Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...

mercoledì 14 novembre 2012

Indovina chi viene a cena

Il compagno Modesto Brogi
Nell’attesa che arrivi l’ora di cena, il gruppo si divide per proseguire ulteriormente le indagini..
Fra Fausto va all’emporio della vecchia Elvira, per testare la sua famigerata abilità pseudo farmaceutica.. ed accertarsi che la vecchia non pratichi rituali simil blasfemi.. e infatti la vecchia risulta essere solo un’erborista e Fausto anzi, ne coglie le abilità, imparando qualche ricetta erboristica.
Karpenko invece va, per forza di cose, a far visita all’incallito comunista del paese, il compagno Modesto Brogi: il vecchio compagno (la cui casa è addobbata con bandiere rosse e altri cimeli a tono) risulta scorbutico e ostile anche nei confronti del Cacciatore russo.. infatti egli odia i prelati e ha notato invece che Karpenko si è chinato al loro servizio, seguendo templari e inquisitori..e quindi il dialogo è difficile.. in ogni caso Brogi spara a zero su Don Vinicio, ritenuto un fascio della peggior specie.. Ma Modesto non pare essersi macchiato di colpe particolari, fede politica a parte..
Fratello Benigno e Padre Bastiano vanno invece a trovare il Signor Maestro, il Dott. Massimo Laudato, memori del fatto che il Castigatore Don Remo disse loro della possibile blasfemia di quest’uomo.


Dott. M. Laudato
Il Dottore li accoglie in una casa con molti cimeli nazi-fascisti.. e molti libri sia di medicine e di scuola (e i nostri promettono fondi per incrementare i medicinali e la cultura del paese..) sia anche a tema politico, esoterico, magico.. senza contare che vedono pure, nella sua camera, il famigerato quadro del Correggio raffigurante un “diavolo”.. in realtà un satiro rinascimentale.. Laudato quindi è molto esposto alla possibile giustizia inquisitoria.. ma si rende ovviamente collaborativo, dichiarando che i tre bambini al servizio del conte Attilio (badano il suo gregge di pecore) spesso hanno riportato piccole ferite da taglio, senza però ricordare nulla dell’accaduto.. molto strano..
Tanto che Benigno ordina che l’indomani il medico si rechi a sincerarsi delle condizioni di tutti i bambini di San Gustavo, onde evitare spiacevoli conseguenze..
Con molti sospetti, quindi, si giunge all’ora pattuita per la cena e il gruppo, riunito, si reca in pompa magna alla porta di Villa Bonocore, dimora del conte De Lanzi.
Qui vengono subito accolti dall’elegante maggiordomo di casa, Fedro, con spiccato accento francese; la grande sala d’attesa è sfarzosa e mette in bella mostra un affresco sul soffitto, alquanto particolare.. una scena del vecchio testamento, con l’angelo della morte che vaga di casa in casa uccidendo fanciulli.. tranne quelli sulla cui porta è tracciata una croce di sangue.. e poi, ai piedi dell’affresco una frase.. che Fra Fausto collega alle vicissitudini del recente passato del gruppo.. al libro del Bianco e del Nero.. al temibile Re Nero stesso.. la Scannatrice.. oscuri presagi..


Il conte Attilio Gustavo Maria De Lanzi

Ma si va avanti, guardinghi.. ed arriva quindi il conte Attilio Gustavo Maria De Lanzi, un anziano nobiluomo baffuto, con lo sguardo trasognato, quasi folle.. e con lui, poco dopo, arriva la bella figlia, Federica, e ci si siede a tavola.
Lo stratagemma dei nostri è quello di ostracizzare volutamente e quasi umiliare il povero Karpenko, isolandolo e mandandolo a cenare insieme alla servitù in cucina invece che nella sala da pranzo.. per fare in modo che il conte possa temere il gruppo, ma fidarsi, forse, del russo.. il quale palesemente è trattato male dai religiosi e se ne lamenta.. anche se, per la verità, il conte sembra non badare troppo alle gerarchie e dimostrandosi, anzi, piuttosto generoso e di buon cuore anche con la servitù, offrendo personalmente loro dello speck…
In ogni caso il conte discute amabilmente e apprende i racconti delle gesta di Padre Bastiano, Fratello Benigno e Fra Fausto, paladini di Santa Romana Chiesa, contro ogni eresia e blasfemia, pugni duri del Papa, flagelli di ogni infedele… ed hanno un comune conoscente in Padre Ardizzone da Firenze, la cui fama è giunta sino al conte Attilio.
Dopo cena Federica fa portare in tavola dal possente cuoco Mariolone una bottiglia dell’ottimo sciroppo alle rose preparato da lei e questa volta tutti i presenti ne bevono un bicchiere (tranne Fra Fausto).



Mariolone

Il conte invece, su richiesta del gruppo, fa fare una sorta di giro turistico per ammirare la sua magione.. e quindi si visita la salal biliardi, la sala con telefono e telegrafo, la stanza della musica dotata di pianoforte e altri preziosi strumenti ed anche una fornita biblioteca privata.. qui però, malauguratamente, Benigno riesce a soffermare lo sguardo su un libro che il conte Attilio mostra per spiegare la ristrutturazione della Villa.. è il libro di un famoso architetto italiano, il Dott. Arch. Cesare Moruzzi.. e quando Benigno ne vede una foto fra le pagine del libro, subito un tremito lo percuote da dentro l’anima.. è infatti il volto sovrannaturale che il templare ha visto uscire da uno dei muri della Villa delle Rose in quel di Ravenna, luogo dove l’anima di Beigno è rimasta segnata per sempre, in virtù delle blasfemie ritualistiche patite in quel luogo maledetto..
Un dettaglio ulteriore che riprova l’ambiguità del conte, forse il suo palese coinvolgimento in questioni orribili.. inoltre Attilio consegna il libro (a titolo di prestito in buona fede, apparentemente..) al templare, vedendo che questi è scosso ma comunque interessato ed attratto dal libro..
Karpenko, dall’angolo della sua cucina, dove è stato relegato insieme a Mariolone e al maggiordomo, fa molte domande sul conte.. che risulta ben voluto dalla sua servitù.. inoltre chiede lumi su una strana porta in metallo presente in cucina.. porta la cui serratura pare essere rotta, si dice, da due settimane, e porta dietro la quale Mariolone dichiara esserci il mattatoio delle pecore..
Molti sospetti, paure e dubbi attanagliano il gruppo, quindi, fra le spesse mura di Villa Bonocore..



mercoledì 7 novembre 2012

Il prete, il conte e la bionda


La camionetta gentilmente offerta da Padre Ardizzone

Si parte dunque alla volta di San Gustavo, paesino non lontano da Arezzo; il viaggio dura quasi l’intera mattinata anche a causa della guida non proprio ottimale di Sergej Ivanovic Karpenko, il quale spesso si distrae.. e così la camionetta gentilmente offerta dall’Ardizzone, finisce con due ruote in un fosso.
Ardizzone, fra l’altro, prima della partenza, ha nuovamente fatto dono ad un onoratissimo Padre Bastiano, suo fido discepolo, del suo Sacro Cuore, la Santa arma a motore dell’Inquisitore di Firenze…
Ma torniamo al viaggio: sollevato a fatica il camioncino dal fosso, si riparte (stavolta senza intoppi ulteriori) e si giunge alle porte di San Gustavo.
Fra Fausto, poco prima dell’arrivo, è inquietato da oscuri presagi e premonizioni sul futuro prossimo del gruppo in quel paese… ma ormai questa è quasi una consuetudine.
I nostri, senza travestimenti ne occultamenti di sorta, entrano in pompa magna nel villaggio ed il giovane Excubitores alla porta, Ettore, quasi trasale dall’emozione e corre subito, lasciando la porta aperta, a chiamare il Padre Semplice per informarlo delle inconfutabili grandi autorità giunte or ora in paese.
Il gruppo, nell’attesa, confabula sospettoso sull’ennesimo paese che potrebbe serbare loro brutte sorprese… e intanto si sbircia dentro alla vicina stalla, nella vana ricerca della famigerata carrozza nera.
Pochi minuti dopo arriva un piccolo drappello capeggiato da Don Vinicio, il Padre Semplice, Don Remo, il Castigatore, 5 Excubitores e 2 Probi Viri; i prelati locali sembrano entusiasti della visita di Templari e Inquisitori.. tessono lodi alla Chiesa di Roma e al contempo illustrano i vanti di San Gustavo, come il gregge di pecore, il grande orto e il vicino frutteto… ma si domandano anche per quale motivo delle figure così importanti si siano disturbate per arrivare fin li..


Don Vinicio

I nostri vorrebbero tagliare corto e andare subito al sodo ma Don Vinicio insiste invece perché ci si rechi a colloquiare con più calma presso la sua canonica, alla Chiesa di San Martino.
Il gruppo, dopo qualche battibecco, accetta, pur dimostrando una certa preoccupazione e rendendo evidente tutta la gravità della situazione.
Dopo aver percorso parte della strada in salita, attraverso orti e frutteti e avendo saputo da Vinicio che la grande casa sita vicino alla porta del villaggio, Villa Bonocore, è abitata dal Conte Attilio Gustavo Maria De Lanzi, una sorta di anziano e nobile benefattore locale, i nostri giungono ad un tornante dove vedono essere presente una casa in fase di costruzione.
Qui chiedono lumi in merito.. la casa a breve sarà abitata da una giovane coppia di Firenze, di cui l’uomo, tale Paolo Paoli o qualcosa del genere, dovrebbe essere un parente nientemeno che dell’Illustrissimo Arcivescovo di Firenze…
Si pensa bene di fare un giretto dentro l’edificio; qui si trova, fra i vari depositi di materiali edili, una pagina di diario e una fotografia.
La foto ritrae due giovani che si baciano, lui ha santini sulla giacca e quindi potrebbe essere un Converso… la pagina è una sorta di lettera d’amore.. la giovane dice parecchie cose.. che presto si sposeranno.. ma lancia anche strane indicazioni su quel che potrebbe essere accaduto.. si parla di diavoli, santi, arcivescovi.. di calici rubati.. del Conte Attilio.. e di un bibliotecario.. probabilmente il Dott. Poggi, ucciso dalla Scannatrice a Firenze, presso il quale la ragazza della lettera, tale Mara, evidentemente prestava servizio.
Il gruppo tiene ogni indizio per se.. e si arriva alla canonica di Don Vinicio; qui si colloquia col prete.. gli si dice che la chiesa sta semplicemente cercando un uomo, probabilmente scappato da San Gustavo…Vinicio dichiara la sua buona fede nel credere i suoi compaesani brave persone.. il Conte è descritto come una persona schiva ma generosa con tutti.. che presta l’acqua del suo pozzo quando c’è siccità, fa abitare la gente nelle case di sua proprietà senza chiedere affitto.. ed uno dei suoi servi, il cuoco Mariolone, ha anche rimediato, poche settimane fa, dei conigli, poi venduti al locale alimentario… e proprio i conigli fanno tornare subito alla mente del gruppo la storia del povero Nedo Landi…
E poi, continua Vinicio, il conte Attilio ama molto i bambini e li ospita spesso a casa sua.. e ovviamente non sa nulla ne ha mai visto carrozze nere in paese.
I nostri sono meditabondi e pensano bene di andare a far visita al conte, ora sospettato n°1: fatto sta che appena fuori dalla canonica vengono piacevolmente intercettati da una splendida e giovane fanciulla, tale Federica, la quale è proprio la figlia di Attilio Gustavo Maria De Lanzi.


 Federica, la bionda figlia del conte Attilio

La bella e bionda ragazza li ossequia e li invita ufficialmente a cena a Villa Bonocore, offrendo loro uno squisito sciroppo alle rose fatto da lei.. ma l’estrema diffidenza dei nostri fa si che solo il temerario russo Karpenko ne abbia a bere, con gusto, un bicchiere.
Nell’attesa della cena i nostri si sparpagliano per San Gustavo.
Fausto esamina lo sciroppo (chiesto a Federica) per scoprire che è solo un ottima bevanda, senza alcuna traccia di veleni o altre sostanza proibite; il Cacciatore russo gironzola per il paese guardando torvo, di tanto in tanto, dentro alle finestre delle abitazioni; Bastiano e Fratello Benigno invece si recano all’emporio locale, gestito dall’anziana Elvira.
La vecchia appena vede i due religiosi si avvicina a Bastiano e con fare sospettoso inizia a sussurrare strane farneticazioni relativa alla presenza di un “vampiro” in paese… I nostri capiscono che potrebbe trattarsi delle proiezioni dell’anziana che magari ha visto invece proprio la temibile Scannatrice… Elvira dice di aver visto il vampiro a casa sua.. ma anche su un campanile e in una buia cantina… farneticazioni… probabilmente.. ma ciò nonostante Bastiano e Benigno, riunito il gruppo, decidono di esplorare sia la cantina sia il campanile della Chiesa di San Martino, per associazione.
Mentre Vinicio accompagna Karpenko e Fausto sul campanile, Don Remo scorta Bastiano e Benigno giù nelle cantine… niente di anomalo viene rinvenuto in entrambi i luoghi.. ma durante l’esplorazione il Castigatore parla a lungo… e lancia alcune velate accuse rivolte a diversi abitanti di San Gustavo, paese che si rivela sempre di più come un luogo abitato da gente per lo meno “particolare”…
Il Sig. Modesto Brogi, partigiano filo comunista dichiarato…
La vecchia Elvira, che oltre a vedere vampiri ,si diletta a creare anche decotti, filtri e unguenti al limite fra erboristeria e alchimia…
Il medico locale, nonché maestro elementare, Dott. Massimo Laudato, grande amico di Don Vinicio, detentore di libri pseudo magici e di un quadro raffigurante quel che sembra un diavolo…
Lo stesso Don Vinicio, che difende il suo amico Laudato da ogni accusa e che in passato era addirittura fra le file dei fascisti…
E si avvicina così, fra una chiacchera e l’altra, il momento della cena a Villa Bonocore, dimora del misterioso Conte Attilio…

domenica 28 ottobre 2012

Vota Soviet


Visto che è un mesetto che non si gioca io penso.. e sono giunto a questa conclusione.. vota soviet.

mercoledì 19 settembre 2012

Forum




L’Inquisizione non aspetta.. e il processo inizia: a suo buon cuore, Padre Bastiano sceglie magnanimamente di essere piuttosto democratico ed è intenzionato ad ascoltare gli imputati prima di proclamare sentenze di alcun tipo, inoltre ha persino predisposto la sala con varie sedie per una platea composta da alcuni fortunati e selezionati abitanti di San Filippo.
Il Gesuita Fausto si incarica di fare il difensore degli imputati, Karpenko se ne sta a vigilare sulla sicurezza in sala e fuori e Fratello Benigno imperversa traducendo le continue e non sempre esatte o pertinenti citazioni latine dell’Inquisitore Bastiano, sempre supportato dal riluttante Dott. Mantelloni.
In sintesi tutti gli imputati vengono ascoltati e ad ognuno tocca una sorte differente, a seconda del giudizio insindacabile di Bastiano:

- Don Arduino ha infranto molteplici leggi del Decalogo Fidelis (celando un Morto in chiesa per più di un anno e mentendo al popolo..) e quindi viene condannato alla scomunica, a 39 nerbate pubbliche e ad un periodo di esilio rieducativo presso una idonea struttura a Foggia;
- I due Excubitores Ettore e Salvatore vengono anch’essi dichiarati colpevoli.. hanno visto e sapevano, ma hanno taciuto gli illeciti del loro parroco, complici; quindi la pena è lo strappo degli occhi… ma la clemenza di Bastiano fa si che i due malcapitati si possano redimere all’ultimo, per divenire suoi fidi Conversi, sorte, forse, ancora peggiore della pena pattuita, visti i precedenti.. ma tant’è;
- Le tre “Pie Donne” sono colpevoli pure loro e vengono interdette ai pubblici servizi presso ecclesiastici e destinate a diversi tipi di rieducazione.. la vecchia Concettina presso una Misericordia che ne sani la mente, evidentemente ottenebrata dall’avanzare della senilità, la bella Rosa De Santis dovrà abbandonare il marito Ettore, ora Converso di Bastiano e servire in una Misericordia del foggiano e la poco sveglia Leonarda dovrà semplicemente ricongiungersi al bifolco coniuge, ritenuta questa pena già più che sufficiente…
- Lo scultore Carrozzo è colpevole di comunismo sfrenato e destinato ad una durissima rieducazione morale e non solo.

Ma San Filippo ora necessita di una guida spirituale, avendo perso Don Arduino e quindi Benigno cavalca fino a Foggia per colloquiare col Vescovo Rizzi, relazionargli l’accaduto e richiedere formalmente una paio di parroci e qualche Excubitores per il paese.
Invece il gruppo rende pubblica la sentenza al popolo e per sedare qualche malumore crescente Bastiano fa dichiarare pubblicamente che si impegnerà a Roma per iniziare velocemente il processo di beatificazione di Frate Santo.. e scatena finalmente la gioia della folla, nonostante in verità non sia assolutamente intenzionato a far nulla di tutto ciò…
L’indomani ci si rende subito conto che, probabilmente nella notte, uno dei processati messi agli arresti è fuggito senza lasciare traccia: il comunista Carrozzo non c’è più e per tutta risposta Bastiano ordina repentinamente il rogo della sua abitazione..
Nel giro di qualche giorno, come previsto, arriva a San Filippo il convoglio di nuovi religiosi inviati dal Vescovo e a quel punto il gruppo, finalmente, si congeda dal paese, facendo ritorno a Foggia (dove si osanna un misterioso templare che pare abbia aiutato o addirittura guarito con il tocco un neonato di Manfredonia...) per poi tornare a Firenze, causa missiva urgente di Frate Ardizzone che chiama nuovamente l’adunata del gruppo, per proseguire nuovamente le indagini relative ai delitti della Croce di Sangue.
Il viaggio verso Firenze porta il gruppo a conoscenza di alcune novità che stanno avvenendo nell’Imperium, come ad esempio l’imminente votazione al Consilium inquisitorio che dovrà scegliere il nuovo Sommo Inquisitore e i membri del consiglio al vertice dell’Ordine…
E Bastiano trema al pensiero di un eventuale Santarosa trombato… ma in ogni caso si arriva da Ardizzone, nel capoluogo toscano.
Il vecchio frate rivela ai nostri che Padre Isaia Sprenger ha recentemente dovuto interrompere le sue ben avviate indagini, convocato a Roma per le votazioni del Consilium e quindi incarica, tramite lettera, il gruppo di proseguirle in sua vece; le sue ricerche porterebbero a San Gustavo un paesino sito fra Firenze ed Arezzo, dove probabilmente pare essere partita la nera carrozza che ha trasportato la Scannatrice a Firenze x l’omicidio del compianto Dott. Poggi.
Oltre alla lettera di Sprenger dei Corvi vi è anche un permesso firmato dal Sommo Santarosa in persona (momentaneamente ancora in carica) che autorizza Bastiano ad indire, se ritenuto necessario, un nuovo Tribunale Inquisitorio nel paese, nel qual caso dovessero essere rinvenute prove evidenti di blasfemia o eresia; ed è palese che quindi il Santarosa, alla fine delle operazioni, pretenderà dettagliato rapporto sull’esito delle indagini da parte del Padre Inquisitore Bastiano e lo attenderà con ansia sin d’ora come gradito ospite nella sua residenza romana…




giovedì 13 settembre 2012

Morto che parla


Il volto soddisfatto di Padre Bastiano
durante l allestimento del Tribunale Inquisitorio

Il gruppo, continuando a domandarsi dove diavolo si sia cacciato Frate Santo, prosegue nelle indagini...
Fra Fausto interroga dubbioso una donna di San Filippo e il suo bambino, apparentemente miracolati dal Santo; Benigno se ne sta scettico in locanda e intercetta una famiglia che chiede l'ennesima "grazia" al Santo locale, credendo scioccamente il figlio preda del maligno; Karpenko invece va a chiaccherare con il suo politicamente affine scultore Carrozzo.
Proprio dal Carrozzo si viene a sapere che la Chiesa di San Nicola ha una cripta sotterranea...
Mentre Benigno si impegna a portare la famiglia con figlio non indemoniato ma solo denutrito e malato in quel della misericordia di Foggia, gli altri procedono con l'esplorazione del piano sottostrada della canonica.. nonostante i dubbi e le malcelate reticenze di Don Arduino... la cripta è buia, sporca.. ma stranamente la zona del sepolcro centrale è pulita.. e poi un forte odore di carne putrefatta.. inoltre Fausto si concentra e fra un salmo e l'altro, percepisce un lieve odore di profumo da donna... molto strano...
Drizzando le antenne, i nostri escono dal sepolcro e ne trattengono le chiavi... tanto Don Luppolis nulla può difronte al volere di un Inquisitore all'opera...
Fausto e Bastiano si recano poi a casa della De Santis, moglie di uno degli excubitores... qui Fausto percepisce nuovamente lo stesso profumo dolciastro misto a carne in putrefazione.. Bastiano esce e scova lenzuola sporche e caratterizzate dallo stesso cattivo odore (lenzuola dipanate però da Benigno, a tutela dell'incolumità del Padre Inquisitore...).
Rosa De Santis ormai viene messa alle strette (viene trovato un letto disfatto in casa sua, dove probabilmente era stato tenuto il corpo di un cadavere...) e convocando con l'inganno anche Don Arduino Luppolis la verità viene a galla senza nemmeno passare alle maniere forti: il prete, le pie donne, gli excubitores sono tutti complici nell'aver tenuto in serbo il cadavere del defunto Frate Santo, facendo credere alla gente del posto che il francescano era malato ma vivo, da più di un anno a questa parte, reato molto grave...
Luppolis si giustifica adducendo motivazioni di ordine pubblico, di fede, il frate era una sorta di leggenda infatti..
Ma ormai il tribunale inquisitorio deve essere indetto al più presto... per giudicare e decidere le sorti delle persone coinvolte.
Viene indetta un'assemplea cittadina dove il gruppo spiega la veritù agli increduli paesani, mostrando loro anche il cadavere del frate, risvagliatosi come Mortuus Larvaliis, quindi abbastanza innocuo.. a patto di non avvicinare troppo le orecchie alla sua famelica bocca... come fece la stupida Leonarda Palumbo...
Concettina Patruno invece, credeva veramente, accostando l'orecchio alla bocca del Santo, di sentirne le sagge parole di conforto.. o almeno cosi dice... e Don Luppolis divulgava quelle parole durante le sue messe... così la gente rafforzava il suo credo in Frate Santo.. nonostante egli fosse morto da mesi...
Durante l'assemblea indetta fa il suo ritorno in paese anche il vecchio Malvino, frate cappuccino pellegrino, il quale venendo a conoscenza dell'accaduto, chiede subito un colloquio privato col gruppo.
Si dimostra subito umile e ossequioso nei confronti dell'autorita ecclesiastica rappresentata da Bastiano Inquisitore... e fa un lungo sermone... proponendo in sitesi di valutare con attenzione il da farsi.. forse un falso santo potrebbe comunque giovare alla causa della Chiesa di Roma più della mera verità e del rigore della legge...
In ogni caso la decisione spetta ai nostri, non prima di aver ascoltato le dichiarazioni di tutti gli imputati, invitati cortesemente a testimoniare al cospetto del sommo Tribunale Inquisitorio, ormai imminente...

mercoledì 5 settembre 2012

Dov’è Frate Santo..?


Don Arduino Luppolis

Una volta dentro San Filippo di Agira, superati i fin troppo zelanti controlli documentali degli Excubitores Salvatore ed Ettore, il gruppo, seppur ormai a notte fonda, si divide: Benigno, in borghese, va all’unica locanda in cerca di qualche prima impressione dei popolani, mentre gli altri vanno alla canonica presso la Chiesa di San Nicola di Mira.
Qui vengono accolti da uno stupito ed assonnato Don Arduino Luppolis, il Padre semplice, rettore di San Filippo… ma di comune accordo si rimanda ogni discussione al mattino successivo.
L’indomani Arduino è ben lieto di accogliere Padre Bastiano e tutto il suo entourage… anche se non appare subito chiaro il motivo dell’arrivo dell’Inquisitore in paese… ma Bastiano, dopo qualche preambolo, in ogni caso chiede di poter andare a colloquio con Frate Santo, miracoloso vanto locale di beatitudine, con il quale, dice di avere necessità di chiarire alcuni aspetti anche e soprattutto per il bene suo e per volontà di Santa Romana Chiesa.
Don Arduino cerca di temporeggiare dichiarando il frate gravemente ammalato ma poi si arrende di fronte all’insistenza del domenicano e lo accompagna alla stanza del francescano infermo: qui però c’è un colpo di scena.. il frate infatti è sparito!
Con grande stupore e allarme si diffonde in paese la notizia.. anche per merito del templare Benigno, da subito sospettoso.
Ma… Dov’è Frate Santo..?
Meditando sempre di indire un feroce tribunale inquisitorio, Bastiano, coadiuvato dagli altri, inizia ad investigare a San Filippo, per capire dove diavolo si sia cacciato l’infermo e santo francescano.
L’ipotesi ricorrente da parte dei più è che il Santo, in preda a febbre alta e deliri, si sia fatto forza e sia scappato per andare a trovare l’anziana madre in uno sperduto e imprecisato villaggio campano… ipotesi per lo meno bislacca…
Benigno riesce inoltre a scoprire un mal celato odio nei confronti della Chiesa da parte di molti abitanti del paese: i popolani credono fermamente in Dio, Gesù e nei miracoli di Frate Santo.. ma non hanno fede invece nella Chiesa di Roma e nei suoi rappresentanti, visti per lo più solo come avidi esattori delle tasse e buoni a nulla.
Si procede poi ad interrogare anche le tre “Pie Donne” più vicine e legate al frate.. l'anziana Concettina, la giovane e stupida Leonarda e la bella Rosa.. senza però scoprire niente di particolare, se non la loro grande devozione al religioso sparito.
Ma… Dov’è Frate Santo..?
Ed anche Padre Malvino, l’anziano cappuccino locale, pare non essere attualmente in paese, sempre in giro per i suoi rischiosi pellegrinaggi a destra e a manca, si dice.. e quindi con lui il gruppo non riesce, almeno per il momento, a colloquiare.
Viene interrogato anche lo scultore locale Lazzaro Carrozzo, autore di una bella statua di Frate Santo in canonica, notata da Bastiano: l’artista vive in isolamento dagli altri e si dimostra uno scontroso filo comunista che non crede in nulla se non nei suoi rossi ideali.
Per questo familiarizza subito col Cacciatore russo Karpenko, ovviamente della stessa ideologia politica…
Ma… Dov’è Frate Santo..?
I nostri decidono anche di partire per ispezionare il poco distante cimitero intravisto durante il viaggio; qui trovano abbandono e desolazione.. molte lapidi e croci.. ma anche alcune fosse scavate, sembra, più di recente… ed in una di queste il piccolo cadavere, Risvegliatosi, di un famelico bimbo di pochi anni.
La scena è straziante ma almeno costituisce una misera minaccia… e Benigno invece di fare facilmente a pezzi il corpicino, lo avvoltola in un panno e lo immobilizza.
Il gruppo quindi, sospettando per l’ennesima volta strani rituali e vari altri illeciti, torna a San Filippo a mostrare il piccolo cadavere a Don Arduino, il quale ne è inorridito.. e suppone che possa essere arrivato al cimitero da qualche villaggio vicino, dicendo infatti di non riconoscere i lineamenti del fanciullo.
Ma, con tutto ciò… Dov’è Frate Santo..?



La Chiesa di San Nicola di Mira, a San Filippo di Agira

mercoledì 22 agosto 2012

Frati, Santi e Cappuccini


Frate Santo in una vecchia foto

I nostri giungono infine a Foggia: in stazione Padre Bastiano si prodiga subito per reperire l’ennesimo prelievo (per pagare i servi di Nostro Signore) ai danni della più vicina parrocchia ma, nel mentre, una piccola folla di gente si accalca intorno all’Inquisitore ricoprendolo di lodi e invocazioni per benedizioni e grazie varie…
Bastiano è lusingato, sebbene dubbioso su questo eccessivo entusiasmo mostrato dai foggiani nel vedere uno del suo ordine, solitamente invece temuto…
Il gruppo si reca subito a colloquio con Mons. Rizzi, Vescovo locale: questi è noto per essere più un buon economo e amministratore che esperto di teologia e fede… in ogni caso viene dipanata la questione… il problema è il culto che si è sviluppato intorno ad un francescano, tale Frate Santo, nel piccolo paese di San Filippo di Agira.
Ciò non sarebbe di per se sbagliato, venerare un religioso.. ma il problema è che pare che questo frate venga considerato veramente un Santo capace di miracoli.. più importante dei vescovi, dei cardinali… e del Santo Padre stesso, probabilmente!
Ed è per questo che Mons. Rizzi nelle ultime sue prediche ha molto calcato la mano sulla Santa Inquisizione, instillando nella gente, per lo più semplice e superstiziosa, una sorta di reverenza e acclamazione: meglio seguire infatti le idee di una forza ortodossa della Chiesa che venerare una specie di pericoloso santone locale…
Inoltre, ad aggravare la situazione, c’è la testimonianza di un fuggiasco di San Filippo, tale Gaetano Palumbo, il quale, giunto a Foggia in preda al panico, ha mosso incredibili accuse di cannibalismo verso Frate Santo, il quale, secondo il Palumbo, pare abbia morsicato l’orecchio di sua moglie infliggendole una brutta ferita al lobo… ma il che pare essere tutto da verificare e chiarire…
I nostri quindi decidono di interrogare proprio il Palumbo, detenuto forzatamente, per la sua sicurezza, nella vicina Domus Populi.
Fratello Benigno si incarica del dialogo con il foggiano, un pover’uomo ignorante ma apparentemente in buona fede.
Si viene a sapere che Frate Santo sembra malato e non si fa vedere in pubblico da un anno; lo accudiscono tre sue pie donne… fra le quali la moglie di Palumbo, Leonarda… inoltre a San Filippo ci sono 2 Excubitores, un Padre semplice ed anche una specie di eremita, tale Padre Malvino, un anziano frate cappuccino, che è solito stare in disparte, ma rispettato da tutti.
In seguito Mons. Rizzi fornisce al gruppo un furgone militare reduce delle forze U.S.A. e il gruppo parte per San Filippo, con l’accorgimento che Benigno decide di andare in incognito, vestito da borghese, fingendosi un giornalista laico al soldo di Padre Bastiano…
Il viaggio è lungo, sulle impervie strade della periferia foggiana… e le ore passano.. fino a che, quando è al volante il Cacciatore Sergej Ivanovic Karpenko, il furgone sbanda e subisce un guasto al motore…
Si provvede con un po’ di pazienza e di fortuna, alla riparazione.. ma dopo un’oretta, un Morto sbuca fuori dalla boscaglia e si incammina, lemme lemme, verso i nostri… viene facilmente smembrato.. ma la cosa insolita è che il cadavere era nudo ed avvolto in una specie di lenzuolo bianco, sorta di sudario…
Si riparte, in netto ritardo rispetto ai tempi previsti.. a circa 3 km da San Filippo poi i nostri scorgono l’insegna della deviazione per un vicino piccolo cimitero… ma vista l’ora ormai tarda e il buio incombente, pensano bene di non avventurarvisi.
Si giunge quindi in vista del paesino, meta del viaggio: ma l’ultima fatica sono una serie di stretti tornanti artificiali, fra mattoni e pietre, poste dai paesani per rallentare chi si avvicina all’abitato… e qui il buon Karpenko dimostra nuovamente di non amare particolarmente la guida di mezzi americani.. sbanda furiosamente e finisce contro un muretto, creando un grave guasto al furgone…
E quindi, percorrendo mestamente gli ultimi metri a piedi, i nostri arrivano finalmente alle porte della palizzata che difende San Filippo, dove gli unici due sparuti Excubitores del posto li accolgono all’ingresso…



Padre Malvino, l'anziano frate cappuccino

giovedì 16 agosto 2012

Il gioco dei pacchi


Il sigillo papale posto sulla cassa trasportata dal gruppo


Ormai si è giunti all'albeggiare e i nostri pensano bene di caricare la pesante cassa sul carro e partire molto celermente dal Santuario della Verna, in direzione Firenze, al duplice scopo di raggiungere la stazione ferroviaria più vicina e far curare il martoriato Padre Bastiano, pluri massacrato in battaglia... soprattutto dall'Expiator dell'amico Benigno...
Ma dopo un paio d'ore di percorso, Fra Fausto ha un tremito nelle sue percezioni.. sente Morti in avvicinamento... e pochi minuti dopo appaiono una mezza dozzina di cadaveri che corrono forsennatamente dietro al carretto del gruppo.
I nostri si organizzano, forse anche prendendo un po' sottogamba questo combattimento: un converso rimane alla guida del carro, Fratello Benigno e l'altro converso di Bastiano affrontano i Morti corpo a corpo, Fausto prega, Bastiano è incosciente (ma costantemente assistito dal Notaio, Dott. Mantelloni...)e Karpenko spara comodamente da sopra il carro.
Fatto sta che subito ci si accorge che questa sporca mezza dozzina di Morti è orribilmente forte e veloce... bestie abominevoli... e nel giro di pochi attacchi subito i due conversi, quasi privi di armature protettive, giacciono mortalmente feriti a terra.
Sale la tensione, l'ansia, la paura.. e anche Benigno inizia a temere il peggio.. la sua cotta di maglia è ridotta a brandelli.. il suo torace dilaniato da un brutale morso... il dolore, la fatica.. ed anche la sfortuna.. Sergej infatti, vedendo il templare allo stremo delle forze, si getta dal carro, ascia in pugno, ma cade malamente ai piedi dei Morti... subendo molteplici ferite e perdendo quindi i sensi.
A questo punto anche il Notaio Mantelloni, uomo di cultura e non dedito alla violenza, impugna una pistola e spara... praticamente alla cieca, mancando più volte ogni bersaglio designato.
Fra Fausto, dal canto suo, impugna il rosario e prega in maniera fervente... il Gesuita concentra tutte le sue forze nel Signore.. e come spesso accade, pare che il Signore lo ascolti.. infatti potenti folate di vento spingono più volte i Morti lontano da Benigno, permettendo al templare di riprendere fiato e mettere al sicuro il cacciatore russo caduto a terra.
Ed alla fine, il templare riesce a fatica a fare a pezzi, col suo fido spadone, ognuno dei cadaveri ambulanti, ormai provato nel fisico, nel cuore e nell'animo...
Quindi si riparte.. e si giunge infine a Firenze.
Bastiano e Karpenko vengono portati d'urgenza allo Spedale di Ardizzone, per le cure del caso, mentre Benigno si fa sistemare le ferite alla meglio da Fra Fausto per poi ripartire subitamente sul primo treno per Roma...
Il templare infatti ha ragionato a lungo sul da farsi e ha deciso di sfruttare la situazione a favore del suo Ordine, andando quindi a consegnare la preziosa cassa non al Sommo Santarosa, probabilmente implicato in un illecito, ma bensì al suo Gran Maestro Renato da Chianciano: chiaramente questa azione porterà ad un aperto scontro o resa dei conti alle alte sfere dell'Imperium, ma tant'è...
Un paio di giorni dopo il gruppo si riunisce a Firenze: ci si ragguaglua sull'accaduto e ovviamente Bastiano teme molto eventuali ripercussioni sulla sua pelle da parte del Santarosa, di fatto, totalemnte tradito nelle aspettative.
In ogni caso, dopo un colloquio con Frate Ardizzone, i nostri decidono di riprendere da dove avevano interrotto, ripartire verso Foggia per la missione del Frate Santo e/o cannibale, che dir si voglia...
Primo scalo, Roma: qui rifornimenti di armi, proiettili e protezioni al benedetto P.I.C.M.O.e atteso colloquio privato fra Bastiano e il Sommo Santarosa.
Bastiano poi sarà stringato nel raccontare agli altri l'accaduto ma l'impressione è che il grande Inquisitore sia ora probabilmente sotto inchiesta per la vicenda della cassa (contenente una Bomba Pax, pare...) e che ci potrebbero essere riorganizzazioni interne all'inquisizione.. con varie conseguenze...
In ogni caso il gruppo (ed in particolare Benigno...) minimizza la questione e pensa bene di riprendere il viaggio.
Secondo scalo ferroviario, Napoli: anche qui la stazione è in ristrutturazione ecclesiastica, con statue di Santi qua e la e il clima è vivace.
I nostri vengono salutati ed omaggiati di piccoli dolcetti dalla gente, che vede in particolare nei templari delle figure vicine alla santità... in quanto liberatori di Napoli dai Morti nel recente passato.
Il gruppo viene avvicinato anche da un certo Mimì, locale gestore di una antica pizzeria e da questi invitato a cena; il solo a disertare è Benigno, fautore di una vita poco mondana e molto austera, meditativa.. quasi un'eremita.
Mimì sfoggia nel suo locale molte effigi del Papa... ma anche quadri di un noto attore locale, tale Antonio De Curtis, in arte Totò.. le cui immagini spesso gli causano piccole ammende da pagare.. in quanto Totò viene ritenuto interprete troppo licenzioso e audace dalla Chiesa...
In ogni caso i nostri passano una buona serata (Mimì offre anche una pizza e una buona bottiglia di vino per l'assente templare... vettovaglie prese in custodia dal Cacciatore Sergej .. e mai arrivate a destinazione...) e l'indomani ripartono in direzione Foggia, dove giungono verso metà mattinata.

Antonio De Curtis, in arte Totò


mercoledì 8 agosto 2012

Amara La Verna

La Verna: frati in preghiera

I nostri infine si decidono: interruzione dell’attuale missione, repentina partenza da Roma sul primo treno e ritorno a Firenze, poi rotta in direzione Monastero de La Verna, per ritirare la misteriosa cassa tanto agognata dal Sommo Santarosa.
Ma qui si miscelano molte e profonde divergenze nel gruppo..
Bastiano dubita sull’opportunità di disobbedire al Grande Inquisitore, Fratello Benigno vorrebbe che la cassa fosse consegnata al più fidato Frate Isaia Sprenger, Fra Fausto teme un funesto intervento del Re Nero mentre Sergej Ivanovic Karpenko pensa, in buona sostanza, solo al suo compenso (pattuito attraverso un losco e cavilloso contratto con l’Inquisitore Bastiano e il Notaio Mantelloni).
I tentativi di contattare Sprenger a Roma sono fallaci e allora si parte subito per Firenze: il viaggio in treno è tranquillo e si segnala solo, una volta giunti nel capoluogo toscano, lo zelo di Bastiano nel racimolare denaro rastrellando alcune parrocchie fiorentine per la sua giusta causa…e per lo stipendio del Cacciatore russo (a cui, secondo le ultime Sante disposizioni diocesane, dovrà provvedere d’ora in avanti Padre Bastiano…).
L’Inquisitore, non pago, sequestra in parrocchia anche un carretto a cavalli, con il quale il gruppo si dirige verso La Verna: sono più di 4 ore di impervio viaggiare e la guida di Fratello Benigno non sempre si dimostra ottimale.
Si giunge al monastero all’imbrunire, i nostri si presentano all’Abate e spiegando la situazione ottengono subito la cassa in questione, con i sigilli papali e inquisitori; decidono di barricarla in una piccola dispensa e ci si piazzano subito di guardia, consci che passare la nottata potrebbe non essere facilissimo…
Ed infatti, verso le ore piccole, Fra Fausto patisce l’ennesimo sogno premonitore: i Morti inviati dal Re Nero stanno arrivando e vogliono la cassa.
Il gruppo allerta subito tutti i monaci del pericolo imminente i quali, inizialmente, sono scettici.. ma le dure parole di comando e incoraggiamento del russo Sergej, alla fine, li spronano ad agire con prontezza.
Ci si barrica, si piazzano fucili dalle feritoie, si preparano bombe molotov.. e si attende nel buio.
Pochi minuti dopo i rantoli, le urla.. ed i primi corpi barcollanti si profilano all’orizzonte da ogni direzione.. i Morti sono giunti.
Scatta un furioso combattimento al quale prendono parte i nostri, i monaci e i due Conversi di Padre Bastiano, invero sempre molto preoccupato per la salute dei suoi prodi uomini, nonché del Dott. Mantelloni…
La prima ondata di Mortuus Simpices e Maiores viene ricacciata… anche grazie alle fiamme scaturite nel sagrato del monastero, precedentemente cosparso di paglia imbevuta d’olio.
Poi un gruppo di ben 4 Atrox irrompe all’interno dei corridoi del monastero: ora si fa sul serio.
Dopo una dura lotta, dei nostri il solo Karpenko rimane lievemente ferito e per fortuna gli abominevoli Morti vengono sterminati..
Ma il peggio deve arrivare.. Fra Fausto con la coda dell’occhio vede un essere mostruoso passare rapidamente davanti ad una finestra.. un tremito nella sua mente.. e subito urla a tutti che una Scannatrice è qui..!
Il gruppo, seppur lievemente intimorito, si organizza al meglio: Bastiano impugna il suo Requiem e Benigno accende finalmente il possente Expiator.
La Scannatrice arriva fulminea balzando sul templare dal soffitto..
Il gruppo inizialmente fatica a tenere testa alla bestia, rapida e letale.. anche perché Benigno, nella foga, colpisce involontariamente con l’Expiator il braccio destro del povero Bastiano, il quale ha salva la vita (ed il braccio…) per miracolo e solo grazia alla sua armatura, completamente distrutta dalla motosega templare.
In ogni caso dopo poco i nostri iniziano a raddrizzare la mira e infliggono pesanti danni alla Scannatrice, compresa amputazione del braccio destro.. e la bestia pensa bene di darsi alla fuga, gettandosi da una finestra e scomparendo nel caos della battaglie e della notte.. ritirata decisa non si sa se per sua volontà o se per intercessione dello stesso misterioso Re Nero…
E lentamente anche la moltitudine degli altri Morti minori scema indietro o viene debellata dai colpi dei monaci e del gruppo… la preziosa cassa è salva, almeno per ora…

La Verna: il monastero


p.s. x i PG: eccovi la mappa vera del santuario...
in effetti è un po' diversa da quella che vi ho disegnato a mano l'altra sera, in diretta, durante la sessione... ma vabbè... anche se, per inciso, noi abbiamo giocato al punto 1 (piazzale con la croce) e 3-4 (monastero)... e li più o meno eravamo abbastanza fedeli... dai...

mercoledì 1 agosto 2012

Ordini superiori

Frate Isaia Sprenger, detto "dei Corvi"

I nostri tornano a rapporto da frate Ardizzone, alla sera, per aggiornarlo dei fatti; l’indomani Firenze è invasa dai corvi, segno premonitore dell’imminente arrivo in città di frate Isaia Sprenger.. a questo punto Ardizzone sospende ogni indagine in attesa del famigerato inquisitore, grande esperto della Croce di Sangue.
All’alba del giorno seguente egli giunge in città con il suo seguito e dopo colloqui di rito e privati con l’Arcivescovo Paoli e Bastiano Ardizzone, finalmente si concede al gruppo e vuole essere portato sul luogo del delitto, per un lungo, dettagliato sopralluogo..
Poi, tornando da Ardizzone, i nostri informano Sprenger dei Corvi di tutti gli sviluppi delle indagini da loro portate avanti in questi giorni.
Ma l’inquisitore deve partire, probabile rotta verso Roma, al Consiglio Inquisitorio, per urgenze impellenti di vitale importanza.. e quindi i nostri rimangono in una situazione di stand by a Firenze.
Passano un paio di settimane, fra preghiere, colloqui con Ardizzone e allenamenti fisici..
Poi il vecchio frate comunica al gruppo di avere un incarico per loro; le indagini sulla Croce di Sangue per ora sono ferme ed in ogni caso le sta portando avanti Sprenger da Roma.. ma un nuovo problema incombe.. questa volta sulla Diocesi foggiana..
Ardizzone spiega nel dettaglio la questione.. un piccolo paese della provincia pugliese, San Filippo di Agira.. la venerazione di un eremita locale, un francescano, tale “Frate Santo”, probabilmente portata troppo oltre.. la gente lo considera capace di miracoli e divinazioni, lo considera in misura maggiore dei Vescovi e del Papa stesso.. ma accuse addirittura di cannibalismo coinvolgerebbero il religioso.. troppi misteri e incongruenze per non inviare un inquisitore ad amministrare giustizia, attraverso un Santo ed equo Tribunale Inquisitorio, per estirpare il male e riportare ogni divergenza sotto il controllo della Chiesa di Roma.
Il gruppo, quindi, nell’attesa, accetta questo incarico, conscio del fatto che Padre Bastiano avrà il delicato ruolo di presiedere il Tribunale Inquisitorio nel foggiano..
Si parte.. e si fa scalo, come prima tappa, alla Stazione Termini della Città Santa, Roma.
Qui, fra cantieri che rendono la stazione simile ad una gigantesca cattedrale, Bastiano viene repentinamente contattato da un giovane Sotium inviato dal Sommo Santarosa in persona, il quale comunica che il Grande Inquisitore desidera parlare urgentemente con padre Bastiano.
Egli dunque si distacca dal gruppo e va al cospetto del numero due del Sanctum Imperium: Santarosa comunica brevemente ma in maniera risoluta con Bastiano il quale, ossequiosamente, apprende la situazione e infine si congeda umilmente dal Sommo cardinale.
Bastiano riferisce al gruppo di aver ricevuto un nuovo incarico, o meglio, ordini superiori..
la missione di Foggia passa in secondo piano, Gregorio Santarosa esige che lui e i suoi si rechino al santuario de La Verna, in Toscana, per il recupero di una preziosa cassa, con sigillo papale e dell’inquisizione, contenente un prezioso oggetto che dovrà essere portato al Sommo Santarosa a Roma nel più breve tempo possibile, ne va delle sorti del Sanctum Imperium stesso.. o almeno così si dice..
La notizia getta il gruppo nello scompiglio.. pochi dettagli e confusi.. un inaspettato cambio di rotta.. una missione da interrompere ancor prima di cominciarla..
Inoltre Fra Fausto è molto preoccupato.. i suoi sogni.. il suo tormento.. il temibile Re Nero.. l’inquietante Scannatrice.. la cassa coi sigilli papali.. tutto torna.. il timore di un agguato.. o peggio..
Mentre Fratello Benigno è apertamente scettico e dubbioso e per sicurezza si reca, essendo a Roma, dal Gran Maestro Templare, Renato da Chianciano, per un lungo colloquio e per chiedere lumi in merito…
Giochi di potere.. Consigli.. decisioni.. votazioni.. cambi di rotta.. forse illeciti..
Dopo lunghi scambi di opinioni e di punti di vista, il gruppo decide dunque di partire e tornare in Toscana, direzione La Verna, per il recupero della misteriosa cassa sigillata, ma molti dubbi, di ogni genere, si addensano all’orizzonte di questa nuova, inaspettata, poco chiara e rischiosa impresa…

La Stazione Roma Termini in ristrutturazione