Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...

mercoledì 22 agosto 2012

Frati, Santi e Cappuccini


Frate Santo in una vecchia foto

I nostri giungono infine a Foggia: in stazione Padre Bastiano si prodiga subito per reperire l’ennesimo prelievo (per pagare i servi di Nostro Signore) ai danni della più vicina parrocchia ma, nel mentre, una piccola folla di gente si accalca intorno all’Inquisitore ricoprendolo di lodi e invocazioni per benedizioni e grazie varie…
Bastiano è lusingato, sebbene dubbioso su questo eccessivo entusiasmo mostrato dai foggiani nel vedere uno del suo ordine, solitamente invece temuto…
Il gruppo si reca subito a colloquio con Mons. Rizzi, Vescovo locale: questi è noto per essere più un buon economo e amministratore che esperto di teologia e fede… in ogni caso viene dipanata la questione… il problema è il culto che si è sviluppato intorno ad un francescano, tale Frate Santo, nel piccolo paese di San Filippo di Agira.
Ciò non sarebbe di per se sbagliato, venerare un religioso.. ma il problema è che pare che questo frate venga considerato veramente un Santo capace di miracoli.. più importante dei vescovi, dei cardinali… e del Santo Padre stesso, probabilmente!
Ed è per questo che Mons. Rizzi nelle ultime sue prediche ha molto calcato la mano sulla Santa Inquisizione, instillando nella gente, per lo più semplice e superstiziosa, una sorta di reverenza e acclamazione: meglio seguire infatti le idee di una forza ortodossa della Chiesa che venerare una specie di pericoloso santone locale…
Inoltre, ad aggravare la situazione, c’è la testimonianza di un fuggiasco di San Filippo, tale Gaetano Palumbo, il quale, giunto a Foggia in preda al panico, ha mosso incredibili accuse di cannibalismo verso Frate Santo, il quale, secondo il Palumbo, pare abbia morsicato l’orecchio di sua moglie infliggendole una brutta ferita al lobo… ma il che pare essere tutto da verificare e chiarire…
I nostri quindi decidono di interrogare proprio il Palumbo, detenuto forzatamente, per la sua sicurezza, nella vicina Domus Populi.
Fratello Benigno si incarica del dialogo con il foggiano, un pover’uomo ignorante ma apparentemente in buona fede.
Si viene a sapere che Frate Santo sembra malato e non si fa vedere in pubblico da un anno; lo accudiscono tre sue pie donne… fra le quali la moglie di Palumbo, Leonarda… inoltre a San Filippo ci sono 2 Excubitores, un Padre semplice ed anche una specie di eremita, tale Padre Malvino, un anziano frate cappuccino, che è solito stare in disparte, ma rispettato da tutti.
In seguito Mons. Rizzi fornisce al gruppo un furgone militare reduce delle forze U.S.A. e il gruppo parte per San Filippo, con l’accorgimento che Benigno decide di andare in incognito, vestito da borghese, fingendosi un giornalista laico al soldo di Padre Bastiano…
Il viaggio è lungo, sulle impervie strade della periferia foggiana… e le ore passano.. fino a che, quando è al volante il Cacciatore Sergej Ivanovic Karpenko, il furgone sbanda e subisce un guasto al motore…
Si provvede con un po’ di pazienza e di fortuna, alla riparazione.. ma dopo un’oretta, un Morto sbuca fuori dalla boscaglia e si incammina, lemme lemme, verso i nostri… viene facilmente smembrato.. ma la cosa insolita è che il cadavere era nudo ed avvolto in una specie di lenzuolo bianco, sorta di sudario…
Si riparte, in netto ritardo rispetto ai tempi previsti.. a circa 3 km da San Filippo poi i nostri scorgono l’insegna della deviazione per un vicino piccolo cimitero… ma vista l’ora ormai tarda e il buio incombente, pensano bene di non avventurarvisi.
Si giunge quindi in vista del paesino, meta del viaggio: ma l’ultima fatica sono una serie di stretti tornanti artificiali, fra mattoni e pietre, poste dai paesani per rallentare chi si avvicina all’abitato… e qui il buon Karpenko dimostra nuovamente di non amare particolarmente la guida di mezzi americani.. sbanda furiosamente e finisce contro un muretto, creando un grave guasto al furgone…
E quindi, percorrendo mestamente gli ultimi metri a piedi, i nostri arrivano finalmente alle porte della palizzata che difende San Filippo, dove gli unici due sparuti Excubitores del posto li accolgono all’ingresso…



Padre Malvino, l'anziano frate cappuccino

giovedì 16 agosto 2012

Il gioco dei pacchi


Il sigillo papale posto sulla cassa trasportata dal gruppo


Ormai si è giunti all'albeggiare e i nostri pensano bene di caricare la pesante cassa sul carro e partire molto celermente dal Santuario della Verna, in direzione Firenze, al duplice scopo di raggiungere la stazione ferroviaria più vicina e far curare il martoriato Padre Bastiano, pluri massacrato in battaglia... soprattutto dall'Expiator dell'amico Benigno...
Ma dopo un paio d'ore di percorso, Fra Fausto ha un tremito nelle sue percezioni.. sente Morti in avvicinamento... e pochi minuti dopo appaiono una mezza dozzina di cadaveri che corrono forsennatamente dietro al carretto del gruppo.
I nostri si organizzano, forse anche prendendo un po' sottogamba questo combattimento: un converso rimane alla guida del carro, Fratello Benigno e l'altro converso di Bastiano affrontano i Morti corpo a corpo, Fausto prega, Bastiano è incosciente (ma costantemente assistito dal Notaio, Dott. Mantelloni...)e Karpenko spara comodamente da sopra il carro.
Fatto sta che subito ci si accorge che questa sporca mezza dozzina di Morti è orribilmente forte e veloce... bestie abominevoli... e nel giro di pochi attacchi subito i due conversi, quasi privi di armature protettive, giacciono mortalmente feriti a terra.
Sale la tensione, l'ansia, la paura.. e anche Benigno inizia a temere il peggio.. la sua cotta di maglia è ridotta a brandelli.. il suo torace dilaniato da un brutale morso... il dolore, la fatica.. ed anche la sfortuna.. Sergej infatti, vedendo il templare allo stremo delle forze, si getta dal carro, ascia in pugno, ma cade malamente ai piedi dei Morti... subendo molteplici ferite e perdendo quindi i sensi.
A questo punto anche il Notaio Mantelloni, uomo di cultura e non dedito alla violenza, impugna una pistola e spara... praticamente alla cieca, mancando più volte ogni bersaglio designato.
Fra Fausto, dal canto suo, impugna il rosario e prega in maniera fervente... il Gesuita concentra tutte le sue forze nel Signore.. e come spesso accade, pare che il Signore lo ascolti.. infatti potenti folate di vento spingono più volte i Morti lontano da Benigno, permettendo al templare di riprendere fiato e mettere al sicuro il cacciatore russo caduto a terra.
Ed alla fine, il templare riesce a fatica a fare a pezzi, col suo fido spadone, ognuno dei cadaveri ambulanti, ormai provato nel fisico, nel cuore e nell'animo...
Quindi si riparte.. e si giunge infine a Firenze.
Bastiano e Karpenko vengono portati d'urgenza allo Spedale di Ardizzone, per le cure del caso, mentre Benigno si fa sistemare le ferite alla meglio da Fra Fausto per poi ripartire subitamente sul primo treno per Roma...
Il templare infatti ha ragionato a lungo sul da farsi e ha deciso di sfruttare la situazione a favore del suo Ordine, andando quindi a consegnare la preziosa cassa non al Sommo Santarosa, probabilmente implicato in un illecito, ma bensì al suo Gran Maestro Renato da Chianciano: chiaramente questa azione porterà ad un aperto scontro o resa dei conti alle alte sfere dell'Imperium, ma tant'è...
Un paio di giorni dopo il gruppo si riunisce a Firenze: ci si ragguaglua sull'accaduto e ovviamente Bastiano teme molto eventuali ripercussioni sulla sua pelle da parte del Santarosa, di fatto, totalemnte tradito nelle aspettative.
In ogni caso, dopo un colloquio con Frate Ardizzone, i nostri decidono di riprendere da dove avevano interrotto, ripartire verso Foggia per la missione del Frate Santo e/o cannibale, che dir si voglia...
Primo scalo, Roma: qui rifornimenti di armi, proiettili e protezioni al benedetto P.I.C.M.O.e atteso colloquio privato fra Bastiano e il Sommo Santarosa.
Bastiano poi sarà stringato nel raccontare agli altri l'accaduto ma l'impressione è che il grande Inquisitore sia ora probabilmente sotto inchiesta per la vicenda della cassa (contenente una Bomba Pax, pare...) e che ci potrebbero essere riorganizzazioni interne all'inquisizione.. con varie conseguenze...
In ogni caso il gruppo (ed in particolare Benigno...) minimizza la questione e pensa bene di riprendere il viaggio.
Secondo scalo ferroviario, Napoli: anche qui la stazione è in ristrutturazione ecclesiastica, con statue di Santi qua e la e il clima è vivace.
I nostri vengono salutati ed omaggiati di piccoli dolcetti dalla gente, che vede in particolare nei templari delle figure vicine alla santità... in quanto liberatori di Napoli dai Morti nel recente passato.
Il gruppo viene avvicinato anche da un certo Mimì, locale gestore di una antica pizzeria e da questi invitato a cena; il solo a disertare è Benigno, fautore di una vita poco mondana e molto austera, meditativa.. quasi un'eremita.
Mimì sfoggia nel suo locale molte effigi del Papa... ma anche quadri di un noto attore locale, tale Antonio De Curtis, in arte Totò.. le cui immagini spesso gli causano piccole ammende da pagare.. in quanto Totò viene ritenuto interprete troppo licenzioso e audace dalla Chiesa...
In ogni caso i nostri passano una buona serata (Mimì offre anche una pizza e una buona bottiglia di vino per l'assente templare... vettovaglie prese in custodia dal Cacciatore Sergej .. e mai arrivate a destinazione...) e l'indomani ripartono in direzione Foggia, dove giungono verso metà mattinata.

Antonio De Curtis, in arte Totò


mercoledì 8 agosto 2012

Amara La Verna

La Verna: frati in preghiera

I nostri infine si decidono: interruzione dell’attuale missione, repentina partenza da Roma sul primo treno e ritorno a Firenze, poi rotta in direzione Monastero de La Verna, per ritirare la misteriosa cassa tanto agognata dal Sommo Santarosa.
Ma qui si miscelano molte e profonde divergenze nel gruppo..
Bastiano dubita sull’opportunità di disobbedire al Grande Inquisitore, Fratello Benigno vorrebbe che la cassa fosse consegnata al più fidato Frate Isaia Sprenger, Fra Fausto teme un funesto intervento del Re Nero mentre Sergej Ivanovic Karpenko pensa, in buona sostanza, solo al suo compenso (pattuito attraverso un losco e cavilloso contratto con l’Inquisitore Bastiano e il Notaio Mantelloni).
I tentativi di contattare Sprenger a Roma sono fallaci e allora si parte subito per Firenze: il viaggio in treno è tranquillo e si segnala solo, una volta giunti nel capoluogo toscano, lo zelo di Bastiano nel racimolare denaro rastrellando alcune parrocchie fiorentine per la sua giusta causa…e per lo stipendio del Cacciatore russo (a cui, secondo le ultime Sante disposizioni diocesane, dovrà provvedere d’ora in avanti Padre Bastiano…).
L’Inquisitore, non pago, sequestra in parrocchia anche un carretto a cavalli, con il quale il gruppo si dirige verso La Verna: sono più di 4 ore di impervio viaggiare e la guida di Fratello Benigno non sempre si dimostra ottimale.
Si giunge al monastero all’imbrunire, i nostri si presentano all’Abate e spiegando la situazione ottengono subito la cassa in questione, con i sigilli papali e inquisitori; decidono di barricarla in una piccola dispensa e ci si piazzano subito di guardia, consci che passare la nottata potrebbe non essere facilissimo…
Ed infatti, verso le ore piccole, Fra Fausto patisce l’ennesimo sogno premonitore: i Morti inviati dal Re Nero stanno arrivando e vogliono la cassa.
Il gruppo allerta subito tutti i monaci del pericolo imminente i quali, inizialmente, sono scettici.. ma le dure parole di comando e incoraggiamento del russo Sergej, alla fine, li spronano ad agire con prontezza.
Ci si barrica, si piazzano fucili dalle feritoie, si preparano bombe molotov.. e si attende nel buio.
Pochi minuti dopo i rantoli, le urla.. ed i primi corpi barcollanti si profilano all’orizzonte da ogni direzione.. i Morti sono giunti.
Scatta un furioso combattimento al quale prendono parte i nostri, i monaci e i due Conversi di Padre Bastiano, invero sempre molto preoccupato per la salute dei suoi prodi uomini, nonché del Dott. Mantelloni…
La prima ondata di Mortuus Simpices e Maiores viene ricacciata… anche grazie alle fiamme scaturite nel sagrato del monastero, precedentemente cosparso di paglia imbevuta d’olio.
Poi un gruppo di ben 4 Atrox irrompe all’interno dei corridoi del monastero: ora si fa sul serio.
Dopo una dura lotta, dei nostri il solo Karpenko rimane lievemente ferito e per fortuna gli abominevoli Morti vengono sterminati..
Ma il peggio deve arrivare.. Fra Fausto con la coda dell’occhio vede un essere mostruoso passare rapidamente davanti ad una finestra.. un tremito nella sua mente.. e subito urla a tutti che una Scannatrice è qui..!
Il gruppo, seppur lievemente intimorito, si organizza al meglio: Bastiano impugna il suo Requiem e Benigno accende finalmente il possente Expiator.
La Scannatrice arriva fulminea balzando sul templare dal soffitto..
Il gruppo inizialmente fatica a tenere testa alla bestia, rapida e letale.. anche perché Benigno, nella foga, colpisce involontariamente con l’Expiator il braccio destro del povero Bastiano, il quale ha salva la vita (ed il braccio…) per miracolo e solo grazia alla sua armatura, completamente distrutta dalla motosega templare.
In ogni caso dopo poco i nostri iniziano a raddrizzare la mira e infliggono pesanti danni alla Scannatrice, compresa amputazione del braccio destro.. e la bestia pensa bene di darsi alla fuga, gettandosi da una finestra e scomparendo nel caos della battaglie e della notte.. ritirata decisa non si sa se per sua volontà o se per intercessione dello stesso misterioso Re Nero…
E lentamente anche la moltitudine degli altri Morti minori scema indietro o viene debellata dai colpi dei monaci e del gruppo… la preziosa cassa è salva, almeno per ora…

La Verna: il monastero


p.s. x i PG: eccovi la mappa vera del santuario...
in effetti è un po' diversa da quella che vi ho disegnato a mano l'altra sera, in diretta, durante la sessione... ma vabbè... anche se, per inciso, noi abbiamo giocato al punto 1 (piazzale con la croce) e 3-4 (monastero)... e li più o meno eravamo abbastanza fedeli... dai...

mercoledì 1 agosto 2012

Ordini superiori

Frate Isaia Sprenger, detto "dei Corvi"

I nostri tornano a rapporto da frate Ardizzone, alla sera, per aggiornarlo dei fatti; l’indomani Firenze è invasa dai corvi, segno premonitore dell’imminente arrivo in città di frate Isaia Sprenger.. a questo punto Ardizzone sospende ogni indagine in attesa del famigerato inquisitore, grande esperto della Croce di Sangue.
All’alba del giorno seguente egli giunge in città con il suo seguito e dopo colloqui di rito e privati con l’Arcivescovo Paoli e Bastiano Ardizzone, finalmente si concede al gruppo e vuole essere portato sul luogo del delitto, per un lungo, dettagliato sopralluogo..
Poi, tornando da Ardizzone, i nostri informano Sprenger dei Corvi di tutti gli sviluppi delle indagini da loro portate avanti in questi giorni.
Ma l’inquisitore deve partire, probabile rotta verso Roma, al Consiglio Inquisitorio, per urgenze impellenti di vitale importanza.. e quindi i nostri rimangono in una situazione di stand by a Firenze.
Passano un paio di settimane, fra preghiere, colloqui con Ardizzone e allenamenti fisici..
Poi il vecchio frate comunica al gruppo di avere un incarico per loro; le indagini sulla Croce di Sangue per ora sono ferme ed in ogni caso le sta portando avanti Sprenger da Roma.. ma un nuovo problema incombe.. questa volta sulla Diocesi foggiana..
Ardizzone spiega nel dettaglio la questione.. un piccolo paese della provincia pugliese, San Filippo di Agira.. la venerazione di un eremita locale, un francescano, tale “Frate Santo”, probabilmente portata troppo oltre.. la gente lo considera capace di miracoli e divinazioni, lo considera in misura maggiore dei Vescovi e del Papa stesso.. ma accuse addirittura di cannibalismo coinvolgerebbero il religioso.. troppi misteri e incongruenze per non inviare un inquisitore ad amministrare giustizia, attraverso un Santo ed equo Tribunale Inquisitorio, per estirpare il male e riportare ogni divergenza sotto il controllo della Chiesa di Roma.
Il gruppo, quindi, nell’attesa, accetta questo incarico, conscio del fatto che Padre Bastiano avrà il delicato ruolo di presiedere il Tribunale Inquisitorio nel foggiano..
Si parte.. e si fa scalo, come prima tappa, alla Stazione Termini della Città Santa, Roma.
Qui, fra cantieri che rendono la stazione simile ad una gigantesca cattedrale, Bastiano viene repentinamente contattato da un giovane Sotium inviato dal Sommo Santarosa in persona, il quale comunica che il Grande Inquisitore desidera parlare urgentemente con padre Bastiano.
Egli dunque si distacca dal gruppo e va al cospetto del numero due del Sanctum Imperium: Santarosa comunica brevemente ma in maniera risoluta con Bastiano il quale, ossequiosamente, apprende la situazione e infine si congeda umilmente dal Sommo cardinale.
Bastiano riferisce al gruppo di aver ricevuto un nuovo incarico, o meglio, ordini superiori..
la missione di Foggia passa in secondo piano, Gregorio Santarosa esige che lui e i suoi si rechino al santuario de La Verna, in Toscana, per il recupero di una preziosa cassa, con sigillo papale e dell’inquisizione, contenente un prezioso oggetto che dovrà essere portato al Sommo Santarosa a Roma nel più breve tempo possibile, ne va delle sorti del Sanctum Imperium stesso.. o almeno così si dice..
La notizia getta il gruppo nello scompiglio.. pochi dettagli e confusi.. un inaspettato cambio di rotta.. una missione da interrompere ancor prima di cominciarla..
Inoltre Fra Fausto è molto preoccupato.. i suoi sogni.. il suo tormento.. il temibile Re Nero.. l’inquietante Scannatrice.. la cassa coi sigilli papali.. tutto torna.. il timore di un agguato.. o peggio..
Mentre Fratello Benigno è apertamente scettico e dubbioso e per sicurezza si reca, essendo a Roma, dal Gran Maestro Templare, Renato da Chianciano, per un lungo colloquio e per chiedere lumi in merito…
Giochi di potere.. Consigli.. decisioni.. votazioni.. cambi di rotta.. forse illeciti..
Dopo lunghi scambi di opinioni e di punti di vista, il gruppo decide dunque di partire e tornare in Toscana, direzione La Verna, per il recupero della misteriosa cassa sigillata, ma molti dubbi, di ogni genere, si addensano all’orizzonte di questa nuova, inaspettata, poco chiara e rischiosa impresa…

La Stazione Roma Termini in ristrutturazione

mercoledì 25 luglio 2012

Tracce di sangue

H. Pietro Tommolini

Il gruppo viaggia senza intoppi sino al capoluogo toscano, stazione di Santa Maria Novella.
Si dirigono subito allo Spedale degli Innocenti, sede del vecchio frate Ardizzone: l’inquisitore li riceve su una sedia a rotelle, malandato nel fisico, accudito e accompagnato da una sorella clarissa… ma la sua mente è lucida e convinta che le indagini debbano porre fine ai delitti e ai misteri della Croce di Sangue.
Ardizzone consiglia ai nostri due piste, la prima conduce da un giovane talentuoso giornalista fotografo dell’Osservatore di Santa Romana Chiesa, sede di Firenze, tale Dott. H. P. Tommolini, il quale ha scattato le prime foto nella stanza del delitto del Dott. Poggi, alla Biblioteca Nazionale, mentre la seconda pista potrebbe essere appunto visionare direttamente il luogo dove è stato brutalmente ucciso il nobile Rettore.
Prima si va all’Osservatore: qui, fra il fermento del giornale sia per il recente delitto, sia per i progressi della costruzione del Lux Venti (impianto eolico in costruzione che dovrebbe fornire una parvenza di energia elettrica alla città) accade un deplorevole alterco fra il Templare Benigno, forte del suo ruolo e il biondo Tommolini, particolarmente sprezzante, quasi isterico e visibilmente effeminato.
In pratica il fotografo concederà al gruppo di vedere le foto solo se gli porteranno un permesso scritto da parte del rettore dell’Osservatore, il frate gesuita e gran consigliere vescovile, padre Gabriele Tesse… l’ennesima scocciatura burocratica, insomma.
Nel frattempo, anche per calmare gli animi di Benigno, fra Fausto, che qui a Firenze praticamente gioca in casa, fa prima una visita al suo mentore, il Generale Gesuita Nero Degli Alfieri, col quale concorda a breve un sopralluogo congiunto sui luoghi del delitto; poi si reca umilmente alla porta di Padre Tesse, per chiedere il permesso per la visione delle foto.
Il Consigliere vescovile, con toni garbati e suadenti, fa intendere bene che nonostante sia una prassi che non dovrebbe autorizzare, concede benignamente il suo benestare in quanto confida che in futuro frate Ardizzone possa ricambiare il favore… e sigla di suo pugno una missiva per il fotografo dell’Osservatore.
Fratello Benigno si reca invece presso il famigerato Lux Venti, per indagare sui suoi recenti rapidi progressi di sviluppo e scopre con stupore che il principale merito andrebbe ad un nuovo ingegnere, romano, vecchia conoscenza del gruppo, il Dott. Ing. Mario Timperi; i due si incontrano e si salutano... Benigno non è interessato al passato (per la verità poco chiaro...) dell'Ing. ma gli chiede solamente di provare a riferire eventuali notizie di interesse per l'indagine di cui dovesse venire a conoscenza nei prossimi giorni...
Padre Bastiano, nel mentre, pensa bene di recarsi presso Palazzo Pitti, sede dell’Inquisizione fiorentina, per accertarsi se esitano o meno dei fascicoli aperti sul femmineo H. Pietro Tommolini, vera e propria spina nel fianco di quest’inizio d’indagine.
Dopo essersi nuovamente riuniti per un summit sugli ultimi eventi ed aver colloquiato ancora con padre Ardizzone, i nostri decidono di non servirsi delle fotografie e quindi di non usufruire del “favore” a caro prezzo di Padre Tesse, anche e soprattutto per non mettere in poi in obbligo e in difficoltà in futuro l’anziano mentore Ardizzone…
Si va quindi da Nero Degli Alfieri per il sopralluogo alla Biblioteca Nazionale: la stanza è stata ripulita, essendo avvenuto il delitto circa una settimana prima, ma alcuni segni risultano ancora ben visibili su muri e pavimento, tracce di sangue, di mani e piedi, che portano fuori e poi spariscono in strada… almeno in apparenza.
Ma Fra Fausto aguzza lo sguardo e nota, con orrore, altri segni simili su una parete verticale di un edificio vicino… la Scannatrice in fuga sembra essersi dunque arrampicata in verticale sino al tetto.
Continuando a seguire le tracce, da lassù Benigno scorge altri segni su un tetto antistante… la bestia ha fatto quindi un salto prodigioso… e la direzione sembra proseguire sempre verso Est, dove si trova la degradata zona dello Stadio e del Campo di Marte, poco fuori dalle mura cittadine.
I nostri quindi vogliono dirigersi proprio la, consapevoli dei pericoli: quel piccolo agglomerato di baracche è infatti quasi privo di leggi, in balia di ladri e accattoni di ogni risma, poveri derelitti, prostitute e assassini, ma si va.
L’odore di urina si fa più forte quanto più si giunge in prossimità del campo… una vecchia si attacca subito ai piedi di Benigno per elemosinare qualche spicciolo… poi altri 3 vecchi storpi… e poi giungono anche 5 giovani straccioni, robusti e risoluti, i quali chiedono subito scudi e cibo… i nostri non vogliono usare le maniere forti con questi derelitti e quindi la borsa di Bastiano sgancia qualche spicciolo (esborso che l’Inquisitore poi dovrà giustificare ai suoi superiori, o così almeno si lamenta…) e Benigno promette cibo e una vita migliore se la gente saprà collaborare debitamente ai fini dell’indagine.
Al campo si parla con molte persone… fino a che non si giunge ad una bimba che si dice abbia visto il diavolo l’altra notte.
La piccola, in lacrime, descrive in pratica a Benigno la probabile orribile fisionomia della Scannatrice… Benigno ringrazia e promette di portare la piccola in salvo a Firenze quanto prima.
Poi un paio di anziani raccontano che un uomo lamentava di aver addirittura ospitato il diavolo in casa sua.. e che sembra si sia visto persino un insolito carro funebre nei paraggi di casa sua; indicano infine la baracca di costui, tale Nedo Landi, un ubriacone della peggior specie.
Nedo non è in casa e nella sua baracca non si rinviene nulla di utile, a parte i segni della sosta di una carrozza nella sua stalla…
Chiedendo in giro il gruppo viene facilmente a sapere che l’ubriacone in questione, se non è in casa, di sicuro è all’osteria, la peggiore di tutta Firenze, al “Rosso del Ronchini” .
Quindi si torna tutti in città; Fratello Benigno, come promesso, porta la piccina al sicuro presso le clarisse di Ardizzone e contratta col vecchio frate un carico di viveri da destinare ai collaborativi ma indigenti abitanti del Campo di Marte.
Padre Bastiano e Fra Fausto invece vanno all’osteria in questione: l’inquisitore è subito colto dalla confusione e dai fumi del vino, perdendo lucidità, mentre il gesuita si mantiene fermo nell’intento di scovare Nedo Landi.. prima si interroga l’oste, Rosso Ronchini in persona, il quale spiega che il Landi, di solito senza il becco di uno scudo, questa volta si è presentato con ben 50 denari e ha pagato da bere a tutti i soliti avventori, rintanandosi nella cantina più lontana dall’ingresso, per bere avidamente il poco vino buono di quel lurido e sudicio vinaio…
Di conseguenza Fausto giunge al cospetto di Nedo, più ubriaco del solito, steso a terra vicino ad una botte, ormai in gatta triste, lacrime e biascicamenti sconnessi; egli soggiace alle domande del gesuita e racconta la sua versione più o meno chiaramente…
In sintesi egli è stato così ben pagato da un cocchiere di un carro nero per far dormire “il diavolo” nella sua stalla, dice… lo ha visto coi suoi occhi, un essere mostruoso… in tutto e per tutto simile alla Scannatrice, ne deduce fra Fausto… e gli ha pure rubato tutti i suoi bei coniglietti di allevamento, il maledetto.. ed ora Nedo festeggia tristemente, sperperando bevendo gli scudi che gli ha dato quel nero cocchiere per chissà quale orribile scopo… e piange amaramente la sua attuale condizione.. la sua disgrazia.. la sua miseria…

L'uscio della cantina "Rosso del Ronchini"

Nedo Landi



giovedì 12 luglio 2012

Risveglio dall'incubo


Il solo Benigno è cosciente, in una Tirivolo finalmente reale, tutta ruderi e prati, finalmente senza nebbia.. così da poter vedere le sembianze trasfigurate di Alessia, ora poco più che uno spirito trasparente.. la comunicazione tra i due avviene mentalmente.. gli altri sono tutti svenuti ed Ettore è morto.
Il templare di Frittole vede dunque lo spirito della bambina sparire per sempre, finalmente in pace…
Fratello Benigno soccorre poi al meglio delle sue capacità Bastiano e Fausto, malconci e meravigliati di essere ancora vivi.. si da l’estremo saluto, di inconsolabile commiato, al defunto compagno Ettore.. prima di farlo a pezzi e sottrargli ogni oggetto ritenuto utile o di qualche valore, ovviamente..
I tre superstiti si trascinano al loro carretto, portando con se anche alcuni oggetti del precedente gruppo formato dall’inquisitore Della Rosa e dai suoi uomini, oltre ai tre altri superstiti di Tirivolo: la madre Braccamorte (messa ai ceppi), l’Excubitores e frate Renzo (giudicati incolpevoli).
Il gruppo giunge senza intoppi a Catanzaro, dove relaziona al Vescovo l’accaduto, consegnando la madre di Alessia alla inclemente giustizia ecclesiastica…
Poi, come al solito, con più di un dubbio, si torna a casa, verso Rimini.
Qui trascorrono alcune settimane fra relazioni agli Ordini religiosi, preghiere, messe cantate, rosari e furiosi addestramenti, non sempre andati a buon fine..
Fra le altre cose un nuovo misterioso uomo si aggiunge al gruppo, tale Sergej Ivanovic Karpenko, un ex milite russo, da anni in Italia, un guerrigliero d’esperienza che, nel cuore di tutti, a fatica riuscirà a prendere il posto del compianto Ettore Zonzini da Santarcangelo di Romagna…
Fino a che il vulcanico Mons. Valentini non rimedia un ulteriore incarico ai nostri: si stratta di tornare in terra di Toscana, a Firenze.
Padre Ardizzone, ormai anziano e malato, Frate Sprenger Dei Corvi e Nero Degli Alfieri, Generale Gesuita, attendono l’arrivo dei nostri per indagare su l’ennesima misteriosa morte segnata dalla Croce di Sangue; infatti recentemente è stato trovato morto e orrendamente mutilato il Dott. Poggi, rettore della Biblioteca nazionale di Firenze, uomo da mesi vicino a Nero Degli Alfieri (mentore spirituale di Frate Fausto) per aiutarlo negli studi e nelle ricerche proprio sui delitti della Croce di Sangue, gesto, quindi, marcatamente delittuoso e intimidatorio, in tal senso…
Il gruppo parte, dunque, senza ulteriori indugi, verso il capoluogo toscano, pronto ad una nuova difficile indagine, non esente da rischi, vista l’inaudita brutalità dei delitti che caratterizzano sempre la comparsa della funesta Croce di Sangue…

mercoledì 4 luglio 2012

Alessia


I nostri sono ormai allo stremo delle forze; si curano con gli ultimi kit medici di Fra Fausto e del Zonzini.. fra l’altro non sempre le cure sortiscono gli effetti desiderati.. e Fratello Benigno ne paga amaramente le conseguenze, lamentando più dolori dopo le cure che prima..
Fausto, ormai costantemente preda di allucinazioni, vede la diabolica Mano materializzarsi nella nebbia, dietro la finestra di una baita diroccata; quindi sviene ma indica la Mano a Benigno e Bastiano, che corrono nell’edificio; intanto Ettore soccorre il Gesuita e poi entrambi, qualche minuto dopo, si uniscono agli altri.
Per l’ennesima volta la realtà muta in una parallela distorta.. si trovano in un lungo corridoio di legno dipinto di bianco, poi una porta, una stanza..
È la stanza di una bimba, tutta fatta di bel mobilio curato, di colore rosa – azzurro.. quella che tutti intuiscono essere l’ennesima proiezione della distorta mente di Alessia, probabilmente la sua parte, diciamo, positiva..
Questa bella bambina saluta il gruppo, ma è triste: infatti nella sua stanza c’è una piccola porticina nera dalla quale ogni tanto esce un’altra bambina, piccola, nera e molto cattiva che la terrorizza..
Alessia chiede ai suoi nuovi eroici amici in armatura di darle una mano e parlare con la bimba cattiva per dirle di smettere di farle paura, dare fastidio ai suoi amici e contornarsi di creature anch’esse brutte e paurose.. e mentre parla Alessia chiede a Benigno di avvicinarsi in quanto gli deve confidare una cosa all’orecchio…
I nostri, ormai senza scampo, accettano e senza tante strategie, malconci e con pochi pezzi di armatura ammaccati sparsi qua e la, entrano nella porticina..
Buio.. caldo.. fumo.. un lungo corridoio.. paura.. consapevolezza che l’orrore a breve li travolgerà..
Poi il corridoio si allarga enormemente.. tutti capiscono che non si può tornare indietro e mentre si discute sul da farsi, le torce illuminano a 6 m. l’appropinquarsi di un essere mostruoso, deforme, orribilmente formato dalla fusione di molteplici corpi umani bruciati..
Lo scontro è inevitabile e duro, sangue, spade, spari, morsi.. l’essere viene in fine fatto a pezzi, ma il prezzo pagato è alto.. ferite gravi.. e tutti sono al limite della loro vita.. ma si va avanti, nel buio..
Si scorge in lontananza un bagliore rossastro.. come l’ingresso in una specie di gigantesco forno incandescente.. nel dubbio Ettore, di comune accordo con gli altri, lancia una granata a casaccio, verso l’interno la stanza, tanto per aprirsi la strada.. ma causa stanchezza ferite e dolore, la sua mira è maldestra e la granata esplode in pratica solo all’ingresso della stanza.
In ogni caso i nostri entrano in quel nuovo incubo: qui li attendono altre due enormi creature deformi, dietro le quali si intravede un piccolo corpicino nero e carbonizzato, materializzazione della parte malvagia di Alessia: lo scontro è dei più funesti.. i nostri sono vittima dei mille inganni mentali della diabolica creatura.. orribili allucinazioni, continui brividi di terrore che impediscono di agire liberamente.. le ferite dei due deformi seguaci.. le ustioni causate a piacimento dalla stessa Alessia.. un calvario.. un inferno.. e così cadono a terra, perdendo i sensi, prima Padre Bastiano e poi Fra Fausto.. ma anche le due funeste creature di Alessia sono state neutralizzate.
Ma lo scontro continua.. ora sono la piccola, ormai ridotta ad un cumulo di cenere, contro Ettore e Benigno: il Cacciatore subisce un’ustione mortale a collo e testa, abbandonando per sempre il mondo dei vivi.. mentre Benigno, sebbene anche lui ormai agli sgoccioli, ustionato e devastato anima e corpo, riesce probabilmente nell’ultimo suo colpo a disposizione, ad estinguere per sempre la diabolica creatura, prima di accasciarsi a terra anch’egli, cosciente ma esausto…
Poi un attimo di oblio.. tutto cambia e il gruppo si ritrova nella realtà, fra le baracche di Tirivolo..
Ettore è morto ustionato, con la testa carbonizzata.. Fausto e Bastiano sono svenuti e ad un passo dalla morte.. il solo Fratello Benigno è ancora leggermente cosciente, seppur provatissimo ed incapace di muoversi da terra…

mercoledì 27 giugno 2012

Minosse, il Parroco

Orrori nella nebbia...

L’uomo in chiesa dice di chiamarsi Renzo e dopo lo stupore e la strana diffidenza iniziale racconta parte della storia che serve ai nostri per comprendere quanto accaduto a Tirivolo qualche mese prima: tutto ora qui è in balia della mente malata e furiosa di Alessia, una bambina undicenne morta mesi fa in paese.
A Tirivolo infatti, dopo il Giudizio, la situazione era difficile, fra la fame, i postumi della guerra, i Morti e tutto il resto.
All’inizio degli anni ’50 giunse in paese un parroco, Don Vittorio Rava; costui, insieme ad un manipolo di pochi Excubitores, si adoperò molto per migliorare la condizione del villaggio… ma instaurò anche il culto segreto ed eretico di cui era uno dei Gran Sacerdoti, i Braccamorte.
Tutto il paese, in virtù della sua influenza, si unì, inconsapevolmente, al culto.
E cosi si perpetrarono molti rituali, sacrifici umani in onore della Morte.. dolore, sofferenza.. ma nessuno sortì gli effetti voluti da Padre Rava, anche detto, negli ambienti del culto, Gran Sacerdote Minosse.
Quindi egli pensò, in combutta con la sua folle amante Dalia, di tentare un ultimo e più crudele sacrificio: la piccola figlia di Dalia, Alessia, odiata in quanto frutto di violenze subite da un soldato americano, a sua volta ucciso da Minosse.
La piccola innocente, undicenne, fu portata in chiesa e con l’inganno, fu posta su una grottesca sorta di graticola rituale, che ne abbrustoliva lentamente le carni, in un lentissimo supplizio.
Accortisi però che, anche dopo ore, nemmeno tutto questo dolore riusciva a ridestare la Nera Signora, Dalia decise che la sofferenza di Alessia era stata sufficiente ed ordinò ad un giovane Excubitores, Gerolamo, di darle il colpo di grazia.
Il ragazzo però, inorridito ed impietosito da quanto visto sin ora, tentò di portare in salvo la piccola, ormai ridotta ad un corpo carbonizzato ed agonizzante, dirigendosi verso la locale Misericordia.
Qui diede Alessia in custodia a un francescano, Padre Renzo Fante, il quale fece il possibile per salvare la bimba, ma dopo qualche ora purtroppo Alessia spirò… e qui inizia l’incubo per Tirivolo.
Nessuno ha capito bene come.. ma la piccina deve essersi istantaneamente Risvegliata in un essere dai poteri sovrumani… un demone.. o quasi.. capace di portare tutto e tutti in una sorta di dimensione parallela, frutto del dolore subito, in balia della mente bramosa di vendetta della ex bambina innocente, ora atroce anima vendicatrice.
Furono lasciati come in un limbo, nella nebbia, solo tre persone, a vivere questa sorta di non vita: la madre Dalia, l’Excubitores Gerolamo e il frate Renzo.
Tutti gli altri abitanti furono preda della furia della mente di Alessia: i loro corpi furono deformati, divisi e rimescolati a caso, creando esseri orribili, da incubo, Morti deformi e famelici.
In particolare ella si accanì contro Minosse, creando il Morto più orribile di tutti, una sorta di obeso e grottesco prete che al posto della testa ha una sorta di vulva dentata, con tentacoli e gigantesche mani artigliate… questo essere è chiamato appunto “Il Parroco”…
Questo è il racconto di Padre Renzo, il quale sparisce in una nuvola di nebbia e fuliggine poco dopo aver narrato la sua storia…
I nostri capiscono di essere in balia dei poteri blasfemi di Alessia… e Fratello Benigno sente in qualche modo che prima di arrivare a capo della situazione ognuno dovrà fronteggiare le sue recondite paure…
E così, dopo essersi curati il meglio possibile grazie alle erbe di Fra Fausto, i nostri entrano in un edificio a casaccio, certi che l’aspetto esteriore non ha più nessun significato..
Ed infatti la stanza si trasforma e ognuno rigirandosi, si ritrova solo, al cospetto di esseri incredibili, scaturiti dalla fuliggine, dalle catene, dalle fiamme, dal sangue della stanza…
Il Gesuita Fausto vede il suo Re Nero, vede San Paolo.. la Diabolica Mano che spesso lo tormenta nel sonno… e tenta anche un difficile dialogo mentale con la stessa Alessia…
Fratello Benigno vede gambe di donna, intimità.. seni nudi, sangue.. Maschere demoniache, feti deformi… ma si rifugia nella fede.. e soprattutto nel suo spadone templare.
L’Inquisitore Bastiano vede sua madre… di spalle.. ma quando ella si volta verso di lui il suo volto lo sconvolge.. e nei suoi occhi vede riflesse immagini apocalittiche.. il sommo Santarosa messo ai ceppi e giustiziato da spietati Templari.. il Papa arso vivo.. Frate Usteboge che domina il paese…
Ettore Zonzini invece si trova di fronte un essere simile alla Scannatrice, suo incubo, ma con il volto simile a quello di una vecchia megera…ogni volta che incrocia quegli occhi vede una moltitudine di Santi, poi spettri.. e sangue.. la Croce di Sangue…
Poi l’oblio coglie tutti.. e ci si ritrova fuori, sempre nella nebbia.
Ognuno in qualche modo ha affrontato le paure.. ognuno ne è rimasto ferito nel corpo e nell’anima… ed Ettore ha pure un profondo taglio sul collo.. che Fausto tenta di stabilizzare, riuscendoci.
Nella chiesetta i nostri incontrano l’Excubitores Gerolamo, il quale, raccontando la sua versione dei fatti, difende Alessia al di la di quel che poi è diventata, accusando invece Padre Rava e i suoi Braccamorte.
Successivamente il gruppo, stremato, tenta di riposare, ma la quiete è rotta dal rumore di un Requiem che si accende da qualche parte nella nebbia: Benigno si barda alla meglio, utilizzando d’ora in poi, alla bisogna, l’elmo e la cotta di maglia di Padre Bastiano, il quale con riluttanza accetta questa scelta…
Bastiano in ogni caso è da un lato soddisfatto nel vedere il ribelle templare con indosso vessilli della Santa Inquisizione.. ma dall’altro è profondamente scosso a causa della sparizione dei suoi Conversi, probabilmente caduti vittime degli incubi creati dalla mente di Alessia.
In ogni caso il gruppo si accinge ad affrontare la nuova minaccia: sbuca infatti dalla nebbia l’inquietante figura di un Morto, con una consunta tonaca da Gesuita, che brandisce un Requiem in pessimo stato.. probabilmente è il cadavere Risvegliato del povero Padre Eugenio da Salerno…
Il combattimento è cruento, anche perché i danni inflitti dal Requiem del Morto sono devastanti.. Benigno si salva grazie all’elmo e alla cotta di Bastiano.. l’Inquisitore invece, per malasorte, riceve un funesto colpo di Requiem alla nuca, ora senza protezioni, che lo porta ad un passo dal decesso.
Ma alla fine il Morto viene debellato.
Le cure di Fra Fausto sono sempre più necessarie.. ed il gesuita inizia ormai a temere di non averne abbastanza con se…
Alla chiesa si incontra poi Dalia, la crudele sacerdotessa dei Braccamorte, madre di Alessia: costei è di nero vestita e suscita odio ma anche un certo fascino perverso… soprattutto nella mente di Padre Bastiano.. il quale, forse a causa delle gravi ferite, pensa ancora alla bella Olimpia, cacciatrice dell’Odescalchi, sfuggita alla sua offerta faraonica di lavoro come segretaria “particolare” del suo fido Notaio Mantelloni…
In ogni caso anche Dalia, dopo poche parole, scompare in una nuvola di fuliggine…
Ora i nostri sanno che probabilmente la prossima prova sarà affrontare il temibile Minosse, amante di Dalia, qui detto “Il Parroco”, dopo la trasformazione mostruosa patita a causa dei poteri del demone Alessia…
E così, entrando nell’ennesima baita casuale, il gruppo, stavolta unito, si ritrova in un lungo e buio corridoio; al termine un massiccio portone, simile a quello di una cattedrale.
Benigno, furioso, lo sfonda e si prepara alla battaglia, che sente imminente…
Infatti, all’interno, ci si ritrova in una enorme cattedrale fiammeggiante..e dietro l’altare l’orribile e gigantesco Parroco.. palesemente osceno.. incredibilmente veloce.. assolutamente brutale.. ovviamente feroce..
Lo scontro è lungo e periglioso: Ettore scaglia le sue potenti granate, Fausto prega e fiamme piovono dal cielo, Benigno mena fendenti… uno dei quali, nella foga, invece di colpire l’obeso Parroco, si scaglia contro la gamba di Bastiano, erroneamente, causando l’ennesimo crollo dell’Inquisitore, in un lago di sangue, nuovamente ad un passo dalla morte, ormai martoriato nel corpo e nello spirito..
Ma dopo altre granate, fendenti e fiamme, alla fine, anche questa atroce creatura partorita dalla mente di Alessia viene resa innocua e fatta a pezzi.
Ed ora, in tutti c’è la consapevolezza che il prossimo incontro, probabilmente risolutore, sarà con la stessa piccola Alessia…

mercoledì 20 giugno 2012

Tirivolo

La nebbia...

La creatura...

I nostri ottengono molte informazioni dai rispettivi ordini e maestri… e alla fine si parte per Catanzaro, base di partenza il locale vescovado, per poi cercare le risposte ai misteri (o presunti tali…) di Tirivolo, sperduto paesino della Sila nel quale sembra stiano accadendo oscuri avvenimenti e inquietanti morti, oltre che sparizioni.
Il gruppo, fra le altre cose, discute anche sulla possibilità di trovare in quelle regioni la forte e quasi certa presenza di una setta eretica nota col nome di Braccamorte, sorta di seguaci della defunta Suor Patrizia da Lodi, blasfemi ricercatori dell’angelo della morte, fautori di rituali che non sempre finiscono nel migliore dei modi, come forse è accaduto a Tirivolo…
Il paese però, come già preannunciato, sembra non farsi trovare: sotto la guida di Fratello Benigno i nostri esplorano la zona, si spingono fino a Taverna, ultimo paesino abitato e poi in un paio d’ore il loro carretto dovrebbe arrivare a destinazione.. ma non è così.
Si trovano in una vallata piena di mucche… eppure la strada sembra giusta… ma Fra Fausto, fra un rosario e l’altro, dice che secondo lui qualcosa li sta influenzando.. facendo sbagliare strada… mentendo ai loro sensi.. e infatti anche tentando di tornare a Taverna, il gruppo sbaglia strada nuovamente e si ritrova nei pressi di un ruscello.
Ora è palese che qualcosa non va: che sia un’entità sovrannaturale o altro non si sa ma la situazione è molto strana e stressante.. si attende e ci si aspetta il peggio…
Come se non bastasse nel giro di pochi minuti si passa dal sole dell’una di pomeriggio al crepuscolo… inspiegabile… poi arriva la nebbia.. una fitta pioggia… si perde ancor più l’orientamento, salgono altri dubbi.. si fa strada la paura di essere ormai in balia di questa situazione paradossale, senza possibilità di scegliere…
I nostri si stringono l’un l’altro… la nebbia sale.. ad un certo punto ognuno si accorge di essere solo.
Ognuno vede sbucare dalla nebbia davanti a se una scena terrificante legata al proprio trascorso, alle proprie recondite paure… poi il torpore.. una voce flebile sussurra all’orecchio di Fausto “Salvami…”.. e poi l’oblio, seguito da un brusco risveglio: i nostri sono ancora interi, vivi e stesi a terra in prossimità di un vetusto e deteriorato cartello segnaletico che indica “Tirivolo”.
Incredibilmente giunti a destinazione si nota subito la mura di cinta, distrutta in più punti: il paesino è composta da una dozzina di piccole baite, di legno o di pietra oltre ad una piccola chiesetta, il tutto in palese stato di incuria e abbandono.
La nebbia è ancora presente ma meno fitta e piove ancora.
Benigno guida il gruppo subito d’istinto verso la chiesetta: nulla da segnalare… ma all’uscita tutto sembra diverso…
La nebbia è ora fittissima ed inoltre si respira fumo, come si rilevasse la presenza di un rogo.. e cade pioggia e fuliggine dal cielo nero.
I nostri sono tesi e si aspettano ogni male.. inoltre i conversi di Padre Bastiano sono letteralmente terrorizzati e implorano la benedizione del loro mentore, timorosi per la loro vita e la loro anima…
In questo clima si decide di esplorare cautamente una delle baite: l’ingresso equivale ad entrare in un incubo.
Ognuno si ritrova nuovamente solo e la baita si rivela foriera di terrore: le 4 pareti sono come formate da catene incandescenti e fumanti, mentre il soffitto e pavimento sembrano cosparsi di sangue.. il tutto in un caldo infernale.. come se non bastasse ognuno vede fuoriuscire da quella oscena stanza una creatura incredibile e mostruosa, formata da più corpi fusi assieme, corpi orribili e deformi, una minaccia per il corpo e per lo spirito.
Ognuno si trova ad affrontare uno di questi esseri separatamente… ognuno subisce la forza bruta della creatura.. ferite profonde… ma alla fine tutti, in un modo o nell’altro, chi con la spada, chi con i proiettili, chi con il fuoco della fede, tutti riescono ad uscire vivi dal massacrante scontro.
Ennesimo attimo di oblio… poi tutti si ritrovano stesi in terra fuori dall’uscio della baita, tutto ora sembra tornato alla normalità.. solo nebbia, fumo, fuliggine.. e allora i nostri si scambiano impressioni e timori.. e Benigno pensa di guidare tutti nuovamente alla chiesetta.
Qui ora incredibilmente si trova un uomo, apparentemente normale, sorpreso quanto il gruppo, a quanto pare, dell’inatteso incontro…

La chiesetta...

Le baite...

mercoledì 6 giugno 2012

Nel dubbio, si va a Roma

Roma...

I
l gruppo ha deciso: nel dubbio, si va a Roma.
Partono quindi dalla Tenuta Odescalchi, di buona lena, due carretti: uno con i nostri, ad eccezione di Fratello Benigno, che galoppa da solo avanti a tutti per giungere in anticipo a Bracciano, l’altro con gli uomini dell’Odescalchi, il quale invece galoppa privatamente nei pressi dei due carretti.
Dopo qualche scontro con sparuti gruppi di Morti, si giunge a destinazione; Benigno ha già preso molti contatti, arrivando almeno mezz’ora prima degli altri, accordandosi per un vagone treno a disposizione entro un paio d’ore, per giungere a Roma.
Ma la breve sosta a Bracciano non si rivela semplice: il borgo, infatti, è colto da un attacco portato da una moltitudine di Simplex.. fra i quali pure un paio di Atrox, i quali riescono a scavalcare le mura, irrompere in città e portare non poco scompiglio, uccidendo alcuni fra Excubitores e Conversi di Bastiano (poi Risvegliatisi…)…e ferendo gravemente lo stesso Inquisitore, con un devastante e infetto morso.
Ma alla fine il gruppo riesce a ristabilizzare l’ordine: lasciato Odescalchi e i suoi al sicuro nel borgo, ora la priorità è partire per Roma, portare via il blasfemo libro del Bianco e del Nero e curare il moribondo Bastiano, fra l’altro oggetto di pratiche di primo soccorso da parte di Fra Fausto, rivelatesi poi errate, infruttuose e anzi, anche dannose…
Inoltre, poco dopo lo scontro coi Morti, Fausto si fa scappare il prigioniero Ivano, poi prontamente crivellato di colpi mortali da Ettore.
Quindi si parte… e si arriva alla Città Eterna: qui il Sanctum Imperium si esprime ai suoi massimi livelli, ovunque si vedono frati, preti, templari inquisitori, chiese, cappelle…
Padre Bastiano viene ricoverato d’urgenza alla Misericordia istituita presso l’Ordine dei Frati Predicatori Domenicani di Roma (devoti a Santa Caterina da Siena), al Convento di Santa Maria del Rosario.
Benigno invece, custode, per altro, di tutti i libri rinvenuti alla villa Odescalchi, si reca presso la Basilica di Sant’Eustachio, sede romana dei Cavalieri del Tempio: qui colloquia a lungo con i suoi colleghi romani e ha l’onore di un breve scambio di battute anche con il Gran Maestro dell’Ordine, il grande Renato Da Chianciano.
Fausto si reca presso l’Oratorio di San Saba, convento gesuita: qui si diletta nello scrivere lettere al suo mentore toscano, il Generale Nero Degli Alfieri, poi passa il suo tempo a rincorrere informazioni in giro per la capitale, relativamente a Padre Sprenger Dei Corvi, la Croce di Sangue e le Scannatrici, evidentemente temendo il peggio una volta fuori Roma…
Ettore si reca invece in una tipica trattoria locale, la locanda “Da Giggi” a Trastevere, ove trascorre gran parte del suo tempo immerso in un clima tipicamente romanesco-borgataro… a riposare, oziare, bere, mangiare, ecc.
Passano i giorni… della temuta e annunciata Scannatrice neanche l’ombra, forse Roma è fuori portata anche per lei ed il suo fantomatico Re Nero..
Bastiano deve poi rendere conto del suo operato a tale Padre Giacobbe, un Inquisitore che lo ha contattato alla Misericordia domenicana: a questo frate il nostro consegna anche il malloppo di libri rinvenuti dall’Odescalchi, spiegando l’accaduto.
Il Giacobbe piglia tutto e dice di dover fare esaminare accuratamente i testi rinvenuti: qualche giorno dopo però egli torna e chiede spiegazioni in quanto pare che il nominato libro Del Bianco e Del Nero non sia presente.. c’è solo un libro falso, fatto di un’accozzaglia di fogli di riviste e giornali messi insieme.
Ma sino a Roma il libro era nelle mani dei nostri… ora.. che fine ha fatto..? i dubbi sono molti.. e qualcuno palesemente non dice la verità.. potrebbe essere stato preso dai templari.. ipotesi improbabile… oppure rubato fortuitamente in giro per Roma.. mah.. oppure trafugato da Padre Giacobbe.. molto strano.. quindi non si sa bene come.. ma i nostri hanno perso l’ennesimo libro.. o almeno così pare.
In ogni caso l’indagine è chiusa.. anche se con più di un incognita, a questo punto.
Si torna quindi a Rimini…
Si aggiornano le autorità sui fatti laziali.. passano le settimane.. ci si addestra, si studia, si scrivono lettere…
Fino a che il Vescovo Valentini non chiama all’adunata nuovamente: c’è una nuova missione in quel del sud Italia.. in un paesino chiamato Tirivolo, fra Cosenza e Catanzaro… pare che qui accadano cose orribili e misteriose… un Inquisitore, Padre Francesco Della Rosa, è già stato inviato dal Vescovo di Catanzaro, Mons. Bertolini, ma pare non abbia mai fatto ritorno…poi una squadra di Excubitores, è andata alla ricerca di Padre Della Rosa.. ma non hanno nemmeno trovato il paese di Tirivolo, come scomparso dalla faccia della terra… cose assurde e inspiegabili dunque.. che dovranno essere invece ben spiegate dal gruppo, nella prossima missione.