Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...

mercoledì 11 maggio 2011

Innocenti evasioni

Mappa storica di Siena

I due templari, Remigio e Michele, danno inizio al loro piano: in accordo con l’oste Gazzola, fanno adulterare le vivande degli uomini di guardia per assopirli, poi, indossati i vestiti delle guardie per un minimo camuffamento, tentano la sortita all’interno del castello di Rivalta.
Così si intrufolano nei meandri del maniero e senza troppi problemi giungono fino alle segrete del piano interrato; qui dialogano con il capoposto carceriere e poi, individuate le celle coi loro tre compagni rinchiusi, Ettore, Bastiano e Leonardo, i quali indossano come tutti gli altri detenuti delle divise, minacciano apertamente l’esterrefatto uomo per farsi cedere tutte le sue preziose chiavi.
Liberati i malridotti compagni, a causa delle numerose percosse ricevute durate gli interrogatori e indicata loro la strada per uscire dall’opprimente castello attraverso il canale di scolo delle latrine (come suggerito dal buon Alessandro Gazzola) i due templari ritrovano anche l’equipaggiamento perduto, rinchiuso in un armadio adiacente alla scrivania del carceriere; Bastiano però chiede loro di liberare subito anche uno dei prigionieri, suo vicino di cella, Donato Alberici. Costui, all’apparenza molto provato nel fisico e nell’animo, probabilmente quasi sull’orlo della follia, dice a gran voce di essere l’ultimo dei veri domenicani rimasto in vita, gli altri sono stati tutti uccisi da atroci esperimenti e sostituiti da falsi frati… il responsabile è Padre Pietrosanti, un pazzo fanatico, ex domenicano, che vuole a tutti i costi scoprire i segreti del Risveglio dei Morti… tutti i prigionieri sono cavie per lui.. e poi toccherà ai popolani di Rivalta e poi Dio solo sa a chi…tutti vengono uccisi in modo sperimentale, studiati e poi gettati nel Pozzo del Taglio, all’interno della Torre cilindrica del castello, dove si stanno ammassando decine di Morti… ma all’inizio non era così… Alberici faceva parte della spedizione iniziale dei veri domenicani, inviati da Frate Agostino Monteruccoli, influente membro del Capitolo Generale dei Domenicani di Roma, per condurre studi sui Morti per potersi meglio difendere da loro… poi però il Pietrosanti ha preso follemente in mano la situazione, facendo studi di diversa natura, sul Risveglio dei Morti, usando i frati come cavie umane, uccidendoli tutti tranne Alberici, che usa come finto tramite per fare corrispondenza con Monteruccoli e salvare le apparenze… il Pietrosanti ha quindi sostituito i domenicani uccisi con falsi frati rinnegati al suo servizio e con un branco di uomini armati violenti e senza scrupoli… almeno questo è all’incirca quel che dichiara il malconcio frate Alberici… il quale viene aiutato da Bastiano ad uscire del castello di Rivalta.
A Remigio e Michele ora non resta che scovare qualche prova tangibile da riportare al cospetto del loro mandante al servizio della Chiesa di Roma, il “mercante” Francesco Montini.
Quindi pensano di creare un bel po’ di caos nel maniero liberando ed armando alla meglio i detenuti; in seguito nella confusione e nelle guerriglia più totale, i due templari riescono ad esplorare un paio di stanza al piano terra, fra le quali quella che pare essere l’ufficio di frate Pietrosanti: qui rinvengono alcuni oggetti che potrebbero fare al caso loro, un faldone d’archivio con la descrizione delle varie tipologie di torture e di morti inflitte ai prigionieri oltre ad un paio di lettere più o meno interessanti e utili come prove…
Ritenendosi soddisfatti e badando forse maggiormente a salvare la pelle che a reperire ulteriori documenti e prove utili, anche i due templari pensano di darsi alla fuga per le fogne…
E così, tutti fuori, tutti salvi, a parte lo sfortunato oste Gazzola, “dimenticato” dentro il folle maniero nonostante l’aiuto fornito… e a parte tutti gli altri inermi e innocenti popolani… ma lo scopo era trovare prove.. e queste vengono fornite, tornando nel piacentino, alla locanda Nino Bixio, al Montini, che si ritiene soddisfatto, paga e lascia liberi i nostri che tornano a Rimini col primo treno.
Qui passa qualche settimana, il gruppo si addestra e presta servizio ai rispettivi ordini monastici e poi, come di consueto giunge l’ennesima chiamata di Mons. Valentini: il vescovo è stato nuovamente contattato dal Montini che richiede le indagini del gruppo per risolvere un arcano in quel di Siena, appuntamento al Palazzo del Mangia per ulteriori delucidazioni.
E così si riparte, si giunge a Siena e ci si incontra col “mercante” Montini: il problema questa volta riguarda un paesino sito tra Siena e Volterra, Molino d’Era.
Qui alcuni abitanti sono morti “per fuoco” bruciando improvvisamente e orribilmente in pochissimo tempo, come per autocombustione (…o per punizione divina…); una prima indagine era stata affidata ad un giovane inquisitore, Padre Giuseppe Conforti… ma dopo che anche lui e i suoi uomini sono morti tra le fiamme il paese di Molino d’Era è sull’orlo del panico e del delirio più completo. Quindi urge un’ulteriore indagine, questa volta meglio se in incognito, visti i precedenti, per salvare le anime (e i corpi…) di quella povera gente da qualunque cosa le stia minacciando.

Siena: Palazzo del Mangia

mercoledì 4 maggio 2011

Fra ordinanze e percosse

Il Castello di Rivalta di Rivergaro - a destra la torre cilindrica

Il gruppo decide, sempre sotto parziale copertura, di iniziare le indagini recandosi all’unica taverna di Rivalta, “Il ristoro del pellegrino”.
Qui ottiene alcune informazioni dai pochi, timorosi, popolani presenti, poi, dopo circa un’oretta, fanno irruzione alla locanda un folto gruppo di uomini armati che si professano guardie al servizio di Frate Pietrosanti, il domenicano che amministra il borgo: gli armigeri fanno qualche domanda ai forestieri poi, chiedono fermamente la consegna di eventuali armi da loro trasportate, per il rispetto della quiete, come da recente ordinanza redatta dal Pietrosanti…
Al che Remigio e Michele, in abiti civili, dichiarano di essere disarmati e non creano problemi; Bastiano e Leonardo consegnano dopo qualche tentennamento una pistola e una spada mentre il Cacciatore Zonzini si ostina a non voler consegnare le sue pistole e le granate alle quali è cos’ affezionato…
Vista l’insistenza delle guardie, Ettore chiede allora di poter lasciare Rivalta ma queste, sogghignando palesemente, ringhiano che Padre Pietrosanti ha da poco pubblicato proprio un’ordinanza che vieta ai forestieri, d’ora in poi, di lasciare il borgo…
E così il nostro Cacciatore perde le staffe e tenta prima un’improbabile fuga verso il cortile interno, poi, attorniato da una decina di guardie armate che lo puntano con fucili e pistole, armeggia con una granata per un’ultima, poco convinta, minaccia di far esplodere tutto e tutti: poco dopo però si rende conto della situazione e si arrende, le guardie lo bloccano, lo disarmano e lo trascinano a forza nella parte più interna del castello di Rivalta, sotto gli occhi rassegnati dei popolani e dei suoi compagni…
In seguito, mentre Remigio continua la sua imperterrita opera di stesura delle indagini coinvolgendo, oltre ai soliti popolani anche la figura dell’oste, a quanto pare un ex militare, ex Cacciatore, tale Alessandro Gazzola, Bastiano e Leonardo incontrano in taverna uno dei domenicani che prestano servizio nella parte interna del castello: costui, Frate Domenico Morelli, appare scontroso e indisponente da sobrio ma, se opportunamente assecondato con vino e altri alcolici, diventa un po’ più loquace… e pare farfugliare frasi confuse relativamente al fatto che lui sarebbe stato “cacciato”, che la Morte non va “disturbata” … ed alla presenza di un ipotetico “pozzo” all’interno del castello dove qualcosa di pericoloso potrebbe “uscire” e “divorare”…
Mentre Bastiano e Leonardo tentano di fare tesoro di queste strane informazioni, però, viene anche per loro il momento della cattura da parte delle guardie, forse, suppongono, per dichiarazioni avvenute sotto interrogatorio del loro compagno Ettore…
Ed anche i due frati spariscono così all’interno della parte di castello proibita ai popolani di Rivalta… forse andando a raggiungere il loro compagno Ettore, ovunque lui sia finito... probabilmente fra buie stanze, reiterate percosse e oscuri, violenti, interrogatori...
Al di qua della parte proibita, forse ancora liberi da ogni sospetto, restano i soli Remigio e Michele, templari in incognito, disarmati…
Alla fine decidono di rivelare la loro identità templare ad alcuni popolani più in confidenza e all’oste Gazzola, sperando in ultimo tentativo di aiuto, per uscire indenni dal claustrofobico borgo, liberare i compagni spariti nei meandri dell’edificio e trovare qualche prova palese delle stranezze e dei misteri di questo luogo così austero…

giovedì 28 aprile 2011

Napoli – Piacenza

La stazione di Piacenza

La locanda "Nino Bixio" nei pressi del ponte sul Po, a Piacenza

Archiviati i funesti eventi di San Sebastiano in Colle, la morte di frate Eymich e del suo abominevole “Dio della Carne”, il gruppo torna a Napoli, al Maschio Angioino, sede dei templari, per aggiornare il Maestro D’Aiello sull’accaduto e sul risultato delle indagini: è evidente che la locale Inquisizione dovrà fornire più di una spiegazione a riguardo…
In ogni caso ciò non impedisce ai nostri di rifare rotta verso Rimini; e così dopo un lungo tragitto ferroviario si torna tutti a casa.
Qui vengono informati il Maestro Morandi ed il Magister Pasolini sull’accaduto, oltre a Mons. Valentini, ovviamente: anch’esso si domanda quale sia stata la vera consapevolezza dell’Inquisizione napoletana relativamente all’operato del folle padre Eymich…
Tra ozio ed esercizio dei nostri alle più svariate attività, non ultima la compravendita di oggetti utili, armi e munizioni, passa circa un mese di relativa tranquillità fra le mura riminesi.
Poi, verso la fine del mese di Aprile del 1958, il Vescovo Valentini chiama: ha pensato al gruppo come valido aiuto in supporto alla richiesta di un suo “conoscente”, anch’egli al servizio di Santa romana Chiesa, per un’indagine nei dintorni del piacentino.
Questo personaggio agisce spesso sotto copertura e nemmeno il Vescovo riminese ammette di conoscerne la reale identità, ma non è un problema: sarà lui infatti a mettersi in contatto col gruppo una volta giunto sul luogo prestabilito.
L’incontro è previsto in una taverna sita nei pressi del ponte sul fiume Po alle porte della città di Piacenza, la locanda “Nino Bixio”.
I nostri, come sempre accade, accettano volentieri e senza porre particolari domande o condizioni, salendo sul primo treno diretto a Piacenza, città liberata dai Morti solo parzialmente.
Qui non hanno difficoltà ad individuare il ponte sul Po e la vicina locanda “Nino Bixio”; all’interno vengono presto contattati da un giovane poco più che trentenne, il quale dice di essere l’uomo che ha contattato Mons. Valentini e li ha fatti venire da Rimini.
Egli dice brevemente e in maniera piuttosto vaga di chiamarsi Francesco Montini e di lavorare come “commerciante” al servizio della Chiesa di Roma.
Spiega che per i nostri è già pronta una lauta ricompensa in scudi per una semplice missione investigativa da svolgersi in un piccolo paese posto a una quindicina di km di distanza da Piacenza, il borgo di Rivalta di Rivergaro.
Il suo sospetto è che in questa piccola realtà periferica stiano accadendo strani avvenimenti: infatti la popolazione è passata nel giro di qualche giorno da pochi contadini a una cinquantina di individui, fra teologi, padri domenicani e altre persone.
Francesco Montini chiede quindi al gruppo di recarsi a Rivalta e capire cosa stia accadendo realmente, portando poi a lui le prove di eventuali fatti illeciti o sospetti.
I nostri, intascato allegramente l’anticipo di 200 scudi a testa, noleggiano un autocarro e viaggiano subito verso Rivalta; arrivano, presentandosi come 2 frati domenicani (Leonardo e Bastiano), 2 civili (Remigio e Michele) e un Cacciatore (Ettore, il quale, di fatto, è l’unico a portare armi al seguito).
Avvicinandosi al borgo notano che i campi circostanti versano in evidente stato di abbandono, stranamente…
Il borgo in pratica consiste in un unico castello cinto da alte mura con all’interno una piazzetta e alcuni edifici.
Una volta entrati, senza dare troppe spiegazioni alle due guardie armate al portone, i nostri si trovano in una sorta di cortile interno dove vedono l’insegna di una taverna, “Il ristoro del pellegrino”, un edificio adibito a latrine, un gruppetto di abitazioni-dormitorio dei popolani (che stranamente non sono al lavoro nei campi ma sembrano oziare in giro per il borgo…) e un portone di legno chiuso e sorvegliato che da accesso alla restante area del castello e del borgo.
Bastiano e Leonardo tentano di accedere oltre tale portone ma le guardie riferiscono che purtroppo non è possibile in quanto all’interno del castello stanno lavorando diversi teologi e domenicani e non vogliono essere disturbati; l’ordinanza in tal senso è stata disposta da Frate Pietrosanti, il padre domenicano che, di fatto, amministra il borgo di Rivalta di Rivergaro… le indagini sono cominciate…

Uno scorcio del borgo fortificato di Rivalta di Rivergaro

giovedì 21 aprile 2011

Carneficine e Battesimi

Il gruppo pensa bene di andare all’assalto di Villa Bellavista dividendosi: i due Soci inquisitori distraggono i conversi alla porta d’ingresso mentre i due templari e il cacciatore si intrufolano scalando la mura da un altro lato.
Fatto sta che mentre Padre Bastiano e Frate Rivolta intavolano lunghe e confuse discussioni con due dei conversi di guardia, con lo scopo di distrarli e di far loro perdere più tempo possibile, gli altri scavalcano, entrano, percorrono parte dell’esteso parco interno della villa e giungono in prossimità di un viale alberato che conduce fino all’ingresso del piano terra.
Qui vedono che ci sono una mezza dozzina di conversi armati che sorvegliano un loggiato e due rampe che scendono nell’interrato.
I tre optano per un assalto frontale e mentre Ettore agisce da cecchino e dinamitardo dal limitar degli alberi, Fratello Remigio e Fratello Michele caricano, spadoni in pugno, verso i nemici, colti piuttosto di sorpresa nel vedersi arrivare incontro due templari furiosi.
A questo punto anche i due Soci inquisitori, udendo gli spari e le esplosioni delle granate, decidono improvvisamente di smettere di parlare e di iniziare a combattere.
Dopo pochi minuti il giardino della villa è teatro di una vera e propria carneficina: tra corpi fatti a pezzi, interiora umane dilaniate dalle granate di Ettore, caduti poi Risvegliati e fatti nuovamente a pezzi dalle lame degli spadoni templari e dai due Soci… un massacro. Il gruppo riesce così ad avere ragione di almeno una dozzina di Conversi, riportando però diverse ferite da arma da fuoco, più o meno gravi.
All’interno della villa, poi, al piano terra, vengono trovati diversi gruppi di persone vestite con cappe, mantelli e maschere di colore viola e rosso porpora, in evidente stato confusionale, probabilmente gruppi di invasati fedeli del cosiddetto “Dio della Carne”, nuovo culto creato dal folle inquisitore Eymich; a causa della tensione e della fretta Ettore, fra l’altro, ne uccide ben 4 accidentalmente in un sol colpo, lanciando loro inavvertitamente una granata… cose che capitano.
Al piano superiore viene trovato l’alloggio, ora vuoto, di Padre Eymich e la sua biblioteca personale, contenente anche un sospetto libro rilegato in pelle chiuso da un lucchetto… e infine due porte risultano chiuse a chiave.
I nostri decidono allora di esplorare l’interrato e qui trovano il vero nucleo dell’orrore: Padre Eymich, insieme a due conversi, sta per dare inizio al suo agognato “Battesimo del Sangue”… con un colpo del suo affilato Requiem, infatti, trancia la catena alla quale è legata un’orribile creatura, il suo blasfemo “Dio della Carne”: un essere alto circa 3 metri, costituito dall’unione di più parti di cadaveri cucite insieme con fil di ferro e travi di metallo in un unico spaventoso costrutto dai giganteschi pugni, decine di bocche fameliche, un Morto di dimensioni inquietanti, pericolosissimo e dalla ferocia inaudita.
Lo scontro inizia subito in maniera cruenta con l’ennesimo, mortale, lancio di granata ad opera di Ettore Zonzini: l’esplosione fa a pezzi i corpi dei due conversi e uccide anche l’anziano e folle Padre Eymich ma il suo “Dio della Carne”, seppur coinvolto nell’esplosione, è ancora in piedi. Il gigantesco Morto infligge gravi ferite ai nostri ma alla fine viene mutilato più volte in particolar modo dai possenti fendenti dei due templari.
I nostri rinvengono sul cadavere di Eymich un mazzo di chiavi con le quali riescono finalmente ad accedere alle due stanze sbarrate del piano primo: in una trovano il cadavere legato e risvegliato di quello che Padre Bastiano riesce a riconoscere essere stato l’eretico e famigerato alchimista e negromante greco Lopulayos, evidentemente in combutta con il da lui plagiato Frate Eymich mentre nell’altra viene trovato il cadavere immobilizzato e risvegliato di un templare, probabilmente Fratello Benedetto, inviato mesi prima dalla Rocca di Napoli per investigare sugli strani fatti del paese.
Con una delle chiavi di Eymich riescono anche ad aprire il lucchetto del libro rilegato in pelle: è una sorta di diario scientifico in lingua latina, italiana e greca, scritto probabilmente a quattro mani dallo stesso frate e dall'alchimista greco suo complice Lopulayos avente per tema le pratiche blasfeme necessarie per unire insieme più Morti in un unico essere e altre orribili nozioni necromantiche sul tema.
Così termina presumibilmente l’orrore celato a San Sebastiano in Colle… ed ora alcuni chiarimenti e risposte sono ovviamente attesi sia in quel di Napoli sia a Rimini… in particolar modo per discutere sull’operato dei Cavalieri Templari e soprattutto degli Inquisitori in merito a quanto accaduto in questo sperduto angolo dell’entroterra campano.

giovedì 7 aprile 2011

Colpi di mortaio, un cacciatore scomparso

Campi coltivati intorno a S. Sebastiano in Colle

Tra ipotesi confuse, dubbi e incertezze i nostri valutano il da farsi; un converso li avverte che il padre semplice Don Luciano vorrebbe poter conferire in privato coi due Soci inquisitori… quindi mentre Ettore sorveglia il prigioniero gli altri si recano presso la chiesa di S. Sebastiano.
Qui apprendono dal sacerdote che un suo parrocchiano, tale Franco, un bracciante locale, pare avergli confessato di aver visto tra i campi e la faggeta tre uomini che affrontavano altrettanti Morti ma, dopo averne fatto a pezzi uno hanno probabilmente imprigionato gli altri due per trascinarli via chissà dove, uno strano e rischioso atteggiamento… ma mentre il parroco termina il discorso scoppia l’imprevedibile: alcuni colpi di mortaio piombano sulla chiesa provocando danni ingenti, fiamme, fumo, la morte sul colpo di Padre Luciano e il grave ferimento di Don Renzo che si trovava in un'altra sala della chiesa.
Il gruppo invece ne esce fortunosamente incolume, nel frattempo la folla superstiziosa è impazzita di paura, temendo folgori divine e maledizioni di qualunque genere…
Ettore invece si rende conto che il prigioniero è deceduto nella notte e si ricongiunge ai compagni vedendo, sgomento, la chiesa in fiamme proprio come nella sua precedente visione.. o premonizione…
Il gruppo cerca di capire da dove siano partiti i colpi ma non ne viene a capo: trova invece il cadavere di un contadino nei campi intorno al paese, trafitto da due dardi, che un passante rivela essere il povero Franco…
Sempre più a corto di prove tangibili ma con l’atroce sospetto di essere costantemente sotto tiro i nostri hanno, durante la giornata successiva, un incontro forse risolutore: Annunziata Pepe, una donna sulla quarantina, abitante del paese, li ferma e vuole conferire con i nuovi Inquisitori giunti da lontano… rivela di fidarsi solo di loro e di essere molto preoccupata per il fratello, tale Flavio Pepe, un Cacciatore di Morti. Costui pareva aver scoperto qualcosa di importante sul conto di Padre Eymich… forse anche di illecito… e si recò a parlarne prima con Don Renzo; ci fu quasi una lite fra i due e poi il Cacciatore non si fece più vedere in paese, senza dir nulla nemmeno alla sorella Annunziata; lei, incredula chiese spiegazioni a Don Renzo il quale le disse che Flavio si era chiarito con Eymich in persona e poi era partito per un urgente impegno di lavoro vicino a Potenza… strano… Annunziata chiede quindi giustizia ai nostri che decidono subito di andare a sentire le parole di Don Renzo, ancora convalescente.
Il sacerdote conferma la versione del chiarimento del Cacciatore con Frate Eymich e della successiva repentina partenza del giovane per lavoro a Potenza… i nostri ovviamente hanno fiutato che qualcosa non quadra e pensano che probabilmente il giovane potrebbe essere stato trattenuto dallo stesso Eymich all’interno della sua impenetrabile Villa Bellavista.
Tornano a riferire ad Annunziata la quale appare molto in apprensione per il fratello e consegna ai nostri un foglio di appunti di Flavio rinvenuto nella sua camera dopo la sua scomparsa: sono appuntate frasi scritte frettolosamente, riguardo Villa Bellavista e i suoi “orrori”… il “Dio della Carne”… il “Battesimo del Sangue”… e il fatto che domenica prossima molte persone moriranno… forse gli appunti di un folle… oppure quelli di chi aveva capito cosa si cela davvero dentro la villa di Padre Eymich…

mercoledì 30 marzo 2011

La setta, le visioni, la faggeta

La faggeta intorno a S. Sebastiano in Colle, teatro di inquietanti avvenimenti...

I metodi non proprio ortodossi e anzi piuttosto sadici dei due Soci Inquisitori Bastiano e Leonardo si rivelano comunque efficaci per estorcere la verità dalle labbra della giovane Lucia: lei e gli altri ragazzi facevano parte dei “Filii Luciferi” una famigerata setta satanica ramificata in tutto il territorio del Sanctum Imperium mentre Annaluce è stata prima sedotta e introdotta ai loro rituali e poi, quand’ella ne volle uscire, fu drogata, seviziata, resa folle e data volutamente in pasto al giudizio del Padre Castigatore e di Frate Eymich… e quindi, in pratica, portata sul rogo; pare, però che forse lo spirito della giovane sia in qualche modo rimasto presente nel luogo della sua ingiusta esecuzione e cerchi vendetta nei confronti dei membri della setta… il loro capo, Tonino, è probabilmente a casa del vecchio padre di Annaluce per qualche motivo che, secondo lui, potrebbe mettere fine alla questione.
Il gruppo decide allora di andare dall’anziano ma lo trovano in pessimo stato, malconcio e in affanno: Tonino, pochi minuti prima, lo ha selvaggiamente picchiato per sapere dove egli avesse seppellito le ceneri di sua figlia, per disseppellirli e porre per sempre fine alla sua vendicativa Presenza con qualche oscuro rituale.
I nostri giungono alla faggeta, dove indicato loro dal padre Luca e vi trovano Tonino intento a scavare… qua scorgono anche per qualche istante una eterea figura femminile manifestarsi vicino al capo dei Filii Luciferi e poi… Ettore Zonzini di colpo imbraccia la sua doppietta canne mozze e esplode due colpi fatali ai danni di Tonino, uccidendolo sul colpo.
Il Cacciatore di Morti spiegherà poco dopo di aver avuto come l’impressione di essere entrato in contatto con la spirito della defunta Annaluce, di aver rivissuto le sue sofferenze, di aver provato un odio incontrollabile verso Tonino e infine di aver avuto due inquietanti visioni: un Templare, forse uno dei due suoi compari, che viene trafitto da una freccia… e poi… una chiesa, probabilmente S. Sebastiano, che esplode e brucia…
In ogni caso il gruppo intuisce che lo spirito di Annaluce cerca vendetta e quando ritrovano anche il cadavere di Lucia, ultima dei Filii Luciferi, inspiegabilmente trafitta da una gamba di legno della sedia dove era legata, capiscono che la rabbia della giovane dovrebbe essersi finalmente placata.
Il giorno successivo incontrano l’Inquisitore Eymich il quale, pur apparendo piuttosto assente e quasi distratto, chiede conto pubblicamente delle loro indagini: il gruppo in sostanza dichiara che Annaluce, pur essendo stata all’interno della setta satanica, di fatto ne è stata suo malgrado una vittima… al che l’Inquisitore appare soddisfatto e laconicamente arringa la folla, attorniato da una dozzina di Conversi ben armati, dicendo che in ogni caso ora giustizia è stata fatta… e la volontà del Signore è stata rispettata…
Eymich quindi si congeda nuovamente dal villaggio, tornando verso la sua villa a 3km di distanza, lasciando il gruppo libero di fare quel che vuole, anche di andarsene per la sua strada…
Ma i nostri pensano di avere ancora molto su cui investigare, come il templare scomparso, fratello Benedetto, uno degli scopi iniziali e principali della loro missione in quel di S. Sebastiano in Colle; interrogano quindi gli esattori delle tre piccole Stazioni del Dazio, senza successo… poi succede un fatto inaspettato: un uomo incappucciato, a cavallo, brandendo una balestra, galoppa verso il gruppo e scocca un dardo colpendo l’armatura di Fratello Remigio (ancora sotto le mentite spoglie di Converso, ma con sempre la sua cotta di maglia addosso…).
Remigio è incolume e l’attentatore viene bloccato in quanto Ettore esplode 2 colpi di doppietta uccidendo sul colpo l’innocente cavalcatura dell’uomo; questo, interrogato sull’accaduto, appare subito fuori di se, farneticante, probabilmente folle oppure sotto l’effetto di qualche sostanza.
Continua, ad ogni domanda, a ripetere frasi sconnesse inneggianti quel che lui chiama “Dio della Carne”… in attesa del “Battesimo della Carne e del Sangue”… tutti moriranno e saranno il cibo perfetto per il “Dio”… e cose del genere… inoltre questo episodio sconvolge non poco Ettore, il quale pensa di aver visto avverarsi una delle visioni avute dallo spirito di Annaluce… e la prossima visione ad avverarsi dovrebbe essere la chiesa del paese in fiamme…

mercoledì 23 marzo 2011

Un Morto dopo l’altro, gli indizi, Lucia

S. Sebastiano in Colle, Piazza della Pietà, Chiesa di S. Sebastiano
La maschera da corvo ritrovata a casa del defunto Alfio

Fratello Michele riesce a estorcere col dialogo una importante dritta ad alcuni Conversi: pare infatti che la povera Annaluce fosse una ragazza dedita alla trasgressione e fosse, fra l’altro, in particolare intimità con un giovane del paese, Alfio il cacciatore. Quindi il gruppo si divide per indagare: mentre Fratello Michele e Padre Rivolta vanno all’abitazione di Alfio, Padre Bastiano, Ettore e Fratello Remigio vanno a Villa Bellavista, sita a circa 3 km dal centro di S. Sebastiano in Colle, per aggiornare Padre Eymich dei recenti funesti eventi verificatisi in paese… al cancello della villa però i tre si arrestano in quanto il Converso di guardia, dopo un breve dialogo, fa intendere che l’Inquisitore non vuole essere disturbato, in quanto sono ormai le 20 e lui, siccome anziano, si accinge al riposo notturno.
Alla dimora di Alfio, invece, gli altri due non hanno miglior sorte in quanto il giovane pare non essere in casa; Frate Rivolta allora pensa bene di andare a “interrogare” i vicini del giovane, una coppia di anziani, senza particolare fortuna: la coppia infatti non desta sospetti e nemmeno nella loro abitazione (perquisita piuttosto arbitrariamente intimando agli anziani di uscire di casa…) vengono ritrovate prove di alcun interesse per le indagini…
Nel frattempo si fa sera e mentre il gruppo si riunisce nuovamente alla “Locanda della Perpetua Provvidenza” per desinare e riposare, a notte inoltrata, poco prima dello scoccare dell’ora Notturna, tutti vengono svegliati a causa delle grida in strada: uscendo seguono la folla ed alcuni Conversi verso la Chiesa di S. Sebastiano dove la fioca luce delle lampade e delle torce elettriche riesce indistintamente ad illuminare il cadavere di un uomo, già Risvegliato in un Mortuus Simplex, infilzato sul crocifisso in ferro battuto posto sul tetto della Chiesa. Dal vociare della gente accorsa è semplice capire che si tratta del giovane Alfio.
Il gruppo allora si dirige alla sua abitazione, grazie ad un Converso di passaggio Padre Bastiano fa sfondare la porta e inizia a dare un’occhiata all’interno: qui vengono facilmente rinvenuti oggetti di un certo interesse… un paio di disegni raffiguranti diavoli e sacrifici di infanti, una maschera di cartapesta nera da corvo, una lunga veste nera ed un pezzo di carbone con cinque spilloni infilzati sopra.
Il giorno seguente il gruppo si divide nuovamente: Fratello Michele tenta di reperire altre informazioni dalla gente del popolo e dai Conversi, gli altri tentano prima di andare a conferire con Padre Eymich, senza successo (il Converso alla porta riferisce che l’Inquisitore non può riceverli ma che si recherà a S. Sebastiano fra qualche giorno per incontrarli) poi interrogano nuovamente il ferreo Padre Castigatore, Don Renzo, senza ottenere informazioni nuove o particolarmente importanti.
Fratello Michele invece riesce a sapere che il defunto Alfio aveva un gruppo ristretto di amici: Pietro (un cacciatore), Lucia (una ragazza piuttosto malvista ed ambigua), Adolfo (contadino, un “sempliciotto”) e Tonino (un 35enne giunto in paese dal profondo Sud, il quale racconta di essere un “Barone”…).
I nostri allora pensano di allestire una stanza all’interno della chiesa per interrogare tutti i ragazzi: però mentre si dividono per recarsi alle loro abitazioni e prelevarli contemporaneamente, scoppia l’ennesimo caos. Alla casa di Pietro infatti un Morto sta divorando il giovane cacciatore: e il panico aumenta quando il Morto in questione, un temibile Ferox con un pennato (una roncola...) che gli ha trapassato la testa, viene riconosciuto come Adolfo. Sia il gruppo sia i Conversi giunti sul posto riescono a fare a pezzi i due Morti (anche Pietro infatti si era Risvegliato come Simplex pochi minuti dopo il decesso…). Perquisendo la casa di Pietro vengono rinvenuti altri oggetti compromettenti: carbone, spilloni e una gonna nera da donna che i nostri riconducono probabilmente ad Annaluce. Il gruppo deduce, in ogni caso, che questi ragazzi, per un motivo o per un altro, stiano morendo ad uno ad uno e mentre fra il popolo aumenta la paura e la superstizione (qualcuno sostiene si tratti di una sorta di maledizione causata dallo spirito inquieto della strega blasfema Annaluce …), i nostri pensano di recarsi in tutta fretta alle case degli ultimi due giovani sospettati.
Mentre Tonino pare non essere in casa, Lucia viene colta sulla porta della sua abitazione: Fratello Remigio ed Ettore Zonzini la bloccano repentinamente e la portano forzatamente verso la Chiesa del paese per interrogarla, senza fare a meno di notare che la giovane ha sul volto i segni evidenti sia di una certa innegabile ansia sia di percosse e maltrattamenti fisici subiti, probabilmente, di recente… le indagini sono forse ad una svolta..? Mah…

Un Pennato o Roncola

mercoledì 9 marzo 2011

San Sebastiano in Colle

San Sebastiano in Colle

La giovane Annaluce, accusata di stregoneria e bruciata sul rogo

Napoli, Marzo 1958: il gruppo decide di partire alla volta dello sperduto paesino campano di San Sebastiano in Colle quanto prima anche perché i circa 160 km di distanza da Napoli da percorrere imporranno comunque una notte da passare in viaggio, in un territorio selvaggio, montuoso, boscoso, disabitato e non bonificato dai Morti come quello dell’entroterra lucano.
I nostri decidono di accettare il consiglio del Maestro templare napoletano D’Aiello, che ha suggerito loro di camuffarsi come un gruppo composto da due Soci inquisitori e tre conversi, per destare meno sospetti una volta giunti al paese.
Ettore si mette subito al volante del furgoncino in prestito dai templari ma a causa sia della strada impervia e ricca di tornanti in salita sia per la sua guida non proprio da manuale succede che dopo circa 80 tormentati km di viaggio il mezzo sbanda e finisce con le due ruote di sinistra in un fosso ai margini della stradina sterrata; e così mentre i due nerboruti templari Remigio e Michele tentano ripetutamente e con grande sforzo di rimettere il furgone in strada, Ettore rimane alla guida, sbagliando ancora diverse manovre e i due Soci stanno di vedetta… fatto sta che dopo lo spavento causato da un cane di passaggio, Padre Leonardo Rivolta vede distintamente un decomposto essere in avvicinamento: per fortuna il Morto non causa troppi problemi alle lame affilate dei due frati domenicani e in fine il gruppo riesce a ripartire.
La notte viene trascorsa, sempre su indicazione del Maestro D’Aiello, in una delle numerose case sparse che i templari, ritenendole sicure, segnano con una croce bianca sulla porta d’ingresso; all’interno trovano viveri e una doppietta e fra qualche chiacchera e una veloce medicazione al torace di Padre Leonardo, rimasto lievemente coinvolto nello scontro col Morto, si arriva all’alba del giorno dopo.
Passata qualche altra ora a bordo del furgone i nostri giungono in prossimità della palizzata difensiva che cinge il piccolo borgo di San Sebastiano e scorgono subito un nero fumo alzarsi dal centro abitato; all’ingresso Padre Bastiano si fa riconoscere e gli viene subito spalancato il cancello d’ingresso. Egli intuisce inoltre che il fumo altro non può essere che quello di un rogo umano… ad aprire il portone ligneo è un converso armato fino ai denti che indica subito la Piazza della Pietà come luogo dove i Padri inquisitori forestieri dovrebbero recarsi per avere informazioni su ciò che sta avvenendo nel paesino.
Il gruppo, giuntovi, vede avvampare le ultime fiamme sul corpo morente di una giovane ragazza: la folla morbosa sta a guardare, così come, da un piccolo palco, un folto gruppo di conversi e fra loro la torreggiante figura ammantata di un Inquisitore.
Dalla folla un uomo anziano, Luca, si fa avanti e, sconvolto, accusa il frate inquisitore di essere un assassino, avendo fatto bruciare sul rogo ingiustamente sua figlia Annaluce.
A quel punto l’inquisitore si fa avanti e ognuno dei nostri lo riconosce istantaneamente: si tratta del famigerato Padre Eymich, una sorta di leggenda vivente per l’inquisizione, un frate le cui indagini sono famose ma anche avvolte nel mistero, un uomo di cui molto si è detto e molto si è sentito dire… e di cui ognuno dei nostri ha una sua personale opinione: c’è anche chi lo ritiene un personaggio losco e forse radiato dalla stessa inquisizione… in ogni caso Leonardo e Bastiano garantiscono agli altri la grandezza di questo personaggio… o almeno così dicono…
In pratica Eymich fa subito sfoggio della sua oratoria e incarica il gruppo, riconosciuto come inquisitori erranti e conversi, di giudicare la questione: hanno una settimana di tempo per stabilire se il vecchio Luca, padre della presunta satanista Annaluce, abbia ragione o torto.
Eymich promette giustizia in ogni caso, punendo i colpevoli che i nuovi inquisitori giunti a San Sebastiano, dovranno giudicare e stabilire…
Il gruppo inizia così le sue indagini, non dimenticando in ogni caso il vero scopo della missione: scoprire che fine ha fatto il templare scomparso della Rocca di Napoli, Fratello Benedetto e capire chi, di fatto, si sia instaurato nel paese al posto dei precedenti Cacciatori di Morti che lo difendevano… e a giudicare da quanto visto per ora, probabilmente questi sono Frate Eymich e i suoi conversi…
I nostri parlano rispettivamente con i popolani, con il vecchio Luca, suo figlio Ernesto, fratello della povera Annaluce, il Padre semplice della Chiesa locale, Don Luciano e il Padre Castigatore Don Renzo: vengono a conoscenza di diversi elementi… Annaluce era una giovane problematica, con alle spalle il dramma di una madre che, morta e risvegliata, rischiò di ucciderla… inoltre pare che la ragazza girasse sovente di notte, in amicizia con molti Conversi… nella sua camera rinvengono tracce di sangue… Don Renzo, un pugno di ferro della fede, in piena sintonia con Eymich, rivela di aver personalmente trovato la giovane per strada, nuda, coperta di sangue, bestemmiante, con croci rovesciate e stelle a 5 punte incise sulla pelle… il religioso è stato subito dell’idea che lei si fosse carnalmente congiunta col demonio… e da qui al processo sommario e al rogo il passo è stato fin troppo breve…
Inoltre accade che, la notte stessa, mentre il gruppo si accinge a dormire alcuni conversi di ronda scoprono l’ennesimo accadimento blasfemo: sulla fiancata della chiesa è stata scritta col sangue una frase incompleta che inneggia ad una presunta vendetta di un anima in pena, con tanto di coinvolgimento di infanti… basta poco per accendere la superstizione in un piccolo paesino del sud… e subito si crea il panico… molta gente infatti crede che sia un segno che lo spirito della “strega” Annaluce sia tornato per uccidere e vendicarsi…
Come se non bastasse la mattina seguente alcuni boscaioli tornano in fretta a San Sebastiano raccontando a un paio di Conversi di aver trovato il cadavere di un bimbo steso nel bosco di faggi appena fuori dal borgo: anche il gruppo dei nostri vi si reca e può vedere il piccolo, già risvegliatosi come Mortuus Larvalis, muovere famelicamente le mandibole…
Aumenta maggiormente la tensione e la superstizione in paese… “Annaluce si prenderà i nostri figli..!” urlano alcune donne… e in questo clima non proprio idilliaco i nostri si trovano a dover proseguire le loro indagini…

mercoledì 2 marzo 2011

Processi, arrivi e partenze

La Stazione Ferroviaria di Rimini
La Stazione di Napoli
Il processo comincia in una piovosa, fredda mattina di inizio Marzo ’58, nella Sala del Giudizio, presso il Vescovado riminese. Qui si trovano riuniti il Tribunale Vescovile presieduto da Mons. Valentini, quello Inquisitoriale presieduto dal Magister Pasolini, oltre ad una folta schiera di Templari capeggiati dal Maestro Morandi, il fido Notaio giunto per l’occasione dal capoluogo bolognese, Dott. Masi Degli Uberti, il tutto di fronte ad un’assemblea-giuria scelta dallo stesso Vescovo, composta da Excubitores, ufficiali della Sancta Militia, Preti, Frati e Inquisitori, per assistere alle testimonianze dei vari imputati e in fine giudicarli.
I quattro vengono ascoltati uno alla volta, privatamente: il primo a varcare coraggiosamente la soglia del tribunale è Ettore Zonzini, poi in sequenza prestano le loro dichiarazioni Padre Bastiano, Vito Di Berra e in fine Fratello Remigio.
Nella tarda mattinata i vari interrogatori sono pressoché conclusi e poco prima di sera i nostri vengono richiamati all’interno della Sala del Giudizio per i verdetti che, in sintesi, sono i seguenti:
- Per Ettore, purtroppo, viene confermata l’accusa di favoreggiamento in omicidio, viene quindi licenziato dall’impiego al Vescovado, dovrà pagare 300 scudi di ammenda e similmente ad un bifolco accusato di bestemmie o bassi reati del genere dovrà trascorrere forzatamente ben 5 giorni nella scomodissima e umiliante “Gabbia del Pentimento” allestita in Piazza Cavour, rannicchiato, semi nudo, incatenato ed esposto alle intemperie, al freddo ed al pubblico ludibrio, dopo i quali potrà comunque restare in città liberamente;
- Padre Bastiano, invece, viene pienamente assolto da entrambe le accuse pendenti su di lui ma, in ogni caso, essendo stato comunque coinvolto in un processo, viene licenziato dall’incarico al Vescovado, anche se potrà rimanere in servizio presso la sede inquisitoria agostiniana della città;
- A Vito Di Berra tocca forse la punizione più marcata, venendo riconosciuto colpevole di tentato omicidio ma tenendo in considerazione tutte le attenuanti del caso, viene licenziato dal Vescovado, gli viene revocato il “Foglio di Via” (dovrà quindi consegnare alla curia ogni arma da fuoco e mezzi a motore e non avrà più il diritto ad usarli…) e gli viene “suggerito” di allontanarsi per sempre dalla città di Rimini, chiudendo in questo modo la delicata questione;
- Remigio, in fine, viene assolto dall’eccessiva accusa di stregoneria ma viene ritenuto colpevole di aver apertamente contrastato la “Captivitas Intellecti” e quindi anche per lui si profila il licenziamento dal Vescovado, oltre a 5 giorni di preghiera e “pentimento” nella Cappella vescovile per le affermazioni fatte ,ma potrà comunque restare con i Fratelli templari della Rocca di Castel Sismondo, mettendosi a disposizione del Maestro Morandi.
Passano le giornate… la stampa agostiniana pubblica in prima pagina l’assoluzione di Bastiano e le condanne più o meno gravi dei suoi compagni… Ettore trascorre in “Gabbia” quanto pattuito… e Vito “vipera” Di Berra, amareggiato per non dire altro, saluta poche persone e lascia la città, portando con se la sua fedele spada, cercando sopravvivenza e fortuna altrove lontano da qui…
In questi giorni a Remigio viene affiancato un nuovo Templare Errante, particolarmente abile di spada (sulla cui lama sta scritto un monito latino di Ezechiele che parla di “furiosissimo sdegno” e altre frasi di grande impeto guerresco…) appena giunto alla Rocca che d’ora in poi lo aiuterà nel suo percorso al servizio della Chiesa e della Giustizia; invece, in quel di S. Agostino, il Magister Pasolini pensa bene di affiancare a Padre Bastiano, ormai ritenuto da molti quasi un eroe cittadino, un giovane Sotium, per consolidare il potere di Dio e dell’Inquisizione ovunque ce ne sia la necessità…
Fra tutte queste novità accade che, congiuntamente, Templari e Inquisitori riminesi riuniti, affidano al nuovo gruppo composto da 2 Templari, 2 Inquisitori e l’unico Cacciatore Ettore, una missione molto delicata: recarsi presso la Rocca Templare di Napoli, al Maschio Angioino, per colloquiare col Maestro D’Aiello relativamente ad una questione da risolvere in un paesino sperduto dell’entroterra campano.
Il gruppo quindi sale sul primo, costoso, treno per Napoli e dopo poco più di dodici ore di viaggio arriva nel vivace capoluogo campano.
Qui, pagato il consueto, salato, Dazio alla Stazione, i nostri ammirano brevemente le bellezze di una Napoli fortificata ma sempre di grande fascino… e giungono poco tempo dopo di fronte al Maschio Angioino.
Si fanno ricevere, trascorsa una breve attesa, dal Maestro D’Aiello, il quale, dopo un rapido preambolo e i saluti di rito, illustra loro la situazione: dovranno recarsi in quel di S. Sebastiano in Colle, un paesello a circa 160 km da Napoli, nel centro dei boschi della Lucania, zona semi disabitata e selvaggia.
Un mese fa egli ha inviato un templare in incognito a investigare, che non ha fatto più ritorno… si parla di un borgo tranquillo, bonificato, ma dal quale i Cacciatori che lo avevano liberato insieme ai Templari se ne sono improvvisamente andati, per qualche ragione… ora pare che altri Cacciatori o comunque altri uomini armati siano stanziati al villaggio e i Morti non si fanno più vedere nei paraggi… fatto piuttosto strano… ma S. Sebastiano è ben lontano da Napoli e solo poche comunicazioni sono intercorse fra le due realtà… quindi il Maestro D’Aiello chiede al gruppo di recarsi al villaggio e investigare sull’accaduto e sul templare scomparso, possibilmente in incognito, onde destare meno sospetti possibile…

Il Maschio Angioino, Rocca Templare napoletana