Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...

mercoledì 19 ottobre 2011

A Mantova


Fratello Michele e l’Ing. Timperi, insieme alla piccola Irene, giungono ben presto alla casa dello zio Claudio Pitti.
Qui nessuno li accoglie ma al richiamo della bimba subito risponde lo zio il quale però pare essere molto impegnato sul retro, causa il difficile parto della moglie la quale lancia urla disperate di dolore.
Sul retro bottega è allestita una piccola sala parto: Pitti infatti ora è tintore ma prima del Giudizio era un medico affermato, laureatosi alla facoltà di Padova, ma poi i Morti hanno cambiato la vita di tutti, anche la sua…
Ad un tratto però, Claudio, mentre assiste la moglie, è bloccato dall’orrore: i nostri accorrono ad aiutarlo e vedono che il neonato è già morto, Risvegliato e tenta, sebbene senza denti, di mangiarsi tutto ciò che trova, in un lago di sangue.
Mentre Mario porta fuori dalla stanza Irene e Claudio, Fratello Michele si occupa del funesto neonato: recide come può il cordone ombelicale e recitando orazioni, mette fine all’empia esistenza di quel Morto piccino.
Subito dopo viene richiamato il Dott. Pitti, ripresosi, il quale attua le misure mediche necessarie per salvare almeno la vita di sua moglie: il tutto va a buon fine e il Templare discute a lungo con l’uomo, reo di non aver voluto portare la moglie in una Misericordia (non essendo un uomo molto devoto…) ma lo perdona e non lo denuncia in quanto il Signore ha messo comunque sul suo destino la scelta di prendersi cura della piccola nipotina Irene.
Congedatisi da casa Pitti i due ritornano al centro di Ostiglia dove si riuniscono con gli altri e si scambiano le informazioni ottenute.
La mattina seguente la soluzione sembra unica: partire in direzione Mantova, probabile ultima destinazione dei due Inquisitori fuggiaschi.
Fra l’altro tutti notano, senza riuscire a dare una spiegazione logicamente plausibile, che Fratello Benigno questa mattina appare già stanco, affaticato e quasi zoppicante…
In circa 3 ore di viaggio il gruppo giunge alla Stazione del Dazio mantovana: qui chiedono dell’inquisitore tatuato e vengono a sapere dagli Excubitores che altri non è che il loro amato Padre Gherni… ma poi si devono giustificare sul fatto di aver chiesto notizie in maniera sospetta sul religioso mantovano, rientrato in città poco tempo prima.
In ogni caso riescono a glissare ed entrano in città.. qui accadono molteplici avvenimenti.
Un uomo, probabilmente ormai folle, rinchiuso da troppo tempo in una Gabbia del Pentimento, interpellato da Padre Bastiano, si rivolge a lui con toni criptici e sicuramente forieri di sventura…
Un’arzilla locandiera, fra l’altro senza un braccio, spiattella ai nostri, durante il pranzo alla “Locanda della Mezzanotte”, una serie inenarrabile di informazioni e pettegolezzi su Mantova (fra le quali la presenza di bordelli, furti, sparizioni di bambini, ecc.), lasciando i nostri per lo meno sbigottiti di fronte alla moltitudine di cose che ci sarebbero da sistemare in questa apparentemente tranquilla città di provincia…
Benigno e Michele per prima cosa vanno a far visita alla Rocca di Mantova, al centro del Borgo ora adibito a sede dei Cavalieri Templari: qui, dopo una brevissima anticamera, riescono repentinamente ad avere un lungo colloquio con il Maestro Ernesto Sullo, il quale li rende edotti su diversi aspetti della situazione in cui versa la città…
Nel frattempo Padre Bastiano, il Teutonico Bartolomeo e Mario Timperi pensano bene di andare verso Palazzo Te, sede della Santa Inquisizione.
Durante il tragitto passano davanti al Duomo della S.S. Trinità, sede del Vescovado, dove è presente una lunghissima coda di fedeli in attesa delle confessioni, celebrate nell’odierna giornata dallo stesso Vescovo Santamaria; poi attraversano il Porto fluviale e prendono le parti di un ragazzino, Beco, reo di aver rubato una pagnotta ad un nerboruto panettiere, Baldo, il quale lo avrebbe di certo massacrando di botte…saldano il debito del bambino e vengono a sapere che lui è uno dei ragazzi dell’orfanotrofio sito vicino alla Chiesa dei Martiri (ora sconsacrata) e chiede di essere ricondotto li.
Giungono infine a Palazzo Te ma, nel labirintico cortile esterno, vengono subito intercettati da una nutrita squadra di Conversi che, dopo un breve scambio di battute, li esortano ad andarsene, in quanto il Magister Alfredo Zattra ha dato disposizione di non essere disturbato; l’unico modo per essere ricevuti dal sommo Padre Inquisitore pare sia presentare una Richiesta di Ricevimento compilata e firmata dal Vescovo Santamaria…
Peccato che Sua Eccellenza sia proprio ora impegnato oltre misura con le lunghe confessioni e non riesca a liberarsi almeno fino al mattino seguente…
E questo è solo un assaggio dell’assurda burocrazia che, in taluni casi, ancora affligge il "moderno" Sanctum Imperium…

mercoledì 12 ottobre 2011

Per locande

Duomo di Modena

Il viaggio da Correggio a Modena si esaurisce senza imprevisti, a bordo di una vetusta e rugginosa corriera.
La città emiliana, destinazione dei nostri, si presenta in gran fermento: è infatti l’ultimo dei tre giorni del mensile mercato e quindi un gran numero di commercianti affolla le strade del centro.
Il gruppo, dopo un breve dialogo con gli excubitores di guardia alla stazione del dazio, i quali confermano di aver vistato l’ingresso di due inquisitori corrispondenti alla descrizione, si recano repentinamente al Duomo di Modena da Don Conti, il Padre Castigatore locale, per un triste resoconto sui fatti, tragici e sanguinosi, avvenuti a Correggio e per i nuovi problemi insorti dopo il furto indebito del memoriale della Pansardi.
Padre Conti, ancora in compagnia del fido Montini, accoglie calorosamente i nostri ma subito si rattrista e anzi quasi si dispera a causa del dolore per la morte dell’amata cugina Virginia ad opera di Leonarda; inoltre un messo gli porge una missiva con l’informazione che due non meglio identificati inquisitori ieri sono entrati in città e a questo punto il Conti chiede vivamente al gruppo di proseguire con le indagini, trovando il memoriale e smascherando quelli che secondo lui sono certamente due blasfemi falsi uomini di Dio.
E quindi i nostri si dividono per le strade di Modena; mentre Bastiano, Bartolomeo e Michele vanno per locande per sapere eventualmente dove alloggiano i due raminghi inquisitori, Benigno e Mario vanno alla Domus degli excubitores per reperire altre informazioni sui fuggiaschi.
Si viene a sapere che i due uomini sono arrivati la notte precedente a bordo di un furgone e con abiti da inquisitori mentre se ne sono ripartiti al mattino in abiti borghesi; inoltre l’oste de “La Secchia”, la bettola dove hanno pernottato, racconta che i due hanno avuto un breve colloquio di una decina di minuti, durante la cena, con una terza persona, senza segni particolarmente distintivi, anche perché in questi giorni di mercato molti forestieri hanno affollato praticamente tutte le locande e le strade modenesi.
Ma in particolare uno degli excubitores rammenta che gli inquisitori parlavano di doversi dirigere verso il Nord dell’Imperium e quindi con molta probabilità avrebbero percorso la strada in direzione di Ostiglia.
Con questi pochi ma chiari indizi il gruppo pensa bene di rimediare un carretto con un paio di cavalli, gentilmente procurato da Don Conti, finanziatore e promotore fervente delle indagini, per partire alle prime luci dell’alba successiva in direzione Nord.
Il carretto attraversa placidamente, per ore, sia lunghi paesaggi campestri della bassa sia diversi borghi disabitati, fra i quali Mirandola; la fortuna vuole che in queste zone abbandonate non si incontrino Morti, almeno per ora…
Qualche ora dopo Mirandola, sulla strada, i nostri scorgono la sagoma di un furgone parcheggiato; deducono che possa trattarsi del mezzo di trasporto dei 2 inquisitori. Ora appare ormai vuoto, probabilmente in panne, senza documenti ne chiavi e con solo un rosario penzolante dallo specchietto retrovisore…
Una decina di minuti dopo il furgone si scorge in lontananza una sorta di edificio illuminato, anzi… in fiamme.
Arrivati sul posto il gruppo si avvicina: è un grosso edificio isolato, a due piani, arso da un incendio in corso; inoltre è presente una stalla non ancora lambita dal rogo. Un insegna penzola sopra la porta d’ingresso: si tratta della locanda de “L’Ultima Cena”.
Mentre Bartolomeo va ad esplorare la stalla gli altri tentano di entrare in locanda per dare un’occhiata ma sono sorpresi dall’agguato di un famelico Ferox che si getta sul malcapitato Padre Bastiano sfondando una delle finestre del piano terreno.
Inizia lo scontro mentre anche un secondo Morto appare sulla soglia dell’edificio: la battaglia è piuttosto rapida e il solo Bastiano ha qualche affanno, ghermito a terra dal Ferox e morso più volte ma sempre salvato dalle sue protezioni.
Nel frattempo Bartolomeo vede che la stalla è vuota ma che nelle vicinanze ci sono a terra diversi pezzi di carne fremente: appartengono ad almeno 3 donne recentemente fatte a pezzi…
Dopo che il Timperi ha sparato l’ultimo colpo col suo Bodeo e centra la testa del Simplex sulla soglia, tutti i presenti odono distintamente le grida di aiuto di una voce di bambina provenienti dall’interno della locanda.
All’interno le fiamme e il fumo rendono tutto più complesso ma il gruppo riesce a fare a pezzi un terzo Morto che si era fissato a tentare di aprire una porta sbarrata; dietro questa ci sono le scale dell’interrato dove accorre subito fra le braccia di Fratello Benigno una bambina di circa 9 anni, Irene Pitti.
La piccina viene tratta in salvo e portata subito fuori dall’edificio: qui ella può raccontare la tragedia subita.
Irene aveva 2 sorelle; sua madre gestiva la locanda e per arrotondare gli incassi di fatto faceva prostituire le due ragazze adolescenti e trattava Irene come una sguattera.
Il giorno prima, mentre tre contadini stavano partecipando al turpe “intrattenimento” e lei era stata mandata via in cucina, sono entrati in locanda due uomini, di cui uno tatuato in volto.
Irene non ha capito bene cosa volessero quei 2 ma è riuscita ad intravedere che uno di loro, il tatuato, ad un certo punto ha iniziato a scuoiare la pelle del volto dei 3 contadini mentre l’altro ha condotto fuori la madre e le sue due sorelle… poi solo grida… poi le fiamme… Irene, terrorizzata si rifugia nella cantina e si chiude dentro… poi i Morti.. e infine per fortuna la bimba è stata salvata.
La piccina inoltre ha sentito dire dai due uomini che avrebbero preso i cavalli della stalla e si sarebbero diretti verso Ostiglia…
Irene è ovviamente sconvolta per la perdita della sua pur squallida famiglia (le 3 donne sono state fatte a pezzi, probabilmente dall’altro inquisitore, fuori dalla stalla…), ma riesce a farsi forza e chiede cortesemente ai nostri di essere portata a casa di un suo carissimo zio che abita proprio ad Ostiglia e che potrebbe, d’ora in avanti, prendersi cura di lei.
Il gruppo dunque si adopera per spegnere i residui focolai e poi si appresta a trascorrere la nottata nel sicuro scantinato dell’edificio.
Il mattino seguente si giunge in quel di Ostiglia, paese liberato e fortificato, adagiato sulla riva del fiume Po; il gruppo paga uno dei numerosi traghetti per attraversare il fiume e interroga il traghettatore il quale pare non aver notato i due inquisitori ricercati che, per inciso, ora probabilmente stanno girando in abiti civili e quindi sono molto meno riconoscibili.
Al Dazio del paese un excubitor registra l’ingresso dei nostri e segnala di soppiatto a Fratello Benigno un ottimo posto per dormire, la “Locanda del Marchese”… strizzando maliziosamente l’occhio al Cavaliere del Tempio, il quale non interpreta subito in maniera corretta il gesto goliardico dell’uomo.
I nostri, in ogni caso, decidono di dividersi: Benigno, Bastiano e Bartolomeo vanno ad esaminare le 3 locande cittadine per reperire info sui possibili alloggi dei due inquisitori.
La prima locanda esaminata è il Marchese: qui nessuna informazione ma la bella locandiera Luisa, una sorridente e avvenente ragazza 32enne, scambia qualche battuta con Fratello Benigno (il quale nel dubbio prende una stanza singola…) e pare gli lasci intendere che, se vuole, la sera stessa si potrebbe combinare qualcosa di interessante insieme…
Nel mentre Fratello Bartolomeo e Padre Bastiano vanno alle altre due locande: mentre a “La Quiete” non ci sono indizi, a parte il fetore, la mancanza della benché minima igiene e un oste brutto, malvissuto e dai modi piuttosto scortesi, alla “Locanda del Santo” i nostri sono più fortunati.
L’oste è meno scorbutico del precedente e rivela rapidamente che la notte passata hanno dormito da lui i due tizi che i nostri cercano (i quali si sono presentati in locanda come due commercianti, pagando bene e in anticipo…) e poi sono ripartiti al mattino presto, senza far colazione.
Bartolomeo si fa subito dare la chiave della loro stanza ma prima che possa arrivarvi si sente un inquietante urlo femminile: una delle cameriere è totalmente inorridita mentre stava proprio per pulire la stanza in questione. Urla… “Oddio, l’ho toccata! Oh Signore.. Salvami..!” e piange in preda ad una pesante crisi di nervi.
Bartolomeo e Bastiano allora si fiondano nella stanza e vedono l’oggetto causa di cotanto orrore: sotto il letto è stata rinvenuta una orribile sorta di macabra maschera fatta apparentemente con lembi di pelle umana, fra l’altro abbondantemente sporca di sangue rappreso.
La prima reazione è devastante per entrambi: il Teutonico trattiene a stento il vomito ed esce inorridito e scosso dalla stanza; Padre Bastiano invece accusa uno shock ancora maggiore.. vomita apertamente appena è uscito dalla stanza ed è duramente provato anche e soprattutto dal punto di vista psicologico, mantenendo ben impressa nella sua mente l’immagine indelebile di quell’oggetto così marcatamente blasfemo e orripilante…
Nel frattempo, mentre gli altri stanno esaminando le 3 locande, Fratello Michele e l’Ing. Timperi scortano la piccola Irene Pitti presso l’abitazione dello zio, il Signor Claudio Pitti, il quale dimora in un vicino edificio in centro, dove esercita anche la sua attività.. un piccolo negozio di tinture per abiti.

Ostiglia, il ponte di chiatte sul fiume Po

Ostiglia, la "Locanda del Marchese"

mercoledì 5 ottobre 2011

Risveglio dall’incubo


Lo scontro fra i nostri e la rediviva Leonarda è oltremodo cruento: per un lasso di tempo incalcolabile il solo templare Benigno l’ha affrontata, restando ferito e ammaccato in più parti della sua armatura. Poi anche Fratello Bartolomeo, Michele e il Timperi giungono nella stanza delle oscure scritte di sangue. Qui, seguendo le indicazioni dei francescani, i nostri tentano subito di dare alle fiamme la stanza e la casa, rompendo tre delle 4 lampade a olio presenti.
In ogni caso si rendono subito conto che fronteggiare la Pansardi così male armati e feriti non pare essere l’idea migliore: tentano quindi una rocambolesca fuga al piano superiore, sbarrando alla meglio le porte.
Accade però che i 4 vengono assaliti anche dal figlio della donna, nascosto dietro una porta e armato di doppietta: per poco il suo colpo non stecchisce sul posto l’esterrefatto Ingegnere ma il fato lo aiuta… e subito dopo le lame affilate dei compagni regolano il ragazzo, il quale viene prima decapitato e poi frettolosamente fatto a pezzi.
La fuga quindi giunge al piano terreno e la porta viene sbarrata; si cerca del materiale per incendiare l’intero stabile ma nel frattempo Leonarda, furiosa più che mai per la morte dell’amato figliolo, irrompe prepotentemente sfondando porta e sbarramenti di fortuna. Fratello Bartolomeo ha un impeto di coraggio misto a follia e fatalismo e si getta a capofitto, spada alla mano, sulla vecchia, con l’intento di trafiggerla, avvinghiarla e ributtarla giù per le scale fino al piano interrato. Il teutonico riesce nell’intento, miracolosamente non riporta ferite gravi ma la sua fedele spada d’ordinanza è irrimediabilmente spezzata e per metà conficcata nell’immondo petto di Leonarda.
Qui la lotta continua: Fratello Benigno ormai stremato e ferito si tira indietro, Fratello Michele impugna la sua spada e va all’attacco, nonostante indossi un saio francescano invece della sua solita armatura e Bartolomeo, ormai disarmato, tenta di sfruttare le sua capacità di lotta e rissa per aiutare il compagno nello scontro…
Nel frattempo il Timperi decide di uscire per valutare il da farsi e per poco non rischia il linciaggio da parte dei sospettosi e iracondi cittadini posseduti di Correggio; al contempo Padre Bastiano, insieme al Dott. Mantelloni e a Fra Cristoforo, adopera tutta la sua oratoria per imbonire al meglio delle possibilità la folla, sempre sull’orlo della violenza gratuita.
Intanto all’interno della funesta casa Pansardi lo scontro insanguina sempre di più i partecipanti con colpi micidiali e proibiti da ambo le parti. Leonarda viene prima bloccata da una indovinata presa di Fratello Bartolomeo che le blocca le gambe e la fa cadere a terra… poi ci pensano i colpi di Michele a dividerla a metà… ma è ancora una minaccia… finchè non viene smembrata definitivamente.
Poi i due danno finalmente fuoco a tutta la casa e nel caos che se ne genera escono, non visti dalla folla che intanto segue Fra Cristoforo al monastero francescano per ottenere spiegazioni sull’accaduto.
Ma mentre il fuoco arde, brucia e purifica l’immonda casa… le sue blasfeme scritte e il rituale stesso… e a poco a poco la popolazione si riprende, risvegliandosi come da un brutto sogno… turbata e scossa.
Padre Cristoforo allora raduna il gruppo e dice di voler chiamare a raccolta tutti i cittadini nello spiazzo di fronte al monastero per un arringa dei forestieri.. solo poco prima insultati e minacciati.. e ora acclamati come eroi, salvatori, forse quasi santi…
I nostri spiegano ai villici, attraverso le parole del carismatico templare Fratello Michele da Bracciano, lo svolgersi dei tragici eventi che li hanno coinvolti.. il rituali della Pansardi, gli omicidi delle 4 donne e tutto il resto…
Al che la gente acclama a gran voce i nomi dei Templari e degli Inquisitori che sono stati i loro salvatori e sono inevitabili baci, abbracci, grida di gioia, preghiere e segni della croce a ripetizione… fino a che tutti vengono invitati alla solenne messa di redenzione e di giubilo celebrata repentinamente dai francescani.
Fra tutti i vari festeggiamenti e gli abbracci però uno rimane particolarmente impresso nella memoria di Padre Bastiano: un ragazzino, poco più di un fanciullo, lo abbraccia e lo bacia ripetutamente quasi commosso dalla gioia.
Ma solo poco dopo c’è la consapevolezza di ciò che è accaduto: a Bastiano è stato sottratto il plico contenente il memoriale della Pansardi.. fra tutti quegli abbracci uno probabilmente era quello di Giuda..
In ogni caso il gruppo si ricompatta e chiede spiegazioni a Fra Cristoforo il quale in effetti dice che poco prima si erano presentati in città un paio di Inquisitori (fra l’altro uno dei quali, il più giovane, aveva tatuata su una guancia la croce di Nostro Signore…) che hanno chiesto delle indagini, del gruppo e di chi custodisse i documenti sottratti alla Pansardi… molto strano che poi proprio questi risultino sottratti indebitamente… mah..
In ogni caso il gruppo decide di pazientare ancora qualche giorno per guarire dalle numerose ferite e poi, su suggerimento di Fra Cristoforo, di recarsi a Modena da Padre Conti e dal buon Montini per relazionare sull’accaduto, sulla morte della cugina, su Leonarda e non ultimo, sulla sparizione del memoriale e sulla comparsa dei 2 misteriosi inquisitori, probabili colpevoli del furto per chissà quali turpi moventi…

mercoledì 28 settembre 2011

"Vedo nella tua mano destra il carcere, nella sinistra il manicomio"

Il convento dei frati francescani di Correggio

Senza inutili indugi i nostri si dividono. Fratello Bartolomeo e Fratello Benigno, insieme ai 4 Conversi di Bastiano, restano a presidiare la Pansardi in casa sua; durante un breve interrogatorio la donna, di fatto, non nega nulla dell’accaduto ma si limita a ripetere più volte la motivazione profonda delle sue azioni: “Non ho ucciso per odio o per avidità, ma solo per amore di madre…”.
Intanto Fratello Michele insieme al Timperi e Padre Bastiano decidono di dirigersi versoi il convento francescano per informare Fra Cristoforo, rettore di Correggio, dell’accaduto e decidere insieme il da farsi, concordi, in ogni caso, sull’evidente colpevolezza di Leonarda.
Accade però che poco dopo la loro dipartita, a casa Pansardi si recano un manipolo di facinorosi Excubitores: questi pretendono di entrare e di portare via la donna, secondo loro innocente a prescindere e vittima di equivoci o, peggio, di errate e pretestuose valutazioni affrettate da parte degli investigatori forestieri. Ma Bartolomeo si para davanti all’uscio di casa e sbarra l’accesso, prima solo a parole e poi sbattendo la porta in faccia agli Excubitores. In pratica mentre i nostri tentano di barricarsi alla meglio sbarrando porta e finestre, gli assalitori si prodigano con colpi d’armi bianche per sfondare le barriere frapposte fra loro e la Pansardi. Vistosi quindi in una brutta situazione il Teutonico Bartolomeo pensa di intraprendere un’azione di grande impatto emotivo: si affaccia ad una finestra brandendo la Sacra Bibbia in una mano e la sua pistola Bodeo nell’altra e nell’estremo tentativo di “calmare” gli Excubitores e il resto della folla inferocita (nel frattempo assiepatasi nelle vicinanze), trascina Leonarda alla finestra e le spara un colpo di pistola in una gamba… l’anziana donna, vicina alla settantina, non supera il traumatico shock inflittole e crolla subito a terra in un lago di sangue…
Nel frattempo, giunti più o meno a metà strada, gli altri sentono lo sparo… e mentre Bastiano (sempre accompagnato dal fedele Dott. Mantelloni…) decide di andare comunque al convento francescano, Michele e Mario tornano sui loro passi per sincerarsi dell’accaduto.
Il paese di Correggio appare ora completamente fuori controllo: ogni cittadino che riconosce per strada i forestieri che hanno “imprigionato la cara Leonarda” si dimostra apertamente ostile e ad ogni passo si rischia un vero e proprio linciaggio pubblico.
Bastiano riesce per primo ad arrivare al convento, evitando fortunosamente i folli paesani: in ogni caso l’edificio francescano appare come sotto assedio, in quanto fuori dalla porta si assiepano almeno un paio di dozzine di villici inferociti e urlanti che chiedono le teste dei “ forestieri che hanno osato accusare quella santa donna della Pansardi”.
L’Inquisitore colloquia a lungo sia con Padre Cristoforo sia con l’anziano decano del convento, Padre Doj. Dopo lunghi preamboli e ingiustificati riserbi da parte dell’Inquisitore nel parlare apertamente con i due francescani (ormai evidentemente in buona fede...) dell’accaduto, si giunge finalmente al punto: pare essere in atto a Correggio una sorta di rituale collettivo di possessione ad opera della Pansardi nei confronti di tutti i paesani, i quali infatti si dimostrano fin troppo violenti e chiedono solo la morte dei forestieri e la liberazione di Leonarda, in teoria senza dover sapere praticamente nulla dei fatti accaduti di recente… e ciò è dimostrato anche e soprattutto dall’esame del memoriale della donna (inizialmente tenuto nascosto da Bastiano e messo a disposizione solo in seguito alle ripetute e continue insistenze dei francescani), contenente anche la spiegazione del rituale stesso. I tre frati quindi iniziano un attento studio di quei testi blasfemi, nella speranza di poter arrivare a individuare le modalità di un eventuale annullamento del rituale.
Intanto Michele e Mario si rendono conto dell’impossibilità di proseguire in direzione della casa di Leonarda a causa del troppo elevato numero di paesani fuori di testa in circolazione: infatti anche dopo un accorato appello alla calma del Templare e dell’Ingegnere le uniche risposte sono state sassaiole insulti, minacce e cariche. I due quindi capiscono che l’unica speranza è ripiegare verso il convento; in ogni caso, forse in preda all’ansia, sbagliano strada e quasi si perdono fra i vicoli, tutti simili, di Correggio e solo l’intervento provvidenziale di uno dei francescani riesce ad indicare loro la via per il convento. Qui si riuniscono con Bastiano e si scambiano informazioni: anche loro partecipano attivamente allo studio del memoriale e dei rituali descritti nell’oscuro “Gatto Folle” ed in particolare anche grazie alle conoscenze del Timperi, dopo un paio d’ore, trovano un’ipotetica e relativamente semplice soluzione. Per interrompere il funesto rito persuasivo-possessiovo l’unica cosa da fare è cancellarne le scritte (sulle pareti del piano interrato della casa della Pansardi) con il fuoco, bruciando in pratica tutta l’abitazione.
Peccato non sappiano che nel frattempo a casa Pansardi stia accadendo di tutto…
Fratello Bartolomeo, dopo aver sparato il colpo fatale a Leonarda, nota che la donna si accascia a terra, nel sangue, con un’espressione serena in volto… farfuglia… “ecco l’ultima vita in onore dei miei figli… la mia” e a questo punto il Teutonico non vede più nulla… il buio… e poi la luce… si rivede d’improvviso nella casa della sua infanzia, in cucina, con sua madre che sta preparando qualcosa di buono per lui… sensazione di tranquillità, pace.. ma poi tutto sembra avvolto dalle fiamme e il volto della madre diventa molto simile a quello della Pansardi che lo guarda e ride… Bartolomeo, nonostante sia addestrato e dotato di volontà ferrea, a questo punto ha un cedimento e si ritrova nel panico: si risveglia dall’incubo ed è fuori dalla casa, disarmato, attorniato da villici inferociti che già stanno ferendo a morte gli ennesimi, sventurati, Conversi di Bastiano. A questo punto il Teutonico, quasi in preda ad una feroce crisi mistica, si flagella i polsi come può e inneggiando a Nostro Signore Gesù Cristo, insanguinato quanto basta, si getta nuovamente dentro la malefica abitazione, armato solo della sua incrollabile Fede…
Una volta varcato l’uscio si rende conto di trovarsi direttamente al piano interrato, nella stanza con le scritte insanguinate del rituale e vede davanti a se Fratello Benigno, grondante sangue, che con la sua spada tenta difficilmente di fronteggiare da solo quella che fino a poco prima era la vecchia Leonarda: ora ha le stesse sembianze fisiche, ha ancora la gamba insanguinata… ma è armata di una tremenda mannaia da cucina e quel che è peggio pare essere venuta in possesso di oscuri poteri sovrannaturali che le hanno donato una sovrumana agilità e forza oltre ai già provati poteri mentali… il tutto probabilmente dovuto al suo precoce Risveglio in una terribile forma di Morto… oppure al benevolenza della sua "Madonna Nera", chissà...
Nel mentre, gli altri hanno elaborato un piano: decidono di recarsi presso l’abitazione della Pansardi travestiti da francescani, insieme a Padre Cristoforo, dicendo ai folli villici di voler “salvare” la donna dai forestieri e poi invece, una volta entrati nella casa, recuperare i compagni e dare fuoco a tutto il resto. Il piano di travestimento sembra stranamente funzionare (anche se, per attuarlo, i nostri escono praticamente disarmati e senza armature…) e in breve tempo la comitiva arriva alla porta di casa Pansardi: qui Bastiano a stento trattiene le lacrime vedendo i suoi fedeli Conversi a terra, fatti a pezzi… e non è la prima volta, purtroppo… In ogni caso mentre Cristoforo e qualcuno dei suoi “veri” francescani rimane fuori a imbonire la folla, Michele, il Timperi e Bastiano entrano nella casa: qui subiscono la stessa allucinazione patita in precedenza da Bartolomeo e mentre l’Ingegnere e il Templare riescono a sopportarla e proseguono, giungendo infine al piano interrato, il povero Bastiano, forse anche provato per la morte dei Conversi, accusa duramente il colpo e fugge in preda al panico fuori dalla casa maledetta, senza avere la benché minima intenzione di rimettervi piede.
E quindi finalmente Benigno, Bartolomeo, Michele e Mario si ritrovano insieme, male armati, a dover affrontare il più temibile Morto (o quel che è…) che abbiano mai incontrato…

La "Madonna Nera" dei sogni di Leonarda Pansardi

giovedì 22 settembre 2011

Zombi in plastilina..!


Su segnalazione di un amico sono qui a linkare due eccezionali video aventi per protagonisti i nostri mitici zombi... questa volta realizzati egregiamente con la plastilina..! Splatter al massimo..!

Video 1: CHAINSAW MAID

Video 2: CHAINSAW MAID 2

mercoledì 21 settembre 2011

“Feci una grande quantità di pasticcini croccanti…”

Leonarda Pansardi

Ancora una volta i nostri scelgono di agire separatamente: mentre Fratello Benigno si assenta nuovamente senza dare particolari spiegazioni, Mario Timperi e Fratello Michele vanno alla casa della sarta – cartomante Leonarda Pansardi e Padre Bastiano, sempre insieme al suo entourages, resta in attesa di eventuali sviluppi.
Mentre il templare e l’ingegnere sono in prossimità dell’uscio del casolare della Pansardi vedono e sentono uscire dall’abitazione un’altra anziana donna che risponde al nome di Carmela… In ogni caso i due entrano e vengono accolti calorosamente da Leonarda: casa sua appare inequivocabilmente adornata da molteplici immagini sacre in particolare effigi di Gesù Bambino e soprattutto della Madonna.
Inoltre l’anziana sarta, ricca di attenzioni in particolare per il cavaliere templare, si prodiga subito per gli ospiti e ancor prima di sapere il motivo della loro visita, porge agli uomini un piccolo rinfresco costituito da tazze di the e vassoi di invitanti e croccanti pasticcini… Timperi sceglie di non favorire mentre Michele da Bracciano assaggia qualche biscotto e sente crescere in se un senso di fiducia in quella donna, anche per il fatto che probabilmente assomiglia molto a qualche famigliare caro della sua infanzia… in ogni caso il templare sente di potersi fidare della Pansardi e non pare essere intenzionato ad interrogarla, non ritenendola, in cuor suo, colpevole o coinvolta nei sospetti accadimenti di Correggio…
Sostanzialmente l’interrogatorio a Leonarda si chiude con risposte non particolarmente utili alle indagini e i due decidono di abbandonare la sua casa: prima del commiato però il Timperi, come insospettito dall’insolito atteggiamento del compagno Michele, chiede cortesemente alla Sig.ra Pansardi di poter portare via con se un poco di biscotti, “per gustarseli più tardi…”. La sarta acconsente gioiosamente.
Il gruppo si riunisce alla sera presso gli alloggi del convento dei frati francescani. Qui l’Ingegnere romano pensa bene di adoperarsi con ogni mezzo a disposizione per studiare gli ingredienti dei pasticcini; dopo alcune ore di studio e di applicazione di ogni sua nozione di chimica, il Timperi afferma che, con molta probabilità, i biscotti, oltre ai classici ingredienti, ne contengono uno piuttosto inusuale: il sangue umano.
Questa atroce scoperta, anche se rimane un’ipotesi del Timperi, suscita sgomento da parte di tutto il gruppo, ad esclusione di Fratello Michele, il quale non ritiene che sia una prova certa e men che meno sufficiente per fornire indizi e formulare accuse precise alla donna.
La notte trascorre silenziosa ma al mattino il gruppo si risveglia mentre al convento è in corso una fervida attività: pare infatti che sia corso dai frati per chiedere aiuto un giovane, Matteo Ghiotto, in quanto sua nonna Carmela è sparita nella notte.
Ora ai nostri la situazione e i sospetti appaiono finalmente e inequivocabilmente ben chiari e focalizzati di nuovo verso l’abitazione della Pansardi: mentre un paio di conversi insieme a Timperi e a Michele vanno alla casa di Matteo Ghiotto per sorvegliarlo e proteggerlo, Fratello Benigno, l’Inquisitore Bastiano, il Dott. Mantelloni e gli altri due conversi corrono a fare irruzione dalla Sig.ra Leonarda con l’intenzione per lo meno di un arresto e di un serrato interrogatorio.
L’anziana donna è in casa e non oppone la benché minima protesta o resistenza alle forze dell’ordine: mentre Padre Bastiano e i suoi la tengono nei pressi del salone d’ingresso, Benigno da Frittole si prodiga per esplorare da cima a fondo quella che si rivela essere, stanza dopo stanza, una vera e propria casa degli orrori. Il templare rinviene infatti nell’ordine: buste, carte da lettere e molti timbri postali di località emiliane, probabilmente per inscenare finte corrispondenze con le donne scomparse; il cadavere legato, risvegliato e dissanguato di Carmela Ghiotto, ultima vittima della Pansardi; diversi vasi di coccio colmi di sangue; una stanza completamente ricoperta di scritte insanguinate alle pareti, probabilmente una sorta di oscuro rituale in lingua latina arcaica, una blasfema invocazione alla “Madonna Nera”, fatta di rituali di protezione e di possessione; una lettera della madre di Leonarda Pansardi, la quale maledice la figlia, avuta tramite violenza, e tutta la sua discendenza; il memoriale della Pansardi composto da appunti, pagine di diario, la ricetta dei biscotti “al sangue” e un funesto libro rituale intitolato “Gatto Folle” (questo piccolo libro nero contiene una completa lista di ricette segrete, filtri mirabolanti e pozioni magiche ed è stato alla base della cultura e delle conoscenze delle streghe di tutta Europa e Sudamerica fino al secolo passato. Nel 1856 fu maldestramente tradotto in italiano col titolo di “Gatto Folle”, ma questa versione apparve troppo imperfetta e si dice che almeno un terzo delle ricette sia andata perduta mentre molte di quelle trascritte siano in realtà solo pericolosi veleni).
E’ evidente sotto ogni punto di vista la totale colpevolezza di Leonarda la quale, si legge dal suo memoriale, pare aver ritualmente ucciso e dissanguato le sue vittime per offrirle in sacrificio alla “Madonna Nera” come pegno per la salvaguardia della vita dei suoi amati figli che, altrimenti, sarebbero di certo morti, succubi della maledizione lanciatagli in punto di morte dalla madre della Pansardi.
Ora, alla luce di tutto, spetta ai nostri decidere del destino dell’anziana donna…

La casa di Leonarda Pansardi

La cucina di Leonarda Pansardi
(nel pentolone faceva bollire le carni delle vittime...)


(Clicca qui per leggere la vera storia della Saponificatrice di Correggio, Museo Criminologico, Criminologia)

giovedì 15 settembre 2011

The fast and the Fuhrer

Niente di meglio che un po' di SANO cinema per introdurvi l'ambientazione sinerequiana del funestissimo IV Reich.. HAHAHA..!

mercoledì 7 settembre 2011

I sogni son desideri

Chiesa di San Prospero, Reggio Emilia

I nostri partono quanto prima, in treno, (nonostante le remore di Fratello Benigno, causa sua personale e inspiegabile fobia per questo mezzo di trasporto) per Reggio Emilia, destinazione chiesa di San Prospero, per incontrare il Montini e Don Conti, il Padre Castigatore locale, colui che ha inoltrato la richiesta di indagini relativamente alla strana sparizione della cugina, Virginia Racioppo, perpetua presso la vicina chiesa di Correggio.
Da qui in poi Benigno inizia una serie di brevi assentamenti che lasciano più di un dubbio in particolare a Padre Bastiano, il quale, sentendosi stranamente minacciato, millanta anche di abbandonare le indagini… ma il templare di Frittole si giustifica dicendo laconicamente di voler avvicinarsi maggiormente a Nostro Signore… o qualcosa di simile… e tutto, per ora, viene tollerato dal guardingo Inquisitore, dai suoi Conversi e dal fidato Notaio, il Dott. Francesco Maria Mantelloni, il quale, in ogni caso, su ordine di Bastiano, scrive continuamente appunti e annotazioni sui suoi temuti registri…
Fatto sta che dopo un dialogo col Montini e Don Conti il gruppo prende la prima corriera verso la piccola città di Correggio, luogo dove la scomparsa Virginia lavorava come perpetua nel convento dei francescani, sede della curia locale.
Qui i nostri proseguono le loro azioni investigative: parlano quasi subito con Fra Cristoforo, il Padre Semplice di Correggio, presso il quale lavorava Virginia Racioppo.
Da costui apprendono che la donna ha lasciato una lettera che pare giustificare la sua sparizione, dove spiega di aver realizzato nuovamente il suo sogno, avendo trovato lavoro come cantante lirica presso il teatro di Modena…Virginia, infatti, prima della Guerra, era una giovane promessa della lirica, poi tutto è finito… ed ora viveva lavorando come perpetua… fino alla sua ultima partenza per Modena, almeno. La cosa appare comunque piuttosto insolita, visto che la donna ha comunque quasi 60 anni e pare non abbia avvisato nemmeno l’amato cugino Don Conti ne tantomeno Padre Cristoforo stesso di questa importante scelta di vita.
In ogni caso i nostri decidono di inviare Fratello Bartolomeo, l’Ing. Timperi e due dei quattro Conversi di Bastiano in quel di Modena per informarsi meglio… anche se Padre Cristoforo e Don Conti dicono di aver già provveduto a inviare una richiesta in merito e attendono risposta a breve.
Mentre Fratello Michele e Padre Bastiano coi suoi si recano a perquisire l’abitazione della Racioppo, Benigno da Frittole si separa nuovamente dal gruppo e rimane a colloquiare con Cristoforo, probabilmente anche conducendo indagini su binari differenti.
Dopo diverse ore, al calar della sera, i nostri si riuniscono e si scambiano le informazioni reperite.
La casa di Virginia Racioppo ha gli evidenti segni di una donna che sta partendo: vestiti in disordine, una valigia… oltre alle immagini che ricordano i fasti della gioventù della donna, cantante lirica di varie opere.
Ma dalle informazioni reperite da Benigno pare che altre due anziane donne siano sparite negli ultimi mesi prima della Racioppo. Entrambe pare abbiano seguito i propri sogni, una, Ermelinda Faustina Secchi, 70enne, per inseguire l’uomo della sua vita, l’altra, Francesca Santoni, 55enne, insegnante, per un lavoro più stimolante e remunerativo in una scuola abruzzese.
Inoltre le case delle due donne sono state svuotate da un ipotetico e non meglio identificato camioncino blu, di una ditta di traslochi apparentemente in regola, per trasferire i beni delle donne nelle loro nuove case… tutto tremendamente normale.
Interrogando poi in maniera anche molto decisa e snervante i locali Excubitores e in particolare il loro Portavoce, Federico Frotta, il gruppo si accorge del fatto che questi pare non sappiano nulla riguardo le presunte tre sparizioni e che, anzi, tendano a minimizzare la cosa, adducendo il fatto che in fondo pare che le tre donne abbiano solamente lasciato Correggio, ognuna per i suoi giustificati motivi.
Benigno viene a sapere, inoltre, che almeno una delle scomparse, la Santoni, pare frequentasse un’anziana donna, sarta di professione, cartomante locale per hobby e folclore, tollerata e ben voluta da tutti a Correggio, la Sig.ra Leonarda Pansardi.
Il gruppo decide quindi di dirigersi verso l’abitazione della Pansardi per poter parlare anche con lei.

Correggio, una via del centro storico

mercoledì 24 agosto 2011

Via dall’Algeria

Un Tuareg algerino

Il poto di Bou Ismail sulla costa algerina

L’Assassino

La notte dopo il colloquio con El Fertas i nostri si ritrovano nella capanna anche il giovane siculo Gaetano, il quale è riuscito con un espediente ad occultare nella sabbia alcuni robusti bastoni e propone una repentina evasione armata; altro non fosse, immersi in queste discussioni, alcuni dei nostri notano fortuitamente nelle ombre notturne aggirarsi una losca figura, probabilmente un silente assassino, mandato dal Visir di Algeri, acerrimo nemico del trombato Rais El Fertas per eliminarlo.
Al che il gruppo fuoriesce con la forza dalla capanna e insieme a Gaetano e ad alcune esterrefatte e assonnate guardie si accinge a fronteggiare l’oscuro criminale, già vicino alla tenda del Rais: il killer è completamente nero vestito, impugna una strana arma costituita da un lungo e affilato osso e in base alla sovrumana agilità mostrata, con grande probabilità, sembra essere un Morto.
L’assassino mutila il braccio di una guardia e ferisce molti altri fra i presenti ma anche grazie all’arrivo del Rais in persona,armato di sciabola, viene alla fine fatto a pezzi e bruciato.
Urge ora un rapido summit nella tenda del Fertas: egli non ha dubbi, il Morto era un assassino mandato dal Visir per ucciderlo. Ma il peggio è che saranno già in marcia molti dei suoi soldati per finire il compito iniziato dal Morto ed è quindi indispensabile che i nostri aiutino il Rais ad organizzare una disperata difesa del campo Al Ghoul, alla fine della quale, i superstiti, potranno ritenersi uomini liberi; inoltre il vecchio leone arabo affida la figlia Jamila a Gaetano e al gruppo affinchè venga portata sana e salva in territorio italico. A questo scopo spiega di avere un contatto fidato al porto di Bou Ismail, sulla costa algerina, tale Hassan, suo vecchio commilitone, il quale potrebbe consegnare loro un’imbarcazione per far rotta verso il Sanctum Imperium.

La Battaglia
Il gruppo ha quindi poche ore per organizzarsi: si dividono le insufficienti armi e protezioni a disposizione e ci si apposta sfruttando al meglio le scarse coperture offerte del campo.
Quando finalmente una quindicina di guardie del Visir algerino irrompono all’interno del campo i piani premeditati però saltano e si comincia quindi la più classica delle carneficine.
Muoiono molti uomini, da una parte e dall’altra ma alla fine il gruppo ha la meglio sugli invasori.
Il Rais però, pur avendo combattuto valorosamente, cade ferito a morte e dopo aver diviso oro e gioielli con i suoi uomini e con Jamila, spira, dopo un ultimo straziante commiato...

Bou Ismail
Ora i nostri si ritrovano con Gaetano, la ragazza e ben 12 cavalli: facendosi guidare dall’esperto siciliano, sfidano le dune del deserto algerino, direzione Bou Ismail.
Al secondo giorno di marcia, indeboliti dal caldo diurno e dal freddo notturno, oltre che dalla sete e dal vento sferzante, i nostri si imbattono in un nutrito gruppo di beduini Tuareg.
Costoro, comunicando in arabo con Jamila e con le poche parole comprese da Fratello Bartolomeo, si dimostrano abili nel commercio e propongono uno scambio “equo” al gruppo: la metà dei cavalli per avere salva la pelle.
Al che i nostri, rassegnati, ma sprezzanti del pericolo, iniziano una consona trattative e rilanciano promettendo di dare tutti i cavalli ai beduini se questi li scortano alle porte di Bou Ismail sani e salvi: a questo punto i Tuareg, nobili cavalieri del deserto, accettano più che volentieri.
Persi gli equini stremati ma giunti al porto, i nostri, fintisi guardie armate di Jamila, la quale deve comunque allungare alcune monete d’oro alle guardie cittadine per poter entrare tranquillamente, non faticano a trovare Hassan, il loro contatto e a rimediare l’imbarcazione promessa, un solido e spartano battello da pesca.

Mare Nostrum
Di nuovo in mare… il battello viene gestito da Gaetano e Jamila, uniche persone con alcune nozioni di navigazione e fa rotta verso le coste siciliane.
Dopo una giornata un brivido percorre la schiena di tutti: spunta all’orizzonte nuovamente lo sciabecco del pirata Musetto, ancora sulle loro tracce, insieme ad un altro sciabecco di supporto.
La situazione è critica ma questa volta il fato non condanna i nostri e giungono ben 3 galee dei Cavalieri di Malta in loro soccorso.
La battaglia è sanguinosa e vede affondare una nave da ambo le parti: a questo punto Musetto però decide che sia meglio fuggire e si allontana con vento favorevole.
I Templari di Malta accolgono a bordo il gruppo e dopo un lungo scambio di battute e di resoconti sugli avvenimenti degli ultimi giorni, si fa rotta verso l’ormai vicina Sicilia.
A bordo i templari maltesi consegnano al gruppo anche buona parte del loro equipaggiamento, rinvenuto qualche giorno prima su uno sciabecco della flotta del Califfo Yussuf, affondato nel Mediterraneo, il Mare Nostrum…

Ritorno a casa
Così, salutata la nuova coppia Gaetano – Jamila, che rimane in Sicilia, il gruppo fa rotta nella maniera più agiata possibile (in quanto la presenza riconosciuta dell’Inquisitore Bastiano ha sempre il suo peso) verso la romagna e Rimini, per tornare “a casa”.
Qui tra routine e racconti al Vescovo e ai vari ordini di tutte le peripezie subite, trascorre un mese abbondante.
Poi il Valentini convoca per l’ennesima volta il gruppo: una vecchia conoscenza, quel tale “mercante” al servizio della Chiesa di Roma, Francesco Montini, pare abbia nuovamente chiesto l’aiuto del gruppo al suo amico Vescovo di Rimini.
Pare infatti che sia inspiegabilmente sparita l’amata cugina del Padre Castigatore di Reggio Emilia, Don Eugenio Conti.
Si fissa dunque un appuntamento quanto prima in quel di Reggio Emilia, presso la chiesa di San Prospero, per avere tutte le informazioni del caso…

Il porto di attracco dei nostri in Sicilia

mercoledì 17 agosto 2011

Mari, deserti e sanguisughe

Veduta di Algeri

L'arrembaggio è ineluttabile: prima una bordata di palle da cannone che spezza un albero dell'inerme nave mercantile San Gerolamo, poi una selva di rampini fa in modo che i temibili pirati Morti si riversino dallo sciabecco sull'imbarcazione italiana in quantità esagerata.
Lo scontro è da subito cruento...
Fratello Benigno viene repentinamente colpito quasi mortalmente da un morso al collo e cade a terra privo di sensi.
Bartolomeo Leoni, in preda ai continui conati di vomito non è di grande aiuto sul ponte e se ne sta sotto coperta, per poi cadere ferito e tramortito a terra circondato da una mezza dozzina di assalitori, insieme al terrorizzato Ing. Timperi.
L'Inquisitore Bastiano guida con fervore i suoi Conversi all'attacco ma ben presto li vede perire sbranati da un gruppo di Atrox e Ferox... per arrendersi poco dopo egli stesso volontariamente, poi colpito alla nuca.
Il solo a reggere ben oltre misura è Fratello Michele da Bracciano il quale, con i fendenti del suo spadone, riesca a fare a pezzi un paio di Morti e a ferirne moti altri prima di rendersi conto di essere rimasto l'unico vivo in piedi, circondato da decine di Morti, poi anche lui tramortito e imprigionato.
Diverse ore dopo i nostri si ritrovano in una lercia stiva, nudi e incatenati, insieme a 4 marinai della San Gerolamo, unici sopravvissuti all'abbordaggio.
Dopo giorni di estenuante navigazione, fra privazioni igieniche e alimentari di ogni tipo, avendo anche intravisto la possibilità di un salvataggio da parte di una galea dei Cavalieri di Malta battente bandiera rosso crociata, svanito a causa dei venti più favorevoli ai saraceni, i nostri si accorgono di essere arrivati ad un porto: qui, sbarcati, si trovano calati in una realtà molto diversa da quella alla quale sono abituati, si rendono conto infatti di essere al porto di Algeri, città nord africana sotto il dominio negromantico del Califfo Yussuf.
Qui per le strade circolano più Morti che vivi e la situazione appare da subito di estrema gravità anche per il fatto che i nostri capiscono ben poco di quanto viene loro detto: solo Bartolomeo infatti ha qualche nozione di lingua araba.
In ogni caso vengono condotti a trascorrere una notte nelle luride carceri cittadine (mentre i 4 marinai vengono destinati come schiavi rematori sullo sciabecco di Musetto) per poi, l'alba successiva, essere fatti salire su un carro, destinazione chissà dove...
Dopo circa tre giorni di infernale tragitto desertico, il gruppo, sempre sotto scorta di Morti, viene fatto scendere in prossimità di una sorta di campo di prigionia: capiranno poco dopo di essere nel famigerato e temuto campo Al Ghoul, probabilmente il luogo più infausto di tutta l'Algeria.
Qui sono presenti diverse guardie armate capeggiate da un grasso uomo con turbante e sciabola, tale Ahmed Rais El Fertas, evidentemente un abile ex-combattente.
Il lavoro nel campo è semplice e mortale al tempo stesso, consiste nell'attraversare una pozza putrida lunga circa 30 m, piena di sanguisughe, farsele attaccare al corpo nudo e poi fare in modo che un cerusico con abili manovre di bisturi le stacchi e le raccolga per consegnarle ad uso medico del califfato: un prigioniero sottoposto ogni giorno a questa tortura rimane in vita dai 4 ai 6 mesi al massimo.
Passano le ore, i giorni...
Mentre i primi turni alla pozza vengono fatti con coraggio e fatica da Bastiano e Michele, gli altri fanno la conoscenza di 2 altri prigionieri, Gaetano (un giovane siciliano) e Salih Mahrez (un arabo). Il giovane siculo in particolare parla a lungo con Benigno il quale vede e viene a sapere della presenza della bella e giovane figlia di El Fertas, una ragazza quindicenne di nome Jamila, la quale, di buon cuore, porta the e altri generi di conforto ai poveri prigionieri: pare inoltre che il vecchio Rais sia stato vittima di giochi di potere ad Algeri e sia stato trombato ed esiliato al campo Al Ghoul... lui ormai ha a cuore solo la salvezza della figlia ma sa che nella situazione attuale potrebbe cadere vittima delle ire dei suoi numerosi nemici con estrema facilità, rischiando parecchio, quindi, sia per se sia per la figlia Jamilia...
Il giorno successivo muore il già provato Salih Mahrez nella pozza e il gruppo coglie l'occasione per chiedere di poter conferire con El Fertas il quale li riceve comodamente nella sua tenda: il vecchio leone del deserto, dopo aver ascoltato le proposte e i sensati ragionamenti dei nostri i quali propongono anche di portare Jamila con loro in Italia, non esclude del tutto la possibilità di un patto con i "guerrieri italiani" ma chiede loro di pazientare ancora qualche tempo... Ahmed Rais probabilmente ha bisogno di rifletterci ancora un po' su... del resto la fiducia va guadagnata con i fatti e non solo con le belle parole, pronunciate, fra l'altro, da bocche infedeli...

Uno scorcio del deserto algerino