolo: la madre Braccamorte (messa ai ceppi), l’Excubitores e frate Renzo (giudicati incolpevoli).
Il gruppo giunge senza intoppi a Catanzaro, dove relaziona al Vescovo l’accaduto, consegnando la madre di Alessia alla inclemente giustizia ecclesiastica…
Poi, come al solito, con più di un dubbio, si torna a casa, verso Rimini.
Qui trascorrono alcune settimane fra relazioni agli Ordini religiosi, preghiere, messe cantate, rosari e furiosi addestramenti, non sempre andati a buon fine..
Fra le altre cose un nuovo misterioso uomo si aggiunge al gruppo, tale Sergej Ivanovic Karpenko, un ex milite russo, da anni in Italia, un guerrigliero d’esperienza che, nel cuore di tutti, a fatica riuscirà a prendere il posto del compianto Ettore Zonzini da Santarcangelo di Romagna…
Fino a che il vulcanico Mons. Valentini non rimedia un ulteriore incarico ai nostri: si stratta di tornare in terra di Toscana, a Firenze.
Padre Ardizzone, ormai anziano e malato, Frate Sprenger Dei Corvi e Nero Degli Alfieri, Generale Gesuita, attendono l’arrivo dei nostri per indagare su l’ennesima misteriosa morte segnata dalla Croce di Sangue; infatti recentemente è stato trovato morto e orrendamente mutilato il Dott. Poggi, rettore della Biblioteca nazionale di Firenze, uomo da mesi vicino a Nero Degli Alfieri (mentore spirituale di Frate Fausto) per aiutarlo negli studi e nelle ricerche proprio sui delitti della Croce di Sangue, gesto, quindi, marcatamente delittuoso e intimidatorio, in tal senso…
Il gruppo parte, dunque, senza ulteriori indugi, verso il capoluogo toscano, pronto ad una nuova difficile indagine, non esente da rischi, vista l’inaudita brutalità dei delitti che caratterizzano sempre la comparsa della funesta Croce di Sangue…

mercoledì 10 agosto 2011

Processi, polemiche e pirati

Palazzo Pitti, Firenze, sede del Tribunale Inquisitorio presieduto dal Santarosa

Il Duomo di Firenze, sede della messa solenne per la celebrazione di Padre Bastiano Inquisitore

I due templari, Benigno e Michele, vengono condotti, insieme ai “demoni” catturati vivi, dagli uomini del Ruina in quel del vescovado ravennate, così come là si ritrovano anche i tre esuli, Timperi, Rivolta e Bastiano, i quali oziavano al sepolcro del sommo poeta, avvisati da alcuni conversi, dopo aver ricevuto l’ordine di perquisire accuratamente la Villa delle Rose, teatro del tentato rituale blasfemo.
Qui vengono facilmente rinvenute prove di ogni tipo, come armi, tomi maledettamente proibiti e lettere di contatto con altri demonolatri… poi tutti al vescovado, dove ognuno spiega l’accaduto e riceve una parte della verità che gli altri conoscono: in pratica Fra Ruina consiglia caldamente di salire sul primo treno diretto a Firenze per spiegare tutta la faccenda al sommo Padre Ardizzone, il quale di certo vorrà condurre approfonditi interrogatori in merito…
Salutato il risoluto Inquisitore, il gruppo viaggia verso il capoluogo toscano in un treno speciale: tutti i vagoni sono sorvegliati da conversi e templari, i passeggeri sono esclusivamente importanti e misteriosi religiosi, fra i quali, frati gesuiti e domenicani oltre, ovviamente ai prigionieri.
Ravenna… poi Bologna (dove scendono alcuni gesuiti carichi apparentemente di molta carta stampata…) e in fine Firenze.
Qui i nostri apprendono subito una tragica notizia: il Maestro Laffì, l’alchimista, è stato brutalmente assassinato la notte scorsa (il gruppo in seguito verrà a conoscenza dei macabri dettagli del suo omicidio dallo stesso Frate Ardizzone, probabilmente un omicidio premeditato e rituale…).
Ma è tempo di spiegazioni, resoconti e processi, in quel dello Spedale degli Innocenti, sede di Ardizzone: egli si relaziona a lungo col gruppo in merito all’accaduto e comunica inoltre che a breve arriverà in città niente meno che il Grande Inquisitore Gregorio Santarosa da Roma, per presenziare o meglio, condurre direttamente le fasi finali degli interrogatori.
Durante gran parte della giornata seguente avvengono gli interrogatori presieduti da Ardizzone, ai quali i nostri presenziano solamente, con pochi interventi: è il vecchio domenicano a condurre ora le indagini e riesce con maestria oratoria a estorcere senza un uso eccessivo della violenza fisica molteplici informazioni ai membri della setta, la cosiddetta "Potestas Diaboli" (il regno del diavolo), in particolare al loro capo, Terenzio Belli, alias Maestro Belzebub, il quale è ormai un uomo finito e distrutto che ha a cuore solo la salvezza della sua bambina... che il Frate concede benignamente, a fine interrogatorio.
Il giorno seguente è festa grande in città: arriva in pompa magna Gregorio Santarosa, con una decina di uomini al seguito, fra conversi, notaio e alcuni boia.
Il sommo inquisitore si reca prima dal Vescovo fiorentino e poi colloquia a lungo con Padre Ardizzone, prendendo in mano in un colpo solo sia le redini del processo in corso sia, temporaneamente, quelle del potere dell’intera città.
Nonostante la malcelata delusione di Ardizzone per l’accaduto egli si adegua e il Santarosa decide di fare allestire in gran fretta un degno tribunale inquisitorio in quel di Palazzo Pitti, luogo da lui ritenuto più adeguato.
Qui sono invitati a presenziare anche i due Soci che hanno partecipato alle indagini, Bastiano e Leonardo: inoltre il Grande Inquisitore comunica con orgoglio che, viste le prodezze investigative dimostrate in particolare da Padre Bastiano, egli ha deciso di celebrare il giorno successivo una messa solenne per la sua investitura ufficiale a Inquisitore…una degna ricompensa per tutti gli sforzi compiuti dall’integerrimo Sotium al servizio di Santa Romana Chiesa.
Gli interrogatori condotti dal Santarosa e dai suoi uomini sono top secret, ma Bastiano racconterà nei giorni seguenti di sessioni svoltesi all’insegna della civiltà, della moderazione e soprattutto della misericordia… anzi, è probabile che coloro che non sono stati consegnati al rogo, giusta punizione, siano persino stati liberati e consegnati ad una vita di redenzione e lode al Signore… forse.
In ogni caso il giorno dopo avviene in quel del Duomo di Firenze, officiata sia da Ardizzone sia dallo stesso Santarosa, la solennità per la celebrazione del neo Inquisitore Bastiano, al quale oltre all’arma a motore che preferisce, verranno consegnati alcuni conversi, un notaio e il giovane Sotium, già, di fatto, suo discepolo, Leonardo Rivolta.
Il tutto, ovviamente fra l’acclamazione generale della folla e lo sdegno furioso dei suoi compagni templari, Michele e Benigno, i quali sono fra i pochi che conoscono la realtà dei fatti e vedono questa sorta di “promozione” del tutto illegittima e immeritata, ma del resto sanno bene come funziona la Santa, Santissima, Inquisizione… in ogni caso, dal canto loro, come tacita protesta, scelgono di non presenziare ne alla messa ne al successivo rogo dei membri della setta.
Con stati d’animo del tutto differenti e contrastanti, i nostri fanno ritorno (con viaggio spesato, ormai Bastiano è una celebrità…) via treno a Rimini.
In romagna ognuno torna per un po’ alle sue mansioni…
Alla Rocca Templare di Castel Sismondo, Michele consegna lo spadone del caduto e compianto fratello Remigio e presenta al Maestro Morandi il nuovo fidato compagno Fratello Benigno; Morandi inoltre informa i due che sta per arrivare in città un nuovo confratello, a cui il Vescovo Valentini ha consigliato di unirsi a loro. Si tratta di un taciturno e tenace Cavaliere dell’Ordine Teutonico, sorta di Ordine monastico parallelo ai templari, caratterizzato comunque dalla stessa fede nel Papa e nella Chiesa di Roma.
E infatti, il Teutonico arriva il giorno dopo e si presenta…
… così, tra ordinarie questioni e addestramenti vari, trascorre un altro mese, circa…
Finchè non giunge nuovamente la chiamata del Valentini: il gruppo, ormai celebre a livello nazionale, è stato fortemente voluto dal suo amico fraterno, il Vescovo di Genova, come scorta per una sua nave mercantile che da Genova deve arrivare fino al porto di Napoli, trasportando un importante carico di generi di prima necessità, libri teologici, materiale religioso e diverse casse di scudi papali.
Neanche a dirlo, i nostri accettano e salgono sul primo treno per Genova: qui passano qualche giorno a colloquio sia col Vescovo sia col capitano della nave e con i suoi marinai, apprendendo molte nozioni sulla situazione della marina del Sanctum Imperium, sulla spartizione delle acque del Mediterraneo e sui numerosi pericoli che vi si celano.
All’alba di pochi giorni dopo salpano: il mare è tranquillo, il clima ideale… ma nonostante ciò il Teutonico sembra oltremodo provato dal viaggio marittimo…
Fino a che, all’orizzonte, la vedetta scorge uno sciabecco battente bandiera verde, colorazione da subito ricondotta dai marinai a una nave probabilmente di fede islamica: si scatena il panico e solo grazie agli ordini impartiti con fermezza impassibile dall’esperto capitano, vecchio lupo di mare, e grazie anche alla figura autorevole e imponente di Fratello Michele, si scongiura il caos più totale e si torna all’ordine apparente.
Fatto sta che dopo un ora abbondante l’agile sciabecco arabo si è notevolmente avvicinato al lento mercantile italiano e l’ipotesi di un abbordaggio è solo questione di tempo; ma ora la vedetta scorge più chiaramente le scritte arabe sullo scafo della nave e vede chiaramente la bandiera…
Sono in molti a sostenere di non nutrire più dubbi su quella nefasta nave: pare essere la famigerata imbarcazione di MUGEHID IBN ABDALLAH AL AMIRI AL MUWAFAQQ, un famigerato pirata barbaresco noto in Italia con il soprannome più semplice di Musetto. La terribile particolarità è che egli era un pirata saraceno del XI secolo, ed ora è un potente Morto a capo della flotta dello spietato Califfo di Granada. Musetto, ovviamente, ha un odio innato per il Sanctum Imperium, antica terra di infedeli…

Mappa storica di Genova

Uno Sciabecco simile a quello del pirata saraceno Musetto

mercoledì 15 giugno 2011

Asmodeo, Laffì e Remigio

Il "Sacro Cuore" di Frate Ardizzone

Il gruppo decide, per prima cosa, di tornare da Padre Ardizzone per riportargli le ultime scoperte sull’indagine: in particolare le due lettere rinvenute a casa del Risvegliato Olmi, prove dell’esistenza di una setta blasfema a Firenze.

Il frate inquisitore è sorpreso, preoccupato ma fiducioso che i nostri riescano a proseguire nelle loro indagini, al fine di estirpare il Male che si cela in questi luoghi.

Si recano poi dal Padre Castigatore di Santa Croce, Don Tonizzi, per fargli domande su tale Sandro, uno dei suoi Probi Viri, probabilmente amico e forse complice di Olmi.

Il Padre chiarisce subito che Sandro Adamo non si fa vedere da un paio di giorni e indica che la sua abitazione è nella zona degradata di Campo di Marte, fuori dalle mura cittadine, vicino allo Stadio.

Là i nostri vedono solo povere baracche e mendicanti straccioni abbandonati a loro stessi: Remigio tenta di lenire le loro pene facendo l’ennesima donazione in scudi papali a fondo più che perduto…

La perquisizione della casa di Adamo rivela solo sporcizia e abbandono oltre ad un foglietto accartocciato dove vi è un rimando ad un ipotetico appuntamento alla Casa dei Fanucci.

Chiedendo in giro il gruppo capisce che questa abitazione è li vicino, isolata: su di essa molti popolani rivelano anche più di una credenza popolare che la riterrebbe una casa stragata… ma si sa, il popolo dell’Imperium a quanto pare ama molto le superstizioni…

Questa abitazione abbandonata è cinta da una bassa mura di recinzione e avvolta da una folta vegetazione spontanea infestante: appena i nostri sono all’interno del cortile non fanno in tempo ad annusare il forte odore di benzina che subito si spalanca la porta d’ingresso e ne esce uno spettacolo raccapricciante… fiamme, Morti e una figura infernale!

Tre cadaveri ambulanti si avventano sul gruppo mentre le fiamme fuoriescono dalla casa per incendiare la vegetazione esterna e un uomo col volto di demone rossastro, nudo, coperto di sangue, armato di ascia, urlante, e con un paio di oggetti metallici conficcati nella carne del petto fa in modo che sia Remigio sia Ettore cedano all’orrore e scappino via di gran lena.

Gli altri restano, seppur sgomenti, e fronteggiano la situazione: nonostante il fuoco lambisca più volte le loro carni riescono a fare a pezzi sia i Morti sia colui che sembrava un demone ma che invece si rivela solo un uomo in preda probabilmente alla follia o ad un qualche macabro rituale.

Il gruppo rinviene poi i documenti dell’uomo: è Sandro Adamo, con in faccia un’altra maschera da demone e con i gemelli a forma di occhio di serpente conficcati nel petto…

I nostri, interrogandosi sul da farsi, rifanno visita al saggio Ardizzone, che nonostante stesse riposando, ormai anziano e stanco, li indirizza a colloquiare con un personaggio che egli chiama “Il Libraio” una sorta di grande esperto “protetto” dall’Inquisizione, che potrebbe rivelare importanti informazioni sugli indizi rinvenuti dal gruppo a proposito della setta e soprattutto in materia di libri blasfemi, come la citata “Pseudomonarchia dei Demoni”.

Si arriva quindi alla casa del Libraio, sorvegliata da un paio di Conversi appostati nella penombra del cortile: qui una giovane di nome Mara accoglie il gruppo dicendo che il Maestro li stava aspettando.

Il Maestro ha l’aspetto di un sessantenne dai lunghi capelli canuti ed è seduto in una sala riccamente ammobiliata: egli sorseggia vino e fuma una pipa… poi dopo qualche secondo di attesa e di silenzio si presenta come il Maestro Laffì.

Costui, seppur cortese e incline al dialogo col gruppo, mantiene sempre un atteggiamento piuttosto sarcastico e quasi irriverente nei confronti della Chiesa e dei suoi rappresentanti in quanto egli è, di fatto, prigioniero dell’inquisizione e al suo forzato servizio a causa della sua cultura in ambito occulto e alle sua abilità di premonizione...

I nostri però riescono ad avere molte informazioni da Laffì: le maschere sin ora rinvenute sono di due demoni descritti nella Pseudomonarchia dei Demoni, ovvero Malacoda (Luzzi) e Asmodeo (Adamo). Inoltre vi sono in Italia ben 3 copie di questo libro: una era a Firenze fino a qualche giorno fa ma poi è stata fatta uscire dalla città e se ne sono perse le tracce, un'altra pare sia a Ravenna mentre la terza è sita in un piccolo paesino romagnolo, S. Ezechiele, situato tra Faenza e Ravenna.

Il gruppo quindi capisce di doversi dirigere verso tale località, affrontando un lungo viaggio.

Padre Ardizzone, informato, fornisce loro tutto l’equipaggiamento possibile: carro, cavalli, tende, cibo, munizioni, ecc. oltre ad una dispensa speciale per il Sotium Bastiano che riceve in prestito la santa arma inquisitoria a motore di Ardizzone, il suo “Sacro Cuore”, una temibile Corona Spinarum, per poter meglio estirpare il Male dall’Imperium…

L’indomani, all’alba, si parte.

I nostri decidono di percorrere la strada che sembra più veloce, prima il Passo del Giogo, poi direzione Marradi, poi verso Faenza e in fine a S. Ezechiele. Sembra tutto facile, almeno sulla cartina (donata loro dal Maestro Laffì, il quale, fra l’altro, ha fatto esplicita richiesta che il gruppo torni a trovarlo alla fine della loro missione, magari narrandogli o facendogli brevemente visionare qualche libro “particolarmente raro” reperito durante il viaggio…).

Ma poco prima di iniziare i tornanti del Passo del Giogo avviene l’inaspettata tragedia.

Una tremenda esplosione sconvolge le orecchie e le carni del gruppo: il carro ha evidentemente calpestato una mina e forse, anzi molto probabilmente, ci si trova nel bel mezzo di un intero campo minato, spiacevole ricordo lasciato dalle truppe tedesche in fuga dal suolo italico qualche anno prima…

Accade quindi che il carro va in mille pezzi, i cavalli sono dilaniati, Bastiano, Leonardo, Michele ed Ettore vengono sbalzati via ma risultano miracolosamente illesi (anche se si ritrovano con diverse parti delle loro armature e protezioni ormai inutilizzabili) ma la peggior sorte tocca indiscutibilmente a Fratello Remigio il quale risulta pesantemente investito dall’esplosione e muore sul colpo, sventrato, sbalzato a diversi metri di distanza… un tragico colpo di scena.

Onore al defunto Templare Errante Fratello Remigio da Varazze