Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...

mercoledì 30 gennaio 2013

Alla corte del divino Ramesse III

L'incrociatore italiano Leone III

La nave salpante dal porto di Mazara Del Vallo, scelta dal gruppo come eccezionale mezzo di trasporto dalla Sicilia all'Egitto, è il famigerato incrociatore Leone III, gloria della italica marina.
Questa imponente imbarcazione vanta delle quote più che considerevoli:

Dislocamento in tonnellate 3.240;
Lunghezza in metri 107,7;
Pescaggio in metri 4,80;
Potenza in cavalli vapore 12.000;
Armamento: 4 cannoni da 120;
Velocità alle prove in nodi 11;
Equipaggio: 230 persone
Comandante: Francesco Santelli

Nel suo unico combattimento la Leone III ha affondato, nei pressi di Porto Torres, una delle imbarcazioni pirata che avevano partecipato alla distruzione della torre di Arbatax, ed è anche per questo che la nave risulta essere conosciuta con il soprannome di “Vendicatrice”.
I nostri, oltre al reverenziale timore di ciò che si accingono ad incontrare, portano con se 3 doni per il divino Ramesse III: direttamente dal Museo Egizio di Torino il leggendario Libro dei Morti, una preziosa stauta celebradiva del Dio egizio Ra ed una del Dio Osiride.
I lunghi giorni di viaggio vengono sfruttati al meglio dal gruppo per proseguire nei loro più disparati allenamenti psico fisici.. per arrivare in fine in quel del porto di Ankhbast in terra egizia,  monumentale ingresso nel Regno di Osiride.

Il monumentale porto di Ankhbast
Ankhbast è veramente un luogo che ispira ammirazione e devozione, adornato con gigantesche statue alternativamente di Ramesse III, attuale divino Signore dell'Alto e Basso Egitto, e della Dea Gatto Bast; inoltre la cosa che colpisce lo sguardo del gruppo è l'ingombrante presenza di un sommergibile U-boat di chiara fabbricazione tedesca e colorazione con gli stemmi del IV Reich, il quale , però, sta venendo stranamente ridipinto con le insegne e i cartigli del Faraone Ramesse... forse che il divino Osiride Incarnato abbia stretto alleanze anche con i germanici..? Mah...
In ogni caso, qui al porto, lasciata la Leone III, il suo capitano Francesco Santelli e l'equipaggio di servizio in attesa, il gruppo viene cordialmente accolto con saluti sorprendentemente fatti in lingua italica da un convoglio di benvenuto presieduto dal funzionario Antonio Bonomo, un reduce, appunto, italiano, votatosi al servizio del divino Figlio di Amon Ra, il Faraone Ramesse III.
Fatti salire su molteplici auto di lusso, i nostri vengono trasportati da Ankhbast fino alla capitale, Il Cairo; lungo il tragitto il gruppo vede parecchi paesaggi tipici della quotidianità del Regno di Osiride.. e quindi si vedono oasi, deserto, beduini, cammelli, monumenti in fase di restauro, splendide piramidi.. ma anche Morti e viventi camminare e o lavorare fianco a fianco, si vedono forze armate adornate con gli antichi paramenti religiosi egizi, con ampie maschere raffiguranti la testa del dio sciacallo Anubi.. e nel mentre il pingue Antonio Bonomo introduce ai nostri vari aspetti della nuova cultura egizia instaurata da Ramesse, tessendone lodi sconfinate.
Il Faraone infatti, tra i vari prodigi a lui attribuiti, pare riesca a governare le menti dei Morti proteggendo di fatto il suo regno dalla loro famelica ferocia di carne viva... o almeno così sembra.
Inoltre Ramesse è divenuto legittimamente Faraone d'Egitto sconfiggendo in battaglia i cosiddetti Falsi Dei, ossia altri potenti Morti risorti dai sarcofagi e pronti a divorarsi l'un l'altro.
Il faraone però non pronuncia parole comprensibili ai comuni mortali ma si avvale di un sacro interprete, la cosidetta Bocca di Ra, un giovane chiamato Ureo, suo unico traduttore e comunicatore, sempre al fianco di Ramesse; altra figura di spicco, sempre nelle vicinanze di Ramesse è il suo fido quanto brutale generale militare, il Generale Petrosis, detto la Spada di Ra, suo servo devoto 2mila anni fa come ora, un Morto dalla forza e dalla ferocia straordinaria, armato di un colossale spadone metallico, che pare avere rispetto e timore solo del suo Dio Ramesse.


Il Generale Petrosis, la Spada di Ra
Quindi, sebbene le premesse non siano del tutto rassicuranti, i nostri giungono in fine in quel del Cairo e vengono subitaneamente condotti presso il magnifico Palazzo - Tempio di Osiride, residenza e centro del potere di Ramesse III; il palazzo è posto su un colle ed è ben visibile da tutta la città, anche perchè sulla sua sommità è posto un grande piramidion in oro massiccio che sempre riluce sotto questo egizio sole invernale.
L'interno del palazzo non è meno magnifico, caratterizzato da una moltitudine di preziose decorazioni, geroglifici, oro e sfarzo a fare bella mostra praticamente in ogni angolo ed il gruppo non può fare a meno di notare, per l'ennesima volta, il lusso e la ricchezza di cui ama circondarsi il blasfemo monarca d'Egitto.
 

Una tipica ancella di Ramesse III
Dopo una brevissima anticamera i nostri sono annunciati al cospetto del Dio Ramesse, nella sua sala del trono: qui, con reverenza, i nostri si avvicinano e si guardano attorno.. per vedere più di una dozzina di splendide giovani ancelle e odalische, riccamente ingioiellate e a seno nudo, ballare vorticosamente per ammaliare il loro Dio, dallo sguardo apparentemente assente (anche perchè al posto degli occhi il divino Amon-Ra ha due bulbi in oro massiccio) placidamente seduto sul dorato trono dell'Alto e del Basso Egitto.
Ai suoi fianchi, come detto, il mostruoso Petrosis e il giovane Ureo, mentre, stese ai suoi piedi, due creature incredibili agli occhi del gruppo, quelle che sembrano veramente due Sfingi, belle e mortali leonesse con busto di fanciulla a seni nudi, riccamente adornate e truccate, ma di una pericolosità e malignità quasi tangibile.


Le due sfingi di Ramesse III
La Bocca di Ra prende velocemente la parola e annuncia (incredibilmente in lingua italiana...) che Ramesse è felice dell'arrivo dell'ambasciata italica; dopo un iniziale scambio ovvio di reciproci convenevoli Ureo annuncia che il divino Osiride Incarnato attende però un altro gradito ospite e prega gli italiani di accomodarsi a sedere e pazientare ancora qualche minuto prima di iniziare il loro dialogo.
Dopo pochi minuti di attesa ecco un servitore egizio annunciare l'arrivo dell'ospite tanto atteso (da notare che chiaramente il servitore parla in egiziano, ma in questi casi è il funzionario Bonomo a tradurre prontamente al gruppo ciò che si dice..) e così una bella e bionda ragazza fa il suo ingresso nella sala del trono: si presenta come Lydia Hichingooke, una giovane professoressa inglese di archeologia la quale pare voler mostrare a Ramesse in persona un recente ritrovamento che reputa possa essere di suo interesse.
Quindi la ragazza estrae da una borsa di cuoio quella che sembra la pagina di un libro che, una volta nella sua mano, sembra vibrare e fluttuare, come presa da vita propria.. secondo gli studi della Hichingooke quella non può essere che una pagina del famigerato Necronomicon e precisamente una pagina dell'edizione originale araba chiamata Al-Azif, da sempre notoriamente persa da qualche parte in Egitto.
Ma a questo punto le due Sfingi sembrano inizialmente intimorite e tremanti, poi ringhiano e iniziano ad avvicinarsi minacciosamente alla giovane.. quindi il divino Osiride Incarnato si alza con agilità dal suo trono e con un cenno della sua mano riesce a far repentinamente ammansire, seppur evidentemente di mala voglia, le due fiere donne leonesse.
Il Faraone si avvicina, calmo, alla ragazza inglese.. lei impaurita si inginocchia e gli porge la pagina del libro.. nella sala del trono si accende un teso mormorio, sovrastato dalla diabolica risata del Generale Petrosis..  Ramesse, benevolo, invita la giovane ad alzarsi e la abbraccia in segno di protezione.. le odalische esplodono in un applauso rivolto al loro Dio misericordioso.. ma Petrosis sembra non appezzare questo gesto di pietà e si avvicina anch'egli minaccioso a Lydia.. anche Benigno da Frittole, temendo il peggio, si alza e tenta di frapporsi fra il Generale e la giovane.. ma Osiride Incarnato risolve la situazione: con un gesto fa cenno al templare di restare fermo e non intervenire mentre, con un gesto dell'altra mano indica Petrosis il quale viene colto come da una furiosa folata di vento di tempesta e viene di fatto scaraventato con violenza a molte decine di metri di distanza.
Ramesse, sempre attraverso Ureo, si scusa pubblicamente con la Hichingooke e con l'ambasciata italiana per il comportamento del suo Generale (il quale, rialzatosi, abbandona, furibondo, la sala..) e poi si accinge e dare l'incarico alla giovane archeologa di continuare le sue ricerche e non appena ella le avrà ultimate, localizzando la posizione del Necronomicon, il Faraone le fornirà una adeguata scorta per proteggerla nelle operazioni di recupero del prezioso libro (e a queste parole il gruppo sente stranamente già un brivido lungo la schiena...). Detto ciò Ramesse congeda la giovane e si appresta finalmente a ricevere a colloquio gli italiani.
I nostri si prodigano subito nel mostrare al Faraone i doni portati dal Museo Egizio; Ramesse li esamina attentamente e poi Ureo parla.. e partono una serie di similitudini e frecciate al gruppo, in riferimento anche alla precedente ambasciata.. che donò a Ramesse una Bibbia miniata.. libro per lui blasfemo.. e poi offese più o meno velate al dio dei cristiani fatte dalla Bocca di Ra.. "che scenda nell'arena a combattere, se esiste, io sono qua".. e i nostri a stento si trattengono ma riescono a mantenere un certo aplomb diplomatico, senza cogliere le provocazioni e senza offendere ovviamente il Faraone.
Ramesse inoltre ribadisce che i doni del museo egizio torinese sono si preziosi, ma non sono veri doni in quanto oggetti insindacabilmente di proprietà del popolo egiziano e non italiano.. sottratti semmai all'Egitto con l'inganno.. ma anche su questo dettaglio il magnanimo Faraone è disposto a chiudere un occhio e ad apprezzare se non altro l'impegno dell'ambasciata nel tentare di compiacerlo (con doni già di sua proprietà).
Il divino Osiride Incarnato quindi descrive che la quasi totalità della precedente ambasciata è ancora in vita, confinata in limitrofi lussuosi appartamenti in un ala del suo gigantesco palazzo-tempio; infatti uno solo degli italiani è deceduto, sbranato dalle sfingi.. colui era l'Inquisitore Fernando Della Pia, scioccamente reo di aver tentato di attaccare il divino faraone, supponendo che egli fosse semplicemente un comune mortale con indosso una maschera di Ramesse..
Ramesse III inoltre lancia anche una velata minaccia ad eventuali intenti mendaci dell'ambasciata italica, facendo riferimento all'ambasceria germanica la quale si presentò con molti doni.. ma nascose, per precauzione, un sommergibile U-Boat al largo del Cairo.. ovviamente il divino Osiride Incarnato se ne accorse e accettò di buon grado anche quel grandioso dono, diciamo, a sorpresa, fattogli dai tedeschi che, colti sul fatto, non ebbero nulla da obiettare, onde evitare ben più tragiche conseguenze per loro..
Ad ogni modo, chiariti tutti questi aspetti, il sibillino Figlio di Amon-Ra vuole ora sancire un patto col gruppo italiano: egli si impegna solennemente a liberare tutta la prima ambasciata e a far tornare in Italia tutti quanti con le due splendide navi a patto che il gruppo compia almeno un paio di "favori" per il divino Ramesse III.
Il primo favore consiste nell'eliminare una creatura che ha portato morte e scompiglio nei pressi della città di Tanis e il popolo, superstizioso, suppone essere addirittura una manifestazione della dea Sekhmet in carne ed ossa, una sorta di donna con testa di leonessa, animata da una furia distruttrice apparentemente inarrestabile..
Il secondo, già vagamente intuito, favore consisterà nello scortare la giovane archeologa  Lydia Hichingooke nelle sue pericolose operazioni di recupero del Necronomicon.
Ramesse ha poi fatto intendere che, in base all'esito degli altri due, ci potrebbe essere anche un eventuale terzo favore.. ma non ha dato chiare indicazioni in merito..
Ovviamente il gruppo è stato lasciato "libero di scegliere".. ma il faraone ha più volte ribadito che in caso di diniego egli stesso non avrebbe potuto garantire per l'incolumità degli italiani, in quanto l'Egitto è una terra dura e spietata per gli stranieri..
Giocoforza i nostri accettano, come sempre, di buon grado le condizioni dettate dal Dio blasfemo Ramesse..

mercoledì 23 gennaio 2013

Il Faraone vi attende...


Ieri sera, invece della consueta sessione di gioco, abbiamo impegnato la serata discutendo su alcune varianti da apportare al regolamento del Sine, per adattarlo meglio alle nostre esigenze, in particolare per quanto concerne la progressione dei PG, la loro fama, l'avanzamento di carriera, nuove abilità, nuove armi e quant'altro.. e d'ora in poi vedremo come si evolverà la cosa..

ma nel frattempo Ramesse vi attende con ansia per il prossimo Martedì..!

mercoledì 9 gennaio 2013

Rotolando verso Sud

La Rocca Templare di Avignone















Fratello Benigno, più istrionico del solito, guida il gruppo trionfalmente di ritorno a San Marco e soffocando ogni scetticismo, sia da parte dei compagni sia da parte dei cittadini, il templare arringa la folla proclamando la vittoria del bene sul male e garantendo ora pace e prosperità per un paese finalmente liberato dal suo giogo malevolo e poi si ritira meditabondo e solingo in preghiera.
La folla lo acclama come un apostolo, i suoi compagni sono molto scettici sul suo agire e sospettano persino una sua possibile possessione.. ma attendono il da farsi.. e sperano intanto di uscire vivi dagli orrori di San Marco.
Tutto avviene rapidamente… il gruppo, trascorsa un ora dalle arringhe pubbliche di Benigno, decide di partire per Novara; quivi è palese che qualcuno ha saputo degli omicidi del vicino paese e guarda i nostri con paura e incredulità.. ma il gruppo si sbriga e fa valere la sua autorità di Templari e Inquisitori per lasciare una breve missiva indirizzata al Vescovo e poi partire repentinamente sul primo treno in direzione Avignone.
Al Vescovo si dipana per iscritto quanto accaduto a San Marco.. ma si pensa bene di non incontrarlo fisicamente, temendo un arresto.. o peggio.. ma con la consapevolezza che prima o poi ogni misfatto dovrà essere, in qualche modo, pagato o almeno, chiarito.
Ridotti ormai alla stregua di fuggiaschi i nostri giungono nei territori della Piccola Italia e, dopo molte ore, in quel della città di Avignone.
Qui i nostri sono attesi alla Rocca Templare, l’ex Palazzo dei Papi, dove dopo brevi anticamere, vengono ricevuti dal Maestro della rocca, il Templare Ugo Torris.
Costui dichiara subito che il compito che doveva assegnare al gruppo per ora si deve considerare congelato in quanto Sua Santità il Papa stesso, venuto a conoscenza dei recenti fatti di sangue che hanno coinvolto il gruppo, si riserva di giudicare con calma il da farsi.. e nel frattempo ognuno del gruppo deve ritenersi agli arresti, confinato alla Rocca di Avignone, in attesa di nuovi sviluppi.
Sia Benigno sia Michele da Bracciano si impegnano per colloquiare a lungo col Maestro Torris per spiegare l’accaduto, dare la loro versione sugli eventi.. la buona fede, la presenza del diabolico Marcus, gli equivoci, gli atteggiamenti dello stesso Benigno… Il Maestro riflette a lungo sulle loro dichiarazioni.. e probabilmente, nei giorni a seguire, egli avrà anche relazionato il tutto al Santo Padre.. fatto sta che, trascorsi ulteriori cinque giorni di reclusione forzata ad Avignone, finalmente i nostri vengono nuovamente convocati alla presenza del Torris il quale esprime la magnanima volontà del Sommo Pontefice che, coadiuvato nel suo Santo Giudizio sia dal Sommo Santarosa sia dal Gran Maestro Renato da Chianciano, ha deliberato il destino dei nostri: siccome, con tutte le attenuanti, delle vite loro hanno troncato, allora delle vite dovranno recuperare, questo il volere del Papa.
In pratica Roma vuole che i nostri partano il più presto possibile per una difficile, quasi disperata, missione diplomatica in terra d’Egitto, nella speranza di recuperare i membri superstiti di una precedente ambasciata di cui si è persa da mesi ogni traccia.
Ugo Torris non sa molto di più al riguardo e dice che per prima cosa i nostri dovranno partire da Marsiglia con rotta per la Sicilia, al porto di Mazara del Vallo, per ricevere ulteriori indicazioni dal locale Magister Inquisitore, Padre Nunzio Rizzo.
I nostri, quindi, esterrefatti dagli ultimi tumultuosi e impetuosi eventi, si accingono a cambiare nuovamente ogni progetto e partono alla volta di Marsiglia e da qui, via nave, lunghi giorni di navigazione, sballottati dai flutti fino a Mazara del Vallo.


Il porto di Mazara del Vallo, Sicilia
 
Qui, giunti in terra sicula, i nostri non possono fare a meno di notare, con un certo sdegno, che nella zona portuale, importante snodo commerciale marittimo far l’Imperium e il vicino Regno di Osiride, sorgono molteplici statue sia di Santi e iconografie classiche cattoliche, sia simulacri di tradizione egizia.. non mancano ad esempio, statue di tale San Ramesse… un misto fra i santi cattolici e l’iconografia tradizionale dei faraoni egizi.
I nostri, recandosi al cospetto del piccolo monastero dell’Inquisizione (dall’aspetto molto povero e spartano), non si capacitano di come questa possa tollerare simili affronti blasfemi ma, a colloquio col saggio Padre Nunzio Rizzo capiscono, dalle ponderate parole del religioso siciliano, come questa tolleranza sia di vitale importanza per il quieto vivere locale.. il commercio, l’economia, la prosperità, la fede.. tutto un equilibrio per far si che si possa prosperare, tollerando qualche innocua manifestazione della cultura egizia in terra italiana… e pare che anche il Santo Padre sia consapevole e propenso, valutati attentamente i pro e i contro, a questa tacita tolleranza di piccoli episodi di, diciamo, etnie culturali non proprio ortodosse per la cristianità...
Ad ogni modo Padre Nunzio descrive anche la missione diplomatica nei dettagli.
Il primo a inviare una piccola ambasciata al Papa fu, molti mesi fa, proprio Ramesse III: in pratica, il redivivo faraone millenario, voleva gettare le basi per una sorta di alleanza politico economica con il Santo Impero ed invitava esplicitamente alcuni delegati papalini in terra egizia al più presto.
Alcuni mesi fa toccò quindi al Santo Padre inviare la sua ambasceria, in risposta alle richieste di Ramesse III.. ma il Pontefice volle fare le cose in grande e si accinse ad inviare un corteo di alti funzionari in pompa magna.. e quindi salparono, con una delle migliori navi della Sancta Militia a disposizione, il Generale Muzio De Veris, con la sua scorta armata di 4 Crociati, il Padre Inquisitore Fernando della Pia con al seguito 6 Frati Missionari, il Vescovo di Messina Giuseppe Schirripa e il Templare Adepto Fratello Salvatore da Messina con 2 Templari Erranti al seguito, più, ovviamente tutto l’equipaggio dei marinai di servizio sulla nave.
L’ambasciata, a quel che si dice, fu inizialmente accolta con ogni onore nei monumentali porti egizi e poi condotta ai fastosi palazzi dorati del Cairo, capitale politica e dimora del divino Osiride Incarnato, il faraone Ramesse III.
L’ambasciata portava con sé anche un paio di preziosi doni per il faraone: una Bibbia miniata del XVII secolo e un corredo di importanti oggetti prelevati dal Museo Egizio di Torino… ma evidentemente qualcosa deve essere andato storto.. in quanto nulla più si sa di tutta quella gente.
Ed ora il Papa vuole che il gruppo sia la sua seconda ambasciata (per altro già correttamente annunciata via lettera ai vertici del Cairo…), con il delicato compito di rinsaldare i rapporti con il faraone e capire e o riportare  a casa la nave e soprattutto l’intero equipaggio per ora disperso sul torrido suolo egizio, il cosiddetto Regno di Osiride…

mercoledì 19 dicembre 2012

Padre Gioacchino da Novara

Padre Gioacchino da Novara


Il gruppo, destatosi dall’illusione, o meglio dall’incubo, ordito per loro dal diabolico Marcus, l’efferato Magus demoniaco che li ha attanagliati in una folle illusione praticamente da quando hanno messo piede a San Marco, costringendoli a ripetute azioni di inaudita violenza, contro il loro stesso volere, si ritrova a dover rapidamente decidere sul da farsi, barricati nella locanda, le armi ancora sporche del sangue degli innocenti paesani del villaggio, l’inquisizione schierata e pronta a catturarli appena fuori dall’uscio barricato.
Dopo un breve ma sofferto conciliabolo e dopo aver valutato negativamente le ipotesi d’azione proposte da Fratello Benigno, reputate troppo rischiose, i nostri decidono per la resa: il padre Inquisitore, tale Gioacchino da Novara, comanda quindi che escano dalla locanda con le mani alzate e disarmati.. e così avviene.
Alcuni conversi prendono quindi in consegna le numerose e ingombranti armi a motore mentre altri si impegnano, con un certo timore quasi reverenziale, nel mettere ai ceppi i nostri.
Padre Gioacchino, supportato da una piccola e inferocita folla di paesani superstiti, li apostrofa svariate volte in maniera apertamente ostile ed arrogante con appellativi come “Assassini..” e “Blasfemi..” ed alle ripetute domande di Benigno sul conoscere chi lo abbia mandato a San Marco l’Inquisitore ripete sempre “E’ il Signore che mi manda..” snervando il templare da ogni velleità di conoscerne il reale mandante.. ma sospettando, ovviamente che la faccenda sia stata tutta ordita e ben confezionata ad hoc dal Sommo Santarosa, con lo specifico scopo di incastrare l’intero gruppo.. supposizioni, solo supposizioni..
In ogni caso i nostri vengono rinchiusi in una piccola e angusta stanza-cella della canonica, mentre alcuni conversi si alternano per la guardia dei sorvegliati speciali.
Svariate ore dopo, Padre Gioacchino vuole condotti al suo cospetto i prigionieri, per un primo breve interrogatorio, in attesa di giudizio: i nostri in questa circostanza non perdono tempo e raccontano la loro incredibile versione dei fatti al padre inquisitore… dal Cartolaido a Marcus.. dalle Ombre agli inganni.. alle illusioni.. alle loro menti plagiate da quell’essere diabolico.. fino ai delitti.. compiuti però contro la loro volontà.
Gioacchino, seppur molto scettico, non può ignorare questa possibilità e scende di malavoglia a patti col gruppo; egli, insieme a 4 dei suoi uomini, si recherà presso il luogo, indicato dal gruppo, dove dovrebbe dimorare quell’oscuro essere divoratore di bambini, una grotta al limitare del villaggio.. se troverà una qualche prova di quanto dichiarato dai nostri rivaluterà le loro posizioni nella questione.. ma se, viceversa, non troverà alcun riscontro, il suo giudizio sarà spietato e farà quanto in suo potere per consegnare alla più cruenta giustizia del Santo Impero quel gruppo di blasfemi impostori assassini.
Fatto sta che, qualche ora dopo, nell’attesa snervante, Fratello Michele ha come una visione, durante le sue preghiere di pentimento: “sente” una presenza malevola.. probabilmente Marcus.. sente che tale presenza si è spostata nella sua grotta ed ora si è impossessata della mente di Padre Gioacchino.
E quindi passano altre ore.. e l’Inquisitore, ovviamente, non fa più ritorno a San Marco.
Il paese inizia a temere il peggio.. a mormorare frasi di paura.. gli stessi 4 Conversi lasciati di guardia al gruppo sono allo sbando.. scendono a patti pure loro, segretamente, coi nostri, troppo impauriti per opporvisi: nella notte allenteranno la guardia e li lasceranno scappare volutamente.. i nostri quindi riprenderanno possesso delle loro armi e si dirigeranno con piglio battagliero alla grotta del Magus Marcus, per chiudere la questione una volta per tutte e scagionarsi di conseguenza da ogni infamante accusa.
Prima meta, il convento del Cartolaido: il gruppo infatti spererebbe di ottenere qualche altra informazione dal vecchio custode della carta.. ma purtroppo il vegliardo pare essere assente.
Presso la sua libreria viene però rinvenuta un’utile mappa topografica della zona, onde individuare con relativa precisione il posizionamento della grotta incriminata, sin ora solo percepita vagamente fra gli offuscati ricordi.
Accade però che, mentre i nostri si avvicinano alla funesta destinazione, si prende coscienza che si è fatto ritorno ad una dimensione quanto meno onirica e non del tutto reale e o razionale: viene infatti incontrato Kovalsky, contornato da ombre nere, appostato come un cecchino su una rupe.. poi si vede il mercante De La Fonte.. il quale parla brevemente con Fratello Michele per poi accasciarsi morente a terra colpito da un raggio di luce, probabilmente solare (seppur in piena notte).. poi bambini mutilati e insanguinati che corrono nella boscaglia.. gente morta.. probabili reminiscenze degli efferati omicidi compiuti inconsapevolmente..
Per arrivare infine ai piedi della grotta: qui è difficile entrare con leggerezza.. il male che vi si cela è palpabile.. Michele da Bracciano inizialmente indietreggia, così come Padre Bastiano.. soverchiati da quella forza malevola.. poi convinti dalle preghiere e dagli incoraggiamenti perpetrati lungamente da Benigno e Fratello Romualdo.
All’interno, buio.. sussurri.. piccole ossa, resti di bambini.. chiazze di sangue rappreso.. e infine Padre Gioacchino e i suoi conversi, schierati, le armi in pugno, pronti alla lotta, sicuramente obbedienti ai voleri di Marcus, entità astratta, invisibile.. ma evidentemente presente.
La lotta è cruenta.. i conversi sono i primi a cadere sotto i colpi dei templari.. ma il duello con Gioacchino è più duro, estenuante.. il Requiem a motore causa ingenti danni.. il volere dei nostri, la loro strategia, sarebbe di prenderlo vivo.. ma inspiegabilmente Fratello Benigno, dopo essersi battuto lungamente corpo a corpo con l’Inquisitore, lo colpisce selvaggiamente, amputandogli un arto, dissanguandolo.. uccidendolo sul colpo.
Gli altri sono esterrefatti dall’inconsulto e violento attacco mortale portato a termine dal templare di Frittole.. a maggior ragione considerando il fatto che vigevano accordi fra loro di prendere vivo Gioacchino.. ma il templare sembra minimizzare l’accaduto.. e dichiarare, sibillino, che l’incubo sia ormai finito.. lasciando i compagni con più  di una perplessità al riguardo…

mercoledì 12 dicembre 2012

Verità nascoste

Un'ombra...

 La situazione paradossale creatasi al borgo di San Marco si acuisce sempre di più: Benigno sveglia i compagni di soprassalto per notare che tutte le porte del piano superiore della locanda sono aperte meno che una. Fratello Michele si adopera quindi per sfondarla e vedere che nel disordine interno vi sono evidenti segni, sia sulle pareti sia sul mobilio, di lotta e armi... a motore... del tutto simili ai segni che potrebbero lasciare numerosi colpi inferti furiosamente con Expiator templari.. e viene anche rinvenuta una lettera stropicciata dove sembra accennarsi al fatto che tre templari e un inquisitore abbiano portato morte e terrore in paese.. ma come sarebbe mai stato possibile tutto ciò..?
I nostri, nel mentre, odono forti colpi alla porta del piano inferiore quindi scendono, guardinghi e scorgono un bimbo rannicchiato e tremante, sotto una sedia, atterrito..quando la porta d'ingresso si schianta ed emerge dal buio un'ombra, una figura umanoide.. ma indefinita e indefinibile.. senza volto, senza espressione.. e probabilmente pure senz'anima.
Codesto infausto essere sembra brandire una balestra e scocca qualche dardo prima di essere affrontato dalla spada di Romualdo... e svanire nel buio da dove era venuto.. ma i conversi di Padre Bastiano restano terrorizzati da quell'ombra, o quel che era...
Fatto sta che il bimbo viene repentinamente affidato al Dott. Mantelloni che, quasi istantaneamente, se lo lascia sfuggire da sotto il naso..  e così lo sconvolto fanciullo si getta da una delle finestre.. per sparire anch'egli nella notte.
Ed altre oniriche visioni affollano la mente di Fratello Michele: egli vede un paese in rivolta, tumulti.. ma anche la tranquillità di una casa sita a nord del paese...
Quindi il gruppo prova a dirigersi verso l'esplorazione proprio di tale costruzione: l'abitazione viene testè individuata e i nostri entrano, sfondando l'ennesima porta. Qui scorgono, dentro la cucina al pian terreno, il bimbo incontrato poco prima.. ma l'ennesima apparizione orripilante li terrorizza.. un'altra ombra.. oscura, dalle fattezze umane, sebbene gigantesca, alta almeno 3 metri, scende dalle scale e si para loro davanti, minacciosa.
I nostri affrontano con coraggio anche quest'ombra; Benigno, in corpo a corpo, viene ripetutamente "toccato" dall'ombra, per restarne raggelato e come ustionato dal suo tocco gelidamente mortifero.
Ma dopo alcuni colpi subiti anche la colossale apparizione si dissolve nel nulla, lasciando solo rumori inquietanti e bisbigli intorno a sè.
Fratello Romualdo in quel momento entra come in trance e inizia lentamente e catatonicamente a salmodiare brani dell'Apocalisse di San Giovanni.. ma è questo solo un leggerissimo malessere mentale ben noto al templare e ai suoi, seppur attoniti, compagni...
Fratello Benigno tenta ancora di interagire col bimbo misterioso.. ma una visione lo coglie.. e vede nere mani che cingono il fanciullo e lo consegnano ad un'altra persona indistinta.. e il bimbo, in effetti, è come sparito nel niente.. per l'ennesima volta.
Una rapida perquisizione dell'abitazione rivela diversi documenti che indicano che codesta è la dimora del mercante Cristiano De La Fonte, tramite fra San Marco e il resto del Santo Impero...
Il gruppo è ora orientato per schiantare ogni dubbio puntando nuovamente al sinistro convento dove dimora il contraddittorio e laido "custode della carta"; ma il Padre semplice Don Guglielmo li blocca per salutarli e per comunicare che la Sig.ra Eva Marzocchi ha espresso il desiderio di conferire nuovamente con Fratello Benigno.
Al che tutti lo seguono presso la casa della signora: Benigno, sfondata anche questa porta (come per altro aveva visto in una precedente visione.. sebbene ormai la "realtà" sia del tutto relativa..) si accorge che la casa è vuota.. poi inciampa in una botola sul pavimento; Michele spalanca.. e Benigno vede nuovamente, nella sua testa, una raccapricciante scena di violenza.. una donna fatta a pezzi da una spada... ma i volti dei protagonisti non sono identificabili... seppur ormai molti sospetti e paure alberghino nei cuori dei nostri eroi.
Ma il gruppo risale in sella e vorrebbe galoppare verso il "Cartolaido"..
Si attraversano campi coltivati.. lugubri, in stato di semi abbandono.. viene incrociato Edmound Kovalsky, sempre con pensieri pessimisti su tutto e tutti.. poi si scorge Eva Marzocchi.. che dopo un breve dialogo con Fratello Benigno fugge impaurita facendo un nome, Marcus, fin ora sconosciuto al gruppo...
Giunti finalmente all'uscio del convento, è già inspiegabilmente sera, mentre solo poco prima era l'albeggiare... ma tant'è.
Il custode della carta è enigmatico e contraddittorio come al solito, fino a che i nostri non gli chiedono lumi sul nome pronunciato dalla Sig.ra Eva, Marcus..
Il vecchio quindi consegna al gruppo una specie di taccuino, dove si parla di Marcus.. una sorta di diario.. il paese caduto sotto il dominio di questo essere sovrannaturale, Marcus.. un Magus.. o peggio.. un demone..
Ora il Cartolaido si fa ancor più cupo, le pupille nere.. "Marcus sta arrivando.. " mormora.. per poi eclissarsi a rannicchiarsi a terra, come regredito ad uno stato di incoscienza..
I nostri, forse iniziando a temere il peggio, si fiondano nuovamente al centro del paese e qui Fratello Benigno è pervaso dalla visione risolutrice..
Vede una croce di fiamme entrare in paese.. l'Inquisizione.. vede lotte e spargimenti di sangue.. vede se stesso e i suoi compagni lottare e uccidere molti paesani.. rapire bambini.. consegnarli al diabolico Marcus.. funesto Magus che sin dall'inizio ha manipolato e condizionato a suo piacimento tutte le loro deboli menti... e infine vede i suoi compagni e vede se stesso.. si ritorna d'un lampo alla realtà: Benigno fa risvegliare dal torpore tutti quanti ed il gruppo è barricato in locanda..!
I conversi di Bastiano sono morti.. la locanda è l'ultimo rifugio dei nostri.. fuori è appostato uno sconosciuto  Inquisitore coi suoi conversi, per stanare gli assassini di San Marco.. mentre nelle menti di tutti riecheggiano nuovamente le risate di Marcus, divoratore di bambini, grazie a loro.. è superfluo aggiungere quanto tale situazione appaia decisamente disperata...




mercoledì 5 dicembre 2012

Accadde domani

Mons. Giovanni Cattellani, Vescovo di Novara

La stazione di Novara viene raggiunta dal treno su cui viaggiano i nostri abbastanza velocemente e senza intoppi.
Dalla stazione al palazzo vescovile il passo è breve: qui il gruppo incontra subito il Vescovo, Mons. Giovanni Cattellani, per chiedere lumi sulle sue necessità.
Il Mons. Si dice lieto del rapido arrivo del gruppo e senza perdere tempo dipana la matassa; si tratta di due distinti incarichi.
Il primo, suggellato anche dalle pressioni e dalla volontà nientemeno che del Sommo Gregorio Santarosa (che pare anzi aver suggerito e quasi caldeggiato al Vescovo la scelta proprio di Padre Bastiano per questa indagine), consiste nell’indagare sul paese di San Marco, sito all’estremo nord della diocesi, in zona pedemontana; il problema è che da alcuni mesi non si hanno più notizie ne contatti col paese e di conseguenza non si ha più nemmeno l’ombra delle sacrosante decime da pagare al Vescovo… quindi si dovrà semplicemente andare la e capire cosa sia accaduto.
Il secondo incarico viene invece direttamente da Mons. Cattellani, il quale chiede personalmente aiuto al gruppo perché pare che, in un altro paesello ai margini della sua problematica diocesi, Pieve San Michele, stia serpeggiando la pericolosa e blasfema diceria che addirittura un diavolo si aggiri, talune notti, per le vie del borgo per creare scompiglio e spargere terrore… almeno secondo le testimonianze di alcuni pellegrini che sono di recente passati di là ed hanno riportato le dicerie dei paesani locali.. in ogni caso sono voci pericolose e la situazione potrebbe presto ingigantirsi più del dovuto, quindi il Vescovo chiede che il grande Inquisitore Bastiano vada e riprenda in mano la situazione, riportando l’ordine attraverso i precetti di Santa Madre Romana Chiesa.
Il gruppo è meditabondo e alla fine, dopo breve conciliabolo e dopo che Fratello Benigno si sia preventivamente informato con alcuni Erranti del suo Ordine incontrati in città, sceglie per dare priorità alla missione caldeggiata anche dal Santarosa, indi per cui ci si dirige, a cavallo, in quel di San Marco.
Il paese è piccino e cinto da mura di pietra e legno; al ligneo portoncino d’ingresso sta un ragazzo che alla vista di tre templari e un inquisitore si spaventa e apre subito, senza discutere.
I nostri intimano al giovanotto di chiamare subito l’autorità ecclesiastica di San Marco, tale Padre Guglielmo, mentre, nell’attesa, il gruppo attenderà in una vicina osteria, La Locanda del Pozzo.
Qui il gruppo fa riposare i cavalli (all’esterno…) e conosce l’oste, Ugo Pozzo, il quale gestisce il locale insieme al figlio e alla moglie.
Mentre si parla in tranquillità, però, avviene il primo di una lunga serie di fatti inequivocabilmente strani e quasi inspiegabili: Fratello Benigno da Frittole sente grida soffocate provenire dal piano superiore… ma si rende conto che nessuno dei presenti ha invece sentito le grida.
Sorpreso ma determinato, il templare si fionda di sopra e chiama a se gli altri: però è tutto tranquillo.. stanze occupate da pochi avventori, stanze vuote, nulla di sospetto… eppure le grida nella mente di Benigno sembravano così reali…
Le indagini si sviluppano poi su varie direzioni; Padre Bastiano, scortato dai suoi 4 Conversi, fa controllare al notaio Mantelloni i registri contabili della locanda e della chiesa.. ma mentre varca la soglia della Chiesa, insieme a Padre Guglielmo, sente suonare le campane a martello, come per segnalare un’emergenza.. ma le sente solo lui, nessun’altro dei presenti.
Fratello Michele e Romualdo da San Gimignano vanno invece in giro a chiedere lumi sul “Cartolaido”, strano personaggio di cui avevano sentito parlare dal resoconto di Benigno sulla chiacchierata novarese con i templari erranti incontrati in città; pare che questo bizzarro anziano viva isolato in un ex convento a qualche km da San Marco, ora adibito a biblioteca o qualcosa del genere… i nostri cavalcano fin la e entrano nel vecchio convento.
Il “Cartolaido”, un vegliardo dallo sguardo non proprio a piombo, in verità preferisce essere chiamato “custode della carta”; il dialogo dei due templari con il vecchio è alquanto surreale perché il vecchio sembra non battere pari sin da subito… prima dice di conoscere i due templari e li chiama per nome.. sbraita di avere una lettera per Michele… poi poco dopo sembra non riconoscerli, anzi, li vuole scacciare dal convento.. poi blatera e vaneggia a più non posso continuando a riconoscere e disconoscere a ripetizione i due templari… fatto sta che Fratello Romualdo, la cui mente è già in bilico di suo, ha come una visione di se stesso che consegna una lettera al vecchio, quella lettera che ora il vecchio custode ha dato a Michele.. se non fosse che, in teoria, nessuno dei nostri abbia mai messo piede in paese.
In ogni caso la lettera pare indicare la posizione di un libro nella biblioteca e segnala una pagina precisa.. alla qual pagina si legge un criptico aforisma sulla morte e sul sogno…
I due templari sono molto confusi e dubbiosi sull’accaduto, certo è che qualcosa di strano sta accadendo loro… e mesti cavalcano indietro verso San Marco.
Nel mentre l’attenzione di Fratello Benigno, girovago per un paese ora quasi completamente deserto (inspiegabilmente…) è attirata da una signora sulla cinquantina che lo chiama in casa sua…Benigno si avvicina e quando varca la soglia di casa è colto dalla visione, nella sua mente, di se stesso che sfonda quella porta… forse avvenimento di un futuro prossimo.. o di un passato..? anche in questo caso il dialogo fra il templare e la donna inizia normalmente e poi prende una piega inspiegabile razionalmente.. la donna, tale Eva Marzocchi, inizia improvvisamente a farneticare su qualcuno che pare voler far del male ai paesani, una morte che viene “da dentro”… e indica al templare, dalla finestra, in lontananza, la sagoma del convento dove vive il famigerato “Cartolaido”… quando all’improvviso irrompe nell’aria il fragore della porta d’ingresso che si schianta… e la donna si rintana in un angolo, piangente.. “ecco.. lo sapevo.. ci ha scoperto..” ma anche questa volta non si vede nessun’altro in casa a parte Eva e un esterrefatto Fratello Benigno.
Il templare di Frittole pensa bene di accompagnare la donna, ormai in stato confusionale, alla canonica di Padre Guglielmo, il quale, accogliendo la povera Eva, fra l’altro maestra dei bambini della scuola di San Marco, tende a minimizzare ogni strano accadimento riferitogli con frasi di rito poco probabili.
Benigno, ormai conscio che in questo maledetto paese si sta travalicando il significato stesso della logica per come la si conosce, raduna il gruppo presso la Locanda del Pozzo; qui ci si scambiano esperienze, dubbi ed opinioni… un tavolo è apparecchiato per i nostri senza che nessuno l’abbia mai prenotato.. o così pare.. e il paese, così come la locanda, è deserto.. eccezion fatta per un singolo avventore.
Seduto ad un tavolo sta infatti un uomo chino sul piatto intento a trangugiare zuppa e lardo; alle domande di Benigno egli risponde brevemente e di malavoglia.. si chiama Edmound Kovalsky.. anche lui riconosce i nostri.. dice che sono il gruppo di ecclesiastici giunti in paese pochi giorni fa per risolvere alcune problematiche.. ma per il gruppo quella è solo la prima sera di permanenza in paese.. almeno questa è l’impressione.. ma ormai ogni cosa deve giustamente essere messa in dubbio, sotto ogni punto di vista.
I nostri decidono quindi di stare al gioco.. oppure vi sono costretti.. e si va a dormire, nelle stanze della locanda, ovviamente prenotate senza che nessuno lo abbia fatto.. idem come sopra..
Fatto sta che, nel cuore della notte, dopo un’ora di veglia vigile da parte di Michele da Bracciano, poi infine addormentatosi, Fratello Benigno si desta improvvisamente dal suo sonno sentendo (o sognando, o credendo di sentire..) rumore di spari, grida, colluttazioni.. la porta della sua stanza è spalancata.. esce allora di fretta nel silenzioso e buio corridoio.. per vedere che tutte le porte delle camere (anche quelle dei suoi compagni) sono spalancate…

Il "Cartolaido"

mercoledì 28 novembre 2012

Rotta verso la Piccola Italia

 Benigno, Bastiano e Fra Fausto, già duramente provati nel cuore e nell’anima dagli scontri al pian terreno di Villa Bonocore, non se la sentono di scendere nello scantinato della funesta casa (dove, fra l’altro, con ogni probabilità li attendono almeno 2 Scannatrici insieme al folle conte De Lanzi…) e quindi pensano bene di arretrare e contemporaneamente incendiare tutto l’edificio. Soluzione semplice, che lascia salve le vite dei nostri… ma che difficilmente riuscirà a intrappolare il conte e i suoi segreti.. Nel frattempo si raduna a San Gustavo una discreta folla di curiosi e spaventati paesani che chiedono lumi vedendo il rogo della villa del loro più illustre concittadino.. ed anche Don Vinicio (scortato dal converso di Bastiano e dal suo fido notabile Mantelloni) chiede timidamente spiegazioni.. ma il gruppo ordina a tutti di tornare a casa e di mantenere l’ordine.. in quanto il male è stato scovato e sconfitto in quella villa blasfema. All’albeggiare le fiamme si placano e Fratello Benigno, sveglio ad oltranza, ordina a svariati popolani di adoperarsi per sgombrare le macerie fumanti, cercare qualsiasi cosa strana si trovi fra la cenere e sgomberare l’accesso al piano interrato; il gruppo scende la sotto ma non trova altro che cenere, pareti un tempo dipinte di rosso, botti vinicole semi distrutte, un calice dorato incrostato di sangue, strani segni sul pavimento e due enormi sarcofagi lapidei anneriti dalle fiamme.. ineluttabili testimonianze di rituali perpetrati la sotto, probabilmente in relazione alle famigerate “finestre scarlatte”, ossia sorta di portali che dovrebbero condurre oltre la soglia degli inferi.. o qualcosa del genere… A rafforzare tali sospetti anche un paio di oggetti rinvenuti fra le ceneri superiori: una tipicissima maschera da caprone e un plico di lettere bruciacchiate con riferimenti chiaramente blasfemi.. si parla di un certo Maestro Barbatos… di un tale Baphomet.. di demoni.. di portali.. di soglie.. e quant’altro. E chiaro però che non vengono rinvenuti ne il corpo del conte Attilio, ne tantomeno traccia delle Scannatrici, probabilmente fuggiti o… peggio. Ma tant’è: i nostri decidono di mettere a capo di San Gustavo per il momento Don Remo, trasferire invece forzatamente Don Vinicio a Firenze per ulteriori accertamenti e in sostanza tornare tutti al capoluogo toscano, alla corte di Padre Ardizzone, per relazionargli tutto quanto scoperto. Il vecchio Inquisitore fiorentino accoglie benevolmente i nostri (e rivuole subito indietro da Bastiano il suo Sacro Cuore… visto che pare siano ormai ampiamente terminate le indagini…) e dice di farsi ora lui stesso carico del prosieguo delle indagini, mettendosi in contatto con Padre Sprenger, seppur ancora invischiato a Roma per la questione elettorale che riguarda il Santo Consilium inquisitorio… Il gruppo, finalmente, viene quindi congedato da Firenze e decide di tornare alla base riminese; quindi Benigno e Bastiano salgono sul primo treno mentre Fra Fausto si congeda dal gruppo, decidendo di restare nella sua amata città toscana, al convento gesuita del suo maestro, Nero Degli Alfieri, per proseguire i suoi studi teologici (e non solo…) insieme al Generale Gesuita. A Rimini, come spesso accade, i due trascorrono un periodo di relativa tranquillità, ormai al di sopra dei soliti intrighi di palazzo che da sempre caratterizzano i diversi ordini religiosi. Fatto sta che dopo qualche settimana giunge in città un nuovo templare, Romualdo da San Gimignano, un possente Adepto dall’aspetto burbero e con qualche turba nel suo passato che pare faccia si che l’uomo ogni tanto si eclissi dal mondo e prenda a recitare passi dell’Apocalisse di San Giovanni.. in pratica l’uomo giusto per unirsi a Benigno e Bastiano. Come se ciò non bastasse l’umore di Padre Bastiano peggiora ulteriormente quando viene a sapere che anche Fratello Michele da Bracciano è ritornato a Rimini e si riunirà al gruppo (costituito ora quindi da ben tre templari da un lato e il solo Bastiano Inquisitore dall’altro…), avendo portato dalla lontana Rocca templare di Avignone, nella Piccola Italia, notizie foriere di nuovi incarichi per il bene del Sanctum Imperium dati dal locale Maestro Ugo Torris: pare infatti che i nostri si debbano recare proprio ad Avignone per ricevere ulteriori dettagli dal Torris sulla probabile esplorazione delle funeste Terre Perdute francesi per molteplici scopi, ma sempre per la sicurezza ed il bene ultimo del Sanctum Imperium, di Sua Santità il Papa e di Santa Romana Chiesa… Quindi il ricostituito gruppo formato dall’Illustrissimo Padre Bastiano e dalla sua “scorta” templare sale sul primo treno e si mette in rotta verso la Piccola Italia. Ma giunti alla stazione di Piacenza, Padre Bastiano viene intercettato da un messo apostolico, un umile frate francescano che porta missiva del Santo Vescovo di Novara e controfirmata pure dal Sommo Santarosa (nel frattempo rieletto in carica al vertice del Consilium Inquisitorio e scagionato brillantemente da ogni falsa accusa – o almeno così si legge sull’autorevole carta stampata dell’Osservatore di Santa Romana Chiesa…) dove si legge che il celeberrimo inquisitore riminese è atteso con ansia a Novara da Vescovo per ben due uggiosi incarichi da sbrogliare al più presto… Ora, chiedendosi fra l’altro come questa intercettazione possa essere avvenuta con tanta semplicità e precisione al tempo stesso, i nostri pensano bene di fare almeno una capatina alla diocesi novarese, per sentire con le proprie orecchie anche stavolta di che morte si debba morire…