Visto che è un mesetto che non si gioca io penso.. e sono giunto a questa conclusione.. vota soviet.
Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...
domenica 28 ottobre 2012
mercoledì 19 settembre 2012
Forum
L’Inquisizione non aspetta.. e il processo inizia: a suo buon cuore, Padre Bastiano sceglie magnanimamente di essere piuttosto democratico ed è intenzionato ad ascoltare gli imputati prima di proclamare sentenze di alcun tipo, inoltre ha persino predisposto la sala con varie sedie per una platea composta da alcuni fortunati e selezionati abitanti di San Filippo.
Il Gesuita Fausto si incarica di fare il difensore degli imputati, Karpenko se ne sta a vigilare sulla sicurezza in sala e fuori e Fratello Benigno imperversa traducendo le continue e non sempre esatte o pertinenti citazioni latine dell’Inquisitore Bastiano, sempre supportato dal riluttante Dott. Mantelloni.
In sintesi tutti gli imputati vengono ascoltati e ad ognuno tocca una sorte differente, a seconda del giudizio insindacabile di Bastiano:
- Don Arduino ha infranto molteplici leggi del Decalogo Fidelis (celando un Morto in chiesa per più di un anno e mentendo al popolo..) e quindi viene condannato alla scomunica, a 39 nerbate pubbliche e ad un periodo di esilio rieducativo presso una idonea struttura a Foggia;
- I due Excubitores Ettore e Salvatore vengono anch’essi dichiarati colpevoli.. hanno visto e sapevano, ma hanno taciuto gli illeciti del loro parroco, complici; quindi la pena è lo strappo degli occhi… ma la clemenza di Bastiano fa si che i due malcapitati si possano redimere all’ultimo, per divenire suoi fidi Conversi, sorte, forse, ancora peggiore della pena pattuita, visti i precedenti.. ma tant’è;
- Le tre “Pie Donne” sono colpevoli pure loro e vengono interdette ai pubblici servizi presso ecclesiastici e destinate a diversi tipi di rieducazione.. la vecchia Concettina presso una Misericordia che ne sani la mente, evidentemente ottenebrata dall’avanzare della senilità, la bella Rosa De Santis dovrà abbandonare il marito Ettore, ora Converso di Bastiano e servire in una Misericordia del foggiano e la poco sveglia Leonarda dovrà semplicemente ricongiungersi al bifolco coniuge, ritenuta questa pena già più che sufficiente…
- Lo scultore Carrozzo è colpevole di comunismo sfrenato e destinato ad una durissima rieducazione morale e non solo.
Ma San Filippo ora necessita di una guida spirituale, avendo perso Don Arduino e quindi Benigno cavalca fino a Foggia per colloquiare col Vescovo Rizzi, relazionargli l’accaduto e richiedere formalmente una paio di parroci e qualche Excubitores per il paese.
Invece il gruppo rende pubblica la sentenza al popolo e per sedare qualche malumore crescente Bastiano fa dichiarare pubblicamente che si impegnerà a Roma per iniziare velocemente il processo di beatificazione di Frate Santo.. e scatena finalmente la gioia della folla, nonostante in verità non sia assolutamente intenzionato a far nulla di tutto ciò…
L’indomani ci si rende subito conto che, probabilmente nella notte, uno dei processati messi agli arresti è fuggito senza lasciare traccia: il comunista Carrozzo non c’è più e per tutta risposta Bastiano ordina repentinamente il rogo della sua abitazione..
Nel giro di qualche giorno, come previsto, arriva a San Filippo il convoglio di nuovi religiosi inviati dal Vescovo e a quel punto il gruppo, finalmente, si congeda dal paese, facendo ritorno a Foggia (dove si osanna un misterioso templare che pare abbia aiutato o addirittura guarito con il tocco un neonato di Manfredonia...) per poi tornare a Firenze, causa missiva urgente di Frate Ardizzone che chiama nuovamente l’adunata del gruppo, per proseguire nuovamente le indagini relative ai delitti della Croce di Sangue.
Il viaggio verso Firenze porta il gruppo a conoscenza di alcune novità che stanno avvenendo nell’Imperium, come ad esempio l’imminente votazione al Consilium inquisitorio che dovrà scegliere il nuovo Sommo Inquisitore e i membri del consiglio al vertice dell’Ordine…
E Bastiano trema al pensiero di un eventuale Santarosa trombato… ma in ogni caso si arriva da Ardizzone, nel capoluogo toscano.
Il vecchio frate rivela ai nostri che Padre Isaia Sprenger ha recentemente dovuto interrompere le sue ben avviate indagini, convocato a Roma per le votazioni del Consilium e quindi incarica, tramite lettera, il gruppo di proseguirle in sua vece; le sue ricerche porterebbero a San Gustavo un paesino sito fra Firenze ed Arezzo, dove probabilmente pare essere partita la nera carrozza che ha trasportato la Scannatrice a Firenze x l’omicidio del compianto Dott. Poggi.
Oltre alla lettera di Sprenger dei Corvi vi è anche un permesso firmato dal Sommo Santarosa in persona (momentaneamente ancora in carica) che autorizza Bastiano ad indire, se ritenuto necessario, un nuovo Tribunale Inquisitorio nel paese, nel qual caso dovessero essere rinvenute prove evidenti di blasfemia o eresia; ed è palese che quindi il Santarosa, alla fine delle operazioni, pretenderà dettagliato rapporto sull’esito delle indagini da parte del Padre Inquisitore Bastiano e lo attenderà con ansia sin d’ora come gradito ospite nella sua residenza romana…
Il Gesuita Fausto si incarica di fare il difensore degli imputati, Karpenko se ne sta a vigilare sulla sicurezza in sala e fuori e Fratello Benigno imperversa traducendo le continue e non sempre esatte o pertinenti citazioni latine dell’Inquisitore Bastiano, sempre supportato dal riluttante Dott. Mantelloni.
In sintesi tutti gli imputati vengono ascoltati e ad ognuno tocca una sorte differente, a seconda del giudizio insindacabile di Bastiano:
- Don Arduino ha infranto molteplici leggi del Decalogo Fidelis (celando un Morto in chiesa per più di un anno e mentendo al popolo..) e quindi viene condannato alla scomunica, a 39 nerbate pubbliche e ad un periodo di esilio rieducativo presso una idonea struttura a Foggia;
- I due Excubitores Ettore e Salvatore vengono anch’essi dichiarati colpevoli.. hanno visto e sapevano, ma hanno taciuto gli illeciti del loro parroco, complici; quindi la pena è lo strappo degli occhi… ma la clemenza di Bastiano fa si che i due malcapitati si possano redimere all’ultimo, per divenire suoi fidi Conversi, sorte, forse, ancora peggiore della pena pattuita, visti i precedenti.. ma tant’è;
- Le tre “Pie Donne” sono colpevoli pure loro e vengono interdette ai pubblici servizi presso ecclesiastici e destinate a diversi tipi di rieducazione.. la vecchia Concettina presso una Misericordia che ne sani la mente, evidentemente ottenebrata dall’avanzare della senilità, la bella Rosa De Santis dovrà abbandonare il marito Ettore, ora Converso di Bastiano e servire in una Misericordia del foggiano e la poco sveglia Leonarda dovrà semplicemente ricongiungersi al bifolco coniuge, ritenuta questa pena già più che sufficiente…
- Lo scultore Carrozzo è colpevole di comunismo sfrenato e destinato ad una durissima rieducazione morale e non solo.
Ma San Filippo ora necessita di una guida spirituale, avendo perso Don Arduino e quindi Benigno cavalca fino a Foggia per colloquiare col Vescovo Rizzi, relazionargli l’accaduto e richiedere formalmente una paio di parroci e qualche Excubitores per il paese.
Invece il gruppo rende pubblica la sentenza al popolo e per sedare qualche malumore crescente Bastiano fa dichiarare pubblicamente che si impegnerà a Roma per iniziare velocemente il processo di beatificazione di Frate Santo.. e scatena finalmente la gioia della folla, nonostante in verità non sia assolutamente intenzionato a far nulla di tutto ciò…
L’indomani ci si rende subito conto che, probabilmente nella notte, uno dei processati messi agli arresti è fuggito senza lasciare traccia: il comunista Carrozzo non c’è più e per tutta risposta Bastiano ordina repentinamente il rogo della sua abitazione..
Nel giro di qualche giorno, come previsto, arriva a San Filippo il convoglio di nuovi religiosi inviati dal Vescovo e a quel punto il gruppo, finalmente, si congeda dal paese, facendo ritorno a Foggia (dove si osanna un misterioso templare che pare abbia aiutato o addirittura guarito con il tocco un neonato di Manfredonia...) per poi tornare a Firenze, causa missiva urgente di Frate Ardizzone che chiama nuovamente l’adunata del gruppo, per proseguire nuovamente le indagini relative ai delitti della Croce di Sangue.
Il viaggio verso Firenze porta il gruppo a conoscenza di alcune novità che stanno avvenendo nell’Imperium, come ad esempio l’imminente votazione al Consilium inquisitorio che dovrà scegliere il nuovo Sommo Inquisitore e i membri del consiglio al vertice dell’Ordine…
E Bastiano trema al pensiero di un eventuale Santarosa trombato… ma in ogni caso si arriva da Ardizzone, nel capoluogo toscano.
Il vecchio frate rivela ai nostri che Padre Isaia Sprenger ha recentemente dovuto interrompere le sue ben avviate indagini, convocato a Roma per le votazioni del Consilium e quindi incarica, tramite lettera, il gruppo di proseguirle in sua vece; le sue ricerche porterebbero a San Gustavo un paesino sito fra Firenze ed Arezzo, dove probabilmente pare essere partita la nera carrozza che ha trasportato la Scannatrice a Firenze x l’omicidio del compianto Dott. Poggi.
Oltre alla lettera di Sprenger dei Corvi vi è anche un permesso firmato dal Sommo Santarosa in persona (momentaneamente ancora in carica) che autorizza Bastiano ad indire, se ritenuto necessario, un nuovo Tribunale Inquisitorio nel paese, nel qual caso dovessero essere rinvenute prove evidenti di blasfemia o eresia; ed è palese che quindi il Santarosa, alla fine delle operazioni, pretenderà dettagliato rapporto sull’esito delle indagini da parte del Padre Inquisitore Bastiano e lo attenderà con ansia sin d’ora come gradito ospite nella sua residenza romana…
giovedì 13 settembre 2012
Morto che parla
Il volto soddisfatto di Padre Bastiano
durante l allestimento del Tribunale Inquisitorio
durante l allestimento del Tribunale Inquisitorio
Il gruppo, continuando a domandarsi dove diavolo si sia cacciato Frate Santo, prosegue nelle indagini...
Fra Fausto interroga dubbioso una donna di San Filippo e il suo bambino, apparentemente miracolati dal Santo; Benigno se ne sta scettico in locanda e intercetta una famiglia che chiede l'ennesima "grazia" al Santo locale, credendo scioccamente il figlio preda del maligno; Karpenko invece va a chiaccherare con il suo politicamente affine scultore Carrozzo.
Proprio dal Carrozzo si viene a sapere che la Chiesa di San Nicola ha una cripta sotterranea...
Mentre Benigno si impegna a portare la famiglia con figlio non indemoniato ma solo denutrito e malato in quel della misericordia di Foggia, gli altri procedono con l'esplorazione del piano sottostrada della canonica.. nonostante i dubbi e le malcelate reticenze di Don Arduino... la cripta è buia, sporca.. ma stranamente la zona del sepolcro centrale è pulita.. e poi un forte odore di carne putrefatta.. inoltre Fausto si concentra e fra un salmo e l'altro, percepisce un lieve odore di profumo da donna... molto strano...
Drizzando le antenne, i nostri escono dal sepolcro e ne trattengono le chiavi... tanto Don Luppolis nulla può difronte al volere di un Inquisitore all'opera...
Fausto e Bastiano si recano poi a casa della De Santis, moglie di uno degli excubitores... qui Fausto percepisce nuovamente lo stesso profumo dolciastro misto a carne in putrefazione.. Bastiano esce e scova lenzuola sporche e caratterizzate dallo stesso cattivo odore (lenzuola dipanate però da Benigno, a tutela dell'incolumità del Padre Inquisitore...).
Rosa De Santis ormai viene messa alle strette (viene trovato un letto disfatto in casa sua, dove probabilmente era stato tenuto il corpo di un cadavere...) e convocando con l'inganno anche Don Arduino Luppolis la verità viene a galla senza nemmeno passare alle maniere forti: il prete, le pie donne, gli excubitores sono tutti complici nell'aver tenuto in serbo il cadavere del defunto Frate Santo, facendo credere alla gente del posto che il francescano era malato ma vivo, da più di un anno a questa parte, reato molto grave...
Luppolis si giustifica adducendo motivazioni di ordine pubblico, di fede, il frate era una sorta di leggenda infatti..
Ma ormai il tribunale inquisitorio deve essere indetto al più presto... per giudicare e decidere le sorti delle persone coinvolte.
Viene indetta un'assemplea cittadina dove il gruppo spiega la veritù agli increduli paesani, mostrando loro anche il cadavere del frate, risvagliatosi come Mortuus Larvaliis, quindi abbastanza innocuo.. a patto di non avvicinare troppo le orecchie alla sua famelica bocca... come fece la stupida Leonarda Palumbo...
Concettina Patruno invece, credeva veramente, accostando l'orecchio alla bocca del Santo, di sentirne le sagge parole di conforto.. o almeno cosi dice... e Don Luppolis divulgava quelle parole durante le sue messe... così la gente rafforzava il suo credo in Frate Santo.. nonostante egli fosse morto da mesi...
Durante l'assemblea indetta fa il suo ritorno in paese anche il vecchio Malvino, frate cappuccino pellegrino, il quale venendo a conoscenza dell'accaduto, chiede subito un colloquio privato col gruppo.
Si dimostra subito umile e ossequioso nei confronti dell'autorita ecclesiastica rappresentata da Bastiano Inquisitore... e fa un lungo sermone... proponendo in sitesi di valutare con attenzione il da farsi.. forse un falso santo potrebbe comunque giovare alla causa della Chiesa di Roma più della mera verità e del rigore della legge...
In ogni caso la decisione spetta ai nostri, non prima di aver ascoltato le dichiarazioni di tutti gli imputati, invitati cortesemente a testimoniare al cospetto del sommo Tribunale Inquisitorio, ormai imminente...
Fra Fausto interroga dubbioso una donna di San Filippo e il suo bambino, apparentemente miracolati dal Santo; Benigno se ne sta scettico in locanda e intercetta una famiglia che chiede l'ennesima "grazia" al Santo locale, credendo scioccamente il figlio preda del maligno; Karpenko invece va a chiaccherare con il suo politicamente affine scultore Carrozzo.
Proprio dal Carrozzo si viene a sapere che la Chiesa di San Nicola ha una cripta sotterranea...
Mentre Benigno si impegna a portare la famiglia con figlio non indemoniato ma solo denutrito e malato in quel della misericordia di Foggia, gli altri procedono con l'esplorazione del piano sottostrada della canonica.. nonostante i dubbi e le malcelate reticenze di Don Arduino... la cripta è buia, sporca.. ma stranamente la zona del sepolcro centrale è pulita.. e poi un forte odore di carne putrefatta.. inoltre Fausto si concentra e fra un salmo e l'altro, percepisce un lieve odore di profumo da donna... molto strano...
Drizzando le antenne, i nostri escono dal sepolcro e ne trattengono le chiavi... tanto Don Luppolis nulla può difronte al volere di un Inquisitore all'opera...
Fausto e Bastiano si recano poi a casa della De Santis, moglie di uno degli excubitores... qui Fausto percepisce nuovamente lo stesso profumo dolciastro misto a carne in putrefazione.. Bastiano esce e scova lenzuola sporche e caratterizzate dallo stesso cattivo odore (lenzuola dipanate però da Benigno, a tutela dell'incolumità del Padre Inquisitore...).
Rosa De Santis ormai viene messa alle strette (viene trovato un letto disfatto in casa sua, dove probabilmente era stato tenuto il corpo di un cadavere...) e convocando con l'inganno anche Don Arduino Luppolis la verità viene a galla senza nemmeno passare alle maniere forti: il prete, le pie donne, gli excubitores sono tutti complici nell'aver tenuto in serbo il cadavere del defunto Frate Santo, facendo credere alla gente del posto che il francescano era malato ma vivo, da più di un anno a questa parte, reato molto grave...
Luppolis si giustifica adducendo motivazioni di ordine pubblico, di fede, il frate era una sorta di leggenda infatti..
Ma ormai il tribunale inquisitorio deve essere indetto al più presto... per giudicare e decidere le sorti delle persone coinvolte.
Viene indetta un'assemplea cittadina dove il gruppo spiega la veritù agli increduli paesani, mostrando loro anche il cadavere del frate, risvagliatosi come Mortuus Larvaliis, quindi abbastanza innocuo.. a patto di non avvicinare troppo le orecchie alla sua famelica bocca... come fece la stupida Leonarda Palumbo...
Concettina Patruno invece, credeva veramente, accostando l'orecchio alla bocca del Santo, di sentirne le sagge parole di conforto.. o almeno cosi dice... e Don Luppolis divulgava quelle parole durante le sue messe... così la gente rafforzava il suo credo in Frate Santo.. nonostante egli fosse morto da mesi...
Durante l'assemblea indetta fa il suo ritorno in paese anche il vecchio Malvino, frate cappuccino pellegrino, il quale venendo a conoscenza dell'accaduto, chiede subito un colloquio privato col gruppo.
Si dimostra subito umile e ossequioso nei confronti dell'autorita ecclesiastica rappresentata da Bastiano Inquisitore... e fa un lungo sermone... proponendo in sitesi di valutare con attenzione il da farsi.. forse un falso santo potrebbe comunque giovare alla causa della Chiesa di Roma più della mera verità e del rigore della legge...
In ogni caso la decisione spetta ai nostri, non prima di aver ascoltato le dichiarazioni di tutti gli imputati, invitati cortesemente a testimoniare al cospetto del sommo Tribunale Inquisitorio, ormai imminente...
mercoledì 5 settembre 2012
Dov’è Frate Santo..?
Don Arduino Luppolis
Una volta dentro San Filippo di Agira, superati i fin troppo zelanti controlli documentali degli Excubitores Salvatore ed Ettore, il gruppo, seppur ormai a notte fonda, si divide: Benigno, in borghese, va all’unica locanda in cerca di qualche prima impressione dei popolani, mentre gli altri vanno alla canonica presso la Chiesa di San Nicola di Mira.
Qui vengono accolti da uno stupito ed assonnato Don Arduino Luppolis, il Padre semplice, rettore di San Filippo… ma di comune accordo si rimanda ogni discussione al mattino successivo.
L’indomani Arduino è ben lieto di accogliere Padre Bastiano e tutto il suo entourage… anche se non appare subito chiaro il motivo dell’arrivo dell’Inquisitore in paese… ma Bastiano, dopo qualche preambolo, in ogni caso chiede di poter andare a colloquio con Frate Santo, miracoloso vanto locale di beatitudine, con il quale, dice di avere necessità di chiarire alcuni aspetti anche e soprattutto per il bene suo e per volontà di Santa Romana Chiesa.
Don Arduino cerca di temporeggiare dichiarando il frate gravemente ammalato ma poi si arrende di fronte all’insistenza del domenicano e lo accompagna alla stanza del francescano infermo: qui però c’è un colpo di scena.. il frate infatti è sparito!
Con grande stupore e allarme si diffonde in paese la notizia.. anche per merito del templare Benigno, da subito sospettoso.
Ma… Dov’è Frate Santo..?
Meditando sempre di indire un feroce tribunale inquisitorio, Bastiano, coadiuvato dagli altri, inizia ad investigare a San Filippo, per capire dove diavolo si sia cacciato l’infermo e santo francescano.
L’ipotesi ricorrente da parte dei più è che il Santo, in preda a febbre alta e deliri, si sia fatto forza e sia scappato per andare a trovare l’anziana madre in uno sperduto e imprecisato villaggio campano… ipotesi per lo meno bislacca…
Benigno riesce inoltre a scoprire un mal celato odio nei confronti della Chiesa da parte di molti abitanti del paese: i popolani credono fermamente in Dio, Gesù e nei miracoli di Frate Santo.. ma non hanno fede invece nella Chiesa di Roma e nei suoi rappresentanti, visti per lo più solo come avidi esattori delle tasse e buoni a nulla.
Si procede poi ad interrogare anche le tre “Pie Donne” più vicine e legate al frate.. l'anziana Concettina, la giovane e stupida Leonarda e la bella Rosa.. senza però scoprire niente di particolare, se non la loro grande devozione al religioso sparito.
Ma… Dov’è Frate Santo..?
Ed anche Padre Malvino, l’anziano cappuccino locale, pare non essere attualmente in paese, sempre in giro per i suoi rischiosi pellegrinaggi a destra e a manca, si dice.. e quindi con lui il gruppo non riesce, almeno per il momento, a colloquiare.
Viene interrogato anche lo scultore locale Lazzaro Carrozzo, autore di una bella statua di Frate Santo in canonica, notata da Bastiano: l’artista vive in isolamento dagli altri e si dimostra uno scontroso filo comunista che non crede in nulla se non nei suoi rossi ideali.
Per questo familiarizza subito col Cacciatore russo Karpenko, ovviamente della stessa ideologia politica…
Ma… Dov’è Frate Santo..?
I nostri decidono anche di partire per ispezionare il poco distante cimitero intravisto durante il viaggio; qui trovano abbandono e desolazione.. molte lapidi e croci.. ma anche alcune fosse scavate, sembra, più di recente… ed in una di queste il piccolo cadavere, Risvegliatosi, di un famelico bimbo di pochi anni.
La scena è straziante ma almeno costituisce una misera minaccia… e Benigno invece di fare facilmente a pezzi il corpicino, lo avvoltola in un panno e lo immobilizza.
Il gruppo quindi, sospettando per l’ennesima volta strani rituali e vari altri illeciti, torna a San Filippo a mostrare il piccolo cadavere a Don Arduino, il quale ne è inorridito.. e suppone che possa essere arrivato al cimitero da qualche villaggio vicino, dicendo infatti di non riconoscere i lineamenti del fanciullo.
Ma, con tutto ciò… Dov’è Frate Santo..?
Qui vengono accolti da uno stupito ed assonnato Don Arduino Luppolis, il Padre semplice, rettore di San Filippo… ma di comune accordo si rimanda ogni discussione al mattino successivo.
L’indomani Arduino è ben lieto di accogliere Padre Bastiano e tutto il suo entourage… anche se non appare subito chiaro il motivo dell’arrivo dell’Inquisitore in paese… ma Bastiano, dopo qualche preambolo, in ogni caso chiede di poter andare a colloquio con Frate Santo, miracoloso vanto locale di beatitudine, con il quale, dice di avere necessità di chiarire alcuni aspetti anche e soprattutto per il bene suo e per volontà di Santa Romana Chiesa.
Don Arduino cerca di temporeggiare dichiarando il frate gravemente ammalato ma poi si arrende di fronte all’insistenza del domenicano e lo accompagna alla stanza del francescano infermo: qui però c’è un colpo di scena.. il frate infatti è sparito!
Con grande stupore e allarme si diffonde in paese la notizia.. anche per merito del templare Benigno, da subito sospettoso.
Ma… Dov’è Frate Santo..?
Meditando sempre di indire un feroce tribunale inquisitorio, Bastiano, coadiuvato dagli altri, inizia ad investigare a San Filippo, per capire dove diavolo si sia cacciato l’infermo e santo francescano.
L’ipotesi ricorrente da parte dei più è che il Santo, in preda a febbre alta e deliri, si sia fatto forza e sia scappato per andare a trovare l’anziana madre in uno sperduto e imprecisato villaggio campano… ipotesi per lo meno bislacca…
Benigno riesce inoltre a scoprire un mal celato odio nei confronti della Chiesa da parte di molti abitanti del paese: i popolani credono fermamente in Dio, Gesù e nei miracoli di Frate Santo.. ma non hanno fede invece nella Chiesa di Roma e nei suoi rappresentanti, visti per lo più solo come avidi esattori delle tasse e buoni a nulla.
Si procede poi ad interrogare anche le tre “Pie Donne” più vicine e legate al frate.. l'anziana Concettina, la giovane e stupida Leonarda e la bella Rosa.. senza però scoprire niente di particolare, se non la loro grande devozione al religioso sparito.
Ma… Dov’è Frate Santo..?
Ed anche Padre Malvino, l’anziano cappuccino locale, pare non essere attualmente in paese, sempre in giro per i suoi rischiosi pellegrinaggi a destra e a manca, si dice.. e quindi con lui il gruppo non riesce, almeno per il momento, a colloquiare.
Viene interrogato anche lo scultore locale Lazzaro Carrozzo, autore di una bella statua di Frate Santo in canonica, notata da Bastiano: l’artista vive in isolamento dagli altri e si dimostra uno scontroso filo comunista che non crede in nulla se non nei suoi rossi ideali.
Per questo familiarizza subito col Cacciatore russo Karpenko, ovviamente della stessa ideologia politica…
Ma… Dov’è Frate Santo..?
I nostri decidono anche di partire per ispezionare il poco distante cimitero intravisto durante il viaggio; qui trovano abbandono e desolazione.. molte lapidi e croci.. ma anche alcune fosse scavate, sembra, più di recente… ed in una di queste il piccolo cadavere, Risvegliatosi, di un famelico bimbo di pochi anni.
La scena è straziante ma almeno costituisce una misera minaccia… e Benigno invece di fare facilmente a pezzi il corpicino, lo avvoltola in un panno e lo immobilizza.
Il gruppo quindi, sospettando per l’ennesima volta strani rituali e vari altri illeciti, torna a San Filippo a mostrare il piccolo cadavere a Don Arduino, il quale ne è inorridito.. e suppone che possa essere arrivato al cimitero da qualche villaggio vicino, dicendo infatti di non riconoscere i lineamenti del fanciullo.
Ma, con tutto ciò… Dov’è Frate Santo..?
mercoledì 22 agosto 2012
Frati, Santi e Cappuccini
Frate Santo in una vecchia foto
I nostri giungono infine a Foggia: in stazione Padre Bastiano si prodiga subito per reperire l’ennesimo prelievo (per pagare i servi di Nostro Signore) ai danni della più vicina parrocchia ma, nel mentre, una piccola folla di gente si accalca intorno all’Inquisitore ricoprendolo di lodi e invocazioni per benedizioni e grazie varie…
Bastiano è lusingato, sebbene dubbioso su questo eccessivo entusiasmo mostrato dai foggiani nel vedere uno del suo ordine, solitamente invece temuto…
Il gruppo si reca subito a colloquio con Mons. Rizzi, Vescovo locale: questi è noto per essere più un buon economo e amministratore che esperto di teologia e fede… in ogni caso viene dipanata la questione… il problema è il culto che si è sviluppato intorno ad un francescano, tale Frate Santo, nel piccolo paese di San Filippo di Agira.
Ciò non sarebbe di per se sbagliato, venerare un religioso.. ma il problema è che pare che questo frate venga considerato veramente un Santo capace di miracoli.. più importante dei vescovi, dei cardinali… e del Santo Padre stesso, probabilmente!
Ed è per questo che Mons. Rizzi nelle ultime sue prediche ha molto calcato la mano sulla Santa Inquisizione, instillando nella gente, per lo più semplice e superstiziosa, una sorta di reverenza e acclamazione: meglio seguire infatti le idee di una forza ortodossa della Chiesa che venerare una specie di pericoloso santone locale…
Inoltre, ad aggravare la situazione, c’è la testimonianza di un fuggiasco di San Filippo, tale Gaetano Palumbo, il quale, giunto a Foggia in preda al panico, ha mosso incredibili accuse di cannibalismo verso Frate Santo, il quale, secondo il Palumbo, pare abbia morsicato l’orecchio di sua moglie infliggendole una brutta ferita al lobo… ma il che pare essere tutto da verificare e chiarire…
I nostri quindi decidono di interrogare proprio il Palumbo, detenuto forzatamente, per la sua sicurezza, nella vicina Domus Populi.
Fratello Benigno si incarica del dialogo con il foggiano, un pover’uomo ignorante ma apparentemente in buona fede.
Si viene a sapere che Frate Santo sembra malato e non si fa vedere in pubblico da un anno; lo accudiscono tre sue pie donne… fra le quali la moglie di Palumbo, Leonarda… inoltre a San Filippo ci sono 2 Excubitores, un Padre semplice ed anche una specie di eremita, tale Padre Malvino, un anziano frate cappuccino, che è solito stare in disparte, ma rispettato da tutti.
In seguito Mons. Rizzi fornisce al gruppo un furgone militare reduce delle forze U.S.A. e il gruppo parte per San Filippo, con l’accorgimento che Benigno decide di andare in incognito, vestito da borghese, fingendosi un giornalista laico al soldo di Padre Bastiano…
Il viaggio è lungo, sulle impervie strade della periferia foggiana… e le ore passano.. fino a che, quando è al volante il Cacciatore Sergej Ivanovic Karpenko, il furgone sbanda e subisce un guasto al motore…
Si provvede con un po’ di pazienza e di fortuna, alla riparazione.. ma dopo un’oretta, un Morto sbuca fuori dalla boscaglia e si incammina, lemme lemme, verso i nostri… viene facilmente smembrato.. ma la cosa insolita è che il cadavere era nudo ed avvolto in una specie di lenzuolo bianco, sorta di sudario…
Si riparte, in netto ritardo rispetto ai tempi previsti.. a circa 3 km da San Filippo poi i nostri scorgono l’insegna della deviazione per un vicino piccolo cimitero… ma vista l’ora ormai tarda e il buio incombente, pensano bene di non avventurarvisi.
Si giunge quindi in vista del paesino, meta del viaggio: ma l’ultima fatica sono una serie di stretti tornanti artificiali, fra mattoni e pietre, poste dai paesani per rallentare chi si avvicina all’abitato… e qui il buon Karpenko dimostra nuovamente di non amare particolarmente la guida di mezzi americani.. sbanda furiosamente e finisce contro un muretto, creando un grave guasto al furgone…
E quindi, percorrendo mestamente gli ultimi metri a piedi, i nostri arrivano finalmente alle porte della palizzata che difende San Filippo, dove gli unici due sparuti Excubitores del posto li accolgono all’ingresso…
Bastiano è lusingato, sebbene dubbioso su questo eccessivo entusiasmo mostrato dai foggiani nel vedere uno del suo ordine, solitamente invece temuto…
Il gruppo si reca subito a colloquio con Mons. Rizzi, Vescovo locale: questi è noto per essere più un buon economo e amministratore che esperto di teologia e fede… in ogni caso viene dipanata la questione… il problema è il culto che si è sviluppato intorno ad un francescano, tale Frate Santo, nel piccolo paese di San Filippo di Agira.
Ciò non sarebbe di per se sbagliato, venerare un religioso.. ma il problema è che pare che questo frate venga considerato veramente un Santo capace di miracoli.. più importante dei vescovi, dei cardinali… e del Santo Padre stesso, probabilmente!
Ed è per questo che Mons. Rizzi nelle ultime sue prediche ha molto calcato la mano sulla Santa Inquisizione, instillando nella gente, per lo più semplice e superstiziosa, una sorta di reverenza e acclamazione: meglio seguire infatti le idee di una forza ortodossa della Chiesa che venerare una specie di pericoloso santone locale…
Inoltre, ad aggravare la situazione, c’è la testimonianza di un fuggiasco di San Filippo, tale Gaetano Palumbo, il quale, giunto a Foggia in preda al panico, ha mosso incredibili accuse di cannibalismo verso Frate Santo, il quale, secondo il Palumbo, pare abbia morsicato l’orecchio di sua moglie infliggendole una brutta ferita al lobo… ma il che pare essere tutto da verificare e chiarire…
I nostri quindi decidono di interrogare proprio il Palumbo, detenuto forzatamente, per la sua sicurezza, nella vicina Domus Populi.
Fratello Benigno si incarica del dialogo con il foggiano, un pover’uomo ignorante ma apparentemente in buona fede.
Si viene a sapere che Frate Santo sembra malato e non si fa vedere in pubblico da un anno; lo accudiscono tre sue pie donne… fra le quali la moglie di Palumbo, Leonarda… inoltre a San Filippo ci sono 2 Excubitores, un Padre semplice ed anche una specie di eremita, tale Padre Malvino, un anziano frate cappuccino, che è solito stare in disparte, ma rispettato da tutti.
In seguito Mons. Rizzi fornisce al gruppo un furgone militare reduce delle forze U.S.A. e il gruppo parte per San Filippo, con l’accorgimento che Benigno decide di andare in incognito, vestito da borghese, fingendosi un giornalista laico al soldo di Padre Bastiano…
Il viaggio è lungo, sulle impervie strade della periferia foggiana… e le ore passano.. fino a che, quando è al volante il Cacciatore Sergej Ivanovic Karpenko, il furgone sbanda e subisce un guasto al motore…
Si provvede con un po’ di pazienza e di fortuna, alla riparazione.. ma dopo un’oretta, un Morto sbuca fuori dalla boscaglia e si incammina, lemme lemme, verso i nostri… viene facilmente smembrato.. ma la cosa insolita è che il cadavere era nudo ed avvolto in una specie di lenzuolo bianco, sorta di sudario…
Si riparte, in netto ritardo rispetto ai tempi previsti.. a circa 3 km da San Filippo poi i nostri scorgono l’insegna della deviazione per un vicino piccolo cimitero… ma vista l’ora ormai tarda e il buio incombente, pensano bene di non avventurarvisi.
Si giunge quindi in vista del paesino, meta del viaggio: ma l’ultima fatica sono una serie di stretti tornanti artificiali, fra mattoni e pietre, poste dai paesani per rallentare chi si avvicina all’abitato… e qui il buon Karpenko dimostra nuovamente di non amare particolarmente la guida di mezzi americani.. sbanda furiosamente e finisce contro un muretto, creando un grave guasto al furgone…
E quindi, percorrendo mestamente gli ultimi metri a piedi, i nostri arrivano finalmente alle porte della palizzata che difende San Filippo, dove gli unici due sparuti Excubitores del posto li accolgono all’ingresso…
Padre Malvino, l'anziano frate cappuccino
giovedì 16 agosto 2012
Il gioco dei pacchi
Ormai si è giunti all'albeggiare e i nostri pensano bene di caricare la pesante cassa sul carro e partire molto celermente dal Santuario della Verna, in direzione Firenze, al duplice scopo di raggiungere la stazione ferroviaria più vicina e far curare il martoriato Padre Bastiano, pluri massacrato in battaglia... soprattutto dall'Expiator dell'amico Benigno...
Ma dopo un paio d'ore di percorso, Fra Fausto ha un tremito nelle sue percezioni.. sente Morti in avvicinamento... e pochi minuti dopo appaiono una mezza dozzina di cadaveri che corrono forsennatamente dietro al carretto del gruppo.
I nostri si organizzano, forse anche prendendo un po' sottogamba questo combattimento: un converso rimane alla guida del carro, Fratello Benigno e l'altro converso di Bastiano affrontano i Morti corpo a corpo, Fausto prega, Bastiano è incosciente (ma costantemente assistito dal Notaio, Dott. Mantelloni...)e Karpenko spara comodamente da sopra il carro.
Fatto sta che subito ci si accorge che questa sporca mezza dozzina di Morti è orribilmente forte e veloce... bestie abominevoli... e nel giro di pochi attacchi subito i due conversi, quasi privi di armature protettive, giacciono mortalmente feriti a terra.
Sale la tensione, l'ansia, la paura.. e anche Benigno inizia a temere il peggio.. la sua cotta di maglia è ridotta a brandelli.. il suo torace dilaniato da un brutale morso... il dolore, la fatica.. ed anche la sfortuna.. Sergej infatti, vedendo il templare allo stremo delle forze, si getta dal carro, ascia in pugno, ma cade malamente ai piedi dei Morti... subendo molteplici ferite e perdendo quindi i sensi.
A questo punto anche il Notaio Mantelloni, uomo di cultura e non dedito alla violenza, impugna una pistola e spara... praticamente alla cieca, mancando più volte ogni bersaglio designato.
Fra Fausto, dal canto suo, impugna il rosario e prega in maniera fervente... il Gesuita concentra tutte le sue forze nel Signore.. e come spesso accade, pare che il Signore lo ascolti.. infatti potenti folate di vento spingono più volte i Morti lontano da Benigno, permettendo al templare di riprendere fiato e mettere al sicuro il cacciatore russo caduto a terra.
Ed alla fine, il templare riesce a fatica a fare a pezzi, col suo fido spadone, ognuno dei cadaveri ambulanti, ormai provato nel fisico, nel cuore e nell'animo...
Quindi si riparte.. e si giunge infine a Firenze.
Bastiano e Karpenko vengono portati d'urgenza allo Spedale di Ardizzone, per le cure del caso, mentre Benigno si fa sistemare le ferite alla meglio da Fra Fausto per poi ripartire subitamente sul primo treno per Roma...
Il templare infatti ha ragionato a lungo sul da farsi e ha deciso di sfruttare la situazione a favore del suo Ordine, andando quindi a consegnare la preziosa cassa non al Sommo Santarosa, probabilmente implicato in un illecito, ma bensì al suo Gran Maestro Renato da Chianciano: chiaramente questa azione porterà ad un aperto scontro o resa dei conti alle alte sfere dell'Imperium, ma tant'è...
Un paio di giorni dopo il gruppo si riunisce a Firenze: ci si ragguaglua sull'accaduto e ovviamente Bastiano teme molto eventuali ripercussioni sulla sua pelle da parte del Santarosa, di fatto, totalemnte tradito nelle aspettative.
In ogni caso, dopo un colloquio con Frate Ardizzone, i nostri decidono di riprendere da dove avevano interrotto, ripartire verso Foggia per la missione del Frate Santo e/o cannibale, che dir si voglia...
Primo scalo, Roma: qui rifornimenti di armi, proiettili e protezioni al benedetto P.I.C.M.O.e atteso colloquio privato fra Bastiano e il Sommo Santarosa.
Bastiano poi sarà stringato nel raccontare agli altri l'accaduto ma l'impressione è che il grande Inquisitore sia ora probabilmente sotto inchiesta per la vicenda della cassa (contenente una Bomba Pax, pare...) e che ci potrebbero essere riorganizzazioni interne all'inquisizione.. con varie conseguenze...
In ogni caso il gruppo (ed in particolare Benigno...) minimizza la questione e pensa bene di riprendere il viaggio.
Secondo scalo ferroviario, Napoli: anche qui la stazione è in ristrutturazione ecclesiastica, con statue di Santi qua e la e il clima è vivace.
I nostri vengono salutati ed omaggiati di piccoli dolcetti dalla gente, che vede in particolare nei templari delle figure vicine alla santità... in quanto liberatori di Napoli dai Morti nel recente passato.
Il gruppo viene avvicinato anche da un certo Mimì, locale gestore di una antica pizzeria e da questi invitato a cena; il solo a disertare è Benigno, fautore di una vita poco mondana e molto austera, meditativa.. quasi un'eremita.
Mimì sfoggia nel suo locale molte effigi del Papa... ma anche quadri di un noto attore locale, tale Antonio De Curtis, in arte Totò.. le cui immagini spesso gli causano piccole ammende da pagare.. in quanto Totò viene ritenuto interprete troppo licenzioso e audace dalla Chiesa...
In ogni caso i nostri passano una buona serata (Mimì offre anche una pizza e una buona bottiglia di vino per l'assente templare... vettovaglie prese in custodia dal Cacciatore Sergej .. e mai arrivate a destinazione...) e l'indomani ripartono in direzione Foggia, dove giungono verso metà mattinata.
Ma dopo un paio d'ore di percorso, Fra Fausto ha un tremito nelle sue percezioni.. sente Morti in avvicinamento... e pochi minuti dopo appaiono una mezza dozzina di cadaveri che corrono forsennatamente dietro al carretto del gruppo.
I nostri si organizzano, forse anche prendendo un po' sottogamba questo combattimento: un converso rimane alla guida del carro, Fratello Benigno e l'altro converso di Bastiano affrontano i Morti corpo a corpo, Fausto prega, Bastiano è incosciente (ma costantemente assistito dal Notaio, Dott. Mantelloni...)e Karpenko spara comodamente da sopra il carro.
Fatto sta che subito ci si accorge che questa sporca mezza dozzina di Morti è orribilmente forte e veloce... bestie abominevoli... e nel giro di pochi attacchi subito i due conversi, quasi privi di armature protettive, giacciono mortalmente feriti a terra.
Sale la tensione, l'ansia, la paura.. e anche Benigno inizia a temere il peggio.. la sua cotta di maglia è ridotta a brandelli.. il suo torace dilaniato da un brutale morso... il dolore, la fatica.. ed anche la sfortuna.. Sergej infatti, vedendo il templare allo stremo delle forze, si getta dal carro, ascia in pugno, ma cade malamente ai piedi dei Morti... subendo molteplici ferite e perdendo quindi i sensi.
A questo punto anche il Notaio Mantelloni, uomo di cultura e non dedito alla violenza, impugna una pistola e spara... praticamente alla cieca, mancando più volte ogni bersaglio designato.
Fra Fausto, dal canto suo, impugna il rosario e prega in maniera fervente... il Gesuita concentra tutte le sue forze nel Signore.. e come spesso accade, pare che il Signore lo ascolti.. infatti potenti folate di vento spingono più volte i Morti lontano da Benigno, permettendo al templare di riprendere fiato e mettere al sicuro il cacciatore russo caduto a terra.
Ed alla fine, il templare riesce a fatica a fare a pezzi, col suo fido spadone, ognuno dei cadaveri ambulanti, ormai provato nel fisico, nel cuore e nell'animo...
Quindi si riparte.. e si giunge infine a Firenze.
Bastiano e Karpenko vengono portati d'urgenza allo Spedale di Ardizzone, per le cure del caso, mentre Benigno si fa sistemare le ferite alla meglio da Fra Fausto per poi ripartire subitamente sul primo treno per Roma...
Il templare infatti ha ragionato a lungo sul da farsi e ha deciso di sfruttare la situazione a favore del suo Ordine, andando quindi a consegnare la preziosa cassa non al Sommo Santarosa, probabilmente implicato in un illecito, ma bensì al suo Gran Maestro Renato da Chianciano: chiaramente questa azione porterà ad un aperto scontro o resa dei conti alle alte sfere dell'Imperium, ma tant'è...
Un paio di giorni dopo il gruppo si riunisce a Firenze: ci si ragguaglua sull'accaduto e ovviamente Bastiano teme molto eventuali ripercussioni sulla sua pelle da parte del Santarosa, di fatto, totalemnte tradito nelle aspettative.
In ogni caso, dopo un colloquio con Frate Ardizzone, i nostri decidono di riprendere da dove avevano interrotto, ripartire verso Foggia per la missione del Frate Santo e/o cannibale, che dir si voglia...
Primo scalo, Roma: qui rifornimenti di armi, proiettili e protezioni al benedetto P.I.C.M.O.e atteso colloquio privato fra Bastiano e il Sommo Santarosa.
Bastiano poi sarà stringato nel raccontare agli altri l'accaduto ma l'impressione è che il grande Inquisitore sia ora probabilmente sotto inchiesta per la vicenda della cassa (contenente una Bomba Pax, pare...) e che ci potrebbero essere riorganizzazioni interne all'inquisizione.. con varie conseguenze...
In ogni caso il gruppo (ed in particolare Benigno...) minimizza la questione e pensa bene di riprendere il viaggio.
Secondo scalo ferroviario, Napoli: anche qui la stazione è in ristrutturazione ecclesiastica, con statue di Santi qua e la e il clima è vivace.
I nostri vengono salutati ed omaggiati di piccoli dolcetti dalla gente, che vede in particolare nei templari delle figure vicine alla santità... in quanto liberatori di Napoli dai Morti nel recente passato.
Il gruppo viene avvicinato anche da un certo Mimì, locale gestore di una antica pizzeria e da questi invitato a cena; il solo a disertare è Benigno, fautore di una vita poco mondana e molto austera, meditativa.. quasi un'eremita.
Mimì sfoggia nel suo locale molte effigi del Papa... ma anche quadri di un noto attore locale, tale Antonio De Curtis, in arte Totò.. le cui immagini spesso gli causano piccole ammende da pagare.. in quanto Totò viene ritenuto interprete troppo licenzioso e audace dalla Chiesa...
In ogni caso i nostri passano una buona serata (Mimì offre anche una pizza e una buona bottiglia di vino per l'assente templare... vettovaglie prese in custodia dal Cacciatore Sergej .. e mai arrivate a destinazione...) e l'indomani ripartono in direzione Foggia, dove giungono verso metà mattinata.
mercoledì 8 agosto 2012
Amara La Verna
La Verna: frati in preghiera
I nostri infine si decidono: interruzione dell’attuale missione, repentina partenza da Roma sul primo treno e ritorno a Firenze, poi rotta in direzione Monastero de La Verna, per ritirare la misteriosa cassa tanto agognata dal Sommo Santarosa.
Ma qui si miscelano molte e profonde divergenze nel gruppo..
Bastiano dubita sull’opportunità di disobbedire al Grande Inquisitore, Fratello Benigno vorrebbe che la cassa fosse consegnata al più fidato Frate Isaia Sprenger, Fra Fausto teme un funesto intervento del Re Nero mentre Sergej Ivanovic Karpenko pensa, in buona sostanza, solo al suo compenso (pattuito attraverso un losco e cavilloso contratto con l’Inquisitore Bastiano e il Notaio Mantelloni).
I tentativi di contattare Sprenger a Roma sono fallaci e allora si parte subito per Firenze: il viaggio in treno è tranquillo e si segnala solo, una volta giunti nel capoluogo toscano, lo zelo di Bastiano nel racimolare denaro rastrellando alcune parrocchie fiorentine per la sua giusta causa…e per lo stipendio del Cacciatore russo (a cui, secondo le ultime Sante disposizioni diocesane, dovrà provvedere d’ora in avanti Padre Bastiano…).
L’Inquisitore, non pago, sequestra in parrocchia anche un carretto a cavalli, con il quale il gruppo si dirige verso La Verna: sono più di 4 ore di impervio viaggiare e la guida di Fratello Benigno non sempre si dimostra ottimale.
Si giunge al monastero all’imbrunire, i nostri si presentano all’Abate e spiegando la situazione ottengono subito la cassa in questione, con i sigilli papali e inquisitori; decidono di barricarla in una piccola dispensa e ci si piazzano subito di guardia, consci che passare la nottata potrebbe non essere facilissimo…
Ed infatti, verso le ore piccole, Fra Fausto patisce l’ennesimo sogno premonitore: i Morti inviati dal Re Nero stanno arrivando e vogliono la cassa.
Il gruppo allerta subito tutti i monaci del pericolo imminente i quali, inizialmente, sono scettici.. ma le dure parole di comando e incoraggiamento del russo Sergej, alla fine, li spronano ad agire con prontezza.
Ci si barrica, si piazzano fucili dalle feritoie, si preparano bombe molotov.. e si attende nel buio.
Pochi minuti dopo i rantoli, le urla.. ed i primi corpi barcollanti si profilano all’orizzonte da ogni direzione.. i Morti sono giunti.
Scatta un furioso combattimento al quale prendono parte i nostri, i monaci e i due Conversi di Padre Bastiano, invero sempre molto preoccupato per la salute dei suoi prodi uomini, nonché del Dott. Mantelloni…
La prima ondata di Mortuus Simpices e Maiores viene ricacciata… anche grazie alle fiamme scaturite nel sagrato del monastero, precedentemente cosparso di paglia imbevuta d’olio.
Poi un gruppo di ben 4 Atrox irrompe all’interno dei corridoi del monastero: ora si fa sul serio.
Dopo una dura lotta, dei nostri il solo Karpenko rimane lievemente ferito e per fortuna gli abominevoli Morti vengono sterminati..
Ma il peggio deve arrivare.. Fra Fausto con la coda dell’occhio vede un essere mostruoso passare rapidamente davanti ad una finestra.. un tremito nella sua mente.. e subito urla a tutti che una Scannatrice è qui..!
Il gruppo, seppur lievemente intimorito, si organizza al meglio: Bastiano impugna il suo Requiem e Benigno accende finalmente il possente Expiator.
La Scannatrice arriva fulminea balzando sul templare dal soffitto..
Il gruppo inizialmente fatica a tenere testa alla bestia, rapida e letale.. anche perché Benigno, nella foga, colpisce involontariamente con l’Expiator il braccio destro del povero Bastiano, il quale ha salva la vita (ed il braccio…) per miracolo e solo grazia alla sua armatura, completamente distrutta dalla motosega templare.
In ogni caso dopo poco i nostri iniziano a raddrizzare la mira e infliggono pesanti danni alla Scannatrice, compresa amputazione del braccio destro.. e la bestia pensa bene di darsi alla fuga, gettandosi da una finestra e scomparendo nel caos della battaglie e della notte.. ritirata decisa non si sa se per sua volontà o se per intercessione dello stesso misterioso Re Nero…
E lentamente anche la moltitudine degli altri Morti minori scema indietro o viene debellata dai colpi dei monaci e del gruppo… la preziosa cassa è salva, almeno per ora…
La Verna: il monastero
p.s. x i PG: eccovi la mappa vera del santuario... in effetti è un po' diversa da quella che vi ho disegnato a mano l'altra sera, in diretta, durante la sessione... ma vabbè... anche se, per inciso, noi abbiamo giocato al punto 1 (piazzale con la croce) e 3-4 (monastero)... e li più o meno eravamo abbastanza fedeli... dai...
Ma qui si miscelano molte e profonde divergenze nel gruppo..
Bastiano dubita sull’opportunità di disobbedire al Grande Inquisitore, Fratello Benigno vorrebbe che la cassa fosse consegnata al più fidato Frate Isaia Sprenger, Fra Fausto teme un funesto intervento del Re Nero mentre Sergej Ivanovic Karpenko pensa, in buona sostanza, solo al suo compenso (pattuito attraverso un losco e cavilloso contratto con l’Inquisitore Bastiano e il Notaio Mantelloni).
I tentativi di contattare Sprenger a Roma sono fallaci e allora si parte subito per Firenze: il viaggio in treno è tranquillo e si segnala solo, una volta giunti nel capoluogo toscano, lo zelo di Bastiano nel racimolare denaro rastrellando alcune parrocchie fiorentine per la sua giusta causa…e per lo stipendio del Cacciatore russo (a cui, secondo le ultime Sante disposizioni diocesane, dovrà provvedere d’ora in avanti Padre Bastiano…).
L’Inquisitore, non pago, sequestra in parrocchia anche un carretto a cavalli, con il quale il gruppo si dirige verso La Verna: sono più di 4 ore di impervio viaggiare e la guida di Fratello Benigno non sempre si dimostra ottimale.
Si giunge al monastero all’imbrunire, i nostri si presentano all’Abate e spiegando la situazione ottengono subito la cassa in questione, con i sigilli papali e inquisitori; decidono di barricarla in una piccola dispensa e ci si piazzano subito di guardia, consci che passare la nottata potrebbe non essere facilissimo…
Ed infatti, verso le ore piccole, Fra Fausto patisce l’ennesimo sogno premonitore: i Morti inviati dal Re Nero stanno arrivando e vogliono la cassa.
Il gruppo allerta subito tutti i monaci del pericolo imminente i quali, inizialmente, sono scettici.. ma le dure parole di comando e incoraggiamento del russo Sergej, alla fine, li spronano ad agire con prontezza.
Ci si barrica, si piazzano fucili dalle feritoie, si preparano bombe molotov.. e si attende nel buio.
Pochi minuti dopo i rantoli, le urla.. ed i primi corpi barcollanti si profilano all’orizzonte da ogni direzione.. i Morti sono giunti.
Scatta un furioso combattimento al quale prendono parte i nostri, i monaci e i due Conversi di Padre Bastiano, invero sempre molto preoccupato per la salute dei suoi prodi uomini, nonché del Dott. Mantelloni…
La prima ondata di Mortuus Simpices e Maiores viene ricacciata… anche grazie alle fiamme scaturite nel sagrato del monastero, precedentemente cosparso di paglia imbevuta d’olio.
Poi un gruppo di ben 4 Atrox irrompe all’interno dei corridoi del monastero: ora si fa sul serio.
Dopo una dura lotta, dei nostri il solo Karpenko rimane lievemente ferito e per fortuna gli abominevoli Morti vengono sterminati..
Ma il peggio deve arrivare.. Fra Fausto con la coda dell’occhio vede un essere mostruoso passare rapidamente davanti ad una finestra.. un tremito nella sua mente.. e subito urla a tutti che una Scannatrice è qui..!
Il gruppo, seppur lievemente intimorito, si organizza al meglio: Bastiano impugna il suo Requiem e Benigno accende finalmente il possente Expiator.
La Scannatrice arriva fulminea balzando sul templare dal soffitto..
Il gruppo inizialmente fatica a tenere testa alla bestia, rapida e letale.. anche perché Benigno, nella foga, colpisce involontariamente con l’Expiator il braccio destro del povero Bastiano, il quale ha salva la vita (ed il braccio…) per miracolo e solo grazia alla sua armatura, completamente distrutta dalla motosega templare.
In ogni caso dopo poco i nostri iniziano a raddrizzare la mira e infliggono pesanti danni alla Scannatrice, compresa amputazione del braccio destro.. e la bestia pensa bene di darsi alla fuga, gettandosi da una finestra e scomparendo nel caos della battaglie e della notte.. ritirata decisa non si sa se per sua volontà o se per intercessione dello stesso misterioso Re Nero…
E lentamente anche la moltitudine degli altri Morti minori scema indietro o viene debellata dai colpi dei monaci e del gruppo… la preziosa cassa è salva, almeno per ora…
p.s. x i PG: eccovi la mappa vera del santuario... in effetti è un po' diversa da quella che vi ho disegnato a mano l'altra sera, in diretta, durante la sessione... ma vabbè... anche se, per inciso, noi abbiamo giocato al punto 1 (piazzale con la croce) e 3-4 (monastero)... e li più o meno eravamo abbastanza fedeli... dai...
mercoledì 1 agosto 2012
Ordini superiori
Frate Isaia Sprenger, detto "dei Corvi"
I nostri tornano a rapporto da frate Ardizzone, alla sera, per aggiornarlo dei fatti; l’indomani Firenze è invasa dai corvi, segno premonitore dell’imminente arrivo in città di frate Isaia Sprenger.. a questo punto Ardizzone sospende ogni indagine in attesa del famigerato inquisitore, grande esperto della Croce di Sangue.
All’alba del giorno seguente egli giunge in città con il suo seguito e dopo colloqui di rito e privati con l’Arcivescovo Paoli e Bastiano Ardizzone, finalmente si concede al gruppo e vuole essere portato sul luogo del delitto, per un lungo, dettagliato sopralluogo..
Poi, tornando da Ardizzone, i nostri informano Sprenger dei Corvi di tutti gli sviluppi delle indagini da loro portate avanti in questi giorni.
Ma l’inquisitore deve partire, probabile rotta verso Roma, al Consiglio Inquisitorio, per urgenze impellenti di vitale importanza.. e quindi i nostri rimangono in una situazione di stand by a Firenze.
Passano un paio di settimane, fra preghiere, colloqui con Ardizzone e allenamenti fisici..
Poi il vecchio frate comunica al gruppo di avere un incarico per loro; le indagini sulla Croce di Sangue per ora sono ferme ed in ogni caso le sta portando avanti Sprenger da Roma.. ma un nuovo problema incombe.. questa volta sulla Diocesi foggiana..
Ardizzone spiega nel dettaglio la questione.. un piccolo paese della provincia pugliese, San Filippo di Agira.. la venerazione di un eremita locale, un francescano, tale “Frate Santo”, probabilmente portata troppo oltre.. la gente lo considera capace di miracoli e divinazioni, lo considera in misura maggiore dei Vescovi e del Papa stesso.. ma accuse addirittura di cannibalismo coinvolgerebbero il religioso.. troppi misteri e incongruenze per non inviare un inquisitore ad amministrare giustizia, attraverso un Santo ed equo Tribunale Inquisitorio, per estirpare il male e riportare ogni divergenza sotto il controllo della Chiesa di Roma.
Il gruppo, quindi, nell’attesa, accetta questo incarico, conscio del fatto che Padre Bastiano avrà il delicato ruolo di presiedere il Tribunale Inquisitorio nel foggiano..
Si parte.. e si fa scalo, come prima tappa, alla Stazione Termini della Città Santa, Roma.
Qui, fra cantieri che rendono la stazione simile ad una gigantesca cattedrale, Bastiano viene repentinamente contattato da un giovane Sotium inviato dal Sommo Santarosa in persona, il quale comunica che il Grande Inquisitore desidera parlare urgentemente con padre Bastiano.
Egli dunque si distacca dal gruppo e va al cospetto del numero due del Sanctum Imperium: Santarosa comunica brevemente ma in maniera risoluta con Bastiano il quale, ossequiosamente, apprende la situazione e infine si congeda umilmente dal Sommo cardinale.
Bastiano riferisce al gruppo di aver ricevuto un nuovo incarico, o meglio, ordini superiori..
la missione di Foggia passa in secondo piano, Gregorio Santarosa esige che lui e i suoi si rechino al santuario de La Verna, in Toscana, per il recupero di una preziosa cassa, con sigillo papale e dell’inquisizione, contenente un prezioso oggetto che dovrà essere portato al Sommo Santarosa a Roma nel più breve tempo possibile, ne va delle sorti del Sanctum Imperium stesso.. o almeno così si dice..
La notizia getta il gruppo nello scompiglio.. pochi dettagli e confusi.. un inaspettato cambio di rotta.. una missione da interrompere ancor prima di cominciarla..
Inoltre Fra Fausto è molto preoccupato.. i suoi sogni.. il suo tormento.. il temibile Re Nero.. l’inquietante Scannatrice.. la cassa coi sigilli papali.. tutto torna.. il timore di un agguato.. o peggio..
Mentre Fratello Benigno è apertamente scettico e dubbioso e per sicurezza si reca, essendo a Roma, dal Gran Maestro Templare, Renato da Chianciano, per un lungo colloquio e per chiedere lumi in merito…
Giochi di potere.. Consigli.. decisioni.. votazioni.. cambi di rotta.. forse illeciti..
Dopo lunghi scambi di opinioni e di punti di vista, il gruppo decide dunque di partire e tornare in Toscana, direzione La Verna, per il recupero della misteriosa cassa sigillata, ma molti dubbi, di ogni genere, si addensano all’orizzonte di questa nuova, inaspettata, poco chiara e rischiosa impresa…
All’alba del giorno seguente egli giunge in città con il suo seguito e dopo colloqui di rito e privati con l’Arcivescovo Paoli e Bastiano Ardizzone, finalmente si concede al gruppo e vuole essere portato sul luogo del delitto, per un lungo, dettagliato sopralluogo..
Poi, tornando da Ardizzone, i nostri informano Sprenger dei Corvi di tutti gli sviluppi delle indagini da loro portate avanti in questi giorni.
Ma l’inquisitore deve partire, probabile rotta verso Roma, al Consiglio Inquisitorio, per urgenze impellenti di vitale importanza.. e quindi i nostri rimangono in una situazione di stand by a Firenze.
Passano un paio di settimane, fra preghiere, colloqui con Ardizzone e allenamenti fisici..
Poi il vecchio frate comunica al gruppo di avere un incarico per loro; le indagini sulla Croce di Sangue per ora sono ferme ed in ogni caso le sta portando avanti Sprenger da Roma.. ma un nuovo problema incombe.. questa volta sulla Diocesi foggiana..
Ardizzone spiega nel dettaglio la questione.. un piccolo paese della provincia pugliese, San Filippo di Agira.. la venerazione di un eremita locale, un francescano, tale “Frate Santo”, probabilmente portata troppo oltre.. la gente lo considera capace di miracoli e divinazioni, lo considera in misura maggiore dei Vescovi e del Papa stesso.. ma accuse addirittura di cannibalismo coinvolgerebbero il religioso.. troppi misteri e incongruenze per non inviare un inquisitore ad amministrare giustizia, attraverso un Santo ed equo Tribunale Inquisitorio, per estirpare il male e riportare ogni divergenza sotto il controllo della Chiesa di Roma.
Il gruppo, quindi, nell’attesa, accetta questo incarico, conscio del fatto che Padre Bastiano avrà il delicato ruolo di presiedere il Tribunale Inquisitorio nel foggiano..
Si parte.. e si fa scalo, come prima tappa, alla Stazione Termini della Città Santa, Roma.
Qui, fra cantieri che rendono la stazione simile ad una gigantesca cattedrale, Bastiano viene repentinamente contattato da un giovane Sotium inviato dal Sommo Santarosa in persona, il quale comunica che il Grande Inquisitore desidera parlare urgentemente con padre Bastiano.
Egli dunque si distacca dal gruppo e va al cospetto del numero due del Sanctum Imperium: Santarosa comunica brevemente ma in maniera risoluta con Bastiano il quale, ossequiosamente, apprende la situazione e infine si congeda umilmente dal Sommo cardinale.
Bastiano riferisce al gruppo di aver ricevuto un nuovo incarico, o meglio, ordini superiori..
la missione di Foggia passa in secondo piano, Gregorio Santarosa esige che lui e i suoi si rechino al santuario de La Verna, in Toscana, per il recupero di una preziosa cassa, con sigillo papale e dell’inquisizione, contenente un prezioso oggetto che dovrà essere portato al Sommo Santarosa a Roma nel più breve tempo possibile, ne va delle sorti del Sanctum Imperium stesso.. o almeno così si dice..
La notizia getta il gruppo nello scompiglio.. pochi dettagli e confusi.. un inaspettato cambio di rotta.. una missione da interrompere ancor prima di cominciarla..
Inoltre Fra Fausto è molto preoccupato.. i suoi sogni.. il suo tormento.. il temibile Re Nero.. l’inquietante Scannatrice.. la cassa coi sigilli papali.. tutto torna.. il timore di un agguato.. o peggio..
Mentre Fratello Benigno è apertamente scettico e dubbioso e per sicurezza si reca, essendo a Roma, dal Gran Maestro Templare, Renato da Chianciano, per un lungo colloquio e per chiedere lumi in merito…
Giochi di potere.. Consigli.. decisioni.. votazioni.. cambi di rotta.. forse illeciti..
Dopo lunghi scambi di opinioni e di punti di vista, il gruppo decide dunque di partire e tornare in Toscana, direzione La Verna, per il recupero della misteriosa cassa sigillata, ma molti dubbi, di ogni genere, si addensano all’orizzonte di questa nuova, inaspettata, poco chiara e rischiosa impresa…
mercoledì 25 luglio 2012
Tracce di sangue
Il gruppo viaggia senza intoppi sino al capoluogo toscano, stazione di Santa Maria Novella.
Si dirigono subito allo Spedale degli Innocenti, sede del vecchio frate Ardizzone: l’inquisitore li riceve su una sedia a rotelle, malandato nel fisico, accudito e accompagnato da una sorella clarissa… ma la sua mente è lucida e convinta che le indagini debbano porre fine ai delitti e ai misteri della Croce di Sangue.
Ardizzone consiglia ai nostri due piste, la prima conduce da un giovane talentuoso giornalista fotografo dell’Osservatore di Santa Romana Chiesa, sede di Firenze, tale Dott. H. P. Tommolini, il quale ha scattato le prime foto nella stanza del delitto del Dott. Poggi, alla Biblioteca Nazionale, mentre la seconda pista potrebbe essere appunto visionare direttamente il luogo dove è stato brutalmente ucciso il nobile Rettore.
Prima si va all’Osservatore: qui, fra il fermento del giornale sia per il recente delitto, sia per i progressi della costruzione del Lux Venti (impianto eolico in costruzione che dovrebbe fornire una parvenza di energia elettrica alla città) accade un deplorevole alterco fra il Templare Benigno, forte del suo ruolo e il biondo Tommolini, particolarmente sprezzante, quasi isterico e visibilmente effeminato.
In pratica il fotografo concederà al gruppo di vedere le foto solo se gli porteranno un permesso scritto da parte del rettore dell’Osservatore, il frate gesuita e gran consigliere vescovile, padre Gabriele Tesse… l’ennesima scocciatura burocratica, insomma.
Nel frattempo, anche per calmare gli animi di Benigno, fra Fausto, che qui a Firenze praticamente gioca in casa, fa prima una visita al suo mentore, il Generale Gesuita Nero Degli Alfieri, col quale concorda a breve un sopralluogo congiunto sui luoghi del delitto; poi si reca umilmente alla porta di Padre Tesse, per chiedere il permesso per la visione delle foto.
Il Consigliere vescovile, con toni garbati e suadenti, fa intendere bene che nonostante sia una prassi che non dovrebbe autorizzare, concede benignamente il suo benestare in quanto confida che in futuro frate Ardizzone possa ricambiare il favore… e sigla di suo pugno una missiva per il fotografo dell’Osservatore.
Fratello Benigno si reca invece presso il famigerato Lux Venti, per indagare sui suoi recenti rapidi progressi di sviluppo e scopre con stupore che il principale merito andrebbe ad un nuovo ingegnere, romano, vecchia conoscenza del gruppo, il Dott. Ing. Mario Timperi; i due si incontrano e si salutano... Benigno non è interessato al passato (per la verità poco chiaro...) dell'Ing. ma gli chiede solamente di provare a riferire eventuali notizie di interesse per l'indagine di cui dovesse venire a conoscenza nei prossimi giorni...
Padre Bastiano, nel mentre, pensa bene di recarsi presso Palazzo Pitti, sede dell’Inquisizione fiorentina, per accertarsi se esitano o meno dei fascicoli aperti sul femmineo H. Pietro Tommolini, vera e propria spina nel fianco di quest’inizio d’indagine.
Dopo essersi nuovamente riuniti per un summit sugli ultimi eventi ed aver colloquiato ancora con padre Ardizzone, i nostri decidono di non servirsi delle fotografie e quindi di non usufruire del “favore” a caro prezzo di Padre Tesse, anche e soprattutto per non mettere in poi in obbligo e in difficoltà in futuro l’anziano mentore Ardizzone…
Si va quindi da Nero Degli Alfieri per il sopralluogo alla Biblioteca Nazionale: la stanza è stata ripulita, essendo avvenuto il delitto circa una settimana prima, ma alcuni segni risultano ancora ben visibili su muri e pavimento, tracce di sangue, di mani e piedi, che portano fuori e poi spariscono in strada… almeno in apparenza.
Ma Fra Fausto aguzza lo sguardo e nota, con orrore, altri segni simili su una parete verticale di un edificio vicino… la Scannatrice in fuga sembra essersi dunque arrampicata in verticale sino al tetto.
Continuando a seguire le tracce, da lassù Benigno scorge altri segni su un tetto antistante… la bestia ha fatto quindi un salto prodigioso… e la direzione sembra proseguire sempre verso Est, dove si trova la degradata zona dello Stadio e del Campo di Marte, poco fuori dalle mura cittadine.
I nostri quindi vogliono dirigersi proprio la, consapevoli dei pericoli: quel piccolo agglomerato di baracche è infatti quasi privo di leggi, in balia di ladri e accattoni di ogni risma, poveri derelitti, prostitute e assassini, ma si va.
L’odore di urina si fa più forte quanto più si giunge in prossimità del campo… una vecchia si attacca subito ai piedi di Benigno per elemosinare qualche spicciolo… poi altri 3 vecchi storpi… e poi giungono anche 5 giovani straccioni, robusti e risoluti, i quali chiedono subito scudi e cibo… i nostri non vogliono usare le maniere forti con questi derelitti e quindi la borsa di Bastiano sgancia qualche spicciolo (esborso che l’Inquisitore poi dovrà giustificare ai suoi superiori, o così almeno si lamenta…) e Benigno promette cibo e una vita migliore se la gente saprà collaborare debitamente ai fini dell’indagine.
Al campo si parla con molte persone… fino a che non si giunge ad una bimba che si dice abbia visto il diavolo l’altra notte.
La piccola, in lacrime, descrive in pratica a Benigno la probabile orribile fisionomia della Scannatrice… Benigno ringrazia e promette di portare la piccola in salvo a Firenze quanto prima.
Poi un paio di anziani raccontano che un uomo lamentava di aver addirittura ospitato il diavolo in casa sua.. e che sembra si sia visto persino un insolito carro funebre nei paraggi di casa sua; indicano infine la baracca di costui, tale Nedo Landi, un ubriacone della peggior specie.
Nedo non è in casa e nella sua baracca non si rinviene nulla di utile, a parte i segni della sosta di una carrozza nella sua stalla…
Chiedendo in giro il gruppo viene facilmente a sapere che l’ubriacone in questione, se non è in casa, di sicuro è all’osteria, la peggiore di tutta Firenze, al “Rosso del Ronchini” .
Quindi si torna tutti in città; Fratello Benigno, come promesso, porta la piccina al sicuro presso le clarisse di Ardizzone e contratta col vecchio frate un carico di viveri da destinare ai collaborativi ma indigenti abitanti del Campo di Marte.
Padre Bastiano e Fra Fausto invece vanno all’osteria in questione: l’inquisitore è subito colto dalla confusione e dai fumi del vino, perdendo lucidità, mentre il gesuita si mantiene fermo nell’intento di scovare Nedo Landi.. prima si interroga l’oste, Rosso Ronchini in persona, il quale spiega che il Landi, di solito senza il becco di uno scudo, questa volta si è presentato con ben 50 denari e ha pagato da bere a tutti i soliti avventori, rintanandosi nella cantina più lontana dall’ingresso, per bere avidamente il poco vino buono di quel lurido e sudicio vinaio…
Di conseguenza Fausto giunge al cospetto di Nedo, più ubriaco del solito, steso a terra vicino ad una botte, ormai in gatta triste, lacrime e biascicamenti sconnessi; egli soggiace alle domande del gesuita e racconta la sua versione più o meno chiaramente…
In sintesi egli è stato così ben pagato da un cocchiere di un carro nero per far dormire “il diavolo” nella sua stalla, dice… lo ha visto coi suoi occhi, un essere mostruoso… in tutto e per tutto simile alla Scannatrice, ne deduce fra Fausto… e gli ha pure rubato tutti i suoi bei coniglietti di allevamento, il maledetto.. ed ora Nedo festeggia tristemente, sperperando bevendo gli scudi che gli ha dato quel nero cocchiere per chissà quale orribile scopo… e piange amaramente la sua attuale condizione.. la sua disgrazia.. la sua miseria…
Si dirigono subito allo Spedale degli Innocenti, sede del vecchio frate Ardizzone: l’inquisitore li riceve su una sedia a rotelle, malandato nel fisico, accudito e accompagnato da una sorella clarissa… ma la sua mente è lucida e convinta che le indagini debbano porre fine ai delitti e ai misteri della Croce di Sangue.
Ardizzone consiglia ai nostri due piste, la prima conduce da un giovane talentuoso giornalista fotografo dell’Osservatore di Santa Romana Chiesa, sede di Firenze, tale Dott. H. P. Tommolini, il quale ha scattato le prime foto nella stanza del delitto del Dott. Poggi, alla Biblioteca Nazionale, mentre la seconda pista potrebbe essere appunto visionare direttamente il luogo dove è stato brutalmente ucciso il nobile Rettore.
Prima si va all’Osservatore: qui, fra il fermento del giornale sia per il recente delitto, sia per i progressi della costruzione del Lux Venti (impianto eolico in costruzione che dovrebbe fornire una parvenza di energia elettrica alla città) accade un deplorevole alterco fra il Templare Benigno, forte del suo ruolo e il biondo Tommolini, particolarmente sprezzante, quasi isterico e visibilmente effeminato.
In pratica il fotografo concederà al gruppo di vedere le foto solo se gli porteranno un permesso scritto da parte del rettore dell’Osservatore, il frate gesuita e gran consigliere vescovile, padre Gabriele Tesse… l’ennesima scocciatura burocratica, insomma.
Nel frattempo, anche per calmare gli animi di Benigno, fra Fausto, che qui a Firenze praticamente gioca in casa, fa prima una visita al suo mentore, il Generale Gesuita Nero Degli Alfieri, col quale concorda a breve un sopralluogo congiunto sui luoghi del delitto; poi si reca umilmente alla porta di Padre Tesse, per chiedere il permesso per la visione delle foto.
Il Consigliere vescovile, con toni garbati e suadenti, fa intendere bene che nonostante sia una prassi che non dovrebbe autorizzare, concede benignamente il suo benestare in quanto confida che in futuro frate Ardizzone possa ricambiare il favore… e sigla di suo pugno una missiva per il fotografo dell’Osservatore.
Fratello Benigno si reca invece presso il famigerato Lux Venti, per indagare sui suoi recenti rapidi progressi di sviluppo e scopre con stupore che il principale merito andrebbe ad un nuovo ingegnere, romano, vecchia conoscenza del gruppo, il Dott. Ing. Mario Timperi; i due si incontrano e si salutano... Benigno non è interessato al passato (per la verità poco chiaro...) dell'Ing. ma gli chiede solamente di provare a riferire eventuali notizie di interesse per l'indagine di cui dovesse venire a conoscenza nei prossimi giorni...
Padre Bastiano, nel mentre, pensa bene di recarsi presso Palazzo Pitti, sede dell’Inquisizione fiorentina, per accertarsi se esitano o meno dei fascicoli aperti sul femmineo H. Pietro Tommolini, vera e propria spina nel fianco di quest’inizio d’indagine.
Dopo essersi nuovamente riuniti per un summit sugli ultimi eventi ed aver colloquiato ancora con padre Ardizzone, i nostri decidono di non servirsi delle fotografie e quindi di non usufruire del “favore” a caro prezzo di Padre Tesse, anche e soprattutto per non mettere in poi in obbligo e in difficoltà in futuro l’anziano mentore Ardizzone…
Si va quindi da Nero Degli Alfieri per il sopralluogo alla Biblioteca Nazionale: la stanza è stata ripulita, essendo avvenuto il delitto circa una settimana prima, ma alcuni segni risultano ancora ben visibili su muri e pavimento, tracce di sangue, di mani e piedi, che portano fuori e poi spariscono in strada… almeno in apparenza.
Ma Fra Fausto aguzza lo sguardo e nota, con orrore, altri segni simili su una parete verticale di un edificio vicino… la Scannatrice in fuga sembra essersi dunque arrampicata in verticale sino al tetto.
Continuando a seguire le tracce, da lassù Benigno scorge altri segni su un tetto antistante… la bestia ha fatto quindi un salto prodigioso… e la direzione sembra proseguire sempre verso Est, dove si trova la degradata zona dello Stadio e del Campo di Marte, poco fuori dalle mura cittadine.
I nostri quindi vogliono dirigersi proprio la, consapevoli dei pericoli: quel piccolo agglomerato di baracche è infatti quasi privo di leggi, in balia di ladri e accattoni di ogni risma, poveri derelitti, prostitute e assassini, ma si va.
L’odore di urina si fa più forte quanto più si giunge in prossimità del campo… una vecchia si attacca subito ai piedi di Benigno per elemosinare qualche spicciolo… poi altri 3 vecchi storpi… e poi giungono anche 5 giovani straccioni, robusti e risoluti, i quali chiedono subito scudi e cibo… i nostri non vogliono usare le maniere forti con questi derelitti e quindi la borsa di Bastiano sgancia qualche spicciolo (esborso che l’Inquisitore poi dovrà giustificare ai suoi superiori, o così almeno si lamenta…) e Benigno promette cibo e una vita migliore se la gente saprà collaborare debitamente ai fini dell’indagine.
Al campo si parla con molte persone… fino a che non si giunge ad una bimba che si dice abbia visto il diavolo l’altra notte.
La piccola, in lacrime, descrive in pratica a Benigno la probabile orribile fisionomia della Scannatrice… Benigno ringrazia e promette di portare la piccola in salvo a Firenze quanto prima.
Poi un paio di anziani raccontano che un uomo lamentava di aver addirittura ospitato il diavolo in casa sua.. e che sembra si sia visto persino un insolito carro funebre nei paraggi di casa sua; indicano infine la baracca di costui, tale Nedo Landi, un ubriacone della peggior specie.
Nedo non è in casa e nella sua baracca non si rinviene nulla di utile, a parte i segni della sosta di una carrozza nella sua stalla…
Chiedendo in giro il gruppo viene facilmente a sapere che l’ubriacone in questione, se non è in casa, di sicuro è all’osteria, la peggiore di tutta Firenze, al “Rosso del Ronchini” .
Quindi si torna tutti in città; Fratello Benigno, come promesso, porta la piccina al sicuro presso le clarisse di Ardizzone e contratta col vecchio frate un carico di viveri da destinare ai collaborativi ma indigenti abitanti del Campo di Marte.
Padre Bastiano e Fra Fausto invece vanno all’osteria in questione: l’inquisitore è subito colto dalla confusione e dai fumi del vino, perdendo lucidità, mentre il gesuita si mantiene fermo nell’intento di scovare Nedo Landi.. prima si interroga l’oste, Rosso Ronchini in persona, il quale spiega che il Landi, di solito senza il becco di uno scudo, questa volta si è presentato con ben 50 denari e ha pagato da bere a tutti i soliti avventori, rintanandosi nella cantina più lontana dall’ingresso, per bere avidamente il poco vino buono di quel lurido e sudicio vinaio…
Di conseguenza Fausto giunge al cospetto di Nedo, più ubriaco del solito, steso a terra vicino ad una botte, ormai in gatta triste, lacrime e biascicamenti sconnessi; egli soggiace alle domande del gesuita e racconta la sua versione più o meno chiaramente…
In sintesi egli è stato così ben pagato da un cocchiere di un carro nero per far dormire “il diavolo” nella sua stalla, dice… lo ha visto coi suoi occhi, un essere mostruoso… in tutto e per tutto simile alla Scannatrice, ne deduce fra Fausto… e gli ha pure rubato tutti i suoi bei coniglietti di allevamento, il maledetto.. ed ora Nedo festeggia tristemente, sperperando bevendo gli scudi che gli ha dato quel nero cocchiere per chissà quale orribile scopo… e piange amaramente la sua attuale condizione.. la sua disgrazia.. la sua miseria…
giovedì 12 luglio 2012
Risveglio dall'incubo

Il solo Benigno è cosciente, in una Tirivolo finalmente reale, tutta ruderi e prati, finalmente senza nebbia.. così da poter vedere le sembianze trasfigurate di Alessia, ora poco più che uno spirito trasparente.. la comunicazione tra i due avviene mentalmente.. gli altri sono tutti svenuti ed Ettore è morto.
Il templare di Frittole vede dunque lo spirito della bambina sparire per sempre, finalmente in pace…
Fratello Benigno soccorre poi al meglio delle sue capacità Bastiano e Fausto, malconci e meravigliati di essere ancora vivi.. si da l’estremo saluto, di inconsolabile commiato, al defunto compagno Ettore.. prima di farlo a pezzi e sottrargli ogni oggetto ritenuto utile o di qualche valore, ovviamente..
I tre superstiti si trascinano al loro carretto, portando con se anche alcuni oggetti del precedente gruppo formato dall’inquisitore Della Rosa e dai suoi uomini, oltre ai tre altri superstiti di Tirivolo: la madre Braccamorte (messa ai ceppi), l’Excubitores e frate Renzo (giudicati incolpevoli).
Il gruppo giunge senza intoppi a Catanzaro, dove relaziona al Vescovo l’accaduto, consegnando la madre di Alessia alla inclemente giustizia ecclesiastica…
Poi, come al solito, con più di un dubbio, si torna a casa, verso Rimini.
Qui trascorrono alcune settimane fra relazioni agli Ordini religiosi, preghiere, messe cantate, rosari e furiosi addestramenti, non sempre andati a buon fine..
Fra le altre cose un nuovo misterioso uomo si aggiunge al gruppo, tale Sergej Ivanovic Karpenko, un ex milite russo, da anni in Italia, un guerrigliero d’esperienza che, nel cuore di tutti, a fatica riuscirà a prendere il posto del compianto Ettore Zonzini da Santarcangelo di Romagna…
Fino a che il vulcanico Mons. Valentini non rimedia un ulteriore incarico ai nostri: si stratta di tornare in terra di Toscana, a Firenze.
Padre Ardizzone, ormai anziano e malato, Frate Sprenger Dei Corvi e Nero Degli Alfieri, Generale Gesuita, attendono l’arrivo dei nostri per indagare su l’ennesima misteriosa morte segnata dalla Croce di Sangue; infatti recentemente è stato trovato morto e orrendamente mutilato il Dott. Poggi, rettore della Biblioteca nazionale di Firenze, uomo da mesi vicino a Nero Degli Alfieri (mentore spirituale di Frate Fausto) per aiutarlo negli studi e nelle ricerche proprio sui delitti della Croce di Sangue, gesto, quindi, marcatamente delittuoso e intimidatorio, in tal senso…
Il gruppo parte, dunque, senza ulteriori indugi, verso il capoluogo toscano, pronto ad una nuova difficile indagine, non esente da rischi, vista l’inaudita brutalità dei delitti che caratterizzano sempre la comparsa della funesta Croce di Sangue…
Il templare di Frittole vede dunque lo spirito della bambina sparire per sempre, finalmente in pace…
Fratello Benigno soccorre poi al meglio delle sue capacità Bastiano e Fausto, malconci e meravigliati di essere ancora vivi.. si da l’estremo saluto, di inconsolabile commiato, al defunto compagno Ettore.. prima di farlo a pezzi e sottrargli ogni oggetto ritenuto utile o di qualche valore, ovviamente..
I tre superstiti si trascinano al loro carretto, portando con se anche alcuni oggetti del precedente gruppo formato dall’inquisitore Della Rosa e dai suoi uomini, oltre ai tre altri superstiti di Tirivolo: la madre Braccamorte (messa ai ceppi), l’Excubitores e frate Renzo (giudicati incolpevoli).
Il gruppo giunge senza intoppi a Catanzaro, dove relaziona al Vescovo l’accaduto, consegnando la madre di Alessia alla inclemente giustizia ecclesiastica…
Poi, come al solito, con più di un dubbio, si torna a casa, verso Rimini.
Qui trascorrono alcune settimane fra relazioni agli Ordini religiosi, preghiere, messe cantate, rosari e furiosi addestramenti, non sempre andati a buon fine..
Fra le altre cose un nuovo misterioso uomo si aggiunge al gruppo, tale Sergej Ivanovic Karpenko, un ex milite russo, da anni in Italia, un guerrigliero d’esperienza che, nel cuore di tutti, a fatica riuscirà a prendere il posto del compianto Ettore Zonzini da Santarcangelo di Romagna…
Fino a che il vulcanico Mons. Valentini non rimedia un ulteriore incarico ai nostri: si stratta di tornare in terra di Toscana, a Firenze.
Padre Ardizzone, ormai anziano e malato, Frate Sprenger Dei Corvi e Nero Degli Alfieri, Generale Gesuita, attendono l’arrivo dei nostri per indagare su l’ennesima misteriosa morte segnata dalla Croce di Sangue; infatti recentemente è stato trovato morto e orrendamente mutilato il Dott. Poggi, rettore della Biblioteca nazionale di Firenze, uomo da mesi vicino a Nero Degli Alfieri (mentore spirituale di Frate Fausto) per aiutarlo negli studi e nelle ricerche proprio sui delitti della Croce di Sangue, gesto, quindi, marcatamente delittuoso e intimidatorio, in tal senso…
Il gruppo parte, dunque, senza ulteriori indugi, verso il capoluogo toscano, pronto ad una nuova difficile indagine, non esente da rischi, vista l’inaudita brutalità dei delitti che caratterizzano sempre la comparsa della funesta Croce di Sangue…
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