Campagna di Sine Requie Anno XIII nel Sanctum Imperium (e non solo) conclusa...
...ma di tanto in tanto si ritorna indietro...

giovedì 12 luglio 2012

Risveglio dall'incubo


Il solo Benigno è cosciente, in una Tirivolo finalmente reale, tutta ruderi e prati, finalmente senza nebbia.. così da poter vedere le sembianze trasfigurate di Alessia, ora poco più che uno spirito trasparente.. la comunicazione tra i due avviene mentalmente.. gli altri sono tutti svenuti ed Ettore è morto.
Il templare di Frittole vede dunque lo spirito della bambina sparire per sempre, finalmente in pace…
Fratello Benigno soccorre poi al meglio delle sue capacità Bastiano e Fausto, malconci e meravigliati di essere ancora vivi.. si da l’estremo saluto, di inconsolabile commiato, al defunto compagno Ettore.. prima di farlo a pezzi e sottrargli ogni oggetto ritenuto utile o di qualche valore, ovviamente..
I tre superstiti si trascinano al loro carretto, portando con se anche alcuni oggetti del precedente gruppo formato dall’inquisitore Della Rosa e dai suoi uomini, oltre ai tre altri superstiti di Tirivolo: la madre Braccamorte (messa ai ceppi), l’Excubitores e frate Renzo (giudicati incolpevoli).
Il gruppo giunge senza intoppi a Catanzaro, dove relaziona al Vescovo l’accaduto, consegnando la madre di Alessia alla inclemente giustizia ecclesiastica…
Poi, come al solito, con più di un dubbio, si torna a casa, verso Rimini.
Qui trascorrono alcune settimane fra relazioni agli Ordini religiosi, preghiere, messe cantate, rosari e furiosi addestramenti, non sempre andati a buon fine..
Fra le altre cose un nuovo misterioso uomo si aggiunge al gruppo, tale Sergej Ivanovic Karpenko, un ex milite russo, da anni in Italia, un guerrigliero d’esperienza che, nel cuore di tutti, a fatica riuscirà a prendere il posto del compianto Ettore Zonzini da Santarcangelo di Romagna…
Fino a che il vulcanico Mons. Valentini non rimedia un ulteriore incarico ai nostri: si stratta di tornare in terra di Toscana, a Firenze.
Padre Ardizzone, ormai anziano e malato, Frate Sprenger Dei Corvi e Nero Degli Alfieri, Generale Gesuita, attendono l’arrivo dei nostri per indagare su l’ennesima misteriosa morte segnata dalla Croce di Sangue; infatti recentemente è stato trovato morto e orrendamente mutilato il Dott. Poggi, rettore della Biblioteca nazionale di Firenze, uomo da mesi vicino a Nero Degli Alfieri (mentore spirituale di Frate Fausto) per aiutarlo negli studi e nelle ricerche proprio sui delitti della Croce di Sangue, gesto, quindi, marcatamente delittuoso e intimidatorio, in tal senso…
Il gruppo parte, dunque, senza ulteriori indugi, verso il capoluogo toscano, pronto ad una nuova difficile indagine, non esente da rischi, vista l’inaudita brutalità dei delitti che caratterizzano sempre la comparsa della funesta Croce di Sangue…

mercoledì 4 luglio 2012

Alessia


I nostri sono ormai allo stremo delle forze; si curano con gli ultimi kit medici di Fra Fausto e del Zonzini.. fra l’altro non sempre le cure sortiscono gli effetti desiderati.. e Fratello Benigno ne paga amaramente le conseguenze, lamentando più dolori dopo le cure che prima..
Fausto, ormai costantemente preda di allucinazioni, vede la diabolica Mano materializzarsi nella nebbia, dietro la finestra di una baita diroccata; quindi sviene ma indica la Mano a Benigno e Bastiano, che corrono nell’edificio; intanto Ettore soccorre il Gesuita e poi entrambi, qualche minuto dopo, si uniscono agli altri.
Per l’ennesima volta la realtà muta in una parallela distorta.. si trovano in un lungo corridoio di legno dipinto di bianco, poi una porta, una stanza..
È la stanza di una bimba, tutta fatta di bel mobilio curato, di colore rosa – azzurro.. quella che tutti intuiscono essere l’ennesima proiezione della distorta mente di Alessia, probabilmente la sua parte, diciamo, positiva..
Questa bella bambina saluta il gruppo, ma è triste: infatti nella sua stanza c’è una piccola porticina nera dalla quale ogni tanto esce un’altra bambina, piccola, nera e molto cattiva che la terrorizza..
Alessia chiede ai suoi nuovi eroici amici in armatura di darle una mano e parlare con la bimba cattiva per dirle di smettere di farle paura, dare fastidio ai suoi amici e contornarsi di creature anch’esse brutte e paurose.. e mentre parla Alessia chiede a Benigno di avvicinarsi in quanto gli deve confidare una cosa all’orecchio…
I nostri, ormai senza scampo, accettano e senza tante strategie, malconci e con pochi pezzi di armatura ammaccati sparsi qua e la, entrano nella porticina..
Buio.. caldo.. fumo.. un lungo corridoio.. paura.. consapevolezza che l’orrore a breve li travolgerà..
Poi il corridoio si allarga enormemente.. tutti capiscono che non si può tornare indietro e mentre si discute sul da farsi, le torce illuminano a 6 m. l’appropinquarsi di un essere mostruoso, deforme, orribilmente formato dalla fusione di molteplici corpi umani bruciati..
Lo scontro è inevitabile e duro, sangue, spade, spari, morsi.. l’essere viene in fine fatto a pezzi, ma il prezzo pagato è alto.. ferite gravi.. e tutti sono al limite della loro vita.. ma si va avanti, nel buio..
Si scorge in lontananza un bagliore rossastro.. come l’ingresso in una specie di gigantesco forno incandescente.. nel dubbio Ettore, di comune accordo con gli altri, lancia una granata a casaccio, verso l’interno la stanza, tanto per aprirsi la strada.. ma causa stanchezza ferite e dolore, la sua mira è maldestra e la granata esplode in pratica solo all’ingresso della stanza.
In ogni caso i nostri entrano in quel nuovo incubo: qui li attendono altre due enormi creature deformi, dietro le quali si intravede un piccolo corpicino nero e carbonizzato, materializzazione della parte malvagia di Alessia: lo scontro è dei più funesti.. i nostri sono vittima dei mille inganni mentali della diabolica creatura.. orribili allucinazioni, continui brividi di terrore che impediscono di agire liberamente.. le ferite dei due deformi seguaci.. le ustioni causate a piacimento dalla stessa Alessia.. un calvario.. un inferno.. e così cadono a terra, perdendo i sensi, prima Padre Bastiano e poi Fra Fausto.. ma anche le due funeste creature di Alessia sono state neutralizzate.
Ma lo scontro continua.. ora sono la piccola, ormai ridotta ad un cumulo di cenere, contro Ettore e Benigno: il Cacciatore subisce un’ustione mortale a collo e testa, abbandonando per sempre il mondo dei vivi.. mentre Benigno, sebbene anche lui ormai agli sgoccioli, ustionato e devastato anima e corpo, riesce probabilmente nell’ultimo suo colpo a disposizione, ad estinguere per sempre la diabolica creatura, prima di accasciarsi a terra anch’egli, cosciente ma esausto…
Poi un attimo di oblio.. tutto cambia e il gruppo si ritrova nella realtà, fra le baracche di Tirivolo..
Ettore è morto ustionato, con la testa carbonizzata.. Fausto e Bastiano sono svenuti e ad un passo dalla morte.. il solo Fratello Benigno è ancora leggermente cosciente, seppur provatissimo ed incapace di muoversi da terra…

mercoledì 27 giugno 2012

Minosse, il Parroco

Orrori nella nebbia...

L’uomo in chiesa dice di chiamarsi Renzo e dopo lo stupore e la strana diffidenza iniziale racconta parte della storia che serve ai nostri per comprendere quanto accaduto a Tirivolo qualche mese prima: tutto ora qui è in balia della mente malata e furiosa di Alessia, una bambina undicenne morta mesi fa in paese.
A Tirivolo infatti, dopo il Giudizio, la situazione era difficile, fra la fame, i postumi della guerra, i Morti e tutto il resto.
All’inizio degli anni ’50 giunse in paese un parroco, Don Vittorio Rava; costui, insieme ad un manipolo di pochi Excubitores, si adoperò molto per migliorare la condizione del villaggio… ma instaurò anche il culto segreto ed eretico di cui era uno dei Gran Sacerdoti, i Braccamorte.
Tutto il paese, in virtù della sua influenza, si unì, inconsapevolmente, al culto.
E cosi si perpetrarono molti rituali, sacrifici umani in onore della Morte.. dolore, sofferenza.. ma nessuno sortì gli effetti voluti da Padre Rava, anche detto, negli ambienti del culto, Gran Sacerdote Minosse.
Quindi egli pensò, in combutta con la sua folle amante Dalia, di tentare un ultimo e più crudele sacrificio: la piccola figlia di Dalia, Alessia, odiata in quanto frutto di violenze subite da un soldato americano, a sua volta ucciso da Minosse.
La piccola innocente, undicenne, fu portata in chiesa e con l’inganno, fu posta su una grottesca sorta di graticola rituale, che ne abbrustoliva lentamente le carni, in un lentissimo supplizio.
Accortisi però che, anche dopo ore, nemmeno tutto questo dolore riusciva a ridestare la Nera Signora, Dalia decise che la sofferenza di Alessia era stata sufficiente ed ordinò ad un giovane Excubitores, Gerolamo, di darle il colpo di grazia.
Il ragazzo però, inorridito ed impietosito da quanto visto sin ora, tentò di portare in salvo la piccola, ormai ridotta ad un corpo carbonizzato ed agonizzante, dirigendosi verso la locale Misericordia.
Qui diede Alessia in custodia a un francescano, Padre Renzo Fante, il quale fece il possibile per salvare la bimba, ma dopo qualche ora purtroppo Alessia spirò… e qui inizia l’incubo per Tirivolo.
Nessuno ha capito bene come.. ma la piccina deve essersi istantaneamente Risvegliata in un essere dai poteri sovrumani… un demone.. o quasi.. capace di portare tutto e tutti in una sorta di dimensione parallela, frutto del dolore subito, in balia della mente bramosa di vendetta della ex bambina innocente, ora atroce anima vendicatrice.
Furono lasciati come in un limbo, nella nebbia, solo tre persone, a vivere questa sorta di non vita: la madre Dalia, l’Excubitores Gerolamo e il frate Renzo.
Tutti gli altri abitanti furono preda della furia della mente di Alessia: i loro corpi furono deformati, divisi e rimescolati a caso, creando esseri orribili, da incubo, Morti deformi e famelici.
In particolare ella si accanì contro Minosse, creando il Morto più orribile di tutti, una sorta di obeso e grottesco prete che al posto della testa ha una sorta di vulva dentata, con tentacoli e gigantesche mani artigliate… questo essere è chiamato appunto “Il Parroco”…
Questo è il racconto di Padre Renzo, il quale sparisce in una nuvola di nebbia e fuliggine poco dopo aver narrato la sua storia…
I nostri capiscono di essere in balia dei poteri blasfemi di Alessia… e Fratello Benigno sente in qualche modo che prima di arrivare a capo della situazione ognuno dovrà fronteggiare le sue recondite paure…
E così, dopo essersi curati il meglio possibile grazie alle erbe di Fra Fausto, i nostri entrano in un edificio a casaccio, certi che l’aspetto esteriore non ha più nessun significato..
Ed infatti la stanza si trasforma e ognuno rigirandosi, si ritrova solo, al cospetto di esseri incredibili, scaturiti dalla fuliggine, dalle catene, dalle fiamme, dal sangue della stanza…
Il Gesuita Fausto vede il suo Re Nero, vede San Paolo.. la Diabolica Mano che spesso lo tormenta nel sonno… e tenta anche un difficile dialogo mentale con la stessa Alessia…
Fratello Benigno vede gambe di donna, intimità.. seni nudi, sangue.. Maschere demoniache, feti deformi… ma si rifugia nella fede.. e soprattutto nel suo spadone templare.
L’Inquisitore Bastiano vede sua madre… di spalle.. ma quando ella si volta verso di lui il suo volto lo sconvolge.. e nei suoi occhi vede riflesse immagini apocalittiche.. il sommo Santarosa messo ai ceppi e giustiziato da spietati Templari.. il Papa arso vivo.. Frate Usteboge che domina il paese…
Ettore Zonzini invece si trova di fronte un essere simile alla Scannatrice, suo incubo, ma con il volto simile a quello di una vecchia megera…ogni volta che incrocia quegli occhi vede una moltitudine di Santi, poi spettri.. e sangue.. la Croce di Sangue…
Poi l’oblio coglie tutti.. e ci si ritrova fuori, sempre nella nebbia.
Ognuno in qualche modo ha affrontato le paure.. ognuno ne è rimasto ferito nel corpo e nell’anima… ed Ettore ha pure un profondo taglio sul collo.. che Fausto tenta di stabilizzare, riuscendoci.
Nella chiesetta i nostri incontrano l’Excubitores Gerolamo, il quale, raccontando la sua versione dei fatti, difende Alessia al di la di quel che poi è diventata, accusando invece Padre Rava e i suoi Braccamorte.
Successivamente il gruppo, stremato, tenta di riposare, ma la quiete è rotta dal rumore di un Requiem che si accende da qualche parte nella nebbia: Benigno si barda alla meglio, utilizzando d’ora in poi, alla bisogna, l’elmo e la cotta di maglia di Padre Bastiano, il quale con riluttanza accetta questa scelta…
Bastiano in ogni caso è da un lato soddisfatto nel vedere il ribelle templare con indosso vessilli della Santa Inquisizione.. ma dall’altro è profondamente scosso a causa della sparizione dei suoi Conversi, probabilmente caduti vittime degli incubi creati dalla mente di Alessia.
In ogni caso il gruppo si accinge ad affrontare la nuova minaccia: sbuca infatti dalla nebbia l’inquietante figura di un Morto, con una consunta tonaca da Gesuita, che brandisce un Requiem in pessimo stato.. probabilmente è il cadavere Risvegliato del povero Padre Eugenio da Salerno…
Il combattimento è cruento, anche perché i danni inflitti dal Requiem del Morto sono devastanti.. Benigno si salva grazie all’elmo e alla cotta di Bastiano.. l’Inquisitore invece, per malasorte, riceve un funesto colpo di Requiem alla nuca, ora senza protezioni, che lo porta ad un passo dal decesso.
Ma alla fine il Morto viene debellato.
Le cure di Fra Fausto sono sempre più necessarie.. ed il gesuita inizia ormai a temere di non averne abbastanza con se…
Alla chiesa si incontra poi Dalia, la crudele sacerdotessa dei Braccamorte, madre di Alessia: costei è di nero vestita e suscita odio ma anche un certo fascino perverso… soprattutto nella mente di Padre Bastiano.. il quale, forse a causa delle gravi ferite, pensa ancora alla bella Olimpia, cacciatrice dell’Odescalchi, sfuggita alla sua offerta faraonica di lavoro come segretaria “particolare” del suo fido Notaio Mantelloni…
In ogni caso anche Dalia, dopo poche parole, scompare in una nuvola di fuliggine…
Ora i nostri sanno che probabilmente la prossima prova sarà affrontare il temibile Minosse, amante di Dalia, qui detto “Il Parroco”, dopo la trasformazione mostruosa patita a causa dei poteri del demone Alessia…
E così, entrando nell’ennesima baita casuale, il gruppo, stavolta unito, si ritrova in un lungo e buio corridoio; al termine un massiccio portone, simile a quello di una cattedrale.
Benigno, furioso, lo sfonda e si prepara alla battaglia, che sente imminente…
Infatti, all’interno, ci si ritrova in una enorme cattedrale fiammeggiante..e dietro l’altare l’orribile e gigantesco Parroco.. palesemente osceno.. incredibilmente veloce.. assolutamente brutale.. ovviamente feroce..
Lo scontro è lungo e periglioso: Ettore scaglia le sue potenti granate, Fausto prega e fiamme piovono dal cielo, Benigno mena fendenti… uno dei quali, nella foga, invece di colpire l’obeso Parroco, si scaglia contro la gamba di Bastiano, erroneamente, causando l’ennesimo crollo dell’Inquisitore, in un lago di sangue, nuovamente ad un passo dalla morte, ormai martoriato nel corpo e nello spirito..
Ma dopo altre granate, fendenti e fiamme, alla fine, anche questa atroce creatura partorita dalla mente di Alessia viene resa innocua e fatta a pezzi.
Ed ora, in tutti c’è la consapevolezza che il prossimo incontro, probabilmente risolutore, sarà con la stessa piccola Alessia…

mercoledì 20 giugno 2012

Tirivolo

La nebbia...

La creatura...

I nostri ottengono molte informazioni dai rispettivi ordini e maestri… e alla fine si parte per Catanzaro, base di partenza il locale vescovado, per poi cercare le risposte ai misteri (o presunti tali…) di Tirivolo, sperduto paesino della Sila nel quale sembra stiano accadendo oscuri avvenimenti e inquietanti morti, oltre che sparizioni.
Il gruppo, fra le altre cose, discute anche sulla possibilità di trovare in quelle regioni la forte e quasi certa presenza di una setta eretica nota col nome di Braccamorte, sorta di seguaci della defunta Suor Patrizia da Lodi, blasfemi ricercatori dell’angelo della morte, fautori di rituali che non sempre finiscono nel migliore dei modi, come forse è accaduto a Tirivolo…
Il paese però, come già preannunciato, sembra non farsi trovare: sotto la guida di Fratello Benigno i nostri esplorano la zona, si spingono fino a Taverna, ultimo paesino abitato e poi in un paio d’ore il loro carretto dovrebbe arrivare a destinazione.. ma non è così.
Si trovano in una vallata piena di mucche… eppure la strada sembra giusta… ma Fra Fausto, fra un rosario e l’altro, dice che secondo lui qualcosa li sta influenzando.. facendo sbagliare strada… mentendo ai loro sensi.. e infatti anche tentando di tornare a Taverna, il gruppo sbaglia strada nuovamente e si ritrova nei pressi di un ruscello.
Ora è palese che qualcosa non va: che sia un’entità sovrannaturale o altro non si sa ma la situazione è molto strana e stressante.. si attende e ci si aspetta il peggio…
Come se non bastasse nel giro di pochi minuti si passa dal sole dell’una di pomeriggio al crepuscolo… inspiegabile… poi arriva la nebbia.. una fitta pioggia… si perde ancor più l’orientamento, salgono altri dubbi.. si fa strada la paura di essere ormai in balia di questa situazione paradossale, senza possibilità di scegliere…
I nostri si stringono l’un l’altro… la nebbia sale.. ad un certo punto ognuno si accorge di essere solo.
Ognuno vede sbucare dalla nebbia davanti a se una scena terrificante legata al proprio trascorso, alle proprie recondite paure… poi il torpore.. una voce flebile sussurra all’orecchio di Fausto “Salvami…”.. e poi l’oblio, seguito da un brusco risveglio: i nostri sono ancora interi, vivi e stesi a terra in prossimità di un vetusto e deteriorato cartello segnaletico che indica “Tirivolo”.
Incredibilmente giunti a destinazione si nota subito la mura di cinta, distrutta in più punti: il paesino è composta da una dozzina di piccole baite, di legno o di pietra oltre ad una piccola chiesetta, il tutto in palese stato di incuria e abbandono.
La nebbia è ancora presente ma meno fitta e piove ancora.
Benigno guida il gruppo subito d’istinto verso la chiesetta: nulla da segnalare… ma all’uscita tutto sembra diverso…
La nebbia è ora fittissima ed inoltre si respira fumo, come si rilevasse la presenza di un rogo.. e cade pioggia e fuliggine dal cielo nero.
I nostri sono tesi e si aspettano ogni male.. inoltre i conversi di Padre Bastiano sono letteralmente terrorizzati e implorano la benedizione del loro mentore, timorosi per la loro vita e la loro anima…
In questo clima si decide di esplorare cautamente una delle baite: l’ingresso equivale ad entrare in un incubo.
Ognuno si ritrova nuovamente solo e la baita si rivela foriera di terrore: le 4 pareti sono come formate da catene incandescenti e fumanti, mentre il soffitto e pavimento sembrano cosparsi di sangue.. il tutto in un caldo infernale.. come se non bastasse ognuno vede fuoriuscire da quella oscena stanza una creatura incredibile e mostruosa, formata da più corpi fusi assieme, corpi orribili e deformi, una minaccia per il corpo e per lo spirito.
Ognuno si trova ad affrontare uno di questi esseri separatamente… ognuno subisce la forza bruta della creatura.. ferite profonde… ma alla fine tutti, in un modo o nell’altro, chi con la spada, chi con i proiettili, chi con il fuoco della fede, tutti riescono ad uscire vivi dal massacrante scontro.
Ennesimo attimo di oblio… poi tutti si ritrovano stesi in terra fuori dall’uscio della baita, tutto ora sembra tornato alla normalità.. solo nebbia, fumo, fuliggine.. e allora i nostri si scambiano impressioni e timori.. e Benigno pensa di guidare tutti nuovamente alla chiesetta.
Qui ora incredibilmente si trova un uomo, apparentemente normale, sorpreso quanto il gruppo, a quanto pare, dell’inatteso incontro…

La chiesetta...

Le baite...

mercoledì 6 giugno 2012

Nel dubbio, si va a Roma

Roma...

I
l gruppo ha deciso: nel dubbio, si va a Roma.
Partono quindi dalla Tenuta Odescalchi, di buona lena, due carretti: uno con i nostri, ad eccezione di Fratello Benigno, che galoppa da solo avanti a tutti per giungere in anticipo a Bracciano, l’altro con gli uomini dell’Odescalchi, il quale invece galoppa privatamente nei pressi dei due carretti.
Dopo qualche scontro con sparuti gruppi di Morti, si giunge a destinazione; Benigno ha già preso molti contatti, arrivando almeno mezz’ora prima degli altri, accordandosi per un vagone treno a disposizione entro un paio d’ore, per giungere a Roma.
Ma la breve sosta a Bracciano non si rivela semplice: il borgo, infatti, è colto da un attacco portato da una moltitudine di Simplex.. fra i quali pure un paio di Atrox, i quali riescono a scavalcare le mura, irrompere in città e portare non poco scompiglio, uccidendo alcuni fra Excubitores e Conversi di Bastiano (poi Risvegliatisi…)…e ferendo gravemente lo stesso Inquisitore, con un devastante e infetto morso.
Ma alla fine il gruppo riesce a ristabilizzare l’ordine: lasciato Odescalchi e i suoi al sicuro nel borgo, ora la priorità è partire per Roma, portare via il blasfemo libro del Bianco e del Nero e curare il moribondo Bastiano, fra l’altro oggetto di pratiche di primo soccorso da parte di Fra Fausto, rivelatesi poi errate, infruttuose e anzi, anche dannose…
Inoltre, poco dopo lo scontro coi Morti, Fausto si fa scappare il prigioniero Ivano, poi prontamente crivellato di colpi mortali da Ettore.
Quindi si parte… e si arriva alla Città Eterna: qui il Sanctum Imperium si esprime ai suoi massimi livelli, ovunque si vedono frati, preti, templari inquisitori, chiese, cappelle…
Padre Bastiano viene ricoverato d’urgenza alla Misericordia istituita presso l’Ordine dei Frati Predicatori Domenicani di Roma (devoti a Santa Caterina da Siena), al Convento di Santa Maria del Rosario.
Benigno invece, custode, per altro, di tutti i libri rinvenuti alla villa Odescalchi, si reca presso la Basilica di Sant’Eustachio, sede romana dei Cavalieri del Tempio: qui colloquia a lungo con i suoi colleghi romani e ha l’onore di un breve scambio di battute anche con il Gran Maestro dell’Ordine, il grande Renato Da Chianciano.
Fausto si reca presso l’Oratorio di San Saba, convento gesuita: qui si diletta nello scrivere lettere al suo mentore toscano, il Generale Nero Degli Alfieri, poi passa il suo tempo a rincorrere informazioni in giro per la capitale, relativamente a Padre Sprenger Dei Corvi, la Croce di Sangue e le Scannatrici, evidentemente temendo il peggio una volta fuori Roma…
Ettore si reca invece in una tipica trattoria locale, la locanda “Da Giggi” a Trastevere, ove trascorre gran parte del suo tempo immerso in un clima tipicamente romanesco-borgataro… a riposare, oziare, bere, mangiare, ecc.
Passano i giorni… della temuta e annunciata Scannatrice neanche l’ombra, forse Roma è fuori portata anche per lei ed il suo fantomatico Re Nero..
Bastiano deve poi rendere conto del suo operato a tale Padre Giacobbe, un Inquisitore che lo ha contattato alla Misericordia domenicana: a questo frate il nostro consegna anche il malloppo di libri rinvenuti dall’Odescalchi, spiegando l’accaduto.
Il Giacobbe piglia tutto e dice di dover fare esaminare accuratamente i testi rinvenuti: qualche giorno dopo però egli torna e chiede spiegazioni in quanto pare che il nominato libro Del Bianco e Del Nero non sia presente.. c’è solo un libro falso, fatto di un’accozzaglia di fogli di riviste e giornali messi insieme.
Ma sino a Roma il libro era nelle mani dei nostri… ora.. che fine ha fatto..? i dubbi sono molti.. e qualcuno palesemente non dice la verità.. potrebbe essere stato preso dai templari.. ipotesi improbabile… oppure rubato fortuitamente in giro per Roma.. mah.. oppure trafugato da Padre Giacobbe.. molto strano.. quindi non si sa bene come.. ma i nostri hanno perso l’ennesimo libro.. o almeno così pare.
In ogni caso l’indagine è chiusa.. anche se con più di un incognita, a questo punto.
Si torna quindi a Rimini…
Si aggiornano le autorità sui fatti laziali.. passano le settimane.. ci si addestra, si studia, si scrivono lettere…
Fino a che il Vescovo Valentini non chiama all’adunata nuovamente: c’è una nuova missione in quel del sud Italia.. in un paesino chiamato Tirivolo, fra Cosenza e Catanzaro… pare che qui accadano cose orribili e misteriose… un Inquisitore, Padre Francesco Della Rosa, è già stato inviato dal Vescovo di Catanzaro, Mons. Bertolini, ma pare non abbia mai fatto ritorno…poi una squadra di Excubitores, è andata alla ricerca di Padre Della Rosa.. ma non hanno nemmeno trovato il paese di Tirivolo, come scomparso dalla faccia della terra… cose assurde e inspiegabili dunque.. che dovranno essere invece ben spiegate dal gruppo, nella prossima missione.

mercoledì 30 maggio 2012

Morti alla tenuta Odescalchi

Morti alla tenuta Odescalchi

E così Padre Bastiano allestisce velocemente, insieme a Fra Fausto e al Dott. Mantelloni, una stanza per l’interrogatorio dello stalliere Ivano, ormai ritenuto più che colpevole, mentre Benigno ed Ettore restano insieme all’Odescalchi e agli altri abitanti della tenuta, mantenendo volutamente una situazione ad alta tensione.
L’interrogatorio dell’Inquisitore Bastiano è, come sempre, un’escalation di violenza, passando dal dialogo pacato, alle accuse, alle minacce per finire alle percosse… calci e pugni affibbiati sapientemente dove fanno più male.
Dopo una lunga sessione Ivano, pur non confessando nulla apertamente, fa intuire il suo coinvolgimento all’Inquisitore e in maniera anche spavalda, fra un pugno in bocca e uno all’inguine, è lui quasi a minacciare spudoratamente il domenicano e i suoi uomini, dicendo che il suo “Re” li tiene d’occhio e a breve li potrebbe uccidere tutti, inviando una delle sue creature abominevoli, probabilmente una di quelle creature chiamate “Scannatrici”, sempre implicate nei delitti delle Croci di Sangue, per prendersi ciò che brama, il libro del Bianco e del Nero, gelosamente custodito nelle braghe da Fratello Benigno.
Fra Fausto a quel punto intuisce chi potrebbe essere questo Re.. il Re Nero che tormenta da mesi le sue notti dense di incubi sempre più profondi e reali…
Lo stalliere in ogni caso viene messo agli arresti seduta stante e mentre Bastiano si accinge a procedere con altri sadici interrogatori a tappeto di buona parte dei presenti, ormai tutti sotto accusa, accade che uno dei suoi Conversi, appostati fuori di guardia, avvista una paio di Morti barcollanti che si stanno dirigendo verso la villa.
La questione è solo una seccatura, risolta in pochi colpi di doppietta dagli uomini di Bastiano; ma poi si iniziano ad avvistare molteplici piccoli gruppi di Morti provenire lentamente verso la tenuta Odescalchi da ogni direzione: quindi sia i Conversi sia i tre della sorveglianza sia anche Benigno e Bastiano stesso (seppur con estrema riluttanza), si gettano nella battaglia di difesa della villa da questo insolito attacco massiccio portato da una trentina di Morti contemporaneamente, cosa mai vista in queste zone, ritenute anzi vagamente sicure…
Si sprecano molti proiettili preziosi, ci si impegna in furiosi corpo a corpo.. ma alla fine i Vivi hanno decisamente la meglio, anche perché gli attacchi letali di Benigno (seppur caduto goffamente da cavallo durante la sua carica…) e Bastiano si fanno sentire.
Il gruppo interpreta questo attacco come un segno della potenza del cosiddetto Re Nero, probabilmente in grado di controllare o comunque influenzare i Morti, almeno secondo i nostri…
Si valuta quindi se barricarsi in villa per aspettare l’ormai certo arrivo delle terribili Scannatrici.. oppure darsela a gambe finchè è ancora giorno.. magari formando una piccola carovana in direzione della limitrofa Bracciano, cittadina sicuramente più sicura della tenuta ma distante almeno un’ora da questa.. però da Bracciano si potrebbe prendere un treno che in poco tempo porterebbe tutti a Roma… quindi si temporeggia non poco per decidere al meglio il da farsi… senza contare che lo spaventato principe Odescalchi non transige su alcune condizioni.. o gli vengono fornite armi e munizioni.. oppure un paio di Conversi in più.. altrimenti lui e tutti i suoi seguiranno il carretto dei nostri fino a Bracciano e Roma, se necessario, in quanto la paura di restare soli, in villa e scarsamente armati è troppa, dopo il massiccio attacco di Morti appena visto.

mercoledì 23 maggio 2012

Lo stalliere, il pozzo, la cuccia


I nostri pensano di adottare una strategia di spionaggio per stanare il misterioso colpevole: uscendo dal pozzo si recano da Francesco Odescalchi e lo aggiornano sugli sviluppi delle indagini, poi, dopo cena, ufficialmente si ritirano a letto nelle loro stanze ma, in realtà, ognuno si apposta in zone diverse della foresteria, per tenere d’occhio da più lati il principale sospettato, lo stalliere Ivano.
Ed in effetti, a notte inoltrata, Ivano viene visto, da Ettore per primo, uscire di sottecchi dalla sua stanza, eludere agevolmente sia il turno di guardia del Colonnello Benincasa, sia i cani da guardia appositamente sguinzagliati (per altro addestrati dallo stesso Ivano…) ed infine sgattaiolare dentro Villa Odescalchi.
A quel punto Benigno ed Ettore lo seguono in villa, mentre Padre Bastiano si impegna con la sua oratoria per distrarre la già comunque abbastanza blanda ronda di sorveglianza, mentre fra Fausto rimane appostato nella foresteria, a snocciolare rosari e preghiere, come suo solito in queste particolari circostanze…
Il templare di Frittole si dirige al piano superiore della villa, mentre Ettore entra dal piano inferiore e infilandosi nel montavivande, sale fino alla cucina, sorprendendovi lo stalliere.
Questi viene colto da Ettore con tre bottiglie vuote in mano, la camicia sporca di vino e molte pallide scuse riguardo a cosa stia realmente facendo a quell’ora di notte…
In ogni caso il Cacciatore Zonzini riconduce, sotto minaccia della sua doppietta carica più che delle parole, lo stalliere Ivano fino alla foresteria, informando anche il Benincasa, visibilmente contrariato, della inefficienza della sua ronda.
Ma Ettore e Padre Bastiano non fanno in tempo a chiedere ulteriori spiegazioni allo stalliere che questi, riaccompagnato celermente da Giuseppe della sicurezza fino alla sua stanza, vi si chiude dentro a chiave; per cui ogni tentativo di interrogatorio forzato deve essere rimandato, con sommo rammarico del democratico Inquisitore Bastiano…
E così la notte fa scorrere le suo ore più piccole…
A questo punto Ettore e Bastiano cedono al sonno, Benigno rimane appostato all’interno del primo piano della villa mentre Fausto si piazza nella latrina esterna, per tenere d’occhio il retro della foresteria, forse pensando che Ivano possa uscire una seconda volta, magari dalla finestra…
Ma sia Benigno sia Fausto non notano nulla di strano fino alle prime luci dell’alba, quando la campana dell’allarme suona nuovamente nella tenuta Odescalchi: la cuoca Adelaide è disperata in quanto il giovane Costantino, secondogenito del principe, è sparito…
Il gruppo allora si ricompatta e ragiona sul da farsi: si sospetta subito una fine tragica per il giovane disabile.. e l’istinto oltre che i sospetti portano i nostri a decidere di scendere per prima cosa nuovamente nel vecchio pozzo, luogo antico e culla di mistero…
Qui, Fratello Benigno in testa, si nota davanti alla porta che fa accedere alla cappella una cosa ambigua: si vede, nelle fioca luce delle torce, come una corda tesa, una specie di rozza trappola… Benigno non ci casca ed entra guardingo… per essere subito assalito da un feroce Costantino, pallido, esangue, in versione morta e risvegliatosi probabilmente in un orribile Mortuus Atrox, a giudicare dalla sua estrema, famelica bramosia di carne viva.
Il Templare Adepto sferra colpi precisi e micidiali che, uniti sia alla lama pressoché infallibile del però sempre restio alla violenza Bastiano, sia alle fucilate del cecchino Zonzini, riducono in pezzi il Morto in breve tempo, facendo riportare ai nostri solo qualche sporadica ammaccatura alle loro armature.
Inoltre, risalendo dal pozzo, Fausto pensa bene di andare a cercare il libro scomparso nel canile, luogo di lavoro di Ivano, stalliere ma anche addestratore dei cani della tenuta: nella cuccia del più grosso mastino, Toro, (stanato dalla sua cuccia grazie alle grandi e antiche tattiche templari di Benigno) viene infatti rinvenuto il libro del Bianco e del Nero.
Il Gesuita di Firenze “sente” però che il libro è stato da poco letto.. e ciò vuol dire che qualcuno vi ha versato sopra del sangue… probabilmente quello del povero Costantino, rinvenuto poco prima esangue e con evidenti tagli alle braccia e alla giugulare.
Ora i nostri decidono di aggiornare tristemente l’Odescalchi dell’accaduto e valutano attentamente il da farsi per interrogare e torchiare a dovere il presunto e ormai quasi inconfutabilmente colpevole stalliere Ivano…

giovedì 17 maggio 2012

La Rosa Bianca e il Veleno Nero

Il vecchio dipinto della tenuta...

Prima della mattina degli interrogatori, nel cuore della notte della morte del principe, Benigno aveva provato anche a tentare di tornare nella stanza di Odescalchi per prelevare il libro secondo lui più insolito e sospetto, quello dalla copertina bianca e nera, senza scritte.. ma aveva trovato la libreria aperta e il libro mancante… qualcuno evidentemente lo aveva di poco preceduto.
La mattina successiva si parte con gli interrogatori, eseguiti separatamente e tenuti sia dallo stesso Benigno, sia ovviamente dall’Inquisitore Bastiano.
Dopo lunghe ore dove vengono raccolte molteplici testimonianze, i nostri restringono il campo dei sospettati sostanzialmente a 3 soli individui: l’arrogante colonnello Benincasa, reo di aver quasi offeso Bastiano durante le deposizioni, la seducente Olimpia, rea di aver innescato losche tresche carnali più o meno con tutti e lo stalliere Ivano, sospetto in quanto Bastiano ed Ettore notano stranamente i suoi pantaloni sporchi di fango nonostante siano molti giorni ormai che non piove…
Inoltre, sia il fango dello stalliere, sia i sospetti che da tempo Fra Fausto nutre riguardo al vecchio pozzo della tenuta Odescalchi, fanno si che il gruppo, avvisato preventivamente padron Francesco Odescalchi, il primogenito del defuinto principe, decida di scendere a dare un'occhiata nelle profondità del pozzo in disuso.
Senza dimenticare alcuni altri importanti avvenimenti..
Nel pomeriggio Ettore si apparta per alcune ore con la bella Olimpia, dicendo di doverla “controllare”…
I Conversi di Bastiano girano in continuazione tenendo d’occhio un po’ tutti i presenti…
Il notaio Mantelloni esamina i libri contabili degli Odescalchi e scopre inconfutabilmente alcuni evidenti ammanchi erariali, dovuti, secondo la dichiarazione di colpevolezza di Francesco, alle ingenti spese per la difesa dei territori dai Morti, fatta privatamente in quanto il Sanctum Imperium pare non occuparsi particolarmente di quella regione del Lazio…ma a tal riguardo le valutazioni dei nostri divergono.. Benigno promette equità di giudizio e possibilità di regolarizzare, previo pagamento delle somme dovute, la situazione finanziaria della tenuta, mentre Bastiano sembra più propenso e intenzionato a tenere una linea molto più rigida ed esemplare, onde dare un esempio di come si punisca chi trasgredisce la legge nel Santo Impero…
In ogni caso il gruppo scende nel vecchio pozzo: qui si nota subito una vecchia e rovinata scritta in latino, TIMEO HOMINEM UNIUS LIBRI, ovvero “Temo l’uomo di un solo libro”…
Una volta giunti in fondo, a parte una spanna di fango e acqua stagnante, il gruppo scorge una porta sorretta da arcate in pietra.. aperta e proseguito oltre ci si ritrova in una sorta di antica cappella cristiana, similarmente a quanto rappresentato nel vecchio dipinto raffigurante la tenuta..
Questo ambiente è costituito da mura di pietra e al centro uno spartano altare.. ma è sul soffitto l’elemento più rappresentativo.
Si vede un antico affresco, databile probabilmente intorno all’anno 1000, come la cappella: dopo un primo studio i nostri riescono a venire a capo del recondito significato dell’affresco, basandosi sia sulle loro personali conoscenze sia su quanto avvenuto e scoperto sin ora alla tenuta Odescalchi…
L'affresco raffigura la leggenda del Libro “Rosa atque Venenum”:
Una parte –la Rosa bianca- fu scritta da un monaco amanuense ed ispirata dallo Spirito Santo per
intercessione si San Cipriano, l’altra –il Veleno nero- fu invece consegnata da uno spirito
infernale ad uno stregone che ne aveva ottenuto i favori. I due libri, contenenti le rivelazioni
degli spiriti divini e demoniaci, furono unificati in uno solo per volere degli spiriti stessi perchè
la forza dell’uno controllasse quella dell’altro e nessuno potesse prevalere.
Il tomo risultante venne dato in custodia ad un guardiano che fece erigere allo scopo la cappella
dove venne custodito per secoli.
Le altre raffigurazioni dell'affresco descrivono il modo di leggere le pagine del libro che
altrimenti sono completamente bianche o completamente nere: versando il proprio sangue sulle
pagine bianche appariranno per breve tempo scritte rosse, mentre per leggere il le pagine nere
occorre versarvi il sangue di una vittima…
Così ora il gruppo si interroga se aspettare in agguato quaggiù il presunto colpevole, oppure agire ancora sotto copertura, sperando che questo venga allo scoperto, magari cadendo in fallo…

L'affresco della cappella...

mercoledì 9 maggio 2012

SOLO – 0705

 Uno scorcio della tenuta Odescalchi a Bracciano

Dopo cena, Fra Fausto e Padre Bastiano si dirigono verso le rispettive stanze nella foresteria, per prepararsi per la notte; in questo frangente Bastiano ne approfitta anche per chiedere conto ai suoi Conversi di cosa hanno scoperto nel pomeriggio sugli abitanti della tenuta, ottenendo numerose indiscrezioni al riguardo. Invece Ettore e Fratello Benigno si accingono a fare la guardia allo studio del principe Odescalchi, il quale, come detto, dovrà trascorrere una dura nottata di studio, per poi rivelare molte cose al templare; ma accade che poco prima di iniziare la guardia i due iniziano a sentirsi innaturalmente stanchi e assonnati.. e crollano sulle poltrone, drogati dal sonnifero che lo stesso principe ha somministrato loro durante la cena.. e le sue ultime parole sono “Scusate, ma ho dovuto farlo.. scusate.. scusate.. ma ho dovuto..” E iniziano a trascorrere le prime ore della notte.. Fino a che i nostri odono distintamente il suono di una campana, a notte inoltrata, segno inequivocabile di pericolo: la tenuta è in agitazione, tutti si accalcano d’innanzi alla porta di Achille Odescalchi, ormai Morto e Risvegliatosi, pallido e chiazzato di sangue. Benigno, coraggiosamente, si fa avanti per immobilizzare il Morto e studiarne le inattese cause di morte.. oltre che per rivalersi di essere stato ingannato. La lotta è più difficoltosa del previsto: il fu Odescalchi infatti maneggia piuttosto abilmente un ascia e colpisce più volte l’armatura del templare, ammaccandola. Benigno da Frittole, però alla fine riesce a disarmare il principe e a immobilizzarlo a terra: a un primo esame congiunto si può constatare che l’uomo è probabilmente deceduto per dissanguamento, causato da numerose flebotomie praticate sulle braccia e polpastrelli ed in parte anche frettolosamente medicate. Il primogenito, Francesco Odescalchi, furibondo, grida all’omicidio e chiede subito alle autorità ecclesiastiche presenti (per altri motivi) di trovare un colpevole e punirlo in maniera esemplare; i nostri quindi iniziano ad indagare, coadiuvati anche dal capo della sicurezza, il colonnello Benincasa. Nello studio di Achille Odescalchi ci sono numerose tracce di sangue, attrezzi per praticare flebotomie e diverse librerie, di cui una chiusa a chiave; il gruppo indaga e Bastiano vede che stranamente c’è del sangue anche in prossimità del tubo di interfonazione usato dal principe per un ultima chiamata di aiuto al maggiordomo Piergiorgio, quando era ormai in fin di vita, probabilmente. Benigno allora ci infila una mano dentro e trova alcuni fogli accartocciati insieme ad una piccola chiave. I fogli sono manoscritti dal principe, in punto di morte: si parla di grandi scoperte e conoscenze acquisite dal nobile durante lo studio del suo oggetto, un antico libro.. ma Achille è criptico e confuso nella sua esposizione e lascia al gruppo molti dubbi sulla questione. Inoltre si rinviene anche un piccolo foglietto con la scritta SOLO oppure 0705, a seconda del verso di lettura… dal significato oscuro. La chiave invece apre la libreria chiusa: qui ci sono molti libri degni di nota che il gruppo esamina attentamente: un’antica Bibbia miniata, l’albero genealogico della famiglia Odescalchi a cui mancano alcune pagine, una copia del Sine Requie del Dott. M. Pelagatti (libro subito additato come eretico dall’Inquisitore Bastiano), un curioso libro con una copertina bianca e una nera, costituito da sole pagine bianche all’interno, un libro di storia e mitologia etrusca, un libro illustrato in tedesco a tema nazionalsocialista ed un libro di anatomia in latino. Di sicuro una biblioteca ben fornita… I nostri iniziano quindi, poco prima di ricoricarsi, a elucubrare molteplici teorie sulla relazione della morte del nobile con questi libri particolari… ma in ogni caso pensano bene di richiudere tutto nella libreria e tenersi la chiave. L’indomani, si decide di aggiornare Francesco Odescalchi e di tenere una sorta di informale interrogatorio a tutti i presenti nella tenuta; comincia Padre Bastiano che, forse anche affascinato dalla ragazza, piuttosto appariscente, comincia a colloquiare tranquillamente con la bella Elena, compagna di Francesco…

giovedì 3 maggio 2012

Pace armata

 Il borgo di Bracciano
 
Dopo una breve pausa di caos calmo in quel di Rimini, il gruppo si ritrova coinvolto in una nuova missione, ma questa volta, prima dell’ennesima partenza, si dipanano aspre polemiche, veleni e diatribe più o meno velate fra il templare Benigno e l’inquisitore Bastiano, accusato selvaggiamente (ai limiti di un violento turpiloquio…) di essere al corrente di molte più informazioni di quel che dice pacatamente di sapere… Ciò è forse dovuto anche al fatto che, mentre Benigno rivela apertamente le informazioni giunte dal suo sacro ordine in merito alla missione che li attende, Bastiano è più criptico nelle sue esposizioni, timoroso e probabilmente conscio del fatto che, in certe particolari situazioni e circostanze, una parola è poca e due sono troppe… In ogni caso la permanenza riminese ha fruttato a Padre Bastiano l’evidente e rinnovata stima della Santa Inquisizione di cui fa parte, in quanto al domenicano vengono elargiti ben 5 ulteriori Conversi, in sostituzione dei numerosi precedenti uomini, sempre morti di morte violenta… La nuova missione, data sempre dalla branca di inquisizione operante nella diocesi romagnola, dovrebbe essere inerente ad un’indagine prettamente di tipo fiscale, di controllo erariale, relativamente ad una nobile e facoltosa famiglia laziale, gli Odescalchi, sita in quel di Bracciano; il vescovo laziale, Mons. Scopello, ha infatti contattato Padre Bastiano, famigerato indagatore riminese noto in tutto il Sanctum Imperium, per chiamarlo a dare una sistemata ai conti apparentemente irregolari del ricco principe Achille Patrizio Odescalchi, accusato di frode fiscale nei pagamenti delle decime. Mons Scopello, infatti, non vorrebbe di certo disturbare la vicina Santa Diocesi di Roma e con essa il Reverendissimo, Sommo Inquisitore, Gregorio Santarosa in persona, per non mettersi in cattiva luce ai suoi potenti e onniscienti occhi. E per questi motivi Scopello ha scelto di rivolgersi al più lontano e discreto Padre Bastiano.. o almeno questa è la missione secondo la versione di Bastiano e dell’Inquisizione. Ma Benigno invece parla apertamente con i suoi compagni, litigando appunto furiosamente con Bastiano, in quanto il Maestro Templare gli ha dato ulteriori informazioni attraverso una lettera scritta dallo stesso Achille Odescalchi, il quale chiede segretamente l’aiuto di un vecchio amico templare (Fratello Michele da Bracciano, ora ad Avignone, ex membro dei nostri, amico del principe laziale…) per estrema urgenza di colloquiare con persone fidate, avendo il principe rinvenuto un antico cimelio storico familiare, che potrebbe essere oggetto di attenzioni da parte di molti, un oggetto, quindi, molto importante e potente.. del quale però non viene data ulteriore descrizione. Ma Bastiano continua a non confermare ne a smentire ogni ulteriore ragionamento di Fratello Benigno.. ed in questo clima di pace armata, dove però anche Fra Fausto ed Ettore sembrano comunque più inclini a seguire la linea di pensiero del templare di Frittole, il gruppo sale sul primo treno in direzione lazio. Il viaggio è insolitamente tranquillo, ma non certo breve; giunti a Bracciano un paio di carrozze attendono i nostri, la scorta di Odescalchi per portarli alla sua villa, poco fuori dal centro urbano di Bracciano; un paio di carrozza in quanto Bastiano, per sicurezza, ha scelto di portare con se in questa indagine tutti i suoi uomini, dai 5 nuovi Conversi al solito Dott. Mantelloni, il fido Notaio. Il gruppo giunge in una ulteriore mezzora alla tenuta Odescalchi e viene fatto accomodare in una ampia e comoda foresteria; qui si fa la conoscenza del maggiordomo Piergiorgio, della bella cameriera Rebecca, di origine etiope e del primogenito Francesco Odescalchi, che accoglie il gruppo e lo informa che il padre, debilitato, sta riposando e li riceverà a cena, per parlare l’indomani, di tasse e conti… Dopo qualche girovagare e qualche domanda di rito in giro per la tenuta, si giunge a cena: qui è presente il principe Odescalchi a capo tavola, dall’aspetto emaciato e pallido, oltre al figlio Francesco e alla sua compagna Elena, al secondogenito e ritardato figlio, Costantino Leone, alla corpulenta cuoca Adelaide… la cena scorre piacevolmente, per quanto possibile.. i nostri sono li sempre per un rognoso controllo erariale, del resto.. Il principe infatti rimanda alla seguente mattina l’esame dei libri contabili.. In un momento di calma, poco dopo cena, Fratello Benigno, riesce a colloquiare privatamente con Achille Odescalchi.. l’ansioso principe viene edotto della situazione.. egli dice che ha bisogno di una ulteriore nottata per venire a capo dell’oggetto che ha rinvenuto e studiarlo.. poi potrà mostrane i frutti al templare.. ma Benigno, memore di precedenti esperienze, ottiene almeno di poter fare lui stesso da guardia alla porta dell’Odescalchi, per quella notte, onde tentare di limitare i possibili problemi di furti e agguati mortali alla persona del principe…