Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...

giovedì 17 maggio 2012

La Rosa Bianca e il Veleno Nero

Il vecchio dipinto della tenuta...

Prima della mattina degli interrogatori, nel cuore della notte della morte del principe, Benigno aveva provato anche a tentare di tornare nella stanza di Odescalchi per prelevare il libro secondo lui più insolito e sospetto, quello dalla copertina bianca e nera, senza scritte.. ma aveva trovato la libreria aperta e il libro mancante… qualcuno evidentemente lo aveva di poco preceduto.
La mattina successiva si parte con gli interrogatori, eseguiti separatamente e tenuti sia dallo stesso Benigno, sia ovviamente dall’Inquisitore Bastiano.
Dopo lunghe ore dove vengono raccolte molteplici testimonianze, i nostri restringono il campo dei sospettati sostanzialmente a 3 soli individui: l’arrogante colonnello Benincasa, reo di aver quasi offeso Bastiano durante le deposizioni, la seducente Olimpia, rea di aver innescato losche tresche carnali più o meno con tutti e lo stalliere Ivano, sospetto in quanto Bastiano ed Ettore notano stranamente i suoi pantaloni sporchi di fango nonostante siano molti giorni ormai che non piove…
Inoltre, sia il fango dello stalliere, sia i sospetti che da tempo Fra Fausto nutre riguardo al vecchio pozzo della tenuta Odescalchi, fanno si che il gruppo, avvisato preventivamente padron Francesco Odescalchi, il primogenito del defuinto principe, decida di scendere a dare un'occhiata nelle profondità del pozzo in disuso.
Senza dimenticare alcuni altri importanti avvenimenti..
Nel pomeriggio Ettore si apparta per alcune ore con la bella Olimpia, dicendo di doverla “controllare”…
I Conversi di Bastiano girano in continuazione tenendo d’occhio un po’ tutti i presenti…
Il notaio Mantelloni esamina i libri contabili degli Odescalchi e scopre inconfutabilmente alcuni evidenti ammanchi erariali, dovuti, secondo la dichiarazione di colpevolezza di Francesco, alle ingenti spese per la difesa dei territori dai Morti, fatta privatamente in quanto il Sanctum Imperium pare non occuparsi particolarmente di quella regione del Lazio…ma a tal riguardo le valutazioni dei nostri divergono.. Benigno promette equità di giudizio e possibilità di regolarizzare, previo pagamento delle somme dovute, la situazione finanziaria della tenuta, mentre Bastiano sembra più propenso e intenzionato a tenere una linea molto più rigida ed esemplare, onde dare un esempio di come si punisca chi trasgredisce la legge nel Santo Impero…
In ogni caso il gruppo scende nel vecchio pozzo: qui si nota subito una vecchia e rovinata scritta in latino, TIMEO HOMINEM UNIUS LIBRI, ovvero “Temo l’uomo di un solo libro”…
Una volta giunti in fondo, a parte una spanna di fango e acqua stagnante, il gruppo scorge una porta sorretta da arcate in pietra.. aperta e proseguito oltre ci si ritrova in una sorta di antica cappella cristiana, similarmente a quanto rappresentato nel vecchio dipinto raffigurante la tenuta..
Questo ambiente è costituito da mura di pietra e al centro uno spartano altare.. ma è sul soffitto l’elemento più rappresentativo.
Si vede un antico affresco, databile probabilmente intorno all’anno 1000, come la cappella: dopo un primo studio i nostri riescono a venire a capo del recondito significato dell’affresco, basandosi sia sulle loro personali conoscenze sia su quanto avvenuto e scoperto sin ora alla tenuta Odescalchi…
L'affresco raffigura la leggenda del Libro “Rosa atque Venenum”:
Una parte –la Rosa bianca- fu scritta da un monaco amanuense ed ispirata dallo Spirito Santo per
intercessione si San Cipriano, l’altra –il Veleno nero- fu invece consegnata da uno spirito
infernale ad uno stregone che ne aveva ottenuto i favori. I due libri, contenenti le rivelazioni
degli spiriti divini e demoniaci, furono unificati in uno solo per volere degli spiriti stessi perchè
la forza dell’uno controllasse quella dell’altro e nessuno potesse prevalere.
Il tomo risultante venne dato in custodia ad un guardiano che fece erigere allo scopo la cappella
dove venne custodito per secoli.
Le altre raffigurazioni dell'affresco descrivono il modo di leggere le pagine del libro che
altrimenti sono completamente bianche o completamente nere: versando il proprio sangue sulle
pagine bianche appariranno per breve tempo scritte rosse, mentre per leggere il le pagine nere
occorre versarvi il sangue di una vittima…
Così ora il gruppo si interroga se aspettare in agguato quaggiù il presunto colpevole, oppure agire ancora sotto copertura, sperando che questo venga allo scoperto, magari cadendo in fallo…

L'affresco della cappella...

mercoledì 9 maggio 2012

SOLO – 0705

 Uno scorcio della tenuta Odescalchi a Bracciano

Dopo cena, Fra Fausto e Padre Bastiano si dirigono verso le rispettive stanze nella foresteria, per prepararsi per la notte; in questo frangente Bastiano ne approfitta anche per chiedere conto ai suoi Conversi di cosa hanno scoperto nel pomeriggio sugli abitanti della tenuta, ottenendo numerose indiscrezioni al riguardo. Invece Ettore e Fratello Benigno si accingono a fare la guardia allo studio del principe Odescalchi, il quale, come detto, dovrà trascorrere una dura nottata di studio, per poi rivelare molte cose al templare; ma accade che poco prima di iniziare la guardia i due iniziano a sentirsi innaturalmente stanchi e assonnati.. e crollano sulle poltrone, drogati dal sonnifero che lo stesso principe ha somministrato loro durante la cena.. e le sue ultime parole sono “Scusate, ma ho dovuto farlo.. scusate.. scusate.. ma ho dovuto..” E iniziano a trascorrere le prime ore della notte.. Fino a che i nostri odono distintamente il suono di una campana, a notte inoltrata, segno inequivocabile di pericolo: la tenuta è in agitazione, tutti si accalcano d’innanzi alla porta di Achille Odescalchi, ormai Morto e Risvegliatosi, pallido e chiazzato di sangue. Benigno, coraggiosamente, si fa avanti per immobilizzare il Morto e studiarne le inattese cause di morte.. oltre che per rivalersi di essere stato ingannato. La lotta è più difficoltosa del previsto: il fu Odescalchi infatti maneggia piuttosto abilmente un ascia e colpisce più volte l’armatura del templare, ammaccandola. Benigno da Frittole, però alla fine riesce a disarmare il principe e a immobilizzarlo a terra: a un primo esame congiunto si può constatare che l’uomo è probabilmente deceduto per dissanguamento, causato da numerose flebotomie praticate sulle braccia e polpastrelli ed in parte anche frettolosamente medicate. Il primogenito, Francesco Odescalchi, furibondo, grida all’omicidio e chiede subito alle autorità ecclesiastiche presenti (per altri motivi) di trovare un colpevole e punirlo in maniera esemplare; i nostri quindi iniziano ad indagare, coadiuvati anche dal capo della sicurezza, il colonnello Benincasa. Nello studio di Achille Odescalchi ci sono numerose tracce di sangue, attrezzi per praticare flebotomie e diverse librerie, di cui una chiusa a chiave; il gruppo indaga e Bastiano vede che stranamente c’è del sangue anche in prossimità del tubo di interfonazione usato dal principe per un ultima chiamata di aiuto al maggiordomo Piergiorgio, quando era ormai in fin di vita, probabilmente. Benigno allora ci infila una mano dentro e trova alcuni fogli accartocciati insieme ad una piccola chiave. I fogli sono manoscritti dal principe, in punto di morte: si parla di grandi scoperte e conoscenze acquisite dal nobile durante lo studio del suo oggetto, un antico libro.. ma Achille è criptico e confuso nella sua esposizione e lascia al gruppo molti dubbi sulla questione. Inoltre si rinviene anche un piccolo foglietto con la scritta SOLO oppure 0705, a seconda del verso di lettura… dal significato oscuro. La chiave invece apre la libreria chiusa: qui ci sono molti libri degni di nota che il gruppo esamina attentamente: un’antica Bibbia miniata, l’albero genealogico della famiglia Odescalchi a cui mancano alcune pagine, una copia del Sine Requie del Dott. M. Pelagatti (libro subito additato come eretico dall’Inquisitore Bastiano), un curioso libro con una copertina bianca e una nera, costituito da sole pagine bianche all’interno, un libro di storia e mitologia etrusca, un libro illustrato in tedesco a tema nazionalsocialista ed un libro di anatomia in latino. Di sicuro una biblioteca ben fornita… I nostri iniziano quindi, poco prima di ricoricarsi, a elucubrare molteplici teorie sulla relazione della morte del nobile con questi libri particolari… ma in ogni caso pensano bene di richiudere tutto nella libreria e tenersi la chiave. L’indomani, si decide di aggiornare Francesco Odescalchi e di tenere una sorta di informale interrogatorio a tutti i presenti nella tenuta; comincia Padre Bastiano che, forse anche affascinato dalla ragazza, piuttosto appariscente, comincia a colloquiare tranquillamente con la bella Elena, compagna di Francesco…

giovedì 3 maggio 2012

Pace armata

 Il borgo di Bracciano
 
Dopo una breve pausa di caos calmo in quel di Rimini, il gruppo si ritrova coinvolto in una nuova missione, ma questa volta, prima dell’ennesima partenza, si dipanano aspre polemiche, veleni e diatribe più o meno velate fra il templare Benigno e l’inquisitore Bastiano, accusato selvaggiamente (ai limiti di un violento turpiloquio…) di essere al corrente di molte più informazioni di quel che dice pacatamente di sapere… Ciò è forse dovuto anche al fatto che, mentre Benigno rivela apertamente le informazioni giunte dal suo sacro ordine in merito alla missione che li attende, Bastiano è più criptico nelle sue esposizioni, timoroso e probabilmente conscio del fatto che, in certe particolari situazioni e circostanze, una parola è poca e due sono troppe… In ogni caso la permanenza riminese ha fruttato a Padre Bastiano l’evidente e rinnovata stima della Santa Inquisizione di cui fa parte, in quanto al domenicano vengono elargiti ben 5 ulteriori Conversi, in sostituzione dei numerosi precedenti uomini, sempre morti di morte violenta… La nuova missione, data sempre dalla branca di inquisizione operante nella diocesi romagnola, dovrebbe essere inerente ad un’indagine prettamente di tipo fiscale, di controllo erariale, relativamente ad una nobile e facoltosa famiglia laziale, gli Odescalchi, sita in quel di Bracciano; il vescovo laziale, Mons. Scopello, ha infatti contattato Padre Bastiano, famigerato indagatore riminese noto in tutto il Sanctum Imperium, per chiamarlo a dare una sistemata ai conti apparentemente irregolari del ricco principe Achille Patrizio Odescalchi, accusato di frode fiscale nei pagamenti delle decime. Mons Scopello, infatti, non vorrebbe di certo disturbare la vicina Santa Diocesi di Roma e con essa il Reverendissimo, Sommo Inquisitore, Gregorio Santarosa in persona, per non mettersi in cattiva luce ai suoi potenti e onniscienti occhi. E per questi motivi Scopello ha scelto di rivolgersi al più lontano e discreto Padre Bastiano.. o almeno questa è la missione secondo la versione di Bastiano e dell’Inquisizione. Ma Benigno invece parla apertamente con i suoi compagni, litigando appunto furiosamente con Bastiano, in quanto il Maestro Templare gli ha dato ulteriori informazioni attraverso una lettera scritta dallo stesso Achille Odescalchi, il quale chiede segretamente l’aiuto di un vecchio amico templare (Fratello Michele da Bracciano, ora ad Avignone, ex membro dei nostri, amico del principe laziale…) per estrema urgenza di colloquiare con persone fidate, avendo il principe rinvenuto un antico cimelio storico familiare, che potrebbe essere oggetto di attenzioni da parte di molti, un oggetto, quindi, molto importante e potente.. del quale però non viene data ulteriore descrizione. Ma Bastiano continua a non confermare ne a smentire ogni ulteriore ragionamento di Fratello Benigno.. ed in questo clima di pace armata, dove però anche Fra Fausto ed Ettore sembrano comunque più inclini a seguire la linea di pensiero del templare di Frittole, il gruppo sale sul primo treno in direzione lazio. Il viaggio è insolitamente tranquillo, ma non certo breve; giunti a Bracciano un paio di carrozze attendono i nostri, la scorta di Odescalchi per portarli alla sua villa, poco fuori dal centro urbano di Bracciano; un paio di carrozza in quanto Bastiano, per sicurezza, ha scelto di portare con se in questa indagine tutti i suoi uomini, dai 5 nuovi Conversi al solito Dott. Mantelloni, il fido Notaio. Il gruppo giunge in una ulteriore mezzora alla tenuta Odescalchi e viene fatto accomodare in una ampia e comoda foresteria; qui si fa la conoscenza del maggiordomo Piergiorgio, della bella cameriera Rebecca, di origine etiope e del primogenito Francesco Odescalchi, che accoglie il gruppo e lo informa che il padre, debilitato, sta riposando e li riceverà a cena, per parlare l’indomani, di tasse e conti… Dopo qualche girovagare e qualche domanda di rito in giro per la tenuta, si giunge a cena: qui è presente il principe Odescalchi a capo tavola, dall’aspetto emaciato e pallido, oltre al figlio Francesco e alla sua compagna Elena, al secondogenito e ritardato figlio, Costantino Leone, alla corpulenta cuoca Adelaide… la cena scorre piacevolmente, per quanto possibile.. i nostri sono li sempre per un rognoso controllo erariale, del resto.. Il principe infatti rimanda alla seguente mattina l’esame dei libri contabili.. In un momento di calma, poco dopo cena, Fratello Benigno, riesce a colloquiare privatamente con Achille Odescalchi.. l’ansioso principe viene edotto della situazione.. egli dice che ha bisogno di una ulteriore nottata per venire a capo dell’oggetto che ha rinvenuto e studiarlo.. poi potrà mostrane i frutti al templare.. ma Benigno, memore di precedenti esperienze, ottiene almeno di poter fare lui stesso da guardia alla porta dell’Odescalchi, per quella notte, onde tentare di limitare i possibili problemi di furti e agguati mortali alla persona del principe…

mercoledì 18 aprile 2012

Sangue e croci


Sotto l’ala tecnico-tattica di Fratello Benigno ci si organizza, sia i nostri sia la decina di paesani di Copertino disposti a rischiare tutto pur di liberarsi di quell’infame massacratore blasfemo di Usteboge.
E si comincia quindi, a sera, con i ripetuti agguati..
Il primo alla locanda, quando uno dei conversi del frate si reca al bagno, mutilato repentinamente dallo spadone del templare furibondo; subito dopo il suo sciagurato compare, decapitato dalla fatale lama di Padre Bastiano, solitamente restio alla pugna e più propenso alla diplomazia.. ma qui giustamente chiamato in causa, anche perché il cacciatore Ettore è fuori uso causa grave ferita alla spalla e Fra Fausto non è propriamente un uomo d’armi…
Poi i nostri, seguendo le indicazioni delle loro fidate vedette sparse per Copertino, si aggirano per i bui vicoli del paese, assaltando ignari conversi isolati, attirati con gli stratagemmi più astuti.. fingendosi bisognosi d’aiuto prima.. e decapitandoli subito dopo.. e così, in breve tempo, una decina di uomini dell’Usteboge finiscono facilmente fatti a pezzi.
Ma accade che Fausto, con il suo innato sesto senso, sente che qualcosa forse è accaduto alle loro spalle, alla locanda, dove li attende Ettore, in convalescenza, il quale, fra l’altro, è stato designato dal gruppo come custode del funesto manoscritto ritrovato presso l’abitazione di Cosimiro, il cosiddetto Diario di Eymich, folle libro negromantico scritto in greco antico.
Il gesuita corre alla porta della locanda, entra e subito viene assalito dal defunto locandiere, con evidenti segni di morsi e lacerazioni su tutto il corpo; Fausto, alla sprovvista, tenta di tenere a distanza l’immonda creatura e si affida alla sua fede, pregando il Signore.. e immancabilmente fuoco e fiamme scaturiscono e avvolgono il corpo già martoriato del Mortuus Maior.. ma questo, ormai incurante del dolore, si getta a capofitto sul frate, ustionandolo.. per poi finire completamente disciolto dalle fiamme crescenti, lasciando l’affaticato Fra Fausto con diverse ustioni, anche se non di gravità estrema.
Il gesuita corre di sopra e vede che la porta della stanza di Ettore è a pezzi, così come la sua finestra.. e il cacciatore è steso a terra, nuovamente ferito alla spalla già malandata.
Ma il peggio è subito scongiurato, Ettore è solo svenuto e si rianima subito, grazie agli immediati soccorsi medici operati dal frate.
Egli, però, inquieta il gesuita con il racconto dell’accaduto: una creatura lo ha colto di sorpresa, sfondando la finestra e lo ha colpito con velocità inaudita facendogli subito perdere i sensi.. una creatura da incubo.. probabilmente un morto.. ma di straordinaria forza e agilità.. e con un numero romano stampigliato ai lati della fronte.. ma non si ricorda il numero.. solo alcuni caratteri.. molti brutti ricordi.. e un terribile mal di testa.
Fausto sembra meditabondo e preoccupato sull’accaduto.. non fosse altro che poi, vicino al bancone della locanda, rinviene una macabra croce di sangue, fatta probabilmente dalla mano della bestia omicida, come segno del suo funesto passaggio di morte.
E si ripensa ai famigerati casi similari di cui si ha avuto notizia nel Sanctum Imperium..come a Firenze.. nell’omicidio del Maestro Laffì.. chissà quali oscure coincidenze…
In ogni caso è ancora tempo di agire: il gruppo si ricompatta.. Benigno ha fatto fuori alcuni altri conversi e stima che oramai gli uomini a disposizione dell’Usteboge dovrebbero quasi essere dimezzati.
Inoltre ormai i superstiti conversi hanno finalmente fiutato i tranelli in atto e decidono prudentemente di rintanarsi tutti dentro la chiesa, insieme al loro capo, per organizzare il da farsi e guardare, armi alla mano e ben protetti, che sta accadendo di così terribile per le strade di Copertino.
I conversi vedono, con terrore, l’ultima pantomima ben organizzata dal teatrale Benigno: Bastiano, in un suggestivo gioco di luci ed ombre, si avvicina da lontano, Requiem sonante alla mano, figura inquietante simboleggiante quasi un certo presagio mortuario; contemporaneamente il templare scatta al galoppo di un cavallo bianco, caricando verso la chiesa col suo spadone, per poi deviare all’ultimo.. ma la scena ha l’effetto voluto e i conversi ora probabilmente temono queste due inquietanti figure che li attendono all’esterno…
Ma il piano di Benigno non prevede ulteriori massacri, anche perché affrontare direttamente Usteboge sarebbe un rischio che l’intera popolazione di Copertino di certo si eviterebbe volentieri…
E quindi, organizzati i paesani, Benigno e gli altri si avviano al riposo notturno, stavolta più che meritato.. ma, come era prevedibile, nel cuore della notte, il folle Usteboge, insieme a poco più che un manipolo di uomini rimasti, scappa al galoppo dall’unica porta cittadina, sbaragliando facilmente la strada, anche perché la gente non intende di certo opporsi a lui, ai suoi, seppur pochi, conversi armati e al suo orrendo Requiem,“Vera Fede”…
Ma l’intento dei nostri era appunto di liberare il paese del giogo dell’eretico frate, quindi missione compiuta.. con tanto di ringraziamenti e cori di giubilo da parte del popolo, il quale però chiede molte spiegazioni, soprattutto sulla feroce morte del locandiere…
Il gruppo, rassicurati gli abitanti che presto il Sanctum Imperium invierà loro un contingente degno di Excubitores e almeno un Parroco, si congeda poi da Copertino.
Giunti con facilità a Lecce segnalano subito alle autorità la presunta direzione e posizione di Usteboge, scappato a cavallo e quindi con limitate possibilità di fuga.. anche se si capisce subito che riprendere il frate sarà molto, molto difficile… ma tant’è.
I nostri quindi salgono sul primo treno per Bari, dove giungono con rapidità e dove si recano a colloquiare con il Vescovo, per rendere conto degli esiti molteplici delle indagini svolte fra Nardò e Galatina, di Padre Cosimiro, di Maria, Santo Paolo e tutto il resto…
Padre Bastiano poi si reca anche presso la locale Inquisizione, per rendicontare al suo Ordine privatamente…
Espletate tutte le burocrazie del caso i nostri si dirigono finalmente verso casa, a Rimini, per trascorrere, si spera, qualche settimana in relax, dopo le immani fatiche affrontate di recente.. e con più di un dubbio sui vari collegamenti percepiti su quanto stia loro accadendo intorno.. fra libri maledetti, creature oscure, gente malsana e quant’altro…
ma di certo non tarderanno a partire nuovamente per ulteriori folli imprese.

giovedì 12 aprile 2012

Usteboge imperversa a Copertino

La chiesa di Copertino

Il gruppo, seppur duramente provato nel corpo (vedi Ettore) e nell’anima (vedi Fra Fausto), decide all’unanimità di camuffarsi in abiti il più borghese e civile possibile e di tentare una sortita nei pressi di Copertino, paesino segnalato dalla Death Legion, fra l’altro a caro prezzo, come ultimo attuale rifugio del folle ed eretico Padre Usteboge, reiterato blasfemo, violento e massacratore, ex frate domenicano, ora ricercato per crimini plurimi.
Il carretto maschera a mala pena le voluminose armi a motore di Benigno e Bastiano, ma si sceglie la via di agire sotto copertura, almeno inizialmente, per sondare la gravità della situazione.
I nostri si accorgono subito che alle porte cittadine sono accolti non dai locali Excubitores, ma da due Conversi, dall’aspetto trasandato, male armati ed Ettore scorge sulle loro fronti i segni di piccole croci, marchiate probabilmente a fuoco, segno riconosciuto da Bastiano come l’inequivocabile marchio dei seguaci di Padre Usteboge.
Fratello Benigno blatera poche parole a nome di tutti e si presenta come un pellegrino in cerca d’asilo nel paese; i Conversi non fanno troppe domande e così il gruppo può entrare senza problemi.
Ci si dirige subito verso la prima e unica locanda; per strada alcuni altri Conversi, simili ai primi, probabilmente di ronda.
La locanda è sita sulla piazzetta centrale di Copertino, nei pressi della Chiesa, quest’ultima presidiata da diversi Conversi, probabile luogo d’insediamento dell’eretico Usteboge.
In locanda Benigno inizia subito a sganciare qualche scudo qua e la, tanto per foraggiare un po’ i vari dialoghi col locandiere, il Sig. Marino Rosari.. ma non ottiene chiarezza da un mefistofelico Padre Bastiano, il quale nicchia alle ripetute richieste del Templare sull’ammontare dei danari a disposizione dell’Inquisitore… per tutti un’incognita.
In ogni caso Benigno ottiene che il figlio del locandiere, Peppino, tenga d’occhio il carretto (dove sono stipati tutti gli averi e le armi del gruppo) durante la notte; inoltre si viene a conoscenza della crudeltà e della follia amministrata sin ora a Copertino dal sopraggiunto frate Usteboge.
Il domenicano infatti ha predicato follemente il suo odio contro la Chiesa di Roma e il Papa in numerosi sermoni, sempre attorniato dai Conversi armati che costringevano e incitavano la folla ad applaudire e sostenere le blasfeme idee professate dal frate eretico.
In particolare Usteboge ha in pratica da subito incriminato, imprigionato e poi bruciato sul rogo gli unici tre Excubitore locali, accampando che essi non seguivano la “Vera Fede” (nome, guarda caso, anche del suo rugginoso e inquietante Requiem a motore…); inoltre tiene ai ceppi anche il Parroco, Don Ferdinando, in tragica attesa di giudizio…
Ma ormai è sera e il gruppo, dopo altri conciliaboli e tentativi di dialogo con i presenti (esclusi i fanatici Conversi di Usteboge, sempre nei paraggi) se ne va a nanna, pensieroso sul da farsi.
L’indomani, di buon mattino, ci si sveglia e si nota che altri maneschi Conversi stanno tirando giù il popolo dai rispettivi letti per trascinare tutti in chiesa: si prevede infatti l’ennesima predica del frate domenicano.
E così avviene.. subito Usteboge si presenta, furente, all’altare… ormai molto simile ad una figura partorita da un incubo.. età indefinibile, addosso un logoro saio nero con cappuccio, pallidissimo, occhi enormi e sgranati, sguardo folle, denti marci, capelli lunghi e unti…
E la sua stessa arma a motore, posta su un tavolo al suo fianco, non risulta meno spaventosa: il requiem, chiamato “Vera Fede” risulta attualmente arrugginito e malmesso. Usteboge lo ha ricoperto di scritte incomprensibili, cancellando i salmi che prima lo caratterizzavano. Inoltre l’incuria ha fatto si che la temibile arma, ora, se messa in funzione, emetta un suono acuto, stridulo e molto fastidioso che Usteboge stesso ha definito “il canto della furia di S. Michele Arcangelo”.
Inoltre in molti paesini, dove il frate è passato senza fare una strage, gli abitanti riferiscono che egli abbia fatto toccare agli infermi la sua arma, come fosse una reliquia dotata di poteri curativi, raccontando poi che il suo Requiem altro non è che il corno di Lucifero, caduto dal cielo, che lui usa per combattere Lucifero stesso…

L’eretico domenicano inizialmente fa parlare una testimone, sua seguace, tale Maddalena, che ne tesse le lodi e la santità inconfutabile, descrivendolo come il Salvatore… ma in realtà il gruppo capisce che la donna è in preda a turbe psichiche e che probabilmente il frate ha fatto un ulteriore e ingiustificato massacro per strappare la giovane al suo, seppur tragico, destino di essere lapidata in quanto adultera..
Poi Usteboge inizia a ruggire il suo farneticante, blasfemo sermone: accusa tutta la gerarchia ecclesiastica di perversione, corruzione e satanismo, dal Papa al Santarosa, ai templari tutti, ai falsi inquisitori, definiti laidi e farisei… e via discorrendo in un crescendo di ingiurie e offese continue a tutti coloro che per lui sono solo burattini del demonio… la gente di Copertino, più intimorita che plagiata, lo acclama come un santo, un profeta, un apostolo… anche per non contraddire i violenti Conversi posizionati strategicamente fra la platea…
In fine il folle frate fa portare in chiesa il povero Don Ferdinando, malconcio e malfermo a causa delle molte percosse già subite; egli viene ripetutamente insultato e accusato da Usteboge di aver perso la Fede, la Vera Fede.. e di seguire erroneamente la malefica chiesa di Roma.. e quindi lo condanna, giudicandolo colpevole di ogni accusa e fa subito predisporre una pira per il suo rogo.
I conversi eseguono rapidamente.. la gente è disperata, incredula.. ma impotente.. così come i nostri, inermi di fronte a questo orrore, ma con la rabbia che brucia dentro.. come, purtroppo, brucia il povero e innocente parroco di Copertino, fra i festeggiamenti del folle domenicano e del suo seguito, che esulta e distribuisce dolci alla folla…
Poi tutto torna alla normalità, se così si può dire.. Usteboge si ritira in chiesa, la folla viene dispersa e il gruppo si ricompatta, con intenti belligeranti, o almeno per organizzare qualcosa.
E così Benigno, con la sua oratoria, riesce a prendere contatti con alcuni uomini, fra i più visibilmente afflitti e rabbiosi per quanto accaduto e prende appuntamento per parlare alla locanda anche con Marino Rosari: qui riesce ad organizzare un piccolo gruppo di azione ribelle composto da una decina di uomini fidati e pronti ad agire.
Infatti il templare si rivela e rivela anche l’identità e l’importanza dei suoi compagni, facendo capire che la gente di Copertino non è stata del tutto abbandonata dall’autorità del Sanctum Imperium.
E quindi in breve tempo si iniziano ad organizzare una serie di interventi di guerriglia atti a sabotare e o indebolire le fila dei conversi di Usteboge, per fare in modo che, seppur non si dovesse arrivare ad una vittoria, si riesca almeno ad indebolire il frate fino a farlo andare via da Copertino… o almeno questa sarebbe l’intenzione…

giovedì 5 aprile 2012

Proiettili, fede e fiamme


Il gruppo si divide come preventivato: Benigno e Fausto risalgono in superficie per chiedere spiegazioni fittizie sullo scomparso Don Ferrino, mentre Bastiano ed Ettore restano appostati nei cunicoli per cogliere in fallo eventuali persone coinvolte.
Accade che il templare e il gesuita si recano subito alla chiesa di Nardò, dove li accoglie un sorpreso Don Gualdo: Benigno lo incalza da subito con pressioni, accuse velate e domande scomode, anche se il parroco non sembra scomporsi più di tanto.
La discussione si sposta fino alla botola di accesso ai cunicoli sotterranei presente nella chiesa, ma anche qui il prete locale dichiara di non essere al corrente di nulla di strano che possa avvenire di sotto, nelle vecchie cantine.
Nel frattempo Padre Bastiano ed Ettore sentono dei passi e iniziano a scorgere una fonte di luce in avvicinamento: è frate Cosimiro insieme a un paio di Excubitores armati di doppiette.
Le due fazioni discutono per lunghi minuti e i toni si fanno da subito molto tesi… sembra inizialmente potersi profilare la possibilità di un accordo per una soluzione più diplomatica… ma poi invece salta tutto.. e scoppia la violenza.. infuria un sanguinoso scontro a fuoco, fatto di colpi di Bodeo e doppietta da entrambe le parti e quindi sia Ettore sia i due Excubitores restano gravemente feriti già dopo i primi spari.
Ovviamente, dalla chiesa, Fratello Benigno e Fra Fausto odono da subito il rumore dei colpi e dopo aver inutilmente chiesto spiegazioni ad un esterrefatto Don Gualdo, il templare spalanca la botola e scende nuovamente nei cunicoli, intuendo di dover dare man forte ai suoi compagni.
Benigno si orienta seguendo il rumore dei numerosi colpi… e ben presto giunge sul luogo dello scontro; accende subito il suo temibile Expiator, per attirare l’attenzione su di se.
Poi si apposta dietro un angolo e quando vede avvicinarsi un ignaro Excubitores, ripone l’arma a motore, reputata troppo pericolosa per questo scontro, imbraccia lo spadone templare e lo decapita, sorprendendolo, in un sol colpo.
L’intervento del templare di Frittole è determinante per l’esito dello scontro in quanto i nostri riescono così ad avere la meglio; l’ultima mossa di Cosimiro è la funesta granata incendiaria in dotazione ai francescani, con la quale tenta di incendiare se stesso insieme a Benigno.. ma il templare riporta solo poche ustioni e il frate invece, divenuto una torcia umana, arde vivo in pochi minuti.
Lo scontro è vinto ma Bastiano è rattristato.. probabilmente a causa delle nuove e numerose morti che ha dovuto vedere; Ettore è gravemente ferito ad una spalla e Benigno leggermente ustionato.
Di sopra invece Fausto si fa sfuggire Don Gualdo il quale, dopo l’ennesimo sparo udito, scappa via in preda al panico.
Il gruppo quindi si ricompatta ed esplorando l’ex municipio, dimora di Cosimiro, rinvengono un libro oltremodo ritenuto blasfemo e arcano, rilegato in pelle umana, il famigerato diario del folle inquisitore Eymich, sunto e raccolta delle sue impressioni e dei ragionamenti elucubrati insieme al famigerato negromante greco Lopulayos… fatto per lo più di schemi e disegni.. e note in greco antico su come unire insieme corpi vivi e morti e o parti di essi…collegamento già azzardato dal gruppo, collegamento che forse lega Cosimiro ad Eymich e a chissà chi altri…
Preso in consegna il libro dal Gesuita Fausto (all’apparenza sempre più provato e quasi turbato dai suoi incubi notturni e dalle allucinazioni anche diurne…), Benigno raduna attorno a se gran parte degli abitanti di Nardò e li catechizza spiegando loro la morte di Cosimiro e lo svolgimento dei tragici eventi che ne sono conseguiti; il popolo si fida della figura dell’Adepto e si attiene alle sue disposizioni.
In seguito i nostri radunano le loro cose e ripartono per relazionare dell’accaduto il vescovo di Bari, dirigendo il loro carretto dapprima verso Galatina.
Durante il tragitto Fausto dichiara agli altri di aver “sentito” un pericolo imminente e infatti dalla boscaglia all’improvviso fuoriescono urlanti tre ferox affamati e veloci; Ettore, avvisato, ne crivella uno con la sua doppietta mentre gli altri due non fanno in tempo ad avvicinarsi che ardono inspiegabilmente fra delle fiamme, apparentemente piovute dal cielo… il gruppo poco si interroga quando i “miracoli” sono a loro favore ed anzi Benigno ringrazia apertamente il Signore per questo ennesimo “dono”…
Giunti a Galatina scambiano qualche battuta al “Cavallino Bianco”, poi ripartono, lesti, prossima meta Lecce; a metà strada scorgono un grosso accampamento militare ai margini della strada.
Ettore riconosce subito le tragiche insegne della "Death Legion", banda di Cacciatori di Morti molto nota e famosa per la sua risolutezza e brutalità, sempre al limite del lecito e del consentito...
Invece l’incontro è abbastanza amichevole.. anche se i nostri vedono alcune stranezze in quell’accampamento militare.. una specie di travestito maltrattato e insultato da tutti ed una testa di morto tenuta in bella vista…ma in sostanza il Generale Moore, capo della Legion, vuole scambiare un’informazione col gruppo, ovviamente a pagamento.
I nostri raccolgono una somma abbastanza soddisfacente e oltre a qualche altro interessante baratto, il Generale rivela che in un paese limitrofo, Copertino, pare essersi insediato da qualche giorno a predicare il famigerato Padre Domenico Goffredo Usteboge, Inquisitore eretico, ora scomunicato, ricercato e temuto dalla Chiesa e dall’Inquisizione di tutto in Sanctum Imperium.
E ora che si fa..?

venerdì 30 marzo 2012

Cunicoli

I cunicoli scavati sotto Nardò

Il gruppo, interpretate alla meglio le numerose mappe catastali, si appresta quindi all’ingresso dei cunicoli sotterranei poco fuori le mura di Nardò; qui scova facilmente un vecchio portone di legno semi nascosto da rovi e sterpaglie, chiuso da un poco sicuro, arrugginito, lucchetto.
L’ingresso è polveroso e buio e fra Fausto pensa bene di usare la sua lanterna schermabile; alla testa del gruppo Fratello Benigno, armato di spada e scudo, insieme ad Ettore mentre a chiudere le fila padre Bastiano.
L’avanzata è lenta e ci si rende subito conto che sotto Nardò si dirama un vero e proprio labirinto di cantine e cunicoli con varie biforcazioni; la tattica del Templare di Frittole però sembra ovviare a questo problema.. svoltando sempre nella stessa direzione, a sinistra, seppur magari dilungandosi, non si può che esplorare completamente le grotte fino a tornare al punto di partenza.. o almeno questa è la speranza dei nostri… ma del resto i templari sono riconosciti da tutti come maestri di tattica.
E così si parte… ci si imbatte dopo una mezzora in una botola sul soffitto, probabile ulteriore ingresso ai cunicoli da una delle case del paese.. e si prosegue.. poi si odono mugolii lontani, probabile lamento di un Morto.. e si ignorano.. successivamente ci si imbatte in uno slargo dove è presente un grosso bancale chiazzato di sangue.. qui ci sono catene e un armadietto contenente vari coltelli e attrezzi pseudo medici realizzati grossolanamente.. il gruppo inizia a pensar male.. che sia la traccia tangibile di nuovi orribili rituali..? o peggio..? mah..
Fatto sta che poco più avanti si oltrepassa un’altra botola senza accedervi e poi si odono in lontananza ulteriori mugolii e vociare riconducibile a Morti.. ma questa volta l’aspetto inquietante è che sembrano decine contemporaneamente… e si tira oltre, sempre svoltando solo a sinistra..
Giungono poi in prossimità di un ulteriore bancale simile al precedente ma questa volta scorgono da lontano un corpo fremente che si dimena incatenato.. è il povero Don Ferrino, orribilmente mutilato del braccio destro, palesemente risvegliatosi in simplex…
I sospetti ora si fanno concreti e si rivolgono contro il maledetto pseudo frate Cosimiro e la sua evidente colpevolezza e o follia… avendo egli eliminato l’unico religioso che in qualche modo aveva avuto modo di collaborare col gruppo…
Ma il peggio deve ancora arrivare.. e non tarda molto…
Uno slargo più grande degli altri fa giungere il gruppo in prossimità di un orrore mai visto ne immaginato: legata ad una lunghissima e fragile catena si dimena una creatura partorita dall’incubo.. intorno ad una grande testa di legno raffigurante San Paolo sono riunite le membra frementi di decine di cadaveri, busti, braccia, gambe e teste.. una macchina di morte e distruzione bramosa di carne viva e tenuta insieme da catene, spranghe e fil di ferro, un ammasso di putredine orrendo e feroce, il tutto a formare una rozza figura antropomorfa alta più di tre metri.
E’ innegabile il terrore che provoca questo essere nel gruppo: tutti ne rimangono segnati ma ognuno reagisce diversamente.
Padre Bastiano è impietrito dalla paura, ricordando il passato, la sua indagine nel napoletano in quel di San Sebastiano in Colle e la similare creature, il “Dio della Carne”, creata dal pazzo Inquisitore Eymich…
Fratello Benigno si piazza coraggiosamente di fronte alla belva con spada e scudo e incoraggia il titubante Ettore a fare altrettanto, imbracciando la sua doppietta.. e il Cacciatore, grazie alle parole dell’amico, si fa forza e agisce; il Gesuita fra Fausto invece sembra profondamente scosso.. ma trova la forza nella fede e subito si genuflette e inizia ferventi orazioni e rosari, probabilmente per invocare l’aiuto del Signore..
In pochi secondi accade che il colossale Morto è addosso al gruppo: la lotta è dura e feroce.. Benigno viene subito ghermito e ferito ripetutamente dai morsi delle innumerevoli bocche fameliche sparse su tutta la creatura.. anche perché stranamente questa pare essere improvvisamente stata avvolta dalle fiamme…poi anche Bastiano, riavutosi dal trauma iniziale, partecipa alla lotta.. e viene anch’egli preso di mira dalla bestia e ferito.. in ogni caso, grazie anche alla doppietta letale di Ettore e alle preghiere del Gesuita toscano, dopo un lungo duello l’agglomerato di Morti viene definitivamente smembrato e reso inoffensivo.
Dopo un poco i nostri si riprendono..
E mentre finiscono l’esplorazione delle infauste cantine incontrano anche un Morto legato all’ennesimo bancone operatorio, che pare corrispondere alla descrizione dello scomparso Padre Vito da Molfetta, il Gesuita inviato dalla diocesi barese che li aveva preceduti nelle indagini..
Ora si ragiona.. e si tende una trappola al maledetto Cosimiro, principale sospettato di tutti questi orribili, blasfemi e sanguinosi accadimenti: mentre Benigno e Fausto torneranno in superficie a chiedere spiegazioni, se non altro sulla scomparsa di Don Ferrino, Bastiano ed Ettore staranno nei cunicoli, in attesa che il sedicente francescano si faccia vedere la sotto, per catturarlo ed interrogarlo a dovere...

giovedì 15 marzo 2012

“Il curato non se ne cura, il ragioniere non ragiona, Santo Paolo non perdona”

Santo Paolo

Fratello Benigno da Frittole forse in cuor suo non si aspettava di poter rimanere a colloquio privato con il decano padre Ferrino così su due piedi e quindi tentenna, cincischia e non riesce a instaurare un dialogo sullo scetticismo del vecchio parroco, in ogni caso sempre molto poco loquace.
Fatto sta che in breve tempo tornano tutti: Fra Fausto dalla confessione con Gualdo.. Bastiano, Ettore e Cosimiro insieme a quella pia donna di Maria.
Comincia la cena, molto frugale e ricca di discorsi teologici e sui motivi che hanno portato a Nardò i nostri.. fino a che Maria non ha uno dei suoi momenti di fede, di contatto diretto con il patrono Santo Paolo.. e così tende la sua mano tremula fino a sfiorare la spalla del vicino Ettore, mormorando “ Ecco, Santo Paolo ti ha guarito..” ed il Zonzini, scettico Cacciatore, inizialmente cerca quasi di allontanare in modo energico la donna… ma poi si tocca la spalla, leggermente ferita durante il viaggio e inizia a guardare sbigottito i suoi compagni… effettivamente pare che si senta meglio.. ed è piuttosto confuso su quanto accaduto.. incerto su cosa sia successo.. ma non più sicuro del fatto che la donna sia un’emerita cialtrona.. ed in effetti questo accadimento viene interpretato e commentato da tutti i presenti..
Cosimiro grida all’ennesimo miracolo così come Don Gualdo.. Ferrino annuisce in silenzio.. Bastiano inizia a porre il dubbio che la donna sia veramente una guaritrice.. e si interroga su eclatanti casi dibattuti da sempre dalla chiesa, come Giovanna d’Arco.. o Bernadette di Lourdes… chissà.. Ettore continua a massaggiarsi la spalla e a dire che si sente meglio mentre Fra Fausto e il Templare Benigno sembrano rimanere piuttosto scettici.
In ogni caso la cena si conclude, il gruppo non carpisce nessuna informazione sul gesuita scomparso e la sua equipe e i tre religiosi e Maria si ritirano a pregare per la grazia appena ricevuta.
Poi mentre Fausto parla con alcuni Excubitores presenti e Bastiano riaccompagna a casa la giovane Maria, Benigno insiste con Don Ferrino, offrendosi di accompagnare il malfermo prete nella sua stanza; in questa occasione il templare riesce finalmente a dialogare col parroco.
Egli conferma velatamente il suo scetticismo.. un anno fa chiamò anche l’Inquisizione per indagare sulla carismatica Maria e i suoi miracoli… ma il messo inquisitore venne, interrogò e se ne andò molto in fretta, lasciando tutto come prima.. a poche settimane dopo giunse in paese padre Cosimiro, il quale sembrò subito favorire e incentivare gli episodi di fede, o suggestione collettiva, che si sviluppavano sempre di più intorno a quella ragazza che diceva di parlare con San Paolo.. una strana coincidenza, secondo Ferrino..
In ogni caso Benigno chiede al prete di fingersi indisposto, cosicchè l’indomani sarà Fausto il Gesuita a prendere il suo posto per celebrare la funzione, per cercare di osservare da vicino Cosimiro durante la sua famigerata predica.
Nella notte tutti dormono tranquilli.. tranne proprio il Gesuita toscano, tormentato da visioni oscure, incubi vecchi e nuovi…
Alla mattina ci si prepara subito per la consueta e sentita messa, alla quale partecipa la quasi totalità di Nardò.
Fausto è dietro l’altare al fianco di Cosimiro e Gualdo, la gente si accalca per i primi posti, dove siede ovviamente Padre Bastiano; Ettore si aggira in fondo alla chiesa mentre Benigno sceglie di stare a gironzolare fuori per vedere se proprio tutti sono alla messa o qualcuno se la risparmia…
A parte qualche intoppo dovuto alla apparentemente insolita caduta a terra di un pesantissimo candelabro in metallo, si arriva alla agognata predica di Cosimiro: si parla di vera fede, di nuovi giusti, di fratellanza, comunione.. ma anche di impostori che siedono sui troni del potere della Chiesa e di Morti che non devono essere temuti dai giusti ma solo dagli empi…
La folla acclama ogni sua parola.. ma poi si alza in piedi Maria e con voce stridula, quasi innaturale, inizia una delle sue comunioni con San Paolo.. alle prime parole sia Bastiano sia soprattutto Fausto restano come impietriti dal terrore, forse vittime della tensione palpabile oppure di un delirio collettivo..
La giovane dice di essere San Paolo.. egli sta per giungere sulla terra.. e sarà benevolo con le persone pure di cuore... ma con le persone empie di peccati si dimostrerà come un terribile, vendicativo, distruttore… Santo Paolo non perdona…
Poi cade a terra e poco dopo si riprende, confusa…
La folla ora si spreca in grida di pentimento, miste a gioia.. una fervida fede mistica, preghiere e rosari collettivi di ringraziamento al santo e a Maria… tutta normale amministrazione qui a Nardò.
Nel frattempo Benigno si imbatte in uno dei pochi non presenti alla funzione, tale Renato Piscopo, un allevatore di polli che abita ai margini del paese.
Costui è palesemente una persona dal precario equilibrio mentale.. ossessionato dalle sue “belve”.. i gatti che gli divorano i polli di notte.. ma nella sua follia menziona alcuni rumori notturni provenienti dalle cantine.. dettaglio che non sfugge a Benigno… il quale pensa bene di andare ad esaminare la cripta del cimitero, ora adibita ad archivio di documentazione amministrativa e catastale, per cercare qualche riferimento a documentazione utile sui principali edifici cittadini.
Anche gli altri tre, dopo il trauma della funzione e di Maria, escono all’aperto e girovagano per Nardò.
Fausto va al forno, dove colloquia con la coppia che lo gestisce, altri due fanatici di Maria, miracoli, San Paolo, ecc. e nota che con loro c’è un povero derelitto, un uomo con un grave handicap, probabilmente un pesante ritardo mentale… la coppia lo tiene, definendolo una “povera pecorella smarrita”, da pochi mesi trovato alle porte del paese e qui accolto come un fratello…
Padre Bastiano invece nota che tra il paese e la montagna è presente una zona annerita del terreno, probabile sede di fuochi per bruciare sterpaglie, immondizia, Morti.. o anche Vivi.
Alla cripta Benigno riesce, in un paio d’ore di estenuante studio, a fare una curiosa scoperta: tra la 1° e la 2° guerra in paese vennero costruiti tutta una serie di tunnel e cunicoli sotterranei per motivi di sicurezza, una sorta di vera e propria città sotterranea.
Il templare preleva il faldone di documentazione e lo porta con se alla locanda, dove tutti, verso sera si ritrovano.
Qui si discute a lungo sulle varie informazioni..
Anche in questa indagine i nostri iniziano a sospettare che sia in atto una branca della Santa Inquisizione molto probabilmente corrotta... anche se Padre Bastiano sembra, ovviamente, dubbioso al riguardo..
Si rimembrano inoltre molte delle precedenti missioni, affidate al gruppo dagli alti prelati un po’ in tutto il Sanctum Imperium e oltre..
E si conviene che in effetti, al di la delle missioni più o meno dichiarate e o sbandierate, in fondo a loro sono sempre passati per le mani libri antichi, potenti, oscuri e proibiti.. poi sempre consegnati alle competenti autorità ecclesiastiche.. e quindi persi di vista.
Dal manoscritto del folle inquisitore Eymich, scritto con l’alchimista greco Lopulayos.. alla “Pseudomonarchia dei Demoni” della setta demonolatra attiva fra Firenze e Ravenna… al memoriale della “Saponificatrice di Correggio”, Leonarda Pansardi, con le sue ricette blasfeme a base di sangue umano, tratte dal “Gatto Pazzo”, folle libro di pozioni scritto in francese.. fino al recente “spartito rituale” austriaco, tanto agognato dalla diabolica Mano del conte Walbert di Castel Wagrain, per altro mai rinvenuto...
Che siano forse tutti collegati in qualche oscuro modo fra loro..? Oppure che ce ne siano altri sulla strada del gruppo..? E per quale motivo..? Mah…
In ogni caso i nostri esaminano anche congiuntamente i documenti della cripta: dopo un’altra lunga ora di studio i nostri riescono a mettere insieme mappe e documenti che, seppur incompleti, sembrano descrivere con chiarezza tre ingressi ai tunnel sotterranei: uno nella chiesa, uno da un accesso poco fuori Nardò e uno da una botola nella cantina di una casa vicino alle porte del paese.
Da qui proseguiranno probabilmente le loro nuove ricerche…

Il Ballo di San Vito


Salsicce fegatini
viscere alla brace
e fiaccole danzanti
lamelle dondolanti
sul dorso della chiesa fiammeggiante

vino, bancarelle
terra arsa e rossa
terra di sud, terra di sud
terra di confine
terra di dove finisce la terra

e il continente se ne infischia
e non il vento
e il continente se ne infischia e non il vento
Mustafà viene di Affrica
e qui soffia il vento d'Affrica
e ci dice tenetemi fermo
e ci dice tenetemi fermo

ho il ballo di S. Vito e non mi passa
ho il ballo di S. Vito e non mi passa

La desolazione che era neela ser
s'è soffiata via col vento
s'è soffiata via col rhum
s'è soffiata via da dove era ammorsata
Vecchi e giovani pizzicati
vecchie e giovani pizzicati
dalla taranta, dalla taranta
dalla tarantolata
cerchio che chiude, cerchio che apre
cerchio che stringe, cerchio che spinge
cerchio che abbraccia e poi ti scaccia

ho il ballo di S. Vito e non mi passa
ho il ballo di S. Vito e non mi passa

dentro il cerchio del voodoo mi scaravento
e lì vedo che la vita è quel momento
scaccia, scaccia satanassa
scaccia il diavolo che ti passa
scaccia il male che ci ho dentro o non stò fermo
scaccia il male che ci ho dentro o non stò fermo

A noi due balliam la danza delle spade
fino alla squarcio rosso d'alba
nessuno che m'aspetta, nessuno che m'aspetta
nessuno che mi aspetta o mi sospetta

Il cerusico ci ha gli occhi ribaltati
il curato non se ne cura
il ragioniere non ragiona
Santo Paolo non perdona

ho il ballo di s. Vito e non mi passa
ho il ballo di S. Vito e non mi passa

Questo è il male che mi porto da
trent'anni addosso
fermo non so stare in nessun posto
rotola rotola rotola il masso
rotola addosso, rotola in basso
e il muschio non si cresce sopra il sasso
e il muschio non si cresce sopra il sasso

scaccia scaccia satanassa
scaccia il diavolo che ti passa
le nocche si consumano
ecco iniziano i tremmori
della taranta, della taranta
della tarantolata...



(Vinicio Capossela, Il Ballo di San Vito)

giovedì 8 marzo 2012

Miracoli

I segni della fede a Nardò


A Galatina i nostri iniziano la prima fase delle loro indagini, con domande sul vicino paese di Nardò, sul fenomeno del Tarantismo e su Padre Cosimiro, rivolte principalmente al locandiere ma anche al locale padre semplice, Don Spalletti, col quale dialoga privatamente l’Inquisitore Bastiano.
Lasciata trascorrere la nottata, il gruppo, poco dopo l’alba, lascia la camionetta in paese, noleggia un umile carretto con cavalli e parte in direzione Nardò: il viaggio è come sempre molto scomodo ma almeno non troppo lungo e in un paio d’ore sono a destinazione.
Qui scorgono subito le tipiche casette di pietra bianca, un’alta mura di cinta, il campanile di una chiesa e un vicino e desueto cimitero; ed è proprio da questo luogo che decidono di iniziare a dare un’occhiata.
Il cimitero è in totale, ovvio, stato di abbandono e incuria, poche lapidi malmesse, erbacce e croci torte, oltre ad una piccola cripta in muratura, ora adibita a deposito di scartoffie e documenti risalenti a prima del Giorno del Giudizio, vetuste carte dell’amministrazione comunale, planimetrie catastali ingiallite, ecc.
Alla vicina unica porta di accesso vengono accolti da tale Enzo, portavoce degli Excubitores, il quale è sorpreso e orgoglioso di ricevere Templari e Inquisitori di rango nel suo paesino della più sperduta provincia pugliese e si prodiga nel fornire loro una presentazione di Nardò.
Segnala la chiesa nella piazza centrale, la Chiesa dell’Angelo di Giustizia, dove risiedono i due padri, il semplice, l’anziano decano Don Ferrino e il castigatore, Don Gualdo; poi la presenza della sua caserma Excubitores, un ottimo forno, una umile locanda ma anche e soprattutto la presenza di un grande e fervente predicatore che risiede in paese, il Padre francescano Cosimiro e dei grandi miracoli e prodigi di veggenza che la giovane Maria, una tarantata, dimostra ormai quotidianamente a tutti i paesani e forestieri
E così i nostri iniziano a muoversi per il paese, dividendosi e facendo esperienze e domande in giro.
Fausto e Bastiano vedono “l’umile dimora” di Cosimiro, in pratica l’ex municipio, sorvegliata da un Excubitores; Ettore e Benigno vanno in locanda e chiedono varie opinioni sulle manifestazioni di fede quasi miracolose palesate in loco, su Maria, ottenendo consensi e acclamazioni ferventi e venendo a sapere che ogni mattina Cosimiro celebra una messa dove, oltre alle sue convincenti prediche, si presenta anche la giovane tarantata, la quale spesso entra in comunione con San Paolo stesso e vi dialoga, o almeno così si dice…
Nel frattempo Bastiano e Fra Fausto si recano presso la Chiesa nella piazza centrale, dove notano che l’edificio è decorato con molteplici icone di santi, in particolare San Paolo e che fuori ci sono alcune donne che pregano inginocchiate sulla nuda terra e snocciolano rosari… come umile prova di fede e penitenza; qui dialogano coi due padri, Gualdo e Ferrino ma, mentre il castigatore appare felice e convinto dei miracoli e della fede che abbondano a Nardò, anche attraverso i riti della Taranta e le invocazioni a San Paolo, il decano Ferrino appare leggermente più scettico.. o forse solo molto più vecchio, malconcio e meno incline a discutere coi forestieri... in ogni caso Fausto combina un invito a cena per la sera, per approfondire i temi trattati anche alla presenza di Cosimiro.
Fuori dalla chiesa, mentre Fausto si genuflette in un lungo momento di preghiera, Bastiano ha modo di incontrare il francescano insieme alla famigerata Maria, oltre ad altre persone intente in atti di devozione; la giovane tarantata punta subito l’Inquisitore e mentre si inchina per baciargli le mani ha un fremito e un sussulto.. cade preda di una delle sue mistiche visioni.. trema .. e poi, come in trance, inizia a sussurrare che San Paolo le ha parlato e le ha detto che la madre di Bastiano è in cielo, nella grazia di Dio e che veglia sempre sul figlio Bastiano e lo ama… poi la giovane donna cade a terra e poco dopo si riprende.
La gente intorno si segna, prega e grida all’ennesimo miracolo di Maria.. l’ennesimo dialogo con Santo Paolo… la grazia, la fede, ecc. e Frate Cosimiro consiglia a tutti i popolani di vedere, credere e pregare.
Dal canto suo Bastiano, seppur colpito dalle parole inaspettate della donna e pur benedicendola magnanimamente di fronte a tutti, in cuor suo nutre seri dubbi e sospetti sull’effettiva veridicità miracolosa o presunta tale di quanto accaduto.
Si arriva quindi alla sera, alla cena e qui il gruppo vorrebbe approfondire alcune teorie con il poco loquace ma più scettico Don Ferrino, quindi Fra Fausto impegna Don Gualdo in una inconfutabile richiesta di confessione mentre Ettore e Bastiano riescono a fatica a tenere a bada il carismatico e quasi logorroico Cosimiro e a distrarlo un minimo, così che Benigno abbia la fugace opportunità di poter scambiare 4 parole privatamente con l’anziano Padre semplice Ferrino…