Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...

venerdì 30 marzo 2012

Cunicoli

I cunicoli scavati sotto Nardò

Il gruppo, interpretate alla meglio le numerose mappe catastali, si appresta quindi all’ingresso dei cunicoli sotterranei poco fuori le mura di Nardò; qui scova facilmente un vecchio portone di legno semi nascosto da rovi e sterpaglie, chiuso da un poco sicuro, arrugginito, lucchetto.
L’ingresso è polveroso e buio e fra Fausto pensa bene di usare la sua lanterna schermabile; alla testa del gruppo Fratello Benigno, armato di spada e scudo, insieme ad Ettore mentre a chiudere le fila padre Bastiano.
L’avanzata è lenta e ci si rende subito conto che sotto Nardò si dirama un vero e proprio labirinto di cantine e cunicoli con varie biforcazioni; la tattica del Templare di Frittole però sembra ovviare a questo problema.. svoltando sempre nella stessa direzione, a sinistra, seppur magari dilungandosi, non si può che esplorare completamente le grotte fino a tornare al punto di partenza.. o almeno questa è la speranza dei nostri… ma del resto i templari sono riconosciti da tutti come maestri di tattica.
E così si parte… ci si imbatte dopo una mezzora in una botola sul soffitto, probabile ulteriore ingresso ai cunicoli da una delle case del paese.. e si prosegue.. poi si odono mugolii lontani, probabile lamento di un Morto.. e si ignorano.. successivamente ci si imbatte in uno slargo dove è presente un grosso bancale chiazzato di sangue.. qui ci sono catene e un armadietto contenente vari coltelli e attrezzi pseudo medici realizzati grossolanamente.. il gruppo inizia a pensar male.. che sia la traccia tangibile di nuovi orribili rituali..? o peggio..? mah..
Fatto sta che poco più avanti si oltrepassa un’altra botola senza accedervi e poi si odono in lontananza ulteriori mugolii e vociare riconducibile a Morti.. ma questa volta l’aspetto inquietante è che sembrano decine contemporaneamente… e si tira oltre, sempre svoltando solo a sinistra..
Giungono poi in prossimità di un ulteriore bancale simile al precedente ma questa volta scorgono da lontano un corpo fremente che si dimena incatenato.. è il povero Don Ferrino, orribilmente mutilato del braccio destro, palesemente risvegliatosi in simplex…
I sospetti ora si fanno concreti e si rivolgono contro il maledetto pseudo frate Cosimiro e la sua evidente colpevolezza e o follia… avendo egli eliminato l’unico religioso che in qualche modo aveva avuto modo di collaborare col gruppo…
Ma il peggio deve ancora arrivare.. e non tarda molto…
Uno slargo più grande degli altri fa giungere il gruppo in prossimità di un orrore mai visto ne immaginato: legata ad una lunghissima e fragile catena si dimena una creatura partorita dall’incubo.. intorno ad una grande testa di legno raffigurante San Paolo sono riunite le membra frementi di decine di cadaveri, busti, braccia, gambe e teste.. una macchina di morte e distruzione bramosa di carne viva e tenuta insieme da catene, spranghe e fil di ferro, un ammasso di putredine orrendo e feroce, il tutto a formare una rozza figura antropomorfa alta più di tre metri.
E’ innegabile il terrore che provoca questo essere nel gruppo: tutti ne rimangono segnati ma ognuno reagisce diversamente.
Padre Bastiano è impietrito dalla paura, ricordando il passato, la sua indagine nel napoletano in quel di San Sebastiano in Colle e la similare creature, il “Dio della Carne”, creata dal pazzo Inquisitore Eymich…
Fratello Benigno si piazza coraggiosamente di fronte alla belva con spada e scudo e incoraggia il titubante Ettore a fare altrettanto, imbracciando la sua doppietta.. e il Cacciatore, grazie alle parole dell’amico, si fa forza e agisce; il Gesuita fra Fausto invece sembra profondamente scosso.. ma trova la forza nella fede e subito si genuflette e inizia ferventi orazioni e rosari, probabilmente per invocare l’aiuto del Signore..
In pochi secondi accade che il colossale Morto è addosso al gruppo: la lotta è dura e feroce.. Benigno viene subito ghermito e ferito ripetutamente dai morsi delle innumerevoli bocche fameliche sparse su tutta la creatura.. anche perché stranamente questa pare essere improvvisamente stata avvolta dalle fiamme…poi anche Bastiano, riavutosi dal trauma iniziale, partecipa alla lotta.. e viene anch’egli preso di mira dalla bestia e ferito.. in ogni caso, grazie anche alla doppietta letale di Ettore e alle preghiere del Gesuita toscano, dopo un lungo duello l’agglomerato di Morti viene definitivamente smembrato e reso inoffensivo.
Dopo un poco i nostri si riprendono..
E mentre finiscono l’esplorazione delle infauste cantine incontrano anche un Morto legato all’ennesimo bancone operatorio, che pare corrispondere alla descrizione dello scomparso Padre Vito da Molfetta, il Gesuita inviato dalla diocesi barese che li aveva preceduti nelle indagini..
Ora si ragiona.. e si tende una trappola al maledetto Cosimiro, principale sospettato di tutti questi orribili, blasfemi e sanguinosi accadimenti: mentre Benigno e Fausto torneranno in superficie a chiedere spiegazioni, se non altro sulla scomparsa di Don Ferrino, Bastiano ed Ettore staranno nei cunicoli, in attesa che il sedicente francescano si faccia vedere la sotto, per catturarlo ed interrogarlo a dovere...

giovedì 15 marzo 2012

“Il curato non se ne cura, il ragioniere non ragiona, Santo Paolo non perdona”

Santo Paolo

Fratello Benigno da Frittole forse in cuor suo non si aspettava di poter rimanere a colloquio privato con il decano padre Ferrino così su due piedi e quindi tentenna, cincischia e non riesce a instaurare un dialogo sullo scetticismo del vecchio parroco, in ogni caso sempre molto poco loquace.
Fatto sta che in breve tempo tornano tutti: Fra Fausto dalla confessione con Gualdo.. Bastiano, Ettore e Cosimiro insieme a quella pia donna di Maria.
Comincia la cena, molto frugale e ricca di discorsi teologici e sui motivi che hanno portato a Nardò i nostri.. fino a che Maria non ha uno dei suoi momenti di fede, di contatto diretto con il patrono Santo Paolo.. e così tende la sua mano tremula fino a sfiorare la spalla del vicino Ettore, mormorando “ Ecco, Santo Paolo ti ha guarito..” ed il Zonzini, scettico Cacciatore, inizialmente cerca quasi di allontanare in modo energico la donna… ma poi si tocca la spalla, leggermente ferita durante il viaggio e inizia a guardare sbigottito i suoi compagni… effettivamente pare che si senta meglio.. ed è piuttosto confuso su quanto accaduto.. incerto su cosa sia successo.. ma non più sicuro del fatto che la donna sia un’emerita cialtrona.. ed in effetti questo accadimento viene interpretato e commentato da tutti i presenti..
Cosimiro grida all’ennesimo miracolo così come Don Gualdo.. Ferrino annuisce in silenzio.. Bastiano inizia a porre il dubbio che la donna sia veramente una guaritrice.. e si interroga su eclatanti casi dibattuti da sempre dalla chiesa, come Giovanna d’Arco.. o Bernadette di Lourdes… chissà.. Ettore continua a massaggiarsi la spalla e a dire che si sente meglio mentre Fra Fausto e il Templare Benigno sembrano rimanere piuttosto scettici.
In ogni caso la cena si conclude, il gruppo non carpisce nessuna informazione sul gesuita scomparso e la sua equipe e i tre religiosi e Maria si ritirano a pregare per la grazia appena ricevuta.
Poi mentre Fausto parla con alcuni Excubitores presenti e Bastiano riaccompagna a casa la giovane Maria, Benigno insiste con Don Ferrino, offrendosi di accompagnare il malfermo prete nella sua stanza; in questa occasione il templare riesce finalmente a dialogare col parroco.
Egli conferma velatamente il suo scetticismo.. un anno fa chiamò anche l’Inquisizione per indagare sulla carismatica Maria e i suoi miracoli… ma il messo inquisitore venne, interrogò e se ne andò molto in fretta, lasciando tutto come prima.. a poche settimane dopo giunse in paese padre Cosimiro, il quale sembrò subito favorire e incentivare gli episodi di fede, o suggestione collettiva, che si sviluppavano sempre di più intorno a quella ragazza che diceva di parlare con San Paolo.. una strana coincidenza, secondo Ferrino..
In ogni caso Benigno chiede al prete di fingersi indisposto, cosicchè l’indomani sarà Fausto il Gesuita a prendere il suo posto per celebrare la funzione, per cercare di osservare da vicino Cosimiro durante la sua famigerata predica.
Nella notte tutti dormono tranquilli.. tranne proprio il Gesuita toscano, tormentato da visioni oscure, incubi vecchi e nuovi…
Alla mattina ci si prepara subito per la consueta e sentita messa, alla quale partecipa la quasi totalità di Nardò.
Fausto è dietro l’altare al fianco di Cosimiro e Gualdo, la gente si accalca per i primi posti, dove siede ovviamente Padre Bastiano; Ettore si aggira in fondo alla chiesa mentre Benigno sceglie di stare a gironzolare fuori per vedere se proprio tutti sono alla messa o qualcuno se la risparmia…
A parte qualche intoppo dovuto alla apparentemente insolita caduta a terra di un pesantissimo candelabro in metallo, si arriva alla agognata predica di Cosimiro: si parla di vera fede, di nuovi giusti, di fratellanza, comunione.. ma anche di impostori che siedono sui troni del potere della Chiesa e di Morti che non devono essere temuti dai giusti ma solo dagli empi…
La folla acclama ogni sua parola.. ma poi si alza in piedi Maria e con voce stridula, quasi innaturale, inizia una delle sue comunioni con San Paolo.. alle prime parole sia Bastiano sia soprattutto Fausto restano come impietriti dal terrore, forse vittime della tensione palpabile oppure di un delirio collettivo..
La giovane dice di essere San Paolo.. egli sta per giungere sulla terra.. e sarà benevolo con le persone pure di cuore... ma con le persone empie di peccati si dimostrerà come un terribile, vendicativo, distruttore… Santo Paolo non perdona…
Poi cade a terra e poco dopo si riprende, confusa…
La folla ora si spreca in grida di pentimento, miste a gioia.. una fervida fede mistica, preghiere e rosari collettivi di ringraziamento al santo e a Maria… tutta normale amministrazione qui a Nardò.
Nel frattempo Benigno si imbatte in uno dei pochi non presenti alla funzione, tale Renato Piscopo, un allevatore di polli che abita ai margini del paese.
Costui è palesemente una persona dal precario equilibrio mentale.. ossessionato dalle sue “belve”.. i gatti che gli divorano i polli di notte.. ma nella sua follia menziona alcuni rumori notturni provenienti dalle cantine.. dettaglio che non sfugge a Benigno… il quale pensa bene di andare ad esaminare la cripta del cimitero, ora adibita ad archivio di documentazione amministrativa e catastale, per cercare qualche riferimento a documentazione utile sui principali edifici cittadini.
Anche gli altri tre, dopo il trauma della funzione e di Maria, escono all’aperto e girovagano per Nardò.
Fausto va al forno, dove colloquia con la coppia che lo gestisce, altri due fanatici di Maria, miracoli, San Paolo, ecc. e nota che con loro c’è un povero derelitto, un uomo con un grave handicap, probabilmente un pesante ritardo mentale… la coppia lo tiene, definendolo una “povera pecorella smarrita”, da pochi mesi trovato alle porte del paese e qui accolto come un fratello…
Padre Bastiano invece nota che tra il paese e la montagna è presente una zona annerita del terreno, probabile sede di fuochi per bruciare sterpaglie, immondizia, Morti.. o anche Vivi.
Alla cripta Benigno riesce, in un paio d’ore di estenuante studio, a fare una curiosa scoperta: tra la 1° e la 2° guerra in paese vennero costruiti tutta una serie di tunnel e cunicoli sotterranei per motivi di sicurezza, una sorta di vera e propria città sotterranea.
Il templare preleva il faldone di documentazione e lo porta con se alla locanda, dove tutti, verso sera si ritrovano.
Qui si discute a lungo sulle varie informazioni..
Anche in questa indagine i nostri iniziano a sospettare che sia in atto una branca della Santa Inquisizione molto probabilmente corrotta... anche se Padre Bastiano sembra, ovviamente, dubbioso al riguardo..
Si rimembrano inoltre molte delle precedenti missioni, affidate al gruppo dagli alti prelati un po’ in tutto il Sanctum Imperium e oltre..
E si conviene che in effetti, al di la delle missioni più o meno dichiarate e o sbandierate, in fondo a loro sono sempre passati per le mani libri antichi, potenti, oscuri e proibiti.. poi sempre consegnati alle competenti autorità ecclesiastiche.. e quindi persi di vista.
Dal manoscritto del folle inquisitore Eymich, scritto con l’alchimista greco Lopulayos.. alla “Pseudomonarchia dei Demoni” della setta demonolatra attiva fra Firenze e Ravenna… al memoriale della “Saponificatrice di Correggio”, Leonarda Pansardi, con le sue ricette blasfeme a base di sangue umano, tratte dal “Gatto Pazzo”, folle libro di pozioni scritto in francese.. fino al recente “spartito rituale” austriaco, tanto agognato dalla diabolica Mano del conte Walbert di Castel Wagrain, per altro mai rinvenuto...
Che siano forse tutti collegati in qualche oscuro modo fra loro..? Oppure che ce ne siano altri sulla strada del gruppo..? E per quale motivo..? Mah…
In ogni caso i nostri esaminano anche congiuntamente i documenti della cripta: dopo un’altra lunga ora di studio i nostri riescono a mettere insieme mappe e documenti che, seppur incompleti, sembrano descrivere con chiarezza tre ingressi ai tunnel sotterranei: uno nella chiesa, uno da un accesso poco fuori Nardò e uno da una botola nella cantina di una casa vicino alle porte del paese.
Da qui proseguiranno probabilmente le loro nuove ricerche…

Il Ballo di San Vito


Salsicce fegatini
viscere alla brace
e fiaccole danzanti
lamelle dondolanti
sul dorso della chiesa fiammeggiante

vino, bancarelle
terra arsa e rossa
terra di sud, terra di sud
terra di confine
terra di dove finisce la terra

e il continente se ne infischia
e non il vento
e il continente se ne infischia e non il vento
Mustafà viene di Affrica
e qui soffia il vento d'Affrica
e ci dice tenetemi fermo
e ci dice tenetemi fermo

ho il ballo di S. Vito e non mi passa
ho il ballo di S. Vito e non mi passa

La desolazione che era neela ser
s'è soffiata via col vento
s'è soffiata via col rhum
s'è soffiata via da dove era ammorsata
Vecchi e giovani pizzicati
vecchie e giovani pizzicati
dalla taranta, dalla taranta
dalla tarantolata
cerchio che chiude, cerchio che apre
cerchio che stringe, cerchio che spinge
cerchio che abbraccia e poi ti scaccia

ho il ballo di S. Vito e non mi passa
ho il ballo di S. Vito e non mi passa

dentro il cerchio del voodoo mi scaravento
e lì vedo che la vita è quel momento
scaccia, scaccia satanassa
scaccia il diavolo che ti passa
scaccia il male che ci ho dentro o non stò fermo
scaccia il male che ci ho dentro o non stò fermo

A noi due balliam la danza delle spade
fino alla squarcio rosso d'alba
nessuno che m'aspetta, nessuno che m'aspetta
nessuno che mi aspetta o mi sospetta

Il cerusico ci ha gli occhi ribaltati
il curato non se ne cura
il ragioniere non ragiona
Santo Paolo non perdona

ho il ballo di s. Vito e non mi passa
ho il ballo di S. Vito e non mi passa

Questo è il male che mi porto da
trent'anni addosso
fermo non so stare in nessun posto
rotola rotola rotola il masso
rotola addosso, rotola in basso
e il muschio non si cresce sopra il sasso
e il muschio non si cresce sopra il sasso

scaccia scaccia satanassa
scaccia il diavolo che ti passa
le nocche si consumano
ecco iniziano i tremmori
della taranta, della taranta
della tarantolata...



(Vinicio Capossela, Il Ballo di San Vito)

giovedì 8 marzo 2012

Miracoli

I segni della fede a Nardò


A Galatina i nostri iniziano la prima fase delle loro indagini, con domande sul vicino paese di Nardò, sul fenomeno del Tarantismo e su Padre Cosimiro, rivolte principalmente al locandiere ma anche al locale padre semplice, Don Spalletti, col quale dialoga privatamente l’Inquisitore Bastiano.
Lasciata trascorrere la nottata, il gruppo, poco dopo l’alba, lascia la camionetta in paese, noleggia un umile carretto con cavalli e parte in direzione Nardò: il viaggio è come sempre molto scomodo ma almeno non troppo lungo e in un paio d’ore sono a destinazione.
Qui scorgono subito le tipiche casette di pietra bianca, un’alta mura di cinta, il campanile di una chiesa e un vicino e desueto cimitero; ed è proprio da questo luogo che decidono di iniziare a dare un’occhiata.
Il cimitero è in totale, ovvio, stato di abbandono e incuria, poche lapidi malmesse, erbacce e croci torte, oltre ad una piccola cripta in muratura, ora adibita a deposito di scartoffie e documenti risalenti a prima del Giorno del Giudizio, vetuste carte dell’amministrazione comunale, planimetrie catastali ingiallite, ecc.
Alla vicina unica porta di accesso vengono accolti da tale Enzo, portavoce degli Excubitores, il quale è sorpreso e orgoglioso di ricevere Templari e Inquisitori di rango nel suo paesino della più sperduta provincia pugliese e si prodiga nel fornire loro una presentazione di Nardò.
Segnala la chiesa nella piazza centrale, la Chiesa dell’Angelo di Giustizia, dove risiedono i due padri, il semplice, l’anziano decano Don Ferrino e il castigatore, Don Gualdo; poi la presenza della sua caserma Excubitores, un ottimo forno, una umile locanda ma anche e soprattutto la presenza di un grande e fervente predicatore che risiede in paese, il Padre francescano Cosimiro e dei grandi miracoli e prodigi di veggenza che la giovane Maria, una tarantata, dimostra ormai quotidianamente a tutti i paesani e forestieri
E così i nostri iniziano a muoversi per il paese, dividendosi e facendo esperienze e domande in giro.
Fausto e Bastiano vedono “l’umile dimora” di Cosimiro, in pratica l’ex municipio, sorvegliata da un Excubitores; Ettore e Benigno vanno in locanda e chiedono varie opinioni sulle manifestazioni di fede quasi miracolose palesate in loco, su Maria, ottenendo consensi e acclamazioni ferventi e venendo a sapere che ogni mattina Cosimiro celebra una messa dove, oltre alle sue convincenti prediche, si presenta anche la giovane tarantata, la quale spesso entra in comunione con San Paolo stesso e vi dialoga, o almeno così si dice…
Nel frattempo Bastiano e Fra Fausto si recano presso la Chiesa nella piazza centrale, dove notano che l’edificio è decorato con molteplici icone di santi, in particolare San Paolo e che fuori ci sono alcune donne che pregano inginocchiate sulla nuda terra e snocciolano rosari… come umile prova di fede e penitenza; qui dialogano coi due padri, Gualdo e Ferrino ma, mentre il castigatore appare felice e convinto dei miracoli e della fede che abbondano a Nardò, anche attraverso i riti della Taranta e le invocazioni a San Paolo, il decano Ferrino appare leggermente più scettico.. o forse solo molto più vecchio, malconcio e meno incline a discutere coi forestieri... in ogni caso Fausto combina un invito a cena per la sera, per approfondire i temi trattati anche alla presenza di Cosimiro.
Fuori dalla chiesa, mentre Fausto si genuflette in un lungo momento di preghiera, Bastiano ha modo di incontrare il francescano insieme alla famigerata Maria, oltre ad altre persone intente in atti di devozione; la giovane tarantata punta subito l’Inquisitore e mentre si inchina per baciargli le mani ha un fremito e un sussulto.. cade preda di una delle sue mistiche visioni.. trema .. e poi, come in trance, inizia a sussurrare che San Paolo le ha parlato e le ha detto che la madre di Bastiano è in cielo, nella grazia di Dio e che veglia sempre sul figlio Bastiano e lo ama… poi la giovane donna cade a terra e poco dopo si riprende.
La gente intorno si segna, prega e grida all’ennesimo miracolo di Maria.. l’ennesimo dialogo con Santo Paolo… la grazia, la fede, ecc. e Frate Cosimiro consiglia a tutti i popolani di vedere, credere e pregare.
Dal canto suo Bastiano, seppur colpito dalle parole inaspettate della donna e pur benedicendola magnanimamente di fronte a tutti, in cuor suo nutre seri dubbi e sospetti sull’effettiva veridicità miracolosa o presunta tale di quanto accaduto.
Si arriva quindi alla sera, alla cena e qui il gruppo vorrebbe approfondire alcune teorie con il poco loquace ma più scettico Don Ferrino, quindi Fra Fausto impegna Don Gualdo in una inconfutabile richiesta di confessione mentre Ettore e Bastiano riescono a fatica a tenere a bada il carismatico e quasi logorroico Cosimiro e a distrarlo un minimo, così che Benigno abbia la fugace opportunità di poter scambiare 4 parole privatamente con l’anziano Padre semplice Ferrino…

mercoledì 22 febbraio 2012

Tarantati

(e così, archiviato il leggendario “Nevone del 2012” che si è abbattuto anche sulla nostra riviera, siamo finalmente tornati a giocare…)


La "Taranta"

Il gruppo pensa bene di archiviare (o così almeno crede…) il caso della diabolica Mano, andandosene dal Reich, dall’Austria, da Castel Wagrain e dai suoi oscuri avvenimenti, dopo una nottata passata tranquillamente, o quasi.. visto che Fra Fausto lamenta ancora incubi e visioni notturne che riguardano la malevola entità a 5 dita, forse ora giunta misteriosamente in quel di Parigi, o almeno così sembra…
Come già detto, invece, la versione ufficiale della Gestapo sarà tendente a limitare la parte palesemente sovrannaturale della questione per favorire i riferimenti più concreti, un ladro particolarmente brutale, omicida e senza scrupoli… tutto molto più semplice da spiegare, in fondo.
Anche se, dopo tutto, l’impressione nei cuori e nelle anime di ognuno dei nostri è che la faccenda della Mano sia ben lungi dall’essere chiusa e archiviata con successo… ma tant’è.
E così, fra ripensamenti e dubbi di ogni tipo, il gruppo torna lentamente verso casa, nel Sanctum Imperium, in romagna, a Rimini.
Qui, come spesso avviene, le cose non sono poi tanto diverse dal solito, con il Vescovo Valentini, il Magister Pasolini e il Maestro templare Morandi a tirare le fila di una città di provincia.
Trascorrono diverse settimane, durante le quali il gruppo impegna il tempo come meglio crede, diviso fra i rispettivi ordini religiosi, addestramenti più o meno riusciti, furiose preghiere, ecc.
Degno di nota è poi l’addio al gruppo di Fratello Michele da Bracciano: il templare infatti, causa ordini superiori (o almeno questa è stata la sua breve spiegazione…) è in partenza per la Piccola Italia, diretto alla Rocca Templare di Avignone… e quindi per un tempo lungo e imprecisato le loro strade reciproche si separeranno.
Ma non tarda ad arrivare il momento di una nuova chiamata: il Vescovo infatti riceve i nostri per l’ennesima volta.
Il Valentini è felice di annunciare che le loro gesta, nel bene e nel male, sono ormai famose in tutto l’Imperium e si vocifera che i giornali le abbiano dettagliatamente descritte anche in quel della Città Eterna, Roma; anzi, pare che lo stesso Pontefice Massimo ne sia stato colpito positivamente…
Del resto ormai Padre Bastiano l’Inquisitore è una figura stimata e temuta in lungo e in largo… lui e i suoi validi “sottoposti”… forse qualche templare avrebbe qualcosa da obiettare al riguardo.. ma del resto il fatto che la stampa sia leggerissimamente condizionata ormai è cosa nota e risaputa…
In ogni caso la nuova impresa che i nostri si dovranno sobbarcare li porterà in terra di Puglia: qui infatti il reverendissimo Cardinale Benedetto Ducci, a Bari, li attende per una perigliosa indagine, della quale vorrà parlare di persona ai nostri, una volta giunti sul posto.
Quindi si parte nuovamente, in questa metà di Febbraio di fine anni ’50, in direzione Bari, via treno.
Il viaggio pare essere infinito, ma almeno è tranquillo.
A Bari, si recano subito a colloquio col porporato: il cardinale Ducci li accoglie e spiega loro l’incarico.
Dovranno recarsi fra i paesini di Galatina e Nardò, alla ricerca di una precedente squadra di uomini che il Ducci aveva inviato e che non ha più fatto ritorno.
La squadra era capeggiata da tale Padre Vito da Molfetta, un Gesuita e la sua equipe. Egli doveva indagare su certi strani esorcismi, anche quesi folkloristici, perpetrati all’ombra del mito della “Taranta”, il ragno che ottenebra anima e corpo… e per i quali erano giunte strane voci al cardinale di Bari, voci che parlavano di riti pagani, da estirpare.. di uno strano frate francescano a Nardò, tale frate Cosimiro, il quale forse li favoriva.. o almeno tutto ciò meritava di essere opportunamente documentato e poi valutato attentamente dalla diocesi barese, in attesa di agire in qualche modo per porre rimedio.
Ma Padre Vito e i suoi non hanno più fatto ritorno… o almeno.. a Bari è arrivato solo un pacco contenente del materiale: una lettera del gesuita, un diario, fotografie e una bobina video con le riprese degli esorcismi…
Il gruppo visiona accuratamente tutta la documentazione, ricca di immagini forti relative a vari episodi di tarantismo e di tarantati in azione… e si scambia varie opinioni al riguardo; poi, ottenuto un furgone dalla diocesi, parte per Galatina, destinazione “Cavallino Bianco”, ostello dove Padre Vito alloggiava, per le prime domande del caso.
Il viaggio verso la piccola cittadina pugliese è un vero e proprio inferno: strada dissestata, buche, Morti, Ettore che guida in maniera pessima ed esce persino di strada, bucando una gomma, ferendosi e danneggiando tutto e tutti… un disastro.
I nostri sono quindi anche costretti a passare una notte a metà strada in una casa segnata dalla croce bianca lasciata dai templari, segno che il luogo è (o era…) sicuro.
L’indomani, verso il tardo pomeriggio, finalmente giungono a Galatina e senza tanti convenevoli, fanno il loro ingresso oltre la palizzata che protegge la città; qui iniziano a scambiare qualche domanda agli abitanti, stupiti di vedere fra gli altri un Templare Adepto e un Frate Inquisitore insieme nel loro paesino sperduto…
Galatina è governata da un Padre semplice, tale Don Antonio, coadiuvato da un manipolo di Excubitores e da qualche volenteroso cittadino; il “Cavallino Bianco”, per la verità un ex cinema, è l’unico, spartano ostello del paese e i nostri iniziano proprio da li le loro indagini…

Alcune delle immagini e delle riprese fatte dall'equipe di Padre Vito da Molfetta




giovedì 26 gennaio 2012

Applausi per Fausto


Questa funesta nottata a Castel Wagrain sembra davvero non finire mai: dopo che tutti sono tornati a “dormire” (se così si può dire, vista la situazione..), verso le 4 di notte, si ode nuovamente musica ovunque.
Tutti si svegliano e pensano al peggio, associando le note dell’organo ad una nuova morte annunciata; mentre Bastiano e gli uomini della Gestapo corrono verso la stanza del grammofono, Michele si accorge che Fausto non è in camera (e Benigno, seppur di guardia nel corridoio, all’adiacente stanza del Vescovo, non l’ha assolutamente visto uscire…) Ettore è il primo a giungere alla stanza dell’organo.
Qui è allestito uno spettacolo inquietante: Fausto, come in trance, fuori di se, sta suonando l’organo (pur non essendovi capace, in teoria…), producendo una melodia insolita, complessa e dalle sonorità oscure… intorno a lui stanno applaudendo una dozzina di mani mozzate, compiaciute evidentemente della musica da lui proposta… Applausi, applausi per Fausto…
Ettore è sbigottito e dopo aver constatato che il compagno non reagisce a richiami vocali, decide di sparare un colpo di doppietta ad un gruppetto di mani, disintegrandole all’istante; in quel mentre giungono sul posto anche Fratello Michele e Benigno, i quali scuotono Fausto e lo trascinano a forza lontano dall’organo, interrompendo così il “suo concerto”…
Al che, le mani rimaste denotano una certa disapprovazione e tentano di stringere le caviglie dei presenti, adirate, i quali, in tutta risposta, invece le fanno a pezzi.
Smembrata l’ultima mano Fausto, repentinamente, torna in se, riprendendo conoscenza… anche se ricorda solo in maniera confusa quanto successogli: in ogni caso il Gesuita può supporre che la Mano del conte Walbert, entità malvagia senziente, si stesse adoperando, possedendolo, per fargli suonare una sorta di rituale musicale, forse lo stesso che suonò il defunto conte un anno fa… anzi, già da almeno 24 ore, Fausto sentiva nella sua mente la Mano che lo chiamava.. inoltre egli suppone che questa entità abbia poteri e possibilità molto simili, per pericolosità, a quelli che potrebbe mettere in atto un Mortuus Diabolicus…
L’unica nota positiva è che forse, grazie all’intervento dei templari e di Ettore, il rituale è stato interrotto.. e infatti questa volta, fra l’altro, non si è rilevato nessun omicidio fra i presenti.
Successivamente, all’albeggiare, nessuno ha più voglia di dormire (anche perche Fausto pensa che la diabolica Mano, causa interruzione del rito, sia ormai di molto adirata con tutti…); i nostri, insieme alla cooperazione Gestapo, si adoperano per perquisire nuovamente alcune stanze del castello, compresa la stanza degli oggetti dell’asta e la camera della contessa Rose Engl, senza però rinvenire niente di interessante.
In ogni caso Fausto nota che nella stanza dell’organo, coperta da una mano di vernice bianca delle pareti, vi è una piccola grata metallica basculante: dopo ulteriori ispezioni e ipotesi se ne deduce che il castello, a insaputa anche degli attuali proprietari, è dotato di una vecchia rete di comunicazione vocale, costituita da piccole tubazioni che sfociano quasi in ogni stanza… ed è per questo che ogni volta che partiva una musica sembrava che la stessa si propagasse ovunque nell’edificio.
Il gesuita, accostando l’orecchio alle tubazioni riesce a sentire, in lontananza, rumori come di piccoli passi.. forse un topo.. o molto probabilmente la Mano… e quindi si spiegano ora tutte le sue possibili apparizioni improvvise nelle stanze delle vittime.
I nostri quindi continuano a rifiutare il sonno e ad ipotizzare soluzioni e o complesse spiegazioni per giustificare l’operato della diabolica entità di Castel Wagrain…
Nel dubbio murano alcune delle grate dei condotti, distruggono l’organo, rendono inutilizzabile il grammofono e dispongono che tutti i presenti dormano riuniti in un’unica stanza, sorvegliati dalla Gestapo; di prima mattina, mentre Bastiano rimane al castello a vegliare sul sempre più intimorito Vescovo Bartoli, Michele, Benigno, Fausto ed Ettore decidono di uscire e di andare nuovamente a perlustrare la cripta degli Engl ed in particolare la tomba di Trina, la moglie del conte, la cui morte pare aver scatenato tutti gli studi occulti di Walbert che infine hanno generato, in qualche modo blasfemo imprecisato, la diabolica Mano.
La cripta è come il gruppo l’aveva lasciata, nulla di più e nulla di meno… ma mentre tutti perlustrano, Ettore scruta l’orizzonte col suo binocolo e nota una cosa strana: nota, di sfuggita, un polverone bianco provenire in prossimità del castello…
Al che, anche perché la ricerca è stata infruttuosa, tutti tornano in fretta al maniero: qui vedono subito, nel cortile, i segni evidenti dei pneumatici della camionetta della Gestapo, che pare non essere più presente…
Inoltre, all’interno, vedono che tutte le persone sono semi addormentate o in fase di risveglio… e uno degli ospiti, il collezionista d’arte Thiade Peters, non c’è più: pare essere fuggito con la camionetta e pare aver portato con se un quadro dell’asta, apparentemente di valore ma insignificante ai fini dell’indagine, o per lo meno, così sembrava…
A questo punto le ipotesi fioccano: la Gestapo, da sempre scettica sulla pista paranormale, è convinta che Peters sia, insieme al defunto cuoco Klausermann, il colpevole di tutti gli altri omicidi, in quanto a lui verrà attribuita la nomea di ladro d’arte spietato e senza scrupoli… ipotesi forse un tantino riduttiva, visti gli sviluppi…
I nostri invece sono convinti che la Mano abbia esercitato il suo potere per sedare tutti e possedere Peters, approfittando dell’occasione per fuggire da Wagrain, dirigersi chissà dove e con chissà quale oscuro scopo…
Infatti la giornata prosegue tranquilla, così come la nottata, senza musiche ne omicidi… riprova che la Mano diabolica forse se n’è andata veramente…
Il dubbio del gruppo ora è: che fare..? Tornare in patria..? Avvalorare la semplicistica ipotesi della Gestapo..? Proseguire in questa impresa..? Chissà cosa decideranno…

mercoledì 18 gennaio 2012

La Mano destra di Walbert


I nostri continuano la loro tragica permanenza forzata in quel di Castel Wagrain… giunge nuovamente l’ora di dormire e questa volta è Fratello Michele ad adoperarsi in perlustrazioni notturne nell’ala est, viste le frequenti insolite circostanze di cui il maniero sembra essere ormai sempre più pieno.
Verso le tre, si ode in tutto il castello una spettrale musica d’organo, probabilmente un componimento di Bach… la maggior parte degli ospiti si sveglia, fra i quali tra i primi vi è Bastiano, il quale si precipita verso la stanza al piano 2° dove c’è il grammofono; nel frattempo Michele, che stava perlustrando il piano interrato, si fionda verso la stanza al piano 1° dove invece sta l’organo.
Le stranezze pseudo paranormali proseguono in quanto da una parte Bastiano giunge nella stanza proprio quando la musica si interrompe; vede che il grammofono ha terminato il disco (di Bach) ed è quindi da li che proveniva la musica.. ma il vicino bacile d’argento è in condizioni raccapriccianti.. ricolmo di frattaglie umane e sangue.. con chiazze tutt’intorno…
Michele invece sfonda la porta e si ritrova, insieme ai sopraggiunti Benigno ed Ettore, in una stanza che se, solo un ora prima, quando Michele vi era passato in perlustrazione, conteneva soltanto l’organo, adesso invece ha appese al soffitto decine di sottili catenelle metalliche alle quali stanno appese altrettante mani mozzate, morte e frementi, che “accarezzano” le teste di chi entra nella stanza.
I nostri ne fanno a pezzi alcune, come istintiva reazione.. ma prima di poter ragionare su qualsiasi cosa il silenzio viene nuovamente squarciato da un urlo agghiacciante..
Questa volta proviene dalle stanze da letto degli ospiti, zona famiglia Kramer.
L’urlo è della signora Ingrid, la quale, andando a sincerarsi delle condizioni della figlia, ne ha invece rinvenuto il cadavere.
Dalila risulta morta, probabilmente, nota Ettore, con segni evidenti di strangolamento sul collo; inoltre rimane impressa a tutti l’espressione distorta del suo volto, contorto dal dolore e dalla paura in maniera quasi innaturale.
Frau Kramer, ovviamente, è sul punto di strozzare il giovane rampollo dei Kortig, già accusato in precedenza.. ma questi sembra realmente distrutto dalla morte della giovane.. e dichiara che i due anzi avevano segretamente una relazione amorosa, da mesi.. solo la presenza di Bastiano in ogni caso riesce a dividere i due, causa la furia della madre, ormai fuori controllo per il dolore…
La guardia dei Kramer, interrogata, dichiara di essere sempre rimasta sulla porta e di non aver udito nulla..
Il gruppo inizia ad avere sempre più certezze verso l’ipotesi di una malevola presenza sovrannaturale che agisca al di la della comune comprensione… e fra l'altro, tornando nella stanza delle mani appese, Ettore nota con disappunto che, rispetto a prima, una delle catenelle è vuota, come se la mano che vi era attaccata fosse, in qualche modo, sparita...
In ogni caso, la mattina seguente, ci sono novità: giungono a Wagrain la squadra d’ordine della Gestapo, la cosiddetta Feuerbrigade, insieme al medico degli Engl, il Dott. Max Berger.
Mentre il medico parla repentinamente col maggiordomo Robert e col permesso dell’ufficiale della Gestapo, Winfried Johann Adolf Schlöss, si reca subito a visitare la contessa Rose, gli uomini della Feuerbrigade richiamano tutti gli ospiti ad un colloquio iniziale, per impartire le nuove regole dettate dal loro coinvolgimento nelle indagini.
La Gestapo infatti è stupita, anche se già sapeva, di trovare veramente un Vescovo con la sua scorta e i suoi templari (e non manca di fare sottile ironia su questa insolita presenza…) in terra di Germania…
In ogni caso viene istituito una sorta di coprifuoco e viene ripristinato il divieto di lasciare il castello e di addentrasi nell’ala est; la squadra d’ordine, composta dall’ufficiale Schlöss e da altri tre elementi (i fratelli Katrina ed Hins Blond oltre a Gregory Krutter), tutti addestrati nel Reiche e ben armati, inizialmente passa molto tempo a interrogare separatamente tutte le persone presenti a Wagrain.. e il tempo passa…
Nel frattempo i nostri iniziano a nutrire sospetti sul cuoco degli Engl, tale Edmund Klausermann, un corpulento gigante di poche parole, ma visibilmente innervosito dalle sottili insinuazioni di Bastiano che gli fa perversamente intendere che lui sia il più indicato e abile nell’usare una mannaia per amputare delle mani, per esempio…
Si arriva di nuovo alla notte e scatta il coprifuoco: nessuno può gironzolare per l’edificio senza il permesso della Feuerbrigade; e così mentre Fratello Benigno si trova a piantonare la stanza del Vescovo, si odono chiaramente rumori di colluttazione provenire dal piano terra… poi grida e infine una raffica di mitra.
Al che tutti gli ospiti del castello escono sulle porte delle stanze, terrorizzati.. infine Schlöss convoca tutti di sotto, per aggiornarli sulla nuova tragedia appena avvenuta.
Durante una ronda notturna i suoi uomini hanno sentito dei rumori provenire dalla cucina.. li hanno trovato Klausermann in stato confusionale che si era appena amputato la mano sinistra con la sua mannaia.. e subito dopo li ha attaccati con follia, grondante sangue.. ovviamente è stato repentinamente crivellato di colpi e fatto a pezzi, riuscendo solo a ferire lievemente un membro della Gestapo…
Proprio quest’ultimo folle episodio, unito ai lunghi interrogatori che lo hanno portato a conoscenza di molti dettagli inquietanti, inducono quindi l’ufficiale Schlöss ad un ulteriore colloquio privato col Vescovo e il suo entourage: il tedesco viene a patti col gruppo, chiedendo, di fatto, una collaborazione in questa indagine, che, forse, si pensa essere più adatta ad esperti di occultismo italiani… vista la evidente fenomenologia paranormale in atto nel castello.
Infatti sia Schlöss sia i nostri hanno saputo, parlando rispettivamente con Robert Schweiz e con la contessa Rose, di quanto accaduto un anno fa, alla morte tragica del conte Walbert…
Il conte infatti pare essersi orrendamente suicidato in camera della figlia.. vi è arrivato grondante sangue e col viso stravolto… era privo della mano destra.. e nella sinistra brandiva un grosso coltello… sembrava quasi sul punto di uccidere Rose.. ma alla fine si è tolto la vita… la cosa inquietante che a fatica Rose sembra ricordare è l’immagine della Mano.. una mano che si spostava accanto a Walbert.. la mano destra di suo padre che, dopo il suicidio, si allontana dal cadavere del conte.. o almeno questo è quello che forse la mente provata di Rose Engl sembra aver visto o ricordato.. o forse solo sognato.. scossa per il suicidio del padre…
E quindi il gruppo si prepara per proseguire le indagini e le ricerche… e verificare queste nuove, folli e diaboliche ipotesi…

mercoledì 11 gennaio 2012

Mani


L ’ indomani, nella grande sala della colazione, sono tutti presenti… tranne la contessa Rose, indisposta e stremata dalla scomparsa di Jolàn… Dalia, chiusa a chiave in camera sua dopo l’aggressione e con Frau Ingrid Kramer che la sorveglia costantemente.
I nostri sentono di sfuggita che gli ospiti parlano di varie ipotesi per quanto accaduto la sera prima.. si vocifera dell’imminente arrivo della Gestapo ad indagare.. e si nomina diverse volte il nome di un certo Berger..
A questo punto, mentre Bastiano resta a vegliare sul Vescovo, gli altri agiscono.
Benigno, Michele ed Ettore decidono di dare un’occhiata alla cripta della famiglia Engl, sita nell’immenso parco del castello; Fra Fausto invece si prodiga nell’affiancarsi nuovamente al maggiordomo Robert e ai suoi domestici per un’ultima ricerca di Jolàn nell’ala est.
Durante la ricerca Fausto ritrova un importante oggetto, sin ora sfuggito all’attenzione di tutti: al piano 2°, nella stanza padronale, viene rinvenuto il diario personale di Walbert Engl, il defunto padre di Rose.
Ma mentre Fausto inizia a leggere il manoscritto si sente un urlo proveniente dal piano sottostante: tutti accorrono: in una stanza dell’ala est due domestici hanno malauguratamente trovato Jolàn, ormai Morta e bramosa di carne viva… inizia uno scontro e la morta morsica fatalmente alla gola uno dei camerieri, male armato e poco avvezzo ai faccia a faccia con i Morti…
Bastiano, sopraggiunto, spara alcuni colpi con la sua Beretta ma non va a bersaglio… Fausto tenta di rendersi utile con la sua accetta… per fortuna accorrono dal piano di sotto alcune delle guardie armate degli ospiti e riescono facilmente a fare a pezzi sia Jolàn sia il cameriere appena caduto vittima…in ogni caso l’aver trovato la povera Jolàn in questo orribile stato ha scioccato non poco tutti i presenti, in particolare Robert.. che è preoccupato anche di dover informare la già affaticata Rose anche di questa nuova sventura.. il Maggiordomo dichiara infatti con preoccupazione che è anche stato chiamato a Wagrain il medico di famiglia degli Engl, Max Berger, per una visita di controllo a Rose…
Nel frattempo i due templari e il cacciatore giungono alla cripta: fuori imperversa sempre la nevicata dei giorni scorsi e si odono strani rumori intorno, forse frutto più dell’immaginazione che della ragione…
La cripta si presenta buia, sporca e maleodorante.. carne marcia.. un brutto segno.. vi sono al piano terreno una decina di tombini funebri.. e una scala a chiocciola che scende di sotto.
Qui l’odore di putrefazione è maggiore.. vi sono molte iscrizioni e decorazioni che segnalano che questa è la tomba di una certa Trina Engl, morta nel 1942.. la moglie di Walbert, madre di Rose…
Al centro della piccola cripta personale sta un grosso sarcofago.. ai piedi del quale giacciono i resti marci e frementi di Trina, risvegliatasi molti anni prima… ma ormai poco più che un ammasso di putredine.. i templari la fanno subito a pezzi.. e poi tornano a Castel Wagrain.
Intanto al castello, dopo l’episodio della Morta Jolàn, Fra Fausto esamina accuratamente il diario rinvenuto: si scoprono così molte informazioni.. Walbert aveva ottenuto conoscenze occulte e arcane.. interagendo con un occultista italiano.. con un Rabbino a Praga.. custodendo blasfemi tomi e pergamene..e infine ottenendone uno spartito per organo.. la cui musica complessa e misteriosa sarebbe stata in grado di far tornare in vita i morti.. almeno secondo i deliri di Walbert… in ogni caso Fausto e Bastiano tentano invano di ricercare qualche riferimento a quanto scoperto… interpellando anche il banditore Karl Schnaider, senza troppa fortuna…
In particolare Fausto trova molti spartiti per organo nella stanza del piano primo…ma nessuno di questi sembra poter essere lo spartito rituale citato nel diario…
Il gruppo quindi si riunisce e si scambia le info reciprocamente…
Fausto e Benigno interrogano garbatamente gli ospiti sugli spartiti musicali.. vengono a sapere i loro contenuti, per lo più popolari e temi amorosi, da Ismund Kortig, appassionato musicista… ma non sembrano arrivare ad una conclusione certa…
Fratello Benigno decide poi insieme a Ettore e Michele, di setacciare, per sicurezza, ogni zona ancora inesplorata del castello, come ad esempio, le due torri esterne… e l’intero piano interrato, in gran parte abbandonato e in disuso…
Il maggiordomo Robert accompagna il templare ad esplorare… e in una stanza sporca buia e abbandonata del piano sotterraneo, Benigno vede che su un letto sobbalza freneticamente un lenzuolo… come tanti piccoli sobbalzi diffusi.. il templare, preoccupato, decide di fare fagotto per intrappolare le eventuali creature… ma maldestramente rovescia il lenzuolo e si ritrova attorniato da una dozzina di mani mozzate…
Mani Morte e frementi…
Benigno, con grande sangue freddo, riesce a farle a pezzi senza difficoltà, nonostante l’orrore…
Il mistero si infittisce.. strane forze sembrano essere presenti a Castel Wagrain..
E i nostri iniziano a pensare alle più strane congetture, tentando di arrivare ad una risposta.. iniziando a sospettare di tutto e tutti, anche e soprattutto del gatto Otto…

mercoledì 4 gennaio 2012

Strani avvenimenti

Il castello della famiglia Engl, Castel Wagrain

Dopo il pranzo, ognuno occupa il tempo di attesa come vuole, ma nessuno esce dal castello in quanto verso le 16 riprende a scendere copiosamente la neve.. mentre alle 17 si ricomincia con la seconda sessione dell’asta.
Ancora vengono battuti oggetti di indubbio valore economico (gioielli, mobili, quadri, ecc.) ma di scarso interesse per il gruppo, alla ricerca di qualche elemento per lo meno blasfemo.
Alle 19 termina la sessione e si annuncia la cena per le 20: durante il desinare Fra Fausto nota che la contessa Engl stranamente non è servita dalla sua domestica personale, Jolàn Duchy, ma a turno dagli altri camerieri presenti.
Alla domanda diretta relativa a questa strana assenza il maggiordomo Robert Schweiz minimizza, adducendo banali motivi di salute della giovane ungherese…
Nel frattempo passano le ore e i nostri iniziano a chiedersi cosa abbia spinto le spie teutoniche a segnalare con apprensione lo svolgimento di quell’asta che, sin ora, si dimostra piuttosto noiosa e priva di minacce.
L’indomani, il terzo giorno di permanenza in territorio austriaco, ricomincia la solita routine: sveglia, colazione e alle 10 inizio della sessione mattutina dell’asta.
Fausto però, fra un’orazione e l’altra, riesce a carpire un teso dialogo fra la contessa Rose Engl e il banditore Karl Schnaider: il toscano capisce solo la parte finale del loro discorso ma pare che Karl fosse molto preoccupato per qualche motivo riguardante Rose e che lei invece lo pregasse di non preoccuparsi e di iniziare l’asta come se nulla fosse.
E così è, parte la sessione mattutina, si battono oggetti di valore, ecc.
Dopo l’asta, Fausto però si accorge che Frau Ingrid Kramer sembra visibilmente molto angosciata, come goffamente alla ricerca di qualcosa in giro per la stanza.
Inoltre pare evidente che il maggiordomo stia organizzando i domestici per qualche compito inatteso…
Il gruppo, facendo domande, viene quindi a sapere dal maggiordomo, con richiesta di massima discrezione, per non allarmare gli altri ospiti di Castel Wagrain, che purtroppo Jolàn risulta essere scomparsa dalla sera precedente; i nostri quindi si rendono disponibili a partecipare, insieme ai domestici, alle ricerche della ragazza, perlustrando anche le zone diroccate e proibite del maniero.
Nel frattempo Fratello Benigno interagisce con Frau Kramer: la donna si confida con la figura del templare.. nonostante le apparenze lei è una fervente cattolica e il suo dramma è la perdita del rosario, che custodiva segretamente, incurante dei rischi che ciò comporta sotto il regime del IV Reich.
Benigno quindi si impegna a recuperare l’oggetto, credendo anche che sia probabilmente stato rubato da qualcuno dei presenti e nel frattempo consegna il suo rosario a Ingrid, la quale è commossa dal bel gesto del templare.
Intanto le ricerche di Jolàn danno esito negativo ma non senza rilevare qualche elemento per lo meno sospetto.
Bastiano, ovunque indirizzi le sue ricerche, pare trovarsi di fronte il gatto Otto...
Ettore invece rinviene alcuni elementi che inspiegabilmente spiccano in un ambiente abbandonato, dove quindi ogni cosa dovrebbe essere sporca e coperta di polvere.
In una stanza al piano primo, ala est, Ettore si accorge della presenza di un grande organo, perfettamente pulito e funzionante oltre a molte tracce di passi sul pavimento; mentre nella stanza padronale al 2° piano è presente un grammofono pulito e carico, un bacile in argento ben lucidato e molte piccole tracce sulla polvere dei mobili e del pavimento, riconducibili, secondo il domestico, forse a topi o altri piccoli animali.
La contessa Rose, alla quale poi viene cortesemente fatta notare la presenza insolita di questi oggetti, spiega la questione dicendo che erano oggetti appartenuti a suo padre, il conte Walbert, morto un anno fa.. una ferita per lei ancora aperta, della quale preferisce non discutere.
Rose però non sa spiegarsi perché gli oggetti siano puliti e funzionanti, visto che la zona del castello è vietata e chiusa a chiave… e nemmeno il maggiordomo riesce a capire il perché di questa cosa, fra l’altro custodendo lui le chiavi delle porte nella sua stanza.. ma entrambi non hanno sospetti sul personale del castello.
In ogni caso Rose comunica ai nostri che ha deciso di chiamare quanto prima una squadra d’ordine della Gestapo, per denunciare la scomparsa della sua cameriera Jolàn; inoltre viene sospesa pubblicamente l’asta, adducendo motivi privati della famiglia Engl, per non allarmare gli ospiti, tanto più che, vista la bufera di neve, nessuno potrà andarsene dal castello ancora per un po’.
Si giunge così alla notte..
Fausto decide di alzarsi e appostarsi nella stanza al piano primo dove è presente l’organo..
Ma verso le 3 un urlo inquietante desta dal sonno mezzo castello: proviene dalla camera di Dalila Kramer.
I nostri vi si precipitano e trovano già sul posto la madre Ingrid e la loro guardia armata.
Dalila è sconvolta e piange a dirotto mentre Frau Kramer grida allo scandalo, accusando che la figlia ha subito molestie sessuali.. forse da parte del giovane rampollo della famiglia Kortig, Hirnich. Ma la guardia giura che ha sempre sorvegliato la porta e non ha visto entrare anima viva…
Dalila invece continua a sostenere che si è sentita palpeggiata dappertutto.. e ha ben impresso nella mente il ricordo di una mano.. che la toccava orribilmente sul volto e sul corpo…

Dalila Kramer

Otto, il gatto della Famiglia Engl

giovedì 15 dicembre 2011

Castel Wagrain

Rose Engl, contessa di Castel Wagrain

I nostri giungono, verso metà pomeriggio, in territorio straniero e precisamente alla stazione ferroviaria del Borgo di Bischofshofen, non lontano da Salisburgo, in territorio austriaco, nel cuore del IV Reich.
Questa è la loro ultima fermata; da qui in poi, per raggiungere la loro meta, Castel Wagrain, si dovrà procedere in altro modo.
La gente del Borgo si dimostra subito schiva, scontrosa, intimorita e irritata dalla palese presenza di italiani e per di più di un Vescovo, con i suoi Templari in armatura e il suo seguito.
Non è semplice nemmeno la più elementare comunicazione verbale in lingua tedesca e alla fine, dopo una breve trattativa, il gruppo riesce a malapena a noleggiare una carrozza a cavalli con uno svogliato cocchiere, convinto solo dalla cifra sfacciatamente elevata sborsata, senza troppe lamentele, dai seguaci dell’evidentemente agiato Vescovo di Bolzano, Mons. Peter Bartoli.
Il viaggio verso il maniero sarebbe di breve chilometraggio ma, sia per la strada malridotta, sia per la lentezza della carrozza e del cocchiere, i nostri giungono in prossimità di Castel Wagrain solo all’imbrunire.
E nel frattempo inizia una fitta nevicata… che va ad ispessire la già notevole coltre di neve che ricopre tutto l’ingresso del castello ed ogni altra cosa visibile intorno.
Il castello si presenta come una costruzione imponente ma in evidente stato di degrado.
Ha tre piani, il piano terra e il primo sono parzialmente illuminati, mentre il piano terzo appare completamente buio; a vista, nonostante la bufera di neve, si nota poi l’immenso giardino e il bosco privato che circondano praticamente a perdita d’occhio l’edificio da ogni lato.
Si nota anche che l’intera ala est del castello appare semi diroccata e con il tetto sfondato, probabilmente a causa degli ultimi eventi bellici.
Il maniero ha il suo ingresso fra da due possenti torrioni, dove un viottolo in selciato conduce alla porta principale della magione.
Qui il gruppo viene accolto, dopo brevi cerimonie d’etichetta per sincerarsi delle loro identità, dall’alto, calvo, baffuto, sessantenne maggiordomo Robert Schweiz, il quale li fa accomodare all’interno e li conduce subito al piano primo, alle loro stanze, dove si possono brevemente ristorare dal lungo viaggio, in attesa della cena, ormai prossima.
E’ opportuno sottolineare che, mentre il Vescovo di Bolzano, i due Templari Benigno e Michele e il Cacciatore Ettore si presentano senza celare la loro identità e quindi come un alto prelato con la sua scorta, Padre Bastiano si descrive come il segretario personale di Mons. Bartoli e Fra Fausto si presenta come una sorta di addetto stampa, un giornalista laico che, perseguendo il diritto di cronaca, vuole documentare ogni fatto riguardante l’importante asta.
Dopo una mezzora circa tutti vengono invitati a tavola, nel sontuoso salone al piano primo, per la cena: qui sono presenti tutti, sia gli abitanti, sia i domestici e sia gli ospiti di Castel Wagrain.
E quindi sono presenti in sala, nell’ordine: la contessa Rose Engl, l’attraente, bionda e giovane padrona di casa, poco più che ventenne, la sua domestica personale Jolàn Duchy, una bella ma dimessa ungherese circa venticinquenne, il maggiordomo tedesco Robert Schweiz e alcuni altri giovani camerieri che servono ai tavoli.
Oltre a loro e al gruppo dei nostri, sono presenti diversi ospiti invitati appositamente per l’asta.
C’è appunto il banditore d’asta Karl Schnaider, nobile viennese quasi settantenne, Thiade Peters, collezionista d’arte tedesco sulla quarantina, Elmira Richter, bella e ricca austriaca, poco più che trentenne, amica della contessa Rose.
Vi sono poi due famiglie invitate, la famiglia Kortig e i Kramer.
I Kortig sono una famiglia aristocratica di Kleinarl, piccolo paese limitrofo a Wagrain; il padre è Ismund, sulla cinquantina, la madre Theresia, bionda, di poco più giovane ed il figlio Hirnich, ventenne.
La famiglia Kramer è composta dalla madre Ingrid, cinquantenne e dalla figlia Dalila, una incantevole dama nordica, con al petto appuntata una evidente spilla della gioventù hitleriana femminile, una svastica circondata da rose.
Ed ovviamente ognuno degli ospiti si è presentato con almeno una guardia armata.
Oltre a ciò si aggira per la sala il grosso, tigrato e scorbutico gatto di casa, Otto.
Dopo un breve saluto e ringraziamento iniziale e solo un paio di portate, la contessa Rose si scusa ma si ritira nelle sua stanza, seguita da Jolan, lamentando stanchezza…
I nostri quindi proseguono con la cena… e nel dopo cena tentano di relazionarsi con gli altri: mentre Mons. Bartoli intrattiene blande conversazioni e i templari, con Ettore, fungono da mute guardie del corpo, Bastiano e Fausto sono coloro che tessono più degli altri i dialoghi con i presenti, scoprendo diverse e molteplici informazioni riguardo agli ospiti e alle loro aspettative e motivazioni che li hanno condotti all’asta.
Fra l’altro si viene a sapere che la contessa Rose è ancora molto scossa a causa della morte del padre, il conte Walbert Engl, avvenuta circa un anno fa; inoltre pare che la contessa abbia indetto l’asta a causa di probabili problemi finanziari, più o meno gravi…
La quale asta di protrarrà molto probabilmente per diversi giorni, fino al quasi totale esaurimento dei molteplici gioielli e opere d’arte messi al bando a partire dall’indomani mattina.
E la nottata passa più o meno tranquilla, escludendo le escursioni notturne di Fausto.. il quale incontra ben presto il maggiordomo Robert che lo riconduce, bonariamente (almeno per ora…) nella sua stanza…
La mattina seguente si parte verso le 10 con la prima, agognata, sessione d’asta; si susseguono vari oggetti di valore, fra i quali preziose sedie d’epoca, candelabri d’argento, carillon ispirati al Fantasma dell’Opera, gioielli, ecc. e iniziano i relativi primi acquisti da parte degli ospiti.
Poi alle 13 viene servito il pranzo; subito dopo Rose Engl si ritira nella sua stanza per riposarsi e comunica che la seconda sessione dell’asta avverrà alle 17; il maggiordomo Schweiz inoltre ribadisce che gli ospiti, nel frattempo, sono liberi di intrattenersi come preferiscono, eventualmente anche girando per il castello.. fatto salvo il divieto assoluto di accesso, per motivi di sicurezza, alle zone diroccate realtive all'ale est e al piano terzo dell'edificio, precluse quindi ad ognuno e con porte ben sbarrate. Robert infine ricorda che invece il giardino e il grande parco esterno (dove è presente anche la cripta funebre della famiglia Engl, ora in disuso...) non sono inaccessibili, ma ribadisce l'ovvia (anche se non certa) possibile presenza di Morti in questo esteso spazio aperto, ora, fra l'altro, flagellato da una intensa nevicata...

Jolàn Duchy, domestica personale della contessa Rose Engl