Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...
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mercoledì 26 ottobre 2016

Pinocchio a Rimini



Un famigerato spettacolo itinerante di Burattini è passato in quel di Rimini solo un paio di settimane fa... "Pinocchio, le avventure di un sognatore"


Certo è che il Paese dei Balocchi e il Mondo di Mezzanotte sembrano avere un confine sempre più labile, confuso e talvolta indistinto..

mercoledì 28 novembre 2012

Rotta verso la Piccola Italia

 Benigno, Bastiano e Fra Fausto, già duramente provati nel cuore e nell’anima dagli scontri al pian terreno di Villa Bonocore, non se la sentono di scendere nello scantinato della funesta casa (dove, fra l’altro, con ogni probabilità li attendono almeno 2 Scannatrici insieme al folle conte De Lanzi…) e quindi pensano bene di arretrare e contemporaneamente incendiare tutto l’edificio. Soluzione semplice, che lascia salve le vite dei nostri… ma che difficilmente riuscirà a intrappolare il conte e i suoi segreti.. Nel frattempo si raduna a San Gustavo una discreta folla di curiosi e spaventati paesani che chiedono lumi vedendo il rogo della villa del loro più illustre concittadino.. ed anche Don Vinicio (scortato dal converso di Bastiano e dal suo fido notabile Mantelloni) chiede timidamente spiegazioni.. ma il gruppo ordina a tutti di tornare a casa e di mantenere l’ordine.. in quanto il male è stato scovato e sconfitto in quella villa blasfema. All’albeggiare le fiamme si placano e Fratello Benigno, sveglio ad oltranza, ordina a svariati popolani di adoperarsi per sgombrare le macerie fumanti, cercare qualsiasi cosa strana si trovi fra la cenere e sgomberare l’accesso al piano interrato; il gruppo scende la sotto ma non trova altro che cenere, pareti un tempo dipinte di rosso, botti vinicole semi distrutte, un calice dorato incrostato di sangue, strani segni sul pavimento e due enormi sarcofagi lapidei anneriti dalle fiamme.. ineluttabili testimonianze di rituali perpetrati la sotto, probabilmente in relazione alle famigerate “finestre scarlatte”, ossia sorta di portali che dovrebbero condurre oltre la soglia degli inferi.. o qualcosa del genere… A rafforzare tali sospetti anche un paio di oggetti rinvenuti fra le ceneri superiori: una tipicissima maschera da caprone e un plico di lettere bruciacchiate con riferimenti chiaramente blasfemi.. si parla di un certo Maestro Barbatos… di un tale Baphomet.. di demoni.. di portali.. di soglie.. e quant’altro. E chiaro però che non vengono rinvenuti ne il corpo del conte Attilio, ne tantomeno traccia delle Scannatrici, probabilmente fuggiti o… peggio. Ma tant’è: i nostri decidono di mettere a capo di San Gustavo per il momento Don Remo, trasferire invece forzatamente Don Vinicio a Firenze per ulteriori accertamenti e in sostanza tornare tutti al capoluogo toscano, alla corte di Padre Ardizzone, per relazionargli tutto quanto scoperto. Il vecchio Inquisitore fiorentino accoglie benevolmente i nostri (e rivuole subito indietro da Bastiano il suo Sacro Cuore… visto che pare siano ormai ampiamente terminate le indagini…) e dice di farsi ora lui stesso carico del prosieguo delle indagini, mettendosi in contatto con Padre Sprenger, seppur ancora invischiato a Roma per la questione elettorale che riguarda il Santo Consilium inquisitorio… Il gruppo, finalmente, viene quindi congedato da Firenze e decide di tornare alla base riminese; quindi Benigno e Bastiano salgono sul primo treno mentre Fra Fausto si congeda dal gruppo, decidendo di restare nella sua amata città toscana, al convento gesuita del suo maestro, Nero Degli Alfieri, per proseguire i suoi studi teologici (e non solo…) insieme al Generale Gesuita. A Rimini, come spesso accade, i due trascorrono un periodo di relativa tranquillità, ormai al di sopra dei soliti intrighi di palazzo che da sempre caratterizzano i diversi ordini religiosi. Fatto sta che dopo qualche settimana giunge in città un nuovo templare, Romualdo da San Gimignano, un possente Adepto dall’aspetto burbero e con qualche turba nel suo passato che pare faccia si che l’uomo ogni tanto si eclissi dal mondo e prenda a recitare passi dell’Apocalisse di San Giovanni.. in pratica l’uomo giusto per unirsi a Benigno e Bastiano. Come se ciò non bastasse l’umore di Padre Bastiano peggiora ulteriormente quando viene a sapere che anche Fratello Michele da Bracciano è ritornato a Rimini e si riunirà al gruppo (costituito ora quindi da ben tre templari da un lato e il solo Bastiano Inquisitore dall’altro…), avendo portato dalla lontana Rocca templare di Avignone, nella Piccola Italia, notizie foriere di nuovi incarichi per il bene del Sanctum Imperium dati dal locale Maestro Ugo Torris: pare infatti che i nostri si debbano recare proprio ad Avignone per ricevere ulteriori dettagli dal Torris sulla probabile esplorazione delle funeste Terre Perdute francesi per molteplici scopi, ma sempre per la sicurezza ed il bene ultimo del Sanctum Imperium, di Sua Santità il Papa e di Santa Romana Chiesa… Quindi il ricostituito gruppo formato dall’Illustrissimo Padre Bastiano e dalla sua “scorta” templare sale sul primo treno e si mette in rotta verso la Piccola Italia. Ma giunti alla stazione di Piacenza, Padre Bastiano viene intercettato da un messo apostolico, un umile frate francescano che porta missiva del Santo Vescovo di Novara e controfirmata pure dal Sommo Santarosa (nel frattempo rieletto in carica al vertice del Consilium Inquisitorio e scagionato brillantemente da ogni falsa accusa – o almeno così si legge sull’autorevole carta stampata dell’Osservatore di Santa Romana Chiesa…) dove si legge che il celeberrimo inquisitore riminese è atteso con ansia a Novara da Vescovo per ben due uggiosi incarichi da sbrogliare al più presto… Ora, chiedendosi fra l’altro come questa intercettazione possa essere avvenuta con tanta semplicità e precisione al tempo stesso, i nostri pensano bene di fare almeno una capatina alla diocesi novarese, per sentire con le proprie orecchie anche stavolta di che morte si debba morire… 

giovedì 12 luglio 2012

Risveglio dall'incubo


Il solo Benigno è cosciente, in una Tirivolo finalmente reale, tutta ruderi e prati, finalmente senza nebbia.. così da poter vedere le sembianze trasfigurate di Alessia, ora poco più che uno spirito trasparente.. la comunicazione tra i due avviene mentalmente.. gli altri sono tutti svenuti ed Ettore è morto.
Il templare di Frittole vede dunque lo spirito della bambina sparire per sempre, finalmente in pace…
Fratello Benigno soccorre poi al meglio delle sue capacità Bastiano e Fausto, malconci e meravigliati di essere ancora vivi.. si da l’estremo saluto, di inconsolabile commiato, al defunto compagno Ettore.. prima di farlo a pezzi e sottrargli ogni oggetto ritenuto utile o di qualche valore, ovviamente..
I tre superstiti si trascinano al loro carretto, portando con se anche alcuni oggetti del precedente gruppo formato dall’inquisitore Della Rosa e dai suoi uomini, oltre ai tre altri superstiti di Tirivolo: la madre Braccamorte (messa ai ceppi), l’Excubitores e frate Renzo (giudicati incolpevoli).
Il gruppo giunge senza intoppi a Catanzaro, dove relaziona al Vescovo l’accaduto, consegnando la madre di Alessia alla inclemente giustizia ecclesiastica…
Poi, come al solito, con più di un dubbio, si torna a casa, verso Rimini.
Qui trascorrono alcune settimane fra relazioni agli Ordini religiosi, preghiere, messe cantate, rosari e furiosi addestramenti, non sempre andati a buon fine..
Fra le altre cose un nuovo misterioso uomo si aggiunge al gruppo, tale Sergej Ivanovic Karpenko, un ex milite russo, da anni in Italia, un guerrigliero d’esperienza che, nel cuore di tutti, a fatica riuscirà a prendere il posto del compianto Ettore Zonzini da Santarcangelo di Romagna…
Fino a che il vulcanico Mons. Valentini non rimedia un ulteriore incarico ai nostri: si stratta di tornare in terra di Toscana, a Firenze.
Padre Ardizzone, ormai anziano e malato, Frate Sprenger Dei Corvi e Nero Degli Alfieri, Generale Gesuita, attendono l’arrivo dei nostri per indagare su l’ennesima misteriosa morte segnata dalla Croce di Sangue; infatti recentemente è stato trovato morto e orrendamente mutilato il Dott. Poggi, rettore della Biblioteca nazionale di Firenze, uomo da mesi vicino a Nero Degli Alfieri (mentore spirituale di Frate Fausto) per aiutarlo negli studi e nelle ricerche proprio sui delitti della Croce di Sangue, gesto, quindi, marcatamente delittuoso e intimidatorio, in tal senso…
Il gruppo parte, dunque, senza ulteriori indugi, verso il capoluogo toscano, pronto ad una nuova difficile indagine, non esente da rischi, vista l’inaudita brutalità dei delitti che caratterizzano sempre la comparsa della funesta Croce di Sangue…

mercoledì 22 febbraio 2012

Tarantati

(e così, archiviato il leggendario “Nevone del 2012” che si è abbattuto anche sulla nostra riviera, siamo finalmente tornati a giocare…)


La "Taranta"

Il gruppo pensa bene di archiviare (o così almeno crede…) il caso della diabolica Mano, andandosene dal Reich, dall’Austria, da Castel Wagrain e dai suoi oscuri avvenimenti, dopo una nottata passata tranquillamente, o quasi.. visto che Fra Fausto lamenta ancora incubi e visioni notturne che riguardano la malevola entità a 5 dita, forse ora giunta misteriosamente in quel di Parigi, o almeno così sembra…
Come già detto, invece, la versione ufficiale della Gestapo sarà tendente a limitare la parte palesemente sovrannaturale della questione per favorire i riferimenti più concreti, un ladro particolarmente brutale, omicida e senza scrupoli… tutto molto più semplice da spiegare, in fondo.
Anche se, dopo tutto, l’impressione nei cuori e nelle anime di ognuno dei nostri è che la faccenda della Mano sia ben lungi dall’essere chiusa e archiviata con successo… ma tant’è.
E così, fra ripensamenti e dubbi di ogni tipo, il gruppo torna lentamente verso casa, nel Sanctum Imperium, in romagna, a Rimini.
Qui, come spesso avviene, le cose non sono poi tanto diverse dal solito, con il Vescovo Valentini, il Magister Pasolini e il Maestro templare Morandi a tirare le fila di una città di provincia.
Trascorrono diverse settimane, durante le quali il gruppo impegna il tempo come meglio crede, diviso fra i rispettivi ordini religiosi, addestramenti più o meno riusciti, furiose preghiere, ecc.
Degno di nota è poi l’addio al gruppo di Fratello Michele da Bracciano: il templare infatti, causa ordini superiori (o almeno questa è stata la sua breve spiegazione…) è in partenza per la Piccola Italia, diretto alla Rocca Templare di Avignone… e quindi per un tempo lungo e imprecisato le loro strade reciproche si separeranno.
Ma non tarda ad arrivare il momento di una nuova chiamata: il Vescovo infatti riceve i nostri per l’ennesima volta.
Il Valentini è felice di annunciare che le loro gesta, nel bene e nel male, sono ormai famose in tutto l’Imperium e si vocifera che i giornali le abbiano dettagliatamente descritte anche in quel della Città Eterna, Roma; anzi, pare che lo stesso Pontefice Massimo ne sia stato colpito positivamente…
Del resto ormai Padre Bastiano l’Inquisitore è una figura stimata e temuta in lungo e in largo… lui e i suoi validi “sottoposti”… forse qualche templare avrebbe qualcosa da obiettare al riguardo.. ma del resto il fatto che la stampa sia leggerissimamente condizionata ormai è cosa nota e risaputa…
In ogni caso la nuova impresa che i nostri si dovranno sobbarcare li porterà in terra di Puglia: qui infatti il reverendissimo Cardinale Benedetto Ducci, a Bari, li attende per una perigliosa indagine, della quale vorrà parlare di persona ai nostri, una volta giunti sul posto.
Quindi si parte nuovamente, in questa metà di Febbraio di fine anni ’50, in direzione Bari, via treno.
Il viaggio pare essere infinito, ma almeno è tranquillo.
A Bari, si recano subito a colloquio col porporato: il cardinale Ducci li accoglie e spiega loro l’incarico.
Dovranno recarsi fra i paesini di Galatina e Nardò, alla ricerca di una precedente squadra di uomini che il Ducci aveva inviato e che non ha più fatto ritorno.
La squadra era capeggiata da tale Padre Vito da Molfetta, un Gesuita e la sua equipe. Egli doveva indagare su certi strani esorcismi, anche quesi folkloristici, perpetrati all’ombra del mito della “Taranta”, il ragno che ottenebra anima e corpo… e per i quali erano giunte strane voci al cardinale di Bari, voci che parlavano di riti pagani, da estirpare.. di uno strano frate francescano a Nardò, tale frate Cosimiro, il quale forse li favoriva.. o almeno tutto ciò meritava di essere opportunamente documentato e poi valutato attentamente dalla diocesi barese, in attesa di agire in qualche modo per porre rimedio.
Ma Padre Vito e i suoi non hanno più fatto ritorno… o almeno.. a Bari è arrivato solo un pacco contenente del materiale: una lettera del gesuita, un diario, fotografie e una bobina video con le riprese degli esorcismi…
Il gruppo visiona accuratamente tutta la documentazione, ricca di immagini forti relative a vari episodi di tarantismo e di tarantati in azione… e si scambia varie opinioni al riguardo; poi, ottenuto un furgone dalla diocesi, parte per Galatina, destinazione “Cavallino Bianco”, ostello dove Padre Vito alloggiava, per le prime domande del caso.
Il viaggio verso la piccola cittadina pugliese è un vero e proprio inferno: strada dissestata, buche, Morti, Ettore che guida in maniera pessima ed esce persino di strada, bucando una gomma, ferendosi e danneggiando tutto e tutti… un disastro.
I nostri sono quindi anche costretti a passare una notte a metà strada in una casa segnata dalla croce bianca lasciata dai templari, segno che il luogo è (o era…) sicuro.
L’indomani, verso il tardo pomeriggio, finalmente giungono a Galatina e senza tanti convenevoli, fanno il loro ingresso oltre la palizzata che protegge la città; qui iniziano a scambiare qualche domanda agli abitanti, stupiti di vedere fra gli altri un Templare Adepto e un Frate Inquisitore insieme nel loro paesino sperduto…
Galatina è governata da un Padre semplice, tale Don Antonio, coadiuvato da un manipolo di Excubitores e da qualche volenteroso cittadino; il “Cavallino Bianco”, per la verità un ex cinema, è l’unico, spartano ostello del paese e i nostri iniziano proprio da li le loro indagini…

Alcune delle immagini e delle riprese fatte dall'equipe di Padre Vito da Molfetta




mercoledì 30 novembre 2011

La battaglia di Palazzo Te

Benigno da Frittole, insieme al redivivo Michele da Bracciano (velocemente medicato e armato alla meno peggio), conduce un ristretto manipolo di Fratelli per la sotterranea via delle fogne, alla volta di Palazzo Te, per guidare l’avanguardia dell’incursione templare dritto al cuore della Santa Inquisizione mantovana.
Fortuna vuole che le fogne si rivelano meno pericolose del previsto: si ode solo qualche eco lontana di passi, lamenti e rantoli non propriamente umani.. ma nulla più, probabilmente qualche sparuto Morto, perso nel sottosuolo, ma non è il momento di occuparsi di lui.
Seguendo sia le indicazioni di Michele, sia le poche insegne, il gruppo giunge rapidamente alla botola di accesso all’ex infermeria di Palazzo Te; qui si da inizio all’incursione, dapprima furtivamente, cercando di restare celati nell’ombra.. per poi esplodere in un terrificante assalto diretto ai 4 Conversi di guardia alla porta d’ingresso del Palazzo, in modo da spalancare la via al grosso dei Templari in arrivo dall’esterno.
In pochi minuti si scatena una battaglia estesa e sanguinosa, combattuta dai Cavalieri Templari da una parte e da Conversi, Sotium e Inquisitori armati di Requiem dall’altra.
Il grosso dello scontro si consuma nell’ampio cortile interno del Palazzo, i morti si contano a decine.. e ogni schieramento si impegna a fare repentinamente a pezzi i corpi dei caduti, compatibilmente con il protrarsi della battaglia, onde evitare che tutta Mantova sia in brevissimo tempo invasa da un esercito di cadaveri ambulanti e famelici.
Benigno e Michele, sebbene ingaggiati in molteplici cruenti scontri, riescono ad avere sempre la meglio sui loro avversari, fino a che riescono a vedere che il Maestro Sullo, insieme al suo primo ufficiale, tenta una furiosa incursione nelle sale interne; i nostri tentano di seguirlo per dargli man forte ma vengono bloccati per qualche minuto ancora da un paio di Sotium particolarmente ostinati…
Liberatisi di questi, raggiungono l’interno di Palazzo Te e vedono che il Maestro Sullo è a terra con un braccio probabilmente spezzato e comunque lacerato e ferito gravemente, mentre il suo ufficiale è stato fatto a pezzi, in un lago di sangue.
Il Maestro indica il colpevole di tutto ciò in Zattra: il Magister si è barricato nel suo ufficio, ultima sua difesa, insieme ad un paio di Conversi.
Michele allora imbraccia l’Expiator del Fratello caduto e si accinge a sfondare la porta che lo separa dal blasfemo Inquisitore, al grido di “Tu, Zattra, sei mio..!”.
Lo scontro è dei più impegnativi: infatti inizialmente i nostri si perdono in molteplici sfortune, tentennamenti, colpi maldestri e tiri mancini.. mentre il Magister, brandendo il suo Requiem, infligge una estesa ferita emorragica alla gamba destra di Benigno.
Ma col passare dei secondi Michele affina la mira e riesce a mozzare in un sol colpo il braccio destro di Zattra, il quale cade a terra morente in una pozza di sangue.
Poco dopo anche Sullo, seppur dolorante, appare sulla soglia e da man forte ai nostri per avere rapidamente ragione delle ultime resistenze dei Conversi; in ogni caso la battaglia sta ormai volgendo al termine, a netto favore dei Cavalieri del Tempio.
Nell’ufficio del Magister vengono facilmente rinvenute prove compromettenti e schiaccianti: lettere con nomi e luoghi di numerose personalità coinvolte in loschi traffici, un libretto a nome del Vescovo Santamaria che descrive inequivocabilmente la sua ossessione morbosa e le sue sventurate piccole vittime innocenti provenienti dal vicino orfanotrofio… ma purtroppo il memoriale della Pansardi non viene rinvenuto ed anzi si apprende, da altre documentazioni rinvenute, che esso sarebbe stato già spedito dall’astuto Zattra in direzione Venezia…ma di questa oscura vicenda, con tutti i suoi sviluppi e le sue tragiche conseguenze, si occuperanno i Templari mantovani, temporaneamente unico potere cittadino, avendo destituito Vescovo e Magister.
Fra l’altro, segregati in una stanza di Palazzo Te, vengono rinvenuti anche Padre Bastiano e il Dott. Mantelloni, sotto evidente effetto di sostanze sedative e allucinogene.. probabilmente erano giunti all’anticamera della tortura.. o peggio.
Non si hanno invece più tracce dell’Ing. Mario Timperi… egli sembra essere sparito nel nulla… anche se, a tal proposito, il Notaio Mantelloni confida in seguito a Padre Bastiano alcuni sospetti che il Timperi non si sia del tutto sottratto alle condizioni dettate del Magister Zattra per salvarsi la pelle…
In ogni caso il gruppo si ricompatta e fa rotta nuovamente su Rimini, per riprendersi dalle fatiche mantovane.
Qui Bastiano apprende, non senza qualche malcelata apprensione, che Benigno e Michele a breve si recheranno a Roma per un periodo di qualche settimana, onde poter espletare la procedura che il loro Ordine prevede per la nomina ad Adepti, il grado degli ufficiali templari.
Nel frattempo passano i giorni…
A Rimini, come previsto, arriva ben presto l’ancora convalescente Maestro Sullo che poi riparte verso Roma insieme ai due Fratelli templari; qualche giorno dopo giunge in città anche un gruppo di Cavalieri Teutonici che si stabilisce alla sede del vescovado, probabilmente avendo qualche affare urgente da discutere con Sua Eccellenza, Mons. Valentini…
Inoltre si ha l’inatteso ritorno in città e nel gruppo di Ettore Zonzini, il Cacciatore di Morti romagnolo che si era aggregato alla Banda di King molti mesi prima… e avrà di certo molte cose da raccontare.. o molte spiegazioni da dare, dipende…
In fine si ravvisa l’arrivo in città di un Padre Gesuita provinciale, tale Fra Fausto da Firenze; costui, nei giorni seguenti, si rende utile a Rimini in molte maniere, prestando soccorso ai feriti e alleggerendo le anime degli oppressi con la sua parola…tanto che il Vescovo stesso lo presenta a Padre Bastiano, dicendo che Fausto sarà il nuovo innesto per il gruppo.
Il gesuita infatti porta con se l’importante referenza del gererale del suo Ordine, il famigerato Nero degli Alfieri (vecchio amico del Vescovo Valentini) e quindi è superflua ogni altra raccomandazione o garanzia; inoltre Fra Fausto è un grande teologo e studioso e indubbiamente le sue elevate conoscenze saranno di grande utilità per il gruppo.
Gruppo che purtroppo è orfano del Teutonico Bartolomeo, tragicamente morto a Mantova…
Anche per questo motivo infatti si spiega la presenza a Rimini del gruppo di Teutonici: costoro sono giunti in città sia per commemorare il loro caduto, sia per chiedere l’intervento del famigerato gruppo di indagatori nelle grazie di Sua Eccellenza, Mons. Valentini.
Il problema, spiegato nei dettagli quando anche i due Templari Adepti sono di ritorno, con tanto di Expiator sulle spalle, non è dei più semplici: il gruppo infatti, dopo una adeguata infarinatura della lingua tedesca, si dovrà recare in territorio austriaco, nel cuore dell’oscuro IV Reich, in uno sperduto Borgo nei pressi del sud di Salisburgo, presso Castel Wagrain.
Qui, infatti, secondo le indicazioni fornite dalla fitta rete di spionaggio dei teutonici presenti sul territorio germanico, si sta per tenere un’asta di oggetti di valore, all’interno della tenuta nobiliare dei conti Engl.
Il guaio.. pare che fra questi oggetti, oppure nella villa stessa, o fra i partecipanti all’asta, ecc. vi sia una forte presenza maligna, rilevata con una certa sicurezza da molti dei mistici presenti fra i contatti dei teutonici.
Le spie teutoniche sono riuscite a farsi pervenire un invito all’asta: qui infatti parteciperanno alcuni dei più ricchi collezionisti d’arte e per quanto riguarda il Sanctum Imperium, sono riusciti a far accedere il Vescovo di Bolzano, Mons. Peter Bartoli e la sua scorta.
I nostri, ovviamente, comporranno la scorta… e mentre il Vescovo terrà banco all’asta, il gruppo dovrà tentare di portare avanti questa indagine, per carpire quante più informazioni possibile su quanto di strano potrebbe accadere…
E così si parte col primo treno per Bolzano, per incontrarsi con Mons. Bartoli e poi via verso i territori austriaci e Castel Wagrain, immerso nella candida neve invernale…

Castel Wagrain, Austria

mercoledì 10 agosto 2011

Processi, polemiche e pirati

Palazzo Pitti, Firenze, sede del Tribunale Inquisitorio presieduto dal Santarosa

Il Duomo di Firenze, sede della messa solenne per la celebrazione di Padre Bastiano Inquisitore

I due templari, Benigno e Michele, vengono condotti, insieme ai “demoni” catturati vivi, dagli uomini del Ruina in quel del vescovado ravennate, così come là si ritrovano anche i tre esuli, Timperi, Rivolta e Bastiano, i quali oziavano al sepolcro del sommo poeta, avvisati da alcuni conversi, dopo aver ricevuto l’ordine di perquisire accuratamente la Villa delle Rose, teatro del tentato rituale blasfemo.
Qui vengono facilmente rinvenute prove di ogni tipo, come armi, tomi maledettamente proibiti e lettere di contatto con altri demonolatri… poi tutti al vescovado, dove ognuno spiega l’accaduto e riceve una parte della verità che gli altri conoscono: in pratica Fra Ruina consiglia caldamente di salire sul primo treno diretto a Firenze per spiegare tutta la faccenda al sommo Padre Ardizzone, il quale di certo vorrà condurre approfonditi interrogatori in merito…
Salutato il risoluto Inquisitore, il gruppo viaggia verso il capoluogo toscano in un treno speciale: tutti i vagoni sono sorvegliati da conversi e templari, i passeggeri sono esclusivamente importanti e misteriosi religiosi, fra i quali, frati gesuiti e domenicani oltre, ovviamente ai prigionieri.
Ravenna… poi Bologna (dove scendono alcuni gesuiti carichi apparentemente di molta carta stampata…) e in fine Firenze.
Qui i nostri apprendono subito una tragica notizia: il Maestro Laffì, l’alchimista, è stato brutalmente assassinato la notte scorsa (il gruppo in seguito verrà a conoscenza dei macabri dettagli del suo omicidio dallo stesso Frate Ardizzone, probabilmente un omicidio premeditato e rituale…).
Ma è tempo di spiegazioni, resoconti e processi, in quel dello Spedale degli Innocenti, sede di Ardizzone: egli si relaziona a lungo col gruppo in merito all’accaduto e comunica inoltre che a breve arriverà in città niente meno che il Grande Inquisitore Gregorio Santarosa da Roma, per presenziare o meglio, condurre direttamente le fasi finali degli interrogatori.
Durante gran parte della giornata seguente avvengono gli interrogatori presieduti da Ardizzone, ai quali i nostri presenziano solamente, con pochi interventi: è il vecchio domenicano a condurre ora le indagini e riesce con maestria oratoria a estorcere senza un uso eccessivo della violenza fisica molteplici informazioni ai membri della setta, la cosiddetta "Potestas Diaboli" (il regno del diavolo), in particolare al loro capo, Terenzio Belli, alias Maestro Belzebub, il quale è ormai un uomo finito e distrutto che ha a cuore solo la salvezza della sua bambina... che il Frate concede benignamente, a fine interrogatorio.
Il giorno seguente è festa grande in città: arriva in pompa magna Gregorio Santarosa, con una decina di uomini al seguito, fra conversi, notaio e alcuni boia.
Il sommo inquisitore si reca prima dal Vescovo fiorentino e poi colloquia a lungo con Padre Ardizzone, prendendo in mano in un colpo solo sia le redini del processo in corso sia, temporaneamente, quelle del potere dell’intera città.
Nonostante la malcelata delusione di Ardizzone per l’accaduto egli si adegua e il Santarosa decide di fare allestire in gran fretta un degno tribunale inquisitorio in quel di Palazzo Pitti, luogo da lui ritenuto più adeguato.
Qui sono invitati a presenziare anche i due Soci che hanno partecipato alle indagini, Bastiano e Leonardo: inoltre il Grande Inquisitore comunica con orgoglio che, viste le prodezze investigative dimostrate in particolare da Padre Bastiano, egli ha deciso di celebrare il giorno successivo una messa solenne per la sua investitura ufficiale a Inquisitore…una degna ricompensa per tutti gli sforzi compiuti dall’integerrimo Sotium al servizio di Santa Romana Chiesa.
Gli interrogatori condotti dal Santarosa e dai suoi uomini sono top secret, ma Bastiano racconterà nei giorni seguenti di sessioni svoltesi all’insegna della civiltà, della moderazione e soprattutto della misericordia… anzi, è probabile che coloro che non sono stati consegnati al rogo, giusta punizione, siano persino stati liberati e consegnati ad una vita di redenzione e lode al Signore… forse.
In ogni caso il giorno dopo avviene in quel del Duomo di Firenze, officiata sia da Ardizzone sia dallo stesso Santarosa, la solennità per la celebrazione del neo Inquisitore Bastiano, al quale oltre all’arma a motore che preferisce, verranno consegnati alcuni conversi, un notaio e il giovane Sotium, già, di fatto, suo discepolo, Leonardo Rivolta.
Il tutto, ovviamente fra l’acclamazione generale della folla e lo sdegno furioso dei suoi compagni templari, Michele e Benigno, i quali sono fra i pochi che conoscono la realtà dei fatti e vedono questa sorta di “promozione” del tutto illegittima e immeritata, ma del resto sanno bene come funziona la Santa, Santissima, Inquisizione… in ogni caso, dal canto loro, come tacita protesta, scelgono di non presenziare ne alla messa ne al successivo rogo dei membri della setta.
Con stati d’animo del tutto differenti e contrastanti, i nostri fanno ritorno (con viaggio spesato, ormai Bastiano è una celebrità…) via treno a Rimini.
In romagna ognuno torna per un po’ alle sue mansioni…
Alla Rocca Templare di Castel Sismondo, Michele consegna lo spadone del caduto e compianto fratello Remigio e presenta al Maestro Morandi il nuovo fidato compagno Fratello Benigno; Morandi inoltre informa i due che sta per arrivare in città un nuovo confratello, a cui il Vescovo Valentini ha consigliato di unirsi a loro. Si tratta di un taciturno e tenace Cavaliere dell’Ordine Teutonico, sorta di Ordine monastico parallelo ai templari, caratterizzato comunque dalla stessa fede nel Papa e nella Chiesa di Roma.
E infatti, il Teutonico arriva il giorno dopo e si presenta…
… così, tra ordinarie questioni e addestramenti vari, trascorre un altro mese, circa…
Finchè non giunge nuovamente la chiamata del Valentini: il gruppo, ormai celebre a livello nazionale, è stato fortemente voluto dal suo amico fraterno, il Vescovo di Genova, come scorta per una sua nave mercantile che da Genova deve arrivare fino al porto di Napoli, trasportando un importante carico di generi di prima necessità, libri teologici, materiale religioso e diverse casse di scudi papali.
Neanche a dirlo, i nostri accettano e salgono sul primo treno per Genova: qui passano qualche giorno a colloquio sia col Vescovo sia col capitano della nave e con i suoi marinai, apprendendo molte nozioni sulla situazione della marina del Sanctum Imperium, sulla spartizione delle acque del Mediterraneo e sui numerosi pericoli che vi si celano.
All’alba di pochi giorni dopo salpano: il mare è tranquillo, il clima ideale… ma nonostante ciò il Teutonico sembra oltremodo provato dal viaggio marittimo…
Fino a che, all’orizzonte, la vedetta scorge uno sciabecco battente bandiera verde, colorazione da subito ricondotta dai marinai a una nave probabilmente di fede islamica: si scatena il panico e solo grazie agli ordini impartiti con fermezza impassibile dall’esperto capitano, vecchio lupo di mare, e grazie anche alla figura autorevole e imponente di Fratello Michele, si scongiura il caos più totale e si torna all’ordine apparente.
Fatto sta che dopo un ora abbondante l’agile sciabecco arabo si è notevolmente avvicinato al lento mercantile italiano e l’ipotesi di un abbordaggio è solo questione di tempo; ma ora la vedetta scorge più chiaramente le scritte arabe sullo scafo della nave e vede chiaramente la bandiera…
Sono in molti a sostenere di non nutrire più dubbi su quella nefasta nave: pare essere la famigerata imbarcazione di MUGEHID IBN ABDALLAH AL AMIRI AL MUWAFAQQ, un famigerato pirata barbaresco noto in Italia con il soprannome più semplice di Musetto. La terribile particolarità è che egli era un pirata saraceno del XI secolo, ed ora è un potente Morto a capo della flotta dello spietato Califfo di Granada. Musetto, ovviamente, ha un odio innato per il Sanctum Imperium, antica terra di infedeli…

Mappa storica di Genova

Uno Sciabecco simile a quello del pirata saraceno Musetto

mercoledì 1 giugno 2011

Il nobile, l’eretico,il bordello

Monteriggioni

Alla fine il gruppo opta per scortare il Siniscalchi, di nascosto, a Siena, da un lato per salvarlo dall’imminente linciaggio e dall’altro per poterlo consegnare alle autorità ecclesiastiche, nel bene e nel male…
Così, con un abile stratagemma, i nostri riescono ad uscire dal borgo di Molino d’Era, senza destare troppi sospetti, lasciando lettere dei loro intenti da consegnare l’indomani all’erborista, al parroco e all’oste, per avvisarli che presto, probabilmente, l’inquisizione verrà in paese a chiedere spiegazioni della morte di frate Conforti…
In ogni caso il gruppo sceglie di agire secondo il protocollo e le regole della giustizia del Sanctum Inperium e si avvia verso Siena.
Giunti in prossimità di Monteriggioni accade che Ettore, al volante, commette un errore, forse dovuto al sonno, alla strada o al fatto che non è certo quello che si può definire un autista eccellente e finisce con 2 ruote dell’autocarro in un fosso a bordo strada.
Mentre Michele e Remigio tentano in ripristino del mezzo, Padre Rivolta tiene d’occhio uno scocciato Siniscalchi e Bastiano scorge a una sessantina di metri delle luci: sono un gruppo di 7 persone, guidati da una donna. Costoro, dopo aver aiutato i templari a rimettere in carreggiata il mezzo, rivelano che si stanno recando alla piazza di Monteriggioni in quanto gira voce che un santo predicatore sia giunto nel paese…
Il gruppo tuttavia pensa bene di dirigersi prima verso Siena e poi chissà…
L’arrivo in città avviene a notte fonda e tutti si va a nanna; l’indomani Remigio e Bastiano si recano in quel di Palazzo del Mangia per incontrare il Montini e renderlo edotto di tutti i fatti accaduti a Molino d’Era. Il Montini è perplesso dello sviluppo degli eventi e sebbene creda alla testimonianza del gruppo e non abbia dubbi sulla probabile colpevolezza del Siniscalchi crede anche che a Siena il signorotto possa godere di ampi poteri, conoscenze e protezione, quindi consiglia di consegnarlo comunque al Magister dell’Inquisizione, personaggio comunque molto conosciuto dal nobile… in ogni caso, anche se il Siniscalchi forse non verrà incriminato le prove portate alla luce dal gruppo sono molto utili per proseguire indagini e collegamenti fra quanto accaduto a Molino d’Era e a Rivalta di Rivergaro e forse si potrà arrivare ad una svolta… il Montini infine ringrazia il gruppo, lo paga e lo scioglie dall’incarico.
I nostri quindi pensano, prima di tornare a Rimini, di fare una capatina a Monteriggioni per vedere questo presunto famigerato santo predicatore di cui hanno sentito parlare la notte precedente.
Impiegano in pratica 2 giorni ad arrivare, causa rotture del camion, riparazioni, incidenti e scocciature varie che li affliggono incessantemente…
A Monteriggioni notano che una trentina di persone sono raccolte nella piazza centrale, di fronte alla chiesa: si vocifera che un sant’uomo stia per tenere l’ennesima arringa di fede… si vocifera che il Santo Usteboge sia qui. Al che nelle menti dei nostri balenano le informazioni e i ricordi relativi a questo controverso frate domenicano.

Padre Domenico Goffredo Usteboge è un Inquisitore eretico, ora scomunicato, ricercato e temuto dalla Chiesa e dall’Inquisizione, in passato è stato uno dei più zelanti inquisitori del tribunale del Santo Uffizio. Si è distinto inizialmente per una totale e talvolta eccessiva devozione alla causa. Si è reso celebre per l’opera di annientamento di uno sperduto e ora dimenticato paesino del sud Italia, da lui accusato di essere focolaio di eresia: da solo, armato della “sua fede” e del suo temibile Requiem a motore, senza nessun converso al seguito, ha fatto una carneficina in nome di Dio, facendo a pezzi ogni abitante, compresi bambini, donne, anziani ed anche gli increduli Padri (semplice, castigatore e novellatore).
Ha scritto anche un libro, ora ritenuto blasfemo, il “De Malo Eterno Peccatoris” (Sull’Eterno Male Del Peccatore).
Dopo la pubblicazione del suo libro Usteboge fu visto non di buon occhio dalle alte sfere ecclesiastiche in quanto era palese che il frate era diventato un folle, fanatico, violento assassino, ormai irrimediabilmente lontano dai dettami della Chiesa.
Inoltre, dai suoi rapporti, inviati sempre più sporadicamente alle sedi dell’Inquisizione e al Cardinale Emanuele da Salerno, suo superiore, era chiaro che i giudizi espressi dal frate erano completamente sconclusionati e volti sempre e solo all’uccisione dei vari, malcapitati, imputati dei suoi tribunali inquisitori.
Tutto ciò, unito al fatto che molti altri borghi campani furono “purgati” da padre Usteboge nei mesi a seguire, oltre che, nelle ultime sue lettere al Cardinale Emanuele da Salerno, il frate si firmava con il pretestuoso e blasfemo appellativo di “Santo”, fece si che padre Goffredo, dopo molti richiami ufficiali, anche da parte del Cardinale Santarosa in persona, mai presi in considerazione, il Papa stesso si vide costretto ad emanare la scomunica nei confronti di Usteboge.
Ora il frate eretico è forse il ricercato n°1 del Sanctum Imperium, nessuno sa dove si trovi attualmente ma vi sono stati molti avvistamenti in tutta la penisola: il visionario e folle frate viaggia e predica le sue eresie insieme a un folto gruppo di sbandati che egli chiama “Conversi” ma che in realtà sono solo un gruppo di criminali, violenti ed armati, devoti all’ex inquisitore, probabilmente affascinati dalle sue confuse parole, dalla sua sua visione folle della fede e della salvezza che prevede l’annientamento persino del Santarosa e del Papa stesso, ritenuto l’anticristo…
Usteboge ormai è molto simile ad una figura partorita da un incubo: età indefinibile, addosso un logoro saio nero con cappuccio, pallidissimo, occhi enormi e sgranati, sguardo folle, denti marci, capelli lunghi e unti…
Ed anche la sua stessa arma a motore, anzi, è oggetto di leggende: il requiem, chiamato “Vera Fede” risulta attualmente arrugginito e malmesso. Usteboge lo ha ricoperto di scritte incomprensibili, cancellando i salmi che prima lo caratterizzavano. Inoltre l’incuria ha fatto si che la temibile arma, ora, se messa in funzione, emetta un suono acuto, stridulo e molto fastidioso che Usteboge stesso ha definito “il canto della furia di S. Michele Arcangelo”.
Inoltre in molti paesini, dove il frate è passato senza fare una strage, gli abitanti riferiscono che egli abbia fatto toccare agli infermi la sua arma, come fosse una reliquia dotata di poteri curativi, raccontando poi che il suo Requiem altro non è che il corno di Lucifero, caduto dal cielo, che lui usa per combattere Lucifero stesso…

L’eretico domenicano esce come un tempesta dal portone della chiesa di Monteriggioni e circondato dai suoi uomini, inizia a ruggire il suo farneticante, blasfemo sermone: accusa tutta la gerarchia ecclesiastica di perversione, corruzione e satanismo, dal Papa al Santarosa, ai templari tutti, ai falsi inquisitori, definiti laidi e farisei… e via discorrendo in un crescendo di ingiurie e offese continue a tutti coloro che per lui sono solo burattini del demonio… la gente del paese, intimorita e o plagiata, lo acclama come un santo, un profeta, un apostolo… Fratello Remigio, sentendo tali bestemmie, a stento si trattiene, valutando la netta superiorità bellica del frate e dei suoi uomini armati di tutto punto… e alla fine il folle eretico sale sul suo cavallo nero e insieme ai suoi se ne va via al galoppo, probabilmente verso l’ennesimo piccolo borgo da plagiare o, al limite, da distruggere e purificare secondo i canoni della sua “Vera Fede”…
Quindi il gruppo se ne torna a Siena, per riferire tale funesto incontro sia al Montini sia alla locale inquisizione che, però, ne prende atto apparentemente senza agire con celerità, fra lo sconforto e l’incredulità di Padre Bastiano il quale si immaginava il ricercato n°1 del Sanctum Imperium ad un passo dall’essere catturato… evidentemente ci sono altre priorità, oppure si è valutata la difficoltà di prevedere in maniera attendibile dove potesse essere diretto il sanguinario frate Usteboge.
Così i nostri salgono sul primo treno per Rimini.
Qui trascorrono circa tre settimane di routine e poi, come spesso di recente avviene, si verifica la chiamata del Vescovo Mons. Valentini: il religioso spiega che è richiesto l’ennesimo intervento del gruppo in toscana, questa volta in quel del suo capoluogo, Firenze.
Qui i nostri si dovranno incontrare, allo Spedale degli Innocenti, con il celeberrimo, sommo, frate Bastiano Ardizzone, il cosiddetto “Inquisitore di Firenze” in quanto, per la sua veneranda età e per i suoi malanni fisici, gli è permesso di risiedere stabilmente nel capoluogo toscano.
Il Valentini accenna vagamente alle motivazioni del loro incarico, dicendo che sarà l’Ardizzone a scendere nei dettagli ma che in ogni caso si tratta di questioni piuttosto peccaminose e oscene che pare si stiano verificando nel centro di Firenze…
Nel dubbio i nostri, come sempre, accettano di buon grado e decidono di partire sul primo treno per Firenze, questa volta, addirittura, con viaggio spesato dal loro novello datore di lavoro…
Giungono quindi, senza intoppi, alla stazione di Santa Maria Novella e pagato il dazio, si dirigono allo Spedale degli Innocenti dove li accoglie una suora del locale Convento delle Clarisse per annunciarli a Padre Ardizzone.
L’anziano domenicano li riceve nella sua austera stanza, praticamente una sorta di spoglia cella: posata sul tavolo la copia del Malleus Maleficarum che stava leggendo, fatto baciare l’anello ai presenti, li accoglie, li saluta e li fa accomodare, per quanto possibile…
Spiega che nel centro di Firenze pare sia presente una casa di malaffare, di piacere: qui numerose meretrici di ogni età insieme a uomini rispettabili si incontrano per fornicare senza timore di Dio e quel che è peggio è che pare che fra i clienti abituali vi sia anche un uomo di fede, un parroco, Don Lucio Ferretti, il Padre Novellatore di Santo Spirito.
Il compito del gruppo, dunque, è semplice: fare una sorta di irruzione nella casa, coadiuvati dalla Portavoce degli Excubitores fiorentina, Iolanda d’Aquino e alcuni dei suoi uomini, per cogliere quanti più clienti sul fatto e in particolar modo il sacerdote, per poi arrestare tutti, uomini e donne e portarli al cospetto di frate Ardizzone per un approfondito interrogatorio inquisitoriale…
Don Ferretti pare sia già ora nel bordello… quindi si comincia subito: entrare nel cortile della villa è semplice in quanto l’anziano portiere, Guido Porazzi, non oppone resistenza, vedendo Excubitores, Templari e Soci Inquisitori al suo cospetto.
La villa è sita al centro di un ampio spazio verde fittamente alberato, il gruppo si dirige subito verso gli ingressi della costruzione: mentre gli Excubitores e Iolanda si tengono all’esterno per bloccare eventuali fuggiaschi, ai nostri tocca la vera e propria irruzione attraverso uno o più dei 3 accessi al piano terra…

Antica mappa di Firenze

mercoledì 11 maggio 2011

Innocenti evasioni

Mappa storica di Siena

I due templari, Remigio e Michele, danno inizio al loro piano: in accordo con l’oste Gazzola, fanno adulterare le vivande degli uomini di guardia per assopirli, poi, indossati i vestiti delle guardie per un minimo camuffamento, tentano la sortita all’interno del castello di Rivalta.
Così si intrufolano nei meandri del maniero e senza troppi problemi giungono fino alle segrete del piano interrato; qui dialogano con il capoposto carceriere e poi, individuate le celle coi loro tre compagni rinchiusi, Ettore, Bastiano e Leonardo, i quali indossano come tutti gli altri detenuti delle divise, minacciano apertamente l’esterrefatto uomo per farsi cedere tutte le sue preziose chiavi.
Liberati i malridotti compagni, a causa delle numerose percosse ricevute durate gli interrogatori e indicata loro la strada per uscire dall’opprimente castello attraverso il canale di scolo delle latrine (come suggerito dal buon Alessandro Gazzola) i due templari ritrovano anche l’equipaggiamento perduto, rinchiuso in un armadio adiacente alla scrivania del carceriere; Bastiano però chiede loro di liberare subito anche uno dei prigionieri, suo vicino di cella, Donato Alberici. Costui, all’apparenza molto provato nel fisico e nell’animo, probabilmente quasi sull’orlo della follia, dice a gran voce di essere l’ultimo dei veri domenicani rimasto in vita, gli altri sono stati tutti uccisi da atroci esperimenti e sostituiti da falsi frati… il responsabile è Padre Pietrosanti, un pazzo fanatico, ex domenicano, che vuole a tutti i costi scoprire i segreti del Risveglio dei Morti… tutti i prigionieri sono cavie per lui.. e poi toccherà ai popolani di Rivalta e poi Dio solo sa a chi…tutti vengono uccisi in modo sperimentale, studiati e poi gettati nel Pozzo del Taglio, all’interno della Torre cilindrica del castello, dove si stanno ammassando decine di Morti… ma all’inizio non era così… Alberici faceva parte della spedizione iniziale dei veri domenicani, inviati da Frate Agostino Monteruccoli, influente membro del Capitolo Generale dei Domenicani di Roma, per condurre studi sui Morti per potersi meglio difendere da loro… poi però il Pietrosanti ha preso follemente in mano la situazione, facendo studi di diversa natura, sul Risveglio dei Morti, usando i frati come cavie umane, uccidendoli tutti tranne Alberici, che usa come finto tramite per fare corrispondenza con Monteruccoli e salvare le apparenze… il Pietrosanti ha quindi sostituito i domenicani uccisi con falsi frati rinnegati al suo servizio e con un branco di uomini armati violenti e senza scrupoli… almeno questo è all’incirca quel che dichiara il malconcio frate Alberici… il quale viene aiutato da Bastiano ad uscire del castello di Rivalta.
A Remigio e Michele ora non resta che scovare qualche prova tangibile da riportare al cospetto del loro mandante al servizio della Chiesa di Roma, il “mercante” Francesco Montini.
Quindi pensano di creare un bel po’ di caos nel maniero liberando ed armando alla meglio i detenuti; in seguito nella confusione e nelle guerriglia più totale, i due templari riescono ad esplorare un paio di stanza al piano terra, fra le quali quella che pare essere l’ufficio di frate Pietrosanti: qui rinvengono alcuni oggetti che potrebbero fare al caso loro, un faldone d’archivio con la descrizione delle varie tipologie di torture e di morti inflitte ai prigionieri oltre ad un paio di lettere più o meno interessanti e utili come prove…
Ritenendosi soddisfatti e badando forse maggiormente a salvare la pelle che a reperire ulteriori documenti e prove utili, anche i due templari pensano di darsi alla fuga per le fogne…
E così, tutti fuori, tutti salvi, a parte lo sfortunato oste Gazzola, “dimenticato” dentro il folle maniero nonostante l’aiuto fornito… e a parte tutti gli altri inermi e innocenti popolani… ma lo scopo era trovare prove.. e queste vengono fornite, tornando nel piacentino, alla locanda Nino Bixio, al Montini, che si ritiene soddisfatto, paga e lascia liberi i nostri che tornano a Rimini col primo treno.
Qui passa qualche settimana, il gruppo si addestra e presta servizio ai rispettivi ordini monastici e poi, come di consueto giunge l’ennesima chiamata di Mons. Valentini: il vescovo è stato nuovamente contattato dal Montini che richiede le indagini del gruppo per risolvere un arcano in quel di Siena, appuntamento al Palazzo del Mangia per ulteriori delucidazioni.
E così si riparte, si giunge a Siena e ci si incontra col “mercante” Montini: il problema questa volta riguarda un paesino sito tra Siena e Volterra, Molino d’Era.
Qui alcuni abitanti sono morti “per fuoco” bruciando improvvisamente e orribilmente in pochissimo tempo, come per autocombustione (…o per punizione divina…); una prima indagine era stata affidata ad un giovane inquisitore, Padre Giuseppe Conforti… ma dopo che anche lui e i suoi uomini sono morti tra le fiamme il paese di Molino d’Era è sull’orlo del panico e del delirio più completo. Quindi urge un’ulteriore indagine, questa volta meglio se in incognito, visti i precedenti, per salvare le anime (e i corpi…) di quella povera gente da qualunque cosa le stia minacciando.

Siena: Palazzo del Mangia

giovedì 28 aprile 2011

Napoli – Piacenza

La stazione di Piacenza

La locanda "Nino Bixio" nei pressi del ponte sul Po, a Piacenza

Archiviati i funesti eventi di San Sebastiano in Colle, la morte di frate Eymich e del suo abominevole “Dio della Carne”, il gruppo torna a Napoli, al Maschio Angioino, sede dei templari, per aggiornare il Maestro D’Aiello sull’accaduto e sul risultato delle indagini: è evidente che la locale Inquisizione dovrà fornire più di una spiegazione a riguardo…
In ogni caso ciò non impedisce ai nostri di rifare rotta verso Rimini; e così dopo un lungo tragitto ferroviario si torna tutti a casa.
Qui vengono informati il Maestro Morandi ed il Magister Pasolini sull’accaduto, oltre a Mons. Valentini, ovviamente: anch’esso si domanda quale sia stata la vera consapevolezza dell’Inquisizione napoletana relativamente all’operato del folle padre Eymich…
Tra ozio ed esercizio dei nostri alle più svariate attività, non ultima la compravendita di oggetti utili, armi e munizioni, passa circa un mese di relativa tranquillità fra le mura riminesi.
Poi, verso la fine del mese di Aprile del 1958, il Vescovo Valentini chiama: ha pensato al gruppo come valido aiuto in supporto alla richiesta di un suo “conoscente”, anch’egli al servizio di Santa romana Chiesa, per un’indagine nei dintorni del piacentino.
Questo personaggio agisce spesso sotto copertura e nemmeno il Vescovo riminese ammette di conoscerne la reale identità, ma non è un problema: sarà lui infatti a mettersi in contatto col gruppo una volta giunto sul luogo prestabilito.
L’incontro è previsto in una taverna sita nei pressi del ponte sul fiume Po alle porte della città di Piacenza, la locanda “Nino Bixio”.
I nostri, come sempre accade, accettano volentieri e senza porre particolari domande o condizioni, salendo sul primo treno diretto a Piacenza, città liberata dai Morti solo parzialmente.
Qui non hanno difficoltà ad individuare il ponte sul Po e la vicina locanda “Nino Bixio”; all’interno vengono presto contattati da un giovane poco più che trentenne, il quale dice di essere l’uomo che ha contattato Mons. Valentini e li ha fatti venire da Rimini.
Egli dice brevemente e in maniera piuttosto vaga di chiamarsi Francesco Montini e di lavorare come “commerciante” al servizio della Chiesa di Roma.
Spiega che per i nostri è già pronta una lauta ricompensa in scudi per una semplice missione investigativa da svolgersi in un piccolo paese posto a una quindicina di km di distanza da Piacenza, il borgo di Rivalta di Rivergaro.
Il suo sospetto è che in questa piccola realtà periferica stiano accadendo strani avvenimenti: infatti la popolazione è passata nel giro di qualche giorno da pochi contadini a una cinquantina di individui, fra teologi, padri domenicani e altre persone.
Francesco Montini chiede quindi al gruppo di recarsi a Rivalta e capire cosa stia accadendo realmente, portando poi a lui le prove di eventuali fatti illeciti o sospetti.
I nostri, intascato allegramente l’anticipo di 200 scudi a testa, noleggiano un autocarro e viaggiano subito verso Rivalta; arrivano, presentandosi come 2 frati domenicani (Leonardo e Bastiano), 2 civili (Remigio e Michele) e un Cacciatore (Ettore, il quale, di fatto, è l’unico a portare armi al seguito).
Avvicinandosi al borgo notano che i campi circostanti versano in evidente stato di abbandono, stranamente…
Il borgo in pratica consiste in un unico castello cinto da alte mura con all’interno una piazzetta e alcuni edifici.
Una volta entrati, senza dare troppe spiegazioni alle due guardie armate al portone, i nostri si trovano in una sorta di cortile interno dove vedono l’insegna di una taverna, “Il ristoro del pellegrino”, un edificio adibito a latrine, un gruppetto di abitazioni-dormitorio dei popolani (che stranamente non sono al lavoro nei campi ma sembrano oziare in giro per il borgo…) e un portone di legno chiuso e sorvegliato che da accesso alla restante area del castello e del borgo.
Bastiano e Leonardo tentano di accedere oltre tale portone ma le guardie riferiscono che purtroppo non è possibile in quanto all’interno del castello stanno lavorando diversi teologi e domenicani e non vogliono essere disturbati; l’ordinanza in tal senso è stata disposta da Frate Pietrosanti, il padre domenicano che, di fatto, amministra il borgo di Rivalta di Rivergaro… le indagini sono cominciate…

Uno scorcio del borgo fortificato di Rivalta di Rivergaro

martedì 2 novembre 2010

Rimini 1957

Eccovi una breve cronologia dell'ambientazione locale dalla quale, più o meno, dovremmo partire: Rimini.

N.B. : ribadisco, x chi dovesse leggere al di fuori del gioco, che quanto segue è tutta fantasia, ai soli fini ludici, per il gioco di ruolo Sine Requie Anno XIII...

Rimini 1957
di Lòmion Aldaron
Ambientazione per Sine Requie Anno XIII

Breve Cronologia

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6 Giugno, La città è già allo stremo delle forze a causa dei continui bombardamenti subiti dagli alleati e in questa situazione tragica avviene anche il fatidico Giorno del Giudizio, i Morti si Risvegliano, le truppe tedesche presenti sul territorio riminese cercano di arginare come possono i Morti ma devono impegnarsi per arginare anche l’avanzata dell’esercito alleato; i superstiti cittadini di Rimini si rifugiano entro il perimetro delle mura del centro storico che, in ogni caso, non risulta essere del tutto sicuro.

8 Luglio, La Germania si arroga la vittoria del secondo conflitto mondiale sugli alleati e sull’Italia; l’esercito nazista riesce a mantenere, con sempre maggiore fatica, il controllo della città di Rimini a causa di azioni di guerriglia partigiane e al crescente numero dei Morti in circolazione.

13 Settembre, Cadono i contatti con le città limitrofe, lasciando Rimini nel più totale isolamento.

Novembre, Dilaga l’orrore dei Morti fra gli invasori tedeschi, la fame porta la popolazione di Rimini allo sfinimento, moltissimi cittadini debilitati dagli stenti vengono preventivamente arsi vivi dai soldati nazisti in Piazza Giulio Cesare, terrorizzati da un loro possibile Risveglio.

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Gennaio, Rimini viene assalita con sempre maggior frequenza e ferocia dai Morti, provenienti sia dalle zone dell’entroterra sia dal litorale; i tedeschi non riescono più a far fronte alla minaccia e fra la sempre più esigua popolazione il malcontento è ai massimi livelli, chi può tenta improbabili esodi verso città ritenute più sicure, andando così ad accrescere il numero dei Morti…

21 Febbario, Sul lago Trasimeno gli Alleati sconfiggono pesantemente i tedeschi; Le truppe del Reich iniziano a ritirarsi dal territorio italiano.

27 Marzo, I partigiani riminesi si coalizzano e riescono a liberare la città anche e soprattutto per il logoramento delle truppe del Reich, ormai in rotta.

26 Aprile, I partigiani fondano una forma di autogoverno provvisorio di stampo filo-comunista, il Comando di Liberazione Romagnolo e si installano all’interno del Palazzo del Podestà e dell’Arengo.

28 Aprile, In un piccolo paese della provincia di Como, Benito Mussolini, fuggiasco, viene intercettato dalle forze partigiane, catturato e arso vivo insieme alla sua amante Claretta Petacci.

29 Aprile, Completo ritiro delle truppe tedesche dal suolo italiano. Questo sarà ricordato come il Giorno della Libertà.

Dicembre, A Rimini cade il Comando di Liberazione Romagnolo, per le continue dispute interne. La città è allo sbando, ormai senza più difese stabili, tra i numerosi gruppi di briganti e le orde di Mori che ormai circolano quasi liberamente anche per le vie del centro cittadino.

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Aprile, I partigiani si riorganizzano e riescono a riprendere il controllo di Rimini, spalleggiati però da una ristretta cerchia di famiglie influenti le quali, di fatto, governano la città.

Ottobre, Vengono lentamente ristabilite una minima parte delle difese cittadine e una parvenza di ordine pubblico anche se circolare per le vie della città risulta ancora piuttosto pericoloso.

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11 Gennaio, Muore Re Vittorio Emanuele III, ma per Rimini è praticamente un evento ininfluente, essendo una città di provincia, lontana molto più della sua mera distanza geografica dalla capitale e dalla sua politica.

13 Gennaio, Papa Pio XIII si autoproclama capo politico e spirituale d’Italia che, da ora in poi, si chiamerà Sanctum Imperium, il Santo Impero.

16 Marzo, Da Rimini è in partenza la cosiddetta “Comitatu Fidelium”, la Carovana dei Fedeli, un convoglio di circa 40 famiglie che lasciano la città per cercare asilo a Roma. Solo un quarto di loro arriverà sana e salva a destinazione.

27 Maggio, Il Giorno della Redenzione: in tutto l’Imperium vengono messe fuori legge e sequestrate le armi, i veicoli a motore e le invenzioni più moderne per consegnarle al Papato. In ogni caso la maggior parte degli italiani nasconderà nelle proprie abitazioni svariati oggetti “proibiti”…

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A causa delle nuove e sempre più frequenti invasioni dei Morti il caos regna nella città di Rimini: cadaveri barcollanti e putrefatti imperversano in ogni strada e ogni edificio abbandonato fuori e dentro le mura cittadine. Si stima che in questi anni la popolazione abbia raggiunto il suo più recente minimo storico di circa 3.500 abitanti (solo nel giugno del 1944 erano circa 53.000). I pochi superstiti rimangono arroccati nei meglio difendibili edifici storici del centro come Castel Sismondo, il Tempio Malatestiano, il Palazzo del Podestà, dell’Arengo e all’Aquila d’Oro ed escono di rado solo per sciacallare i resti della città in rovina in cerca di preziose provviste.

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Marzo, In città la situazione è sempre drammatica ma iniziano a circolare delle voci su un imminente azione dell’Iperium atta a liberare Rimini dai Morti; i Templari infatti si sono resi celebri per svariate azioni similari nelle più grandi città nei mesi precedenti ed ora si stanno adoperando anche sulla provincia. Nonostante le immani difficoltà un briciolo di speranza torna alla popolazione riminese.

3 Maggio, All’alba la spedizione per la liberazione di Rimini entra finalmente in città; si susseguono numerosi combattimenti su tutto il territorio cittadino e le forze partigiane riminesi (ma anche molta gente comune) si uniscono ai Cavalieri Templari nella battaglia per la libertà.

5 Maggio, Nonostante alcuni focolai di Morti rimangano in circolazione, la città viene dichiarata ufficialmente libera dalla piaga. I Templari si installano a Castel Sismondo e assumono momentaneamente il controllo di Rimini.

Giugno, La popolazione, galvanizzata dalla nuova ondata di fede e di speranza successiva alla liberazione, inizia a manifestare la volontà di allinearsi con le principali città dell’Imperium, caldeggiando che il capo politico sia presto scelto in maniera definitiva e sia un religioso.



2 Luglio, Il potere politico del riminese viene concesso, a furor di popolo, all’attuale Vescovo della città, Mons. Cristiano Valentini, ritenuto dai più un sant’uomo.

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Sotto la guida di Mons. Valentini la città di Rimini inizia a ritrovare prosperità; inizia una complessa opera di ricostruzione e di messa in sicurezza di varie zone della città. Gli edifici pubblici vengono occupati dalle varie istituzioni, parte delle campagne vengono rimesse a coltura. Ma la situazione accusa ancora alcune criticità: in particolare l’abitato del Borgo S. Giuliano e tutta la fascia costiera sono ancora luoghi abbastanza pericolosi, con Morti in circolazione, banditi e il sospetto di alcuni focolai eretici.

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Settembre, Il Vescovo Valentini è abbastanza soddisfatto della sua opera di bonifica del riminese ma non potendo contare più di tanto sugli aiuti provenienti da Roma decide di contattare un manipolo di abili professionisti per raggiungere con più facilità e celerità i suoi santi scopi a beneficio di tutta la cittadinanza…