Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...

mercoledì 26 gennaio 2011

I tedeschi, San Fortunato e il Ghetto Fabbri

Uno dei piccoli Morti presenti in grande numero alla Colonia Murri
S. Fortunato
Ghetto Fabbri
Dopo aver eliminato il potente Morto con le vestigia templari e averne recuperato lo spadone e qualche altro pezzo della sua armatura, i nostri, dubbiosi sul da farsi, decidono comunque di proseguire nell’esplorazione e relativa bonifica della restante parte agibile della Colonia Murri.
Il che avviene con relativa facilità, incassando poche ferite. Poi ripiegano verso il centro cittadino, per curarsi e per attendere il da farsi, costantemente sotto la cappa di piombo che, nelle menti di alcuni di loro, il processo oramai prossimo ha generato.
Il vescovado chiama nuovamente, dopo l’ennesima settimana di relativa calma e tensione interiore, questa volta per un incarico assegnato ai nostri dalla caserma della Sancta Militia allestita nel palazzo in Via Tonini; il Sottufficiale Marco Giovannini e l’Ufficiale Tommaso Arlotti, il più alto in grado della caserma, comunicano al gruppo che alcuni informatori hanno segnalato la presenza di un contingente tedesco ancora presente nei dintorni del riminese e precisamente in quel del complesso monastico di S. Fortunato, ora in stato di abbandono, sito sul colle di Covignano, pochi chilometri fuori dalle mura cittadine. E’ certa la presenza del temibile ufficiale tedesco della Wehrmacht Klaus Heinze oltre che di due suoi sottufficiali, Friedrich Hilmert e Jurgen Kleinen; oltre a loro anche il medico Josef Brinner e alcuni soldati semplici della Wehrmacht pari ad un numero imprecisato ma non troppo elevato, almeno secondo le fonti…
Questi reduci tedeschi erano al comando della città nel 1946… poi il Giorno del Giudizio… i roghi di riminesi in piazza Giulio Cesare… poi le rivolte partigiane… e in fine lo stanziarsi del vescovado. I tedeschi, quindi, più o meno da una decina d’anni, parrebbero essersi rifugiati in quel del monastero di S. Fortunato e probabilmente (almeno secondo la deduzione dei nostri impavidi...) estorcono rifornimenti al vicino ghetto di poche case, il Ghetto Fabbri, (popolato per lo più da anziani contadini) con minacce e l’eventuale offerta di protezione dai Morti che infestano saltuariamente queste zone ancora non bonificate.
Inoltre i tedeschi sono in possesso di molte armi, una ricetrasmittente e quel che è peggio, di non meglio precisati importanti documenti inerenti la città di Rimini che potrebbero trasmettere oltralpe da un giorno all’altro…
Il vescovado chiede quindi ai nostri di recuperare i documenti e rendere innocua la teutonica brigata, con ogni mezzo…
Il gruppo pensa bene di organizzarsi tatticamente dirigendosi, per prima cosa, al vessatissimo Ghetto Fabbri, per tentare una qualche indagine e o un agguato ai tedeschi sulla via dei rifornimenti…


Da sinistra, Friedrich Hilmert, Jurgen Kleinen e l'Ufficiale della Wehrmacht Klaus Heinze

venerdì 21 gennaio 2011

Spunti per PG



Ciao,
oltre a prendere spunto per i vostri bei PG dalle Visioni di Morte del Sanctum Imperium (vedi sezione download o scarica da qua sotto direttamente...) vedete un po' che begli elementi vi ho messo anche qua sopra, Alvaro e Salvatore...

Visioni di Morte - Sanctum Imperium

Alla prossima,
G

mercoledì 19 gennaio 2011

Lo Stabilimento Marittimo e la Colonia Murri

Stabilimento balneare

Colonia Murri - esterno

Colonia Murri - interno

Dopo vari dietrologismi i nostri si riuniscono, con sicuramente meno fiducia l’uno dell’altro… e partono alla volta del secondo edificio loro assegnato: lo stabilimento marittimo nei pressi della foce del fiume Ausa, sempre sul litoraneo. Questa lignea struttura si dimostra anch’essa pericolosa, senza contare che sulla soglia sentono nuovamente nelle loro menti sussurri minacciosi; inoltre vi sono all’interno vari morti famelici ed ancora, in un corridoio, la feroce e temibile illusione del folle insanguinato templare, o meglio, secondo la spiegazione di Fratello Remigio, del potente Morto che lo impersona, il quale fa impunemente a pezzi il gruppo, uno per uno, tentino loro di combattere, fuggire o parlare… senza differenza ne pietà alcuna.. ma ancora di un’illusione, per fortuna, stiamo raccontando… nonostante ciò l’esperienza è sempre scioccante per tutti, ma stavolta un filo di sangue freddo in più impedisce ai nostri di cadere in preda alla pazzia omicida o ad altra peggiore reazione alla temibile situazione di stress mentale…
Ma le ferite devono guarire e cosi, seppur non gravi, i nostri decidono di rientrare in città per una settimana di Misericordia e altro, come al solito…
Poi vanno ad esplorare l’ultimo edifico: la colonia Murri, in quel di Bellariva, consapevoli che probabilmente il Morto li attende proprio la dentro.
Infatti tutto si ripete, le minacce nelle loro menti, qualche morto all’interno e poi, in un ampio e buio dormitorio le torce elettriche del gruppo illuminano la pericolosa e stavolta reale figura del mortifero templare.
Lo scontro è duro ma non troppo lungo, l’armatura del templare è difficile da perforare ma alla fine, i colpi della mazza templare di Remigio e delle doppiette a canne mozze di Ettore e Vito riescono a debilitare pesantemente la creatura, decapitata infine da un fendente della spada del Sotium Inquisitoris Padre Bastiano.
Anche questa minaccia sembra sventata dall’Inquisitore e dalla “sua squadra”, come scriverà di certo, a breve, in prima pagina, il giornale locale, chiamato, ovviamente, “L’Agostiniano”…

mercoledì 12 gennaio 2011

Paura e Delirio al Kursaal

La spettrale presenza incontrata al Kursaal

L’esplorazione del fatiscente Kursaal continua e i nostri si imbattono costantemente in diversi Morti i quali vengono abbastanza facilmente debellati, ad esclusione di reiterate ferite alla testa (ormai martoriata) accusate da Padre Bastiano.
In particolare viene affrontato un Morto non particolarmente pericoloso ma con indosso corazza di maglia e la tunica rosso crociata tipica templare: Fratello Remigio allora, reso innocuo il cadavere, compie su di esso uno strano rituale tracciando segni a terra e una croce con la sua spada, bruciando poi il morto e giustificando il tutto ai compagni come una procedura del suo Ordine ma non spiegando, come forse voleva, il suo gesto nella sua interezza, anche a causa della irrisione del pratico e laico Cacciatore “vipera” Di Berra il quale lo addita, con scherno, come una sorta di stregone agli occhi dell’incurante Sotium Inquisitoris Padre Bastiano.
Schermaglie a parte, il gruppo continua a bonificare lo stabile marittimo e giunto al piano primo incappa in un’agghiacciante esperienza.
Si trovano d’un tratto immersi in una fitta e umida nebbiolina e scorgono alla fine di un lungo corridoio la figura imponente di un Cavaliere Templare che rotea minacciosamente il suo spadone; questo carica immediatamente verso di loro ed è chiaro, dalle molteplici chiazze di sangue, che non è una creatura viva.
Accade quindi che i colpi dei nostri non sembrano ferire minimamente l’inquietante figura rosso crociata mentre quest’ultima infligge ferite mortali a ripetizione: Remigio cade per primo a terra morente trafitto al ventre, a Bastiano viene amputato il braccio sinistro con un fendente ed anche Di Berra e Zonzini, già prostrati a terra in preda a una inspiegabile forma febbrile fulminante, vengono fatti a pezzi dalla lama del Templare.
Paura…
Buio per qualche istante… frasi minacciose sussurrate nelle mente di ognuno…
Poi tutti i componenti del gruppo si risvegliano in preda all’ansia nello steso corridoio, incolumi.
Delirio…
Succede che, scioccato dall’accaduto “vipera” chiede bruscamente spiegazioni a Remigio, associandolo, in qualche maniera, come Templare, a quanto accaduto; anche Zonzini e Padre Bastiano chiedono, più cortesemente, spiegazioni ma Fratello Remigio continua nella sua esplorazione delle limitrofe stanze circostanti, adducendo la priorità alla messa in sicurezza del luogo piuttosto che ad un “interrogatorio”.
Al che Di Berra gli punta addosso il suo fucile Carcano, mirando alla testa del monaco templare, Ettore tenta un breve dialogo ma poi decide che è meglio togliersi di torno e si dirige sul vicino terrazzo mentre Bastiano dopo aver tentato invano un’azione di comando verbale su “vipera” rimane in attesa degli eventi senza prendervi parte.
All’ennesima intimidazione di Vito corrisponde l’ennesima noncuranza di Remigio e quindi il Cacciatore spara alla testa del compagno, temendo che egli nasconda qualche terribile segreto o peggio…
La fortuna, o Dio, vuole che l’elmo di metallo del templare lo protegga quasi completamente dal proiettile… ma l’equilibrio mentale del gruppo ormai è compromesso, forse irrimediabilmente…
In ogni caso, dopo un lento riavvicinamento il gruppo si ricongiunge lentamente al templare che, questa volta, fornisce una sua versione: Remigio, pur premettendo che non dimenticherà quanto accaduto, spiega che l’illusione di cui sono stati vittime è stata generata indubbiamente da un Morto o meglio da un gruppo di Morti, di grande potere, che hanno la capacità di assumere le sembianze dei nemici più valorosi, i templari, e in particolare di uno dei prodi caduti sul fronte litoraneo, tale Fratello Aronne.
Il Kursaal ora è di nuovo libero, ma a caro prezzo… la folle illusione creata dal misterioso Morto sembra avere avuto l’effetto sperato: l’integrità del gruppo è ormai minata.
Tornando in città per curare in particolar modo le ferite di Bastiano i nostri passano altre 8 giornate, trascorrendo il loro tempo all’Emporio, al bar dell’Aquila d’Oro, alla Rocca Malatestiana e a S. Agostino, rispettivamente…

domenica 9 gennaio 2011

Considerazioni di gioco

Ciao a tutti i miei cari sinerequianti,
parlando con Matteo siamo giunti involontariamente alla stessa conclusione riguardo ad una piccola e interessante variante di gioco per la nostra campagna di Sine. Siccome durante l'ultima sessione mi è sembrata azzeccata la mossa di farvi uscire per parlare privatamente con Matteo dentro la rocca templare, aumentando quindi il realismo di non far sapere agli altri quello che dice il maestro templare solo a matteo, direi che si potrebbe incrementare questo aspetto con semplici accorgimenti. Ad esempio dando ad ognuno di voi versioni, anche differenti o magari discordanti, dello stesso fatto, a seconda della fonte dalla quale vi vengono date. Per esempio la rocca templare avrà una visione che non collimerà di certo con le informazioni divulgate dagli inquisitori di S. Agostino, senza contare che all'emporio di Sante Baldelli magari girano informazioni prese di soppiatto dai vari contrabbandieri e sono ancora diverse dalle altre due.. e magari nessuna corrisponde alla pura verità. Quindi, per farla breve, vorrei fornire singolarmente ad ognuno di voi, ogni volta che andate a parlare rispettivamente alla rocca, a S. Agostino, all'emporio o in altre situazioni particolari, sia informazioni comuni che vengono dette a voce a tutti sia alcune informazioni riservate che verranno consegnate solo agli interessati, i quali potranno decidere o meno di rivelarle agli altri e in ogni caso agiranno di conseguenza nel gioco in maniera più realistica.. ognuno insomma saprà cose che gli altri non sanno o che sanno ma in maniera differente... per fare ciò penso di adoperare sia le mail, sia fogli cartacei che vi consegno di volta in volta, sia il vecchio metodo di farvi uscire e parlarvi separatamente.. vedrò durante ogni sessione come organizzarmi.. che ve ne pare..? Forse il gioco si complica un pochino x voi ma secondo me è più divertente e realistico.. e poi cosi ognuno di voi agisce liberamente secondo le informazioni di cui è al corrente, senza l'influenza degli altri.. io proverei a cominciare anche da subito.. aspettatevi a breve alcune mie mail con piccole delucidazioni per ognuno di voi relativamente alle informazioni che potreste aver reperito nelle 2 settimane di pausa prima di andare al Kursaal, poi vediamo insieme come ci troviamo a giocarcele ma penso che in ogni caso il gioco ne guadagni.. ciaooo, a martedi..!

mercoledì 5 gennaio 2011

Al Kursaal

Il porto di Rimini recentemente bonificato dai Morti

Una tetra immagine del Kursaal

Dopo la bonifica della fattoria Belisardi i nostri tornano in città per dare la buona novella al legittimo e felicissimo proprietario che può finalmente pensare di poter tornare a casa e ricominciare una vita...
Trascorrono così altre due settimane, passano placidamente le solennità religiose del Natale di Nostro Signore e i fasti pagani del Capodanno 1957 durante il quale, come sempre, qualche cittadino meno avveduto viene sorpreso al di fuori del coprifuoco in stato di ubriachezza e viene poi percosso pubblicamente in p.zza Giulio Cesare il giorno successivo da uno dei tanti Padri castigatori presenti nelle parrocchie cittadine...
Intanto "Vipera", Ettore, Remigio, Bruno e Bastiano passano il tempo fra cure alla Misericordia, scambi commerciali e soldi spesi per un comodo vitto e alloggio all'Albergo Aquila d'Oro.
La notizia che campeggia in questi ultimi giorni sulla prima pagina del giornale locale è relativa all'avvenuta liberazione del litoraneo da parte dei templari riminesi; gli inquisitori agostiniani, unici editori e controllori di se stessi, tendono però sempre a denigrare i cavalieri del tempio affermando che questa liberazione è costata molto in termini di risorse e vite umane, è stata più lunga e difficoltosa del previsto ed in pratica ha agito su una zona non di primaria importanza per la cittadinanza in questo particolare momento dove il turismo non è, giocoforza, incentivato in alcun modo... oltre che il lungomare è da sempre considerato da ogni buon cattolico più un luogo di pubblica fornicazione che di sana balneazione...
In ogni caso, nei primi giorni del freddo Gennaio 1958, i nostri vengono contattati da un messo del vescovado; quindi vengono a sapere dal portavoce di Sua Eccellenza che il loro compito sarà ispezionare alcuni grossi edifici in rovina siti nel litoraneo che, seppur recentemente bonificato, pare abbia ancora zone per lo meno sospette e a rischio... per altro il buon Don Arturo non nasconde il suo disappunto nell'impiegare i costosi professionisti al soldo di Sua Eccellenza per un compito di probabile bassa manovalanza che poteva esser svolto in maniera meno eclatante e costosa da una semplice pattuglia della Sancta Militia o degli Excubitores... ma questa è la volontà indiscutibile di Mons. Valentini.
I nostri quindi si recano presso la Rocca templare di Castel Sismondo per i dettagli; qui Fratello Quinto gli illustra le semplici ispezioni da compiere all'interno dei resti del Kursaal e di uno stabilimento marittimo a marina centro, oltre che della vetusta colonia A. Murri in quel di Bellariva, al limitare della zona litoranea da poco liberata.
Dopo il saluto e un breve colloquio privato tra Fratello Remigio e il Maestro della Rocca Augusto Morandi, i nostri si recano dal noto cartografo Borghi, in quel dell'Aquila d'Oro, per ricevere le mappe degli edifici e partono, al mattino, alla volta del Kursaal.
Qui accadono alcuni strani fatti: durante il tragitto verso il porto Ettore e Remigio notano a una ventina di metri dal loro autocarro Fiat una piccola creatura, indistinta e agilissima che prima li segue e poi, accortasi di essere stata notata, si dilegua fra le numerose strutture in cemento armato anti sbarco piazzate dai militari tedeschi fino al 1944 sulla spiaggia riminese e ancora presenti; poi, una volta giunti di fronte al Kursaal, ognuno dei presenti avverte come un sussurro nella propria mente con frasi palesemente intimidatorie o cripticamente oscure... i nostri si interrogano e ragionano sull'accaduto pensando varie ipotesi possibili, ad es. la presenza di un Morto o di un'altra presenza ultra terrena con particolari capacità oppure una collettiva suggestione dovuta al loro costante contatto con l'orrore di questi lugubri e folli anni...
Entrando poi nell'estesa struttura, in palese stato di abbandono, nelle stanze agibili del piano terra vengono subito travolti da vari scontri, più o meno impegnativi, con diversi tipi di Morti, quasi sempre mutilati in varie parti del corpo ma armati, il che li fa rimanere ancor più dubbiosi e incerti sulla reale pericolosità di questa apparentemente troppo facile missione di routine e sui suoi reali scopi... chissà quali altri orrori si celano nell'oscurità del vetusto Kursaal...

venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale

Presepe zombi

Manuale per sopravvivere agli zombi (edizione in inglese ma c'è anche quella in italiano)


Il vostro Cartomante di fiducia augura Buon Natale a tutti i sinerequianti e non solo e suggerisce alcune simpatiche idee regalo (vedi sopra..) come il manuale di sopravvivenza agli zombi, indispensabile per ogni Cacciatore di Morti, o il simpatico (ma un tantino blasfemo, forse..) kit per la realizzazione di un presepe invaso da zombi di cui vi allego il link per lo scaricamento gratuito qua sotto... e ancora auguri..!

Papercraft Zombie Nativity Set

mercoledì 22 dicembre 2010

Alla Fattoria Belisardi

La casa colonica della Fattoria Belisardi,
poco fuori dalle mura cittadine di Rimini

Dopo qualche consueto giorno trascorso tra l’imprescindibile periodo di cura alla Misericordia di Via Ducale, i loschi traffici commerciali all’Emporio di Sante Baldelli e visite alle sedi dell’Inquisizione, della Rocca Templare e al vescovado, i nostri si riuniscono e decidono più o meno di comune accordo a animati alcuni da nobile spirito di solidarietà, altri dal miraggio dell’ennesimo lavoretto ben remunerato, di recarsi presso il podere, ora luogo di abbandono e di Morti, dove un tempo era la prospera Fattoria Belisardi, poco fuori dalle mura cittadine, al fine di bonificare la zona e restituirla al legittimo proprietario, ora confinato all’Albergo Aquila d’Oro, il fattore Alessio Belisardi e la sua famiglia.
Giunti sul posto guidando il loro vetusto ma fido autocarro Fiat il gruppo trova l’ampio podere in stato di evidente abbandono, essendo infatti da almeno 7-8 mesi che il fattore è stato costretto alla tragica fuga da casa, sotto l’attacco di un folto e famelico gruppo di cadaveri ambulanti…
La stranezza è che nel piazzale antistante la casa colonica sono evidenti diversi pezzi di cadaveri frementi, probabile indice di presenza di vivi nei pressi o all’interno dell’abitazione.
Durante le fasi esplorative del podere notano anche la presenza sia dei mezzi marcatamente della Fattoria, sia di altri due veicoli, una moto e un’automobile parcheggiati sul fianco della casa.
Ma mentre ragionano sul da farsi vengono avvisati a male parole dai nuovi occupanti abusivi della fattoria e gli viene intimato di andarsene sparando anche un colpo di fucile come funesto avvertimento. Inoltre dai pascoli, dal frutteto e dal vigneto antistanti iniziano ad emergere losche e barcollanti figure riconoscibili come Morti; fra queste spicca per velocità e urla temibili il cadavere semi nudo di una donna, la quale, brandendo due lunghi coltelli è subito addosso ai nostri.
Lo scontro non è dei più semplici e nonostante la donna venga alla fine mutilata più volte e resa inoffensiva, come altri sopraggiunti, lenti, cadaveri, lo sfortunato Padre Bastiano è oggetto delle sue “particolari attenzioni” e viene morso ferocemente alla fronte e ad una spalla, accusando ampie ferite sanguinanti e quasi mortali.
Il gruppo scegli quindi controvoglia di battere in ritirata, pensando bene di salvaguardare la vita del loro “condottiero”: la stampa locale infatti, essendo costituita univocamente dai frati inquisitori agostiniani, fornisce sempre grande risalto alle imprese del gruppo al servizio di Sua Eccellenza ma falsa leggerissimamente la verità per incentrare le imprese sulla figura dell’Inquisitore Bastiano, descritto come leader indiscusso del gruppo e denigrando allo stesso tempo l’opera di Fratello Remigio, Templare Errante, non tenendolo affatto in considerazione… ma questa è la libertà di stampa concessa in una piccola provincia alla periferia del Sanctum Imperium…
Passano altri 8 lunghi giorni durante i quali Fra Bastiano si rimette in forze ma accusa una inquietante cicatrice sulla fronte e gli altri alloggiano all’Albergo Aquila d’Oro, eccezion fatta per Fratello Remigio che presta servizio presso la Rocca Templare di Castel Sismondo addestrando i novizi; inoltre “vipera” Di Berra pensa bene, oltre a continuare costantemente le sue tratte all’Emporio, di far “blindare” il loro autocarro Fiat dal fabbro Stargiotti con delle grate in metallo applicate sulle parti vetrate.
Armati di coraggio e determinazione i nostri tornano alla carica verso il podere Belisardi; questa volta tentano di agire in sinergia fra loro ma la presenza di un ulteriore donna morta che si aggira nei locali accessori della fattoria e l’indisponenza degli occupanti della casa colonica che passano presto dalle male parole ai colpi di fucile, fa si che la loro azione si riduca in pratica ad un assalto frontale.
Anche questa volta le potenti doppiette a canne mozze dei due Cacciatori del gruppo fanno la differenza e ad uno a uno i rifugiati cadono e vengono macellati a dovere, come di consueto…
I nostri quindi, riportando solo lievi ferite di striscio, fanno un ricco bottino di armi da fuoco e munizioni e per una volta senza l’ombra della lunga mano della chiesa a sottrargliele… a meno che il Sotium Padre Bastiano, loro “capo”, non decida che sia il caso di aumentare ulteriormente le proprie credenziali confiscando il tutto in nome della Santa Inquisizione…

mercoledì 15 dicembre 2010

All'ex casa di cura "Villa Assunta", covo di Yuri Bogdanov

Ex casa di cura "Villa Assunta" in Via Roma a Rimini

Un manifesto propagandistico russo trovato nel covo dei banditi

In una gelida notte di Dicembre i nostri si dirigono, insieme a 4 Excubitores, nei pressi dell’ex Casa di Cura Villa Assunta, in Via Roma, nascondiglio del bandito Yuri Bogdanov e della sua banda.
Qui “vipera“ Di Berra decide di appostarsi per qualche tempo su un rudere circostante per osservare l’edificio attentamente dall’alto; nel frattempo Fratello Remigio, insieme agli Excubitores, tenta una difficile missione di mediazione verbale coi banditi barricati all’interno, facendo leva su ipotetici scambi fra gli ostaggi e la fidanzata di Yuri, Sofia, in realtà già morta e fatta a pezzi nella sua abitazione del Borgo San Giuliano.
Poco dopo i nostri, ad esclusione di Remigio che continua nella sua opera di mediazione – distrazione dei banditi, riescono rocambolescamente e rumorosamente a entrare nell’edificio.
Colgono di sorpresa un paio di banditi che vengono prontamente immobilizzati e tramortiti a dovere.
Riescono quasi subito a localizzare fortuitamente la stanza dove sono rinchiusi gli ostaggi, tappezzata di manifesti propagandistici russi, ma mentre iniziano a liberarli dagli impedimenti vengono attaccati in massa dal grosso dei banditi: uomini e donne non troppo addestrati e male armati, per lo più con vetusti Revolver e fucili… nulla a che vedere con le mortifere doppiette a canne mozze acquistate da “vipera” e Zonzini pochi giorni prima all’Emporio di Sante.
Lo scontro è relativamente breve e si risolve abbastanza facilmente ad appannaggio dei nostri incursori anche perché tutti vi partecipano, incluso Frate Bastiano con la sua Beretta 1934 e Fratello Remigio che, dall’esterno, coordina le azioni e le incursioni degli Excubitores e fa da tramite tra le forze in azione. Cade infine anche lo stesso Bogdanov, che si era lanciato in un disperato attacco all’arma bianca con la sua sciabola cosacca; ogni caduto viene repentinamente fatto a pezzi dai presenti, vivo o morto o svenuto o implorante pietà che sia… ma questa è l’unica legge che è ben chiara a tutti: “mors tua vita mea”.
Vengono reperite sul posto anche numerose armi da fuoco e proiettili, oltre che scudi e benzina, un’automobile e tre motociclette appartenenti ai banditi… tutto materiale utile alla Diocesi di Sua Eccellenza Mons. Valentini, ovviamente…

mercoledì 8 dicembre 2010

La bonifica di San Giuliano

L'ingresso alla chiesa di San Giuliano

Palazzo del Podestà e dell'Arengo, Piazza Cavour, Rimini centro,
sede della Domus Populi degli Excubitores


L a ferita di “vipera” non si rivela poi così grave come sembrava in prima analisi (tante grazie al Karma...) e quindi i nostri cinque continuano la loro opera di bonifica in quel del Borgo San Giuliano. Entrano in sequenza nei restanti tre edifici ad un piano a loro indicati e si limitano a fare a pezzi qualche Morto non particolarmente feroce, incassando solo qualche piccola ferita e o infezione causata dagli immondi morsi degli abominevoli e putrescenti cadaveri ambulanti, eccezion fatta per lo sfortunato Padre Bastiano il quale accusa una grave ferita in quanto morso per ben due volte alla testa…
In due delle quattro abitazioni da bonificare vengono rinvenute lettere o parti di lettere, importanti indizi (in seguito consegnati prontamente a Don Arturo, portavoce di Sua Eccellenza al vescovado riminese); una prima lettera pare essere la testimonianza di una donna suicida, tale Elide Canarecci, facente parte, forse, di una setta eretica denominata “Anime Candide”, probabilmente implicata nei delitti collegati al rapimento dei bambini mentre la seconda lettera, a firma di un certo Yuri, indirizzata presumibilmente alla sua fidanzata Sofia, ora Morta, fornisce indicazioni su una probabile operazione criminosa, con presa di ostaggi e rapina annessa, terminata con il rifugio dei malviventi in quello che dovrebbe essere un ex ospedale o qualcosa del genere…
L’ultimo edificio da esplorare e bonificare è la Chiesa di San Giuliano: anche qui i nostri trovano rovina, oscurità e morte. Fanno a pezzi un discreto numero di cadaveri, tra i quali probabilmente anche colui che era il prete di San Giuliano ed in fine richiamano i due sacerdoti lasciati fuori dal pericoloso borgo e i loro aiutanti laici perché comincino le opere di restaurazione dell’edificio religioso.
Ritornano poi al vescovado per rendere conto dell’operato a Don Arturo al quale vengono consegnate anche le due lettere e come pattuito la metà degli scudi trovati in missione (a parte qualche spicciolo, munizione e una Beretta del ’34 che Vito “vipera” Di Berra ed Ettore Zonzini tengono segretamente e rischiosamente per loro, andando poi dal buon Sante Baldelli all'Emporio della Stazione del Dazio per le consuete, losche, tratte di armi e di preziosi, rari, proiettili…).
Il portavoce del Vescovo in ogni caso corrisponde al gruppo la somma pattuita per il buon esito dell’incarico (100 scudi papali a testa) e anticipa che farà esaminare gli indizi derivanti dalle lettere sia agli Excubitores sia ai suoi Inquisitori, per trarne alcune conclusioni.
Passa un’altra settimana, fra addestramenti all’uso della spada per alcuni e giorni passati in Misericordia per rimettersi in forze e curarsi dalle infezioni contratte per altri.
In seguito i nostri vengono ricontattati dal vescovado per un altro incarico, cui si deve far capo alla Domus Populi, caserma degli Excubitores (coloro che fino al 1944 si chiamavano Carabinieri...), sita in Piazza Cavour, ai palazzi dell’Arengo e del Podestà.
Qui il gruppo parla con Anna Gamberini, una bella Excubitor poco più che trentenne, la quale d’ora in poi terrà i rapporti fra loro e la Domus Populi; a gestire la caserma è Don Mario, un Padre Semplice, mentre il Portavoce degli Excubitores è Martino Ghinelli, entrambi fanno con piacere la conoscenza del valoroso gruppo.
L’incarico non è dei più semplici: è stata localizzata in quel dell’ex casa di cura Villa Assunta, ora in stato di abbandono ma comunque all’interno delle sicure mura cittadine e quindi senza l’immediata minaccia di Morti in circolazione, la sede della banda del famigerato bandito russo, operante da mesi nella zona della città di Rimini, Yuri Bogdanov.
Yuri è un ex militare della temibile Armata Rossa il quale dopo il Giorno del Giudizio, non riuscendo più a tornare in patria, ha deciso di fare “fortuna” nella zona del riminese allestendo un gruppo di banditi assoldando i peggiori farabutti locali e mettendosene a capo.
Il problema è che ora, dopo l’ennesima rapina, si è barricato a Villa Assunta ed ha un gruppo di ostaggi, la sfortunata famiglia Andreini.
Il compito affidato ai nostri dagli Excubitores sarà quello di liberare gli ostaggi e arrestare o eventualmente uccidere Yuri Bogdanov e ogni componente della sua banda, requisendo il probabile alto numero di armi, munizioni, benzina, mezzi e quant’altro in possesso dei malviventi per restituirlo alla Diocesi riminese che, senza alcun dubbio, ne farà buon uso ridistribuendone le ricchezze alla popolazione…
Ma oltre a ciò i nostri sono sempre attesi dallo sfortunato fattore Belisardi che aspetta con ansia la liberazione del suo podere fuori città…
Cosa decideranno di fare..?